Forwarded from ✨Liberaveritas2 🌬🌊💨
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IA O Reale????
Presto sarà impossibile distinguere il reale dall'IA generata..
Questo potrebbe sembrare divertente.. ma NON LO È AFFATTO..
È spaventoso!
@Liberaveritas2
Presto sarà impossibile distinguere il reale dall'IA generata..
Questo potrebbe sembrare divertente.. ma NON LO È AFFATTO..
È spaventoso!
@Liberaveritas2
👍14😨3💯2
Intanto dalla Svezia...
link notizia ⤵️
https://tkp.at/2025/06/26/versteckte-kosten-von-5g-negative-auswirkungen-auf-die-gesundheit-von-industrie-ignoriert/
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Forwarded from Rinascita LOMBARDIA (Valentina)
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GUALTIERI ABBATTE ALTRI ALBERI CONTRO LA VOLONTÀ DEI CITTADINI 😡🤯
https://t.me/RinascitaLombardia
https://t.me/NoDigitalMan
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https://t.me/NoDigitalMan
🤬17🔥13👏1
IL BLOCCO NAVALE?
SOLO IN CAMPAGNA ELETTORALE!
Il governo Meloni apre le porte a 500.000 nuovi lavoratori stranieri tra il 2026 e il 2028, dopo anni passati a dire “prima gli italiani” e "Blocco navale subito".
Ci ricordiamo tutti le promesse, specialmente chi ci ha creduto ed è andato a votare, ma oggi si conferma chiaramente come fossero, è proprio il caso di dirlo, "promesse da marinaio".
Il problema dei migranti non solo non ha avuto argini, ma addirittura sta continuando a peggiorare con questo governo, in quanto gli sbarchi sono ogni anno in costante aumento.
La situazione purtroppo in Italia sta diventando ingestibile su vari fronti, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto sicurezza delle città, ma ecco che è già pronta a portata di mano la soluzione per mantenere l'ordine:
🌐 5G a tappeto
🔍 Telecamere piazzate ovunque
🥸 Riconoscimenti facciali
⛔️ Città di 15 minuti
tutti strumenti che saranno gli stessi italiani a richiedere, così da arrivare al diretto controllo sulla popolazione.
Il passaggio dal "Blocco Navale" al "Decreto flussi" è stato velocissimo, ma la coerenza? Rimandata a data da destinarsi.
https://t.me/STOP5GLASPEZIA
SOLO IN CAMPAGNA ELETTORALE!
Il governo Meloni apre le porte a 500.000 nuovi lavoratori stranieri tra il 2026 e il 2028, dopo anni passati a dire “prima gli italiani” e "Blocco navale subito".
Ci ricordiamo tutti le promesse, specialmente chi ci ha creduto ed è andato a votare, ma oggi si conferma chiaramente come fossero, è proprio il caso di dirlo, "promesse da marinaio".
Il problema dei migranti non solo non ha avuto argini, ma addirittura sta continuando a peggiorare con questo governo, in quanto gli sbarchi sono ogni anno in costante aumento.
La situazione purtroppo in Italia sta diventando ingestibile su vari fronti, soprattutto per quanto riguarda l'aspetto sicurezza delle città, ma ecco che è già pronta a portata di mano la soluzione per mantenere l'ordine:
tutti strumenti che saranno gli stessi italiani a richiedere, così da arrivare al diretto controllo sulla popolazione.
Il passaggio dal "Blocco Navale" al "Decreto flussi" è stato velocissimo, ma la coerenza? Rimandata a data da destinarsi.
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Questa volta ha stato il caldo...
https://www.bergamonews.it/2025/07/01/blackout-a-bergamo-tra-semafori-spenti-e-allarmi-impazziti/815258/
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Milano chiusa dentro una falsa "Gabbia Green" che serve esclusivamente a creare città ghetto e a togliere la libertà sulla mobilità privata... Svegliatevi, perché questo è il futuro per tutte le città d'Italia!
🤮16👍13💯8🤬3🖕3
🚗 AUTO ELETTRICA: QUANDO I "COMPLOTTISTI" AVEVANO (DI NUOVO) RAGIONE
Per anni sono stati derisi, etichettati come retrogradi, accusati di non capire il progresso. Eppure, oggi, le voci che mettevano in guardia contro l’abbandono forzato del motore endotermico stanno trovando conferma nei fatti. I cosiddetti “complottisti” (o forse sarebbe meglio chiamarli semplicemente scettici lucidi) avevano previsto che la corsa cieca verso l’elettrico avrebbe portato al collasso dell’industria automobilistica europea. E ora, quel collasso è sotto gli occhi di tutti.
