Costo della vita in Europa e ulteriori aiuti all’Ucraina
Il contingente più numeroso di lettori dei miei articoli si trova negli Stati Uniti ed è proprio per loro che apro il pezzo di oggi con alcuni fatti concreti su come la crisi energetica autoimposta dall’Europa, causata dal divieto di importazione di idrocarburi russi, stia rendendo impossibile per il cittadino medio di Francia, Belgio e di molti altri Paesi dell’UE di arrivare a fine mese. Mi affretto ad aggiungere che l’improponibile aritmetica delle finanze mensili delle famiglie ci sta portando, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, ai disordini sociali e all’instabilità politica che io e altri abbiamo previsto da quando, alcuni mesi fa, il trend del costo della vita è diventato chiaro.
Non presenterò statistiche ufficiali, perché quando il gioco si fa duro tendono a essere presentate in modo molto selettivo dalle autorità. Le mie prove “aneddotiche” provengono dalle bollette che ricevo ora nella mia casa di Bruxelles e da ciò che amici e conoscenti in questo Paese e in Francia mi raccontano delle loro situazioni personali.
Un paio di settimane fa ho ricevuto da Engie, il gigante francese dell’energia che controlla Electrabel, il produttore e distributore di elettricità belga un tempo indipendente, un resoconto del mio consumo annuale di elettricità per l’anno contabile conclusosi il 7 ottobre 2022. Il totale degli addebiti era di 1.807 euro, ovvero 150 euro al mese. Nella stessa lettera mi hanno informato che le nuove tariffe applicate al prossimo anno richiederanno un addebito di 285 euro al mese sul mio conto in banca. Et voila’, la mia bolletta elettrica raddoppia!
Nel frattempo, la fattura per l’ultima fornitura di 1.000 litri di gasolio per il riscaldamento della nostra casa ammonta a 1.500 euro, anche questa praticamente il doppio di quello che ho pagato per il gasolio un anno fa. E mi ritengo fortunato perché non ho seguito il consiglio di diversi esperti di riscaldamento che un anno fa hanno visitato la mia casa per un intervento di manutenzione per il nostro forno. Ci avevano suggerito di “modernizzarci” e di passare dal gasolio al gas naturale, perché, per anziani come me, questo ci risparmia la necessità di monitorare il livello di olio combustibile rimasto nel nostro serbatoio interrato ogni volta che facciamo un nuovo ordine. Se ordini troppo presto, la quantità minima di 1.000 litri non ci sta nel serbatoio e ti viene addebitato una penale. Se ordini troppo tardi, la melma sul fondo del serbatoio può penetrare nell’impianto, bloccando il filtro, il che richiede l’intervento di un tecnico e parecchie centinaia di euro. Il gas naturale, mi dicevano, ci avrebbe risparmiato questi inconvenienti. Naturalmente, oggi il riscaldamento a gas costa non il doppio, ma il triplo o più di un anno fa, e gli amici che si sono “modernizzati” rimpiangono la loro decisione. Se quest’inverno ci sarà carenza di gas, cosa perfettamente possibile a seconda della gravità delle gelate che ci attendono, questi amici rimpiangeranno anche l’inconveniente dell’interruzione del riscaldamento che li lascerà al freddo.
Tornando al discorso e per dare un senso alle cifre sul gasolio da riscaldamento, i 1.000 litri di cui sopra riscaldano la mia casa per un periodo che va dalle 4 alle 6 settimane in autunno, inverno e inizio primavera, a seconda di che tempo fa. Finora quest’anno, in Europa occidentale, siamo stati molto fortunati dal punto di vista delle temperature in autunno. Ma se scendiamo a zero di notte per una settimana o più nel corso dell’anno, 1.000 litri non bastano.
Perché il mio accenno a questi nuovi costi non suoni come un piagnisteo, permettetemi di assicurare il gentile lettore che personalmente non ho problemi a sostenere i costi. Ora che l’euro è sceso come un sasso quest’anno a causa di un’economia traballante dovuta alla crisi energetica e all’inflazione, i miei assegni mensili della previdenza sociale statunitense valgono il 20% in più in valuta locale e i miei nuovi costi energetici aggiuntivi sono ampiamente coperti.
