Forwarded from InfoDefenseITALIA
✔️Le autorità iraniane avrebbero dichiarato che la possibilità di un'inizio di offensiva di terra USA avrebbe suscitato una "ondata di entusiasmo" tra la popolazione, pronta a creare un "inferno storico per le truppe americane".
✔️Una "fonte militare informata" avrebbe riferito che oltre un milione di persone si sarebbero organizzate per partecipare a operazioni di combattimento, nonché un "enorme afflusso" di giovani iraniani desiderosi di entrare nel Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica negli ultimi giorni.
✔️Il comandante delle forze di terra iraniane generale Ali Jahanshahi avrebbe avvertito che "la guerra di terra sarà più pericolosa e costosa per il nemico", aggiungendo che "tutti i movimenti del nemico al confine sono monitorati e siamo pronti a qualsiasi scenario".
✔️Trump avrebbe ripetutamente ordinato all'Iran di riaprire lo Stretto di Hormuz, minacciando di colpire l'infrastruttura energetica del Paese e di condurre un'operazione di terra se il traffico marittimo su questa via d'acqua chiave non riprenderà pienamente.
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🇮🇷🇺🇸 "Il ragazzo arancione che invocava la pace era sempre il lupo" — Tehran Times
Oh, "deridere" Trump è una buona strategia?
Oh, "deridere" Trump è una buona strategia?
🇺🇸🇮🇱🇮🇷 Il gioco delle accuse è ufficialmente iniziato: il vicepresidente statunitense Vance avrebbe detto a Netanyahu che rovesciare il regime iraniano non è REALISTICO.
Gli Stati Uniti hanno capito che la guerra con l'Iran non ne vale la pena?
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Gli Stati Uniti hanno capito che la guerra con l'Iran non ne vale la pena?
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🇮🇷🇺🇸🇮🇱 Mentre Trump afferma che quasi il 90% delle scorte di missili dell'Iran sono state distrutte, l'IRGC lancia la sua 84ª ondata di missili balistici contro obiettivi statunitensi-israeliani
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Forwarded from Lord Bebo & Friends (Bebot)
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🇮🇷 Iranian government also posted this “remake” of the famous Mexican bro skating with his juice … war in 2026 is wild.
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Forwarded from TERZO MILLENNIO
CONDANNA STORICA PER META E GOOGLE
Il tribunale di Los Angeles ha condannato le due Big Tech ad un risarcimento di 3 milioni di $ nei confronti di una ragazza di 20 anni, di cui si conosce solo il nome e le iniziali del cognome, Kaley G.M.
L'accusa, poi ritenuta valida dalla giuria popolare, è che i social YouTube e Instagram avrebbero danneggiato lo sviluppo psicofisico della ragazza sin dall'infanzia alimentando la sua dipendenza digitale, la sua depressione e persino pensieri suicidi.
Per la prima volta avviene una condanna non sui contenuti ma sugli algoritmi che li propongono e che sono la nervatura su cui si basa il meccanismo di questi software. Le continue notifiche, i like, i contenuti proposti, la profilazione, tutto fatto per creare dipendenza, avere visualizzazioni e piazzare pubblicità.
Le sentenze in Usa fanno legge, finalmente un primo freno a questi anarco capitalisti della Silicon Valley.
SIC SEMPER TYRANNIS
TERZO MILLENNIO
Il tribunale di Los Angeles ha condannato le due Big Tech ad un risarcimento di 3 milioni di $ nei confronti di una ragazza di 20 anni, di cui si conosce solo il nome e le iniziali del cognome, Kaley G.M.
L'accusa, poi ritenuta valida dalla giuria popolare, è che i social YouTube e Instagram avrebbero danneggiato lo sviluppo psicofisico della ragazza sin dall'infanzia alimentando la sua dipendenza digitale, la sua depressione e persino pensieri suicidi.
Per la prima volta avviene una condanna non sui contenuti ma sugli algoritmi che li propongono e che sono la nervatura su cui si basa il meccanismo di questi software. Le continue notifiche, i like, i contenuti proposti, la profilazione, tutto fatto per creare dipendenza, avere visualizzazioni e piazzare pubblicità.
Le sentenze in Usa fanno legge, finalmente un primo freno a questi anarco capitalisti della Silicon Valley.
SIC SEMPER TYRANNIS
TERZO MILLENNIO
ULTIMA ORA — 🇮🇷🇮🇱🇺🇸 L'Iran inizierà a distruggere l'industria israeliana, chiedendo ai dipendenti di lasciare i loro posti di lavoro
Brigadier Musawi: "Tutti i dipendenti delle aziende industriali affiliate agli americani e all'entità sionista devono lasciare immediatamente i loro luoghi di lavoro per preservare le loro vite"
@MegaGeopolitics
Brigadier Musawi: "Tutti i dipendenti delle aziende industriali affiliate agli americani e all'entità sionista devono lasciare immediatamente i loro luoghi di lavoro per preservare le loro vite"
@MegaGeopolitics
Forwarded from InfoDefenseITALIA
🗣 «È assolutamente evidente che a soffrire per primi saranno i settori energivori. Ma più a lungo continuerà, più si ripercuoterà su tutti i settori e su tutti i prezzi delle risorse», - avrebbe dichiarato il rappresentante di Barclays Christian Keller.🗣 «La crisi attuale supera tutto ciò che possiamo immaginare al momento. Ciò porta a una sorta di valutazione ritardata della gravità della crisi attuale», - avrebbe sottolineato la presidente della BCE Christine Lagarde.