⚙️ Il crollo dell’industria automobilistica europea
In Italia, la produzione di auto è ai minimi storici.
🇫🇷 🇪🇸 In Francia e Spagna, gli stabilimenti chiudono o si riconvertono.
🇩🇪 In Germania, cuore pulsante dell’automotive europeo, si assiste a una trasformazione inquietante: le fabbriche di auto diventano fabbriche di mezzi militari.
Questa non è una semplice crisi di settore!
È una mutazione profonda, che mette in discussione l’intero modello industriale europeo. E tutto questo in nome di una transizione ecologica che, più che una scelta razionale, sembra un dogma ideologico.
🌍 Il resto del mondo va in un’altra direzione!
🇪🇺 Mentre l’Europa si impone regole sempre più stringenti, il resto del mondo continua a produrre e vendere auto a benzina e diesel:
🇺🇸 Gli Stati Uniti mantengono un approccio misto, senza demonizzare l’endotermico.
🇮🇳 🇧🇷 🇦🇷 In India e Sud America, l’elettrico è ancora un’utopia per pochi.
🇨🇳 La Cina, con pragmatismo, produce sia elettrico che endotermico… e intanto conquista il mercato europeo.
Non è un caso se oggi metà delle auto che circolano in Europa sono di produzione cinese.
L’industria europea, strangolata da normative e costi insostenibili, ha lasciato spazio a chi ha saputo coniugare innovazione e realismo.
🧠 Una strategia o una follia?
E qui arrivano le domande scomode:
⁉️É tutto frutto di incompetenza o c’è un disegno più ampio?
⁉️Perché trasformare le fabbriche di auto in impianti per la produzione di mezzi armati?
⁉️Perché spingere un intero continente verso l’autodistruzione industriale?
Chi solleva questi interrogativi viene ancora oggi bollato come “complottista”. Ma forse è arrivato il momento di rivalutare quel termine. Forse, in un’epoca in cui il buon senso è diventato eresia, i veri visionari sono proprio quelli che hanno il coraggio di andare controcorrente.
Canale ⤵️
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Chat libera ⤵️
https://t.me/STOP5GLASPEZIAREGIONI
Per anni sono stati derisi, etichettati come retrogradi, accusati di non capire il progresso. Eppure, oggi, le voci che mettevano in guardia contro l’abbandono forzato del motore endotermico stanno trovando conferma nei fatti. I cosiddetti “complottisti” (o forse sarebbe meglio chiamarli semplicemente scettici lucidi) avevano previsto che la corsa cieca verso l’elettrico avrebbe portato al collasso dell’industria automobilistica europea. E ora, quel collasso è sotto gli occhi di tutti.
⚙️ Il crollo dell’industria automobilistica europea
In Italia, la produzione di auto è ai minimi storici.
🇫🇷 🇪🇸 In Francia e Spagna, gli stabilimenti chiudono o si riconvertono.
🇩🇪 In Germania, cuore pulsante dell’automotive europeo, si assiste a una trasformazione inquietante: le fabbriche di auto diventano fabbriche di mezzi militari.
Questa non è una semplice crisi di settore!
È una mutazione profonda, che mette in discussione l’intero modello industriale europeo. E tutto questo in nome di una transizione ecologica che, più che una scelta razionale, sembra un dogma ideologico.
🌍 Il resto del mondo va in un’altra direzione!
🇪🇺 Mentre l’Europa si impone regole sempre più stringenti, il resto del mondo continua a produrre e vendere auto a benzina e diesel:
🇺🇸 Gli Stati Uniti mantengono un approccio misto, senza demonizzare l’endotermico.
🇮🇳 🇧🇷 🇦🇷 In India e Sud America, l’elettrico è ancora un’utopia per pochi.
🇨🇳 La Cina, con pragmatismo, produce sia elettrico che endotermico… e intanto conquista il mercato europeo.
Non è un caso se oggi metà delle auto che circolano in Europa sono di produzione cinese.
L’industria europea, strangolata da normative e costi insostenibili, ha lasciato spazio a chi ha saputo coniugare innovazione e realismo.
