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«IL SOLE D’ITALIA IN CONCESSIONE A ISRAELE. LA TRANSIZIONE VERDE COME NUOVA FRONTIERA DELLA FINANZIARIZZAZIONE DEL SUOLO ITALIANO» DI MARGHERITA FURLAN - Antimafiaduemila 16 GIU 2026 (PARTE 1)
DELLA SERIE: «ENNESIMO ESEMPIO DI "CESSIONE DI SOVRANITÀ" DA PARTE DEI "(SEDICENTI) SOVRANISTI ITALIOTI"»!!!
N.B.: «Il caso dei fondi israeliani nel fotovoltaico, garantiti da denaro pubblico europeo, e il silenzio del controllo statale sugli investimenti esteri»!
«La transizione ecologica viene raccontata come un atto di liberazione: dal fossile, dalle Sette Sorelle, dalla dipendenza. Sul suolo italiano sta diventando, in più di un caso, il suo rovescio: un canale di finanziarizzazione della terra e dell’energia che cede a capitali esteri opachi il controllo di nodi strategici, talvolta con la garanzia di denaro pubblico europeo. La penetrazione di fondi israeliani nel fotovoltaico è la prova documentale di questo meccanismo, non la sua causa unica.
UN PRODUTTORE ITALIANO, SOCI ISRAELIANI
A Milano ha sede Sunprime, produttore indipendente di energia rinnovabile specializzato nel fotovoltaico commerciale e industriale, negli impianti a terra e nei sistemi di accumulo. La società è italiana per costituzione e gestione, ma il suo capitale racconta un’altra geografia. Dal 2021 i soci di riferimento sono due attori israeliani: Nofar Energy, quotata alla Borsa di Tel Aviv, e Noy Fund, il maggiore fondo infrastrutturale di Israele, con quasi tre miliardi di euro di masse gestite.
La struttura di Noy Fund è la parte più rivelatrice. Il fondo non è un investitore qualsiasi: aggrega i principali istituzionali israeliani, dalle compagnie assicurative Clal, Migdal, Menora e Phoenix al gestore Altshuler Shaham. Nel febbraio 2021 Noy, Nofar e Sunprime hanno siglato una joint venture per sviluppare fino a cento megawatt di impianti fotovoltaici sul territorio italiano. Da allora i due soci israeliani hanno immesso oltre novanta milioni di euro di capitale di rischio nella piattaforma italiana.
Il resto è una scalata finanziaria documentata passo per passo. Nel dicembre 2022 Sunprime chiude un finanziamento di progetto da centocinquanta milioni di euro per oltre duecentocinquanta impianti. Nell’agosto 2024 l’operazione, denominata "progetto Solomon", sale a duecentoquattro milioni, con la Banca Europea per gli Investimenti e Natixis. Nel marzo 2026 il salto è netto: cinquecentosette milioni per il "progetto Sophocles", ancora con la BEI e Natixis. La società punta a settecentocinquanta megawatt di picco in esercizio entro il 2027 e dichiara una riserva di progetti superiore al gigawatt.
Qui si annida il primo paradosso, e merita di essere isolato con nettezza. Il denaro pubblico europeo, attraverso la BEI e la garanzia comunitaria, sta facendo da scudo a portafogli energetici italiani la cui proprietà ultima risiede in fondi israeliani che raccolgono capitale dagli istituti assicurativi di quel Paese. Non è un’operazione clandestina: è una catena legittima, trasparente nei suoi atti, persino virtuosa nella retorica della decarbonizzazione. Ed è proprio per questo che racconta qualcosa di più scomodo di uno scandalo.
(FONTE)
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DELLA SERIE: «ENNESIMO ESEMPIO DI "CESSIONE DI SOVRANITÀ" DA PARTE DEI "(SEDICENTI) SOVRANISTI ITALIOTI"»!!!
N.B.: «Il caso dei fondi israeliani nel fotovoltaico, garantiti da denaro pubblico europeo, e il silenzio del controllo statale sugli investimenti esteri»!
