Meno male che c’è la “bussola” che ci aiuta un po’ a orientarci in questa oscura tempesta di notizie inquinate
Io ho già firmato!
Si tratta di iniziativa per il momento dedicata a operatori sanitari
Si tratta di iniziativa per il momento dedicata a operatori sanitari
Forwarded from AsSIS salute e informazione
Gruppo di Studio sui vaccini covid
Ti ricordiamo che sabato 8 maggio, dalle ore 17:00 alle ore 19:15 ci sarà il nuovo appuntamento a cui potete partecipare collegandovi all’indirizzo https://us02web.zoom.us/j/89435810496. (solo sanitari)
Per essere informati sulla documentazione condivisa durante l’incontro e sulle attività del gruppo di lavoro inviate la vostra adesione alla dott Patrizia Gentilini all’indirizzo patrizia.gentilini@villapacinotti.it.
Alcune informazioni di servizio:
- registrazione dell’intervento del Prof Bellavite del 24 aprile scorso: https://youtu.be/AXlq2dZPfRQ
- playlist completa degli incontri: https://www.youtube.com/playlist?list=PLOymwT_MUbtCkUbufSmgTynPXX8Q1_C
Vi preghiamo poi di leggere il nostro APPELLO per una MORATORIA ALLA VACCINAZIONE anti-Covid-19 NEI BAMBINI.
Il testo lo trovate sul sito assis a questo indirizzo: http://www.assis.it/2021/05/06/appello-per-una-moratoria-alla-vaccinazione-anti-covid-19-ai-bambini/ , di seguito link per sottoscriverlo con liberatoria per la privacy. Raggiunto un numero congruo di adesioni ne verrà data diffusione, comunque nell’incontro di sabato 8 maggio se ne parlerà.
SOTTOSCRIVETELO, E’ UNA INIZIATIVA MOLTO IMPORTANTE!!!
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfj4av5EV9IdTPoxt5k63JnZDUjkQGNhG1y6lLYmfZF5yY3_g/viewform
Ti ricordiamo che sabato 8 maggio, dalle ore 17:00 alle ore 19:15 ci sarà il nuovo appuntamento a cui potete partecipare collegandovi all’indirizzo https://us02web.zoom.us/j/89435810496. (solo sanitari)
Per essere informati sulla documentazione condivisa durante l’incontro e sulle attività del gruppo di lavoro inviate la vostra adesione alla dott Patrizia Gentilini all’indirizzo patrizia.gentilini@villapacinotti.it.
Alcune informazioni di servizio:
- registrazione dell’intervento del Prof Bellavite del 24 aprile scorso: https://youtu.be/AXlq2dZPfRQ
- playlist completa degli incontri: https://www.youtube.com/playlist?list=PLOymwT_MUbtCkUbufSmgTynPXX8Q1_C
Vi preghiamo poi di leggere il nostro APPELLO per una MORATORIA ALLA VACCINAZIONE anti-Covid-19 NEI BAMBINI.
Il testo lo trovate sul sito assis a questo indirizzo: http://www.assis.it/2021/05/06/appello-per-una-moratoria-alla-vaccinazione-anti-covid-19-ai-bambini/ , di seguito link per sottoscriverlo con liberatoria per la privacy. Raggiunto un numero congruo di adesioni ne verrà data diffusione, comunque nell’incontro di sabato 8 maggio se ne parlerà.
SOTTOSCRIVETELO, E’ UNA INIZIATIVA MOLTO IMPORTANTE!!!
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSfj4av5EV9IdTPoxt5k63JnZDUjkQGNhG1y6lLYmfZF5yY3_g/viewform
VACCINAZIONI PEDIATRICHE COVID 19-DIFFIDA E ISTANZA ACCESSO AGLI ATTI.
Il CIATDM ha appena inviato il testo qui sopra riportato alle Istituzioni.
Chiunque lo condivida invii una mail e/o una pec agli indirizzi dei destinatari (che trovate nell'intestazione della diffida) con oggetto: NO ALLE VACCINAZIONI COVID PEDIATRICHE
e nel testo "Aderiamo alla diffida del CIATDM".
Preghiamo di metterci in copia conoscenza alla mail ciatdm.ve@gmail.com
CORAGGIO!!!!! DOBBIAMO FAR SENTIRE FORTE LA NOSTRA OPPOSIZIONE!
