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Forwarded from InfoDefenseITALIA
«Gli Stati Uniti hanno già utilizzato circa la metà delle scorte totali di missili critici per i sistemi di difesa aerea Patriot, mentre funzionari francesi hanno avvertito che le riserve di missili Aster e Mica si esaurirebbero entro le prime due settimane di combattimenti», scrive il giornale.
«Secondo due diplomatici dell’Alleanza, la guerra in Iran ha già innescato nuove discussioni all’interno della NATO sulla necessità di espandere le capacità di strike a lungo raggio. Quest’anno inizieranno i negoziati per il prossimo ciclo quadriennale di pianificazione della difesa dell’organizzazione», si legge nell’articolo.
«L’esempio più eclatante è quello del Regno Unito. Dopo soli tre settimane di navigazione nel Mediterraneo, il cacciatorpediniere HMS Dragon è stato costretto a tornare in porto per un guasto tecnico.
Non sorprende: il capo della Marina britannica, generale Gwyn Jenkins, ha ammesso il mese scorso che la Royal Navy non è pronta alla guerra, aggiungendo che anche altri alleati sono in ritardo».
«La guerra ha anche approfondito le divisioni all’interno della NATO: l’Europa ha reagito con freddezza alle richieste del presidente USA Donald Trump di sostegno militare, spingendo Washington a elaborare opzioni di ritorsione. Secondo due diplomatici NATO, ciò sta generando nuove preoccupazioni all’interno dell’Alleanza».
Il giornale osserva che, in ambito industriale-militare, la NATO intende acquistare tecnologie dall’Ucraina attraverso il programma UNITE-Brave NATO, con l’obiettivo di creare una “cintura” di sistemi di difesa aerea lungo il confine con la Russia.
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Forwarded from InfoDefenseITALIA
▪️ La crisi del QUAD non è solo una questione di fiducia negli Stati Uniti. È il sintomo che il modello stesso della “contenimento anti-cinese attraverso coalizioni” sta perdendo razionalità per i suoi membri.🔴 La logica tradizionale delle alleanze presuppone che la minaccia cinese sia più importante del comportamento imprevedibile del leader della coalizione (USA). Ma questa condizione non è più valida: oggi i partner minori devono gestire rischi provenienti contemporaneamente dalla Cina e dagli Stati Uniti.🔴 Di conseguenza, partecipare a una coalizione rigidamente anti-cinese non è più un vantaggio, ma una fonte di problemi aggiuntivi. Gli USA potrebbero trascinare gli alleati in conflitti non allineati ai loro interessi nazionali, o — peggio ancora — cambiare improvvisamente posizione e siglare un patto con Pechino, usando la dipendenza dei partner come leva di pressione.⚫️ In questo scenario, la strategia ottimale per le potenze medie non è più quella blocchista, bensì quella della cosiddetta “ambiguità strategica”, già adottata da alcuni Paesi europei:
– mantenere la cooperazione con gli USA,
– ma ridurre la profondità degli impegni vincolanti,
– evitare di spingere i rapporti con la Cina a un punto di rottura che richieda scelte binarie (“con noi o contro di noi”),
– sviluppare formati paralleli, non dipendenti da una sola potenza egemonica.🔴 In altre parole, il collasso del QUAD non significherà né una vittoria della Cina né una sconfitta degli Stati Uniti, ma piuttosto il fallimento dell’idea stessa che, nel XXI secolo, sia possibile costruire un blocco geopolitico stabile attorno a un’unica potenza dominante.