«La transizione ecologica viene raccontata come un atto di liberazione: dal fossile, dalle Sette Sorelle, dalla dipendenza. Sul suolo italiano sta diventando, in più di un caso, il suo rovescio: un canale di finanziarizzazione della terra e dell’energia che cede a capitali esteri opachi il controllo di nodi strategici, talvolta con la garanzia di denaro pubblico europeo. La penetrazione di fondi israeliani nel fotovoltaico è la prova documentale di questo meccanismo, non la sua causa unica.
UN PRODUTTORE ITALIANO, SOCI ISRAELIANI
A Milano ha sede Sunprime, produttore indipendente di energia rinnovabile specializzato nel fotovoltaico commerciale e industriale, negli impianti a terra e nei sistemi di accumulo. La società è italiana per costituzione e gestione, ma il suo capitale racconta un’altra geografia. Dal 2021 i soci di riferimento sono due attori israeliani: Nofar Energy, quotata alla Borsa di Tel Aviv, e Noy Fund, il maggiore fondo infrastrutturale di Israele, con quasi tre miliardi di euro di masse gestite.
La struttura di Noy Fund è la parte più rivelatrice. Il fondo non è un investitore qualsiasi: aggrega i principali istituzionali israeliani, dalle compagnie assicurative Clal, Migdal, Menora e Phoenix al gestore Altshuler Shaham. Nel febbraio 2021 Noy, Nofar e Sunprime hanno siglato una joint venture per sviluppare fino a cento megawatt di impianti fotovoltaici sul territorio italiano. Da allora i due soci israeliani hanno immesso oltre novanta milioni di euro di capitale di rischio nella piattaforma italiana.
Il resto è una scalata finanziaria documentata passo per passo. Nel dicembre 2022 Sunprime chiude un finanziamento di progetto da centocinquanta milioni di euro per oltre duecentocinquanta impianti. Nell’agosto 2024 l’operazione, denominata "progetto Solomon", sale a duecentoquattro milioni, con la Banca Europea per gli Investimenti e Natixis. Nel marzo 2026 il salto è netto: cinquecentosette milioni per il "progetto Sophocles", ancora con la BEI e Natixis. La società punta a settecentocinquanta megawatt di picco in esercizio entro il 2027 e dichiara una riserva di progetti superiore al gigawatt.
Qui si annida il primo paradosso, e merita di essere isolato con nettezza. Il denaro pubblico europeo, attraverso la BEI e la garanzia comunitaria, sta facendo da scudo a portafogli energetici italiani la cui proprietà ultima risiede in fondi israeliani che raccolgono capitale dagli istituti assicurativi di quel Paese. Non è un’operazione clandestina: è una catena legittima, trasparente nei suoi atti, persino virtuosa nella retorica della decarbonizzazione. Ed è proprio per questo che racconta qualcosa di più scomodo di uno scandalo.
(FONTE)
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«IL SOLE D’ITALIA IN CONCESSIONE A ISRAELE. LA TRANSIZIONE VERDE COME NUOVA FRONTIERA DELLA FINANZIARIZZAZIONE DEL SUOLO ITALIANO» DI MARGHERITA FURLAN - Antimafiaduemila 16 GIU 2026 (PARTE 2)
DELLA SERIE: «ENNESIMO ESEMPIO DI "CESSIONE DI SOVRANITÀ" DA PARTE DEI "(SEDICENTI) SOVRANISTI ITALIOTI"»!!!
N.B.: «Il caso dei fondi israeliani nel fotovoltaico, garantiti da denaro pubblico europeo, e il silenzio del controllo statale sugli investimenti esteri»!