Alla attenzione di
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Sergio Mattarella
Palazzo del Quirinale – 00187 Roma
Fax 06.46993125
protocollo.centrale@pec.quirinale.it
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Mario Draghi
Palazzo Chigi – Piazza Colonna 370 – 00187 Roma
presidente@pec.governo.it
uscm@palazzochigi.it
MINISTRO DELLA SALUTE
Roberto Speranza
Lungotevere Ripa, 1 - 00153 - Roma
seggen@postacert.sanita.it
segretariato.generale@sanita.it
MINISTRO DELL'ISTRUZIONE
Patrizio Bianchi
Viale Trastevere, 76/a - 00153 ROMA
uffgabinetto@postacert.istruzione.it
urp@istruzione.it
COMMISSARIO STRAORDINARIO PER L'EMERGENZA COVID 19
Generale Francesco Paolo Figliuolo
commissarioemergenzacovid19@pec.governo.it
infoemergenzacovid19@pec.governo.it
Pordenone, 5 maggio 2021
A seguito delle recenti notizie di stampa, secondo cui sarebbe all'esame l'estensione delle vaccinazioni Covid 19 nelle scuole ai minori di anni 16 e, addirittura, ai bambini delle scuole primarie, il C.I.A.T.D.M. ritiene indispensabile intervenire sul punto.
Dalle schede tecniche dei preparati attualmente in commercio si evince chiaramente che essi non sono destinati alla popolazione pediatrica.
Così ad esempio:
PFIZER/ByonTech: La sicurezza e l’efficacia di Comirnaty nei bambini e negli adolescenti di età inferiore a 16 anni non sono state ancora stabilite. I dati disponibili sono limitati.
VAXZEVRIA (ASTRAZENECA): La sicurezza e l'efficacia di COVID-19 Vaccine AstraZeneca nei bambini e negli adolescenti (di età inferiore ai 18 anni) non sono state ancora stabilite. Non ci sono dati disponibili.
MODERNA: La sicurezza e l’efficacia di COVID-19 Vaccine Moderna nei bambini e negli adolescenti di età inferiore a 18 anni non sono state ancora stabilite. Non ci sono dati disponibili.
Per tutti e tre i preparati, inoltre, non vi sono studi sulla potenziale cancerogenicità mentre, quanto a tossicità generale e riproduttiva, vi è stata sperimentazione solo sui ratti.
Si tratta quindi di una sperimentazione umana, per giunta sulla popolazione meno coinvolta dal virus, che difficilmente (per non dire quasi mai) è interessata da forme gravi di malattia. E ciò avverrebbe persino senza previa acquisizione di un consenso realmente informato, posto che le vaccinazioni verrebbero eseguite addirittura in classe, in assenza dei genitori, “come negli anni '70”, ha dichiarato il Commissario Figliuolo.
Lo stesso Commissario che il 15 aprile 2021 aveva dichiarato:
"Mai nella storia dell'uomo, si è iniettato in pochissimo tempo decine di milioni di dosi di vaccini, senza saperne esattamente l'esito. Se non quello sperimentale che ha portato all'approvazione da parte della comunità scientifica" .
Lasciano attoniti le dichiarazioni rilasciate a Repubblica il 05/05/2021 dal dott. Rocco Russo, coordinatore del tavolo sulle vaccinazioni della S.I.P. secondo cui, nonostante siano rarissimi i casi di strascichi da Covid in bambini e ragazzi, la mancata vaccinazione degli stessi potrebbe causare dei “reservoir per la circolazione del virus e si metterebbe a rischio il resto della popolazione non vaccinata.”
L'affermazione è innanzitutto contraria all'art. 24 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo che aborre il sacrificio, ancorché solo ipotetico, del fanciullo in favore di altre categorie di cittadini giacché “Gli Stati parti riconoscono il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile.”
Il CIATDM ha appena inviato il testo qui sopra riportato alle Istituzioni.
Chiunque lo condivida invii una mail e/o una pec agli indirizzi dei destinatari (che trovate nell'intestazione della diffida) con oggetto: NO ALLE VACCINAZIONI COVID PEDIATRICHE
e nel testo "Aderiamo alla diffida del CIATDM".
