🟰🟰🟰IN SPAGNA IL BLACKOUT PIÙ SINISTRO DI SEMPRE: ECCO PER MANO DI CHI E IL MONITO: IMPORTANTISSIMO!
✔️In Spagna è accaduto il blackout più sinistro di sempre. 28 aprile, ore 12:33: si ferma la rete elettrica, si spengono le pale eoliche; e sì, probabilmente in quel momento le palle degli spagnoli avrebbero potuto generare più energia di tutto il fotovoltaico nazionale. Mezza penisola iberica e un pezzo di Francia piombano nel buio.
✔️Secondo Red Eléctrica, il sistema è collassato. Secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, la colpa potrebbe essere delle tanto celebrate rinnovabili. Quelle stesse energie “pure”, “etiche”, “post-fossili” che avrebbero dovuto portarci dritti nel regno del benessere illuminato e illimitato. E invece, nel giorno del blackout, si sono rivelate più volatili delle promesse elettorali. Il sole splende, il vento soffia, ma la corrente manca.
✔️E qui iniziano a circolare voci. Scomode, certo, ma non proprio campate in aria. Qualcuno ipotizza che il blackout non sia solo un incidente tecnico, ma un sabotaggio ben orchestrato, una frenata strategica, un crash test controllato per dimostrare che l’utopia green è, appunto, un’utopia. E guarda caso, quando la rete crolla, crollano anche le illusioni. E si rafforza, puntualmente, la narrazione utile a tenere in vita, ancora un po’, i padroni del petrolio e del gas.
✔️Ma c’è anche un’altra lettura, più inquietante e sottile. E se il piano green non fosse pensato per tutti? Se la velocità folle con cui viene implementato avesse senso solo in uno scenario in cui si presume, o si auspica, una società meno popolosa? Dopotutto, una rete elettrica alimentata da fonti intermittenti regge milioni di utenti? La risposta sembra già scritta nel buio di questo 28 aprile.
✔️Lo lascia intendere Larry Fink, CEO di BlackRock, l’uomo che muove più capitali di interi Paesi messi insieme. In una recente lettera agli investitori, parla di pragmatismo energetico, sottolineando che le rinnovabili non bastano a sostenere società complesse e popolate. La sua soluzione? Una transizione selettiva. Veloce, sì, ma non per tutti. (Fonte: Recharge News)
✔️Tradotto: meno gente, meno consumo, più efficienza. Il sogno green diventa sostenibile solo se la società si “alleggerisce”; e l'intelligenza artificiale sembra perfetta per questo orizzonte.
✔️E così, mentre ci vendono il futuro a zero emissioni, magari sognano anche un futuro a zero bamboccioni; termine di “padoa-schioppante” memoria, coniato proprio per quei giovani troppo numerosi e troppo poco competitivi per essere funzionali al capitale dell'algoritmo.
✔️Altra ipotesi che serpeggia: e se fosse stato un esperimento? Un test controllato per valutare la resilienza della popolazione? Una simulazione sociale per misurare la docilità collettiva in caso di blackout, lockdown, e altre care emergenze tanto amate dai cultori della nuova normalità? Forse sono solo teorie campate per aria… o forse no.
✔️Una cosa però è certa: questo è il momento di smettere di credere ai buoni legislatori, alle sempre buone intenzioni e alle casualità che si accumulano facendo ormai dubitare anche le anime più candide. Non esiste energia pulita senza una politica pulita. Non esiste progresso senza una cittadinanza consapevole.
✔️Direi che il blackout del 28 aprile, qualunque sia stata la vera causa, deve essere preso come un avvertimento, un monito, una sveglia.
✔️Il futuro che ci stanno costruendo, basato su dati, algoritmi e fonti instabili, è una cattedrale digitale alimentata da fragilità sistemiche, chiaramente non progettata per tutti.
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✔️In Spagna è accaduto il blackout più sinistro di sempre. 28 aprile, ore 12:33: si ferma la rete elettrica, si spengono le pale eoliche; e sì, probabilmente in quel momento le palle degli spagnoli avrebbero potuto generare più energia di tutto il fotovoltaico nazionale. Mezza penisola iberica e un pezzo di Francia piombano nel buio.
✔️Secondo Red Eléctrica, il sistema è collassato. Secondo Davide Tabarelli, presidente di Nomisma Energia, la colpa potrebbe essere delle tanto celebrate rinnovabili. Quelle stesse energie “pure”, “etiche”, “post-fossili” che avrebbero dovuto portarci dritti nel regno del benessere illuminato e illimitato. E invece, nel giorno del blackout, si sono rivelate più volatili delle promesse elettorali. Il sole splende, il vento soffia, ma la corrente manca.
✔️E qui iniziano a circolare voci. Scomode, certo, ma non proprio campate in aria. Qualcuno ipotizza che il blackout non sia solo un incidente tecnico, ma un sabotaggio ben orchestrato, una frenata strategica, un crash test controllato per dimostrare che l’utopia green è, appunto, un’utopia. E guarda caso, quando la rete crolla, crollano anche le illusioni. E si rafforza, puntualmente, la narrazione utile a tenere in vita, ancora un po’, i padroni del petrolio e del gas.
