Forwarded from Masha
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1⃣8⃣/0⃣6⃣/2⃣0⃣2⃣6⃣
ORE 0⃣8⃣:3⃣0⃣
Stefano RE risponde alle vostre domande | Il Punt🔴 di Vista di Stefano RE
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Ehud Olmert è un politico israeliano. Primo Ministro di Israele dal 2006 al 2009, già vice primo ministro, ministro delle finanze e ministro dell'industria, nonché sindaco di Gerusalemme.
Ecco cosa scrive oggi sul quotidiano Israeliano Haaretz:
"Israele sta conducendo una campagna sistematica di pulizia etnica e crimini contro l’umanità in Cisgiordania"
"Si tratta di accuse dure e senza precedenti contro un governo israeliano e l’establishment della difesa, soprattutto da parte di un ex primo ministro. Ma dopo essermi trattenuto per anni, non ho altra scelta che esprimerle"
Olmert non è arabo, non è palestinese, non è musulmano, non è un membro di Hamas e nemmeno antisemita. È un ebreo israeliano, che vede bene quel che sta accadendo e lo denuncia senza mezzi termini.
Israele sta commettendo un genocidio.
https://www.haaretz.com/opinion/2026-06-18/ty-article-opinion/.premium/israel-is-conducting-a-systematic-campaign-of-ethnic-cleansing-in-the-west-bank/0000019e-db02-d7a4-a99f-dfce00a20000
Ecco cosa scrive oggi sul quotidiano Israeliano Haaretz:
"Israele sta conducendo una campagna sistematica di pulizia etnica e crimini contro l’umanità in Cisgiordania"
"Si tratta di accuse dure e senza precedenti contro un governo israeliano e l’establishment della difesa, soprattutto da parte di un ex primo ministro. Ma dopo essermi trattenuto per anni, non ho altra scelta che esprimerle"
Olmert non è arabo, non è palestinese, non è musulmano, non è un membro di Hamas e nemmeno antisemita. È un ebreo israeliano, che vede bene quel che sta accadendo e lo denuncia senza mezzi termini.
Israele sta commettendo un genocidio.
https://www.haaretz.com/opinion/2026-06-18/ty-article-opinion/.premium/israel-is-conducting-a-systematic-campaign-of-ethnic-cleansing-in-the-west-bank/0000019e-db02-d7a4-a99f-dfce00a20000
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Breve riassunto di geopolitica attuale:
La Russia non cerca la guerra con l'Occidente.
La Cina non cerca la guerra con l'Occidente.
L'Islam non cerca la guerra con l'Occidente.
Gli arabi non cercano la guerra con l'Occidente.
L'Africa non cerca la guerra con l'Occidente.
L'America di lingua spagnola/portoghese non cerca la guerra con l'Occidente.
E si relazionano tutti abbastanza bene tra loro.
L'Occidente importa il peggio dal resto del mondo e lo forza nel proprio tessuto sociale creando tensioni insostenibili, pretende di sfruttare tutti e quando incontra difficoltà a farlo cerca la guerra contro tutti, dà sempre agli altri la colpa dei conflitti, e si relaziona solo con Israele - che infatti fa esattamente lo stesso.
La Russia non cerca la guerra con l'Occidente.
La Cina non cerca la guerra con l'Occidente.
L'Islam non cerca la guerra con l'Occidente.
Gli arabi non cercano la guerra con l'Occidente.
L'Africa non cerca la guerra con l'Occidente.
L'America di lingua spagnola/portoghese non cerca la guerra con l'Occidente.
E si relazionano tutti abbastanza bene tra loro.
L'Occidente importa il peggio dal resto del mondo e lo forza nel proprio tessuto sociale creando tensioni insostenibili, pretende di sfruttare tutti e quando incontra difficoltà a farlo cerca la guerra contro tutti, dà sempre agli altri la colpa dei conflitti, e si relaziona solo con Israele - che infatti fa esattamente lo stesso.
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Guarda che nebbia!
- non si vede niente, è pericoloso!
- non si vede niente, è magico!
Guarda che sole!
- Fa troppo caldo!
- Che bella giornata!
Sei tu a definire la realtà in cui vivi.
L'infelicità è una scelta.
- non si vede niente, è pericoloso!
- non si vede niente, è magico!
Guarda che sole!
- Fa troppo caldo!
- Che bella giornata!
Sei tu a definire la realtà in cui vivi.
L'infelicità è una scelta.
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Tra il 1964 e il 1979, 2.000 bimbi vennero portati in Svizzera dal terzo mondo per essere adottati. Invece furono imprigionati in strutture mediche, messi illegalmente in quarantena e utilizzati come "cavie" per sperimentazione clinica, farmacologica, e operazioni chirurgiche sperimentali ad esito letale.
