Forwarded from Tutti i fatti
đź‘€ Sospetti infiltrati iraniani tra i migranti: stampa britannica lancia l'allarme immigrazione
đź“°Secondo alcune fonti citate da The Telegraph, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana (IRGC) avrebbe utilizzato reti di contrabbando di migranti attraverso la Manica per introdurre agenti operativi nel Regno Unito.
đź’¬Ignoti funzionari iraniani, second l'articolo, avrebbero affermato di avere giĂ uomini pronti a ricevere ordini a Londra.
@tutti_i_fatti
đź“°Secondo alcune fonti citate da The Telegraph, il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica iraniana (IRGC) avrebbe utilizzato reti di contrabbando di migranti attraverso la Manica per introdurre agenti operativi nel Regno Unito.
đź’¬Ignoti funzionari iraniani, second l'articolo, avrebbero affermato di avere giĂ uomini pronti a ricevere ordini a Londra.
@tutti_i_fatti
Forwarded from ROCCO CANTAUNTORE
ARABIA SIONISTA
Nei giorni scorsi è successo questo:
1. L’accordo nucleare
Il 22 luglio 2026 Stati Uniti e Arabia Saudita hanno firmato un accordo di cooperazione nucleare civile della durata di 30 anni.
L’intesa prevede che aziende americane aiutino l’Arabia Saudita a costruire centrali nucleari per uso civile.
Ovviamente sono nati immediatamente dubbi e polemiche sulla possibilitĂ che il Regno possa in futuro arricchire uranio e sulle garanzie contro la proliferazione nucleare.
2. L’intervento di Trump
Il giorno dopo, il 23 luglio 2026, il presidente Donald Trump ha pubblicato un post su Truth Social in cui ha imposto una condizione politica.
Ecco la traduzione del passaggio principale:
«L’accordo sul nucleare civile (non ci sarà alcun arricchimento del materiale!) tra il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, che riguarda esclusivamente usi non militari come quelli già in possesso di Iran ed Emirati Arabi Uniti (e altri), sarà approvato, ma è totalmente subordinato all’adesione dell’Arabia Saudita ai molto rispettati e riusciti Accordi di Abramo. Gli Stati Uniti non sono contrari a impianti nucleari civili (senza arricchimento).»
In pratica Trump ha detto: sì al nucleare civile saudita ma solo se l’Arabia Saudita normalizza i rapporti con Israele entrando negli Accordi di Abramo.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha poi confermato: se i sauditi non aderiscono agli Accordi di Abramo, l’accordo nucleare salta.
3. Cosa sono gli Accordi di Abramo
Sono gli accordi di normalizzazione diplomatica tra Israele e alcuni Paesi arabi (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco, Sudan) firmati a partire dal 2020, durante il primo mandato di Trump.
L’Arabia Saudita non ne fa ancora parte. Riad ha sempre detto che per riconoscere Israele vuole prima progressi concreti verso uno Stato palestinese.
4. La reazione di Israele
L’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha accolto positivamente la condizione posta da Trump, dichiarando che l’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo «sarebbe un salto storico in avanti per la pace in Medio Oriente».
In sintesi
L’Iran viene trattato come “minaccia esistenziale” e il suo programma nucleare viene combattuto (fino ai bombardamenti e alle continue minacce di escalation).
All’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman viene offerto un accordo nucleare trentennale con tecnologia americana.
Bin Salman è un monarca assoluto, non eletto, responsabile di repressioni interne e di una guerra in Yemen che ha causato decine di migliaia di morti civili. Eppure viene trattato come un “partner affidabile”.
La differenza non sta nella natura del programma nucleare (entrambi dicono di volerlo civile), ma solo nell’allineamento politico.
Il nucleare “cattivo” è quello di chi non normalizza con Israele.
Il nucleare “buono” è quello di chi accetta di farlo.
Il resto (dittatura o democrazia, diritti umani, rischio di proliferazione) è contorno.
👉 @roccocantautore
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Nei giorni scorsi è successo questo:
1. L’accordo nucleare
Il 22 luglio 2026 Stati Uniti e Arabia Saudita hanno firmato un accordo di cooperazione nucleare civile della durata di 30 anni.
L’intesa prevede che aziende americane aiutino l’Arabia Saudita a costruire centrali nucleari per uso civile.
Ovviamente sono nati immediatamente dubbi e polemiche sulla possibilitĂ che il Regno possa in futuro arricchire uranio e sulle garanzie contro la proliferazione nucleare.