✔️Ma c’è anche un’altra lettura, più inquietante e sottile. E se il piano green non fosse pensato per tutti? Se la velocità folle con cui viene implementato avesse senso solo in uno scenario in cui si presume, o si auspica, una società meno popolosa? Dopotutto, una rete elettrica alimentata da fonti intermittenti regge milioni di utenti? La risposta sembra già scritta nel buio di questo 28 aprile.
✔️Lo lascia intendere Larry Fink, CEO di BlackRock, l’uomo che muove più capitali di interi Paesi messi insieme. In una recente lettera agli investitori, parla di pragmatismo energetico, sottolineando che le rinnovabili non bastano a sostenere società complesse e popolate. La sua soluzione? Una transizione selettiva. Veloce, sì, ma non per tutti. (Fonte: Recharge News)
✔️Tradotto: meno gente, meno consumo, più efficienza. Il sogno green diventa sostenibile solo se la società si “alleggerisce”; e l'intelligenza artificiale sembra perfetta per questo orizzonte.
✔️E così, mentre ci vendono il futuro a zero emissioni, magari sognano anche un futuro a zero bamboccioni; termine di “padoa-schioppante” memoria, coniato proprio per quei giovani troppo numerosi e troppo poco competitivi per essere funzionali al capitale dell'algoritmo.
✔️Altra ipotesi che serpeggia: e se fosse stato un esperimento? Un test controllato per valutare la resilienza della popolazione? Una simulazione sociale per misurare la docilità collettiva in caso di blackout, lockdown, e altre care emergenze tanto amate dai cultori della nuova normalità? Forse sono solo teorie campate per aria… o forse no.
✔️Una cosa però è certa: questo è il momento di smettere di credere ai buoni legislatori, alle sempre buone intenzioni e alle casualità che si accumulano facendo ormai dubitare anche le anime più candide. Non esiste energia pulita senza una politica pulita. Non esiste progresso senza una cittadinanza consapevole.
✔️Direi che il blackout del 28 aprile, qualunque sia stata la vera causa, deve essere preso come un avvertimento, un monito, una sveglia.
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VIDEO | 💥 "IL PAPA DEGLI ULTIMI? HA CHIUSO LE CHIESE E NEGATO IL CIBO A CHI NON AVEVA IL GREEN PASS"💥
La giurista d’impresa Lorenza Morello ha rilasciato un’intervista al programma televisivo È L’ORA DELLA VERITÀ, in cui ha espresso critiche nei confronti di Papa Francesco riguardo alla gestione delle restrizioni durante la pandemia. Secondo la Morello, il Pontefice avrebbe chiuso le chiese e negato l’accesso al cibo a coloro che non erano in possesso del Green Pass, un comportamento che la giurista considera incompatibile con i principi di solidarietà e accoglienza cristiana.
Lorenza Morello è una figura di spicco nel panorama giuridico italiano, con una carriera che include studi internazionali e un impegno costante nella promozione della mediazione e nella difesa dei diritti individuali. È anche presidente dell'associazione Avvocati Per la Mediazione (APM) e autrice di numerose pubblicazioni. La sua posizione critica nei confronti delle politiche pandemiche e delle loro implicazioni morali e sociali è stata espressa in diverse occasioni, tra cui un'intervista su Money.it in cui ha discusso della libertà individuale e dei rischi di un controllo sociale eccessivo .
Durante l'intervista a È L’ORA DELLA VERITÀ, la Morello ha sottolineato come le restrizioni imposte durante la pandemia abbiano avuto un impatto sproporzionato sulle persone più vulnerabili, inclusi coloro che non avevano accesso al Green Pass. Ha criticato l'atteggiamento delle istituzioni religiose, accusandole di aver adottato misure che contraddicono i valori di accoglienza e solidarietà che dovrebbero caratterizzare la Chiesa.
Queste dichiarazioni hanno suscitato un ampio dibattito pubblico, con opinioni contrastanti tra coloro che ritengono che le misure adottate fossero necessarie per proteggere la salute pubblica e chi, come la Morello, vede in esse una violazione dei diritti fondamentali e dei principi morali.
La discussione sollevata dalla Morello si inserisce in un contesto più ampio di riflessione sulle libertà individuali, il ruolo delle istituzioni religiose e la gestione delle emergenze sanitarie, temi che continuano a essere al centro del dibattito pubblico in Italia e a livello internazionale.
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La giurista d’impresa Lorenza Morello ha rilasciato un’intervista al programma televisivo È L’ORA DELLA VERITÀ, in cui ha espresso critiche nei confronti di Papa Francesco riguardo alla gestione delle restrizioni durante la pandemia. Secondo la Morello, il Pontefice avrebbe chiuso le chiese e negato l’accesso al cibo a coloro che non erano in possesso del Green Pass, un comportamento che la giurista considera incompatibile con i principi di solidarietà e accoglienza cristiana.
Lorenza Morello è una figura di spicco nel panorama giuridico italiano, con una carriera che include studi internazionali e un impegno costante nella promozione della mediazione e nella difesa dei diritti individuali. È anche presidente dell'associazione Avvocati Per la Mediazione (APM) e autrice di numerose pubblicazioni. La sua posizione critica nei confronti delle politiche pandemiche e delle loro implicazioni morali e sociali è stata espressa in diverse occasioni, tra cui un'intervista su Money.it in cui ha discusso della libertà individuale e dei rischi di un controllo sociale eccessivo .
