Dal sito di Ramana Maharshi 🙏
D. Potreste spiegarmi il fenomeno di Sri Ramana Maharsi, che apparentemente ottenne l’illuminazione del tutto spontaneamente, senza fare alcunché?
R. Nessuno può dare una spiegazione delle cose. Le cose sono come sono e non c’è niente da spiegare. La sola cosa possibile è mettere in evidenza la ragione per cui sembra di non essere a conoscenza di ciò che siamo.
D’altra parte ci sono alcune cose che sono del tutto ovvie. Quando, a diciassette anni, Venkataraman fu preso dal panico e sentì che stava per morire avrebbe potuto precipitarsi dal dottore e chiedere un tranquillante, cosa che la grande maggioranza di noi avrebbe fatto. Ma già a quell’età egli era talmente maturo che accettò e si arrese al panico senza fuggire. Il che sta a dimostrare che era un ragazzo molto coraggioso. Lasciò che il panico lo investisse, si stese sul pavimento, e si abbandonò a ciò che sembrava inevitabile: «Io sto per morire. Che cosa sta veramente accadendo?».
In altre parole, egli si ritirò spontaneamente dalla sua individualità e assunse la posizione del Testimone.
È importante riconoscere che, in questo modo, egli rinunciò a ogni desiderio di continuare a vivere nel tempo e nello spazio. Poi, come tu dici, l’illuminazione sopraggiunse senza che ci fosse bisogno di fare qualcosa, ed è inevitabile che sia così. Infatti, la realizzazione avviene solamente quando smettiamo di fare qualcosa, quando dimentichiamo il "facitore" in noi, frutto di proiezioni, e rimaniamo "testimoni" di ogni evento che appare e scompare. Inoltre egli adottò il "punto di vista del Testimone" nel momento più critico fra tutti: quando il panico che giace alla radice dell’individualità si precipitò su di lui.
Questo è forse l’aspetto più sorprendente dell’intera storia. Infatti il panico, così comune tra chi pratica la concentrazione, la meditazione Zen e altre discipline, è così radicale che solamente un uomo su un milione riesce ad accettarlo. Normalmente, la presenza di un Guru è indispensabile per superare una paura così acuta, ma sembra che non sia stato così nel suo caso.
Questi sono gli aspetti tangibili: l’arrendersi all’inevitabile, senza il desiderio di modificarlo o di scansarlo; l’aver adottato la posizione del Testimone, e l’assenza del desiderio di continuare a vivere. Quest’ultimo aspetto è forse il più illuminante.
Ognuno di noi può utilizzarlo per verificare la propria posizione: c’è in me il desiderio di durare, di continuare a vivere? Sento che c’è ancora parecchio da fare, da godere? Nutro ancora delle speranze per qualcosa? La speranza è uno degli alibi più sottili. Io spero che, se faccio la sadhana nel giusto modo, mi realizzerò in tre o cinque anni...
Con tale atteggiamento, che implica assegnare altri tre o cinque anni alla mia ignoranza, alla mia individualità o ego, rendo virtualmente impossibile il riconoscimento che sono l’ultima realtà anche ora. La speranza implica il desiderio di continuare nel tempo; essa implica che accetto la credenza che sono un’individualità proiettata, un’immagine, che sta vivendo attraverso gli anni. La speranza, in altre parole, diviene un ostacolo, un alibi.
D. Potreste spiegarmi il fenomeno di Sri Ramana Maharsi, che apparentemente ottenne l’illuminazione del tutto spontaneamente, senza fare alcunché?
R. Nessuno può dare una spiegazione delle cose. Le cose sono come sono e non c’è niente da spiegare. La sola cosa possibile è mettere in evidenza la ragione per cui sembra di non essere a conoscenza di ciò che siamo.