IL RISCHIO È PUBBLICO, LA RENDITA È PRIVATA
Vale la pena seguire quel paradosso fino in fondo, perché è il vero motore della vicenda. Quando nel marzo 2026 la BEI, Natixis e Sunprime firmano a Milano il «progetto Sophocles», un finanziamento fino a cinquecentosette milioni per circa duecento impianti fotovoltaici, duecentonovanta megawatt di picco e trecentocinquanta di accumulo a batteria, non si tratta di un prestito qualunque. L’operazione, recita il comunicato, "beneficia della garanzia InvestEU". Tradotto: una parte del rischio non grava sull’investitore privato, ma sul bilancio dell’Unione. Il Fondo InvestEU poggia su una garanzia di bilancio europea da ventisei miliardi e duecento milioni, concepita per mobilitare almeno trecentosettantadue miliardi di investimenti pubblici e privati entro il 2027. La logica è esplicita, e la vicepresidente della BEI Gelsomina Vigliotti non la nasconde: con il sostegno di InvestEU e in linea con REPowerEU, la Banca può mobilitare finanziamenti a lungo termine «per accelerare la transizione verde e attrarre capitale privato». È il cuore del dispositivo. Il denaro pubblico non sostituisce quello privato: lo corteggia, abbattendone il rischio. Fa da garante di ultima istanza affinché il capitale privato, qui di matrice israeliana, trovi conveniente entrare e restare. La garanzia, peraltro, è doppia, e il secondo strato è tutto italiano. La parte prevalente dei ricavi di questi impianti non nasce dal mercato libero, ma da contratti per differenza del meccanismo FER, gestiti dal GSE, che assicurano un prezzo amministrato per circa vent’anni. In un caso lo Stato europeo copre il rischio dell’investimento; nell’altro lo Stato italiano garantisce la remunerazione. A monte e a valle, il pubblico assorbe l’incertezza. Al centro, il margine resta privato e defluisce verso Tel Aviv. Mariana Mazzucato ha dato a questo schema un nome che ne mette a nudo l’asimmetria: socializzazione del rischio, privatizzazione del rendimento. Lo Stato, nazionale o continentale, mette il capitale paziente e la garanzia; il privato incassa il differenziale. Nel solare italiano l’asimmetria assume un contorno ulteriore, quasi beffardo: il contribuente europeo concorre a garantire una rendita la cui titolarità ultima riposa in fondi che, come vedremo, attingono agli stessi istituzionali presenti nei territori occupati. Una transizione finanziata come bene comune produce un trasferimento di sovranità economica che nessun elettore ha mai votato.
IL TRIPLO SFRUTTAMENTO DEL SUOLO
Per capire perché l’Italia sia diventata un terreno di caccia, basta un numero. La Puglia, prima regione italiana per produzione rinnovabile, ha ricevuto richieste per altri novantadue gigawatt tra fotovoltaico ed eolico, una potenza spropositata rispetto a qualunque fabbisogno regionale. È la misura di una pressione speculativa che precede e travolge la pianificazione: il suolo agricolo del Mezzogiorno, e non solo, vale come rendita finanziaria prima ancora che come fonte di energia. È in questo vuoto che si è inserita un’inchiesta collettiva, condotta da comitati e collettivi ecologisti, a partire da due fronti di resistenza territoriale: la stazione elettrica di Carisio, dentro il più ampio progetto di campi agrivoltaici tra Cavaglià e Santhià nel Vercellese, e le proteste contro il fotovoltaico nei campi di Massarosa, sull’Appennino. Da lì il filo si è esteso alla Sardegna e al Sud. La categoria più utile che il dossier mette a fuoco è quella del «triplo livello di sfruttamento».