🧠 Una strategia o una follia?
E qui arrivano le domande scomode:
⁉️É tutto frutto di incompetenza o c’è un disegno più ampio?
⁉️Perché trasformare le fabbriche di auto in impianti per la produzione di mezzi armati?
⁉️Perché spingere un intero continente verso l’autodistruzione industriale?
Chi solleva questi interrogativi viene ancora oggi bollato come “complottista”. Ma forse è arrivato il momento di rivalutare quel termine. Forse, in un’epoca in cui il buon senso è diventato eresia, i veri visionari sono proprio quelli che hanno il coraggio di andare controcorrente.
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"Volete la Pace o l'Elettricità?"
Svegliatevi e cominciate a protestare!
Così come succede per la Palestina, bisogna fare lo stesso per chiudere immediatamente la guerra contro la Russia e soprattutto togliere immediatamente le sanzioni a chi riforniva l'Europa di energia a basso costo.
Non possiamo andare dietro a chi pensa solo a fare cassa con le armi... esiste una cosetta che a Bruxelles si sono dimenticati e si chiama DIPLOMAZIA!!!
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
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Nei Paesi economicamente avanzati, la guerra contro il contante viene venduta come un modo per combattere l'economia sommersa.
Quante volte ve l'avranno detto. La tracciabilità. Gli evasori. L'idraulico. Il barista che ruba alla collettività i soldi del caffè e del cornetto. La criminalità organizzata. Il terrorismo.
Sono tutti strumenti di marketing per dare in pasto all'opinione pubblica il passaggio ai pagamenti digitali.
A dirlo non siamo noi bensì un premio Nobel: Kenneth Rogoff nel suo libro The curse of cash ("La maledizione del contante").
Kenneth Rogoff è un ex funzionario del Fondo monetario internazionale, della Fed nonché del Gruppo dei 30, assieme a Mario Draghi e altri.
Il Gruppo dei 30 è stato fondato nel 1978 su iniziativa della Fondazione Rockefeller.
E come te sbaji...
La puntata completa:
https://youtu.be/sbmSpPj8zYs?si=Fum2Eyq-3ocVEYiC
🔴 Per ricevere tutti gli aggiornamenti segui Giorgio Bianchi Photojournalist
Quante volte ve l'avranno detto. La tracciabilità. Gli evasori. L'idraulico. Il barista che ruba alla collettività i soldi del caffè e del cornetto. La criminalità organizzata. Il terrorismo.
Sono tutti strumenti di marketing per dare in pasto all'opinione pubblica il passaggio ai pagamenti digitali.
A dirlo non siamo noi bensì un premio Nobel: Kenneth Rogoff nel suo libro The curse of cash ("La maledizione del contante").
Kenneth Rogoff è un ex funzionario del Fondo monetario internazionale, della Fed nonché del Gruppo dei 30, assieme a Mario Draghi e altri.
Il Gruppo dei 30 è stato fondato nel 1978 su iniziativa della Fondazione Rockefeller.
E come te sbaji...
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Forwarded from Patrizia
C’è un passaggio, in un documento ministeriale pubblicato quasi in sordina all’inizio dell’estate, che dovrebbe far tremare le fondamenta della nostra Repubblica. È una frase contenuta a pagina 45 del nuovo Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne 2021-2027 (PSNAI), approvato con grande ritardo e redatto tra le nebbie dei dipartimenti centrali. Si trova nell’“obiettivo 4: Accompagnamento in un percorso di spopolamento irreversibile”. E recita: “Queste aree non possono porsi alcun obiettivo di inversione di tendenza ma nemmeno essere abbandonate a se stesse. Hanno bisogno di un piano mirato che le accompagni in un percorso di cronicizzato declino e invecchiamento”.
Non è una battuta, né un refuso. È la nuova linea di indirizzo strategico dello Stato verso centinaia di Comuni italiani, per lo più montani, collinari o rurali. Si tratta di un cambio di paradigma silenzioso ma devastante: si rinuncia ufficialmente all’idea di invertire la tendenza allo spopolamento. Si pianifica il declino. Lo si accompagna. Lo si normalizza.