D’altra parte ci sono alcune cose che sono del tutto ovvie. Quando, a diciassette anni, Venkataraman fu preso dal panico e sentì che stava per morire avrebbe potuto precipitarsi dal dottore e chiedere un tranquillante, cosa che la grande maggioranza di noi avrebbe fatto. Ma già a quell’età egli era talmente maturo che accettò e si arrese al panico senza fuggire. Il che sta a dimostrare che era un ragazzo molto coraggioso. Lasciò che il panico lo investisse, si stese sul pavimento, e si abbandonò a ciò che sembrava inevitabile: «Io sto per morire. Che cosa sta veramente accadendo?».
In altre parole, egli si ritirò spontaneamente dalla sua individualità e assunse la posizione del Testimone.
È importante riconoscere che, in questo modo, egli rinunciò a ogni desiderio di continuare a vivere nel tempo e nello spazio. Poi, come tu dici, l’illuminazione sopraggiunse senza che ci fosse bisogno di fare qualcosa, ed è inevitabile che sia così. Infatti, la realizzazione avviene solamente quando smettiamo di fare qualcosa, quando dimentichiamo il "facitore" in noi, frutto di proiezioni, e rimaniamo "testimoni" di ogni evento che appare e scompare. Inoltre egli adottò il "punto di vista del Testimone" nel momento più critico fra tutti: quando il panico che giace alla radice dell’individualità si precipitò su di lui.
Questo è forse l’aspetto più sorprendente dell’intera storia. Infatti il panico, così comune tra chi pratica la concentrazione, la meditazione Zen e altre discipline, è così radicale che solamente un uomo su un milione riesce ad accettarlo. Normalmente, la presenza di un Guru è indispensabile per superare una paura così acuta, ma sembra che non sia stato così nel suo caso.
Questi sono gli aspetti tangibili: l’arrendersi all’inevitabile, senza il desiderio di modificarlo o di scansarlo; l’aver adottato la posizione del Testimone, e l’assenza del desiderio di continuare a vivere. Quest’ultimo aspetto è forse il più illuminante.
Ognuno di noi può utilizzarlo per verificare la propria posizione: c’è in me il desiderio di durare, di continuare a vivere? Sento che c’è ancora parecchio da fare, da godere? Nutro ancora delle speranze per qualcosa? La speranza è uno degli alibi più sottili. Io spero che, se faccio la sadhana nel giusto modo, mi realizzerò in tre o cinque anni...
Con tale atteggiamento, che implica assegnare altri tre o cinque anni alla mia ignoranza, alla mia individualità o ego, rendo virtualmente impossibile il riconoscimento che sono l’ultima realtà anche ora. La speranza implica il desiderio di continuare nel tempo; essa implica che accetto la credenza che sono un’individualità proiettata, un’immagine, che sta vivendo attraverso gli anni. La speranza, in altre parole, diviene un ostacolo, un alibi.
Vi ringrazio tantissimo per il sostegno!
Per poter intraprendere un percorso serio di meditazione ed entrare così nel gruppo privato mi potete contattare: @EmanuelaO
Vi consiglio anche questo canale, collegato al gruppo privato e gestito da me ed altri praticanti:
https://t.me/spiritualitameditazione
Buona giornata a tutti ☺️🙏
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Spiritualità Esoterismo Meditazione
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– Sotto la spinta di una forte emozione molti sanno compiere grandi cose; ma la vera natura di un uomo si conosce dal modo in cui svolge il suo modesto compito giornaliero. La sofferenza è davvero un dono di Dio. Credo che sia un simbolo della Sua compassione.
– Sri Ramakrishna mi ha lasciato qui al fine di manifestare l’aspetto Materno del Divino nel mondo.
– Non sarò in grado di allontanare da me nessuno che si rivolga a me chiamandomi Madre.
– Non so resistere a nessuno che mi si avvicini chiamandomi Madre.
– Lo scopo della vita è quello di realizzare il Divino e rimanere immersi nella contemplazione del Divino. Solo il Divino è reale, ogni altra cosa è falsa.