Secondo l'inchiesta pubblicata da Le Temps a giugno 2026, i circa 2.000 bambini provenivano dalla Corea, dall'India e altri paesi in via di sviluppo. Lo spostamento e il programma di adozione internazionale erano gestiti principalmente dalla ONG Terre des Hommes Losanna.
Il programma era promosso e gestito sotto supervisione diretta di Edmond Kaiser, fondatore dell'organizzazione, e della sua collaboratrice Suzanne Bettens, che ha coordinato le adozioni per quindici anni. Fu lo stesso Edmond Kaiser a proporre nel 1965 alle autorità di polizia svizzere la prassi di sottoporre sistematicamente a quarantena i minori in arrivo, indipendentemente dal loro reale stato di salute. I bambini venivano poi indirizzati a strutture mediche e cliniche dove privi di ogni assistenza legale subivano gli esperimenti e gli interventi come "cavie".
Venivano principalmente utilizzati per sperimentare trattamenti farmacologici e test clinici, inclusi esperimenti che coinvolgevano cavie animali. Erano anche usati per operazioni chirurgiche sperimentali a cuore aperto, in particolare dal blasonato chirurgo Charles Hahn presso l'Ospedale Universitario di Ginevra, con alto tasso di mortalità. Queste pratiche avvenivano principalmente in ospedali svizzeri, quarantene e reparti pediatrici, sfruttando i bambini come “materiale” di studio sotto la copertura di “quarantene sanitarie” illegali.
Il dottor Charles Hahn è un celebre cardiochirurgo svizzero di fama internazionale, considerato uno dei massimi pionieri della chirurgia coronarica e dei bypass in Europa.
Fidatevi de #LaScienzah
Secondo l'inchiesta pubblicata da Le Temps a giugno 2026, i circa 2.000 bambini provenivano dalla Corea, dall'India e altri paesi in via di sviluppo. Lo spostamento e il programma di adozione internazionale erano gestiti principalmente dalla ONG Terre des Hommes Losanna.
Il programma era promosso e gestito sotto supervisione diretta di Edmond Kaiser, fondatore dell'organizzazione, e della sua collaboratrice Suzanne Bettens, che ha coordinato le adozioni per quindici anni. Fu lo stesso Edmond Kaiser a proporre nel 1965 alle autorità di polizia svizzere la prassi di sottoporre sistematicamente a quarantena i minori in arrivo, indipendentemente dal loro reale stato di salute. I bambini venivano poi indirizzati a strutture mediche e cliniche dove privi di ogni assistenza legale subivano gli esperimenti e gli interventi come "cavie".
Venivano principalmente utilizzati per sperimentare trattamenti farmacologici e test clinici, inclusi esperimenti che coinvolgevano cavie animali. Erano anche usati per operazioni chirurgiche sperimentali a cuore aperto, in particolare dal blasonato chirurgo Charles Hahn presso l'Ospedale Universitario di Ginevra, con alto tasso di mortalità. Queste pratiche avvenivano principalmente in ospedali svizzeri, quarantene e reparti pediatrici, sfruttando i bambini come “materiale” di studio sotto la copertura di “quarantene sanitarie” illegali.
Il dottor Charles Hahn è un celebre cardiochirurgo svizzero di fama internazionale, considerato uno dei massimi pionieri della chirurgia coronarica e dei bypass in Europa.
Fidatevi de #LaScienzah
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La sede centrale della Commissione Europea a Bruxelles ha spento l'aria condizionata dal piano 0 al piano 7, per salvare il pianeta.
Ma dal piano 8 al piano 13, dove si trovano gli uffici di Ursula von der Leyen e dei commissari europei, l'impianto è rimasto acceso.
Uno dei dipendenti dei piani bassi ha commentato: "siamo al feudalesimo".
Ora lo capite?
https://www.politico.eu/article/eu-commission-heatwave-hq-forced-shut-down-air-conditioning-europe/
Ma dal piano 8 al piano 13, dove si trovano gli uffici di Ursula von der Leyen e dei commissari europei, l'impianto è rimasto acceso.
Uno dei dipendenti dei piani bassi ha commentato: "siamo al feudalesimo".
Ora lo capite?
https://www.politico.eu/article/eu-commission-heatwave-hq-forced-shut-down-air-conditioning-europe/
POLITICO
EU Commission HQ forced to shut down air-conditioning amid heatwave – POLITICO
As Brussels bakes, the Berlaymont building’s AC stops working.
😁29
Ogni volta che cerco, forse maldestramente, di spiegare cosa sia per me il relativismo assoluto, emerge questa obiezione: "se nulla è vero e nulla falso, se nulla è buono e nulla è cattivo in termini assoluti, allora vale tutto e il contrario di tutto".