Preghiamo di metterci in copia conoscenza alla mail ciatdm.ve@gmail.com
CORAGGIO!!!!! DOBBIAMO FAR SENTIRE FORTE LA NOSTRA OPPOSIZIONE!
Alla attenzione di
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
Sergio Mattarella
Palazzo del Quirinale – 00187 Roma
Fax 06.46993125
protocollo.centrale@pec.quirinale.it
PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
Mario Draghi
Palazzo Chigi – Piazza Colonna 370 – 00187 Roma
presidente@pec.governo.it
uscm@palazzochigi.it
MINISTRO DELLA SALUTE
Roberto Speranza
Lungotevere Ripa, 1 - 00153 - Roma
seggen@postacert.sanita.it
segretariato.generale@sanita.it
MINISTRO DELL'ISTRUZIONE
Patrizio Bianchi
Viale Trastevere, 76/a - 00153 ROMA
uffgabinetto@postacert.istruzione.it
urp@istruzione.it
COMMISSARIO STRAORDINARIO PER L'EMERGENZA COVID 19
Generale Francesco Paolo Figliuolo
commissarioemergenzacovid19@pec.governo.it
infoemergenzacovid19@pec.governo.it
Pordenone, 5 maggio 2021
A seguito delle recenti notizie di stampa, secondo cui sarebbe all'esame l'estensione delle vaccinazioni Covid 19 nelle scuole ai minori di anni 16 e, addirittura, ai bambini delle scuole primarie, il C.I.A.T.D.M. ritiene indispensabile intervenire sul punto.
Dalle schede tecniche dei preparati attualmente in commercio si evince chiaramente che essi non sono destinati alla popolazione pediatrica.
Così ad esempio:
PFIZER/ByonTech: La sicurezza e l’efficacia di Comirnaty nei bambini e negli adolescenti di età inferiore a 16 anni non sono state ancora stabilite. I dati disponibili sono limitati.
VAXZEVRIA (ASTRAZENECA): La sicurezza e l'efficacia di COVID-19 Vaccine AstraZeneca nei bambini e negli adolescenti (di età inferiore ai 18 anni) non sono state ancora stabilite. Non ci sono dati disponibili.
MODERNA: La sicurezza e l’efficacia di COVID-19 Vaccine Moderna nei bambini e negli adolescenti di età inferiore a 18 anni non sono state ancora stabilite. Non ci sono dati disponibili.
Per tutti e tre i preparati, inoltre, non vi sono studi sulla potenziale cancerogenicità mentre, quanto a tossicità generale e riproduttiva, vi è stata sperimentazione solo sui ratti.
Si tratta quindi di una sperimentazione umana, per giunta sulla popolazione meno coinvolta dal virus, che difficilmente (per non dire quasi mai) è interessata da forme gravi di malattia. E ciò avverrebbe persino senza previa acquisizione di un consenso realmente informato, posto che le vaccinazioni verrebbero eseguite addirittura in classe, in assenza dei genitori, “come negli anni '70”, ha dichiarato il Commissario Figliuolo.
Lo stesso Commissario che il 15 aprile 2021 aveva dichiarato:
"Mai nella storia dell'uomo, si è iniettato in pochissimo tempo decine di milioni di dosi di vaccini, senza saperne esattamente l'esito. Se non quello sperimentale che ha portato all'approvazione da parte della comunità scientifica" .
Lasciano attoniti le dichiarazioni rilasciate a Repubblica il 05/05/2021 dal dott. Rocco Russo, coordinatore del tavolo sulle vaccinazioni della S.I.P. secondo cui, nonostante siano rarissimi i casi di strascichi da Covid in bambini e ragazzi, la mancata vaccinazione degli stessi potrebbe causare dei “reservoir per la circolazione del virus e si metterebbe a rischio il resto della popolazione non vaccinata.”
L'affermazione è innanzitutto contraria all'art. 24 della Convenzione sui Diritti del Fanciullo che aborre il sacrificio, ancorché solo ipotetico, del fanciullo in favore di altre categorie di cittadini giacché “Gli Stati parti riconoscono il diritto del minore di godere del miglior stato di salute possibile.”
