Forwarded from La Banda degli Idraulici
INTANTO A VIAREGGIO
Un uomo si è impiccato fuori dall’Agenzia delle entrate.
Ogni potere, presto o tardi, tenderà SEMPRE ad essere malvagio, prevaricatore, meschino ed ignobile.
Soprattutto oggi, nel 1984. ☹️
🇮🇹 Smetti la bamba,
stai con la Banda 🇷🇺
🤙 https://t.me/labandadegliidraulici
Un uomo si è impiccato fuori dall’Agenzia delle entrate.
Ogni potere, presto o tardi, tenderà SEMPRE ad essere malvagio, prevaricatore, meschino ed ignobile.
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Forwarded from La Banda degli Idraulici
GRETA OH GRETA
Greta Thunberg e i suoi compagni di viaggio hanno navigato oltrepassando i pikoli ancieli mikranti sudanesi in fuga dalla guerra civile durante la loro missione "umanitaria" a Gaza.
La Freedom Flotilla non si è fermata ad aiutarli e i mikranti sono stati arrestati dalle autorità libiche. Non hanno salvato nemmeno i quattro che si sono buttati dal gommone in avaria per raggiungere a nuoto la barca.
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Greta Thunberg e i suoi compagni di viaggio hanno navigato oltrepassando i pikoli ancieli mikranti sudanesi in fuga dalla guerra civile durante la loro missione "umanitaria" a Gaza.
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Forwarded from La Banda degli Idraulici
In italia si continuano ad applicare i doppi standard nei confronti dei connazionali che si sono impegnati armi in mano sul fronte ucraino.
In questi giorni in diverse città emiliane - dove precedentemente erano state censurate e bandite iniziative pacifiste o “filo-russe” - sono previsti incontri con un foreign fighter italiano che ha militato nelle formazioni armate di Zelensky.
Chi ha combattuto con Kiev - presentato come “volontario” - è libero di tenere incontri pubblici, mentre coloro che nello stesso conflitto hanno scelto la trincea opposta vengono etichettati come “mercenari”, spesso diffamati, indagati e ricercati. C’è anche chi, come Palmeri, ha ricevuto condanne in contumacia per aver fatto né più né meno di chi è stato sul lato ucraino, ossia aver imbracciato un fucile in una trincea.
Intervistato da un giornale regionale, oltre a raccontare le difficili situazioni personali affrontate in guerra, il combattente non manca di colorare il suo racconto con le sfumature della propaganda ucraina. Secondo lui è stata la Russia a portare la guerra nel Donbass “con la scusa della lingua, del nazismo e di una montagna di cavolate”, come se la guerra fosse iniziata dal nulla nel 2022, chiudendo gli occhi su tutte le misure liberticide imposte negli anni da Kiev contro minoranze linguistiche, religione, cultura, istruzione, politica e libertà d’informazione. Gli abitanti del Donbass, come hanno spesso sottolineato sia giornalisti di media internazionali che molti soldati ucraini (che definiscono queste persone con il termine “zhduny”, ossia coloro che “aspettano” i russi), comprendono bene le origini del conflitto e sostengono l’esercito di Kiev meno di quanto voglia far credere il foreign fighter.
Nelle locandine degli eventi il combattente viene presentato come “volontario italiano in difesa della libertà in Ucraina”. Sul fatto che egli sia volontario non ci sono dubbi, mentre sulla difesa delle libertà in Ucraina - Paese dove gli uomini sono intrappolati senza poter attraversare le frontiere, rischiando di venire catturati per strada per poi diventare carne da cannone, o di venire arrestati per “collaborazionismo” qualora esprimano dissenso - si potrebbe discutere a lungo… se non fosse che le occasioni di confronto che prevedono la presenza di chi fa vedere anche l’altra parte della medaglia vengono sistematicamente censurate.
✍️ RangeloniNews
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In questi giorni in diverse città emiliane - dove precedentemente erano state censurate e bandite iniziative pacifiste o “filo-russe” - sono previsti incontri con un foreign fighter italiano che ha militato nelle formazioni armate di Zelensky.
Chi ha combattuto con Kiev - presentato come “volontario” - è libero di tenere incontri pubblici, mentre coloro che nello stesso conflitto hanno scelto la trincea opposta vengono etichettati come “mercenari”, spesso diffamati, indagati e ricercati. C’è anche chi, come Palmeri, ha ricevuto condanne in contumacia per aver fatto né più né meno di chi è stato sul lato ucraino, ossia aver imbracciato un fucile in una trincea.
