Forwarded from Luogocomune2
ULTIMISSIMATUM
Dopo il suo ultimissimatum di lunedì scorso (“L’Iran ha tre giorni di tempo per accettare la resa incondizionata”), Donald Trump ha fatto una vistosa marcia indietro, concendendo ora agli Ayatollah “due settimane di tempo” per prendere una posizione più ragionevole sul suo progetto nucleare. Anche di ammazzare Kamenei, per ora non se ne parla più.
Questo dietro-front palese dimostra alcune cose: 1) che Trump non sa distinguere una partita di poker con amici da una crisi geopolitica mondiale. Per lui la tecnica del bluff è identica, con la differenza che una volta scoperto il bluff sulle minacce all’Iran si rivela in pieno la sua debolezza come leader mondiale.
2) Che certamente qualcuno è intervenuto per riportarlo a più miti consigli, dopo che Russia e Cina hanno fatto sapere congiuntamente che “sarebbe molto meglio” non dare fuoco alla polveriera mediorientale, perchè si sa dove si inizia ma non si sa dove si può andare a finire. E, vista la raffinatezza del linguaggio diplomatico di Russia e Cina, se loro dicono “molto meglio” in pubblico, è probabile che in privato gli abbiano detto “non ti ci provare neanche”.
Tutto questo segna un punto a sfavore di Netanyahu, che si illudeva già di veder arrivare B-52 americani a sganciare delle MoaB come caramelle sull’impianto di Fordow.
Anche perchè, fra le altre cose, nessuno garantisce che i bunker-busters americani possano davvero danneggiare in modo definitivo gli impianti sotterranei dell'Iran.
A Netanyahu resta quindi solo l’opzione estrema: mettere in piedi un attacco false-falg a danno di una nave americana, attribuendolo ovviamente agli iraniani. (Tipo USS Liberty, tanto per capirci).
In quel caso, Trump sarà così stupido da cascarci? E il mondo intero? I nostri giornalisti faranno finta di crederci, se davvero dovesse succedere una cosa del genere?
Massimo Mazzucco
Dopo il suo ultimissimatum di lunedì scorso (“L’Iran ha tre giorni di tempo per accettare la resa incondizionata”), Donald Trump ha fatto una vistosa marcia indietro, concendendo ora agli Ayatollah “due settimane di tempo” per prendere una posizione più ragionevole sul suo progetto nucleare. Anche di ammazzare Kamenei, per ora non se ne parla più.
Questo dietro-front palese dimostra alcune cose: 1) che Trump non sa distinguere una partita di poker con amici da una crisi geopolitica mondiale. Per lui la tecnica del bluff è identica, con la differenza che una volta scoperto il bluff sulle minacce all’Iran si rivela in pieno la sua debolezza come leader mondiale.
2) Che certamente qualcuno è intervenuto per riportarlo a più miti consigli, dopo che Russia e Cina hanno fatto sapere congiuntamente che “sarebbe molto meglio” non dare fuoco alla polveriera mediorientale, perchè si sa dove si inizia ma non si sa dove si può andare a finire. E, vista la raffinatezza del linguaggio diplomatico di Russia e Cina, se loro dicono “molto meglio” in pubblico, è probabile che in privato gli abbiano detto “non ti ci provare neanche”.
Tutto questo segna un punto a sfavore di Netanyahu, che si illudeva già di veder arrivare B-52 americani a sganciare delle MoaB come caramelle sull’impianto di Fordow.
Anche perchè, fra le altre cose, nessuno garantisce che i bunker-busters americani possano davvero danneggiare in modo definitivo gli impianti sotterranei dell'Iran.
A Netanyahu resta quindi solo l’opzione estrema: mettere in piedi un attacco false-falg a danno di una nave americana, attribuendolo ovviamente agli iraniani. (Tipo USS Liberty, tanto per capirci).
In quel caso, Trump sarà così stupido da cascarci? E il mondo intero? I nostri giornalisti faranno finta di crederci, se davvero dovesse succedere una cosa del genere?