Il contingente più numeroso di lettori dei miei articoli si trova negli Stati Uniti ed è proprio per loro che apro il pezzo di oggi con alcuni fatti concreti su come la crisi energetica autoimposta dall’Europa, causata dal divieto di importazione di idrocarburi russi, stia rendendo impossibile per il cittadino medio di Francia, Belgio e di molti altri Paesi dell’UE di arrivare a fine mese. Mi affretto ad aggiungere che l’improponibile aritmetica delle finanze mensili delle famiglie ci sta portando, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, ai disordini sociali e all’instabilità politica che io e altri abbiamo previsto da quando, alcuni mesi fa, il trend del costo della vita è diventato chiaro.
Non presenterò statistiche ufficiali, perché quando il gioco si fa duro tendono a essere presentate in modo molto selettivo dalle autorità. Le mie prove “aneddotiche” provengono dalle bollette che ricevo ora nella mia casa di Bruxelles e da ciò che amici e conoscenti in questo Paese e in Francia mi raccontano delle loro situazioni personali.
Un paio di settimane fa ho ricevuto da Engie, il gigante francese dell’energia che controlla Electrabel, il produttore e distributore di elettricità belga un tempo indipendente, un resoconto del mio consumo annuale di elettricità per l’anno contabile conclusosi il 7 ottobre 2022. Il totale degli addebiti era di 1.807 euro, ovvero 150 euro al mese. Nella stessa lettera mi hanno informato che le nuove tariffe applicate al prossimo anno richiederanno un addebito di 285 euro al mese sul mio conto in banca. Et voila’, la mia bolletta elettrica raddoppia!
Nel frattempo, la fattura per l’ultima fornitura di 1.000 litri di gasolio per il riscaldamento della nostra casa ammonta a 1.500 euro, anche questa praticamente il doppio di quello che ho pagato per il gasolio un anno fa. E mi ritengo fortunato perché non ho seguito il consiglio di diversi esperti di riscaldamento che un anno fa hanno visitato la mia casa per un intervento di manutenzione per il nostro forno. Ci avevano suggerito di “modernizzarci” e di passare dal gasolio al gas naturale, perché, per anziani come me, questo ci risparmia la necessità di monitorare il livello di olio combustibile rimasto nel nostro serbatoio interrato ogni volta che facciamo un nuovo ordine. Se ordini troppo presto, la quantità minima di 1.000 litri non ci sta nel serbatoio e ti viene addebitato una penale. Se ordini troppo tardi, la melma sul fondo del serbatoio può penetrare nell’impianto, bloccando il filtro, il che richiede l’intervento di un tecnico e parecchie centinaia di euro. Il gas naturale, mi dicevano, ci avrebbe risparmiato questi inconvenienti. Naturalmente, oggi il riscaldamento a gas costa non il doppio, ma il triplo o più di un anno fa, e gli amici che si sono “modernizzati” rimpiangono la loro decisione. Se quest’inverno ci sarà carenza di gas, cosa perfettamente possibile a seconda della gravità delle gelate che ci attendono, questi amici rimpiangeranno anche l’inconveniente dell’interruzione del riscaldamento che li lascerà al freddo.
Tornando al discorso e per dare un senso alle cifre sul gasolio da riscaldamento, i 1.000 litri di cui sopra riscaldano la mia casa per un periodo che va dalle 4 alle 6 settimane in autunno, inverno e inizio primavera, a seconda di che tempo fa. Finora quest’anno, in Europa occidentale, siamo stati molto fortunati dal punto di vista delle temperature in autunno. Ma se scendiamo a zero di notte per una settimana o più nel corso dell’anno, 1.000 litri non bastano.
Perché il mio accenno a questi nuovi costi non suoni come un piagnisteo, permettetemi di assicurare il gentile lettore che personalmente non ho problemi a sostenere i costi. Ora che l’euro è sceso come un sasso quest’anno a causa di un’economia traballante dovuta alla crisi energetica e all’inflazione, i miei assegni mensili della previdenza sociale statunitense valgono il 20% in più in valuta locale e i miei nuovi costi energetici aggiuntivi sono ampiamente coperti.
Il fatto che io metta in evidenza queste cifre e i nuovi rapporti di costo è per far capire come essi incidano sulla grande maggioranza della popolazione attiva di questo Paese.
