3. Sappi che il Sé è il padrone del carro ed il corpo è il carro , sappi che l’intelletto poi è l'auriga e la mente le redini.
4. I cavalli sono i sensi, gli oggetti dei sensi sono l' arena. I saggi chiamano “colui che prova piacere” l’insieme di Sé, di sensi e di mente.
5. Colui la cui mente è instabile, ha i sensi indocili, come un auriga che abbia cavalli bizzarri.
6. Ma colui che possiede la ragione e ha la mente sempre presente, costui ha i sensi docili, come un auriga che abbia cavalli docili.
7. Colui che è privo di ragione, senza criterio, sempre impuro, costui non giunge alla sede suprema, ma ricade nel ciclo delle esistenze.
8. Ma colui che è dotato di ragione e di criterio, ed è sempre puro, giunge a quella sede donde non si ritorna più alla vita mortale.
9. L'uomo che ha come auriga la ragione e come redini la mente, costui giunge al termine del cammino, alla sede altissima di Vishnu.
10. Superiori ai sensi sono infatti gli oggetti che ne determinano le sensazioni,
superiore agli oggetti è la mente, superiore alla mente è l’intelletto, superiore all’intelletto è il grande Sé .
11. Superiore al grande Sé è la realtà non manifesta, a questa è superiore lo Spirito (Purusha), superiore al Purusha non v'è nulla: esso è lo scopo, esso è il
rifugio supremo.
12. Nascosto in tutte le creature, questo Spirito non si palesa, ma si fa vedere
da coloro che acutamente indagano con sottile, alta intelligenza.
13. Il saggio soggioghi la parola con la mente; soggioghi poi la mente facendola rientrare nella ragione; soggioghi la ragione facendola rientrare nel grande Sé, poi nel Sé quieto.
14. Levatevi, svegliatevi! Avendo ottenuto la grazia di essere scelti, state attenti. Difficile è da percorrere come il filo tagliente d'un rasoio. I saggi dicono che questa è la difficoltà del cammino.
15. Scorgendo ciò che è senza suono, senza tatto, senza forma, imperituro, senza sapore, eterno, senza odore, senza principio né fine, che sta al di là, che è duraturo, l' uomo è liberato dalle fauci della morte.
- Katha Upanishad
4. I cavalli sono i sensi, gli oggetti dei sensi sono l' arena. I saggi chiamano “colui che prova piacere” l’insieme di Sé, di sensi e di mente.
5. Colui la cui mente è instabile, ha i sensi indocili, come un auriga che abbia cavalli bizzarri.
6. Ma colui che possiede la ragione e ha la mente sempre presente, costui ha i sensi docili, come un auriga che abbia cavalli docili.
7. Colui che è privo di ragione, senza criterio, sempre impuro, costui non giunge alla sede suprema, ma ricade nel ciclo delle esistenze.
8. Ma colui che è dotato di ragione e di criterio, ed è sempre puro, giunge a quella sede donde non si ritorna più alla vita mortale.
9. L'uomo che ha come auriga la ragione e come redini la mente, costui giunge al termine del cammino, alla sede altissima di Vishnu.
10. Superiori ai sensi sono infatti gli oggetti che ne determinano le sensazioni,
superiore agli oggetti è la mente, superiore alla mente è l’intelletto, superiore all’intelletto è il grande Sé .
11. Superiore al grande Sé è la realtà non manifesta, a questa è superiore lo Spirito (Purusha), superiore al Purusha non v'è nulla: esso è lo scopo, esso è il
rifugio supremo.
12. Nascosto in tutte le creature, questo Spirito non si palesa, ma si fa vedere
da coloro che acutamente indagano con sottile, alta intelligenza.
13. Il saggio soggioghi la parola con la mente; soggioghi poi la mente facendola rientrare nella ragione; soggioghi la ragione facendola rientrare nel grande Sé, poi nel Sé quieto.
14. Levatevi, svegliatevi! Avendo ottenuto la grazia di essere scelti, state attenti. Difficile è da percorrere come il filo tagliente d'un rasoio. I saggi dicono che questa è la difficoltà del cammino.