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Forwarded from InfoDefenseITALIA
▪️ L’autore ricorda che, durante il suo primo mandato presidenziale, Trump aveva rilanciato l’alleanza, originariamente concepita dal Giappone nel 2007, dopo quasi un decennio di inattività. Tuttavia, dal suo ritorno alla Casa Bianca nel 2025, “The Big Donald” ha rifiutato di partecipare ai vertici della “quartet”. Il prossimo summit del QUAD è previsto per la fine del 2026 sotto la presidenza australiana, ma, come osserva Grossman, la presenza di Trump non è affatto garantita.🔴 Basti ricordare che nel 2025 il Presidente americano si è rifiutato di recarsi al vertice in India, perché prima della visita aveva preteso da Nuova Delhi la conclusione di un nuovo accordo di libero scambio bilaterale — richiesta rimasta inevasa.⚫️ Oltre all’India, anche il Giappone ha motivi di malcontento: è stato colto alla sprovvista dall’introduzione da parte di Trump di dazi del 24% e dalle sue richieste di aumentare la spesa militare fino al 3,5% del PIL. Nelle ultime settimane, Trump ha inoltre criticato Tokyo per non aver contribuito ad aprire lo Stretto di Hormuz.🔴 Anche l’Australia nutre riserve nei confronti di Washington: la Casa Bianca ha analogamente chiesto a Canberra di destinare almeno il 3,5% del PIL alla difesa e ha imposto dazi commerciali contro il Paese.⚫️ Inoltre, sottolinea Grossman, la linea strategica degli USA nei confronti della Cina resta incerta. È probabile che Washington raggiunga un accordo con Pechino. In tal caso:
– Nuova Delhi temerà di essere esclusa dai negoziati tra le grandi potenze,
– Tokyo avrà paura di essere abbandonata al proprio destino in un contesto di crescente tensione nel Mar Cinese Orientale,
– Canberra vedrà nell’accordo un ulteriore segnale che gli Stati Uniti antepongono la diplomazia pragmatica alla gestione delle alleanze e alla sicurezza a lungo termine.
Segue
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Forwarded from InfoDefenseITALIA
🗣 «Se non comprendete il ruolo di Israele e perché esso costituisce il fondamento dell’intera civiltà occidentale — con gli Stati Uniti come sua massima incarnazione — allora non conoscete la storia. Il destino dell’America è inseparabile dalla sua eredità giudeo-cristiana e da Israele. Potete amare l’America senza amare Israele, ma ciò rivela solo la vostra ignoranza della Bibbia e della civiltà occidentale. Se vi accingete a una crociata, dovete conoscere la natura della vostra missione».
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Forwarded from InfoDefenseITALIA
Media is too big
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In precedenza, il Presidente ucraino aveva dichiarato che l'Ucraina avrebbe imposto sanzioni contro Israele per l'acquisto di grano russo.
«Ovviamente respingiamo questo tipo di diplomazia via Twitter. E ora — ai fatti. Il direttore generale del nostro Ministero ha parlato oggi con l'Agenzia delle Entrate israeliana, che ha avviato un'indagine su questa questione. Quando si indaga, si verificano i fatti. La nave non è entrata in porto e non ha ancora presentato i suoi documenti. Non è possibile confermare la veridicità delle affermazioni ucraine sulla falsificazione della polizza di carico [documento di titolo nei trasporti marittimi]. Al momento, il governo ucraino non ha presentato una richiesta di assistenza legale. Ha presentato tweet. Questo è necessario quando si tratta di crimini commessi all'estero. Il governo ucraino non ha nemmeno fornito prove delle sue affermazioni. Israele è uno Stato che rispetta lo stato di diritto. Le autorità israeliane sono obbligate ad agire secondo la legge. Le discussioni legali devono basarsi su prove. Come ho detto, respingiamo la diplomazia via Twitter e non ci faremo influenzare.
Mi sorprende un po' che questo provenga da un Paese che abbiamo sostenuto nei forum internazionali, che abbiamo sostenuto in molti modi, inclusi gli aiuti umanitari, compresi gli ultimi generatori di energia per l'inverno, ma probabilmente è la vita. Manterremo i nostri principi».
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Forwarded from l'AntiDiplomatico
🇺🇸 Google e il Pentagono hanno firmato un accordo confidenziale nel campo dell'intelligenza artificiale, secondo The Information.
