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Davide Zedda

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✔️A cura di Prof. Orsini

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🚨🚨🚨LA CASA È TUA FINCHÉ NON DIVENTA “SOTTO STRESS”

Bruxelles ha inventato una nuova categoria: “zona a stress abitativo”.

Sembra il nome di una diagnosi.

Invece potrebbe diventare la diagnosi della tua casa.

Nella bozza del piano europeo sull’abitazione che dovrebbe essere presentato il 9 settembre, le aree dove il rapporto tra prezzo delle case e redditi supera determinate soglie potrebbero essere classificate come zone sotto stress.

E lì i Comuni potrebbero ottenere strumenti molto più pesanti per intervenire su affitti brevi, seconde case e immobili non utilizzati come abitazione principale.

Autorizzazioni.

Tetti.

Divieti.

Limitazioni all’utilizzo.

E qui compare il fantasma che nessuno vuole ancora chiamare per nome:

l’esproprio.

Calma: non stanno arrivando domani mattina con il camion del Comune a portarsi via il salotto della nonna.

Ma il principio merita di essere guardato molto bene.

Perché la proprietà privata non comincia a essere svuotata soltanto quando qualcuno ti porta via materialmente le chiavi.

Comincia a essere svuotata anche quando la casa resta formalmente tua, ma qualcun altro decide sempre più dettagliatamente se puoi affittarla, a chi, per quanto tempo e a quale scopo.

È una specie di proprietà con il guinzaglio.

La casa è tua.

Il mutuo è tuo.

L’IMU è tua.

La manutenzione è tua.

Il tetto che perde alle tre di notte è magnificamente tuo.

Poi però, quando devi decidere cosa farne, improvvisamente scopri che la proprietà privata è diventata un lavoro di gruppo.

L’obiettivo dichiarato è quello di aumentare l’offerta abitativa nelle città dove residenti e lavoratori non riescono più a trovare case a prezzi sostenibili.

Problema reale.

Ma proprio perché il problema è reale, bisogna stare ancora più attenti alla medicina.

Perché oggi si comincia dagli affitti brevi.

Domani dalle seconde case.

Dopodomani qualcuno potrebbe spiegarti che possedere un appartamento vuoto in una zona “sotto stress” è socialmente poco responsabile.

E a quel punto l’esproprio non avrebbe nemmeno bisogno di chiamarsi esproprio.

Potrebbe chiamarsi “riequilibrio abitativo”.

Che suona molto più elegante.

Come sempre.

È importante essere precisi: questa è ancora una bozza, non una legge già entrata in vigore, e parlare oggi di confisca delle seconde case sarebbe falso.

Ma sarebbe altrettanto ingenuo ignorare la direzione del principio.

La domanda vera è questa:

se una casa è tua, fino a che punto lo Stato può impedirti di decidere come usarla prima che il diritto di proprietà diventi soltanto il diritto di pagarci sopra le tasse?

Perché magari l’esproprio non arriverà mai.

Ma gli spauracchi servono proprio a questo:

a capire dove potrebbe portarci una porta lasciata socchiusa.

Don Chisciotte

FONTI
• Commissione europea – Affordable Housing Act
• ANSA, 4 settembre 2026
• Reuters, 5 settembre 2026

(FONTE)

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Durante la sua prima lezione da Docente universitario a Bari (nel 1940), un giovanissimo Professore natio di Maglie (Lecce), espose agli studenti il proprio credo, quello che da lì in poi lo accompagnerà per tutta la vita: “Prima la persona”, esclamò.

Non il cittadino (attenzione), ma la persona.

Non il suddito della Monarchia italiana. No, la persona.

Un concetto (“prima la persona”) rivolunario e pericolosissimo. Perché sui muri delle strade delle città italiane si leggeva “Zitto, Il Duce ti ascolta”, “Credere, obbedire, combattere”.

Era l’Italia del fascismo e di Mussolini. Quella frase - dunque - un affronto a viso aperto (e a testa alta) al regime dittatoriale.

E quel giovane uomo (classe 1917) laureatosi in Giurisprudenza a tempo di record (30 e lode ogni esame), di coraggio ne aveva, smisuratamente.

Nel 1946 fu eletto dal popolo membro dell’Assemblea Costituente.

Ad articolo 32 della Costituzione ormai già scritto, convinse tutti i padri fondatori della carta costituzionale, circa la vitale necessità di completare quanto già stilato con un ultimo capoverso:

“La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

Tutto torna “Prima la persona”.

Ma chi era questa mente illuminata e illuminante che guardava avanti di più di settant’anni?