Per capire la portata della questione, bisogna risalire alla definizione di Aree Interne: sono quasi 4.000 Comuni italiani, sparsi in ogni regione, che si trovano lontani dai centri dove si concentrano servizi essenziali come sanità, istruzione e mobilità. Coinvolgono oltre 13 milioni di cittadini, il 23% della popolazione, distribuiti su quasi il 60% del territorio nazionale. In pratica, l’Italia profonda. Quella che custodisce boschi, pascoli, acque, borghi storici, comunità coese. E che oggi si vede diagnosticare una malattia terminale.
Nel PSNAI, approvato nel marzo 2025 ma diffuso solo ora, lo Stato compie una distinzione netta tra territori rilanciabili e territori senza speranza. I secondi, si legge, hanno una struttura demografica compromessa, con popolazione in forte declino e basse prospettive di sviluppo. E quindi, si conclude, non possono avere obiettivi di rilancio. Ma cosa significa, in pratica? Significa che non si investirà più per trattenere giovani o attrarne di nuovi. Che non si costruiranno più servizi in quei luoghi. Che si pianificherà una dignitosa decadenza: un welfare del tramonto che fornisca badanti e medicine, ma non opportunità né speranza.
Un gruppo di studiosi, amministratori e attivisti, riuniti il 12 giugno dal CERSTE, ha avuto il coraggio di dire le cose come stanno: questo documento è un verdetto, non una strategia. E viola in spirito l’articolo 3 della Costituzione, là dove parla dell’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza e la partecipazione di tutti i cittadini. Invece di rimuoverli, li si consacra. Si adottano criteri tecnici tempi di percorrenza, densità, indicatori statistici che ignorano la realtà sociale e culturale dei luoghi. Si dimentica che molte fragilità sono state indotte da scelte politiche e tagli strutturali. Che non si può misurare la vitalità di un borgo solo coi numeri dell’anagrafe.
Le implicazioni economiche sono enormi. Si accentua la polarizzazione tra città affollate e campagne abbandonate. Si crea un’Italia a doppia velocità dove le periferie non sono più nemmeno oggetto di recupero, ma di gestione passiva. Eppure, proprio in quei territori ci sarebbero opportunità strategiche: agricoltura sostenibile, turismo lento, energie rinnovabili, coesione sociale, difesa idro-geologica. Il paradosso è che nel resto d’Europa, dalla Francia ai Paesi nordici , le aree rurali sono oggetto di investimenti e valorizzazione. Hanno rappresentanza istituzionale, accesso a fondi dedicati, programmi a lungo termine. In Italia, invece, si preferisce accompagnare al tramonto.
Non è solo un errore tecnico. È un messaggio devastante: Non contate più. È anche una questione di dignità: le comunità che resistono nelle Aree Interne non vogliono compassione. Vogliono giustizia, possibilità, strumenti. Questo è il punto che il PSNAI ignora. Le Aree Interne non sono solo problemi da contenere, come pare emergere dal documento. Sono risorse da liberare.
Non è una battuta, né un refuso. È la nuova linea di indirizzo strategico dello Stato verso centinaia di Comuni italiani, per lo più montani, collinari o rurali. Si tratta di un cambio di paradigma silenzioso ma devastante: si rinuncia ufficialmente all’idea di invertire la tendenza allo spopolamento. Si pianifica il declino. Lo si accompagna. Lo si normalizza.
Per capire la portata della questione, bisogna risalire alla definizione di Aree Interne: sono quasi 4.000 Comuni italiani, sparsi in ogni regione, che si trovano lontani dai centri dove si concentrano servizi essenziali come sanità, istruzione e mobilità. Coinvolgono oltre 13 milioni di cittadini, il 23% della popolazione, distribuiti su quasi il 60% del territorio nazionale. In pratica, l’Italia profonda. Quella che custodisce boschi, pascoli, acque, borghi storici, comunità coese. E che oggi si vede diagnosticare una malattia terminale.
Nel PSNAI, approvato nel marzo 2025 ma diffuso solo ora, lo Stato compie una distinzione netta tra territori rilanciabili e territori senza speranza. I secondi, si legge, hanno una struttura demografica compromessa, con popolazione in forte declino e basse prospettive di sviluppo. E quindi, si conclude, non possono avere obiettivi di rilancio. Ma cosa significa, in pratica? Significa che non si investirà più per trattenere giovani o attrarne di nuovi. Che non si costruiranno più servizi in quei luoghi. Che si pianificherà una dignitosa decadenza: un welfare del tramonto che fornisca badanti e medicine, ma non opportunità né speranza.