Essa non è supportata, inoltre, da alcuna evidenzia scientifica, posto che le conoscenze oggi disponibili, e confermate anche dalle Istituzioni Sanitarie Italiane, portano a ritenere che le vaccinazioni Anti SarsCov2 NON contribuiscano all'immunità di gregge1, conclusione condivisa anche da 93 medici israeliani firmatari di un recente appello dal titolo “Do not use Covid 19 vaccine on children”2.
Gli autori, tra i quali si annoverano firme illustri come il Dr. Yoav Yehezkeli, esperto medico internista e docente all’Università di Tel Aviv, evidenziano che “l’opinione prevalente e sempre più condivisa nella comunità scientifica è che il vaccino non possa portare all’immunità di gregge, pertanto non vi è alcuna giustificazione ‘di tipo altruistico’ per la vaccinazione dei bambini, al fine di proteggere la parte della popolazione considerata a rischio” ed aggiungono “non si può escludere che il vaccino possa causare nel lungo periodo reazioni avverse che, attualmente, non sono ancora state rilevate, riguardanti anche la crescita, il sistema riproduttivo e la fertilità. “
E' evidente che, ancor più nei bambini che negli adulti, rappresentando essi il futuro dell'umanità, non è pensabile procedere a trattamenti sanitari senza avere a disposizione dati quanto più precisi sulle possibili conseguenze nel lungo periodo.
La vaccinazione della fascia pediatrica, in assenza di questi dati, costituirebbe l'accettazione del “sacrificio dei giovani per la (ipotetica) salvezza degli adulti”, principio che stravolge i più elementari principi di precauzione e di buona pratica medica.
Gli autori, tra i quali si annoverano firme illustri come il Dr. Yoav Yehezkeli, esperto medico internista e docente all’Università di Tel Aviv, evidenziano che “l’opinione prevalente e sempre più condivisa nella comunità scientifica è che il vaccino non possa portare all’immunità di gregge, pertanto non vi è alcuna giustificazione ‘di tipo altruistico’ per la vaccinazione dei bambini, al fine di proteggere la parte della popolazione considerata a rischio” ed aggiungono “non si può escludere che il vaccino possa causare nel lungo periodo reazioni avverse che, attualmente, non sono ancora state rilevate, riguardanti anche la crescita, il sistema riproduttivo e la fertilità. “
E' evidente che, ancor più nei bambini che negli adulti, rappresentando essi il futuro dell'umanità, non è pensabile procedere a trattamenti sanitari senza avere a disposizione dati quanto più precisi sulle possibili conseguenze nel lungo periodo.
La vaccinazione della fascia pediatrica, in assenza di questi dati, costituirebbe l'accettazione del “sacrificio dei giovani per la (ipotetica) salvezza degli adulti”, principio che stravolge i più elementari principi di precauzione e di buona pratica medica.
Un’ampia trattazione sull’origine del virus SARS-CoV-2. Argomento TABU per i nostri scienziati, politici, opinionisti, prelati e... bionde presentatrici tv.
1000 avvocati si appellano al codice di Norimberga e Convenzione di Ginevra.
Fioritura di Taraxacum officinalis in pascoli della Lessinia. Fa bene al fegato. Paracelso avrebbe detto che è per quello che è giallo.
Per dovere di cronaca riporto il comunicato dell’Università di Verona sul caso “La7” in cui pensando di far bene sono stato coinvolto, riservandomi la replica diciamo ad alcune “inesattezze” ovviamente.
Comunicato del Rettore
da Rettorato
La comunità scientifica dell’Università di Verona, come sempre basandosi sulle evidenze scientifiche, esprime la più convinta adesione all’attuale campagna vaccinale anti SARS-CoV-2.
Il rapporto beneficio/rischio di tutti i vaccini disponibili è ampiamente documentato, sia dalle sperimentazioni pre-commercializzazione che dalle evidenze che si stanno accumulando a seguito della vaccinazione di milioni di persone in tutto il mondo.
Come tutti i farmaci, anche i vaccini possono provocare reazioni avverse, tuttavia l’incidenza di quelle gravi è molto rara. L’AIFA e l’EMA hanno approntato e stanno già attuando specifici programmi di sorveglianza sugli effetti avversi dei vaccini anti-COVID-19. Programmi che vedono in prima fila l’Università di Verona, impegnata altresì nello sviluppo del vaccino italiano Reithera.
