Canale di Spiritualità
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"Metafisica del sesso" di J. Evola
Elevazione alla Trinità

Mio Dio, Trinità che adoro,
aiutami a dimenticarmi interamente per stabilirmi in Te,
immobile e quieta come se la mia anima fosse già nell’eternità;
che nulla possa turbare la mia pace o farmi uscire da Te,
mio immutabile Bene, ma che ogni istante mi porti più addentro nella profondità del tuo mistero.
Pacifica la mia anima, fanne il tuo cielo,
la tua dimora gradita e il luogo del tuo riposo;
che io non ti ci lasci mai solo, ma sia tutta quanta,
tutta desta nella mia fede, tutta in adorazione,
tutta abbandonata alla tua azione creatrice.

O mio Cristo amato, crocifisso per amore,
vorrei essere una sposa per il tuo cuore,
vorrei colmarti di gioia, vorrei amarti tanto… da morirne.
Ma sento la mia impotenza e ti chiedo di rivestirmi di Te stesso,
di identificare l’anima mia a tutti i movimenti della tua,
di sommergermi, di invadermi, di sostituirti a me,
così che la mia vita non sia più che una emanazione della tua.
Vieni in me come Adoratore, come Riparatore e come Salvatore.

O Verbo eterno, Parola del mio Dio,
Voglio passare la mia vita ad ascoltarti,
voglio farmi tutta docilità per imparare tutto da te;
poi, attraverso tutte le notti dello spirito, tutti i vuoti,
tutte le impotenze, voglio fissarti sempre e rimanere nella tua luce immensa.
O astro mio amato, affascinami, cosi ch’io non possa più allontanarmi dal tuo splendore.

O Fuoco consumante, Spirito d’amore,
scendi sopra di me,
affinché si faccia nella mia anima come un’incarnazione del Verbo ed io sia per Lui un’umanità aggiunta nella quale Egli rinnovi tutto il suo mistero.

E Tu, o Padre, chinati sulla tua piccola creatura,
coprila della tua ombra e non guardare in lei che il Diletto,
nel quale hai riposto tutte le tue compiacenze.

O miei Tre, mio Tutto, mia Beatitudine,
solitudine infinita, immensità in cui mi perdo,
mi abbandono a voi come una preda.
Seppellitevi in me perché mi seppellisca in voi,
nell’attesa di venire a contemplare nella vostra luce l’abisso delle vostre grandezze.

S. Elisabetta della Trinità
- Emmanuel Carrére, il Regno
Dal sito di Ramana Maharshi 🙏

D. Potreste spiegarmi il fenomeno di Sri  Ramana Maharsi, che apparentemente ottenne l’illuminazione del tutto spontaneamente, senza fare alcunché?

R. Nessuno può dare una spiegazione delle cose. Le cose sono come sono e non c’è niente da spiegare. La sola cosa possibile è mettere in evidenza la ragione per cui sembra di non essere a conoscenza di ciò che siamo.

D’altra parte ci sono alcune cose che sono del tutto ovvie. Quando, a diciassette anni, Venkataraman fu preso dal panico e sentì che stava per morire avrebbe potuto precipitarsi dal dottore e chiedere un tranquillante, cosa che la grande maggioranza di noi avrebbe fatto. Ma già a quell’età egli era talmente maturo che accettò e si arrese al panico senza fuggire. Il che sta a dimostrare che era un ragazzo molto coraggioso. Lasciò che il panico lo investisse, si stese sul pavimento, e si abbandonò a ciò che sembrava inevitabile: «Io sto per morire. Che cosa sta veramente accadendo?».

In altre parole, egli si ritirò spontaneamente dalla sua individualità e assunse la posizione del Testimone.

È importante riconoscere che, in questo modo, egli rinunciò a ogni desiderio di continuare a vivere nel tempo e nello spazio. Poi, come tu dici, l’illuminazione sopraggiunse senza che ci fosse bisogno di fare qualcosa, ed è inevitabile che sia così. Infatti, la realizzazione avviene solamente quando smettiamo di fare qualcosa, quando dimentichiamo il "facitore" in noi, frutto di proiezioni, e rimaniamo "testimoni" di ogni evento che appare e scompare. Inoltre egli adottò il "punto di vista del Testimone" nel momento più critico fra tutti: quando il panico che giace alla radice dell’individualità si precipitò su di lui.

Questo è forse l’aspetto più sorprendente dell’intera storia. Infatti il panico, così comune tra chi pratica la concentrazione, la meditazione Zen e altre discipline, è così radicale che solamente un uomo su un milione riesce ad accettarlo. Normalmente, la presenza di un Guru è indispensabile per superare una paura così acuta, ma sembra che non sia stato così nel suo caso.

Questi sono gli aspetti tangibili: l’arrendersi all’inevitabile, senza il desiderio di modificarlo o di scansarlo; l’aver adottato la posizione del Testimone, e l’assenza del desiderio di continuare a vivere. Quest’ultimo aspetto è forse il più illuminante.

Ognuno di noi può utilizzarlo per verificare la propria posizione: c’è in me il desiderio di durare, di continuare a vivere? Sento che c’è ancora parecchio da fare, da godere? Nutro ancora delle speranze per qualcosa? La speranza è uno degli alibi più sottili. Io spero che, se faccio la sadhana nel giusto modo, mi realizzerò in tre o cinque anni...

Con tale atteggiamento, che implica assegnare altri tre o cinque anni alla mia ignoranza, alla mia individualità o ego, rendo virtualmente impossibile il riconoscimento che sono l’ultima realtà anche ora. La speranza implica il desiderio di continuare nel tempo; essa implica che accetto la credenza che sono un’individualità proiettata, un’immagine, che sta vivendo attraverso gli anni. La speranza, in altre parole, diviene un ostacolo, un alibi.
Vi ringrazio tantissimo per il sostegno!

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Buona giornata a tutti ☺️🙏
– Sotto la spinta di una forte emozione molti sanno compiere grandi cose; ma la vera natura di un uomo si conosce dal modo in cui svolge il suo modesto compito giornaliero. La sofferenza è davvero un dono di Dio. Credo che sia un simbolo della Sua compassione.

– Sri Ramakrishna mi ha lasciato qui al fine di manifestare l’aspetto Materno del Divino nel mondo.

– Non sarò in grado di allontanare da me nessuno che si rivolga a me chiamandomi Madre.

– Non so resistere a nessuno che mi si avvicini chiamandomi Madre.

– Lo scopo della vita è quello di realizzare il Divino e rimanere immersi nella contemplazione del Divino. Solo il Divino è reale, ogni altra cosa è falsa.

-Sarada Devi
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