Canale di Spiritualità
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"Se rifiutiamo il processo di individuazione, se non lo accettiamo, esso crescerà dentro di noi, e allora sarà la nostra stessa crescita interiore a ucciderci.
Se rifiutiamo la crescita essa ci ucciderà, il che equivale a dire che se una persona è completamente infantile e non ha altre possibilità, accadrà ben poco; se invece la persona ha dentro di sé una personalità superiore, cioè una possibilità di crescita, allora subentrerà un disturbo psichico.
Ecco perché diciamo che in un certo senso la nevrosi è un sintomo positivo. Essa indica che qualcosa vuole crescere, che la persona non sta bene nel suo stato attuale.
Se non accettiamo la crescita essa avverrà contro di noi, a nostre spese; si avrà allora quella che potrebbe essere definita un' 'individuazione negativa': il processo di individuazione, di maturazione, e di crescita interiore procede inconsciamente, e anziché sanare la personalità finisce col danneggiarla.

La potenzialità interiore di crescita è pericolosa, perché se non l'accettiamo e non la dispieghiamo, essa ci distrugge. Non c'è altra strada; è un destino che deve essere accettato."

-Marie Louise von Franz
Tratta dall'introduzione del Ramayana
"Unica giusta società umana è infatti quella che serve a te; ma beati quanti comprendono che da te viene l’ordine, perché ogni atto dei tuoi servitori o realizza quanto richiede il presente o preannunzia quale sarà il futuro."

- S. Agostino, Le Confessioni
Un sogno di Santa Monica ( Madre di S. Agostino)

"Ma tu stendesti la tua mano dall’alto e traesti la mia anima da un tale abisso di tenebre, mentre per amor mio piangeva innanzi a te mia madre, tua fedele, versando più lacrime di quante ne versino mai le madri alla morte fisica dei figli. Grazie alla fede e allo spirito ricevuto da te essa vedeva la mia morte; e tu l’esaudisti, Signore. L’esaudisti, non spregiasti le sue lacrime, che rigavano a fiotti la terra sotto i suoi occhi dovunque pregava. Tu l’esaudisti: perché, da chi le venne il sogno consolatore, per il quale accettò di vivere con me e avere con me in casa la medesima mensa, che da principio aveva rifiutata per avversione e disgusto del mio traviamento blasfemo? Le sembrò, dunque, di essere ritta sopra un regolo di legno, ove un giovane radioso e ilare le andava incontro sorridendole, mentre era afflitta, accasciata dall’afflizione. Il giovane le chiedeva i motivi della sua mestizia e delle lacrime che versava ogni giorno, più con l’intento di ammaestrarla, come suole accadere, che d’imparare; ed ella rispondeva di piangere sulla mia perdizione. Allora l’altro la invitava, per tranquillizzarla, e la esortava a guardarsi attorno: non vedeva che là dov’era lei ero anch’io? Ella guardò e mi vide ritto al suo fianco sul medesimo regolo. Quale origine del sogno, se non il tuo orecchiare al suo cuore, o bontà onnipotente, che ti prendi cura di ciascuno di noi come se avessi solo lui da curare, e di tutti come di ciascuno? –.
E quale l’origine di quest’altro fatto: che dopo avermi narrato il suo sogno, appunto, e mentre io m’ingegnavo a trarlo a questo significato: che era lei piuttosto a non dover disperare di essere un giorno come me; ebbene, subito, senza un attimo di esitazione, esclamò: "No, non mi fu detto: là dov’è lui sarai anche tu; ma: là dove sei tu sarà anche lui".
Ti confesso, Signore, questo mio ricordo, in quanto mi rammento, né mai ne feci mistero, che ancor più del sogno in sé mi scosse questa tua risposta per bocca di mia madre sveglia. Essa non si smarrì di fronte a una così sottile, ma falsa interpretazione e vide così presto ciò che si doveva vedere e io certo non avevo veduto prima delle sue parole.
Così proprio in quel sogno e molto tempo prima del vero fu predetto alla pia il gaudio che avrebbe provato in un futuro lontano, per consolarla dell’ansia che la struggeva al presente. Passarono in seguito nove anni, durante i quali io mi avvoltolai in quel fango d’abisso e tenebre d’errore ove ad ognuno dei molti tentativi che feci per risollevarmi, più pesantemente mi abbattevo; eppure quella vedova casta, pia e sobria, quali tu le ami, dalla speranza, certo, resa ormai più alacre, ma al pianto e ai gemiti non meno pronta, persisteva a far lamento per me davanti a te in tutte le ore delle sue orazioni.
Le sue preghiere penetravano sino al tuo sguardo, e nondimeno tu mi lasciavi ancora aggirare e raggirare nella caligine."

-S. Agostino, Le Confessioni
"Metafisica del sesso" di J. Evola
Elevazione alla Trinità

Mio Dio, Trinità che adoro,
aiutami a dimenticarmi interamente per stabilirmi in Te,
immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità;
che nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da Te,
mio immutabile Bene, ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del tuo mistero.
Pacifica la mia anima, fanne il tuo cielo,
la tua dimora gradita e il luogo del tuo riposo;
che io non ti ci lasci mai solo, ma sia tutta quanta,
tutta desta nella mia fede, tutta in adorazione,
tutta abbandonata alla tua azione creatrice.

O mio Cristo amato, crocifisso per amore,
vorrei essere una sposa per il tuo cuore,
vorrei colmarti di gioia, vorrei amarti tanto… da morirne.
Ma sento la mia impotenza e ti chiedo di rivestirmi di Te stesso,
di identificare l’anima mia a tutti i movimenti della tua,
di sommergermi, di invadermi, di sostituirti a me,
così che la mia vita non sia più che una emanazione della tua.
Vieni in me come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.

O Verbo eterno, Parola del mio Dio,
Voglio passare la mia vita ad ascoltarti,
voglio farmi tutta docilità per imparare tutto da te;
poi, attraverso tutte le notti dello spirito, tutti i vuoti,
tutte le impotenze, voglio fissarti sempre e rimanere nella tua luce immensa.
O astro mio amato, affascinami, cosi ch’io non possa più allontanarmi dal tuo splendore.

O Fuoco consumante, Spirito d’amore,
scendi sopra di me,
affinché si faccia nella mia anima come un’incarnazione del Verbo ed io sia per Lui un’umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.

E Tu, o Padre, chinati sulla tua piccola creatura,
coprila della tua ombra e non guardare in lei che il Diletto,
nel quale hai riposto tutte le tue compiacenze.

O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine,
solitudine infinita, immensità in cui mi perdo,
mi abbandono a voi come una preda.
Seppellitevi in me perché mi seppellisca in voi,
nell’attesa di venire a contemplare nella vostra luce l’abisso delle vostre grandezze.

S. Elisabetta della Trinità
- Emmanuel Carrére, il Regno