Durante l'intervista a È L’ORA DELLA VERITÀ, la Morello ha sottolineato come le restrizioni imposte durante la pandemia abbiano avuto un impatto sproporzionato sulle persone più vulnerabili, inclusi coloro che non avevano accesso al Green Pass. Ha criticato l'atteggiamento delle istituzioni religiose, accusandole di aver adottato misure che contraddicono i valori di accoglienza e solidarietà che dovrebbero caratterizzare la Chiesa.
Queste dichiarazioni hanno suscitato un ampio dibattito pubblico, con opinioni contrastanti tra coloro che ritengono che le misure adottate fossero necessarie per proteggere la salute pubblica e chi, come la Morello, vede in esse una violazione dei diritti fondamentali e dei principi morali.
La discussione sollevata dalla Morello si inserisce in un contesto più ampio di riflessione sulle libertà individuali, il ruolo delle istituzioni religiose e la gestione delle emergenze sanitarie, temi che continuano a essere al centro del dibattito pubblico in Italia e a livello internazionale.
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VIDEO | 🚨 L'EUROPA NON SI PREPARA ALLA GUERRA, MA AL COLLASSO: LE PAROLE INQUIETANTI DI STEVE EUGENE KUHN
Mentre i leader europei parlano sempre più apertamente di "difesa comune", "riarmo" e "preparazione al conflitto", c’è chi legge tra le righe un messaggio ben più inquietante. Secondo Steve Eugene Kuhn, stratega d’impresa e voce fuori dal coro, l’Europa non si sta davvero preparando alla guerra. Si sta preparando al collasso sistemico — e lo sta mascherando dietro una narrativa bellica.
Secondo Kuhn, il linguaggio usato nei palazzi del potere serve a preparare la popolazione a una crisi economica e sociale inevitabile, mentre si mantiene alta la tensione verso nemici esterni. Ma i veri nemici, secondo lui, sono interni: l’instabilità politica, il collasso del debito pubblico, la crisi energetica irrisolta, la deindustrializzazione e la sfiducia crescente nelle istituzioni.
“Quando un sistema sa che sta per crollare,” afferma Kuhn, “non lo annuncia. Invece, costruisce uno storytelling che giustifichi misure estreme: restrizioni, controllo, emergenze dichiarate. Oggi, la guerra è quella narrativa.”
Le sue dichiarazioni stanno diventando virali tra chi osserva con crescente preoccupazione le mosse dei governi europei: dalle esercitazioni militari congiunte all’aumento delle spese per la difesa, dai blackout energetici simulati alla nuova corsa all’arruolamento. Ma secondo Kuhn, non è un conflitto con una potenza esterna che si sta preparando. È una reazione preventiva al collasso della stabilità interna.
In un'Europa scossa da inflazione persistente, tensioni sociali e migrazioni incontrollate, la domanda diventa inevitabile: ci stiamo davvero preparando a una guerra, o ci stanno preparando a qualcosa di molto più vicino… e molto più devastante?
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Mentre i leader europei parlano sempre più apertamente di "difesa comune", "riarmo" e "preparazione al conflitto", c’è chi legge tra le righe un messaggio ben più inquietante. Secondo Steve Eugene Kuhn, stratega d’impresa e voce fuori dal coro, l’Europa non si sta davvero preparando alla guerra. Si sta preparando al collasso sistemico — e lo sta mascherando dietro una narrativa bellica.
Secondo Kuhn, il linguaggio usato nei palazzi del potere serve a preparare la popolazione a una crisi economica e sociale inevitabile, mentre si mantiene alta la tensione verso nemici esterni. Ma i veri nemici, secondo lui, sono interni: l’instabilità politica, il collasso del debito pubblico, la crisi energetica irrisolta, la deindustrializzazione e la sfiducia crescente nelle istituzioni.
“Quando un sistema sa che sta per crollare,” afferma Kuhn, “non lo annuncia. Invece, costruisce uno storytelling che giustifichi misure estreme: restrizioni, controllo, emergenze dichiarate. Oggi, la guerra è quella narrativa.”
Le sue dichiarazioni stanno diventando virali tra chi osserva con crescente preoccupazione le mosse dei governi europei: dalle esercitazioni militari congiunte all’aumento delle spese per la difesa, dai blackout energetici simulati alla nuova corsa all’arruolamento. Ma secondo Kuhn, non è un conflitto con una potenza esterna che si sta preparando. È una reazione preventiva al collasso della stabilità interna.
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🟰🟰🟰 «Abbiamo perseguito una strategia deliberata volta a ridurre i costi salariali»
✔️Parole di Mario Draghi, PdC scelto personalmente da Mattarella
✔️Lo stesso Mattarella che oggi piange lacrime di coccodrillo sul pietoso stato delle retribuzioni dei lavoratori italiani
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💫 Buonasera e buon mese di Maggio
✔️Il mese di Aprile è stato un incubo che si è chiuso registrando il record negativo di sempre sul fronte donazioni: perfino peggio del mese di gennaio. Non vi è alternativa all’iniziare bene il mese di maggio sul fronte donazioni per non dover poi sperare in rincorse impossibili. Grazie ai pochissimi intervenuti lo scorso mese, grazie a chi lo farà fin da ora.
✔️È disumano non poter nemmeno lontanamente sopravvivere del proprio lavoro offerto per il bene collettivo 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno. È disumano chiedere aiuto e non riceverlo.