L’Ateneo si dissocia totalmente, pertanto, dalle posizioni espresse dal prof. Paolo Bellavite, durante la trasmissione “Di Martedì” sul canale televisivo LA7 del 4 maggio scorso, in cui sono stati tra l’altro citati dati non documentati. Autorevoli colleghi presenti nello studio hanno, fortunatamente, messo in luce le incongruenze e le inesattezze riportate durante l’intervista.
Non si vuole certo limitare la libertà d’espressione, né tanto meno stigmatizzare le scelte giornalistiche su quali personalità del mondo scientifico invitare alle trasmissioni televisive. Ma poiché quanto affermato a titolo personale dal prof. Bellavite è stato ripreso da alcuni organi di stampa, e lo stesso è stato presentato erroneamente come ematologo dell’Università di Verona, corre l’obbligo di precisare che il professore in questione è stato già docente di Patologia Generale presso il nostro Ateneo, ma da tempo (2017) è in pensione e non risulta avere alcuna collaborazione attiva con nostri gruppi di ricerca, tantomeno in ambito COVID-19. Le sue opinioni sono opinioni personali, come quelle che qualsiasi cittadino può esprimere, e non rappresentano quindi a nessun titolo la posizione della comunità scientifica dell’Università degli Studi di Verona. Tutte le strutture sanitarie dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona sono fermamente convinte della necessità della vaccinazione anti-SARS-CoV-2 come unico mezzo per porre fine all’emergenza epidemiologica. Di conseguenza, hanno messo a disposizione personale medico e infermieristico e ambulatori per vaccinare, negli ultimi due mesi, migliaia di pazienti fragili, oltre che partecipare alla campagna vaccinale rivolta alla cittadinanza veronese.
Invito pertanto tutti a dare il giusto peso alle opinioni dei docenti in base alle loro specifiche competenze. Considerando con particolare attenzione le opinioni dei docenti che si spendono ogni giorno, rischiando anche la propria salute, nelle corsie, nei reparti, nelle sale operatorie, negli ambulatori, nelle rianimazioni, e toccano con mano, assieme ai pazienti e alle loro famiglie, l’evoluzione di questa pandemia.
Comunicato del Rettore
da Rettorato
La comunità scientifica dell’Università di Verona, come sempre basandosi sulle evidenze scientifiche, esprime la più convinta adesione all’attuale campagna vaccinale anti SARS-CoV-2.
Il rapporto beneficio/rischio di tutti i vaccini disponibili è ampiamente documentato, sia dalle sperimentazioni pre-commercializzazione che dalle evidenze che si stanno accumulando a seguito della vaccinazione di milioni di persone in tutto il mondo.
Come tutti i farmaci, anche i vaccini possono provocare reazioni avverse, tuttavia l’incidenza di quelle gravi è molto rara. L’AIFA e l’EMA hanno approntato e stanno già attuando specifici programmi di sorveglianza sugli effetti avversi dei vaccini anti-COVID-19. Programmi che vedono in prima fila l’Università di Verona, impegnata altresì nello sviluppo del vaccino italiano Reithera.
L’Ateneo si dissocia totalmente, pertanto, dalle posizioni espresse dal prof. Paolo Bellavite, durante la trasmissione “Di Martedì” sul canale televisivo LA7 del 4 maggio scorso, in cui sono stati tra l’altro citati dati non documentati. Autorevoli colleghi presenti nello studio hanno, fortunatamente, messo in luce le incongruenze e le inesattezze riportate durante l’intervista.