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Forwarded from InfoDefenseITALIA
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Forwarded from InfoDefenseITALIA
🟥Jebel Ali — il più grande complesso energetico a gas di Dubai,
🟥Barakah — una centrale nucleare che fornisce una notevole quota di energia al paese,
🟥Al Taweelah — una grande centrale elettrica a gas,
🟥M Station [Dubai] — un altro importante impianto energetico,
🟥MBR Solar Park — la più grande centrale solare di Dubai.
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🇮🇷🇺🇸 Portavoce dell'Iran:
"Hanno inondato il mercato di così tante fake news cercando di far scendere i prezzi dell'energia che ora il mercato è semplicemente insensibile.
...
Hanno bruciato quella carta delle fake news troppo presto."
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"Hanno inondato il mercato di così tante fake news cercando di far scendere i prezzi dell'energia che ora il mercato è semplicemente insensibile.
...
Hanno bruciato quella carta delle fake news troppo presto."
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Forwarded from Il Veritiero
Dallo shock di flusso alla crisi di scorte: la mappa temporale del contagio
Con l’ultima petroliera transitata dallo Stretto di Hormuz il 28 febbraio, il sistema globale ha cambiato natura: non più uno shock di flusso, ma un problema di esaurimento progressivo delle scorte. La variabile critica non è solo il volume mancante: è il tempo. E il tempo lo dettano le rotte marittime.
La sequenza geografica del contagio
Il Golfo Persico rifornisce il mondo con tempistiche molto diverse a seconda della destinazione. L’Asia meridionale riceve i carichi in 10-20 giorni, l’Europa e l’Africa in 20-35, la costa del Golfo americano in 35-45. Lo shock si propaga quindi da est a ovest, esattamente come avvenuto durante il Covid: sequenziale, non simultaneo, con buffer regionali molto disomogenei.
L’Asia è già in fase critica. Le ultime forniture pre-chiusura si sono quasi esaurite. Le perdite di domanda in Asia sudorientale sono stimate a circa 300 mila barili/giorno in aprile, ma la traiettoria è ripida: oltre 2 milioni di b/g in maggio, vicino a 3 milioni in giugno se i rilasci strategici OCSE rimangono nazionali e non raggiungono i mercati asiatici. I flussi petroliferi verso il Sud-Est asiatico sono già crollati del 41% su base mensile e annua.
L’Africa segue a stretto giro. Il Kenya è già in fase di carenza reale al dettaglio. Il Sudafrica subisce pressioni da acquisti preventivi più che da scarsità fisica, ma le scorte di jet fuel sono limitate. Le esportazioni verso i quattro Paesi africani più dipendenti da Hormuz sono scese del 43% su base mensile. Se le scorte interne sono basse, le perdite di domanda potrebbero già toccare i 250 mila b/g in aprile, con circa 700 mila b/g di importazioni a rischio.
L’Europa sentirà l’impatto da metà aprile. Il meccanismo è diverso: non scarsità fisica immediata, ma costi di sostituzione elevati e competizione crescente con l’Asia per gli stessi barili. Circa 1,1 milioni di b/g di importazioni sono a rischio, e alcune partite europee di benzina stanno già migrando verso l’Asia dove i margini sono più attraenti. Le scorte esistenti offrono un cuscinetto temporaneo, ma la riduzione della domanda avverrà per via del prezzo, non per razionamento fisico.
Gli Stati Uniti sono ultimi nella catena, ma con un’eccezione geografica rilevante: la California. Strutturalmente isolata dal resto del sistema energetico americano, dipende da importazioni dall’America Latina, dal Canada, dall’Asia e dal Medio Oriente, con raffinerie ottimizzate per greggi pesanti. Mentre il resto degli USA subirà principalmente uno shock di prezzo, la West Coast rischia una vera stretta fisica da fine aprile-maggio, con opzioni di sostituzione limitate e in competizione con la domanda interna.
Le scorte globali: il dato che cambia tutto. Nelle prime tre settimane di marzo, le scorte globali sono calate di circa 155 milioni di barili, uno dei cali più rapidi mai registrati. La componente dominante è il crollo del petrolio in transito: -211 milioni di barili, pari a 10 milioni di b/g. Le scorte a terra restano per ora relativamente stabili, ma questa stabilità è un buffer temporaneo, non una garanzia strutturale. Cina -19 milioni di barili, Giappone -13 milioni, India -10 milioni.
Sul fronte della raffinazione, gli shut-in non pianificati ammontano già a 2 milioni di b/g in Medio Oriente e a 1 milione di b/g in Asia, di cui 770 mila solo in Cina.