Un gruppo di studiosi, amministratori e attivisti, riuniti il 12 giugno dal CERSTE, ha avuto il coraggio di dire le cose come stanno: questo documento è un verdetto, non una strategia. E viola in spirito l’articolo 3 della Costituzione, là dove parla dell’impegno della Repubblica a rimuovere gli ostacoli che limitano l’eguaglianza e la partecipazione di tutti i cittadini. Invece di rimuoverli, li si consacra. Si adottano criteri tecnici tempi di percorrenza, densità, indicatori statistici che ignorano la realtà sociale e culturale dei luoghi. Si dimentica che molte fragilità sono state indotte da scelte politiche e tagli strutturali. Che non si può misurare la vitalità di un borgo solo coi numeri dell’anagrafe.
Le implicazioni economiche sono enormi. Si accentua la polarizzazione tra città affollate e campagne abbandonate. Si crea un’Italia a doppia velocità dove le periferie non sono più nemmeno oggetto di recupero, ma di gestione passiva. Eppure, proprio in quei territori ci sarebbero opportunità strategiche: agricoltura sostenibile, turismo lento, energie rinnovabili, coesione sociale, difesa idro-geologica. Il paradosso è che nel resto d’Europa, dalla Francia ai Paesi nordici , le aree rurali sono oggetto di investimenti e valorizzazione. Hanno rappresentanza istituzionale, accesso a fondi dedicati, programmi a lungo termine. In Italia, invece, si preferisce accompagnare al tramonto.
Non è solo un errore tecnico. È un messaggio devastante: Non contate più. È anche una questione di dignità: le comunità che resistono nelle Aree Interne non vogliono compassione. Vogliono giustizia, possibilità, strumenti. Questo è il punto che il PSNAI ignora. Le Aree Interne non sono solo problemi da contenere, come pare emergere dal documento. Sono risorse da liberare.
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Forwarded from Isabella Fontana
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Tutti i giorni ti raccontano:
-che devi essere più Green
-che non puoi girare con l'euro5
-che non puoi avere la caldaia a gas
-che coltivare inquina troppo
-che le scorregge delle mucche creano cambiamenti climatici
-che devi limitare l'uso dell'acqua
-che avere un caminetto è un grave reato perchè emette troppa CO2
Però non ti dicono che l'uso crescente della IA, ormai in tutti gli ambiti umani, consumerà talmente tanta energia da diventare la prima fonte di inquinamento del paese... ma questo lo spacciano come il progresso inarrestabile!!!
https://t.me/STOP5GLASPEZIA
-che devi essere più Green
-che non puoi girare con l'euro5
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Però non ti dicono che l'uso crescente della IA, ormai in tutti gli ambiti umani, consumerà talmente tanta energia da diventare la prima fonte di inquinamento del paese... ma questo lo spacciano come il progresso inarrestabile!!!
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🇮🇹 FRATELLI D’UCRAINA: IL NUOVO SOGNO ITALIANO 🇺🇦
Pare che Giorgia Meloni abbia trovato la soluzione a tutti i problemi dell’Italia: "ricostruire l’Ucraina"...
Miliardi di euro pronti a volare oltre confine, mentre in patria si vola solo tra le buche delle strade e le crepe nei soffitti delle scuole.
💸 Investimenti miliardari… ma non per noi!
Secondo le ultime dichiarazioni, l’Italia sarebbe pronta a contribuire generosamente alla rinascita ucraina. Un gesto nobile, certo. Ma c’è un piccolo dettaglio: "l’Italia è ultima in Europa per crescita dei salari dal 1990". Ultima. Neanche una medaglia di bronzo, solo tanta stagnazione e stipendi che sembrano usciti da un film degli anni ’80.
Nel frattempo:
- 🏥 Il Servizio Sanitario Nazionale arranca come un vecchio Fiat Panda in salita.
- 🚧 Le autostrade sarebbero ottime, se ancora circolassero le fiat 500 e 1100 del 1950.
- 🚆 I trasporti pubblici sono un esperimento sociale sulla pazienza umana.
- 🏫 Le scuole cadono a pezzi, ma almeno i calcinacci insegnano la gravità.
- 🏭 Le industrie chiudono, delocalizzano e il “Made in Italy” diventa “Made in Altrove”.
🧾 Le tasse: quel misterioso tributo!!!