Non si vuole certo limitare la libertà d’espressione, né tanto meno stigmatizzare le scelte giornalistiche su quali personalità del mondo scientifico invitare alle trasmissioni televisive. Ma poiché quanto affermato a titolo personale dal prof. Bellavite è stato ripreso da alcuni organi di stampa, e lo stesso è stato presentato erroneamente come ematologo dell’Università di Verona, corre l’obbligo di precisare che il professore in questione è stato già docente di Patologia Generale presso il nostro Ateneo, ma da tempo (2017) è in pensione e non risulta avere alcuna collaborazione attiva con nostri gruppi di ricerca, tantomeno in ambito COVID-19. Le sue opinioni sono opinioni personali, come quelle che qualsiasi cittadino può esprimere, e non rappresentano quindi a nessun titolo la posizione della comunità scientifica dell’Università degli Studi di Verona. Tutte le strutture sanitarie dell’Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona sono fermamente convinte della necessità della vaccinazione anti-SARS-CoV-2 come unico mezzo per porre fine all’emergenza epidemiologica. Di conseguenza, hanno messo a disposizione personale medico e infermieristico e ambulatori per vaccinare, negli ultimi due mesi, migliaia di pazienti fragili, oltre che partecipare alla campagna vaccinale rivolta alla cittadinanza veronese.
Invito pertanto tutti a dare il giusto peso alle opinioni dei docenti in base alle loro specifiche competenze. Considerando con particolare attenzione le opinioni dei docenti che si spendono ogni giorno, rischiando anche la propria salute, nelle corsie, nei reparti, nelle sale operatorie, negli ambulatori, nelle rianimazioni, e toccano con mano, assieme ai pazienti e alle loro famiglie, l’evoluzione di questa pandemia.
Replica
Ho letto il lungo comunicato dell’Università di Verona, che ho riportato in precedenza, a riguardo di quanto da me dichiarato nel corso della trasmissione “Il martedì” di La7. L’Ateneo ribadisce che “Le sue opinioni sono opinioni personali, come quelle che qualsiasi cittadino può esprimere, e non rappresentano quindi a nessun titolo la posizione della comunità scientifica dell’Università degli Studi di Verona.” Ne prendo atto e secondo me tale precisazione sarebbe stata sufficiente e sostanzialmente accettabile. D’altra parte, mentre è ovvio che io ho parlato a titolo personale, in realtà ho riportato dati numerici, non solo “opinioni”.
Tuttavia, alcune affermazioni di tale comunicato mi obbligano a replicare, non tanto per difendere me stesso (visto che non ho fatto alcun male e sono serenissimo), ma per onore della verità scientifica e per le persone eventualmente interessate al dibattito, che ha avuto una certa risonanza mediatica.
Innanzitutto, devo precisare che faccio parte della “comunità scientifica” dell’Università di Verona a tutti gli effetti dal lontano 1984 e ho contribuito alla nascita della facoltà di Medicina. Sono diventato professore a 32 anni e ho insegnato fino al 2017, anno del pensionamento dopo il quale ho continuato a lavorare nel laboratorio del Dipartimento di Medicina, sezione di Patologia Generale (pagato dall’INPS anziché dal MIUR!). Nel corso della mia attività di ricerca ho pubblicato più di 160 lavori, e ho un H-Index di 49 (Google Scholar), uno dei più alti tra i docenti veronesi. Come altri professori, ho avuto la nomina a cultore della materia e lo sono tutt’ora (vedi https://www.dm.univr.it/?ent=persona&id=960) e negli ultimi quattro anni ho diretto un programma di ricerca che ha portato all’università circa 150 mila euro (di cui neanche uno finito nelle mie tasche). L’affermazione secondo cui il sottoscritto “non risulta avere alcuna collaborazione attiva con nostri gruppi di ricerca, tantomeno in ambito COVID-19” pertanto non è corretta.
Tra i diversi argomenti scientifici di cui mi sono occupato ci sono anche le vaccinazioni, pubblicando un libro e 5 articoli nella letteratura internazionale (calcolando solo quelli citati su PubMed), una produzione che non mi risulta sia all’attivo di molti altri studiosi veronesi. Recentemente, ho scritto un articolo su rivista “peer-review” con una ipotesi sul meccanismo della trombosi, causata talvolta dai vaccini anti-COVID-19 (https://www.ecronicon.com/ecpt/ECPT-09-00592.php). Di questo lavoro, primo nel suo genere nel mondo, ho informato AIFA e EMA (ricevendo i ringraziamenti di quest’ultima). Se la “comunità scientifica” veronese fosse interessata a leggere i miei lavori, troverebbe forse motivo di considerare la mia competenza non dico con ammirazione ma almeno con un po’ più di rispetto. In ogni caso, sono disponibile a fornire tutta la bibliografia ed eventualmente approfondire l’argomento con altri Colleghi e Colleghe dell’Ateneo anche e soprattutto con quelli che non sono d’accordo con le mie teorie. Posso immaginare che coloro che stanno sperimentando il “vaccino italiano” di cui l’Università va fiera, potrebbero essere interessati ai metodi della farmacovigilanza e della valutazione del “nesso causale”.