Massimo Mazzucco
Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
Come dichiarato dalla stessa AIEA l'Iran non sta costruendo nessuna bomba nucleare, per cui in Medio Oriente è in corso una guerra con finalità nascoste che vede impegnati protagonisti palesi (Israele e Iran) e occulti (USA, Russia, Cina, Turchia e petromonarchie). Siamo all'ennesimo episodio di quello che gli storici inglesi chiamavano Grande Gioco e che gli storici russi chiamavano Teatro delle Ombre(in inglese “Tournament of Shadows“ e "Турнир теней” in russo) che si svolge dall'Ottocento e che ha visto opporsi l'Impero Zarista e l'Impero Britannico nell'800 e ora Cina e Russia da una parte e Stati Uniti dall'altra. Articolo mio https://www.lantidiplomatico.it/dettnews-il_teatro_delle_ombre_arriva_a_teheran_prima_parte/29296_61521/
www.lantidiplomatico.it
Il Teatro delle Ombre arriva a Teheran (prima parte)
Forwarded from TERZO MILLENNIO
KIM JONG-UN CONDANNA ISRAELE
Il leader della Corea del Nord ha condannato l'attacco israeliano all'Iran.
SIC SEMPER TYRANNIS
TERZO MILLENNIO
Il leader della Corea del Nord ha condannato l'attacco israeliano all'Iran.
SIC SEMPER TYRANNIS
TERZO MILLENNIO
Forwarded from Andrea Zhok
Mentre la tensione cresce in Medio Oriente e la possibilità di una guerra totale, senza esclusione di colpi, si fa sempre più realistica, una considerazione culturale di indole generale potrebbe sembrare fuori luogo, ma credo sia utile per una valutazione degli sviluppi di lungo periodo.
In tutti i principali conflitti in corso assistiamo ad una configurazione oppositiva abbastanza netta, con pochi casi ambigui: il crinale oppositivo è quello dove un Occidente, culturalmente egemonizzato dagli Stati Uniti d’America, si contrappone a tutto il mondo che non è direttamente o indirettamente ad esso assoggettato.
Si tratta cioè di una schietta contrapposizione lungo LINEE DI POTERE in cui un “impero” consolidato si oppone ad altri autorevoli poli di potere non assoggettati (Russia, Cina, Iran, ecc.).
Ma ogni potere ha sempre bisogno di una COPERTURA IDEALE, giacché ogni potere richiede un certo grado di assenso capillare dei propri sottoposti: il potere può esercitarsi in forma di controllo e repressione solo fino ad un certo punto, ma per la vasta maggioranza della popolazione deve valere un’adesione ideale di massima.
La copertura ideale dei poli di resistenza antioccidentale è variegata. Salvo una certa diffidenza generale verso l’idea di “mercato autoregolantesi”, non c’è una ideologia in comune tra Cina, Russia, Iran, Venezuela, Corea del Nord, Sudafrica, ecc. L’unica loro “ideologia” comune è il desiderio di potersi sviluppare autonomamente, su base regionale, secondo le proprie linee di sviluppo culturale, senza interferenze esterne. Questo non ne fa necessariamente alfieri di pace, giacché ci sono sempre disomogeneità di progetto anche sul piano delle relazioni regionali, ma comunque rende refrattari tutti questi blocchi a proiezioni aggressive globali.
Questo rappresenta un limite in termini di pura e semplice proiezione di potenza rispetto al “blocco occidentale” che - nella cornice Nato o meno – continua ad agire sempre in maniera concorde su tutti gli scenari conflittuali. Come in Ucraina la Russia affronta di fatto le forze dell’Occidente unificato, sia pure indirettamente, così avviene per l’Iran in questi giorni (sono appena arrivati in Israele rifornimenti militari dalla Germania, oltre che dagli USA). Invece le alleanze e i vincoli di mutuo supporto tra i blocchi della “resistenza antioccidentale” sono molto più occasionali, eventualmente con accordi bilaterali, circoscritti.
