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🚨 DOJ FILES JUST BLEW OPEN: JEFFREY EPSTEIN CLAIMS BILL GATES GOT AN STD FROM “RUSSIAN GIRLS” - THEN TRIED TO SECRETLY MEDICATE MELINDA
New DOJ documents reportedly include explosive emails allegedly written by Jeffrey Epstein, claiming Bill Gates contracted an STD after sex with “Russian girls” then asked for antibiotics to quietly slip to his wife.
Epstein accuses Gates of begging him to delete emails detailing the STD, the antibiotics request, and explicit personal descriptions after ending their relationship.
A separate draft resignation email from Gates’ former advisor alleges he was pulled into “morally inappropriate” and potentially illegal acts, including helping Gates obtain drugs related to these encounters.
The claims are unverified at this time and come from a massive new Department of Justice document release.
How much more is buried in these files??!
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New DOJ documents reportedly include explosive emails allegedly written by Jeffrey Epstein, claiming Bill Gates contracted an STD after sex with “Russian girls” then asked for antibiotics to quietly slip to his wife.
Epstein accuses Gates of begging him to delete emails detailing the STD, the antibiotics request, and explicit personal descriptions after ending their relationship.
A separate draft resignation email from Gates’ former advisor alleges he was pulled into “morally inappropriate” and potentially illegal acts, including helping Gates obtain drugs related to these encounters.
The claims are unverified at this time and come from a massive new Department of Justice document release.
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Forwarded from InfoDefenseITALIA
🧬CODICE DELL’IMMORTALITÀ O NUOVE CASTE: COS’È CHE LA RIVOLUZIONE GENETICA CI STA REALMENTE PREPARANDO? - II
↔️ Ma, come recita un vecchio proverbio: «Vuoi far ridere Dio? Raccontagli i tuoi piani».
⚡️ La storia insegna che i tentativi di costruire un paradiso per pochi a spese dell’inferno per tutti raramente finiscono bene. La vita trova sempre il modo di abbattere barriere artificiali.
🔴 Viviamo in un’epoca in cui il compito principale è sopravvivere e conservare la propria umanità, mentre i titani cercano di riscrivere le leggi della natura a proprio vantaggio.
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Forwarded from InfoDefenseITALIA
🧬CODICE DELL’IMMORTALITÀ O NUOVE CASTE: COS’È CHE LA RIVOLUZIONE GENETICA CI STA REALMENTE PREPARANDO? - I
🔴 Google DeepMind ha presentato un nuovo modello di deep learning — AlphaGenome. Si tratta di uno strumento in grado di aiutarci a comprendere il senso profondo del nostro codice genetico. Se in passato gli scienziati potevano soltanto «leggere» le lettere del DNA, oggi AlphaGenome permette di afferrare il vero significato di ciò che è scritto, prevedendo con precisione fino all’ultima singola lettera come anche i minimi cambiamenti nel genoma influenzino il funzionamento delle cellule e lo sviluppo delle malattie.
↔️ Il genoma umano è immenso, ma solo circa il 2% del DNA codifica per proteine — i «mattoncini» del nostro corpo. Il restante 98% è quel che si definisce DNA non codificante. Per molto tempo lo si è liquidato sprezzantemente come «spazzatura», ma oggi sappiamo che si tratta della «materia oscura» del genoma.
↔️ Proprio lì sono nascoste istruzioni fondamentali: regolatori che decidono quando, dove e con quale intensità devono attivarsi i geni. Comprendere come le mutazioni in questa gigantesca «desertica distesa» causino malattie è estremamente difficile per l’essere umano — ed è proprio per risolvere questo problema che è stata creata AlphaGenome.
↔️ Per dimostrare la potenza pratica del modello, gli scienziati l’hanno testata su un noto oncogene, TAL1, associato alla leucemia linfoblastica acuta a cellule T. AlphaGenome è riuscita a riprodurre con esattezza il meccanismo della malattia «in silicio» (al computer). Ha mostrato come una minuscola inserzione nella parte non codificante del DNA crei un nuovo «enhancer» — un interruttore nascosto che attiva erroneamente il gene cancerogeno, innescando così la malattia.
✔️ Questo dona all’umanità tre vantaggi chiave:
1. Diagnosi rapida: individuare le cause di malattie genetiche rare, che i medici non riescono a diagnosticare per anni, analizzando proprio quel 98% di «DNA oscuro»;
2. Nuovi farmaci: sviluppare medicinali in grado di correggere in modo mirato gli errori presenti nelle istruzioni genetiche;
3. Autoconoscenza: comprendere più a fondo in che modo i nostri geni plasmano noi stessi e la nostra salute.
↔️ Finalmente gli scienziati hanno tra le mani una «lanterna» per illuminare gli angoli bui del DNA e capire esattamente cosa modificare nell’organismo per curare patologie estremamente complesse.