Si può dire che il reddito mensile del 70% dei belgi, dopo la ritenuta del 50% dell’imposta sul reddito, è di circa 1.500 euro. Per fare un paragone, se questa cifra vi sembra eccessivamente bassa, le pensioni statali di molti belgi ammontano a poche centinaia di euro; e bisogna aver avuto molto successo nella propria carriera lavorativa per ricevere una pensione di 1.500 euro.
Supponiamo che i miei costi di elettricità e riscaldamento siano ben superiori alla media a causa delle dimensioni della mia casa e dello cattivo stato dell’isolamento. Supponiamo che questo stesso 70% della popolazione abbia costi energetici totali di 900 euro al mese, ovvero la metà di quanto pagherò io. In una famiglia con un solo capofamiglia, rimarrebbero solo 600 euro al mese per mangiare, per l’affitto o il mutuo, e per tutte le altre spese. I conti non tornano. Il vostro bilancio familiare sarà in forte deficit ogni mese.
Ho preso come esempio il Belgio, ma assicuro al lettore che entrate e uscite della maggior parte dei cittadini negli altri Paesi europei non sono molto diverse. Questo vale anche per la Germania, nonostante la sua apparente prosperità. Allora cosa farà la gente? Quanto ci vuole perché’ l’indignazione pubblica e la crescente povertà si trasformi in disordini sociali e politici?
In precedenti articoli ho indicato la Francia come un Paese con una lunga tradizione di volatilità politica, un Paese in cui i lavoratori ci mettono poco a mettersi in sciopero. Ad esempio, quando Macron ha aumentato la tassa sulla benzina nel novembre 2018, abbiamo visto emergere i gilets jaunes (i gilet gialli), un movimento volubile e politicamente pericoloso che per un paio d’anni ha resistito ostinatamente a tutte le misure di repressione messe in atto dal governo francese. Oggi, dopo aver perso la maggioranza parlamentare alle ultime elezioni, il governo Macron è molto più debole e capisce che non può affrontare di petto gli scioperanti, anche se in un primo tempo ha minacciato di far intervenire l’esercito usare la forza per costringere i lavoratori a rientrare al lavoro nelle raffinerie e nei distributori di benzina. Macron si è infatti arreso e ora ricorre a misure per comprarsi il consenso di chi sciopera e di altri che manifestano. Le loro richieste di aumenti salariali non vengono soddisfatte, ma vengono tranquillamente concessi loro “premi” di diverse mensilità per tornare al lavoro e starsene buoni. Finora questa soluzione è stata efficace, ma sta facendo lievitare il deficit di bilancio francese e potrebbe presto diventare insostenibile. Inoltre, la Francia conta sul tacito appoggio della Germania, che per ora chiude un occhio sull’irresponsabilità fiscale di Parigi e sulla sua violazione delle regole finanziarie dell’Unione Europea.
E così, in altre parti d’Europa, continuano le manifestazioni di piazza di decine di migliaia di cittadini irati contro gli insostenibili aumenti del costo della vita. Anche il Financial Times oggi dà ampio spazio alla marcia di ieri nel centro di Roma, che ha unito la questione degli insostenibili aumenti dei costi dell’energia alla questione politica della guerra in corso in Ucraina, e delle decisioni politiche fallimentari prese dall’Europa al riguardo. Gli striscioni della manifestazione di Roma recitavano “La violenza deve finire”, ovvero il messaggio principale è che l’Italia deve lavorare per portare le parti in guerra al tavolo dei negoziati, non per alimentare il conflitto con ulteriori forniture di armi a Kiev. È un movimento che sicuramente si manifesterà in molte altre città europee nelle prossime settimane e che i governi europei non potranno ignorare.
Anche negli Stati Uniti, il deterioramento della posizione finanziaria americana costringerà probabilmente a un brusco cambiamento di politica sull’Ucraina dopo che le elezioni di midterm avranno tolto ai democratici il controllo del Congresso. Gli istinti
Si può dire che il reddito mensile del 70% dei belgi, dopo la ritenuta del 50% dell’imposta sul reddito, è di circa 1.500 euro. Per fare un paragone, se questa cifra vi sembra eccessivamente bassa, le pensioni statali di molti belgi ammontano a poche centinaia di euro; e bisogna aver avuto molto successo nella propria carriera lavorativa per ricevere una pensione di 1.500 euro.