Si chiamava (e si chiama) Aldo Moro.

Davide Zedda

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✔️Questo video previsione dei Simpson va a braccetto con la martellante campagna di preparazione alle persone per estati imminenti a 40/50 gradi dal primo di maggio fino a tutto settembre compreso. Ne sto parlando a mezzo video attraverso le “strane” dirette si SkyTg24SION e qualche giorno fa ho dato spazio ad Adam Kadmon che ha raccontato le estati da qui al 2055 (sempre che non si arrivi alla distruzione nucleare) antecedente a quella data del 2055

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💥💥💥FINIRÀ TUTTO IN MERDA

@elonmusk dice che a breve l’AI farà tutto e che sarà necessario introdurre un reddito universale, perché milioni di persone non avranno lavoro.

Io dico che è un’utopia e finirà tutto in merda.

Il reddito universale presuppone che chi possiede i dati e i modelli di intelligenza artificiale accetti di condividere con gli altri una parte della propria ricchezza. Non per qualche mese. Per sempre.

Immaginate un mondo nel quale l’AI scrive, progetta, programma, vende, amministra, diagnostica, guida, produce e sostituisce progressivamente milioni di lavoratori. Le imprese automatizzeranno perché conviene farlo. Ognuna guarderà al proprio bilancio: meno dipendenti, meno costi, più produttività, più profitti. Nessuna si fermerà per chiedersi cosa succederà quando tutte le altre faranno la stessa cosa.

Il risultato sarà che ancora più ricchezza finirà nelle mani di chi possiede già enormi capitali. Chi invece avrà solo il proprio tempo, le proprie mani o la propria intelligenza varrà sempre di meno.

A quel punto milioni di persone saranno povere mentre intorno a loro verrà prodotta più ricchezza di quanta l’umanità ne abbia mai vista.

E quando un numero sufficiente di esseri umani capirà di essere diventato superfluo, arriveranno la rabbia, i disordini e probabilmente la rivolta.

Chi controlla il capitale avrà allora tre possibilità.

1. Rallentare l’automazione. Impossibile: significherebbe rinunciare ai profitti e perdere terreno rispetto a chi non lo farà.

2. Redistribuire la ricchezza attraverso tasse, servizi, sussidi e reddito universale. In pratica, mantenere milioni di persone affinché continuino a consumare.

3. Repressione e controllo. Ed è qui che l’utopia di Musk si schianta contro la natura umana e contro la convenienza economica.

Redistribuire potrà anche sembrare la soluzione più semplice, ma più crescerà l’automazione, più aumenteranno gli esclusi e più denaro servirà per garantire a tutti una vita accettabile.

Reprimere, invece, richiederà la costruzione di un apparato che, una volta realizzato, potrà controllare milioni di persone a un costo relativamente basso: telecamere, riconoscimento facciale, identità digitale, tracciamento, censura algoritmica, polizia predittiva, limitazione del dissenso.

Le stesse tecnologie che produrranno la ricchezza potranno essere utilizzate per sorvegliare chi ne resterà escluso.

Arriverà quindi un momento in cui, per chi possiede tutto, condividere una parte della ricchezza costerà più che controllare chi non possiede niente.

La repressione sarà per loro la scelta economicamente più conveniente.

E c’è un altro piccolo problema: la democrazia. Finché milioni di persone potranno votare, potranno anche chiedere di tassare chi controlla il capitale e redistribuire la ricchezza.

Perciò, mentre il lavoro perderà valore, anche la democrazia diventerà progressivamente più costosa per chi possiede le macchine. Non serviranno necessariamente carri armati davanti al Parlamento. Basterà svuotarla lentamente, comprare l’informazione, condizionare il consenso, screditare le istituzioni, criminalizzare il dissenso e convincerci a cedere pezzi crescenti di libertà in cambio della promessa di proteggerci dal caos.

Noi intanto continuiamo a discutere se ChatGPT sostituirà i copywriter, se gli avatar prenderanno il posto dei creator o se i robot ruberanno il lavoro agli operai.

Sono domande ridicole. La domanda vera è un’altra: quando le macchine produrranno quasi tutta la ricchezza e quella ricchezza apparterrà a pochissimi, quei pochissimi troveranno più conveniente mantenerci oppure controllarci?

Se la risposta sarà la seconda, non ci sarà nessuna guerra tra uomini e macchine. Le macchine funzioneranno benissimo. Saranno gli uomini a usarle per tenere a bada altri uomini.

Ed è per questo che finirà tutto in merda.

(FONTE)

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