Canale di Spiritualità
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Dal Libro Rosso di Jung
"Storia dell'antico Egitto" di Nicolas Grimal.
I due vasi - Parabola Zen

Un’anziana donna cinese aveva due grandi vasi, ciascuno sospeso all’estremità di un palo che lei portava sulle spalle.

Uno dei vasi aveva una crepa, mentre l’altro era perfetto. Il secondo era sempre pieno d’acqua alla fine della lunga camminata dal ruscello a casa, quello crepato arrivava sempre mezzo vuoto.

Per due anni interi andava avanti così, con la donna che portava a casa solo un vaso e mezzo d’acqua.

Naturalmente, il vaso perfetto era orgoglioso dei propri risultati, ma il povero vaso crepato si vergognava del proprio difetto, ed era avvilito di saper fare solo la metà di ciò per cui era stato fatto.

Un giorno parlò alla donna lungo il cammino: “Mi vergogno di me stesso, perchè questa crepa nel mio fianco fa sì che l’acqua fuoriesca lungo tutta la strada verso la vostra casa.

La vecchia sorrise: “Ti sei accorto che ci sono dei fiori dalla tua parte del sentiero, ma non dalla parte dell’altro vaso?
Ho sempre saputo della tua crepa, così ho piantato dei semi dal tuo lato ed ogni giorno, mentre tornavamo, tu li innaffiavi.
Per due anni ho potuto raccogliere quei bei fiori per decorare la tavola.

Se tu non fossi stato come sei, non avrei avuto quelle bellezze per ingentilire la casa.”

Trovata sul web.
"Come la nostra anima -che è aria- ci stringe assieme, così pure il soffio e l’aria abbracciano il mondo intero”

Anassimene
Buona Pasqua a tutti voi 🙏🏼
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"Se quindi sono ciò che ho, e se ciò che ho è perduto, chi sono io? Null'altro che uno sconfitto, frustrato, patetico testimone di un modo di vivere errato. Dato che posso perdere ciò che ho, per forza di cose sono costantemente preda alla preoccupazione di restar privo di quanto possiedo. Ho paura dei ladri, dei mutamenti economici, temo le rivoluzioni, le malattie, la morte, mi sgomentano l'amore, la libertà, la crescita, il mutamento e l'ignoto. Ne consegue che sono continuamente preoccupato, in preda a una cronica ipocondria, relativa non solo alla perdita della salute ma ad ogni altra perdita di ciò che ho; sto pertanto sulla difensiva, mi mostro duro, sospettoso, sono solitario, mosso dal bisogno di avere di più per essere meglio protetto. Nel suo "Peer Gint", Ibsen ha fornito un'esemplare descrizione di questo tipo umano accentrato sull'io. Il protagonista è pieno solo di sé e, nel suo esasperato egoismo, ritiene di essere se stesso per il fatto di essere un «fascio di desideri». Alla fine dell'esistenza, riconosce che, in seguito a un'esistenza basata esclusivamente sul possesso, non è affatto riuscito a essere se stesso, che è simile a una cipolla priva di un nucleo centrale, è un uomo incompleto, il quale non è mai stato se stesso. L'ansia e l'insicurezza prodotte dal pericolo di perdere ciò che si ha, sono assenti dalla modalità dell'essere. Se sono ciò che sono e non ciò che ho, nessuno può privarmi né della mia sicurezza né del mio senso di identità, e neppure minacciare di farlo. Il mio centro è dentro di me."

- "Avere o essere?", Erich Fromm
https://youtu.be/y3dGMzjj9ss

Intervista a James Hillman
Tao Te Ching - Lao Tzu
“Vieni, Amato Signore
Concedimi il tuo darshan
Lontano da te
Non posso più vivere.
Come un loto senz'acqua,
Come una notte senza luna,
Sono io la tua diletta
Senza di Te, o Signore.

Io vivo del ricordo del tuo Nome.
Il mondo mi deride, o Signore dalla carnagione celeste, [Krishna ]
A causa del mio amore per te.
Alcuni mi chiamano pazza.
Altri pensano che ho portato tutta la mia famiglia alla rovina.
Alcuni dicono che io sono come il profumo dell'incenso,
Assorta nel Nome dell'Amato.
Affilata è la lama della mia devozione
Sì da recidere il cappio della morte.
O Signore di Mira tu innalzi le montagne.
Tu mi affoghi nell'oceano del tuo Nome.

In fondo al mio cuore il tuo Nome ha trovato riposo.
Per il tuo amore, o Unica Bellezza,
Sono costretta a sopportare le calunnie del mondo.
Alcuni mi lodano perché ti amo,
Altri dicono che ho infamato il nome reale che porto.
Oh! sono ebbra del nettare del tuo Nome,
Incurante degli insulti degli stolti.
Seguire il sentiero della devozione è come
Camminare a piedi nudi sulla lama di un rasoio.
Eppure ci cammino volentieri.
Poiché, dice Meera, beato è colui
Che si è tuffato nell'oceano di nettare del Suo Nome.”

Mirabai - poetessa e mistica indiana.
“Il regno della mia mente è infangato dall'ignoranza. Con le piogge incessanti della scrupolosa autodisciplina, possa io rimuovere dalle città della mia negligenza spirituale gli annosi detriti dell'illusione”.
-Paramhansa Yogananda