La superiorità di coordinamento occidentale nell’uso della forza va però di pari passo con un altro processo, eminentemente culturale, di cui fatichiamo a renderci conto dall’interno dell’Occidente stesso. A lungo l’Occidente post-illuminista si è presentato al mondo e a sé stesso come incarnazione di una razionalità universalistica, di una legalità internazionale, di diritti generalmente umani. La lettura oppositiva dell’Occidente come luogo della ragione e del diritto, rispetto alla “giungla” del resto del mondo dove prevarrebbero la violenza e la prevaricazione è ancora oggi un elemento standard nell’indottrinamento occidentale: lo si ritrova ripetuto ovunque, dai giornali ai testi scolastici.
La situazione paradossale è che l’unico elemento davvero fondamentale per l’unità ideologica dell’Occidente non ha niente a che fare con la ragione o col diritto, ma ha tutto a che fare con l’idea della legittimazione conferita dalla FORZA. L’ideologia reale dell’Occidente è forgiata da un lato sull’idea della Forza anonima dei capitali, che si esprimono ad esempio con i meccanismi di indebitamento internazionale, e dall’altro sull’idea di Forza industrial-militare, giustificata come il gendarme necessario per “far rispettare i contratti” e “far pagare i debiti”.
In tutti i principali conflitti in corso assistiamo ad una configurazione oppositiva abbastanza netta, con pochi casi ambigui: il crinale oppositivo è quello dove un Occidente, culturalmente egemonizzato dagli Stati Uniti d’America, si contrappone a tutto il mondo che non è direttamente o indirettamente ad esso assoggettato.
Si tratta cioè di una schietta contrapposizione lungo LINEE DI POTERE in cui un “impero” consolidato si oppone ad altri autorevoli poli di potere non assoggettati (Russia, Cina, Iran, ecc.).
Ma ogni potere ha sempre bisogno di una COPERTURA IDEALE, giacché ogni potere richiede un certo grado di assenso capillare dei propri sottoposti: il potere può esercitarsi in forma di controllo e repressione solo fino ad un certo punto, ma per la vasta maggioranza della popolazione deve valere un’adesione ideale di massima.
La copertura ideale dei poli di resistenza antioccidentale è variegata. Salvo una certa diffidenza generale verso l’idea di “mercato autoregolantesi”, non c’è una ideologia in comune tra Cina, Russia, Iran, Venezuela, Corea del Nord, Sudafrica, ecc. L’unica loro “ideologia” comune è il desiderio di potersi sviluppare autonomamente, su base regionale, secondo le proprie linee di sviluppo culturale, senza interferenze esterne. Questo non ne fa necessariamente alfieri di pace, giacché ci sono sempre disomogeneità di progetto anche sul piano delle relazioni regionali, ma comunque rende refrattari tutti questi blocchi a proiezioni aggressive globali.
Questo rappresenta un limite in termini di pura e semplice proiezione di potenza rispetto al “blocco occidentale” che - nella cornice Nato o meno – continua ad agire sempre in maniera concorde su tutti gli scenari conflittuali. Come in Ucraina la Russia affronta di fatto le forze dell’Occidente unificato, sia pure indirettamente, così avviene per l’Iran in questi giorni (sono appena arrivati in Israele rifornimenti militari dalla Germania, oltre che dagli USA). Invece le alleanze e i vincoli di mutuo supporto tra i blocchi della “resistenza antioccidentale” sono molto più occasionali, eventualmente con accordi bilaterali, circoscritti.
La superiorità di coordinamento occidentale nell’uso della forza va però di pari passo con un altro processo, eminentemente culturale, di cui fatichiamo a renderci conto dall’interno dell’Occidente stesso. A lungo l’Occidente post-illuminista si è presentato al mondo e a sé stesso come incarnazione di una razionalità universalistica, di una legalità internazionale, di diritti generalmente umani. La lettura oppositiva dell’Occidente come luogo della ragione e del diritto, rispetto alla “giungla” del resto del mondo dove prevarrebbero la violenza e la prevaricazione è ancora oggi un elemento standard nell’indottrinamento occidentale: lo si ritrova ripetuto ovunque, dai giornali ai testi scolastici.
