Perse il suo occhio sinistro nella lotta contro Seth, ma la Dea Hathor lo guarì. Il suo occhio lunare, o Udjat, divenne quindi un potente simbolo di regalità, forza, purificazione e protezione.
Hathor: “Signora del Cielo”, la Vacca sacra, dea dell’ Amore, della fertilità, della musica, della danza e della gioia.
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Inoltre vi consiglio come sempre un canale di Spiritualità, Esoterismo e Meditazione tramite la quale potreste accedere ad un gruppo privato e/o iniziare un percorso di meditazione.☺️ @spiritualitameditazione
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Chiedo quindi scusa a chiunque mi abbia cercata e non ha ricevuto risposta.
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Su rete 4 documentario su Hatshepsut, la Donna faraone della XVIII dinastia.
“L’ Amore comincia prendendosi cura di quelli più vicini. Quelli che sono a casa.”
“Non aspettare di finire l’ università, di innamorarti, di trovare lavoro, di sposarti di avere dei figli e di vederli sistemati, di perdere dieci chili o che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina, la primavera, l’ estate, l’ autunno o l’ inverno, non c’è momento migliore di questo per essere felice. Donati interamente a Dio. Egli si servirà di te per compiere grandi cose a condizione che tu creda più nel suo amore che nella tua fragilità.”
“Morire è tornare a casa; eppure la gente ha paura di quello che può capitare, e allora non vogliono morire. Se nella morte non si vede alcun mistero, allora non si ha paura di morire. C’è però anche il dubbio di coscienza: «Forse avrei potuto fare meglio». Quasi sempre, si muore come si è vissuto. La morte altro non è che continuazione della vita, completamento della vita. È il corpo umano che si arrende. Ma il cuore e l’anima vivono per sempre. Non muoiono. Ogni religione crede nell’eternità, in un’altra vita. Questa vita non ha una fine definitiva: quelli che credono che la vita finisca per sempre temono la morte. Se a questa gente si spiegasse bene che la morte altro non è che tornare nella casa di Dio, non ci sarebbe più paura della morte.”
Frasi di Madre Teresa di Calcutta
“Non aspettare di finire l’ università, di innamorarti, di trovare lavoro, di sposarti di avere dei figli e di vederli sistemati, di perdere dieci chili o che arrivi il venerdì sera o la domenica mattina, la primavera, l’ estate, l’ autunno o l’ inverno, non c’è momento migliore di questo per essere felice. Donati interamente a Dio. Egli si servirà di te per compiere grandi cose a condizione che tu creda più nel suo amore che nella tua fragilità.”
“Morire è tornare a casa; eppure la gente ha paura di quello che può capitare, e allora non vogliono morire. Se nella morte non si vede alcun mistero, allora non si ha paura di morire. C’è però anche il dubbio di coscienza: «Forse avrei potuto fare meglio». Quasi sempre, si muore come si è vissuto. La morte altro non è che continuazione della vita, completamento della vita. È il corpo umano che si arrende. Ma il cuore e l’anima vivono per sempre. Non muoiono. Ogni religione crede nell’eternità, in un’altra vita. Questa vita non ha una fine definitiva: quelli che credono che la vita finisca per sempre temono la morte. Se a questa gente si spiegasse bene che la morte altro non è che tornare nella casa di Dio, non ci sarebbe più paura della morte.”
Frasi di Madre Teresa di Calcutta
Cuore e Intelletto. Parte I - Ramana Maharshi.
Dell’ Associazione Italiana Ramana Maharshi
Dell’ Associazione Italiana Ramana Maharshi
Il Buddha gigante di Leshan è la più grande statua di pietra di Buddha del mondo. Con lo sguardo rivolto verso il Monte Emei, essa rappresenta un Buddha Maitreya in posizione seduta, con le mani appoggiate sulle ginocchia. La statua è alta 71 metri, larga 28 metri e le orecchie lunghe 7 metri!!!
Essa è scolpita nella roccia nel punto in cui confluiscono i fiumi Minjiang, Dadu e Qingyi, vicino alla città di Leshan, nella parte meridionale della provincia di Sichuan, in Cina.
La costruzione dell'opera iniziò nel 713, condotta da un monaco cinese di nome Haitong e terminò nell’803 d.c.
Egli sperava che il Buddha avrebbe potuto calmare le acque turbolente che affliggevano le navi mercantili che scendevano la corrente dei fiumi.