✔️È disumano e ne sto morendo: punto!
✔️Vi abbraccio forte
Davide
🆘🆘🆘 POSSO ANDARE AVANTI CON IL MIO LAVORO A VOI DEDICATO SIA SUL CANALE CHE IN PRIVATO SOLTANTO GRAZIE AL VOSTRO AIUTO: ECCO IL LINK PER SOSTENERMI CON UNA LIBERA DONAZIONE 🆘🆘🆘
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Davide Zedda (Giornalista libero e indipendente. Libero pensiero, libera informazione e controinformazione)
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Carissime amiche e carissimi amici,
la libera informazione necessita del sostegno di chi crede nella bontà del lavoro che svolgi.
Il giornalismo d’inchiesta, informazione, approfondimento…
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[Gaza, 60 giorni senza cibo né acqua: l’ONU dichiara la catastrofe umanitaria: si contano i morti per fame e sete, la maggioranza sono bambini ⛔️SI PREGA DI LEGGERE TUTTO FINO ALLA FINE]
Mercoledì 30 aprile è scattato il sessantesimo (60) giorno consecutivo di blocco totale dell’entrata degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, imposto da Israele. L’UNRWA continua a rimarcare la drammatica situazione alimentare in cui versa la Striscia, sottolineando che alcune famiglie mangiano «quello che riescono a trovare, anche quando non è più sicuro. Le scorte di base si esauriscono, i bisogni aumentano», i servizi hanno cessato di funzionare e, negli ultimi giorni, 52 persone — tra cui 50 bambini — sono morte di fame.
60 giorni senza acqua né cibo, ripeto: 60 giorni senza acqua né cibo.
Peggio di un lager: si muore di fame e sete.
Solo negli ultimi giorni morte di fame e sete 52 persone, 50 erano bambini.
Ripeto: solo negli ultimi giorni sono morti a Gaza di fame e sete 52 persone, 50 erano bambini!
Non si dovrebbe parlare di nulla se non di Gaza, ovunque, continuamente. E invece, silenzio. Non ci tocca, dunque non ci interessa.
Israele sterco del demonio, il nostro silenzio la loro arma più potente. Badate, mi ripeto per la millesima volta.
Il giorno in cui nessun palestinese sarà più libero o in vita, nessuno al mondo sarà più libero. Segnatevelo, perché sarà così.
Quando capiremo e ci impegneremo per Gaza?
Nel mio piccolo faccio il possibile con la sensibilizzazione e denuncia a mezzo stampa libera su questo Canale. Altro non posso fare. Aiutatemi, condividiamo per raggiungere il maggior numero possibile di persone: ma so già che in pochissimi lo faranno.
60 giorni senza acqua né cibo, questi giorni 52 morti, 50 erano bambini.
Il servizio di informazione è sospeso fino all’alba. Giro a tutti i miei contatti questo scritto, come una preghiera. Disperata e smisurata nel silenzio pressoché totale.
Non importa quando leggerete questo pezzo, è importante che anche se in pochi (perché pochi siamo) lo si condivida e lo si faccia girare: fosse anche soltanto ad una persona con la preghiera di diffusione.
No, questa indifferenza è inaccettabile e inquietante. Noi possiamo, a Gaza no.
Vorrei guardare negli occhi tutti coloro che non accoglieranno questo mio appello per Gaza, di più: vorrei guardare negli occhi i tanti che si cancelleranno dal Canale a seguito di questa notizia/invito/appello. Dormire pure, voi, che avete ancora sogni!
Diamoci da fare! Forza 👏
Davide Zedda
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Mercoledì 30 aprile è scattato il sessantesimo (60) giorno consecutivo di blocco totale dell’entrata degli aiuti umanitari nella Striscia di Gaza, imposto da Israele. L’UNRWA continua a rimarcare la drammatica situazione alimentare in cui versa la Striscia, sottolineando che alcune famiglie mangiano «quello che riescono a trovare, anche quando non è più sicuro. Le scorte di base si esauriscono, i bisogni aumentano», i servizi hanno cessato di funzionare e, negli ultimi giorni, 52 persone — tra cui 50 bambini — sono morte di fame.
60 giorni senza acqua né cibo, ripeto: 60 giorni senza acqua né cibo.
Peggio di un lager: si muore di fame e sete.
Solo negli ultimi giorni morte di fame e sete 52 persone, 50 erano bambini.
Ripeto: solo negli ultimi giorni sono morti a Gaza di fame e sete 52 persone, 50 erano bambini!
Non si dovrebbe parlare di nulla se non di Gaza, ovunque, continuamente. E invece, silenzio. Non ci tocca, dunque non ci interessa.
Israele sterco del demonio, il nostro silenzio la loro arma più potente. Badate, mi ripeto per la millesima volta.
Il giorno in cui nessun palestinese sarà più libero o in vita, nessuno al mondo sarà più libero. Segnatevelo, perché sarà così.
Quando capiremo e ci impegneremo per Gaza?
Nel mio piccolo faccio il possibile con la sensibilizzazione e denuncia a mezzo stampa libera su questo Canale. Altro non posso fare. Aiutatemi, condividiamo per raggiungere il maggior numero possibile di persone: ma so già che in pochissimi lo faranno.
60 giorni senza acqua né cibo, questi giorni 52 morti, 50 erano bambini.