-Sarada Devi
– Sri Ramakrishna mi ha lasciato qui al fine di manifestare l’aspetto Materno del Divino nel mondo.
– Non sarò in grado di allontanare da me nessuno che si rivolga a me chiamandomi Madre.
– Non so resistere a nessuno che mi si avvicini chiamandomi Madre.
– Lo scopo della vita è quello di realizzare il Divino e rimanere immersi nella contemplazione del Divino. Solo il Divino è reale, ogni altra cosa è falsa.
-Sarada Devi
http://www.rivistamissioniconsolata.it/2018/12/01/i-perdenti-39-le-beate-carmelitane-di-compiegne/
"Il 17 luglio fummo processate e condannate per «fanatismo», l’attaccamento cioè a quelle che il nostro accusatore definiva «credenze puerili» e «sciocche pratiche di religione».
Andammo al patibolo il pomeriggio dello stesso giorno con il nostro canto sulle labbra, tenendoci per mano, con la convinzione che il nostro sacrificio fosse la migliore testimonianza che potevamo offrire a Cristo Signore per la nostra patria."
Il 17 luglio il Carmelo celebra la memoria delle monache carmelitane scalze di Compiègne, uccise durante la rivoluzione francese a Parigi il 17 luglio 1794. Sono state beatificate dal papa Pio X nel 1906.
"Il 17 luglio fummo processate e condannate per «fanatismo», l’attaccamento cioè a quelle che il nostro accusatore definiva «credenze puerili» e «sciocche pratiche di religione».
Andammo al patibolo il pomeriggio dello stesso giorno con il nostro canto sulle labbra, tenendoci per mano, con la convinzione che il nostro sacrificio fosse la migliore testimonianza che potevamo offrire a Cristo Signore per la nostra patria."
Il 17 luglio il Carmelo celebra la memoria delle monache carmelitane scalze di Compiègne, uccise durante la rivoluzione francese a Parigi il 17 luglio 1794. Sono state beatificate dal papa Pio X nel 1906.
www.rivistamissioniconsolata.it
I Perdenti 39. Le beate Carmelitane di Compiègne - www.rivistamissioniconsolata.it
Testo di Don Mario Bandera Con la rivoluzione francese del 1789, e con i principi a essa connessi di «Libertà, uguaglianza, fraternità», si affermarono quei valori che, secondo i «lumi» della ragione, avrebbero dovuto cambiare la realtà delle cose non solo…
"È impossibile che uno veda qualcosa delle realtà essenziali, se non è diventato come quelle. L' uomo, davanti alla verità, non si trova come di fronte al mondo: vede il sole pur non essendo sole, vede il cielo, la terra e ogni altra cosa pur non essendo nulla di tutto questo.
Ma (se) tu hai visto qualcosa di quel luogo, tu sei diventato quello (che hai visto).
Tu hai visto lo Spirito, e tu sei diventato Spirito; tu hai visto il Cristo, e tu sei diventato Cristo; tu hai visto il Padre, e tu diventerai Padre.
Così un questo luogo vedi ogni cosa, ma non vedi te stesso; ma in quel luogo tu vedrai te stesso e diventerai quello che tu vedi."
- Dal vangelo gnostico di Filippo
Ma (se) tu hai visto qualcosa di quel luogo, tu sei diventato quello (che hai visto).
Tu hai visto lo Spirito, e tu sei diventato Spirito; tu hai visto il Cristo, e tu sei diventato Cristo; tu hai visto il Padre, e tu diventerai Padre.
Così un questo luogo vedi ogni cosa, ma non vedi te stesso; ma in quel luogo tu vedrai te stesso e diventerai quello che tu vedi."
