“Prima ancora della ragione vi è il movimento vòlto all'interno che tende verso ciò che è proprio.”
- Plotino, Enneadi, III, 4.6
- Plotino, Enneadi, III, 4.6
“Il daimon svolge la sua funzione di «promemoria» in molti modi. Ci motiva. Ci protegge. Inventa e insiste con ostinata fedeltà. Si oppone alla ragionevolezza facile ai compromessi e spesso obbliga il suo padrone alla devianza e alla bizzarria, specialmente quando si sente trascurato o conuastato. Offre conforto e può attirarci nel suo guscio, ma non sopporta l'innocenza. Può far ammalare il corpo. E incapace di adattarsi al tempo, nel flusso della vita trova errori, salti e nodi - ed è lì che preferisce stare. Possiede affinità con il mito, giacché lui stesso è un essere del mito e pensa in forma mitica.
Il daimon è dotato di prescienza - non dei particolari, forse (il suicidio di Rommel e di Pollock, il titolo di first lady per Eleanor, il premio Nobel di Canetti), perché non ha il potere di manipolare gli eventi per conformarli all'immagine e adempiere la vocazione. La sua prescienza, dunque, non è perfetta ma limitata, riguarda piuttosto il senso generale della vita in cui si incarna. Inoltre, il daimon è immortale, nel senso che non ci lascia mai e non può essere liquidato dalle spiegazioni di noi mortali.
C'entra molto con i sentimenti di unicità, di grandezza, e con l'inquietudine del cuore, con la sua impazienza, la sua insoddisfazione, i suoi struggimenti. Ha bisogno della sua parte di bellezza. Vuole essere visto, ricevere testimonianza, riconoscimento, soprattutto dal suo padrone. È lento ad ancorarsi e svelto a volare. Poiché non può dimenticare la sua propria vocazione divina, si sente insieme esule sulla terra e partecipe dell'armonia del cosmo. Le immagini e le metafore sono la sua lingua madre, innata, la stessa che costituisce la base poetica della mente e rende possibile la comunicazione con tutti gli uomini e tutte le cose.”
- James Hillman, Il codice dell’anima.
Il daimon è dotato di prescienza - non dei particolari, forse (il suicidio di Rommel e di Pollock, il titolo di first lady per Eleanor, il premio Nobel di Canetti), perché non ha il potere di manipolare gli eventi per conformarli all'immagine e adempiere la vocazione. La sua prescienza, dunque, non è perfetta ma limitata, riguarda piuttosto il senso generale della vita in cui si incarna. Inoltre, il daimon è immortale, nel senso che non ci lascia mai e non può essere liquidato dalle spiegazioni di noi mortali.
C'entra molto con i sentimenti di unicità, di grandezza, e con l'inquietudine del cuore, con la sua impazienza, la sua insoddisfazione, i suoi struggimenti. Ha bisogno della sua parte di bellezza. Vuole essere visto, ricevere testimonianza, riconoscimento, soprattutto dal suo padrone. È lento ad ancorarsi e svelto a volare. Poiché non può dimenticare la sua propria vocazione divina, si sente insieme esule sulla terra e partecipe dell'armonia del cosmo. Le immagini e le metafore sono la sua lingua madre, innata, la stessa che costituisce la base poetica della mente e rende possibile la comunicazione con tutti gli uomini e tutte le cose.”
- James Hillman, Il codice dell’anima.
Il Tesoro dei Cantici di Tilopa
Omaggio al glorioso Essere Adamantino. Omaggio al Grande Sigillo, autocoscienza immutabile. Tutti i fattori dell’esistenza scaturiscono dalla sostanza del Grande Sigillo e lí si dissolvono. Essa non è qualcosa e non è neppure nulla, perché è al di là di qualsiasi determinazione.
Siccome non è conoscibile mentalmente, non ricercarne il significato. Tutti i fenomeni sono per loro natura falsi, perciò non sono da abbandonare né all’inizio né alla fine [del cammino spirituale]. Qualsiasi cosa la mente possa conoscere, qui non è considerato come il vero modo d’essere della realtà: la realtà autentica non è [fatta conoscere] dal Maestro né è [conosciuta] dal discepolo. Non concepire quello stato come cosciente e neppure come incosciente, piuttosto comprendi che esso è l’uno privo di molteplicità. Ma se ti aggrappi anche all’uno sarai legato proprio da quello. Io, Tilopa, non ho nulla da insegnare. Non me ne sto isolato, ma non sono senza isolamento. I miei occhi non sono aperti, ma neppure chiusi. La mia coscienza non è alterata, ma neppure incorretta. Renditi conto che lo stato naturale non è conoscibile mentalmente. Se comprendi che esperienze, ricordi e conoscenze sono qualcosa di falso rispetto alla realtà autentica indeterminabile, lascia che tutti questi fenomeni sorgano e si dissolvano Non c’è proprio nulla né da eliminare né da conquistare, né da ottenere né da rifuggire. Non rimanere nella foresta a praticare l’ascetismo.