15. Scorgendo ciò che è senza suono, senza tatto, senza forma, imperituro, senza sapore, eterno, senza odore, senza principio né fine, che sta al di là, che è duraturo, l' uomo è liberato dalle fauci della morte.
- Katha Upanishad
Il Pandit e la Lattaia.
Kamala aveva tredici anni. Viveva con suo padre in un villaggio vicino alla riva del Gange. Essi possedevano delle mucche, che davano molto latte.
Tutte le mattine Kamala si alzava molto presto. Appena suo padre aveva munto le mucche, ella portava il latte nelle case dei vicini per venderlo. Poi tornava a casa, puliva la capanna e cucinava un semplice pasto.
Kamala lavorava duramente ed era sempre felice. Le piaceva cantare quando lavorava e le canzoni che amava di più erano le lodi di Hari.
“Quando Kamala canta”, soleva dire suo padre, “sembra che Hari dimori nella nostra capanna”.
Vicino alla casa di Kamala, viveva un barcaiolo sulla sponda del Gange. Quando chiunque del villaggio voleva passare all’altra sponda del fiume, chiedeva al barcaiolo di traghettarlo. Ogni giorno il barcaiolo faceva la spola tra le due rive del fiume. Ogni tanto parlava a Kamala e suo padre della gente che abitava sull’altra sponda del fiume.
”C’è un pandit (un erudito) che vive sull’altra riva del fiume”, disse un giorno il barcaiolo, “che vorrebbe del latte fresco ogni giorno. Gli dissi che te ne avrei parlato”.
Il padre di Kamala rispose: “gli posso fornire il latte, ma come farà Kamala a portarglielo? Dovrà attraversare il fiume”.
“Non ci saranno difficoltà”, rispose il barcaiolo, “la traghetterò ogni mattina sull’altra sponda”.
Il mattino seguente di buon ora Kamala si avviò con il latte per il pandit, e il traghettatore attraversò il fiume.
Il pandit era molto compiaciuto.
“Mi porterai il latte a quest’ora ogni giorno?” le chiese.
“Certamente signore”, rispose Kamala.
“Vedi di arrivare in tempo”, disse il pandit. “Non fare tardi, altrimenti tutta la mia mattinata sarà rovinata”.
“Oh, no signore, non farò tardi”, assicurò la ragazza.
“Ti pagherò ogni venerdì pomeriggio”, disse il sapiente.
“Molto bene, signore”, replicò Kamala.
Ogni mattina presto attraversava il fiume nel traghetto del barcaiolo e consegnava il latte al pandit. Appena si sedeva sulla barca cominciava a cantare lodi ad Hari. Kamala giungeva alla casa del sapiente sempre puntuale. Non arrivava mai in ritardo.
Mentre i giorni passavano, tuttavia, il barcaiolo era sempre più stanco di alzarsi così presto al mattino. Cominciò ad arrivare tardi. Kamala doveva aspettarlo sulla riva del fiume.
Quando il latte arrivava tardi, il pandit si arrabbiava.
“Così non va bene”, diceva alla ragazza, “devi portare il latte in tempo!”
Kamala chiese al barcaiolo di arrivare prima, ma egli non ci riusciva.
“Perché sei ancora in ritardo?” urlò l’erudito il giorno seguente.
“Non posso farci nulla, signore”, spiegò Kamala, “devo attraversare il fiume con il traghetto. Il barcaiolo era in ritardo”.
“Barcaiolo o non barcaiolo, devi portarmi il latte in tempo!”, tuonò il pandit.
Tristemente Kamala tornò a casa.
Il venerdì pomeriggio Kamala attraversò ancora una volta il fiume per andare alla casa del pandit e ricevere il denaro dovuto per il latte.
Quel giorno un gran numero di persone aveva raggiunto la casa del sapiente. Era seduto sulla veranda e stava leggendo loro un testo sacro.
Il libro diceva che procedere nella vita, dalla nascita alla morte, era come attraversare l’Oceano.
“Ma non abbiate paura”, disse l’erudito. “Potrete facilmente attraversare l’Oceano se invocate Hari mentre procedete”.
Proprio in quel momento Kamala raggiunse la casa del pandit. Ella udì cosa stava dicendo a proposito dell’attraversamento dell’Oceano.