- Dal vangelo gnostico di Filippo
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Come ottenere il Perdono di Assisi, via per il Paradiso - La Nuova Bussola Quotidiana
https://www.lanuovabq.it/it/come-ottenere-il-perdono-di-assisi-via-per-il-paradiso
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lanuovabq.it
Come ottenere il Perdono di Assisi, via per il Paradiso
Da mezzogiorno dell'1 a tutto il 2 agosto è possibile lucrare, per sé o per un defunto, in qualsiasi chiesa francescana o parrocchiale, l’indulgenza plenaria della Porziuncola, ottenuta da san Francesco per il bene delle anime. Le fonti riportano che il santo…
550. Non frequentate i fabbricanti di miracoli, né quelli che si vantano di poteri occulti, poiché essi si allontanano dalla via della verità. Il loro spirito è prigioniero nella rete dei poteri psichici che sono vere insidie sul cammino del pellegrino di Brahman. State in guardia contro quei poteri, e non desiderateli.
551. Solo gli spiriti vili agognano poteri soprannaturali che aiutano a guarire malattie , a vincere processi , a camminare sull'acqua. I veri baktha aspirano a una cosa sola: ai piedi di loto del Signore.
552. Gli uomini che hanno qualche potere psichico ottengono favori e distinzioni sociali. Spesso si danno arie di guru , per farsi stimare della folla e guadagnarsi discepoli e ammiratori . Sostenere parti simili è come darsi ad una vita di cortigiano. Sono uomini che vendono se stessi per scopi spregevoli come l'oro , la riputazione mondana e i godimenti materiali . Essi fanno uso ben cattivo del corpo, dello Spirito e dell'anima, che possono invece aiutarci a realizzare il Signore .
553. Krishna disse un giorno ad Arjuna: << Se vuoi giungere fino a me, sappi che ciò non sarà possibile fintanto che possederai uno solo degli otto poteri psichici>>. I poteri occulti infatti accrescono l'egoismo dell'uomo, e così lo rendono dimentico di Dio.
554. Realizzare Dio è una cosa diversa dall'acquisire i siddhi. Krishna disse un giorno ad Arjuna: <<Puoi essere sicuro che un uomo che si sforza ad ottenere i poteri psichici non ha realizzato Dio. L'esercizio di tali poteri fomenta ahamkara, l'egoismo che è un ostacolo sulla via della realizzazione>>. L' adoratore sincero non deve dunque desiderare alcuno di quei poteri.
Shri Ramakrishna
551. Solo gli spiriti vili agognano poteri soprannaturali che aiutano a guarire malattie , a vincere processi , a camminare sull'acqua. I veri baktha aspirano a una cosa sola: ai piedi di loto del Signore.
552. Gli uomini che hanno qualche potere psichico ottengono favori e distinzioni sociali. Spesso si danno arie di guru , per farsi stimare della folla e guadagnarsi discepoli e ammiratori . Sostenere parti simili è come darsi ad una vita di cortigiano. Sono uomini che vendono se stessi per scopi spregevoli come l'oro , la riputazione mondana e i godimenti materiali . Essi fanno uso ben cattivo del corpo, dello Spirito e dell'anima, che possono invece aiutarci a realizzare il Signore .
553. Krishna disse un giorno ad Arjuna: << Se vuoi giungere fino a me, sappi che ciò non sarà possibile fintanto che possederai uno solo degli otto poteri psichici>>. I poteri occulti infatti accrescono l'egoismo dell'uomo, e così lo rendono dimentico di Dio.
554. Realizzare Dio è una cosa diversa dall'acquisire i siddhi. Krishna disse un giorno ad Arjuna: <<Puoi essere sicuro che un uomo che si sforza ad ottenere i poteri psichici non ha realizzato Dio. L'esercizio di tali poteri fomenta ahamkara, l'egoismo che è un ostacolo sulla via della realizzazione>>. L' adoratore sincero non deve dunque desiderare alcuno di quei poteri.
