Paolo Sceusa - Marcia delle Libertà Pace Evoluzione
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Forwarded from Alfredo Tocchi
L'accordo Stati Uniti Unione Europea: un atto di sottomissione vergognoso e degradante

“Kiss my ass, ma a domicilio, nel mio resort”: il punto più basso della Storia europea

A domicilio, come una squillo qualsiasi, la signora degli sms scambiati con Albert Bourla ha baciato il culo di Donald Trump. Non in una sede istituzionale europea, nel suo resort in Scozia, Trump Turnberry.
Il Primo Ministro francese François Bayrou è stato l'unico a dichiarare senza mezzi termini che si è trattato di un atto di sottomissione.
La forma conta, Bayrou, laureato in lettere, biografo di Enrico IV (da lui definito “il Re libero”) ha compreso che Donald Trump, narcisista maligno, baro a golf (il filmato in cui bara giocando a Turnberry è diventato virale) voleva umiliare l'Unione Europea e ha perfettamente raggiunto il suo scopo.
L'accordo è una resa, una passiva accettazione del diktat, un atto di sottomissione vergognoso e degradante.
La responsabilità di questa imbarazzante pagina della Storia europea (forse il punto più basso, almeno per ora) ricade su tutte le forze politiche che hanno confermato una signora indagata, una signora capace di cancellare gli sms scambiati con Albert Bourla e secretare i contratti di acquisto dei vaccini senza batter ciglio, con una spudoratezza e un cinismo raro persino tra i politici.
Mi vergogno profondamente di non essere capace di gesti eclatanti di ribellione. Il mio è un lamento senile, da vecchio in coda alla posta, patetico nella sua assoluta inutilità.
Mi sono spezzato molte molte, piegato mai e ora la signora tedesca ha umiliato anche me, insieme a 450 milioni di europei.
Naturalmente, per baciare un culo non bastano due labbra, occorre un culo. Donald Trump è un grosso culo che fa il bullo. Che senso ha chiamarci alleati, dare carezze e bacetti alla nostra Presidente del Consiglio e poi trattarci da ciò che siamo (da troppo tempo), una colonia?
In diritto, esistono i vizi del consenso (errore, violenza e dolo). La violenza è la minaccia di una male grave e irreparabile utilizzata dal più forte per estorcere un consenso dalla parte debole. L'Unione Europea è stata minacciata e ha accettato obtorto collo condizioni devastanti per la propria economia già in crisi. Lecito o meno, questo accordo è un de profundis per la sovranità europea. I singoli Stati dell'Unione sono stati scavalcati dalla signora tedesca. In Italia, sono in tanti a sostenere che Donald Trump sia un grande uomo e che – tutto sommato – i dazi al 15% non siano una gran cosa.
Io – al contrario – da avvocato internazionalista studio il commercio internazionale dalla seconda metà degli anni '80. So che sono stati gli USA a dare il via alla demolizione del GATT (General Agreement on Tariffs and Trade), per sfruttare i vantaggi delle delocalizzazioni. Il tessuto industriale dell'Occidente è stato devastato da scelte macroeconomiche sbagliate dei soliti economisti e ora noi europei ne paghiamo le conseguenze. I nostri distretti industriali erano il fiore all'occhiello della nostra economia: cosa ne resta?
Il nostro straordinario know-how è stato trasferito in Cina, l'intero distretto industriale del Verbano Cusio Ossola (dove ho lavorato come consulente legale da ragazzo) non esiste quasi più.
Ci si può suicidare in molti modi ma - quando tutto è perduto - almeno si potrebbe farlo con dignità.
Con quasi 120 basi militari di una Nazione che si è rivelata ostile sul nostro territorio, non abbiamo neppure l'opzione di entrare a far parte dei BRICS, il mondo nuovo che reclama la sua fetta di torta.
Siamo la più fedele, la più sottomessa, la più indecente delle colonie, governata da una cameriera e maggiordomi tenuti in gran riguardo dai padroni.
Per un cesto di frutta secca regalato a un cugino vendutosi ai musulmani al posto di un cesto d’oro, i di Tocco (che ne erano principi) persero Corfù. Io fin da bambino ho sempre ammirato quel gesto di ribellione: chi usa violenza in una trattativa non merita rispetto, ma una reazione di scherno, costi quel che costi. Il resto sono vomitevoli anilingus.