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Non importa quando leggerete questo pezzo, è importante che anche se in pochi (perché pochi siamo) lo si condivida e lo si faccia girare: fosse anche soltanto ad una persona con la preghiera di diffusione.
No, questa indifferenza è inaccettabile e inquietante. Noi possiamo, a Gaza no.
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Davide Zedda (Giornalista libero e indipendente. Libero pensiero, libera informazione e controinformazione)
Giornalista libero e indipendente. Libero pensiero, libera informazione e controinformazione #ZS73 | Sito Web www.davidezedda.com
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VIDEO | 1 Maggio 2025: analisi e considerazioni
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VIDEO | 🚨 NET ZERO: IL VOLTO ECONOMICO DELLA TRANSIZIONE VERDE
Un audio trapelato scuote l’opinione pubblica: il nuovo Primo Ministro canadese, Mark Carney, avrebbe ammesso che l’agenda Net Zero – promossa come salvezza ecologica – è, in realtà, una gigantesca opportunità finanziaria. Le sue parole sono chiare, dirette, disarmanti: "Faremo un sacco di soldi da questo."
Dietro le promesse di un futuro sostenibile e le campagne per ridurre le emissioni si cela una verità meno nobile: la green economy è diventata un business globale. Investimenti miliardari, mercati del carbonio, incentivi statali e regolamenti ambientali costruiscono un sistema dove l’ambiente diventa leva economica, più che priorità etica.
Questa rivelazione mette in discussione la narrazione dominante. Se l’obiettivo non è “salvare il pianeta”, ma trarre profitto da una transizione forzata, chi ne pagherà il prezzo? I cittadini, sottoposti a nuove tasse e restrizioni? Le industrie tradizionali, messe all’angolo?
La transizione ecologica può e deve essere un’opportunità per il bene comune, ma quando viene guidata da interessi finanziari travestiti da virtù climatica, rischia di trasformarsi in un gigantesco inganno verde.
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Un audio trapelato scuote l’opinione pubblica: il nuovo Primo Ministro canadese, Mark Carney, avrebbe ammesso che l’agenda Net Zero – promossa come salvezza ecologica – è, in realtà, una gigantesca opportunità finanziaria. Le sue parole sono chiare, dirette, disarmanti: "Faremo un sacco di soldi da questo."
Dietro le promesse di un futuro sostenibile e le campagne per ridurre le emissioni si cela una verità meno nobile: la green economy è diventata un business globale. Investimenti miliardari, mercati del carbonio, incentivi statali e regolamenti ambientali costruiscono un sistema dove l’ambiente diventa leva economica, più che priorità etica.
Questa rivelazione mette in discussione la narrazione dominante. Se l’obiettivo non è “salvare il pianeta”, ma trarre profitto da una transizione forzata, chi ne pagherà il prezzo? I cittadini, sottoposti a nuove tasse e restrizioni? Le industrie tradizionali, messe all’angolo?
La transizione ecologica può e deve essere un’opportunità per il bene comune, ma quando viene guidata da interessi finanziari travestiti da virtù climatica, rischia di trasformarsi in un gigantesco inganno verde.
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Dal 2 maggio 2025, in Emilia-Romagna entrerà in vigore un nuovo ticket sanitario sui farmaci: 2,20 euro a confezione, fino a un massimo di 4 euro per ricetta. La misura, annunciata dalla Regione, non si applicherà agli oltre 1,6 milioni di cittadini esenti, tra cui malati cronici, oncologici, invalidi e disoccupati.
La decisione è stata giustificata dalla necessità di contenere l’aumento della spesa farmaceutica, dovuto in parte all’invecchiamento della popolazione e all’introduzione di farmaci innovativi ad alto costo. Il presidente della Regione, Michele de Pascale, ha dichiarato che il contributo è pensato per garantire equità e sostenibilità nel sistema sanitario pubblico.
Tuttavia, non si tratta di un caso isolato. Anche altre regioni italiane stanno adottando misure simili:
Umbria: introdotto un ticket sui farmaci per redditi superiori ai 36.000 euro, e aumenti per le visite specialistiche.
Toscana: ticket variabile da 2 a 6 euro a confezione, in base al reddito.
Marche: sistema di ticket in base al reddito del cittadino.
Lazio: ticket da 1 a 4 euro a confezione, calcolato sul costo del farmaco.
Al contrario, alcune regioni, tra cui Valle d’Aosta, Friuli Venezia Giulia e Sardegna, non applicano ticket sui farmaci, mantenendo l’accesso gratuito almeno per i medicinali essenziali.
Le reazioni non si sono fatte attendere. I sindacati della Uil e della Cisl di Piacenza hanno criticato la misura dell’Emilia-Romagna, definendola un ulteriore carico per il ceto medio, già sotto pressione economica. A livello nazionale, la Legge di Bilancio 2024 ha aumentato il tetto della spesa farmaceutica all’8,5%, lasciando però alle Regioni il compito di trovare coperture, con inevitabili ricadute sui cittadini.
Il rischio è evidente: che il diritto alla salute, garantito dalla Costituzione, venga progressivamente subordinato alle possibilità economiche individuali. Un trend che, se confermato, rappresenterebbe un cambiamento profondo nel concetto stesso di sanità pubblica in Italia.
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Tra il 25 aprile e il primo maggio hanno passato il tempo a riempirsi le bocche parlando di libertà.
