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Forwarded from The General
BREAKING: President Trump says the United States will stand ready to defend both itself and Israel if Iran chooses to retaliate.

@GeneralMCNews
Forwarded from Kicco
Venerdì 13

Già. Proprio come la famosa saga di film horror.

Peccato che questa volta non si tratti di un film, ma di qualcosa di un po' più serio: perché, a differenza di quanto avvenuto nelle ripetute schermaglie precedenti, stanotte Israele ha dichiarato guerra all’Iran con un'azione che ha tutti i sacri crismi per fare deflagrare un conflitto epocale.

“Rising Lion” è il nome dato all'operazione: l'ha comunicato ufficialmente lo stesso Netanyahu, chiarendo tuttavia da subito che non si tratta di un attacco isolato, bensì di una vera e propria campagna che durerà “fin quando sarà necessario”.

Eyal Zamir, capo dello stato maggiore dell'esercito israeliano, ha immediatamente confermato a beneficio di telecamere che non si tratta di un episodio isolato, quanto di un'operazione militare diversa da qualsiasi altra che l'ha preceduta. Da sottolineare che ha allo stesso tempo evidenziato come le conseguenze di questa mossa comporteranno un bilancio di perdite differente da quello a cui Israele è abituato.

Sì, avete capito bene: si parla di attacchi mirati, di campagna, di operazioni e perdite preventivate. In una parola: guerra. Si trovano mille altri modi per definirla, ma il politicamente corretto, l’edulcorazione istituzionale, gli artifizi comunicativi nulla possono di fronte all'evidenza, e stavolta la situazione è andata davvero completamente a puttane.

Al di là dei danni a siti strettamente relazionati col nucleare, ciò che emerge da queste prime battute è che i raid aerei israeliani sono stati accompagnati da azioni mirate sul territorio da parte di agenti del Mossad.

Già ci sono resoconti sulle ormai immancabili perdite tra i civili, perché ad essere stati colpiti non sono solo obiettivi militari, ma anche quartieri residenziali di Teheran. Epperò, qualcuno può dirsi sorpreso dopo quanto successo a Gaza?

“Attacco preventivo”, “rischio di sviluppo armi nucleari”, “minaccia all'esistenza dello Stato di Israele”: questi i concetti subito martellati a mezzo stampa per rappresentare una situazione in cui Sion non è l'aggressore, ma l'innocente vittima dell'arroganza dell'ingombrante vicino.

Il problema non è crederci o meno. Il problema è che l'Iran non è Hamas, e non è nemmeno il Libano o la Cisgiordania. Qui si tratta di un'autentica potenza militare, che adesso ha davvero tutte le ragioni per incazzarsi male e rispondere per le rime.

Stiamo arrivando alla resa dei conti, o anche questo venerdì 13 finirà per essere solo cinema?

Sarebbe bello se, col senno di poi, tutto si rivelasse il solito fumo senza arrosto.

Ma ogni pistola andata in scena, come diceva Cechov, prima o poi deve sparare.

E a questo giro sarebbe ben comprensibile se Cechov si fosse rotto i coglioni di sopportare in silenzio e stare ancora a pazientare.

https://t.me/Lanonaelica
Forwarded from ilFACCOquotidiano
Ma dai...
Forwarded from The General
BREAKING: Iran announces it will not travel to Oman for negotiations with the United States.

@GeneralMCNews
Forwarded from Angelo Gambella
#Iran Escalation gravissima con un attacco notturno di #Israele al reattore nucleare di Natanz che è stato distrutto per stessa ammissione iraniana.
Ma l'attacco israeliano è stato più ampio ed ha comportato la morte del Generale Mohammad Bagheri che è stato immediatamente sostituto. L'Iran promette ovvi rappresaglia. Condanna diffusa dai paesi arabi e islamici.
Forwarded from Angelo Gambella
#Iran I canali iraniani affermano l'inizio della rappresaglia.
Report del lancio di droni shaed iraniani in direzione di Israele. Da confermare il lancio di missili da crociera.
Forwarded from Andrea Zhok
Lo Stato Canaglia di Tel Aviv per l'ennesima volta dimostra di essere la più pericolosa costruzione politica della storia.