Ora, la domanda sorge spontanea: qualcuno ha spiegato alla Presidente del Consiglio che gli italiani pagano le tasse per ricevere servizi in cambio?
O forse pensa che il contribuente sia una sorta di bancomat emotivo, pronto a finanziare ogni slancio geopolitico con un sorriso e un mutuo?
Perché mentre si tagliano fondi alla sanità, alla sicurezza, all’istruzione, si trovano magicamente miliardi per ricostruire un paese che, per quanto meriti solidarietà, non è il nostro.
🧠 Un rebranding necessario?
A questo punto, forse è il caso di aggiornare il nome del partito. “Fratelli d’Italia” suona un po’ stonato, no? Meglio qualcosa di più coerente con la nuova missione internazionale: “Fratelli d’Ucraina”. Con un bel logo giallo-blu e una mappa dell’Italia in formato “donatore seriale”.
La solidarietà internazionale sarà pure importante. Ma lo è anche la dignità nazionale.
E se non si riesce a garantire nemmeno i servizi essenziali ai propri cittadini, forse è il caso di guardarsi un po’ dentro prima di voler salvare il mondo.
https://t.me/STOP5GLASPEZIA
Pare che Giorgia Meloni abbia trovato la soluzione a tutti i problemi dell’Italia: "ricostruire l’Ucraina"...
Miliardi di euro pronti a volare oltre confine, mentre in patria si vola solo tra le buche delle strade e le crepe nei soffitti delle scuole.
💸 Investimenti miliardari… ma non per noi!
Secondo le ultime dichiarazioni, l’Italia sarebbe pronta a contribuire generosamente alla rinascita ucraina. Un gesto nobile, certo. Ma c’è un piccolo dettaglio: "l’Italia è ultima in Europa per crescita dei salari dal 1990". Ultima. Neanche una medaglia di bronzo, solo tanta stagnazione e stipendi che sembrano usciti da un film degli anni ’80.
Nel frattempo:
- 🏥 Il Servizio Sanitario Nazionale arranca come un vecchio Fiat Panda in salita.
- 🚧 Le autostrade sarebbero ottime, se ancora circolassero le fiat 500 e 1100 del 1950.
- 🚆 I trasporti pubblici sono un esperimento sociale sulla pazienza umana.
- 🏫 Le scuole cadono a pezzi, ma almeno i calcinacci insegnano la gravità.
- 🏭 Le industrie chiudono, delocalizzano e il “Made in Italy” diventa “Made in Altrove”.
🧾 Le tasse: quel misterioso tributo!!!
Ora, la domanda sorge spontanea: qualcuno ha spiegato alla Presidente del Consiglio che gli italiani pagano le tasse per ricevere servizi in cambio?
O forse pensa che il contribuente sia una sorta di bancomat emotivo, pronto a finanziare ogni slancio geopolitico con un sorriso e un mutuo?
Perché mentre si tagliano fondi alla sanità, alla sicurezza, all’istruzione, si trovano magicamente miliardi per ricostruire un paese che, per quanto meriti solidarietà, non è il nostro.
🧠 Un rebranding necessario?
A questo punto, forse è il caso di aggiornare il nome del partito. “Fratelli d’Italia” suona un po’ stonato, no? Meglio qualcosa di più coerente con la nuova missione internazionale: “Fratelli d’Ucraina”. Con un bel logo giallo-blu e una mappa dell’Italia in formato “donatore seriale”.
La solidarietà internazionale sarà pure importante. Ma lo è anche la dignità nazionale.
E se non si riesce a garantire nemmeno i servizi essenziali ai propri cittadini, forse è il caso di guardarsi un po’ dentro prima di voler salvare il mondo.
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Forwarded from LiberaMenteServo
MEDELLÍN, LA RIVOLUZIONE VERDE CHE FA TREMARE I SIGNORI DEL CEMENTO
880.000 alberi, 2,5 milioni di piante. Una città intera che ha sfidato il sistema, e ha vinto.
Nel cuore delle Ande colombiane, una delle metropoli più calde e congestionate del Sud America ha fatto qualcosa di inaccettabile per chi comanda le città moderne: ha piantato alberi. A centinaia di migliaia.
Il risultato?
– Fino a -5°C sulle vecchie distese d’asfalto
– Aria più pulita, meno rumore
– Più ombra, umidità, biodiversità
– Marciapiedi e spartitraffico trasformati in corridoi viventi
Lo chiamano “corredores verdes”, ma è una dichiarazione di guerra: alla speculazione, al traffico, alla monocultura urbana.