La mia posizione è esattamente opposta. Proprio perché nulla è vero e nulla è falso, buono o cattivo in termini assoluti, ciascun essere umano ha il potere e la totale responsabilità sul mondo che crea, sull'identità su cui si modella.
Il "vale tutto e il contrario di tutto" è una scelta ben precisa. La fa chi non vuole assumersi questa responsabilità, questo potere. Invece di assegnare un ordine alle cose - che è usare il proprio potere e assumersi la propria responsabilità - si arrende al caos percettivo perché non ci sono più regole esterne a se stesso cui appellarsi per assegnare questi significati.
La mia posizione è esattamente opposta. Proprio perché nulla è vero e nulla è falso, buono o cattivo in termini assoluti, ciascun essere umano ha il potere e la totale responsabilità sul mondo che crea, sull'identità su cui si modella.
Il "vale tutto e il contrario di tutto" è una scelta ben precisa. La fa chi non vuole assumersi questa responsabilità, questo potere. Invece di assegnare un ordine alle cose - che è usare il proprio potere e assumersi la propria responsabilità - si arrende al caos percettivo perché non ci sono più regole esterne a se stesso cui appellarsi per assegnare questi significati.
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Esprimo le mie opinioni sui social da quando esistono, e prima lo facevo nei forum e nelle mailing list, prima ancora nei raduni fisici formali ed informali, e posso dirvi che corre un universo tra dialogare in un contesto *che non gestisci tu* e farlo in uno *che gestisci tu*.
Quando gestisci uno spazio, quel che vi trova posto dipende totalmente da te. Non è solo un bar in cui passi e dici la tua, è anche casa tua, cui dedichi ore ogni giorno, e in quanto tale secondo me hai pieno diritto di renderlo confortevole per le tue esigenze.
Nel mio caso, tra impedire del tutto i commenti e lasciar scrivere qualsiasi cosa, ho scelto una difficile via di mezzo, che consiste proprio nel permettere anche commenti in dissonanza con il mio sentire, purché siano espressi in modo educato e non inutilmente polemico. Di nuovo, però, questa premessa significa tutto e nulla, perché alla fine sei sempre tu (il gestore dello spazio) a dover decidere cosa significhi "in modo educato e non inutilmente polemico."
A monte di tutto ciò, e alla base di queste distinzioni, il punto fondamentale è che i commenti NEGLI SPAZI PERSONALI restano "un permesso", non sono "un diritto".
Sono un diritto quando lo spazio è pubblico o svolge una funzione pubblica. Quindi È CENSURA e viola il diritto di espressione se il sito del Ministero dell'Interno ti banna, È CENSURA se la RAI invita solo Burioni e non Stramezzi, mentre NON È CENSURA se ti banna Burioni sul suo profilo.
Il motivo è elementare: il canale del Ministero dell’Interno e il salotto RAI sono luoghi ISTITUZIONALI, che come funzione rappresentano TUTTO il paese, non solo una parte di esso. Il profilo di Burioni, come il mio, sono invece solo dei salotti privati, dove il diritto di parola, di presenza e di visione sono totalmente a discrezione del gestore.
Se anche così non fosse chiaro, la distinzione pragmatica è che tu puoi fare un profilo esattamente come me o Burioni, mentre NON PUOI fare un altro profilo per il Ministero dell’Interno o la TV di Stato.
La confusione ancora diffusa su questi aspetti è francamente disarmante.
Quando gestisci uno spazio, quel che vi trova posto dipende totalmente da te. Non è solo un bar in cui passi e dici la tua, è anche casa tua, cui dedichi ore ogni giorno, e in quanto tale secondo me hai pieno diritto di renderlo confortevole per le tue esigenze.
Nel mio caso, tra impedire del tutto i commenti e lasciar scrivere qualsiasi cosa, ho scelto una difficile via di mezzo, che consiste proprio nel permettere anche commenti in dissonanza con il mio sentire, purché siano espressi in modo educato e non inutilmente polemico. Di nuovo, però, questa premessa significa tutto e nulla, perché alla fine sei sempre tu (il gestore dello spazio) a dover decidere cosa significhi "in modo educato e non inutilmente polemico."
A monte di tutto ciò, e alla base di queste distinzioni, il punto fondamentale è che i commenti NEGLI SPAZI PERSONALI restano "un permesso", non sono "un diritto".
Sono un diritto quando lo spazio è pubblico o svolge una funzione pubblica. Quindi È CENSURA e viola il diritto di espressione se il sito del Ministero dell'Interno ti banna, È CENSURA se la RAI invita solo Burioni e non Stramezzi, mentre NON È CENSURA se ti banna Burioni sul suo profilo.