“Non è dell’Oceano che sono preoccupata”, disse Kamala fra sé, “attraversare il fiume – questo è il mio problema! Spero che il barcaiolo non sia di nuovo in ritardo domattina”.
La mattina seguente Kamala era in attesa sulla riva del fiume. Il barcaiolo era in ritardo ancora una volta. Kamala era molto triste. Scoppiò a piangere.
“Il latte sarà di nuovo in ritardo”, sospirò, mentre stava aspettando da sola “e il pandit sarà arrabbiato con me, e si metterà ad urlare”.
“Ma cosa posso fare? Solo Hari mi potrebbe aiutare!”.
In quel momento la fanciulla si ricordò delle parole del sapiente.
“Tu puoi facilmente attraversare l’Oceano, se
Kamala aveva tredici anni. Viveva con suo padre in un villaggio vicino alla riva del Gange. Essi possedevano delle mucche, che davano molto latte.
Tutte le mattine Kamala si alzava molto presto. Appena suo padre aveva munto le mucche, ella portava il latte nelle case dei vicini per venderlo. Poi tornava a casa, puliva la capanna e cucinava un semplice pasto.
Kamala lavorava duramente ed era sempre felice. Le piaceva cantare quando lavorava e le canzoni che amava di più erano le lodi di Hari.
“Quando Kamala canta”, soleva dire suo padre, “sembra che Hari dimori nella nostra capanna”.
Vicino alla casa di Kamala, viveva un barcaiolo sulla sponda del Gange. Quando chiunque del villaggio voleva passare all’altra sponda del fiume, chiedeva al barcaiolo di traghettarlo. Ogni giorno il barcaiolo faceva la spola tra le due rive del fiume. Ogni tanto parlava a Kamala e suo padre della gente che abitava sull’altra sponda del fiume.
”C’è un pandit (un erudito) che vive sull’altra riva del fiume”, disse un giorno il barcaiolo, “che vorrebbe del latte fresco ogni giorno. Gli dissi che te ne avrei parlato”.
Il padre di Kamala rispose: “gli posso fornire il latte, ma come farà Kamala a portarglielo? Dovrà attraversare il fiume”.
“Non ci saranno difficoltà”, rispose il barcaiolo, “la traghetterò ogni mattina sull’altra sponda”.
Il mattino seguente di buon ora Kamala si avviò con il latte per il pandit, e il traghettatore attraversò il fiume.
Il pandit era molto compiaciuto.
“Mi porterai il latte a quest’ora ogni giorno?” le chiese.
“Certamente signore”, rispose Kamala.
“Vedi di arrivare in tempo”, disse il pandit. “Non fare tardi, altrimenti tutta la mia mattinata sarà rovinata”.
“Oh, no signore, non farò tardi”, assicurò la ragazza.
“Ti pagherò ogni venerdì pomeriggio”, disse il sapiente.
“Molto bene, signore”, replicò Kamala.
Ogni mattina presto attraversava il fiume nel traghetto del barcaiolo e consegnava il latte al pandit. Appena si sedeva sulla barca cominciava a cantare lodi ad Hari. Kamala giungeva alla casa del sapiente sempre puntuale. Non arrivava mai in ritardo.
Mentre i giorni passavano, tuttavia, il barcaiolo era sempre più stanco di alzarsi così presto al mattino. Cominciò ad arrivare tardi. Kamala doveva aspettarlo sulla riva del fiume.
Quando il latte arrivava tardi, il pandit si arrabbiava.
“Così non va bene”, diceva alla ragazza, “devi portare il latte in tempo!”
Kamala chiese al barcaiolo di arrivare prima, ma egli non ci riusciva.
“Perché sei ancora in ritardo?” urlò l’erudito il giorno seguente.
“Non posso farci nulla, signore”, spiegò Kamala, “devo attraversare il fiume con il traghetto. Il barcaiolo era in ritardo”.
“Barcaiolo o non barcaiolo, devi portarmi il latte in tempo!”, tuonò il pandit.
Tristemente Kamala tornò a casa.
Il venerdì pomeriggio Kamala attraversò ancora una volta il fiume per andare alla casa del pandit e ricevere il denaro dovuto per il latte.