La felicità non può essere trovata tramite le abluzioni e la purità rituale. Neppure il culto delle divinità ti farà ottenere la liberazione. Comprendi quel rilassamento in cui non si afferra né si abbandona alcunché. La meta è la consapevolezza della propria vera natura. Nell’istante in cui si consegue questa comprensione, non c’è piú alcuna via da seguire.
Le persone ordinarie che non capiscono ricercano la meta altrove. Felicità è trascendere speranza e timore. Quando si dissolve la propria identificazione mentale, cessa la visione dualistica. Senza pensare, immaginare, esaminare, giudicare, meditare, agire, sperare e temere, le fissazioni mentali si dissolvono spontaneamente.
È cosí che si consegue lo stato primordiale.
Traduzione di Giuseppe Baroetto
Omaggio al glorioso Essere Adamantino. Omaggio al Grande Sigillo, autocoscienza immutabile. Tutti i fattori dell’esistenza scaturiscono dalla sostanza del Grande Sigillo e lí si dissolvono. Essa non è qualcosa e non è neppure nulla, perché è al di là di qualsiasi determinazione.
Siccome non è conoscibile mentalmente, non ricercarne il significato. Tutti i fenomeni sono per loro natura falsi, perciò non sono da abbandonare né all’inizio né alla fine [del cammino spirituale]. Qualsiasi cosa la mente possa conoscere, qui non è considerato come il vero modo d’essere della realtà: la realtà autentica non è [fatta conoscere] dal Maestro né è [conosciuta] dal discepolo. Non concepire quello stato come cosciente e neppure come incosciente, piuttosto comprendi che esso è l’uno privo di molteplicità. Ma se ti aggrappi anche all’uno sarai legato proprio da quello. Io, Tilopa, non ho nulla da insegnare. Non me ne sto isolato, ma non sono senza isolamento. I miei occhi non sono aperti, ma neppure chiusi. La mia coscienza non è alterata, ma neppure incorretta. Renditi conto che lo stato naturale non è conoscibile mentalmente. Se comprendi che esperienze, ricordi e conoscenze sono qualcosa di falso rispetto alla realtà autentica indeterminabile, lascia che tutti questi fenomeni sorgano e si dissolvano Non c’è proprio nulla né da eliminare né da conquistare, né da ottenere né da rifuggire. Non rimanere nella foresta a praticare l’ascetismo.
La felicità non può essere trovata tramite le abluzioni e la purità rituale. Neppure il culto delle divinità ti farà ottenere la liberazione. Comprendi quel rilassamento in cui non si afferra né si abbandona alcunché. La meta è la consapevolezza della propria vera natura. Nell’istante in cui si consegue questa comprensione, non c’è piú alcuna via da seguire.
Le persone ordinarie che non capiscono ricercano la meta altrove. Felicità è trascendere speranza e timore. Quando si dissolve la propria identificazione mentale, cessa la visione dualistica. Senza pensare, immaginare, esaminare, giudicare, meditare, agire, sperare e temere, le fissazioni mentali si dissolvono spontaneamente.
È cosí che si consegue lo stato primordiale.
Traduzione di Giuseppe Baroetto
“Un tale amore non lo devi lasciar sfuggire mai.
Devi dargli tutto - corpo, cuore, ricchezza – devi farlo abitare dentro di te, e guardando nel suo viso devi bere la felicità dai suoi occhi, e farlo diventare come vuole, e sia segno di una tua fortuna impareggiabile.”
- Mirabai. Mistica indiana e devota a Krishna.
“La Padavali” a cura di G.G. Filippi.
Devi dargli tutto - corpo, cuore, ricchezza – devi farlo abitare dentro di te, e guardando nel suo viso devi bere la felicità dai suoi occhi, e farlo diventare come vuole, e sia segno di una tua fortuna impareggiabile.”
- Mirabai. Mistica indiana e devota a Krishna.
“La Padavali” a cura di G.G. Filippi.
“La tua differenza da ogni altra persona, quell' «esperienza non condivisa», ha luogo a ogni istante dentro il condiviso, in virtù dell'unicità della tua identità individuale.
La tua differenza non ha bisogno di mura a sua garanzia; la garanzia è stata data all'inizio dall'immagine che hai nel cuore e che ti accompagna lungo tutta la vita.
Una fantasia di isolamento, tuttavia, può essere utile per prendersi cura del daimon.
Perciò la gente partecipa a ritiri spirituali, va alla ricerca della visione, digiuna e si purifica, o, più semplicemente, rimane un paio di giorni a letto al buio per recuperare la propria particolare, non condivisa vocazione.”
-James Hillman. Il codice dell’Anima
La tua differenza non ha bisogno di mura a sua garanzia; la garanzia è stata data all'inizio dall'immagine che hai nel cuore e che ti accompagna lungo tutta la vita.
Una fantasia di isolamento, tuttavia, può essere utile per prendersi cura del daimon.
Perciò la gente partecipa a ritiri spirituali, va alla ricerca della visione, digiuna e si purifica, o, più semplicemente, rimane un paio di giorni a letto al buio per recuperare la propria particolare, non condivisa vocazione.”
-James Hillman. Il codice dell’Anima
Il primo incontro tra Gampopa e Milarepa. 💛🙏🏼 Trovato sul sito: studybuddhism.com