Intervistato da un giornale regionale, oltre a raccontare le difficili situazioni personali affrontate in guerra, il combattente non manca di colorare il suo racconto con le sfumature della propaganda ucraina. Secondo lui è stata la Russia a portare la guerra nel Donbass “con la scusa della lingua, del nazismo e di una montagna di cavolate”, come se la guerra fosse iniziata dal nulla nel 2022, chiudendo gli occhi su tutte le misure liberticide imposte negli anni da Kiev contro minoranze linguistiche, religione, cultura, istruzione, politica e libertà d’informazione. Gli abitanti del Donbass, come hanno spesso sottolineato sia giornalisti di media internazionali che molti soldati ucraini (che definiscono queste persone con il termine “zhduny”, ossia coloro che “aspettano” i russi), comprendono bene le origini del conflitto e sostengono l’esercito di Kiev meno di quanto voglia far credere il foreign fighter.
Nelle locandine degli eventi il combattente viene presentato come “volontario italiano in difesa della libertà in Ucraina”. Sul fatto che egli sia volontario non ci sono dubbi, mentre sulla difesa delle libertà in Ucraina - Paese dove gli uomini sono intrappolati senza poter attraversare le frontiere, rischiando di venire catturati per strada per poi diventare carne da cannone, o di venire arrestati per “collaborazionismo” qualora esprimano dissenso - si potrebbe discutere a lungo… se non fosse che le occasioni di confronto che prevedono la presenza di chi fa vedere anche l’altra parte della medaglia vengono sistematicamente censurate.
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Forwarded from La Banda degli Idraulici
NON SONO SOLO LE CAZZATE CHE DICONO…
Sono pure le facce. Sono brutt* anzi, sono proprio orrend*😁. Lombroso avrebbe avuto un gran lavoro da fare.
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Forwarded from John McAfee
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BREAKING!🚨 U.S. ordered all embassies in striking distance of Iran across the Middle East to convene emergency action committees and send cables back to DC — WaPo
The tuning on this is not a coincidence.
The STORM IS JUST ABOUT UPON US.
Hang in there patriots.
TRUST THE PLAN.
Join: John McAfee
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Forwarded from Andrea Zhok
Non è chiaro ancora se quanto sta avvenendo nella triangolazione Israele-USA-Iran sia parte di una complessa trattativa ancora in corso o se sia il preludio ad una guerra totale.
Il sospetto e timore che sia quest'ultima è però forte.
La questione, l'ultima questione apparentemente, su cui lo scontro appare insanabile è legata all'arricchimento dell'uranio per uso civile.
L'Iran possiede risorse di uranio sul proprio territorio, ha una centrale elettronucleare attiva (Bushehr), una seconda in costruzione accanto alla prima e altre due pianificate. L'Iran inoltre possiede la tecnologia per l'arricchimento dell'uranio in modo da renderlo fruibile per uso civile. Ma la medesima tecnologia può consentire anche un arricchimento ulteriore, rendendo il materiale atto ad un utilizzo militare.
Israele non ha risorse di uranio sul proprio territorio ed ha ottenuto, in maniera informale, mai ammessa ufficialmente, tecnologia ed ordigni nucleari dagli USA.
Dunque allo stato dell'arte la situazione è questa (ed è ammessa come tale dal consenso degli esperti internazionali).
Israele possiede armamenti nucleari, ma non ha interesse ad un uso civile del nucleare. Possiede invero una centrale nucleare costruita a Dimona dai francesi, la cui principale funzione è la produzione di plutonio ad uso bellico. La centrale di Dimona NON è sottoposta ai controlli internazionali dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica.
L'Iran, possedendo risorse di uranio in proprio, ha invece un ovvio interesse a sviluppare un programma di uso civile del nucleare. L'Iran, nel corso delle trattative, si è detto disponibile a consentire le ispezioni dell'AIEA, a non arricchire ulteriormente l'uranio oltre i livelli necessari per uso civile, e a liberarsi dell'uranio arricchito al di là di quel livello.
La Russia ha inoltre offerto la disponibilità a mediare, mettendo in sicurezza l'uranio arricchito iraniano.
Tuttavia Israele esige che l'Iran ceda integralmente la propria capacità di arricchimento dell'uranio, anche per uso civile.
In sostanza, una volta di più, come Israele è aduso fare letteralmente da quando esiste, ci sono due standard: uno si applica ad Israele, l'altro al resto del mondo.