Il motivo è elementare: il canale del Ministero dell’Interno e il salotto RAI sono luoghi ISTITUZIONALI, che come funzione rappresentano TUTTO il paese, non solo una parte di esso. Il profilo di Burioni, come il mio, sono invece solo dei salotti privati, dove il diritto di parola, di presenza e di visione sono totalmente a discrezione del gestore.
Se anche così non fosse chiaro, la distinzione pragmatica è che tu puoi fare un profilo esattamente come me o Burioni, mentre NON PUOI fare un altro profilo per il Ministero dell’Interno o la TV di Stato.
La confusione ancora diffusa su questi aspetti è francamente disarmante.
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Questa signora pagata 21,474 € al mese per far la maglia in orario di lavoro è Ylva Johansson, ideatrice della legge "Chat Control" che annulla la privacy in tutta Europa.
Come membro della Commissione UE guidata dalla Von Der Leyen, oltre a ideare il progetto di spiare ogni singolo messaggio privato di ogni singolo cittadino europeo, tra le prodezze del suo curriculum figura anche la partecipazione nel marzo del 2020 alla task force che gestì la crisi del Covid-19 in Europa (e abbiamo visto che bel lavoro è stato fatto), mentre nel 2024 minacciava gli stati membri che non accettassero il "patto di migrazione e asilo", che vediamo ogni giorno quanto bene fa all'Europa.
Siccome di certo "non ha nulla da nascondere", certamente non le spiacerà che il suo indirizzo, telefono e abitudini vengano resi pubblici all'intera popolazione europea, giusto?
Come membro della Commissione UE guidata dalla Von Der Leyen, oltre a ideare il progetto di spiare ogni singolo messaggio privato di ogni singolo cittadino europeo, tra le prodezze del suo curriculum figura anche la partecipazione nel marzo del 2020 alla task force che gestì la crisi del Covid-19 in Europa (e abbiamo visto che bel lavoro è stato fatto), mentre nel 2024 minacciava gli stati membri che non accettassero il "patto di migrazione e asilo", che vediamo ogni giorno quanto bene fa all'Europa.
Siccome di certo "non ha nulla da nascondere", certamente non le spiacerà che il suo indirizzo, telefono e abitudini vengano resi pubblici all'intera popolazione europea, giusto?
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Lo sapevate che la quantità media di ghiaccio marino è rimasta stabile dal 2007 ad oggi, nonostante il terribilissimo aumento della CO₂?
Quindi, no: il ghiaccio non sta sciogliendosi. Di nuovo, no: il livello degli oceani non sta salendo. E ancora, no: l'acqua non "sta finendo", come alcuni decerebrati sono arrivati a strillare.
Il riscaldamento globale è una cagata pazzesca. Anche se oggi lo han rinominato "cambiamento climatico", la sua unica reale funzione rimane la stessa: promuovere paura, divieti, restrizioni, controllo di massa.
Quindi, no: il ghiaccio non sta sciogliendosi. Di nuovo, no: il livello degli oceani non sta salendo. E ancora, no: l'acqua non "sta finendo", come alcuni decerebrati sono arrivati a strillare.
Il riscaldamento globale è una cagata pazzesca. Anche se oggi lo han rinominato "cambiamento climatico", la sua unica reale funzione rimane la stessa: promuovere paura, divieti, restrizioni, controllo di massa.
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C'è chi crede che nel 2020 sia scoppiata una pandemia. C'è chi crede che non sia vero. C'è chi crede che siamo stati sulla luna. C'è chi crede che non sia vero. C'è chi crede che Israele stia compiendo un genocidio. C'è chi crede che non sia vero. C'è chi crede che la Russia voglia invadere l'Europa. C'è chi crede che non sia vero. C'è chi crede che l'11 settembre 2001 un gruppo di terroristi islamici abbia abbattuto le torri gemelle dirottando aeroplani civili. C'è chi crede che non sia vero. C'è chi crede che il pianeta stia per diventare inabitabile per colpa delle Panda diesel. C'è chi crede che non sia vero.
La vera differenza non è tra chi crede qualcosa e chi crede qualcos'altro.
La vera differenza è tra chi identifica i processi che lo conducono a credere qualcosa, oppure qualcos'altro.
Non importa se sei una persona molto intelligente, colta o intuitiva: il tuo cervello segue comunque delle regole ben precise nel decidere come definire il dato di realtà, e la tua stessa identità. Non importa quali contenuti eleggi a verità: se non conosci le regole con cui la tua mente decide cosa credere, stai comunque subendo quelle stesse regole.
Se ti va di iniziare a conoscerle meglio, è ciò che studiamo in questo corso.
https://stefano.re/events/mindfucking-1-corso-base-a-trevi-pg-settembre-2026
La vera differenza non è tra chi crede qualcosa e chi crede qualcos'altro.