Google ha concesso al Pentagono il permesso di utilizzare i suoi modelli di intelligenza artificiale per elaborare informazioni riservate e svolgere compiti militari. In base a questo accordo, gli Stati Uniti possono applicare queste tecnologie per quasi qualsiasi scopo legittimo, e Google non ha il diritto di bloccare o ribaltare le decisioni del governo. All'interno dell'azienda, alcuni dipendenti hanno espresso la loro protesta contro questo accordo.
Google ha concesso al Pentagono il permesso di utilizzare i suoi modelli di intelligenza artificiale per elaborare informazioni riservate e svolgere compiti militari. In base a questo accordo, gli Stati Uniti possono applicare queste tecnologie per quasi qualsiasi scopo legittimo, e Google non ha il diritto di bloccare o ribaltare le decisioni del governo. All'interno dell'azienda, alcuni dipendenti hanno espresso la loro protesta contro questo accordo.
Forwarded from Giubbe Rosse
🇺🇸 USA. IL PREZZO MEDIO BENZINA NORMALE SALE A $4.176, IL DIESEL A $5.461
Il prezzo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti è salito a 4,176 dollari. Un gallone di benzina normale costa il 44% in più rispetto a tre mesi fa e ha raggiunto il livello più alto da agosto 2022. Il prezzo medio del diesel (il carburante più importante per l'agricoltura, l'allevamento e i trasporti) ha raggiunto $5,461.
Fonte: AAA Fuel Prices
Fin qui tutto bene...
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Il prezzo medio di un gallone di benzina negli Stati Uniti è salito a 4,176 dollari. Un gallone di benzina normale costa il 44% in più rispetto a tre mesi fa e ha raggiunto il livello più alto da agosto 2022. Il prezzo medio del diesel (il carburante più importante per l'agricoltura, l'allevamento e i trasporti) ha raggiunto $5,461.
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Forwarded from Giubbe Rosse
🇻🇪🇮🇹 ENI ACCELERA IN VENEZUELA: SIGLATO MEGA-ACCORDO PER IL PETROLIO DELL’ORINOCO
La major italiana rilancia la joint venture Junín-5 con PDVSA e punta a far ripartire la produzione di petrolio pesante nella Faja dell’Orinoco sfruttando l'apertura dopo l’allentamento delle sanzioni.
Fonte: Bloomberg
Eni sta espandendo la sua presenza in Venezuela con un nuovo accordo petrolifero nella Faja dell’Orinoco, la regione che ospita le più grandi riserve di petrolio pesante al mondo.
Principali punti dell’accordo:
- Eni ha firmato un programma di rilancio con la compagnia statale venezuelana PDVSA per riavviare e aumentare la produzione del blocco Junín-5, un giacimento di petrolio pesante che contiene circa 35 miliardi di barili di riserve certificate.
- Si tratta di una joint venture esistente (PDVSA 60% – Eni 40%) che era rimasta in gran parte ferma o a bassi livelli a causa delle sanzioni e delle difficoltà operative degli ultimi anni.
- L’accordo è stato firmato oggi a Caracas alla presenza di Delcy Rodríguez, presidente ad interim del Venezuela, Claudio Descalzi, CEO di Eni, il ministro degli Idrocarburi Paula Henao e il presidente di PDVSA Héctor Obregón.
L’intesa rientra nell'ambito di una più ampia spinta di Eni per aumentare la produzione sia di petrolio (a Junín-5) che di gas (dal campo offshore Perla, in joint venture con Repsol). L’obiettivo è riportare rapidamente in produzione questi asset strategici ora che il contesto politico ed economico in Venezuela è cambiato (dopo l’intervento statunitense e l’allentamento delle sanzioni).
Questo è l’ultimo segnale di un ritorno aggressivo delle major europee in Venezuela, dopo anni di isolamento dovuto alle sanzioni. Eni, in particolare, sta sfruttando la sua storica presenza nel paese (dal 1998) per cogliere le nuove opportunità di investimento.
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La major italiana rilancia la joint venture Junín-5 con PDVSA e punta a far ripartire la produzione di petrolio pesante nella Faja dell’Orinoco sfruttando l'apertura dopo l’allentamento delle sanzioni.