La situazione paradossale è che l’unico elemento davvero fondamentale per l’unità ideologica dell’Occidente non ha niente a che fare con la ragione o col diritto, ma ha tutto a che fare con l’idea della legittimazione conferita dalla FORZA. L’ideologia reale dell’Occidente è forgiata da un lato sull’idea della Forza anonima dei capitali, che si esprimono ad esempio con i meccanismi di indebitamento internazionale, e dall’altro sull’idea di Forza industrial-militare, giustificata come il gendarme necessario per “far rispettare i contratti” e “far pagare i debiti”.
Forwarded from Andrea Zhok
La paradossalità della situazione sta nel fatto che l’Occidente si presenta al resto del mondo, ma anche al proprio interno, in una forma che può essere solo definita come MENTALMENTE DISSOCIATA.
Da un lato si presenta come difensore dei deboli, degli oppressi, come guardiano mondiale dei diritti umani, come tutore severo delle libertà, come incarnazione di una giustizia con pretese universali.
E dall’altro lato, costantemente, adotta clamorosi doppi standard (“saranno dei figli di puttana, ma sono i nostri figli di puttana”), rompe promesse fatte (vedi avanzamento della Nato vero est), fomenta cambiamenti di regime (lista interminabile), mente internazionalmente senza pudore e senza mai scusarsi (la fialetta di Powell), utilizza la diplomazia per far abbassare la guardia all’avversario e poi colpirlo (trattativa di Trump con l’Iran), esercita anche al proprio interno tutte le forme di sorveglianza e repressione che ritiene utile (ma sempre “per una buona causa”), ecc. ecc.
La cosa al tempo stesso terribile e destabilizzante è che abbiamo talmente introiettato questa forma di “bis-pensiero”, che possiamo continuare a produrre un discorso pubblico da neurodeliri in cui per consentire alle donne iraniane di camminare serenamente con i capelli sciolti troviamo ragionevole bombardagli le città. Oppure è sensato, e non si percepisce alcun doppio standard, nel giustificare come un paese zeppo di bombe atomiche clandestine ne bombardi preventivamente un altro per evitare che, prima o poi, eventualmente, anche quest’ultimo ne abbia.
Il vero, grande, problema che l’Occidente pagherà nei decenni a venire è che l’intera grande tradizione culturale dell’Occidente, il suo razionalismo, universalismo, il suo appello alla giustizia, alla legge, ecc. si è dimostrato alla prova della storia pura fuffa parolaia, mascheramenti verbali incapaci di costruire una civiltà dove della parola ci si può fidare.
Dall’esterno di questa tradizione stessa non si può che pervenire ad una semplice conclusione: tutte le nostre chiacchiere ben educate, gli appelli al rigore scientifico, alla verità, alla ragione, alla giustizia universale alla fine non valgono l’aria calda con cui vengono pronunciate. Sono mere coperture dell’esercizio della Forza (il marxiano “Ideenkleid”).
Noi abbiamo un bell’affaticarci a dire che non è sempre stato così, che non è necessariamente così; la nostra perdita di credito rispetto al resto del mondo è colossale e difficilmente recuperabile (potrebbe essere recuperabile solo se quegli appelli alla ragione e alla giustizia dimostrassero di avere le redini del potere nelle liberaldemocrazie occidentali; ma siamo lontani anni luce da quella prospettiva.)
Da un lato si presenta come difensore dei deboli, degli oppressi, come guardiano mondiale dei diritti umani, come tutore severo delle libertà, come incarnazione di una giustizia con pretese universali.
E dall’altro lato, costantemente, adotta clamorosi doppi standard (“saranno dei figli di puttana, ma sono i nostri figli di puttana”), rompe promesse fatte (vedi avanzamento della Nato vero est), fomenta cambiamenti di regime (lista interminabile), mente internazionalmente senza pudore e senza mai scusarsi (la fialetta di Powell), utilizza la diplomazia per far abbassare la guardia all’avversario e poi colpirlo (trattativa di Trump con l’Iran), esercita anche al proprio interno tutte le forme di sorveglianza e repressione che ritiene utile (ma sempre “per una buona causa”), ecc. ecc.