2. L’intervento di Trump
Il giorno dopo, il 23 luglio 2026, il presidente Donald Trump ha pubblicato un post su Truth Social in cui ha imposto una condizione politica.
Ecco la traduzione del passaggio principale:
«L’accordo sul nucleare civile (non ci sarà alcun arricchimento del materiale!) tra il Dipartimento dell’Energia degli Stati Uniti e l’Arabia Saudita, che riguarda esclusivamente usi non militari come quelli già in possesso di Iran ed Emirati Arabi Uniti (e altri), sarà approvato, ma è totalmente subordinato all’adesione dell’Arabia Saudita ai molto rispettati e riusciti Accordi di Abramo. Gli Stati Uniti non sono contrari a impianti nucleari civili (senza arricchimento).»
In pratica Trump ha detto: sì al nucleare civile saudita ma solo se l’Arabia Saudita normalizza i rapporti con Israele entrando negli Accordi di Abramo.
La portavoce della Casa Bianca, Karoline Leavitt, ha poi confermato: se i sauditi non aderiscono agli Accordi di Abramo, l’accordo nucleare salta.
3. Cosa sono gli Accordi di Abramo
Sono gli accordi di normalizzazione diplomatica tra Israele e alcuni Paesi arabi (Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Marocco, Sudan) firmati a partire dal 2020, durante il primo mandato di Trump.
L’Arabia Saudita non ne fa ancora parte. Riad ha sempre detto che per riconoscere Israele vuole prima progressi concreti verso uno Stato palestinese.
4. La reazione di Israele
L’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha accolto positivamente la condizione posta da Trump, dichiarando che l’adesione dell’Arabia Saudita agli Accordi di Abramo «sarebbe un salto storico in avanti per la pace in Medio Oriente».
In sintesi
L’Iran viene trattato come “minaccia esistenziale” e il suo programma nucleare viene combattuto (fino ai bombardamenti e alle continue minacce di escalation).
All’Arabia Saudita di Mohammed bin Salman viene offerto un accordo nucleare trentennale con tecnologia americana.
Bin Salman è un monarca assoluto, non eletto, responsabile di repressioni interne e di una guerra in Yemen che ha causato decine di migliaia di morti civili. Eppure viene trattato come un “partner affidabile”.
La differenza non sta nella natura del programma nucleare (entrambi dicono di volerlo civile), ma solo nell’allineamento politico.
Il nucleare “cattivo” è quello di chi non normalizza con Israele.
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Forwarded from Giulietto Chiesa Real
DALLA CINA PIU' AUTO ELETTRICHE IN EUROPA
Una fabbrica Ford in Spagna sarà utilizzata dal gruppo cinese Geely per produrre veicoli elettrici destinati al mercato europeo. Lo ha annunciato il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, confermando le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi.
L’accordo consentirà a Geely di avere il suo primo sito produttivo automobilistico nell’Unione Europea e di aggirare così i dazi imposti da Bruxelles sulle auto elettriche prodotte in Cina.
Le vetture saranno assemblate su una linea attualmente ferma nello stabilimento Ford di Almussafes, vicino Valencia. Sánchez ha presentato l’intesa come uno strumento per preservare la produzione e mantenere attività industriale nell’impianto.
Lo stabilimento, un tempo il più grande sito Ford al di fuori degli Stati Uniti, oggi lavora a meno di un quarto della sua capacità annua, pari a circa 450.000 veicoli. La riduzione dell’attività è legata al ridimensionamento delle operazioni europee di Ford, avviato nel 2023 dopo anni di perdite nel settore delle auto passeggeri.
L’accordo arriva a meno di due anni dall’introduzione, da parte dell’Unione Europea, di dazi aggiuntivi sui veicoli elettrici prodotti in Cina. L’obiettivo era rallentare l’avanzata dei costruttori cinesi nel mercato europeo. Il risultato, però, sembra essere diverso: invece di tenerli fuori, le misure hanno spinto diverse aziende cinesi a produrre direttamente all’interno dell’UE.
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Una fabbrica Ford in Spagna sarà utilizzata dal gruppo cinese Geely per produrre veicoli elettrici destinati al mercato europeo. Lo ha annunciato il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, confermando le indiscrezioni circolate nei giorni scorsi.
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Le vetture saranno assemblate su una linea attualmente ferma nello stabilimento Ford di Almussafes, vicino Valencia. Sánchez ha presentato l’intesa come uno strumento per preservare la produzione e mantenere attività industriale nell’impianto.
