Davide Zedda (Giornalista libero e indipendente. Libero pensiero, libera informazione e controinformazione)
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VIDEO | Dis-Umani

Davide Zedda

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Era il 20 maggio 2024 quando scrissi quanto segue. Quando la falsa controinformazione ed i profeti di sventura annunciavano i 30 chilometri all’ora a Bologna parlando di prossimo passo città dei quindici minuti, io sostenevo che temo pochi giorni e nessuno avrebbe più rispettato quegli assurdi limiti di velocità che comunque nulla avevano a che fare con le città dei quindici minuti che peraltro in Italia non vi saranno mai per la conformazione geografica stessa delle città italiane e per i servizi che non esistono, tali per cui (i motivi indicati), ci mostrano come le città dei quindici minuti in Italia non sono possibili.

A Bologna, non solo nessuno rispetta più il limite dei trenta chilometri, perfino la municipale non segue più la questione. Morta e sepolta nel giro di pochissime settimane. Ciò dimostra che se il popolo è unito e non rispetta le regole, il sistema sventola bandiera bianca a qualsiasi livello.

E poi

Cosa fa la falsa controinformazione? Se ne assume i meriti. E no, il merito è dei cittadini di Bologna. Un grandissimo applauso a chi disobbedendo a mandato all’aria questo assurdo provvedimento dei trenta chilometri orari.

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Caso Moro. Il 16 marzo 1978 in Via Fani (dove venne trucidata la scorta di Moro e forse sequestrato lo stesso Moro, forse perché Moro per Via Fani potrebbe perfino non essere mai passato ma sequestrato precedentemente nella Chiesa Di San Francesco dove ogni mattina seguiva messa) comunque sia non erano presenti le Brigate Rosse, nessuno dei brigatisti, neppure la giovane donna con i fiori che fece rallentare il corteo. In Via Fani agì in tutto e per tutto il Secret Team Usa della Cia.

Quindi la responsabilità di tutto il caso Moro fu rovesciata sulle Br per il semplice motivo che erano al soldo della Cia e degli Usa, ma parliamo di manovalanza assolutamente non in grado di compiere quella operazione chirurgica e feroce di Via Fani.

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SPAZIO PALESTINA | Cisgiordania, i coloni israeliani danno fuoco alle abitazioni palestinesi. Ovviamente scortati dai soldati Idf… Israele sterco del demonio.

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IL SALOTTO DELLE 13:00 | Quello degli altri

Davide

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LA MIA NUOVA CANZONE | ALMENO PER SÉ

Torna il Cantastorie, che dopo aver amoreggiato con la Luna nella precedente canzone, in questo brano ne viene svelato il nome per essere ora raccontato per ciò che sognava e voleva fare, ma sempre e comunque portando avanti il proprio credo ben preciso che scopriremo in questo nuovo pezzo.

Davide

P.S. IMPORTANTE | Ascoltala🎧 per intero e lascia un commento ed un mi piace su YouTube e inviala ai tuoi amici e contatti: grazie ☺️ | Ecco il link 👉 https://youtu.be/cst9HnsJ6jY?si=KTe5ryW-2iPOMWLB
💥Ue-Usa: l’accordo per i dati privati di tutti gli europei💥

(di Stefania Maurizi)

Verso l’ok. Ursula Vdl negozia il patto con Donald

Non solo la Groenlandia e il Venezuela. Donald Trump vuole mettere le mani sui dati più sensibili dei cittadini italiani ed europei. Database di polizia con impronte digitali, dati biometrici e altri dati finirebbero nelle mani del Department of Homeland Security sotto cui operano gli agenti dell’Ice, la controversa polizia di frontiera Usa, finita sui media internazionali per la sua brutalità dopo aver ucciso Renee Good, una cittadina americana innocente di 37 anni.

Con l’eccezione dei circoli dei difensori della privacy, nessuno sembra conoscere queste negoziazioni tra l’Ue e gli Usa per lo scambio dei database di polizia e che sono definite da una sigla burocratica che non dice molto: Enhanced Border Security Partnership (Ebsp), ovvero “Alleanza per la sicurezza rafforzata alle frontiere”. Le stesse autorità europee ammettono che la decisione di aprire queste trattative è stata presa “senza discussione”, come ha scritto Statewatch, ong inglese per la difesa dei diritti civili. E nessuno sa quali dati esattamente finiranno al Department of Homeland Security. Eppure il conto alla rovescia è scattato e gli Stati Uniti puntano a chiudere tutto entro il 31 dicembre 2026.

La richiesta di accedere ai database di polizia è stata presentata per la prima volta nel febbraio 2022, durante la presidenza Biden, e almeno all’inizio si parlava dell’accesso ai dati biometrici “per il controllo dell’immigrazione e per le procedure di sicurezza”, come rivelano due documenti del Consiglio dell’Ue. Fin dal 2022 la richiesta di accedere a questi dati non è stata fatta solo ai cittadini europei, ma a tutti i 42 Paesi del mondo che sono parte del cosiddetto Visa Waiver Programme (Vwp), il programma – di cui sono parte molti Paesi dell’Unione europea e anche extra Ue, come il Regno Unito – che consente ai cittadini di viaggiare, per un massimo di 90 giorni, negli Usa per turismo o per affari, senza bisogno di visto di ingresso.