Supponiamo che i miei costi di elettricità e riscaldamento siano ben superiori alla media a causa delle dimensioni della mia casa e dello cattivo stato dell’isolamento. Supponiamo che questo stesso 70% della popolazione abbia costi energetici totali di 900 euro al mese, ovvero la metà di quanto pagherò io. In una famiglia con un solo capofamiglia, rimarrebbero solo 600 euro al mese per mangiare, per l’affitto o il mutuo, e per tutte le altre spese. I conti non tornano. Il vostro bilancio familiare sarà in forte deficit ogni mese.
Ho preso come esempio il Belgio, ma assicuro al lettore che entrate e uscite della maggior parte dei cittadini negli altri Paesi europei non sono molto diverse. Questo vale anche per la Germania, nonostante la sua apparente prosperità. Allora cosa farà la gente? Quanto ci vuole perché’ l’indignazione pubblica e la crescente povertà si trasformi in disordini sociali e politici?
In precedenti articoli ho indicato la Francia come un Paese con una lunga tradizione di volatilità politica, un Paese in cui i lavoratori ci mettono poco a mettersi in sciopero. Ad esempio, quando Macron ha aumentato la tassa sulla benzina nel novembre 2018, abbiamo visto emergere i gilets jaunes (i gilet gialli), un movimento volubile e politicamente pericoloso che per un paio d’anni ha resistito ostinatamente a tutte le misure di repressione messe in atto dal governo francese. Oggi, dopo aver perso la maggioranza parlamentare alle ultime elezioni, il governo Macron è molto più debole e capisce che non può affrontare di petto gli scioperanti, anche se in un primo tempo ha minacciato di far intervenire l’esercito usare la forza per costringere i lavoratori a rientrare al lavoro nelle raffinerie e nei distributori di benzina. Macron si è infatti arreso e ora ricorre a misure per comprarsi il consenso di chi sciopera e di altri che manifestano. Le loro richieste di aumenti salariali non vengono soddisfatte, ma vengono tranquillamente concessi loro “premi” di diverse mensilità per tornare al lavoro e starsene buoni. Finora questa soluzione è stata efficace, ma sta facendo lievitare il deficit di bilancio francese e potrebbe presto diventare insostenibile. Inoltre, la Francia conta sul tacito appoggio della Germania, che per ora chiude un occhio sull’irresponsabilità fiscale di Parigi e sulla sua violazione delle regole finanziarie dell’Unione Europea.
E così, in altre parti d’Europa, continuano le manifestazioni di piazza di decine di migliaia di cittadini irati contro gli insostenibili aumenti del costo della vita. Anche il Financial Times oggi dà ampio spazio alla marcia di ieri nel centro di Roma, che ha unito la questione degli insostenibili aumenti dei costi dell’energia alla questione politica della guerra in corso in Ucraina, e delle decisioni politiche fallimentari prese dall’Europa al riguardo. Gli striscioni della manifestazione di Roma recitavano “La violenza deve finire”, ovvero il messaggio principale è che l’Italia deve lavorare per portare le parti in guerra al tavolo dei negoziati, non per alimentare il conflitto con ulteriori forniture di armi a Kiev. È un movimento che sicuramente si manifesterà in molte altre città europee nelle prossime settimane e che i governi europei non potranno ignorare.
Anche negli Stati Uniti, il deterioramento della posizione finanziaria americana costringerà probabilmente a un brusco cambiamento di politica sull’Ucraina dopo che le elezioni di midterm avranno tolto ai democratici il controllo del Congresso. Gli istinti
umanitari, la preoccupazione per il crescente numero di vittime ucraine sul campo di battaglia non avranno alcun ruolo in questa rivalutazione della politica. Sarà guidata e giustificata dall’alto e crescente costo dei prestiti del governo federale, in linea con gli aumenti del tasso di interesse primario per domare l’inflazione, inflazione che è in gran parte dovuta alle distorsioni dei mercati globali di petrolio e gas che le sanzioni sull’energia russa stanno causando.
Per i poteri forti, sia in Europa che negli Stati Uniti, l’unica nota positiva nell’immediato futuro forse consiste in una vittoria lampo dei russi, il che risolverebbe i loro (dei poteri forti) problemi.