Quel giorno un gran numero di persone aveva raggiunto la casa del sapiente. Era seduto sulla veranda e stava leggendo loro un testo sacro.
Il libro diceva che procedere nella vita, dalla nascita alla morte, era come attraversare l’Oceano.
“Ma non abbiate paura”, disse l’erudito. “Potrete facilmente attraversare l’Oceano se invocate Hari mentre procedete”.
Proprio in quel momento Kamala raggiunse la casa del pandit. Ella udì cosa stava dicendo a proposito dell’attraversamento dell’Oceano.
“Non è dell’Oceano che sono preoccupata”, disse Kamala fra sé, “attraversare il fiume – questo è il mio problema! Spero che il barcaiolo non sia di nuovo in ritardo domattina”.
La mattina seguente Kamala era in attesa sulla riva del fiume. Il barcaiolo era in ritardo ancora una volta. Kamala era molto triste. Scoppiò a piangere.
“Il latte sarà di nuovo in ritardo”, sospirò, mentre stava aspettando da sola “e il pandit sarà arrabbiato con me, e si metterà ad urlare”.
“Ma cosa posso fare? Solo Hari mi potrebbe aiutare!”.
In quel momento la fanciulla si ricordò delle parole del sapiente.
“Tu puoi facilmente attraversare l’Oceano, se
reciti il nome di Hari mentre vai”, aveva detto il pandit.
“Certamente!” esclamò Kamala. “Come mai non ci ho pensato prima? Che stupida sono! Chi può attraversare un vasto oceano può attraversare un piccolo fiume. Posso attraversare questo fiume se se pronuncio il nome di Hari mentre vado!”
Kamala raccolse la brocca del latte e se la mise sulla testa. Poi, pensando solo al Signore, scese nel fiume. Non si bagnò, poiché riusciva a camminare sull’acqua.
“Hari, Hari, Hari”, ripeteva Kamala incessantemente.
Ripetendo il nome di Hari mentre attraversava il fiume, raggiunse la casa dell’erudito.
“Ah, sei arrivata in tempo oggi”, disse il pandit. “Il barcaiolo si è alzato presto, eh?”
“No, signore”, replicò la ragazza, “il barcaiolo era ancora in ritardo, così non l’ho aspettato”.
Il pandit era confuso.
“Non hai aspettato il barcaiolo? Come sei giunta qui?” le chiese.
“Come, ho seguito il vostro insegnamento, signore”, rispose Kamala. “E’ Una via decisamente migliore. Perché non me ne avete parlato prima, signore, invece di rimproverarmi ogni giorno?”
“Di cosa stai parlando, ragazza?”, urlò il pandit “qual è ‘la mia via’? Cosa vuoi dire?”
“Ma signore,” disse Kamala, “solo ieri pomeriggio vi ho udito dire alla gente come attraversare l’Oceano. ‘Ripetete il nome di Hari mentre procedete”, avete detto. “Se questo è il mezzo per attraversare l’Oceano, andrà bene per attraversare un fiume, non è vero? Voi lo sapevate tutto il tempo, e non me lo avete detto!”
Il sapiente osservò la lattaia stupito.
“Vuoi dire che hai attraversato il fiume in questo modo?”, egli disse.
“Sì”, rispose Kamala. “Non è difficile, non è vero? E così sarò in grado di portarvi il latte in tempo ogni giorno. Sono così felice di questo!”
Il pandit continuava a fissare la ragazza. Non sapeva se crederle o no.
“Vieni con me, ragazza”, e la condusse sulla riva del fiume.
“Vai a casa, e fammi vedere come attraversi il fiume”, disse.
“Non volete venire anche voi? Mio padre vorrebbe ringraziarvi”, gli disse Kamala.
“Ehm – bene – sì” disse l’erudito. ”Vai prima tu, io ti seguirò”.
“Oh, no signore! Come è possibile? Voi dovete andare per primo!”, esclamò Kamala.
Il pandit non poteva rifiutare. Si fermò sulla riva del fiume e cominciò a ripetere il nome di Hari. E mise un piede sull’acqua.