L'Iran deve rinunciare a sfruttare le risorse nucleari già in proprio possesso anche per uso civile, non deve possedere armi nucleari e deve sottoporsi ai controlli dell'AIEA.
Israele può detenere armi nucleari, può sottrarsi ai controlli internazionali e può bombardare preventivamente chi gli pare se ritiene che questo sia nel proprio interesse nazionale.
Perché, per dirla col Marchese del Grillo: "Io so io e voi non siete un cazzo".
A meno che non si tratti dell'ennesima forma estrema di trattativa con minacce, ci potremmo trovare alle soglie di un attacco israeliano che potrebbe incendiare il Medio Oriente con alcuni esiti prevedibili (incremento stabile dei costi del petrolio) e altri esiti imprevedibili.
Siccome Israele non potrebbe in nessun modo sostenere un confronto diretto e aperto con l'Iran, gli USA verranno coinvolti. Ma se gli USA saranno coinvolti, quanto è plausibile che Cina e Russia rimangano alla porta, visti i grandi interessi dei due paesi nella regione?
Se Cina e Russia lasciassero l'accoppiata USA-Israele fare a pezzi l'Iran (e, pur con costi molto elevati, ne avrebbero la possibilità), quanto rimarrebbe del tentativo di bilanciamento egemonico dei BRICS?
Ma se Cina e Russia dovessero sostenere l'Iran, in che forma potrebbero farlo, visto che la Cina non possiede basi militari extraterritoriali e la Russia poche e - dopo il rovesciamento del governo di Assad in Siria - distanti?
Il sospetto e timore che sia quest'ultima è però forte.
La questione, l'ultima questione apparentemente, su cui lo scontro appare insanabile è legata all'arricchimento dell'uranio per uso civile.
L'Iran possiede risorse di uranio sul proprio territorio, ha una centrale elettronucleare attiva (Bushehr), una seconda in costruzione accanto alla prima e altre due pianificate. L'Iran inoltre possiede la tecnologia per l'arricchimento dell'uranio in modo da renderlo fruibile per uso civile. Ma la medesima tecnologia può consentire anche un arricchimento ulteriore, rendendo il materiale atto ad un utilizzo militare.
Israele non ha risorse di uranio sul proprio territorio ed ha ottenuto, in maniera informale, mai ammessa ufficialmente, tecnologia ed ordigni nucleari dagli USA.
Dunque allo stato dell'arte la situazione è questa (ed è ammessa come tale dal consenso degli esperti internazionali).
Israele possiede armamenti nucleari, ma non ha interesse ad un uso civile del nucleare. Possiede invero una centrale nucleare costruita a Dimona dai francesi, la cui principale funzione è la produzione di plutonio ad uso bellico. La centrale di Dimona NON è sottoposta ai controlli internazionali dell'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica.
L'Iran, possedendo risorse di uranio in proprio, ha invece un ovvio interesse a sviluppare un programma di uso civile del nucleare. L'Iran, nel corso delle trattative, si è detto disponibile a consentire le ispezioni dell'AIEA, a non arricchire ulteriormente l'uranio oltre i livelli necessari per uso civile, e a liberarsi dell'uranio arricchito al di là di quel livello.
La Russia ha inoltre offerto la disponibilità a mediare, mettendo in sicurezza l'uranio arricchito iraniano.
Tuttavia Israele esige che l'Iran ceda integralmente la propria capacità di arricchimento dell'uranio, anche per uso civile.
In sostanza, una volta di più, come Israele è aduso fare letteralmente da quando esiste, ci sono due standard: uno si applica ad Israele, l'altro al resto del mondo.
L'Iran deve rinunciare a sfruttare le risorse nucleari già in proprio possesso anche per uso civile, non deve possedere armi nucleari e deve sottoporsi ai controlli dell'AIEA.
Israele può detenere armi nucleari, può sottrarsi ai controlli internazionali e può bombardare preventivamente chi gli pare se ritiene che questo sia nel proprio interesse nazionale.
Perché, per dirla col Marchese del Grillo: "Io so io e voi non siete un cazzo".
A meno che non si tratti dell'ennesima forma estrema di trattativa con minacce, ci potremmo trovare alle soglie di un attacco israeliano che potrebbe incendiare il Medio Oriente con alcuni esiti prevedibili (incremento stabile dei costi del petrolio) e altri esiti imprevedibili.