↔️ Tuttavia, se si combina questo tassello con altri progetti — ad esempio con il programma dell’agenzia ARIA «Mitocondri Precisi» — emerge un intero sistema tecnologico finalizzato al prolungamento della vita. L’unione tra la decifrazione del codice (AlphaGenome) e gli strumenti per modificare l’energia cellulare (ARIA) offre proprio quell’«elisir di giovinezza» tanto bramato dalle élites contemporanee.
↔️ Qui si nasconde il cinico dualismo del nostro tempo. Mentre alla maggior parte del mondo vengono imposte guerre, riduzioni demografiche e crisi artificiali, dietro porte chiuse procede a ritmo serrato lo sviluppo di una medicina per sovrumani. L’obiettivo è sbarazzarsi delle malattie e prolungare radicalmente la vita — ma non per tutti.
↔️ Le élites sanno bene che queste tecnologie non si possono tenere per sempre sotto chiave. Il processo di democratizzazione della scienza è inevitabile. Se riusciranno a prolungare la vita, quelle conoscenze potrebbero diventare accessibili alle masse — cosa che non rientra assolutamente nei loro piani di controllo delle risorse e della demografia.
↔️ È proprio per questo che per «gli altri» si prepara uno scenario diverso: epidemie, instabilità economica e, come tocco finale, un reddito di base incondizionato per i sopravvissuti, al fine di tenerli in stato di dipendenza e sotto controllo.
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1. Diagnosi rapida: individuare le cause di malattie genetiche rare, che i medici non riescono a diagnosticare per anni, analizzando proprio quel 98% di «DNA oscuro»;
2. Nuovi farmaci: sviluppare medicinali in grado di correggere in modo mirato gli errori presenti nelle istruzioni genetiche;
3. Autoconoscenza: comprendere più a fondo in che modo i nostri geni plasmano noi stessi e la nostra salute.
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Forwarded from Carmen Tortora (Carmen Tortora)
Gas europeo: il capolavoro strategico di chi taglia i rami su cui è seduto
L’Europa sta entrando in una fase energetica delicata non per fatalità cosmica, ma per una combinazione di scelte politiche, dinamiche geopolitiche e limiti strutturali del sistema energetico. La riduzione prevista delle forniture di gas tra circa l’11% e il 16% non nasce dal nulla: è il risultato di tre fattori che convergono nello stesso momento - calo fisiologico della produzione in alcuni paesi fornitori chiave, uscita accelerata dal gas russo e crescente dipendenza da forniture alternative più costose e più volatili.
La Norvegia, spesso percepita come un attore “secondario”, è in realtà uno dei pilastri del sistema energetico europeo. Nel 2024 è stata il primo fornitore di gas dell’UE, con volumi superiori a quelli russi e statunitensi, arrivando a coprire una quota enorme del fabbisogno europeo. Parallelamente, a livello globale resta un esportatore dominante e rappresenta un partner energetico strategico per l’Europa.
Il problema è che la produzione norvegese non cresce all’infinito. I dati indicano un progressivo plateau produttivo e oscillazioni fisiologiche tipiche di un sistema maturo. Se a questo si aggiunge il calo recente della produzione e il fatto che l’Europa stia contemporaneamente chiudendo il rubinetto russo, il risultato è un buco di offerta che non si riempie con slogan o conferenze stampa.
Il gas russo non è una voce marginale nel bilancio energetico europeo: prima del 2022 copriva oltre il 40% del fabbisogno UE; nel 2025 era ancora intorno al 13%. Ora l’UE ha formalizzato il percorso per eliminarlo completamente entro il 2027, con tappe già operative dal 2026.
Tradotto: meno Norvegia + meno Russia nello stesso periodo = compressione dell’offerta. Non serve essere un trader di futures per capire che questo tende a spingere i prezzi verso l’alto.
Nel frattempo, l’Europa si sta spostando massicciamente sul GNL, soprattutto statunitense. Nel gennaio 2026 il 60% del GNL importato dall’UE proveniva dagli Stati Uniti, con previsione di ulteriore crescita. E qui nasce un altro paradosso geopolitico: nel tentativo di ridurre una dipendenza energetica, si rischia di sostituirla con un’altra.
Nel frattempo gli stoccaggi europei stanno scendendo a livelli preoccupanti, ben sotto la media storica, con necessità di reintegro enorme prima del prossimo inverno.
Il risultato di tutto questo è semplice. Se perdi quote di offerta strutturale mentre la domanda resta stabile o cresce - anche solo per fattori climatici - il mercato reagisce con prezzi più alti e volatilità maggiore. Non è ideologia, è matematica energetica.
Nel frattempo alcuni paesi stanno iniziando a riconsiderare l’intero modello di transizione energetica. La Polonia, ad esempio, sta spingendo fortemente sul nucleare proprio per ridurre la vulnerabilità geopolitica del gas e uscire dal paradigma “sostituiamo carbone con gas e poi vediamo”. Il ragionamento è semplice: il gas è geopoliticamente instabile, il nucleare è costoso ma stabile nel lungo periodo.