Quando fece ciò, tuttavia, si ricordò improvvisamente che il suo dothi era piuttosto lungo e si sarebbe potuto bagnare. Così rapidamente cercò di tirarlo sù. Istantaneamente il suo piede perse l'appoggio sulla superficie dell’acqua. Egli cadde giù, e cominciò a dimenarsi nell’acqua.
“Hari, Hari, Hari”, recitò Kamala.
Ripetendo incessantemente il nome del Signore, Kamala scivolò sull’acqua e diede la sua mano al sapiente. Lo aiutò a risalire sulla sponda.
“Sono mortificata che vi siate bagnato, signore”, gli disse. “Stavate pensando al vostro dothi, non è vero?”
“Kamala, bambina mia”, disse il pandit, “tu sei benedetta, per la tua fede"!
Racconti di Ramakrishna, Advaita Asrama
“Certamente!” esclamò Kamala. “Come mai non ci ho pensato prima? Che stupida sono! Chi può attraversare un vasto oceano può attraversare un piccolo fiume. Posso attraversare questo fiume se se pronuncio il nome di Hari mentre vado!”
Kamala raccolse la brocca del latte e se la mise sulla testa. Poi, pensando solo al Signore, scese nel fiume. Non si bagnò, poiché riusciva a camminare sull’acqua.
“Hari, Hari, Hari”, ripeteva Kamala incessantemente.
Ripetendo il nome di Hari mentre attraversava il fiume, raggiunse la casa dell’erudito.
“Ah, sei arrivata in tempo oggi”, disse il pandit. “Il barcaiolo si è alzato presto, eh?”
“No, signore”, replicò la ragazza, “il barcaiolo era ancora in ritardo, così non l’ho aspettato”.
Il pandit era confuso.
“Non hai aspettato il barcaiolo? Come sei giunta qui?” le chiese.
“Come, ho seguito il vostro insegnamento, signore”, rispose Kamala. “E’ Una via decisamente migliore. Perché non me ne avete parlato prima, signore, invece di rimproverarmi ogni giorno?”
“Di cosa stai parlando, ragazza?”, urlò il pandit “qual è ‘la mia via’? Cosa vuoi dire?”
“Ma signore,” disse Kamala, “solo ieri pomeriggio vi ho udito dire alla gente come attraversare l’Oceano. ‘Ripetete il nome di Hari mentre procedete”, avete detto. “Se questo è il mezzo per attraversare l’Oceano, andrà bene per attraversare un fiume, non è vero? Voi lo sapevate tutto il tempo, e non me lo avete detto!”
Il sapiente osservò la lattaia stupito.
“Vuoi dire che hai attraversato il fiume in questo modo?”, egli disse.
“Sì”, rispose Kamala. “Non è difficile, non è vero? E così sarò in grado di portarvi il latte in tempo ogni giorno. Sono così felice di questo!”
Il pandit continuava a fissare la ragazza. Non sapeva se crederle o no.
“Vieni con me, ragazza”, e la condusse sulla riva del fiume.
“Vai a casa, e fammi vedere come attraversi il fiume”, disse.
“Non volete venire anche voi? Mio padre vorrebbe ringraziarvi”, gli disse Kamala.
“Ehm – bene – sì” disse l’erudito. ”Vai prima tu, io ti seguirò”.
“Oh, no signore! Come è possibile? Voi dovete andare per primo!”, esclamò Kamala.
Il pandit non poteva rifiutare. Si fermò sulla riva del fiume e cominciò a ripetere il nome di Hari. E mise un piede sull’acqua.
Quando fece ciò, tuttavia, si ricordò improvvisamente che il suo dothi era piuttosto lungo e si sarebbe potuto bagnare. Così rapidamente cercò di tirarlo sù. Istantaneamente il suo piede perse l'appoggio sulla superficie dell’acqua. Egli cadde giù, e cominciò a dimenarsi nell’acqua.
“Hari, Hari, Hari”, recitò Kamala.
Ripetendo incessantemente il nome del Signore, Kamala scivolò sull’acqua e diede la sua mano al sapiente. Lo aiutò a risalire sulla sponda.
“Sono mortificata che vi siate bagnato, signore”, gli disse. “Stavate pensando al vostro dothi, non è vero?”