La vera differenza è tra chi identifica i processi che lo conducono a credere qualcosa, oppure qualcos'altro.
Non importa se sei una persona molto intelligente, colta o intuitiva: il tuo cervello segue comunque delle regole ben precise nel decidere come definire il dato di realtà, e la tua stessa identità. Non importa quali contenuti eleggi a verità: se non conosci le regole con cui la tua mente decide cosa credere, stai comunque subendo quelle stesse regole.
Se ti va di iniziare a conoscerle meglio, è ciò che studiamo in questo corso.
https://stefano.re/events/mindfucking-1-corso-base-a-trevi-pg-settembre-2026
Stefano.Re
Corso Mindfucking 1 di Stefano Re a Trevi (PG)
Basi di METACOMUNICAZIONE: un seminario per imparare a identificare i processi percettivi propri e altrui ed allenarsi in teoria e in pratica a riconoscerli e distinguerli dai contenuti. Propedeutico agli altri seminari del corso "Mindfucking"
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Con Andrea Tosatto, si parla di metacomunicazione e tecniche di interrogatorio.
https://youtu.be/5oCETUPGLdw?is=QPzhPGD5HJhOn1Ny
https://youtu.be/5oCETUPGLdw?is=QPzhPGD5HJhOn1Ny
YouTube
STEFANO RE: METACOMUNICAZIONE E TECNICHE DI INTERROGATORIO (Video sponsorizzato da Temu)
In questa intervista Stefano Re, professore universitario ed esperto di metacomunicazione, ci parla di tecniche di interrogatorio e di metacomunicazione.
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Se fossi un medico che ha scelto di non fare / far fare da cavia, per questo fossi stato sospeso o licenziato e oggi mi venisse offerta la reintegrazione, la rifiuterei e chiederei invece un risarcimento sostanzioso per danni morali e materiali.
La proposta di reintegrazione stessa dimostra quel che ogni persona sana di mente sa già bene: che la sanzione subita era ingiusta. Perché mai dovrei tornare a lavorare per un sistema che mi ha preso a calci cercando di violare i miei diritti? Un sistema che nemmeno riconosce completamente di aver sbagliato su tutta la linea, cerca solo di riavere bravi medici dopo averli cacciati con meschina falsità? Un sistema prontissimo a ricominciare daccapo alla prossima tirata di guinzaglio dai piani alti?
Fanculo al sistema, pagatemi il danno.
Coi soldi del risarcimento aprirei uno studio privato per pazienti esclusivamente sani di mente. Avrei lavoro per tutta la vita, aiutando persone che se lo meritano, sganciato da quella schifezza ipocrita di sistema.
La proposta di reintegrazione stessa dimostra quel che ogni persona sana di mente sa già bene: che la sanzione subita era ingiusta. Perché mai dovrei tornare a lavorare per un sistema che mi ha preso a calci cercando di violare i miei diritti? Un sistema che nemmeno riconosce completamente di aver sbagliato su tutta la linea, cerca solo di riavere bravi medici dopo averli cacciati con meschina falsità? Un sistema prontissimo a ricominciare daccapo alla prossima tirata di guinzaglio dai piani alti?
Fanculo al sistema, pagatemi il danno.
Coi soldi del risarcimento aprirei uno studio privato per pazienti esclusivamente sani di mente. Avrei lavoro per tutta la vita, aiutando persone che se lo meritano, sganciato da quella schifezza ipocrita di sistema.
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Nuovo superfilm biografico di Netflix
Ray Gosling è
BARAK OBAMA
il primo presidente di colore degli USA
(Perché quando il nero è bianco, il bianco è nero)
https://www.youtube.com/watch?v=Ktee8vjIW-k
Ray Gosling è
BARAK OBAMA
il primo presidente di colore degli USA
(Perché quando il nero è bianco, il bianco è nero)
https://www.youtube.com/watch?v=Ktee8vjIW-k
YouTube
Yes We Can | Obama Movie | Ryan Gosling | Official Trailer | Netflix
Ryan Gosling is Barack Obama in the upcoming movie of the first black president called Yes We Can. Masterfully directed by Ryan Gosling himself. In this story you will see what the president had to do to change this nation. Yes We Can will be released on:…
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Ho elaborato da decenni una riforma della legittima difesa tutta mia. Fa parte di una serie molto ampia di proposte di riforma che toccano l'intera struttura dello Stato, dal mondo del lavoro alle politiche economiche, dalla salute all'educazione, dal codice penale alla difesa, eccetera eccetera. Chissà che prima o dopo non venga presentata seriamente agli elettori da qualche partito o movimento.
Ecco un sunto della riforma della Legittima Difesa.
--
L’USO DELLA FORZA: RILETTURA DEL CRITERIO DI LEGITTIMA DIFESA.