Ma solo quattro anni fa l'80% 90% di loro volevano i lager per noi.
Volevano che ci pagassimo le cure, volevano riempirci di piombo.
Ci hanno multati, ci hanno tolto il lavoro, ci hanno impedito di prendere un mezzo pubblico per curarci.
Ci hanno augurato la morte: cose molto similari ai peggiori regimi. Ma poi il 25 aprile come il primo maggio ci hanno cantato bella ciao.
Che vergogna, siete la vergogna: vergognatevi!
Davide Zedda
Sito web www.davidezedda.com
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Ma solo quattro anni fa l'80% 90% di loro volevano i lager per noi.
Volevano che ci pagassimo le cure, volevano riempirci di piombo.
Ci hanno multati, ci hanno tolto il lavoro, ci hanno impedito di prendere un mezzo pubblico per curarci.
Ci hanno augurato la morte: cose molto similari ai peggiori regimi. Ma poi il 25 aprile come il primo maggio ci hanno cantato bella ciao.
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IL COMMENTO AL VIDEO | Ogni primo maggio (scusate il ritardo di ventiquattr’ore) va pubblicato questo video per ricordare agli italiani che sono i responsabili dei salari bassi e chi i loro complici. Ed a proposito dei loro complici mi viene naturale, giusto e doveroso riproporre il testo dell’editoriale di ieri 1 maggio.
Primo maggio festa del lavoro e dei lavoratori? Che cosa?! Da almeno trent’anni i sindacati non fanno più gli interessi dei lavoratori. Anzi (molto spesso), essi sono il braccio destro dei padroni e più in generale di Confindustria. Questo almeno e certamente per quanto riguarda CIGL CISL e UIL.
Come sono andate le cose
In questi trent’anni (ed in particolare in questo ventennio con l’Euro), le condizioni di vita dei lavoratori sono nettamente peggiorate grazie anche alla non contrapposizione dei sindacati alle tante manovre e riforme che hanno portato il lavoro a perdere quasi ogni tipo di tutela nei confronti dei lavoratori. Mai una battaglia per salari e stipendi ed occhi chiusi davanti al concetto di flessibilità che era ovviamente un cavallo di Troia per portare il precariato.
Amici di tutti
Non tanto a parole, ma certamente nei fatti, in questi ultimi trent’anni il rapporto dei sindacati è stato (spesso strettissimo), non solo con Confindustria, ma anzitutto con i vari Governi che si sono succeduti. I sindacati sono diventati un’entità comune con i governi e con il mondo padronale.
Di recente
Lo stretto rapporto personale tra Landini e Draghi, portò lo storico sindacato di sinistra (che ovviamente non è più di sinistra da decenni), a proporre l’obbligo vaccinale anti Covid per tutti i lavoratori. Non una parola sulla questione (costosa) tamponi al lavoro, non una parola sulle sospensioni dal lavoro senza stipendio causa non vaccinazione, non una parola sull’apartheid, mai una parola sulle mascherine.
Conclusione
Tutto facile per qualsiasi Governo. I sindacati sono parte integrante del potere che opprime i lavoratori, i pensionati, gli studenti, i disoccupati.
Ed oggi?
Sarà una giornata gonfia di retorica che ci ricorderà quanto è importante il lavoro e quanto sono importanti i diritti sul lavoro. La retorica arriverà dalla bocca della stragrande maggioranza delle persone (politici e non) che nulla hanno detto né fatto davanti alla campagna che portò al sostegno convinto del green pass sul lavoro, alle sospensioni dal lavoro senza stipendio, fino ad arrivare all’apartheid.
Non festeggiate, abbiate memoria!
Davide Zedda
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Primo maggio festa del lavoro e dei lavoratori? Che cosa?! Da almeno trent’anni i sindacati non fanno più gli interessi dei lavoratori. Anzi (molto spesso), essi sono il braccio destro dei padroni e più in generale di Confindustria. Questo almeno e certamente per quanto riguarda CIGL CISL e UIL.
Come sono andate le cose
In questi trent’anni (ed in particolare in questo ventennio con l’Euro), le condizioni di vita dei lavoratori sono nettamente peggiorate grazie anche alla non contrapposizione dei sindacati alle tante manovre e riforme che hanno portato il lavoro a perdere quasi ogni tipo di tutela nei confronti dei lavoratori. Mai una battaglia per salari e stipendi ed occhi chiusi davanti al concetto di flessibilità che era ovviamente un cavallo di Troia per portare il precariato.
Amici di tutti
Non tanto a parole, ma certamente nei fatti, in questi ultimi trent’anni il rapporto dei sindacati è stato (spesso strettissimo), non solo con Confindustria, ma anzitutto con i vari Governi che si sono succeduti. I sindacati sono diventati un’entità comune con i governi e con il mondo padronale.
Di recente
Lo stretto rapporto personale tra Landini e Draghi, portò lo storico sindacato di sinistra (che ovviamente non è più di sinistra da decenni), a proporre l’obbligo vaccinale anti Covid per tutti i lavoratori. Non una parola sulla questione (costosa) tamponi al lavoro, non una parola sulle sospensioni dal lavoro senza stipendio causa non vaccinazione, non una parola sull’apartheid, mai una parola sulle mascherine.