La cosa al tempo stesso terribile e destabilizzante è che abbiamo talmente introiettato questa forma di “bis-pensiero”, che possiamo continuare a produrre un discorso pubblico da neurodeliri in cui per consentire alle donne iraniane di camminare serenamente con i capelli sciolti troviamo ragionevole bombardagli le città. Oppure è sensato, e non si percepisce alcun doppio standard, nel giustificare come un paese zeppo di bombe atomiche clandestine ne bombardi preventivamente un altro per evitare che, prima o poi, eventualmente, anche quest’ultimo ne abbia.
Il vero, grande, problema che l’Occidente pagherà nei decenni a venire è che l’intera grande tradizione culturale dell’Occidente, il suo razionalismo, universalismo, il suo appello alla giustizia, alla legge, ecc. si è dimostrato alla prova della storia pura fuffa parolaia, mascheramenti verbali incapaci di costruire una civiltà dove della parola ci si può fidare.
Dall’esterno di questa tradizione stessa non si può che pervenire ad una semplice conclusione: tutte le nostre chiacchiere ben educate, gli appelli al rigore scientifico, alla verità, alla ragione, alla giustizia universale alla fine non valgono l’aria calda con cui vengono pronunciate. Sono mere coperture dell’esercizio della Forza (il marxiano “Ideenkleid”).
Noi abbiamo un bell’affaticarci a dire che non è sempre stato così, che non è necessariamente così; la nostra perdita di credito rispetto al resto del mondo è colossale e difficilmente recuperabile (potrebbe essere recuperabile solo se quegli appelli alla ragione e alla giustizia dimostrassero di avere le redini del potere nelle liberaldemocrazie occidentali; ma siamo lontani anni luce da quella prospettiva.)
Forwarded from The General
Forwarded from Laura Ru (Laura Ru)
Last year 382,071 foreigners moved to Italy, the highest number since 2014, statistics agency Istat said. The figures are derived from town registry offices, so are unlikely to reflect undocumented migration.
Ukrainians made up the biggest national group among those who arrived in 2023-2024, followed by Albanians, Bangladeshis, Moroccans, Romanians, Egyptians, Pakistanis, Argentines and Tunisians. ▪️In the same period, 155,732 Italians emigrated, also the highest figure since 2014. The figure of almost 270,000 nationals emigrating in the two-year period from 2023 to 2024 was up around 40% compared to the previous two years.
Italy's stagnant economy and low wages - salaries are below 1990 levels in inflation-adjusted terms - have been blamed for pushing many Italians to seek better fortunes abroad. (Source: Reuters) @LauraRuHK
Ukrainians made up the biggest national group among those who arrived in 2023-2024, followed by Albanians, Bangladeshis, Moroccans, Romanians, Egyptians, Pakistanis, Argentines and Tunisians. ▪️In the same period, 155,732 Italians emigrated, also the highest figure since 2014. The figure of almost 270,000 nationals emigrating in the two-year period from 2023 to 2024 was up around 40% compared to the previous two years.
Italy's stagnant economy and low wages - salaries are below 1990 levels in inflation-adjusted terms - have been blamed for pushing many Italians to seek better fortunes abroad. (Source: Reuters) @LauraRuHK
Forwarded from La Banda degli Idraulici
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INTANTO ALEXANDRA
Alexandra Szentkirályi, deputata di Fidesz, il Partoto di Orbán, ha pubblicato un video in cui si oppone pesantemente all'adesione dell'Ucraina all'UE .
Nel filmato, la deputata ungherese è in piedi accanto a un'auto con un uomo legato nel bagagliaio. Sostiene che se l'Ucraina entrasse nell'UE, l'Ungheria sarebbe invasa da trafficanti di organi, spacciatori di droga e trafficanti di esseri umani.