Critica del sistema vigente:
Il criterio essenziale adottato dal legislatore per definire la difesa “legittima” è quello della proporzione tra minaccia in atto e reazione difensiva. Se avete una pistola puntata addosso, potete usare una pistola per difendervi dall’aggressore.
Ma osserviamo più da vicino la situazione, con un caso (purtroppo non solo ipotetico) più odioso: un criminale si introduce di notte in casa vostra e salta addosso a vostra moglie (forse per violentarla, forse per ucciderla, forse perché gli ricorda sua sorella e ha tanta voglia di riabbracciarla). Se presenti voi potete, ad esempio, legittimamente menargli una botta in testa, ma stando attenti a dosarla in base al danno che sta effettivamente arrecando, a meno che possiate provare che la vita di vostra moglie era in pericolo. Per saperlo potreste osservare con calma se l’aggressore impugna un coltello, una pistola (e nel caso se è un giocattolo verosimile o una vera) o quanto esattamente stia stringendole il collo. Potreste anche domandargli se ha malattie sessualmente trasmissibili gravi e se sta usando il preservativo. Il tutto ovviamente solo durante lo stupro, poiché se perdete il momento, non poterete più legittimamente fargli un bel niente. Se difatti quando arrivate ha già terminato la sua aggressione, o la interrompe per scappare, voi non potete sparargli, né lanciargli un mattone in testa perché non sta ponendo più in essere nessuna minaccia. La legge consente l’arresto civile – ma al tempo stesso vieta l’uso di qualsivoglia strumento di coercizione. Non poterete quindi, ad esempio, atterrarlo e legarlo al termosifone, o incorrerete nel reato di sequestro di persona. Sarà però vostra facoltà rincorrerlo ed eventualmente cercare di convincerlo (senza atti di violenza non più consentiti in assenza di minaccia presente, per cui si presuppone a parole: procurarsi un dizionario tascabile italiano-albanese per l’evenienza) ad arrendersi e attendere con voi l’arrivo della polizia. Se tutto questo non vi riuscisse potrete, molto civilmente, consolare vostra moglie mentre lui si dà beatamente alla fuga.
La condizione di Emergenza
Io vedo le cose in maniera piuttosto differente. Anzitutto, sposterei il campo di definizione della legittima difesa da un criterio di pura proporzionalità tra minaccia presente e reazione difensiva ad un criterio più ampio di condizione di emergenza, in cui venga valutata come parte centrale la condizione specifica dell’aggredito. Cambierei poi l’ottica complessiva in cui la legittima difesa viene inquadrata.
(1di3)
Segue » https://t.me/Riflette_Re/1172
--
Estratto da "Codice Re"
Ecco un sunto della riforma della Legittima Difesa.
--
L’USO DELLA FORZA: RILETTURA DEL CRITERIO DI LEGITTIMA DIFESA.
Critica del sistema vigente:
Il criterio essenziale adottato dal legislatore per definire la difesa “legittima” è quello della proporzione tra minaccia in atto e reazione difensiva. Se avete una pistola puntata addosso, potete usare una pistola per difendervi dall’aggressore.
Ma osserviamo più da vicino la situazione, con un caso (purtroppo non solo ipotetico) più odioso: un criminale si introduce di notte in casa vostra e salta addosso a vostra moglie (forse per violentarla, forse per ucciderla, forse perché gli ricorda sua sorella e ha tanta voglia di riabbracciarla). Se presenti voi potete, ad esempio, legittimamente menargli una botta in testa, ma stando attenti a dosarla in base al danno che sta effettivamente arrecando, a meno che possiate provare che la vita di vostra moglie era in pericolo. Per saperlo potreste osservare con calma se l’aggressore impugna un coltello, una pistola (e nel caso se è un giocattolo verosimile o una vera) o quanto esattamente stia stringendole il collo. Potreste anche domandargli se ha malattie sessualmente trasmissibili gravi e se sta usando il preservativo. Il tutto ovviamente solo durante lo stupro, poiché se perdete il momento, non poterete più legittimamente fargli un bel niente. Se difatti quando arrivate ha già terminato la sua aggressione, o la interrompe per scappare, voi non potete sparargli, né lanciargli un mattone in testa perché non sta ponendo più in essere nessuna minaccia. La legge consente l’arresto civile – ma al tempo stesso vieta l’uso di qualsivoglia strumento di coercizione. Non poterete quindi, ad esempio, atterrarlo e legarlo al termosifone, o incorrerete nel reato di sequestro di persona. Sarà però vostra facoltà rincorrerlo ed eventualmente cercare di convincerlo (senza atti di violenza non più consentiti in assenza di minaccia presente, per cui si presuppone a parole: procurarsi un dizionario tascabile italiano-albanese per l’evenienza) ad arrendersi e attendere con voi l’arrivo della polizia. Se tutto questo non vi riuscisse potrete, molto civilmente, consolare vostra moglie mentre lui si dà beatamente alla fuga.