Conclusione
Tutto facile per qualsiasi Governo. I sindacati sono parte integrante del potere che opprime i lavoratori, i pensionati, gli studenti, i disoccupati.
Ed oggi?
Sarà una giornata gonfia di retorica che ci ricorderà quanto è importante il lavoro e quanto sono importanti i diritti sul lavoro. La retorica arriverà dalla bocca della stragrande maggioranza delle persone (politici e non) che nulla hanno detto né fatto davanti alla campagna che portò al sostegno convinto del green pass sul lavoro, alle sospensioni dal lavoro senza stipendio, fino ad arrivare all’apartheid.
Non festeggiate, abbiate memoria!
Davide Zedda
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💫 Buongiorno
✔️Il mese di Aprile è stato un incubo che si è chiuso registrando il record negativo di sempre sul fronte donazioni: perfino peggio del mese di gennaio. Intanto siamo al due maggio e non è entrato un solo centesimo. Eppure non vi è alternativa all’iniziare bene il mese di maggio sul fronte donazioni per non dover poi sperare in rincorse impossibili. Grazie ai pochissimi intervenuti lo scorso mese, grazie a chi lo farà fin da ora.
✔️È disumano non poter nemmeno lontanamente sopravvivere del proprio lavoro offerto per il bene collettivo 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno. È disumano chiedere aiuto e non riceverlo.
✔️È disumano e ne sto morendo
✔️Vi abbraccio forte
Davide
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Davide Zedda (Giornalista libero e indipendente. Libero pensiero, libera informazione e controinformazione)
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AUDIO | Per voi ❤️…💫
Davide
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🟰🟰🟰SI SALVERÀ SOLTANTO CHI SAPRÀ ED AGIRÀ PER TEMPO: TRAMITE IL SAPERE TUTTO CIÒ LO SI PUÒ BLOCCARE E IMPEDIRE: MA IN QUANTI SIAMO A CONOSCERE?
⛔️Il sistema che stanno costruendo non è per la nostra sicurezza, ma per la nostra sottomissione e controllo
Controllo a livello capillare da remoto
- Identità Digitale
- Moneta Digitale
- IT Wallet o Portafoglio Digitale
- Intelligenza Artificiale
- Città da 15 minuti
Controllo da o per Emergenze
- Cambiamento Climatico
- Pandemie
- Obblighi vaccinali
- Piano Green al “tutto elettrico”
- Guerra al CO2
- Terrorismo mediatico, Censura e persecuzioni alle
opinioni non omologate al Sistema, disinformazione
Piano di spopolamento
- Aborto
- Attacco alla Famiglia naturale
- Infertilità aumentata esponenzialmente.
- LGTBQ+
- Ideologia Gender
- Transumanesimo
- Perversioni sessuali: Pedofilia, Zooerastia,
Dendrofilia.
- Eutanasia
- Scie chimiche
- Distruzione della Sanità Pubblica
- Aumento esponenziale di tumori, malattie croniche e
degenerative
- Aumento esponenziale di Alzheimer, Autismo, Down.
- 5G
- Cambiamenti climatici indotti
- Invasioni migranti
- Lavoro robotizzato
- Aumento di impoverimento delle popolazioni
- Guerre
Controllo Totalitario
- Controllo da remoto: ID - Moneta Digitale
- Controllo finanziario mondiale
- Controllo delle Energie
- Controllo distribuzione alimentare
- Controllo allevamento animali
- Controllo produzione delle coltivazioni
- Controllo produzione ittica
- Controllo della Salute Pubblica
- Controllo e manipolazione dell'Informazione
mediatica
- Controllo e manipolazione dell'Istruzione scolastica
- Controllo della riproduzione dell'uomo
- Controllo dell'identità dell'uomo:
- sessuale
- nazionale
- culturale
- religiosa
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🟰🟰🟰RUSSIA: LE CONDIZIONI PER LA PACE
✔️La Russia ha presentato ufficialmente le sue condizioni per la risoluzione della guerra.
Contraddicono il piano di Trump
🟰🟰🟰Le richieste👇
✔️L'Ucraina non entrerà nella NATO, dovrà essere "smilitarizzata" e "denazificata".
✔️L'ingresso della Crimea, della DPR, della LPR, della regione di Kherson e di Zaporizhia nella Russia riceve un riconoscimento internazionale
✔️Le sanzioni alla Russia vengono revocate e i suoi beni congelati vengono restituiti
✔️La Russia respinge la proposta degli Stati Uniti di trasferire il controllo della centrale nucleare di Zaporizhzhya a Washington e Kiev
✔️In Ucraina sono state abrogate le leggi che limitano l'uso della lingua, della cultura e della chiesa russa
✔️Queste richieste sono state espresse dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov
🟰🟰🟰Per quanto ne sappiamo, questi sono i requisiti di base🟰🟰🟰
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✔️La Russia ha presentato ufficialmente le sue condizioni per la risoluzione della guerra.