Sostiene che accelerare l'adesione dell'Ucraina imporrebbe costi enormi agli ungheresi, affermando:
La Szentkirályi ha definito la potenziale adesione dell’Ucraina all’UE “un altro chiodo nella bara dell’Ungheria” e ha dichiarato:
Il video si conclude con l'esortazione ai cittadini a votare contro l'adesione dell'Ucraina all'UE nel prossimo referendum di Orbán " Voks-2025 ".
🇮🇹 Smetti la bamba,
stai con la Banda🇷🇺
🤙 https://t.me/labandadegliidraulici
Alexandra Szentkirályi, deputata di Fidesz, il Partoto di Orbán, ha pubblicato un video in cui si oppone pesantemente all'adesione dell'Ucraina all'UE .
Nel filmato, la deputata ungherese è in piedi accanto a un'auto con un uomo legato nel bagagliaio. Sostiene che se l'Ucraina entrasse nell'UE, l'Ungheria sarebbe invasa da trafficanti di organi, spacciatori di droga e trafficanti di esseri umani.
Sostiene che accelerare l'adesione dell'Ucraina imporrebbe costi enormi agli ungheresi, affermando:
“La guerra è già costata a ogni famiglia ungherese 2,5 milioni di fiorini, e ulteriori aiuti all’Ucraina sottrarranno altri milioni a ogni famiglia”.
La Szentkirályi ha definito la potenziale adesione dell’Ucraina all’UE “un altro chiodo nella bara dell’Ungheria” e ha dichiarato:
"Questa decisione è stata presa senza la partecipazione degli ungheresi, ma non lo permetteremo. Bruxelles non ha il diritto di decidere il destino dell'Ungheria."
Il video si conclude con l'esortazione ai cittadini a votare contro l'adesione dell'Ucraina all'UE nel prossimo referendum di Orbán " Voks-2025 ".
stai con la Banda
🤙 https://t.me/labandadegliidraulici
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Forwarded from The Dome: Flash News 🇮🇹 | Notizie su Russia / Ucraina / Palestina / Israele / Groenlandia / USA
🇮🇱🇮🇷 | Portavoce militare israeliano a Fox News:
▫️@TheDomeFlash
Il nostro obiettivo è garantire che l'Iran sia nel caos.
▫️@TheDomeFlash
Forwarded from In Telegram Veritas
Il liceo scientifico Corradino D’Ascanio di Montesilvano (Pescara) dopo 4 anni di malori improvvisi, decessi e turbo cancer, produce un gioco che spara vaccini
Non è Lercio, lo hanno scritto davvero.
Ogni tanto nel gioco si vede un non vaccinato uscire in barella.
Dobbiamo risvegliare i ragazzi dall'ipnosi.
I topicidi fognari che loro chiamano vaccini, non sono la soluzione: sono il problema.
In ultimo, una cortesia. Cambiate nome del dominio: i dott.ri Falcone e Borsellino, non siete neanche degni di nominarli.
gamefalconeborsellino.it
🔗 In_Telegram_Veritas
Tra informazioni false, estremismi e ignoranza, abbiamo deciso di creare uno strumento che promuova l’unica soluzione possibile per uscire dalla Pandemia.
Non è Lercio, lo hanno scritto davvero.
Ogni tanto nel gioco si vede un non vaccinato uscire in barella.
Dobbiamo risvegliare i ragazzi dall'ipnosi.
I topicidi fognari che loro chiamano vaccini, non sono la soluzione: sono il problema.
In ultimo, una cortesia. Cambiate nome del dominio: i dott.ri Falcone e Borsellino, non siete neanche degni di nominarli.
gamefalconeborsellino.it
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Forwarded from O.d.E.G. Guerra NATO-RUSSIA
ULTIMA ORA: Un attacco con drone iraniano ha colpito Beit She'an, in Israele.
Non si segnalano feriti.
Non si segnalano feriti.
Forwarded from The General
BREAKING: The U.S. military is relocating B-2 bombers from the mainland to the Pacific island of Guam.
@GeneralMCNews
@GeneralMCNews