Il punto più ironico è che la narrativa pubblica tende ancora a trattare la crisi energetica come se fosse una serie di eventi casuali. In realtà è una conseguenza logica di tre scelte simultanee: riduzione volontaria di fornitori storici, dipendenza crescente da mercato globale GNL, sistema energetico europeo strutturalmente importatore.
Il sistema può reggere? Probabilmente sì - ma a costi più alti, con più volatilità e con margini industriali più stretti.
Il rischio vero non è il blackout improvviso, ma una lenta erosione competitiva: energia più cara porta a industria meno competitiva, crescita economica più debole e tensione sociale maggiore.
Se l’offerta cala del 12-16% in un sistema già tirato, non serve uno shock esterno per creare una crisi economica. Basta la fisica del mercato.
Per aggiornamenti senza filtri: t.me/carmen_tortora1
L’Europa sta entrando in una fase energetica delicata non per fatalità cosmica, ma per una combinazione di scelte politiche, dinamiche geopolitiche e limiti strutturali del sistema energetico. La riduzione prevista delle forniture di gas tra circa l’11% e il 16% non nasce dal nulla: è il risultato di tre fattori che convergono nello stesso momento - calo fisiologico della produzione in alcuni paesi fornitori chiave, uscita accelerata dal gas russo e crescente dipendenza da forniture alternative più costose e più volatili.
La Norvegia, spesso percepita come un attore “secondario”, è in realtà uno dei pilastri del sistema energetico europeo. Nel 2024 è stata il primo fornitore di gas dell’UE, con volumi superiori a quelli russi e statunitensi, arrivando a coprire una quota enorme del fabbisogno europeo. Parallelamente, a livello globale resta un esportatore dominante e rappresenta un partner energetico strategico per l’Europa.
Il problema è che la produzione norvegese non cresce all’infinito. I dati indicano un progressivo plateau produttivo e oscillazioni fisiologiche tipiche di un sistema maturo. Se a questo si aggiunge il calo recente della produzione e il fatto che l’Europa stia contemporaneamente chiudendo il rubinetto russo, il risultato è un buco di offerta che non si riempie con slogan o conferenze stampa.
Il gas russo non è una voce marginale nel bilancio energetico europeo: prima del 2022 copriva oltre il 40% del fabbisogno UE; nel 2025 era ancora intorno al 13%. Ora l’UE ha formalizzato il percorso per eliminarlo completamente entro il 2027, con tappe già operative dal 2026.
Tradotto: meno Norvegia + meno Russia nello stesso periodo = compressione dell’offerta. Non serve essere un trader di futures per capire che questo tende a spingere i prezzi verso l’alto.
Nel frattempo, l’Europa si sta spostando massicciamente sul GNL, soprattutto statunitense. Nel gennaio 2026 il 60% del GNL importato dall’UE proveniva dagli Stati Uniti, con previsione di ulteriore crescita. E qui nasce un altro paradosso geopolitico: nel tentativo di ridurre una dipendenza energetica, si rischia di sostituirla con un’altra.
Nel frattempo gli stoccaggi europei stanno scendendo a livelli preoccupanti, ben sotto la media storica, con necessità di reintegro enorme prima del prossimo inverno.
Il risultato di tutto questo è semplice. Se perdi quote di offerta strutturale mentre la domanda resta stabile o cresce - anche solo per fattori climatici - il mercato reagisce con prezzi più alti e volatilità maggiore. Non è ideologia, è matematica energetica.
Nel frattempo alcuni paesi stanno iniziando a riconsiderare l’intero modello di transizione energetica. La Polonia, ad esempio, sta spingendo fortemente sul nucleare proprio per ridurre la vulnerabilità geopolitica del gas e uscire dal paradigma “sostituiamo carbone con gas e poi vediamo”. Il ragionamento è semplice: il gas è geopoliticamente instabile, il nucleare è costoso ma stabile nel lungo periodo.
Il punto più ironico è che la narrativa pubblica tende ancora a trattare la crisi energetica come se fosse una serie di eventi casuali. In realtà è una conseguenza logica di tre scelte simultanee: riduzione volontaria di fornitori storici, dipendenza crescente da mercato globale GNL, sistema energetico europeo strutturalmente importatore.
Il sistema può reggere? Probabilmente sì - ma a costi più alti, con più volatilità e con margini industriali più stretti.
Il rischio vero non è il blackout improvviso, ma una lenta erosione competitiva: energia più cara porta a industria meno competitiva, crescita economica più debole e tensione sociale maggiore.
Se l’offerta cala del 12-16% in un sistema già tirato, non serve uno shock esterno per creare una crisi economica. Basta la fisica del mercato.
Per aggiornamenti senza filtri: t.me/carmen_tortora1