La condizione di Emergenza
Io vedo le cose in maniera piuttosto differente. Anzitutto, sposterei il campo di definizione della legittima difesa da un criterio di pura proporzionalità tra minaccia presente e reazione difensiva ad un criterio più ampio di condizione di emergenza, in cui venga valutata come parte centrale la condizione specifica dell’aggredito. Cambierei poi l’ottica complessiva in cui la legittima difesa viene inquadrata.
(1di3)
Segue » https://t.me/Riflette_Re/1172
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Estratto da "Codice Re"
Telegram
Riflette_Re - Stefano Re
Il modello della belligeranza
Tanto la violenza tra individui quanto quella tra stati sono dei conflitti. Prendiamo a modello il caso di una guerra. Se uno stato invia truppe armate nel territorio di un altro stato, si parla di dichiarazione di guerra di…
Tanto la violenza tra individui quanto quella tra stati sono dei conflitti. Prendiamo a modello il caso di una guerra. Se uno stato invia truppe armate nel territorio di un altro stato, si parla di dichiarazione di guerra di…
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(2di3)
https://t.me/Riflette_Re/1171 « Prec
Il modello della belligeranza
Tanto la violenza tra individui quanto quella tra stati sono dei conflitti. Prendiamo a modello il caso di una guerra. Se uno stato invia truppe armate nel territorio di un altro stato, si parla di dichiarazione di guerra di fatto. Durante una guerra, sparare al nemico non è considerato un reato. In tempo di pace nessuno dovrebbe sparare a nessun altro. Ora, a parer mio se qualcuno vi minaccia con un’arma egli sta di fatto dichiarandovi guerra. E ritengo che le reazioni interpersonali ad atti di violenza vadano considerate anche a livello legale alla medesima stregua degli atti compiuti da uno stato cui venga, di fatto, dichiarata guerra. La guerra non finisce tout-court quando le truppe nemiche si ritirano: finisce quando viene stipulato un trattato di pace, una resa, o comunque quando uno dei belligeranti è stato sconfitto. Questo per il semplice motivo che un esercito che ora si ritira, finché la belligeranza non è conclusa, domani potrebbe tornare ad attaccarci. A parer mio non è necessariamente un reato sparare alla schiena di un violentatore in fuga più di quanto, in guerra, sia reato sparare alle truppe nemiche in rotta dopo che hanno fallito un assalto. È al contrario un caso, estremo, di reazione ad una condizione di belligeranza. Occorre qui aggiungere che, nel caso dell’aggressione, il conflitto non è stato aperto bilateralmente, ma dichiarato di fatto unilateralmente dall’aggressore. In tali condizioni, ritengo che debba esserci il riconoscimento legale di quel bonus difensivo di cui ho già detto, che riconosca la legittimità della reazione difensiva, anche quand’essa travalichi notevolmente la minaccia posta in essere.
Il criterio di proporzione
Attualmente il criterio della proporzionalità considera una difesa legittima solo se proporzionata alla minaccia presente. In questi termini, diventa essenziale la possibilità di dimostrare che l’aggressore stesse ponendo in atto una minaccia nel momento in cui l’aggredito ha reagito, e che questa minaccia fosse talmente grave da giustificare la reazione. Ancora più nello specifico, il concetto di legittima difesa così come è attualmente inteso dal legislatore e considerato dalla prassi della magistratura sottolinea un punto essenziale: può avere luogo solo nel momento in cui la minaccia è presente, non prima e non dopo.
Eppure, molti aspetti restano completamente esclusi da questa analisi. Anzitutto da un punto di vista psicologico: l’aggressore sa cosa sta per fare. Se è un criminale recidivo lo ha già fatto, ma anche se è alla prima esperienza egli SA cosa sta per fare. Si è procurato un’arma, ha scelto una vittima, ha in mente un’idea più o meno dettagliata dell’azione che vuole intraprendere. L’aggredito, al contrario, non sa un bel nulla. Non ha pianificato un bel nulla. Sta svolgendo la sua attività o sta riposando o facendosi i fatti suoi quando si ritrova catapultato in una condizione di pericolo per sé e per chi gli sta attorno. Le due posizioni non sono paragonabili né commisurabili secondo il criterio di proporzionalità. Quanto viene valutato lo stress di chi viene rapinato, minacciato, sottoposto a violenza? Ritengo che questo fattore non sia soltanto una parte in causa bensì il fulcro stesso dell’azione di autodifesa.