Siccome Israele non potrebbe in nessun modo sostenere un confronto diretto e aperto con l'Iran, gli USA verranno coinvolti. Ma se gli USA saranno coinvolti, quanto è plausibile che Cina e Russia rimangano alla porta, visti i grandi interessi dei due paesi nella regione?
Se Cina e Russia lasciassero l'accoppiata USA-Israele fare a pezzi l'Iran (e, pur con costi molto elevati, ne avrebbero la possibilità), quanto rimarrebbe del tentativo di bilanciamento egemonico dei BRICS?
Ma se Cina e Russia dovessero sostenere l'Iran, in che forma potrebbero farlo, visto che la Cina non possiede basi militari extraterritoriali e la Russia poche e - dopo il rovesciamento del governo di Assad in Siria - distanti?
Forwarded from General Flynn ️
Iran, you’re on notice!
Carter—weak
Obama—pathetically weak
Biden—brain dead weak
President Donald J. Trump ⚔️
Action, reaction, counteraction
Carter—weak
Obama—pathetically weak
Biden—brain dead weak
President Donald J. Trump ⚔️
Action, reaction, counteraction
Forwarded from The General
BREAKING: Iran is reportedly on the verge of declaring war on Israel as it prepares to launch a retaliatory strike.
@GeneralMCNews
@GeneralMCNews
Forwarded from Press TV
🔴 Report: Lawmaker Fereydoun Abbasi, Azad University Chief Mohammad Mehdi Tehranchi also among targets
🔴 Reports: General Gholamali Rashid, Commander of Khatam Al-Anbiya HQ of IRGC also targeted in attacks
🔴 Iran's Tasnim News Agency says IRGC Chief Major General Hossein Salami martyred in Israeli strikes
@PressTV
🔴 Reports: General Gholamali Rashid, Commander of Khatam Al-Anbiya HQ of IRGC also targeted in attacks
🔴 Iran's Tasnim News Agency says IRGC Chief Major General Hossein Salami martyred in Israeli strikes
@PressTV
Forwarded from Laura Ru (Laura Ru)
Israel is a malignant tumor and its metastases are everywhere. In last night's attack, in addition to other victims, Commander of the Iranian Islamic Revolutionary Guard Corps (IRGC) Hussein Salami, General Gholamali Rashid, Commander of Khatam Al-Anbiya HQ of IRGC, Brigadier General Mohammad Bagheri, Chief-of-Staff of the Iranian Armed Forces, physicist Mohammad Mehdi Tehranchi and former head of the Atomic Energy Organization of Iran, Fereydoon Abbasi, have been killed. Which means the Zionist terrorists relied on up-to-date intelligence to target Iran's nuclear program and military commanders. This is what worries me. @LauraRuHK.
Forwarded from The General
BREAKING: President Trump says the United States will stand ready to defend both itself and Israel if Iran chooses to retaliate.
@GeneralMCNews
@GeneralMCNews
Forwarded from Kicco
Venerdì 13
Già. Proprio come la famosa saga di film horror.
Peccato che questa volta non si tratti di un film, ma di qualcosa di un po' più serio: perché, a differenza di quanto avvenuto nelle ripetute schermaglie precedenti, stanotte Israele ha dichiarato guerra all’Iran con un'azione che ha tutti i sacri crismi per fare deflagrare un conflitto epocale.
“Rising Lion” è il nome dato all'operazione: l'ha comunicato ufficialmente lo stesso Netanyahu, chiarendo tuttavia da subito che non si tratta di un attacco isolato, bensì di una vera e propria campagna che durerà “fin quando sarà necessario”.
Eyal Zamir, capo dello stato maggiore dell'esercito israeliano, ha immediatamente confermato a beneficio di telecamere che non si tratta di un episodio isolato, quanto di un'operazione militare diversa da qualsiasi altra che l'ha preceduta. Da sottolineare che ha allo stesso tempo evidenziato come le conseguenze di questa mossa comporteranno un bilancio di perdite differente da quello a cui Israele è abituato.
Sì, avete capito bene: si parla di attacchi mirati, di campagna, di operazioni e perdite preventivate. In una parola: guerra. Si trovano mille altri modi per definirla, ma il politicamente corretto, l’edulcorazione istituzionale, gli artifizi comunicativi nulla possono di fronte all'evidenza, e stavolta la situazione è andata davvero completamente a puttane.