Il massiccio attacco notturno all'Iran, a freddo, devastante per infrastrutture civili preziose, con numerose vittime civili, è l'ennesima pagina tragica di una storia mediorientale definita dalla presenza di questo stato-nazione completamente fuori controllo.

Nessuno stato in precedenza ha mai avuto questa combinazione di suprematismo etnico, disprezzo assoluto della vita altrui, indifferenza al diritto internazionale, e disponibilità di armamenti terminali.

Una nazione che è una minaccia per il mondo intero.
Forwarded from The General
BREAKING: Israeli Prime Minister Benjamin Netanyahu is set to speak with both President Trump and Vladimir Putin today.

@GeneralMCNews
Forwarded from John McAfee
Biblical Times.

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Forwarded from The General
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Forwarded from The General
BREAKING: George Soros and Neville Singham have been summoned to testify before Congress over claims they funded violence at anti-ICE protests in Los Angeles, according to Rep. Anna Paulina Luna.

@GeneralMCNews
L’ARABIA SAUDITA PUÒ SOLO FINO A UN CERTO PUNTO PER VINCERE LA GUERRA DEL PETROLIO
Riyadh sta aumentando la produzione di petrolio proprio mentre il mercato è già saturo. Il motivo? Recuperare quote di mercato e indebolire la concorrenza americana, in particolare i produttori di shale oil. Tuttavia, un’eventuale guerra dei prezzi rischia di ritorcersi contro gli stessi sauditi.
L’OPEC+, guidato dall’Arabia Saudita, ha iniziato a rimuovere progressivamente i tagli alla produzione introdotti negli ultimi due anni. Se continuerà così, entro l’autunno verranno immessi sul mercato oltre due milioni di barili in più al giorno, provocando un eccesso di offerta. Le previsioni parlano di un surplus di un milione di barili al giorno nel 2025, e di 1,5 milioni nel 2026.
Il momento è delicato: i prezzi del petrolio sono già in calo a causa dei timori di recessione legati alla guerra commerciale in corso sotto la presidenza Trump. Da aprile, il Brent è sceso dell’8%, toccando i 69 dollari al barile. In passato, OPEC ha usato shock globali per spingere i prezzi in basso e mettere fuori gioco concorrenti con costi più alti.
I produttori americani, in particolare quelli del Bakken, faticano a stare a galla con prezzi sotto i 65 dollari. Già oggi, il numero di squadre di fracking attive è sceso del 20% tra le società quotate, e ancora di più tra quelle private. Riyadh potrebbe dunque approfittarne per colpire la produzione record americana e guadagnarsi il favore della Casa Bianca.
Trump, infatti, ama il petrolio a basso costo: secondo Goldman Sachs, il suo prezzo ideale è tra i 40 e i 50 dollari al barile. Ma spingere troppo al ribasso potrebbe avere conseguenze negative anche per l’Arabia Saudita, che ha bisogno di un prezzo medio di 92 dollari per pareggiare il bilancio, secondo l’FMI. Vision 2030, il piano per diversificare l’economia saudita, si sta rivelando molto più costoso del previsto.
Nel primo trimestre del 2025, le entrate petrolifere del governo saudita sono calate del 18%, mentre quelle non petrolifere sono cresciute solo del 2%. Con un Brent medio a 62 dollari, il deficit potrebbe superare il doppio delle previsioni ufficiali.
Insomma, Riyadh cerca di recuperare potere sul mercato petrolifero, ma lo fa con prudenza, consapevole che un crollo dei prezzi potrebbe far più male che bene.
(The Wall Street Journal, Carol Ryan, 13 giugno 2025, ore 13:00)
Forwarded from 100 Giorni da Leoni
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✈️Geoingegneria e “scie di condensa”. In molti oggi ci hanno segnalato questo video che pubblichiamo.

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