“Kamala, bambina mia”, disse il pandit, “tu sei benedetta, per la tua fede"!
Racconti di Ramakrishna, Advaita Asrama
"Che accadrebbe se, un giorno o una notte, un demone strisciasse furtivo nella più solitaria delle tue solitudini e ti dicesse: «Questa vita, come tu ora la vivi e l'hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni indicibilmente piccola e grande cosa della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione - e così pure questo ragno e questo lume di luna tra i rami e così pure questo attimo e io stesso. L'eterna clessidra dell'esistenza viene sempre di nuovo capovolta e tu con essa, granello di polvere!». Non ti rovesceresti a terra, digrignando i denti e maledicendo il demone che così ha parlato? Oppure hai forse vissuto una volta un attimo immenso, in cui questa sarebbe stata la tua risposta: «Tu sei un dio e mai intesi cosa più divina»? Se quel pensiero ti prendesse in suo potere, a te, quale sei ora, farebbe subire una metamorfosi, e forse ti stritolerebbe; la domanda per qualsiasi cosa: «Vuoi tu questo ancora una volta e ancora innumerevoli volte?» graverebbe sul tuo agire come il peso più grande! Oppure, quanto dovresti amare te stesso e la vita, per non desiderare più alcun'altra cosa che questa ultima eterna sanzione, questo suggello?"
-La gaia scienza, Friedrich Nietzsche
-La gaia scienza, Friedrich Nietzsche
"L’ Animus positivo è la consapevolezza istintiva più profonda della verità interiore, una verità fondamentale che guida la donna spirituale nel suo processo di individuazione, verso la possibilità di diventare se stessa.
E’ l’opposto dell’Animus negativo che, al contrario, è un grande imbroglione. (…)
Il lato maschile nelle donne è estremamente importante, tanto in senso positivo quanto in senso negativo. Presenta i suoi aspetti negativi soltanto quando le donne non sanno rapportarsi a esso con saggezza.
La donna priva di Animus non ha energia né intraprendenza e neppure intelligenza e iniziativa. E’ una creatura molto povera. Tutto ciò di cui dispone sono un grembo per produrre figli e mani per cucinare. La donna priva di Animus non è niente.
Da qui si vede come l’Animus sia estremamente positivo. Esso è intelligenza, anelito spirituale.
Tutta la spiritualità della donna è legata all’Animus.
Così, possiamo affermare che nella donna l’Animus, il suo lato maschile, si estende dal diavolo allo Spirito Santo."
- "Il mondo dei sogni", Marie Louise Von Franz
E’ l’opposto dell’Animus negativo che, al contrario, è un grande imbroglione. (…)
Il lato maschile nelle donne è estremamente importante, tanto in senso positivo quanto in senso negativo. Presenta i suoi aspetti negativi soltanto quando le donne non sanno rapportarsi a esso con saggezza.
La donna priva di Animus non ha energia né intraprendenza e neppure intelligenza e iniziativa. E’ una creatura molto povera. Tutto ciò di cui dispone sono un grembo per produrre figli e mani per cucinare. La donna priva di Animus non è niente.
Da qui si vede come l’Animus sia estremamente positivo. Esso è intelligenza, anelito spirituale.
Tutta la spiritualità della donna è legata all’Animus.
Così, possiamo affermare che nella donna l’Animus, il suo lato maschile, si estende dal diavolo allo Spirito Santo."
- "Il mondo dei sogni", Marie Louise Von Franz
Canale di Spiritualità pinned «Buongiorno a tutti! 🙏 Grazie per il supporto 🙏 Siamo giunti ai 200!✨💛 Volevo consigliarvi nuovamente un canale di Spiritualità, Esoterismo e Meditazione, tramite la quale si potrebbe partecipare ad gruppo privato qui su Telegram o iniziare un percorso di…»
"La vostra visione apparirà più chiara soltanto quando guarderete nel vostro cuore.
Chi guarda all’esterno, sogna.
Chi guarda all’interno, si sveglia."
- "La psicologia dell'inconscio", Carl Gustav Jung
Chi guarda all’esterno, sogna.
Chi guarda all’interno, si sveglia."
- "La psicologia dell'inconscio", Carl Gustav Jung