Al di là dei danni a siti strettamente relazionati col nucleare, ciò che emerge da queste prime battute è che i raid aerei israeliani sono stati accompagnati da azioni mirate sul territorio da parte di agenti del Mossad.
Già ci sono resoconti sulle ormai immancabili perdite tra i civili, perché ad essere stati colpiti non sono solo obiettivi militari, ma anche quartieri residenziali di Teheran. Epperò, qualcuno può dirsi sorpreso dopo quanto successo a Gaza?
“Attacco preventivo”, “rischio di sviluppo armi nucleari”, “minaccia all'esistenza dello Stato di Israele”: questi i concetti subito martellati a mezzo stampa per rappresentare una situazione in cui Sion non è l'aggressore, ma l'innocente vittima dell'arroganza dell'ingombrante vicino.
Il problema non è crederci o meno. Il problema è che l'Iran non è Hamas, e non è nemmeno il Libano o la Cisgiordania. Qui si tratta di un'autentica potenza militare, che adesso ha davvero tutte le ragioni per incazzarsi male e rispondere per le rime.
Stiamo arrivando alla resa dei conti, o anche questo venerdì 13 finirà per essere solo cinema?
Sarebbe bello se, col senno di poi, tutto si rivelasse il solito fumo senza arrosto.
Ma ogni pistola andata in scena, come diceva Cechov, prima o poi deve sparare.
E a questo giro sarebbe ben comprensibile se Cechov si fosse rotto i coglioni di sopportare in silenzio e stare ancora a pazientare.
https://t.me/Lanonaelica
Già. Proprio come la famosa saga di film horror.
Peccato che questa volta non si tratti di un film, ma di qualcosa di un po' più serio: perché, a differenza di quanto avvenuto nelle ripetute schermaglie precedenti, stanotte Israele ha dichiarato guerra all’Iran con un'azione che ha tutti i sacri crismi per fare deflagrare un conflitto epocale.
“Rising Lion” è il nome dato all'operazione: l'ha comunicato ufficialmente lo stesso Netanyahu, chiarendo tuttavia da subito che non si tratta di un attacco isolato, bensì di una vera e propria campagna che durerà “fin quando sarà necessario”.
Eyal Zamir, capo dello stato maggiore dell'esercito israeliano, ha immediatamente confermato a beneficio di telecamere che non si tratta di un episodio isolato, quanto di un'operazione militare diversa da qualsiasi altra che l'ha preceduta. Da sottolineare che ha allo stesso tempo evidenziato come le conseguenze di questa mossa comporteranno un bilancio di perdite differente da quello a cui Israele è abituato.
Sì, avete capito bene: si parla di attacchi mirati, di campagna, di operazioni e perdite preventivate. In una parola: guerra. Si trovano mille altri modi per definirla, ma il politicamente corretto, l’edulcorazione istituzionale, gli artifizi comunicativi nulla possono di fronte all'evidenza, e stavolta la situazione è andata davvero completamente a puttane.
Al di là dei danni a siti strettamente relazionati col nucleare, ciò che emerge da queste prime battute è che i raid aerei israeliani sono stati accompagnati da azioni mirate sul territorio da parte di agenti del Mossad.
Già ci sono resoconti sulle ormai immancabili perdite tra i civili, perché ad essere stati colpiti non sono solo obiettivi militari, ma anche quartieri residenziali di Teheran. Epperò, qualcuno può dirsi sorpreso dopo quanto successo a Gaza?
“Attacco preventivo”, “rischio di sviluppo armi nucleari”, “minaccia all'esistenza dello Stato di Israele”: questi i concetti subito martellati a mezzo stampa per rappresentare una situazione in cui Sion non è l'aggressore, ma l'innocente vittima dell'arroganza dell'ingombrante vicino.
Il problema non è crederci o meno. Il problema è che l'Iran non è Hamas, e non è nemmeno il Libano o la Cisgiordania. Qui si tratta di un'autentica potenza militare, che adesso ha davvero tutte le ragioni per incazzarsi male e rispondere per le rime.
Stiamo arrivando alla resa dei conti, o anche questo venerdì 13 finirà per essere solo cinema?
Sarebbe bello se, col senno di poi, tutto si rivelasse il solito fumo senza arrosto.
Ma ogni pistola andata in scena, come diceva Cechov, prima o poi deve sparare.
E a questo giro sarebbe ben comprensibile se Cechov si fosse rotto i coglioni di sopportare in silenzio e stare ancora a pazientare.
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