(FONTE)
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IL RISCHIO È PUBBLICO, LA RENDITA È PRIVATA
Vale la pena seguire quel paradosso fino in fondo, perché è il vero motore della vicenda. Quando nel marzo 2026 la BEI, Natixis e Sunprime firmano a Milano il «progetto Sophocles», un finanziamento fino a cinquecentosette milioni per circa duecento impianti fotovoltaici, duecentonovanta megawatt di picco e trecentocinquanta di accumulo a batteria, non si tratta di un prestito qualunque. L’operazione, recita il comunicato, "beneficia della garanzia InvestEU". Tradotto: una parte del rischio non grava sull’investitore privato, ma sul bilancio dell’Unione. Il Fondo InvestEU poggia su una garanzia di bilancio europea da ventisei miliardi e duecento milioni, concepita per mobilitare almeno trecentosettantadue miliardi di investimenti pubblici e privati entro il 2027. La logica è esplicita, e la vicepresidente della BEI Gelsomina Vigliotti non la nasconde: con il sostegno di InvestEU e in linea con REPowerEU, la Banca può mobilitare finanziamenti a lungo termine «per accelerare la transizione verde e attrarre capitale privato». È il cuore del dispositivo. Il denaro pubblico non sostituisce quello privato: lo corteggia, abbattendone il rischio. Fa da garante di ultima istanza affinché il capitale privato, qui di matrice israeliana, trovi conveniente entrare e restare. La garanzia, peraltro, è doppia, e il secondo strato è tutto italiano. La parte prevalente dei ricavi di questi impianti non nasce dal mercato libero, ma da contratti per differenza del meccanismo FER, gestiti dal GSE, che assicurano un prezzo amministrato per circa vent’anni. In un caso lo Stato europeo copre il rischio dell’investimento; nell’altro lo Stato italiano garantisce la remunerazione. A monte e a valle, il pubblico assorbe l’incertezza. Al centro, il margine resta privato e defluisce verso Tel Aviv. Mariana Mazzucato ha dato a questo schema un nome che ne mette a nudo l’asimmetria: socializzazione del rischio, privatizzazione del rendimento. Lo Stato, nazionale o continentale, mette il capitale paziente e la garanzia; il privato incassa il differenziale. Nel solare italiano l’asimmetria assume un contorno ulteriore, quasi beffardo: il contribuente europeo concorre a garantire una rendita la cui titolarità ultima riposa in fondi che, come vedremo, attingono agli stessi istituzionali presenti nei territori occupati. Una transizione finanziata come bene comune produce un trasferimento di sovranità economica che nessun elettore ha mai votato.
IL TRIPLO SFRUTTAMENTO DEL SUOLO
Per capire perché l’Italia sia diventata un terreno di caccia, basta un numero. La Puglia, prima regione italiana per produzione rinnovabile, ha ricevuto richieste per altri novantadue gigawatt tra fotovoltaico ed eolico, una potenza spropositata rispetto a qualunque fabbisogno regionale. È la misura di una pressione speculativa che precede e travolge la pianificazione: il suolo agricolo del Mezzogiorno, e non solo, vale come rendita finanziaria prima ancora che come fonte di energia. È in questo vuoto che si è inserita un’inchiesta collettiva, condotta da comitati e collettivi ecologisti, a partire da due fronti di resistenza territoriale: la stazione elettrica di Carisio, dentro il più ampio progetto di campi agrivoltaici tra Cavaglià e Santhià nel Vercellese, e le proteste contro il fotovoltaico nei campi di Massarosa, sull’Appennino. Da lì il filo si è esteso alla Sardegna e al Sud. La categoria più utile che il dossier mette a fuoco è quella del «triplo livello di sfruttamento».
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‼️‼️‼️L'Europa si sta trasformando in un sistema totalitario che vuole censurare la verità per proteggere i dittatori.
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🟰🟰🟰IL CAMBIAMENTO CLIMATICO CHE NON ESISTE: ROMA, ESTATE TORRIDA DEL 1959 A 40 GRADI: GIARDA, ASCOLTA E POI LEGGI IL COMMENTO 👇👇👇🟰🟰🟰
✔️Estate 1959, esattamente come sempre è accaduto, ecco una delle tante estati torride
✔️La cronaca di quei giorni è molto semplice e non aggrappava all’idiozia del cambiamento climatico: era estate e faceva caldo, molto caldo
✔️Nessuna propaganda, nessun dare responsabilità agli esseri umani, nessun terrorismo, nulla di nulla: neppure i sempre più probabili lockdown climatici già annunciati ed in agenda, non esisteva nessuna guerra al caldo (da anni sempre più termini militari, ma che caso, dal covid in poi la narrazione è una narrazione imbottita di guerre e termini militari), faceva caldo allora e fa caldo anche oggi.