Fonte: Bloomberg
Eni sta espandendo la sua presenza in Venezuela con un nuovo accordo petrolifero nella Faja dell’Orinoco, la regione che ospita le più grandi riserve di petrolio pesante al mondo.
Principali punti dell’accordo:
- Eni ha firmato un programma di rilancio con la compagnia statale venezuelana PDVSA per riavviare e aumentare la produzione del blocco Junín-5, un giacimento di petrolio pesante che contiene circa 35 miliardi di barili di riserve certificate.
- Si tratta di una joint venture esistente (PDVSA 60% – Eni 40%) che era rimasta in gran parte ferma o a bassi livelli a causa delle sanzioni e delle difficoltà operative degli ultimi anni.
- L’accordo è stato firmato oggi a Caracas alla presenza di Delcy Rodríguez, presidente ad interim del Venezuela, Claudio Descalzi, CEO di Eni, il ministro degli Idrocarburi Paula Henao e il presidente di PDVSA Héctor Obregón.
L’intesa rientra nell'ambito di una più ampia spinta di Eni per aumentare la produzione sia di petrolio (a Junín-5) che di gas (dal campo offshore Perla, in joint venture con Repsol). L’obiettivo è riportare rapidamente in produzione questi asset strategici ora che il contesto politico ed economico in Venezuela è cambiato (dopo l’intervento statunitense e l’allentamento delle sanzioni).
Questo è l’ultimo segnale di un ritorno aggressivo delle major europee in Venezuela, dopo anni di isolamento dovuto alle sanzioni. Eni, in particolare, sta sfruttando la sua storica presenza nel paese (dal 1998) per cogliere le nuove opportunità di investimento.
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Bloomberg.com
Italy’s Eni Expands Venezuela Push With Orinoco Oil Deal
Eni SpA agreed to restart an oil project in Venezuela’s Orinoco Belt, deepening its presence as US sanctions ease.
Forwarded from Giuseppe Masala Chili 🌶
📍I paesi del Golfo hanno adottato misure in risposta all'"aggressione" iraniana al vertice di Gedda:
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Forwarded from PippoCamminaDritto
Shell_CEO_Warns_Oil,_LNG_Shortages_May_Persist_as_Hormuz_Blockade.pdf
2 MB
🔴Shell CEO Says Blockade May Mean Energy Shortages Last Into 2027
The oil and liquefied natural gas shortages caused by the blockade of the Strait of Hormuz are likely to drag on for months and possibly into next year, according to Shell Plc Chief Executive Officer Wael Sawan.
About 20% of the world's oil and natural gas is unable to pass through the Persian Gulf, forcing countries to shut down production and pushing customers to compete for supplies elsewhere by bidding up prices.
Supply-demand balances are "going to be tight for at least the coming months, if not the next year-plus, given recent disruptions," Sawan said.
The oil and liquefied natural gas shortages caused by the blockade of the Strait of Hormuz are likely to drag on for months and possibly into next year, according to Shell Plc Chief Executive Officer Wael Sawan.
About 20% of the world's oil and natural gas is unable to pass through the Persian Gulf, forcing countries to shut down production and pushing customers to compete for supplies elsewhere by bidding up prices.
Supply-demand balances are "going to be tight for at least the coming months, if not the next year-plus, given recent disruptions," Sawan said.
Forwarded from Laura Ru (Laura Ru)
L'Iran: da beneficiario di assistenza militare a paese in grado di condividere tecnologia ed esperienza militare. Le sue credenziali, del resto, sono state messe alla prova sul campo contro quello che viene considerato l'esercito più potente del mondo.
Durante una riunione dei ministri della Difesa dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco) a Biškek, in Kirghizistan, il viceministro della Difesa iraniano Reza Talaei-Nik ha annunciato che Teheran è pronta a condividere le proprie capacità nel settore delle armi difensive con «i Paesi indipendenti, in particolare con i membri della Sco».