Secondo quanto riportato oggi dai media occidentali, Zelensky potrebbe costringere 3 milioni di persone a evacuare Kiev se l’attacco russo agli impianti di generazione di elettricità e alla rete elettrica continuerà al ritmo attuale. Le autorità ucraine responsabili della rete elettrica nazionale dicono che questa potrebbe crollare molto presto. Possiamo quindi immaginare due sviluppi che portano alla stessa conclusione, ovvero che portino Kiev a chiedere la pace: la fuga di 9 milioni o più di cittadini verso l’Europa occidentale, il che supererebbe di gran lunga la capacità dei centri di accoglienza e potrebbe quindi provocare una reazione armata; e la disintegrazione delle forze combattenti ucraine nel bel mezzo del black-out nazionale. Gilbert Doctorow - 06 Novembre 2022
Per i poteri forti, sia in Europa che negli Stati Uniti, l’unica nota positiva nell’immediato futuro forse consiste in una vittoria lampo dei russi, il che risolverebbe i loro (dei poteri forti) problemi.
Secondo quanto riportato oggi dai media occidentali, Zelensky potrebbe costringere 3 milioni di persone a evacuare Kiev se l’attacco russo agli impianti di generazione di elettricità e alla rete elettrica continuerà al ritmo attuale. Le autorità ucraine responsabili della rete elettrica nazionale dicono che questa potrebbe crollare molto presto. Possiamo quindi immaginare due sviluppi che portano alla stessa conclusione, ovvero che portino Kiev a chiedere la pace: la fuga di 9 milioni o più di cittadini verso l’Europa occidentale, il che supererebbe di gran lunga la capacità dei centri di accoglienza e potrebbe quindi provocare una reazione armata; e la disintegrazione delle forze combattenti ucraine nel bel mezzo del black-out nazionale. Gilbert Doctorow - 06 Novembre 2022
Forwarded from Intel Republic
⚡️BREAKING NEWS⚡️
Ukraine is center of far-right EXTREMISM, and West is helping Kiev prepare a "dirty bomb", if situation is not stopped it will be a DISASTER, and US and UK recruiting international TERRORISTS to participate in hostilities on side of Ukraine - Russian Security Council Secretary Nikolai Patrushev.
UPDATE: US is studying potential areas of conflict in Central Asia, adjusting digital maps for the use of precision weapons - thus the "partnership" on information security, imposed by the US threatens the sovereignty of the Commonwealth of Indepent States (CIS) countries.
Subscribe @IntelRepublic
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Forwarded from BIBLIOTECA ANTI MATRIX-ITA
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🚨🚨🚨BOMBA 💣💣💣
🇧🇷Elezioni BRASILE 2022 🇧🇷
#BrazilWasStolen
AUDIT ELEZIONI BRASILIANE - Anomalie per possibili algoritmi 🧨
Trasmesso in diretta da Buenos Aires per aggirare le censure in Brasile, Fernando Cerimido, consulente politico e specialista in marketing digitale, è stato incaricato da un gruppo di persone di diffondere un rapporto privato dove si evidenziano delle anomalie statistiche sul voto elettronico, con un verosimile uso di algoritmi che avrebbero modificato i risultati delle elezioni favorendo il candidato Lula. Il rapporto mette in risalto le differenze di risultato tra i vari tipi di macchine usate: il modello 2020, revisionato, e i modelli antecedenti che non sono stati revisionati, e che sembrano aver sfornato risultati statisticamente troppo differenti rispetto al modello 2020 e tutti in favore di Lula.
https://rumble.com/v1ro4ko-audit-elezioni-brasile-2022-anomalie-per-possibili-algoritmi-sulle-macchine.html
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Trasmesso in diretta da Buenos Aires per aggirare le censure in Brasile, Fernando Cerimido, consulente politico e specialista in marketing digitale, è stato incaricato da un gruppo di persone di diffondere un rapporto privato dove si evidenziano delle anomalie statistiche sul voto elettronico, con un verosimile uso di algoritmi che avrebbero modificato i risultati delle elezioni favorendo il candidato Lula. Il rapporto mette in risalto le differenze di risultato tra i vari tipi di macchine usate: il modello 2020, revisionato, e i modelli antecedenti che non sono stati revisionati, e che sembrano aver sfornato risultati statisticamente troppo differenti rispetto al modello 2020 e tutti in favore di Lula.
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