La pretesa dell’amministrazione Biden era già molto problematica, considerando che gli Usa non hanno il Regolamento sulla protezione dei dati, di cui godono i cittadini europei. Con l’arrivo di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, però, l’Ue non sembra aver riconsiderato l’opportunità di consegnare i dati sensibili dei suoi cittadini al Department of Homeland Security, la cui polizia di frontiera ha dimostrato di non avere problemi a uccidere nemmeno i suoi cittadini. In un documento del novembre 2025, ottenuto da Statewatch, non si parla più soltanto di uno scambio di dati biometrici, ma di “informazioni”, senza chiarire quali. Per stabilire quali informazioni verranno scambiate tra Ue e Usa e secondo quali regole, la Commissione europea negozierà un accordo quadro con gli Stati Uniti.

Da sempre i database di polizia sono estremamente sensibili. Come ha fatto notare il giornalista tedesco Matthias Monroy, che nel dicembre scorso ha tenuto una conferenza sul tema al Chaos Computer Club di Berlino – punto di riferimento per la galassia di esperti e attivisti che difendono la privacy –, neppure tra i Paesi europei esiste un accesso sistematico e totale ai database di polizia che ciascuna nazione possiede: gli Stati europei hanno alcuni database comuni e si scambiano informazioni per ragioni di sicurezza, ma secondo parametri ben definiti e ristretti. Ora, invece, si rischia di estendere l’accesso agli Stati Uniti con una ampiezza senza precedenti. E questa negoziazione cade in una fase a dir poco problematica: mentre in Italia l’Autorità garante per la protezione dei dati è travolta da un’inchiesta giudiziaria e negli Stati Uniti la polizia di frontiera è oggetto di fortissime critiche per il modo in cui opera, tanto da aver spinto il professore americano e commentatore per il quotidiano inglese The Guardian, Robert Reich, a definirla come la “Gestapo dell’America”.

(FONTE)

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SE VUOI COMPRENDERE COSA ACCADRÀ DOMANI IN ITALIA GUARDA OGGI ALLA CINA | In Cina, per uscire dalle zone del proprio quartiere, i cittadini devono presentare un documento d'identità digitale biometrico (verificato tramite telecamere di riconoscimento facciale).

Questa ragazza continua a non superare il processo di verifica facciale, quindi non riesce a lasciare la sua zona.

Arriverà presto in Occidente, se lo permettiamo.

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L’AUDIO DEL BUONGIORNO 646💫

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VIDEO | Lo dice OMS

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💥CASO MORO - GIULIETTO CHIESA: “DENTRO BR LA CIA E IL MOSSAD”💥

“Caso Moro. Il 16 marzo 1978 in Via Fani (dove venne trucidata la scorta di Moro e forse sequestrato lo stesso Moro, forse perché Moro per Via Fani potrebbe perfino non essere mai passato ma sequestrato precedentemente nella Chiesa Di San Francesco dove ogni mattina seguiva messa) comunque sia non erano presenti le Brigate Rosse, nessuno dei brigatisti, neppure la giovane donna con i fiori che fece rallentare il corteo. In Via Fani agì in tutto e per tutto il Secret Team Usa della Cia.

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💥Alberto Zangrillo: "Ogni giorno 8 persone a Milano vanno in arresto cardiaco. Anche molto giovani"💥

‼️“Nell'area metropolitana della città di Milano, ogni giorno otto persone vanno in arresto cardiaco, il loro cuore si ferma. Qualcuna di queste persone, purtroppo, è molto giovane e può essere salvata, può avere i criteri per poter essere salvata. È su questa logica che abbiamo lavorato per istituire il primo Cardiac Arrest Center italiano”.

Il primo centro italiano

✔️Lo ha detto in un messaggio di qualche ora fa Alberto Zangrillo, primario di Anestesia e Rianimazione del San Raffaele, presentando il primo centro di questo tipo in Italia. Si tratta di un'unità ad alta tecnologia situata all'interno della rianimazione cardiochirurgica del nosocomio milanese, dove collaborano in sinergia intensivisti, cardiologi, perfusionisti e infermieri. Il team è operativo 24 ore su 24, 365 giorni all'anno, per garantire una possibilità di sopravvivenza a chiunque venga colpito da un malore, sia sul territorio che a domicilio

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Alberto Zangrillo: "Ogni giorno 8 persone a Milano vanno in arresto cardiaco. Anche molto giovani"
https://www.milanotoday.it/salute/zangrillo-infarti-cardiac-center-san-raffaele.html
© MilanoToday

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Il World Economic Forum ha ammesso apertamente ciò che molti sospettavano da tempo: la cosidetta pandemia di COVID-19 è stata utilizzata come test per misurare la disponibilità del pubblico ad aderire alla propria visione a lungo termine per il pianeta.

Lockdown, mandati, restrizioni di viaggio e tracciamento digitale non erano solo misure di emergenza, ma sono diventati un esperimento reale di obbedienza, autorità e controllo comportamentale.

Ora che l'ammissione è stata resa pubblica, le persone si pongono domande difficili sul consenso, sulla responsabilità e su quanto lontano le istituzioni globali credono di poter spingere le società durante una "crisi".

Se il COVID è stato il banco di prova, cosa significa per il futuro?

È facile, unite i puntini…

Davide Zedda

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