Lo stabilimento, un tempo il più grande sito Ford al di fuori degli Stati Uniti, oggi lavora a meno di un quarto della sua capacità annua, pari a circa 450.000 veicoli. La riduzione dell’attività è legata al ridimensionamento delle operazioni europee di Ford, avviato nel 2023 dopo anni di perdite nel settore delle auto passeggeri.
L’accordo arriva a meno di due anni dall’introduzione, da parte dell’Unione Europea, di dazi aggiuntivi sui veicoli elettrici prodotti in Cina. L’obiettivo era rallentare l’avanzata dei costruttori cinesi nel mercato europeo. Il risultato, però, sembra essere diverso: invece di tenerli fuori, le misure hanno spinto diverse aziende cinesi a produrre direttamente all’interno dell’UE.
Per acquistare i libri di Giulietto Chiesa:
www.giuliettochiesareal.com
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Forwarded from VQB Channel (Paola)
#VQBChannel 🇾🇪
LO YEMEN HA BOMBARDATO L’ARAMCO
Poche ore fa, il gruppo yemenita AnsarAllah ha colpito la raffineria dell’ARAMCO a Jazan, in Arabia Saudita, come rappresaglia per gli attacchi subiti contro il porto di Al Hodeidah.
Le sirene sono state attivate anche a Yanbu, dove passa l’oleodotto est-ovest, ma al momento non ci sono immagini che mostrino alcun attacco in quella zona.
Le difese aeree dell’Arabia Saudita non sono riuscite a respingere i missili yemeniti. Nemmeno con la batteria di difesa aerea Patriot PAC-3 schierata a Jazan dai greci.
Per capire cosa succede nel mondo segui: t.me/VQBChannel
LO YEMEN HA BOMBARDATO L’ARAMCO
Poche ore fa, il gruppo yemenita AnsarAllah ha colpito la raffineria dell’ARAMCO a Jazan, in Arabia Saudita, come rappresaglia per gli attacchi subiti contro il porto di Al Hodeidah.
Le sirene sono state attivate anche a Yanbu, dove passa l’oleodotto est-ovest, ma al momento non ci sono immagini che mostrino alcun attacco in quella zona.
Le difese aeree dell’Arabia Saudita non sono riuscite a respingere i missili yemeniti. Nemmeno con la batteria di difesa aerea Patriot PAC-3 schierata a Jazan dai greci.
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Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
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Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
📍Gli Stati Uniti e l'Iran dimostrano una volontà di intensificare le tensioni, ma i governi di entrambi i paesi non riescono a ottenere un vantaggio decisivo, secondo quanto riporta il Wall Street Journal, citando esperti.
📍Analisti militari hanno dichiarato ai giornalisti che la situazione attuale minaccia un conflitto prolungato.
📍"Attualmente, si osserva una tendenza all'escalation. Non credo che l'amministrazione statunitense abbia una chiara visione strategica di ciò che sta cercando di fare", ha dichiarato Alan Eyre, un diplomatico statunitense coinvolto nei negoziati con l'Iran, al quotidiano.
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Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
⚡️⚠️🇮🇷🇦🇪 Il piano turistico delle autorità di Dubai a causa del forte calo del turismo dovuto agli attacchi iraniani
📍The Guardian:
❗️"Le autorità di Dubai hanno offerto ai residenti degli Emirati Arabi Uniti bonus di valore superiore a 3.000 dirham – circa 610 sterline – per invitare parenti e amici dall'estero. L'emirato sta cercando di rilanciare il turismo, che è crollato a causa del conflitto con l'Iran."
📍The Guardian:
❗️"Le autorità di Dubai hanno offerto ai residenti degli Emirati Arabi Uniti bonus di valore superiore a 3.000 dirham – circa 610 sterline – per invitare parenti e amici dall'estero. L'emirato sta cercando di rilanciare il turismo, che è crollato a causa del conflitto con l'Iran."
Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
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Forwarded from ECONOⓂ️ANIACS™️
ANSA.it
Il gas sui massimi dall'agosto del 2022, scorte Italia oltre il 73%
Continuano a salire le scorte di gas nonostante l'aumento dei prezzi. Ieri il gas naturale sulla piazza Ttf di Amsterdam, ha chiuso con un rialzo del 2,71% a 63,598 euro al MWh ai massimi dal 26 agosto del 2022. (ANSA)