Lo stato di emergenza
Fatta salva la disamina giudiziale delle condizioni specifiche del singolo caso, garantirei per principio generale una maggiore propensione a giustificare la reazione dell’aggredito, per il puro e semplice fatto che mentre l’aggressore ha consapevolmente scelto di scatenare un conflitto, l’aggredito vi è stato costretto senza volontà. Egli si trova a dover fronteggiare una condizione di emergenza e pericolo che non ha cercato né provocato in alcun modo. Mi pare lapalissiano quanto questo sbilanciamento ponga il difensore in una condizione decisionale assai svantaggiosa.
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Estratto da "Codice Re"
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Il modello della belligeranza
Tanto la violenza tra individui quanto quella tra stati sono dei conflitti. Prendiamo a modello il caso di una guerra. Se uno stato invia truppe armate nel territorio di un altro stato, si parla di dichiarazione di guerra di fatto. Durante una guerra, sparare al nemico non è considerato un reato. In tempo di pace nessuno dovrebbe sparare a nessun altro. Ora, a parer mio se qualcuno vi minaccia con un’arma egli sta di fatto dichiarandovi guerra. E ritengo che le reazioni interpersonali ad atti di violenza vadano considerate anche a livello legale alla medesima stregua degli atti compiuti da uno stato cui venga, di fatto, dichiarata guerra. La guerra non finisce tout-court quando le truppe nemiche si ritirano: finisce quando viene stipulato un trattato di pace, una resa, o comunque quando uno dei belligeranti è stato sconfitto. Questo per il semplice motivo che un esercito che ora si ritira, finché la belligeranza non è conclusa, domani potrebbe tornare ad attaccarci. A parer mio non è necessariamente un reato sparare alla schiena di un violentatore in fuga più di quanto, in guerra, sia reato sparare alle truppe nemiche in rotta dopo che hanno fallito un assalto. È al contrario un caso, estremo, di reazione ad una condizione di belligeranza. Occorre qui aggiungere che, nel caso dell’aggressione, il conflitto non è stato aperto bilateralmente, ma dichiarato di fatto unilateralmente dall’aggressore. In tali condizioni, ritengo che debba esserci il riconoscimento legale di quel bonus difensivo di cui ho già detto, che riconosca la legittimità della reazione difensiva, anche quand’essa travalichi notevolmente la minaccia posta in essere.
Il criterio di proporzione
Attualmente il criterio della proporzionalità considera una difesa legittima solo se proporzionata alla minaccia presente. In questi termini, diventa essenziale la possibilità di dimostrare che l’aggressore stesse ponendo in atto una minaccia nel momento in cui l’aggredito ha reagito, e che questa minaccia fosse talmente grave da giustificare la reazione. Ancora più nello specifico, il concetto di legittima difesa così come è attualmente inteso dal legislatore e considerato dalla prassi della magistratura sottolinea un punto essenziale: può avere luogo solo nel momento in cui la minaccia è presente, non prima e non dopo.
Eppure, molti aspetti restano completamente esclusi da questa analisi. Anzitutto da un punto di vista psicologico: l’aggressore sa cosa sta per fare. Se è un criminale recidivo lo ha già fatto, ma anche se è alla prima esperienza egli SA cosa sta per fare. Si è procurato un’arma, ha scelto una vittima, ha in mente un’idea più o meno dettagliata dell’azione che vuole intraprendere. L’aggredito, al contrario, non sa un bel nulla. Non ha pianificato un bel nulla. Sta svolgendo la sua attività o sta riposando o facendosi i fatti suoi quando si ritrova catapultato in una condizione di pericolo per sé e per chi gli sta attorno. Le due posizioni non sono paragonabili né commisurabili secondo il criterio di proporzionalità. Quanto viene valutato lo stress di chi viene rapinato, minacciato, sottoposto a violenza? Ritengo che questo fattore non sia soltanto una parte in causa bensì il fulcro stesso dell’azione di autodifesa.
Lo stato di emergenza
Fatta salva la disamina giudiziale delle condizioni specifiche del singolo caso, garantirei per principio generale una maggiore propensione a giustificare la reazione dell’aggredito, per il puro e semplice fatto che mentre l’aggressore ha consapevolmente scelto di scatenare un conflitto, l’aggredito vi è stato costretto senza volontà. Egli si trova a dover fronteggiare una condizione di emergenza e pericolo che non ha cercato né provocato in alcun modo. Mi pare lapalissiano quanto questo sbilanciamento ponga il difensore in una condizione decisionale assai svantaggiosa.
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Estratto da "Codice Re"
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Riflette_Re - Stefano Re
Ho elaborato da decenni una riforma della legittima difesa tutta mia. Fa parte di una serie molto ampia di proposte di riforma che toccano l'intera struttura dello Stato, dal mondo del lavoro alle politiche economiche, dalla salute all'educazione, dal codice…
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