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VIDEO | 🔥 INCATENATI AL SISTEMA🔥
Nel silenzio inquietante di una realtà illusoria, si muovono milioni di individui ignari della prigione che li avvolge. Vivono immersi in una rete di abitudini, di certezze costruite su menzogne, di comodità confezionate per sedare ogni dubbio. Sono così profondamente legati a quel sistema che li nutre e li domina, da non concepire nemmeno l'idea della libertà. Se qualcuno provasse a svegliarli, a mostrar loro il velo che copre la verità, reagirebbero con rabbia, con paura. Perché la realtà, una volta svelata, è scomoda. E non tutti hanno la forza di guardarla negli occhi. Alcuni sono talmente inerti, così disperatamente dipendenti, da combattere con ferocia per difendere proprio ciò che li incatena. Essere scollegati significa rinascere, ma anche perdere ogni punto d'appoggio. E la maggior parte delle persone, semplicemente, non è pronta a cadere.
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Nel silenzio inquietante di una realtà illusoria, si muovono milioni di individui ignari della prigione che li avvolge. Vivono immersi in una rete di abitudini, di certezze costruite su menzogne, di comodità confezionate per sedare ogni dubbio. Sono così profondamente legati a quel sistema che li nutre e li domina, da non concepire nemmeno l'idea della libertà. Se qualcuno provasse a svegliarli, a mostrar loro il velo che copre la verità, reagirebbero con rabbia, con paura. Perché la realtà, una volta svelata, è scomoda. E non tutti hanno la forza di guardarla negli occhi. Alcuni sono talmente inerti, così disperatamente dipendenti, da combattere con ferocia per difendere proprio ciò che li incatena. Essere scollegati significa rinascere, ma anche perdere ogni punto d'appoggio. E la maggior parte delle persone, semplicemente, non è pronta a cadere.
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Video | 🚨 LA RETE INVISIBILE: IL LATO OSCURO DEL 5G E 6G
In apparenza sono solo antenne: strutture metalliche che si ergono silenziose tra scuole, quartieri residenziali e distese rurali. Ma dietro questa proliferazione di G5 e 6G Masts si nasconde qualcosa di più profondo e inquietante. Alimentati da una quantità di energia spropositata, questi impianti non servono solo a migliorare la connessione internet: fanno parte di un’architettura più vasta, una rete globale di controllo che si estende sotto gli occhi di tutti, senza che la maggior parte delle persone se ne accorga.
Non si tratta più di tecnologia al servizio dell’uomo, ma dell’uomo al servizio della tecnologia. Ogni nuovo traliccio installato rappresenta un nodo in una griglia invisibile destinata a raccogliere, monitorare e, potenzialmente, manipolare i dati, i comportamenti, le emozioni. È un sistema sofisticato di sorveglianza che avanza silenziosamente, mascherato da progresso, travestito da comodità.
Ciò che viene presentato come un miglioramento digitale potrebbe rivelarsi un passo verso un lockdown tecnologico permanente, dove il concetto stesso di privacy e libertà individuale diventa un ricordo. Le "armi silenziose" del nostro tempo non fanno rumore, ma si installano tra le strade che percorriamo ogni giorno.
Stai osservando, o sei solo connesso?
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In apparenza sono solo antenne: strutture metalliche che si ergono silenziose tra scuole, quartieri residenziali e distese rurali. Ma dietro questa proliferazione di G5 e 6G Masts si nasconde qualcosa di più profondo e inquietante. Alimentati da una quantità di energia spropositata, questi impianti non servono solo a migliorare la connessione internet: fanno parte di un’architettura più vasta, una rete globale di controllo che si estende sotto gli occhi di tutti, senza che la maggior parte delle persone se ne accorga.
Non si tratta più di tecnologia al servizio dell’uomo, ma dell’uomo al servizio della tecnologia. Ogni nuovo traliccio installato rappresenta un nodo in una griglia invisibile destinata a raccogliere, monitorare e, potenzialmente, manipolare i dati, i comportamenti, le emozioni. È un sistema sofisticato di sorveglianza che avanza silenziosamente, mascherato da progresso, travestito da comodità.
Ciò che viene presentato come un miglioramento digitale potrebbe rivelarsi un passo verso un lockdown tecnologico permanente, dove il concetto stesso di privacy e libertà individuale diventa un ricordo. Le "armi silenziose" del nostro tempo non fanno rumore, ma si installano tra le strade che percorriamo ogni giorno.
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La nostra è una sfida contro:
🔹 la censura e le falsità del "mainstream" occidentale;
🔹 l'istigazione a dividere i popoli mendiante la propaganda trasversale dell'odio e della diffidenza;
🔹 il totale lavaggio dei cervelli.
Pubblichiamo materiali in ➡️ 30 lingue, collaboriamo con canali e fonti di ogni genere e con opinionisti di tutti i continenti.
Telegram | Web | RETE Info Defense |
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💫 Buonasera
✔️Il mese di Aprile è stato un incubo che si è chiuso registrando il record negativo di sempre sul fronte donazioni: perfino peggio del mese di gennaio. Intanto siamo al 2 maggio e non è entrato quasi nulla. Eppure non vi è alternativa all’iniziare bene il mese di maggio sul fronte donazioni per non dover poi sperare in rincorse impossibili. Grazie ai pochissimi intervenuti lo scorso mese, grazie a chi lo farà fin da ora.
✔️È disumano non poter nemmeno lontanamente sopravvivere del proprio lavoro offerto per il bene collettivo 24 ore su 24 per 365 giorni l’anno. È disumano chiedere aiuto e non riceverlo.
✔️È disumano e ne sto morendo: punto!
✔️Vi abbraccio forte
Davide
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Davide Zedda (Giornalista libero e indipendente. Libero pensiero, libera informazione e controinformazione)
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