✔️Sempre stato così, ma oggi si fa di tutto anche per peggiorare la situazione (taglio indiscriminato degli alberi e delle zone d’ombra) città sempre più calde tra auto e motori di condizionatori, cartine meteo rosso porpora quando con le stesse temperature attuali tempi addietro prima della farsa climatica esse erano verdi e non come oggi roso porpora già a 25 gradi
✔️E per non far mancare nulla per inculcare il panico sulla gente, oggi nascono e sono già attivi i rifugi (altro termine militare di guerra) climatici così come illustrato nel mio video delle 6 del mattino
Davide Zedda
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✔️Estate 1959, esattamente come sempre è accaduto, ecco una delle tante estati torride
✔️La cronaca di quei giorni è molto semplice e non aggrappava all’idiozia del cambiamento climatico: era estate e faceva caldo, molto caldo
✔️Nessuna propaganda, nessun dare responsabilità agli esseri umani, nessun terrorismo, nulla di nulla: neppure i sempre più probabili lockdown climatici già annunciati ed in agenda, non esisteva nessuna guerra al caldo (da anni sempre più termini militari, ma che caso, dal covid in poi la narrazione è una narrazione imbottita di guerre e termini militari), faceva caldo allora e fa caldo anche oggi.
✔️Sempre stato così, ma oggi si fa di tutto anche per peggiorare la situazione (taglio indiscriminato degli alberi e delle zone d’ombra) città sempre più calde tra auto e motori di condizionatori, cartine meteo rosso porpora quando con le stesse temperature attuali tempi addietro prima della farsa climatica esse erano verdi e non come oggi roso porpora già a 25 gradi
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LA MIA NUOVA CANZONE | JOE
Da viaggiatore venuto dal passato, il Cantastorie si trasferisce a ritmo festoso ed incalzante sulla sua amata Luna. Vivrà lì a modo suo, ed attraverso un telescopio vedrà ciò che accade sulla Terra
Davide
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JOE
Ha il cuore in tempesta e l’anima pesta Joe
Parlava da solo lo fanno anche i matti sì
E dimmi tu che cosa fai che cosa vuoi e come stai
E dimmi dai che cosa fai che cosa vuoi e come stai
Sta sveglio la notte mantello di stelle blu
Lo culla il silenzio…
Parlava da solo lo fanno anche i matti sì
E dimmi tu che cosa fai che cosa vuoi e come stai
E dimmi dai che cosa fai che cosa vuoi e come stai
Sta sveglio la notte mantello di stelle blu
Lo culla il silenzio…
L’AUDIO DEL BUONGIORNO 796💫
Davide
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VIDEO | Ma quale teoria del complotto!
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⚠️⚠️⚠️👉Una commissione ufficiale rivela la verità spaventosa: TUTTI i dati di Macron e Véran sui decessi e i ricoveri COVID erano inventati e inesistenti!
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Si vine a sapere ed emerge con certezza che Bot e AI hanno superato gli esseri umani su Internet: la Dead Internet Theory si sta avverando.
Per la prima volta nella storia del web, il traffico generato da bot e agenti AI ha superato quello degli esseri umani.
Secondo Cloudflare, oltre il 57% delle richieste alle pagine.
Non vi è nulla da sorridere.
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SPAZIO LIBANO | Cento attacchi in dieci minuti su Beirut: più di 300 morti
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⚠️⚠️⚠️VIDEO DI IMPORTANZA ASSOLUTA E VITALE PER TUTTI | 💥💥💥L’IA PUÒ DISTRUGGERE LE ISTITUZIONI E IL FUTURO
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