Secondo quanto narra la leggenda, quando i fondi per la costruzione della statua stavano scarseggiando il monaco si cavò i suoi stessi occhi per provare la sua buona fede e sincerità. La statua venne completata dai suoi discepoli 90 anni dopo. Pare che l'enorme massa di roccia rimossa per la costruzione dell'opera e depositata nei fiumi ai piedi della statua abbia effettivamente alterato il corso delle acque, col risultato che la navigazione divenne più sicura.
Nel 1996 quest’ area è stata inserita nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Essa è scolpita nella roccia nel punto in cui confluiscono i fiumi Minjiang, Dadu e Qingyi, vicino alla città di Leshan, nella parte meridionale della provincia di Sichuan, in Cina.
La costruzione dell'opera iniziò nel 713, condotta da un monaco cinese di nome Haitong e terminò nell’803 d.c.
Egli sperava che il Buddha avrebbe potuto calmare le acque turbolente che affliggevano le navi mercantili che scendevano la corrente dei fiumi.
Secondo quanto narra la leggenda, quando i fondi per la costruzione della statua stavano scarseggiando il monaco si cavò i suoi stessi occhi per provare la sua buona fede e sincerità. La statua venne completata dai suoi discepoli 90 anni dopo. Pare che l'enorme massa di roccia rimossa per la costruzione dell'opera e depositata nei fiumi ai piedi della statua abbia effettivamente alterato il corso delle acque, col risultato che la navigazione divenne più sicura.
Nel 1996 quest’ area è stata inserita nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO.
Buongiorno a tutti 💛🙏🏼 Dal 27 al 30 luglio all' isola d'Elba si terrà un Intensivo di Meditazione Profonda. Ci sarà un’ introduzione alla pratica della Meditazione Profonda e sessioni giornaliere di pratica.
La partecipazione è totalmente gratuita.
Per avere informazioni, potrete contattarmi in privato @EmanuelaO
Buona giornata 😊🙏🏼
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Buona giornata 😊🙏🏼
Cuore e Intelletto. Seconda Parte - Ramana Maharshi. Associazione Italiana Ramana Maharshi
La Venere di Willendorf è così chiamata perché ritrovata nella località di Willendorf in Austria nel 1908, dall' archeologo Josef Szombathy, in un sito archeologico risalente al paleolitico ed è la più famosa statuetta femminile dell’ età della pietra.
La Venere, datata tra il 25.000 a 26.000 anni fa, è poco più alta di 11 cm, è dipinta di rosso ocra, simbolo di vita, e rappresenta una donna nuda dai seni e fianchi generosi.
La testa è sferica e il volto appare coperto da una capigliatura che alcuni identificano come un copricapo di conchiglie (come quelli ritrovati su alcuni reperti umani di età paleolitica), ma potrebbe rievocare capelli ricci e crespi.
Le braccia sono appena accennate e le mani si appoggiano sul seno.
La vulva e il seno sono gonfi e molto pronunciati, a rappresentare un significato di prosperità. Quella che viene rappresentata non è una donna, ma un'immagine simbolica della maternità in senso astratto. L’ assenza di un volto ben definito la rende l’essenza stessa della femminilità. Non si riferisce a una donna, anche generica, ma vuole essere un'immagine concettualizzata della fecondità.
La statua si collocherebbe all'interno del culto della Madre Terra e del Femminile.
È una delle “veneri steatopige" (dal greco “dalle grosse natiche") o callipige (dal greco “dalle belle natiche").
È attualmente in esposizione al Naturhistorisches Museum di Vienna.
La Venere, datata tra il 25.000 a 26.000 anni fa, è poco più alta di 11 cm, è dipinta di rosso ocra, simbolo di vita, e rappresenta una donna nuda dai seni e fianchi generosi.
La testa è sferica e il volto appare coperto da una capigliatura che alcuni identificano come un copricapo di conchiglie (come quelli ritrovati su alcuni reperti umani di età paleolitica), ma potrebbe rievocare capelli ricci e crespi.
Le braccia sono appena accennate e le mani si appoggiano sul seno.
La vulva e il seno sono gonfi e molto pronunciati, a rappresentare un significato di prosperità. Quella che viene rappresentata non è una donna, ma un'immagine simbolica della maternità in senso astratto. L’ assenza di un volto ben definito la rende l’essenza stessa della femminilità. Non si riferisce a una donna, anche generica, ma vuole essere un'immagine concettualizzata della fecondità.
La statua si collocherebbe all'interno del culto della Madre Terra e del Femminile.
È una delle “veneri steatopige" (dal greco “dalle grosse natiche") o callipige (dal greco “dalle belle natiche").
È attualmente in esposizione al Naturhistorisches Museum di Vienna.