Per concludere: Il sistema globale è ancora nella fase transitoria, i buffer ancora tengono, ma si stanno rapidamente consumando. Quando le scorte a terra inizieranno a scendere in modo significativo, lo shock si propagherà lungo l’intera catena geografica con tempi già scritti nelle rotte di navigazione. Per l’Europa, la finestra per agire è stretta: il prezzo è già il problema oggi, la scarsità fisica potrebbe diventarlo presto.
Gianclaudio Torlizzi
https://x.com/TCommodity/status/2037465634343145716
Con l’ultima petroliera transitata dallo Stretto di Hormuz il 28 febbraio, il sistema globale ha cambiato natura: non più uno shock di flusso, ma un problema di esaurimento progressivo delle scorte. La variabile critica non è solo il volume mancante: è il tempo. E il tempo lo dettano le rotte marittime.
La sequenza geografica del contagio
Il Golfo Persico rifornisce il mondo con tempistiche molto diverse a seconda della destinazione. L’Asia meridionale riceve i carichi in 10-20 giorni, l’Europa e l’Africa in 20-35, la costa del Golfo americano in 35-45. Lo shock si propaga quindi da est a ovest, esattamente come avvenuto durante il Covid: sequenziale, non simultaneo, con buffer regionali molto disomogenei.
L’Asia è già in fase critica. Le ultime forniture pre-chiusura si sono quasi esaurite. Le perdite di domanda in Asia sudorientale sono stimate a circa 300 mila barili/giorno in aprile, ma la traiettoria è ripida: oltre 2 milioni di b/g in maggio, vicino a 3 milioni in giugno se i rilasci strategici OCSE rimangono nazionali e non raggiungono i mercati asiatici. I flussi petroliferi verso il Sud-Est asiatico sono già crollati del 41% su base mensile e annua.
L’Africa segue a stretto giro. Il Kenya è già in fase di carenza reale al dettaglio. Il Sudafrica subisce pressioni da acquisti preventivi più che da scarsità fisica, ma le scorte di jet fuel sono limitate. Le esportazioni verso i quattro Paesi africani più dipendenti da Hormuz sono scese del 43% su base mensile. Se le scorte interne sono basse, le perdite di domanda potrebbero già toccare i 250 mila b/g in aprile, con circa 700 mila b/g di importazioni a rischio.
L’Europa sentirà l’impatto da metà aprile. Il meccanismo è diverso: non scarsità fisica immediata, ma costi di sostituzione elevati e competizione crescente con l’Asia per gli stessi barili. Circa 1,1 milioni di b/g di importazioni sono a rischio, e alcune partite europee di benzina stanno già migrando verso l’Asia dove i margini sono più attraenti. Le scorte esistenti offrono un cuscinetto temporaneo, ma la riduzione della domanda avverrà per via del prezzo, non per razionamento fisico.
Gli Stati Uniti sono ultimi nella catena, ma con un’eccezione geografica rilevante: la California. Strutturalmente isolata dal resto del sistema energetico americano, dipende da importazioni dall’America Latina, dal Canada, dall’Asia e dal Medio Oriente, con raffinerie ottimizzate per greggi pesanti. Mentre il resto degli USA subirà principalmente uno shock di prezzo, la West Coast rischia una vera stretta fisica da fine aprile-maggio, con opzioni di sostituzione limitate e in competizione con la domanda interna.
Le scorte globali: il dato che cambia tutto. Nelle prime tre settimane di marzo, le scorte globali sono calate di circa 155 milioni di barili, uno dei cali più rapidi mai registrati. La componente dominante è il crollo del petrolio in transito: -211 milioni di barili, pari a 10 milioni di b/g. Le scorte a terra restano per ora relativamente stabili, ma questa stabilità è un buffer temporaneo, non una garanzia strutturale. Cina -19 milioni di barili, Giappone -13 milioni, India -10 milioni.
Sul fronte della raffinazione, gli shut-in non pianificati ammontano già a 2 milioni di b/g in Medio Oriente e a 1 milione di b/g in Asia, di cui 770 mila solo in Cina.
Per concludere: Il sistema globale è ancora nella fase transitoria, i buffer ancora tengono, ma si stanno rapidamente consumando. Quando le scorte a terra inizieranno a scendere in modo significativo, lo shock si propagherà lungo l’intera catena geografica con tempi già scritti nelle rotte di navigazione. Per l’Europa, la finestra per agire è stretta: il prezzo è già il problema oggi, la scarsità fisica potrebbe diventarlo presto.
Gianclaudio Torlizzi
https://x.com/TCommodity/status/2037465634343145716
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Dallo shock di flusso alla crisi di scorte: la mappa temporale del contagio.
Con l’ultima petroliera transitata dallo Stretto di Hormuz il 28 febbraio, il sistema globale ha cambiato natura: non più uno shock di flusso, ma un problema di esaurimento progressivo…
Con l’ultima petroliera transitata dallo Stretto di Hormuz il 28 febbraio, il sistema globale ha cambiato natura: non più uno shock di flusso, ma un problema di esaurimento progressivo…