Ciò che più mi dispiace, come studioso, è che nel comunicato si facciano passare le mie affermazioni come prive di valore in quanto avrei citato “dati non documentati” e si dice pure che autorevoli colleghi avrebbero “messo in luce le incongruenze e le inesattezze riportate durante l’intervista”. Oltretutto, il comunicato non dice nemmeno quali sarebbero tali incongruenze e inesattezze. Mentre la confutazione delle teorie e dei risultati è salutare nella Scienza, questo tipo di critiche generiche fanno male a un ricercatore, se non accompagnate da una prova di errori.
E’ noto che in queste trasmissioni televisive si hanno pochi minuti (a volte pochi secondi) per replicare e nessuno ha mai tempo, ovviamente, di citare la bibliografia scientifica che sta dietro alle affermazioni. E così è stato anche in questo caso, al punto c
Ho letto il lungo comunicato dell’Università di Verona, che ho riportato in precedenza, a riguardo di quanto da me dichiarato nel corso della trasmissione “Il martedì” di La7. L’Ateneo ribadisce che “Le sue opinioni sono opinioni personali, come quelle che qualsiasi cittadino può esprimere, e non rappresentano quindi a nessun titolo la posizione della comunità scientifica dell’Università degli Studi di Verona.” Ne prendo atto e secondo me tale precisazione sarebbe stata sufficiente e sostanzialmente accettabile. D’altra parte, mentre è ovvio che io ho parlato a titolo personale, in realtà ho riportato dati numerici, non solo “opinioni”.
Tuttavia, alcune affermazioni di tale comunicato mi obbligano a replicare, non tanto per difendere me stesso (visto che non ho fatto alcun male e sono serenissimo), ma per onore della verità scientifica e per le persone eventualmente interessate al dibattito, che ha avuto una certa risonanza mediatica.
Innanzitutto, devo precisare che faccio parte della “comunità scientifica” dell’Università di Verona a tutti gli effetti dal lontano 1984 e ho contribuito alla nascita della facoltà di Medicina. Sono diventato professore a 32 anni e ho insegnato fino al 2017, anno del pensionamento dopo il quale ho continuato a lavorare nel laboratorio del Dipartimento di Medicina, sezione di Patologia Generale (pagato dall’INPS anziché dal MIUR!). Nel corso della mia attività di ricerca ho pubblicato più di 160 lavori, e ho un H-Index di 49 (Google Scholar), uno dei più alti tra i docenti veronesi. Come altri professori, ho avuto la nomina a cultore della materia e lo sono tutt’ora (vedi https://www.dm.univr.it/?ent=persona&id=960) e negli ultimi quattro anni ho diretto un programma di ricerca che ha portato all’università circa 150 mila euro (di cui neanche uno finito nelle mie tasche). L’affermazione secondo cui il sottoscritto “non risulta avere alcuna collaborazione attiva con nostri gruppi di ricerca, tantomeno in ambito COVID-19” pertanto non è corretta.
Tra i diversi argomenti scientifici di cui mi sono occupato ci sono anche le vaccinazioni, pubblicando un libro e 5 articoli nella letteratura internazionale (calcolando solo quelli citati su PubMed), una produzione che non mi risulta sia all’attivo di molti altri studiosi veronesi. Recentemente, ho scritto un articolo su rivista “peer-review” con una ipotesi sul meccanismo della trombosi, causata talvolta dai vaccini anti-COVID-19 (https://www.ecronicon.com/ecpt/ECPT-09-00592.php). Di questo lavoro, primo nel suo genere nel mondo, ho informato AIFA e EMA (ricevendo i ringraziamenti di quest’ultima). Se la “comunità scientifica” veronese fosse interessata a leggere i miei lavori, troverebbe forse motivo di considerare la mia competenza non dico con ammirazione ma almeno con un po’ più di rispetto. In ogni caso, sono disponibile a fornire tutta la bibliografia ed eventualmente approfondire l’argomento con altri Colleghi e Colleghe dell’Ateneo anche e soprattutto con quelli che non sono d’accordo con le mie teorie. Posso immaginare che coloro che stanno sperimentando il “vaccino italiano” di cui l’Università va fiera, potrebbero essere interessati ai metodi della farmacovigilanza e della valutazione del “nesso causale”.