di Alfredo Tocchi, 29 luglio 2025
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👆 Ricevo e volentieri diffondo.
Grazie Alfredo, ancora una volta
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La Marcia di oggi da S. Stefano a Sanremo è quel che serve in questo tempo dissennato per manifestare in modo concreto, chiaro e pacifico in favore della pace.
Essa dice no alle armi e alle politiche aggressive e di riarmo che attraversano ancora una volta il mondo.
L’idea di manifestare con una marcia come questa, che accompagna una simbolica realizzazione artistica, una statua a grandezza naturale di un soldato che calpesta un mitra e offre un papavero bianco, veicola un messaggio davvero potente.
Il papavero bianco che la statua offre come simbolo di pace e di disarmo universale, rappresenta il gesto di chi rifiuta le armi. Un gesto che è davvero l’unico antidoto alla violenza bellica.
“Non attraverso di me, si compirà l’ennesima
e definitiva barbarie”.
Questo esprime quel bronzeo volto deciso e sereno.
Attorno al papavero
bianco, sta anche nascendo un movimento sottile e silenzioso di opposizione ad ogni tipo di politica di guerra. Esso viene realizzato da centinaia di mani secondo modelli, materiali e fantasie costruttive semplici e diverse; viene distribuito per essere raccolto e imitato, fotografato e diffuso insieme a un biglietto con un breve messaggio di pace, che ognuno può formulare con parole sue.
Esistono pagine Instagram che tesimoniano con immagini questa bellissima semina. Una di queste si chiama proprio
papaveribianchi.
Mi auguro che monumenti a tutti gli eroi che respingono l’idea della guerra, si moltiplichino anch’essi e che trovino strade e piazze dove essere esposti,
come accade oggi.
Non bastano i monumenti ai caduti, alle moltitudini di giovani vite stroncate dai conflitti passati e presenti, per evitare altre guerre.
A quelli, vanno aggiunte le testimonianze monumentali per celebrare chi la guerra ha rifiutato e rifiuta anche a prezzo di rischi personali.
Costoro sono eroi da ringraziare pubblicamente, pacificamente e magari artisticamente, non sono codardi da esecrare.
La costituzione italiana dichiara di ripudiare la guerra, ma oltre a quella difensiva in caso di aggressione, ammette anche quella cui ci obbliga il trattato atlantico, istitutivo della nato.
Il tempo presente ci mostra come questo rischio di coinvolgimento “atlantico”, sia purtroppo davvero vicinissimo e concreto.
Per questo occorre ora più che mai rimanere fedeli all’idea di sovranità.
E sto parlando della sovranità più importante: quella personale.
Quella delle decisioni individuali che presto ci toccherà prendere, per non trovarci, come persone e come italiani, per l’ennesima volta dalla parte sbagliata della storia, della moralità e dell’intelligenza.
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L’estate non decolla.
Perché tutto questo morire?
Tutto questo non sapere?
Tutto questo non solcare universi?
Che faccio? Torno a dormire?
Non riesco. E nemmeno ho sognato quel che volevo.
Ci saranno presto sogni a gettone.
Magari? Magari anche no.
Sibilo di missili lontani.
Tuoni…
O bombe?
Chissà di chi è il compleanno, oggi.
O di chi lo sarebbe stato…
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Kufia, Canto per la Palestina

Sogno dei gigli bianchi
strade di canto e una casa di luce

Voglio un cuore buono
e non voglio il fucile

Voglio un giorno intero di sole
e non un attimo di una folle vittoria razzista
Voglio un giorno intero di sole
e non strumenti di guerra

Le mie non sono lacrime di paura
sono lacrime per la mia terra
Sono nato per il sole che sorge
non per quello che tramonta.
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Forwarded from Paolo Sommariva
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Forwarded from Diego Costas
Foto da costacurtadiego
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Forwarded from Diego Costas
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6 Agosto 1945, ore 8.15
Perdonare? Non se ne parla.
Ricordare!
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