Medellín ha formato e assunto migliaia di lavoratori locali, soprattutto giovani e persone escluse dal mercato. Altro che smart city: è una città che torna a respirare, partendo dal basso.
E allora chiediamoci: perché non lo fanno anche da noi?
Perché il verde non si può brevettare, non si può tassare, non si può vendere come un climatizzatore.
Perché l’albero non paga il pedaggio né la bolletta, ma cambia davvero il clima.
E soprattutto: perché nelle nostre città li abbattono continuamente?
Perché ogni albero è un ostacolo alla cementificazione, un freno agli appalti, un simbolo di libertà non controllabile.
E soprattutto perché gli alberi ostacolano la propagazione delle frequenze del 5G.
Troppa ombra, troppa umidità, troppi rami che “interferiscono”. E allora via gli alberi. Per lasciare spazio alle antenne.
È così che si costruisce il futuro: eliminando ciò che protegge la vita, per far posto a ciò che controlla l’uomo.
13/07/2025
https://t.me/occhioallastoria/3791
880.000 alberi, 2,5 milioni di piante. Una città intera che ha sfidato il sistema, e ha vinto.
Nel cuore delle Ande colombiane, una delle metropoli più calde e congestionate del Sud America ha fatto qualcosa di inaccettabile per chi comanda le città moderne: ha piantato alberi. A centinaia di migliaia.
Il risultato?
– Fino a -5°C sulle vecchie distese d’asfalto
– Aria più pulita, meno rumore
– Più ombra, umidità, biodiversità
– Marciapiedi e spartitraffico trasformati in corridoi viventi
Lo chiamano “corredores verdes”, ma è una dichiarazione di guerra: alla speculazione, al traffico, alla monocultura urbana.
Medellín ha formato e assunto migliaia di lavoratori locali, soprattutto giovani e persone escluse dal mercato. Altro che smart city: è una città che torna a respirare, partendo dal basso.
E allora chiediamoci: perché non lo fanno anche da noi?
Perché il verde non si può brevettare, non si può tassare, non si può vendere come un climatizzatore.
Perché l’albero non paga il pedaggio né la bolletta, ma cambia davvero il clima.
E soprattutto: perché nelle nostre città li abbattono continuamente?
Perché ogni albero è un ostacolo alla cementificazione, un freno agli appalti, un simbolo di libertà non controllabile.
E soprattutto perché gli alberi ostacolano la propagazione delle frequenze del 5G.
Troppa ombra, troppa umidità, troppi rami che “interferiscono”. E allora via gli alberi. Per lasciare spazio alle antenne.
È così che si costruisce il futuro: eliminando ciò che protegge la vita, per far posto a ciò che controlla l’uomo.
13/07/2025
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LA CARNE HI-TECH
Bill Gates e il WEF hanno investito enormi somme nella sponsorizzazione della carne coltivata in laboratorio.
Secondo te questa è la soluzione che dovrebbe contrastare la fame nel mondo o un modo per arricchire le multinazionali?
Pensa a un futuro in cui sarà bandita la macellazione in nome della sostenibilità ambientale e potrai mangiare solo questo tipo di carne prodotta direttamente dalle Èlite globaliste...
Pensi che il consumo di questa pseudo-carne possa portare all'insorgenza di malattie e patologie che oggi nemmeno possiamo immaginare?
Oppure pensi che questa "roba" costruita con stampanti 3D possa essere sana?
Quello che è certo è che questo non è naturale e sicuramente non è "Progresso!"
Canale ⤵️
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Bill Gates e il WEF hanno investito enormi somme nella sponsorizzazione della carne coltivata in laboratorio.
Secondo te questa è la soluzione che dovrebbe contrastare la fame nel mondo o un modo per arricchire le multinazionali?
Pensa a un futuro in cui sarà bandita la macellazione in nome della sostenibilità ambientale e potrai mangiare solo questo tipo di carne prodotta direttamente dalle Èlite globaliste...
Pensi che il consumo di questa pseudo-carne possa portare all'insorgenza di malattie e patologie che oggi nemmeno possiamo immaginare?
Oppure pensi che questa "roba" costruita con stampanti 3D possa essere sana?
Quello che è certo è che questo non è naturale e sicuramente non è "Progresso!"
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