Ciò che più mi dispiace, come studioso, è che nel comunicato si facciano passare le mie affermazioni come prive di valore in quanto avrei citato “dati non documentati” e si dice pure che autorevoli colleghi avrebbero “messo in luce le incongruenze e le inesattezze riportate durante l’intervista”. Oltretutto, il comunicato non dice nemmeno quali sarebbero tali incongruenze e inesattezze. Mentre la confutazione delle teorie e dei risultati è salutare nella Scienza, questo tipo di critiche generiche fanno male a un ricercatore, se non accompagnate da una prova di errori.
E’ noto che in queste trasmissioni televisive si hanno pochi minuti (a volte pochi secondi) per replicare e nessuno ha mai tempo, ovviamente, di citare la bibliografia scientifica che sta dietro alle affermazioni. E così è stato anche in questo caso, al punto c
www.dm.univr.it
Paolo Bellavite-Dep.Medicine-University of Verona
Dep.Medicine,University of Verona
he mi è stata data la parola solo una volta e neppure ho potuto replicare alle critiche di una bionda presentatrice TV, che si è permessa di buttarmi addosso le sue “opinioni”. Inutile dire che nessuno dei critici in TV ha citato le fonti delle proprie affermazioni. Comunque sia, a scopo di tacitare una volta per tutte questa critica da parte del mio Ateneo, posso riferire che i dati degli affetti avversi gravi riportati da AIFA con metodi di farmacovigilanza “passiva” (circa 40/100.000) vengono dal terzo rapporto pubblicato il 15 aprile (https://www.aifa.gov.it/-/terzo-rapporto-aifa-sulla-sorveglianza-dei-vaccini-covid-19) mentre quelli sugli effetti avversi gravi derivati dalla farmacovigilanza attiva o sperimentale (circa 4%, cioè 4000/100.000) si trovano rispettivamente sulla rivista “Life” (https://www.mdpi.com/2075-1729/11/3/249) e nel lavoro originale sul N.Engl.J.Medicine dei ricercatori della Pfizer (https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/33301246/). La differenza di 100 volte è probabilmente dovuta ai diversi metodi di rilevazione, problema che si riscontra anche per le comuni vaccinazioni dell’infanzia (Morbillo-parotite-rosolia-varicella) (https://f1000research.com/articles/9-1176). In conclusione faccio fatica a giustificare le critiche rivoltemi dall’Ateneo, in cui credevo ci fossero persone consapevoli della differenza che c’è tra vaccinovigilanza passiva e attiva.
In conclusione, il fatto che il mio Ateneo si dissoci dalle posizioni da me espresse mi dispiace, perché me ne sento ancora parte. Eppure, conoscendo l’ambiente universitario e il mondo della medicina, la ritengo una scelta legittima, di cui si assume la responsabilità di fronte alla popolazione italiana. Prendo atto serenamente, anzi me ne rallegro, del fatto che sia stata ritenuta legittima la mia scelta di esprimere la mia opinione durante detta trasmissione, riportando i dati di cui ero a conoscenza.
In conclusione, il fatto che il mio Ateneo si dissoci dalle posizioni da me espresse mi dispiace, perché me ne sento ancora parte. Eppure, conoscendo l’ambiente universitario e il mondo della medicina, la ritengo una scelta legittima, di cui si assume la responsabilità di fronte alla popolazione italiana. Prendo atto serenamente, anzi me ne rallegro, del fatto che sia stata ritenuta legittima la mia scelta di esprimere la mia opinione durante detta trasmissione, riportando i dati di cui ero a conoscenza.
www.aifa.gov.it
Terzo Rapporto AIFA sulla sorveglianza dei vaccini COVID-19
Comunicato stampa n. 643 - AIFA pubblica il terzo Rapporto di farmacovigilanza sui vaccini COVID-19, riguardante i dati registrati nella Rete Nazionale di Farmacovigilanza (RNF) fino al 26 marzo 2021.