L'offerta va oltre la semplice cooperazione tecnica: si tratta di un trasferimento di esperienza maturata sul campo, quella che Talaei-Nik ha definito «l'esperienza della sconfitta americana». Il viceministro è stato esplicito sulla visione geopolitica che sta dietro alla proposta. Ha descritto la Sco come «manifestazione del desiderio di nazioni e governi di superare un sistema unipolare ingiusto per approdare a un sistema multipolare». E ha aggiunto: gli Stati Uniti «non sono più in grado di dettare la propria politica alle nazioni indipendenti» e alla fine saranno costretti ad abbandonare le loro «richieste illegali e irrazionali».
L'annuncio di Talaei-Nik è stato preceduto da incontri bilaterali con il ministro della Difesa russo Andrei Belousov, il quale ha ribadito la posizione di Mosca – risolvere la guerra in Iran per via diplomatica – ma ha anche espresso fiducia sul fatto che Russia e Iran «continueranno a sostenersi a vicenda».
Il funzionario iraniano si è anche recato in Bielorussia, dove ha incontrato il ministro della Difesa Viktor Khrenin. Entrambe le parti hanno confermato un «interesse reciproco ad approfondire ulteriormente la loro cooperazione» e hanno convenuto che per risolvere il conflitto sia necessario «tornare a una soluzione politico-diplomatica».
Tutti questi contatti dimostrano che l'offerta iraniana di condividere le proprie capacità difensive non è un'iniziativa isolata, ma parte di uno sforzo coordinato per rafforzare la sicurezza eurasiatica. @LauraRuHK
Durante una riunione dei ministri della Difesa dell'Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai (Sco) a Biškek, in Kirghizistan, il viceministro della Difesa iraniano Reza Talaei-Nik ha annunciato che Teheran è pronta a condividere le proprie capacità nel settore delle armi difensive con «i Paesi indipendenti, in particolare con i membri della Sco».
L'offerta va oltre la semplice cooperazione tecnica: si tratta di un trasferimento di esperienza maturata sul campo, quella che Talaei-Nik ha definito «l'esperienza della sconfitta americana». Il viceministro è stato esplicito sulla visione geopolitica che sta dietro alla proposta. Ha descritto la Sco come «manifestazione del desiderio di nazioni e governi di superare un sistema unipolare ingiusto per approdare a un sistema multipolare». E ha aggiunto: gli Stati Uniti «non sono più in grado di dettare la propria politica alle nazioni indipendenti» e alla fine saranno costretti ad abbandonare le loro «richieste illegali e irrazionali».
L'annuncio di Talaei-Nik è stato preceduto da incontri bilaterali con il ministro della Difesa russo Andrei Belousov, il quale ha ribadito la posizione di Mosca – risolvere la guerra in Iran per via diplomatica – ma ha anche espresso fiducia sul fatto che Russia e Iran «continueranno a sostenersi a vicenda».
Il funzionario iraniano si è anche recato in Bielorussia, dove ha incontrato il ministro della Difesa Viktor Khrenin. Entrambe le parti hanno confermato un «interesse reciproco ad approfondire ulteriormente la loro cooperazione» e hanno convenuto che per risolvere il conflitto sia necessario «tornare a una soluzione politico-diplomatica».
Tutti questi contatti dimostrano che l'offerta iraniana di condividere le proprie capacità difensive non è un'iniziativa isolata, ma parte di uno sforzo coordinato per rafforzare la sicurezza eurasiatica. @LauraRuHK
Forwarded from Operazione Verità News 📰🗞
🛢️💸 Nel frattempo il prezzo del petrolio Brent,quello europeo,supera i 113 dollari al barile
Forwarded from Toba 60
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Euro 7 l’ennesima fregatura!?
Forwarded from InfoDefenseITALIA
➡️Sia Vance che Rubio temono di firmare con l'Iran un accordo che non possa essere presentato almeno come una vittoria simbolica per gli Stati Uniti. Ciò minerebbe le loro posizioni nelle prossime elezioni del 2028. La corsa presidenziale in America è già iniziata e tiene in ostaggio l'intero Golfo Persico.
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