Canale di Spiritualità
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Fiasca lenticolare o "Bottiglia di Capodanno" del 664-525 a.C. Fu inscritto per un prete di nome Amenhotep. Riempito forse con profumo, olio o acqua del Nilo, sarebbe stato un dono associato alla celebrazione dell'inizio dell'anno, che ricadeva nel giorno dell'arrivo a Menfi della piena del fiume Nilo, evento che si verificava attorno al 20 giugno. Gli antichi egizi definivano il loro anno (uep renpet, wp rnpt = iniziatore dell'anno) come il tempo necessario per il raccolto.
Intorno alle spalle del vaso sono incise fasce di motivi floreali, pensate per riecheggiare il colletto vegetale che sarebbe stato indossato da un partecipante a un evento cerimoniale o festivo. Due babbuini fiancheggiano il collo alto della bottiglia, che è fatto per ricordare un fascio di papiro e piante di loto. L'iscrizione sul davanti chiede che la triade tebana (Amon, Mut e Khonsu) protegga il Padre di Dio, Amenhotep, figlio del [Padre di Dio} Iufaa; ulteriori iscrizioni sulle spalle chiedono agli dei Montu e Amun-Re di concedere ad Amenhotep un felice anno nuovo. Lo smalto originale sarebbe stato un turchese brillante e la decorazione riempita di un blu più scuro per imitare il lapislazzuli.
"Giunge al luogo dell'anima chi distoglie il proprio desiderio dalle cose esteriori. Se non la trova, viene sopraffatto dall'orrore del vuoto. E, agitando più volte il suo flagello, l'angoscia lo spronerà a una ricerca disperata e a una cieca brama delle cose vacue di questo mondo. Diverrà folle per la sua insaziabile cupidigia e si allontanerà dalla sua anima, per non ritrovarla mai più. Correrà dietro a ogni cosa, se ne impadronirà, ma non ritroverà la sua anima, perché solo dentro di sé la potrebbe trovare.
Essa si trovava certo nelle cose e negli uomini, tuttavia colui che è cieco coglie le cose e gli uomini, ma non la sua anima nelle cose e negli uomini. Nulla sa dell'anima sua. Come potrebbe distinguerla dagli uomini e dalle cose? La potrebbe trovare nel desiderio stesso, ma non negli oggetti del desiderio. Se lui fosse padrone del suo desiderio, e non fosse invece il suo desiderio a impadronirsi di lui, avrebbe toccato con mano la propria anima, perché il suo desiderio ne è immagine ed
espressione.
Se possediamo l'immagine di una cosa, possediamo la metà di quella cosa.
L'immagine del mondo costituisce la metà del mondo. Chi possiede il
mondo, ma non invece la sua immagine, possiede soltanto la metà del mondo, poiché l'anima sua è povera e indigente. La ricchezza dell'anima è fatta d'immagini.
Chi possiede l'immagine del mondo, possiede la metà del mondo, anche
se il suo lato umano è povero e indigente.
Ma la fame trasforma l'anima in una belva che divora cose che non tollera e da cui resta avvelenata. Amici miei, saggio è nutrire l'anima, per non allevarvi draghi e diavoli in cuore."

- Carl Gustav Jung. Il Libro Rosso.
-"La brevità della vita" di Seneca
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Pezzi tratti dal canto della yogini Ma gcig
"Nell'aridità e nel vuoto l'anima diventa umile. L'orgoglio di un tempo sparisce quando in se stessi non si trova più nulla che dia l'autorizzazione a guardare gli altri dall'alto in basso.
L'anima deve considerare l'aridità e il buio come buoni presagi: come segni che Iddio le sta al fianco, liberandola da se stessa, strappandole di mano l'iniziativa."


-Santa Teresa Benedetta della Croce (Edith Stein)
​​"Sia nella mia esperienza di medico che nella mia vita, mi sono trovato difronte al mistero dell’amore. E non sono mai stato capace di spiegare cosa esso sia. Qui si trovano il massimo e il minimo. Il più remoto e il più vicino. Il più alto e il più basso. E non si può mai parlare di uno senza mai considerare anche l’altro. L’amore soffre ogni cosa e sopporta ogni cosa, queste parole dicono tutto ciò che c’è da dire. Non c’è nulla da aggiungere. Perché noi siamo nel senso più profondo le vittime o i mezzi e gli strumenti dell’amore cosmico. Essendo una parte l’uomo non può intendere il tutto, è alla sua merce.
L’amore non viene mai meno, sia che parli con la lingua degli angeli sia che tracci la vita della cellula con esattezza scientifica risalendo fino al suo ultimo fondamento. Se possiede un granello di saggezza l’uomo deporrà le armi e chiamerà l’ignoto con il più ignoto. Cioè con il nome di Dio.
Sarà una confessione di imperfezione, di dipendenza, di sottomissione ma al tempo stesso una sua testimonianza della sua libertà di scelta tra la Verità e l’errore.”

-C.G.Jung in "Ricordi, Sogni, Riflessioni
- "Il castello interiore" di S. Teresa d'Avila.

Viene spiegata l importanza di intraprendere un percorso volto alla conoscenza di se stessi attraverso l orazione e la meditazione e di non abbandonarlo per via di varie tentazioni. In più si parla di anima paragonata ad un castello con varie stanze e il lavoro che si svolge per entrare in contatto con il Sé.