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TRUMP AVVERTE IL REGIME COMUNISTA DI CUBA: “NON DURERÀ ANCORA A LUNGO”

Il presidente Trump afferma che il regime comunista di Cuba potrebbe essere vicino alla fine, dichiarando che la questione sarà “sicuramente” risolta entro due anni e mezzo. Aggiunge che il Segretario di Stato Marco Rubio, i cui genitori sono emigrati da Cuba, sta monitorando la situazione con attenzione. Dopo decenni di repressione sotto il regime dei Castro, i cubano-americani potrebbero essere più vicini a vedere un cambiamento significativo nella loro terra d’origine.

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UNA PRECISAZIONE, UNA VOLTA PER TUTTE

In riferimento alla lettera aperta che mi è stata pubblicamente indirizzata, sento la necessità di fare alcune precisazioni. Lo faccio non per alimentare polemiche, ma proprio perché desidero che questa vicenda trovi finalmente una conclusione.

In questi anni ho scelto il silenzio. Non perché non avessi nulla da dire, ma perché avevo molte cose da raccontare e ho ritenuto che non fosse giusto trasformare vicende personali e professionali estremamente delicate in uno spettacolo pubblico.

Il silenzio, però, non deve essere scambiato per debolezza, né la riservatezza per assenza di ragioni.

Ho letto alcune considerazioni sulle ragioni della mia scelta, ma desidero precisare che non si tratta di risentimenti da superare o di questioni da dimenticare. Si tratta di una decisione maturata sulla base di fatti, esperienze e valutazioni precise, che non ho alcuna intenzione di trasformare in materia di discussione pubblica. Una decisione che non necessita di interpretazioni, giustificazioni o approvazioni esterne.
Non confondiamo il perdono con la riconciliazione, né la pace con l'obbligo di riprendere rapporti che si è scelto consapevolmente di interrompere.

Ci sono esperienze nella vita che insegnano molto, anche quando avremmo preferito non viverle. E proprio perché insegnano, ci portano a fare delle scelte. Non necessariamente per rabbia, rancore o desiderio di rivalsa, ma perché abbiamo imparato a riconoscere ciò che è compatibile con il nostro cammino e ciò che non lo è più.

Non tutto può essere liquidato con la parola "dissapori". E non tutto ciò che è accaduto può essere raccontato o risolto attraverso un invito pubblico, un abbraccio davanti a una platea o delle scuse formulate senza entrare nel merito delle vicende.

Non intendo discutere pubblicamente il passato, né cercare consensi raccontando la mia versione dei fatti. Non l'ho fatto finora e non desidero iniziare oggi.
Ma questo non significa che altri possano interpretare il mio silenzio come un invito a insistere.
La mia decisione di non riprendere rapporti personali o professionali è stata comunicata più volte, è pienamente consapevole ed è definitiva !!
Trovo quindi inopportuno che una scelta strettamente personale continui a essere sottoposta al giudizio pubblico, alimentando interventi, pressioni e, purtroppo, anche commenti offensivi.
Il confronto civile è sempre legittimo, ma la libertà di espressione non dovrebbe mai essere confusa con la libertà di insultare o ledere la dignità altrui.
E vorrei rivolgermi proprio a chi, in questi giorni, si sente chiamato a giudicare, prendere posizione o suggerirmi cosa dovrei fare.

Prima di esprimere giudizi sulla vita di qualcuno, fermatevi un momento. Chiedetevi se conoscete davvero tutta la storia. Se sapete quali esperienze quella persona ha attraversato, quali situazioni ha dovuto affrontare e quali insegnamenti l'abbiano portata a compiere determinate scelte.
L'empatia non consiste nel dire agli altri ciò che dovrebbero provare o fare. Consiste anche nel rispettare una decisione che non comprendiamo, senza pretendere spiegazioni che nessuno è obbligato a fornire.

Parliamo spesso di risveglio, di coscienza, di amore, di libertà e di un mondo nuovo. Ma questi valori non possono rimanere soltanto belle parole da pronunciare durante una conferenza o davanti a una telecamera.
Il vero risveglio si riconosce soprattutto nei comportamenti, nella coerenza tra ciò che diciamo e ciò che facciamo, e nella capacità di rispettare il prossimo anche quando le sue scelte non coincidono con le nostre aspettative.

Non cerco uno scontro. Non desidero rivalse. Non chiedo a nessuno di schierarsi dalla mia parte.
Chiedo semplicemente che venga rispettata la mia volontà di proseguire il mio percorso con le persone a me più affini, senza ulteriori tentativi di coinvolgimento, diretti, indiretti, pubblici o privati.
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A chi mi ha scritto con affetto e sensibilità, grazie. A chi ha espresso giudizi senza conoscere i fatti, auguro di sviluppare quella capacità di ascolto e comprensione che dovrebbe accompagnare ogni autentico cammino di consapevolezza.
Da parte mia, considero questa vicenda definitivamente conclusa e non intendo tornare sull'argomento.

Perché la pace non si impone, il perdono non si esibisce e il rispetto non dovrebbe mai essere oggetto di trattativa.

Il rispetto della libertà altrui è, in fondo, una delle espressioni più autentiche della pace.

Luca La Bella
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