Shri Ramakrishna
«Chi si ascrive a un ordine religioso per farvi penitenza, è simile alle pie donne che, la mattina di Pasqua, si recarono al sepolcro di Cristo. Considerando la mole della pietra che ne chiudeva l'imboccatura, dicevano: chi ci rotolerà la pietra? Grande è la pietra, cioè l'asprezza della vita di convento: il difficile ingresso, le lunghe veglie, la frequenza dei digiuni, la parsimonia dei cibi, la rozzezza delle vesti, la disciplina dura, la povertà volontaria, l'obbedienza pronta… Chi ci rotolerà questa pietra dall'entrata del sepolcro? Un angelo sceso dal cielo, narra l'evangelista, ha fatto rotolare la pietra e vi si è seduto sopra. Ecco: l'angelo è la grazia dello Spirito Santo, che irrobustisce la fragilità, ogni asperità ammorbidisce, ogni amarezza rende dolce con il suo amore.»
- Antonio di Padova, Sermoni
- Antonio di Padova, Sermoni
Sono uno yoghi che vaga per il paese,
Un mendicante che viaggia solo,
Un povero che non possiede nulla.
Ho lasciato dietro di me la terra che mi ha visto nascere,
Ho voltato le spalle alla mia bella casa,
Ho abbandonato i miei fertili campi.
Sono stato in ritiro solitario, sulle montagne,
Ho praticato in caverne di roccia circondate dalla neve,
E ho trovato il cibo come fanno gli uccelli
Così è stato fino ad ora.
E' impossibile predire il giorno della mia morte,
Ma io ho uno scopo prima di morire.
Questa è la storia di me, lo yoghi;
Ora, vi darò qualche consiglio
Cercando di controllare gli eventi di questa vita,
Cercando di continuo di essere cosi furbi,
Sempre tentando di manipolare il vostro mondo,
Coinvolti in ripetitive relazioni sociali........
Nel mezzo di queste preparazioni per il futuro
Arrivate senza saperlo alla fine dei vostri anni,
Senza realizzare che la vostra fronte è piena di rughe,
Inconsapevoli che i capelli sono diventati bianchi.
Mentre siete inseguiti dagli emissari delle morte
Continuate a cercare piaceri effimeri.
Senza sapere se la vita durerà fine alla mattina dopo,
Continuate a pianificare il vostro futuro.
Senza sapere dove rinascerete,
Insistete nella vostra compiacente contentezza.
Ora è il momento di prepararsi alla morte,
Questo è il mio sincero consiglio;
Se ne capite il valore, iniziate a praticare.
-Milarepa
Un mendicante che viaggia solo,
Un povero che non possiede nulla.
Ho lasciato dietro di me la terra che mi ha visto nascere,
Ho voltato le spalle alla mia bella casa,
Ho abbandonato i miei fertili campi.
Sono stato in ritiro solitario, sulle montagne,
Ho praticato in caverne di roccia circondate dalla neve,
E ho trovato il cibo come fanno gli uccelli
Così è stato fino ad ora.
E' impossibile predire il giorno della mia morte,
Ma io ho uno scopo prima di morire.
Questa è la storia di me, lo yoghi;
Ora, vi darò qualche consiglio
Cercando di controllare gli eventi di questa vita,
Cercando di continuo di essere cosi furbi,
Sempre tentando di manipolare il vostro mondo,
Coinvolti in ripetitive relazioni sociali........
Nel mezzo di queste preparazioni per il futuro
Arrivate senza saperlo alla fine dei vostri anni,
Senza realizzare che la vostra fronte è piena di rughe,
Inconsapevoli che i capelli sono diventati bianchi.
Mentre siete inseguiti dagli emissari delle morte
Continuate a cercare piaceri effimeri.
Senza sapere se la vita durerà fine alla mattina dopo,
Continuate a pianificare il vostro futuro.
Senza sapere dove rinascerete,
Insistete nella vostra compiacente contentezza.
Ora è il momento di prepararsi alla morte,
Questo è il mio sincero consiglio;
Se ne capite il valore, iniziate a praticare.
-Milarepa