Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ VITTORIA DI AfD IN SASSONIA. COSA SI INVENTERANNO GLI EUROFILI?
Martino Dettori
🔴 L'autore sostiene che i cittadini europei voterebbero quasi sempre contro l'UE se fossero direttamente consultati, motivo per cui le élite preferiscono evitare referendum sovranazionali. Il recente successo elettorale dell'AfD in Sassonia-Anhalt, che ha ottenuto quasi il 44% dei voti, è presentato come un'indicazione del dissenso della popolazione tedesca verso le politiche attuali su economia, energia e immigrazione. L'articolo avverte che la vittoria dell'AfD, percepita come una minaccia dal sistema eurofilo, scaturirà probabili manovre di delegittimazione, etichette di "estrema destra" e tentativi di escludere il partito dal potere, parallelamente a quanto avverrebbe per Marine Le Pen in Francia o Vannacci in Italia. L'analisi conclude affermando che la democrazia in Europa sarebbe un'illusione utilizzata dalle élite per governare senza vincoli reali, invalidando gli esiti elettorali che non rientrano nei loro interessi.
Sommario ⬆️
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⏹️ Una verità tanto ovvia quanto poco discussa che ho già evidenziato tempo fa era : se i cittadini di un paese sono chiamati a decidere sugli affari europei, i cittadini dicono quasi sempre NO, e quando dicono sì è perché non sono stati debitamente informati della questione.
🎯 Che si tratti di adesione alla UE, all’euro o uscita dalla UE, nella stragrande maggioranza dei casi, l’esito è stato contro l’UE. Per questa ragione è difficile che i cittadini vengano direttamente consultati per questi “affari”. Ecco perché non esiste l’istituto del referendum a livello europeo.
🎯 Ma esistono i referendum e le consultazioni elettorali a livello statale e regionale, che molto spesso ci hanno dato e ci danno un’indicazione chiara di ciò che la gente pensa dell’UE e delle sue politiche barocche o dannose.
🎯 Queste consultazioni sono guardate sempre con timore, sfida e orrore dalle élite neoliberiste che muovono i fili della UE, perché è lì che sovente si sfoga il dissenso contro il mostro burocratico, contro le sue politiche, il cui scopo è arricchire i tanti a danno dei pochi.
🎯 L'obiettivo della UE è il ritorno al classismo ottocentesco, dove non esistono democrazia e reale rappresentazione delle istanze di tutti. Lo vediamo ogni giorno. Il prezzo del carburante sale, ma nessuno fa nulla per fermarlo. Tutti blaterano, ma nella sostanza fanno spallucce: arrangiatevi, soffrite e pagate.
🎯 Perciò, quando a livello “nazionale” o “locale” un partito o un profilo politico, fortemente critico contro l’UE e le sue politiche, rischia di vincere, scoppia l’isteria. Già molto prima iniziano le manovre di delegittimazione.
🎯 I media asserviti e le forze politiche eurofile tirano fuori tutto la retorica “antifascista” e le etichette dispregiative, il cui scopo non è descrivere, ma delegittimare e creare una realtà che offra al cittadino un quadro fosco e pericoloso di quella forza politica o di quel personaggio, qualora salisse al potere.
🎯 Usano la retorica e i fantasmi del passato (nazifascismo) per rafforzare la loro delegittimazione ed eventualmente le misure legali da adottare per fermarli. In fin dei conti, è risaputo: chi non riesce a vincere, sovente porta via il pallone.
🎯 Ebbene, oggi o domani, quasi di sicuro sarà il turno del partito tedesco definito di “estrema destra”, AfD, che giusto ieri ha vinto le elezioni in Sassonia-Anhalt, raggiungendo quasi il 44% dei consensi.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
🔵 Vi invitiamo a seguirci per mantenervi informati su importanti temi di geopolitica, o altro e su riflessioni ad ampio raggio❗️
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
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Martino Dettori
🔴 L'autore sostiene che i cittadini europei voterebbero quasi sempre contro l'UE se fossero direttamente consultati, motivo per cui le élite preferiscono evitare referendum sovranazionali. Il recente successo elettorale dell'AfD in Sassonia-Anhalt, che ha ottenuto quasi il 44% dei voti, è presentato come un'indicazione del dissenso della popolazione tedesca verso le politiche attuali su economia, energia e immigrazione. L'articolo avverte che la vittoria dell'AfD, percepita come una minaccia dal sistema eurofilo, scaturirà probabili manovre di delegittimazione, etichette di "estrema destra" e tentativi di escludere il partito dal potere, parallelamente a quanto avverrebbe per Marine Le Pen in Francia o Vannacci in Italia. L'analisi conclude affermando che la democrazia in Europa sarebbe un'illusione utilizzata dalle élite per governare senza vincoli reali, invalidando gli esiti elettorali che non rientrano nei loro interessi.
Sommario ⬆️
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⏹️ Una verità tanto ovvia quanto poco discussa che ho già evidenziato tempo fa era : se i cittadini di un paese sono chiamati a decidere sugli affari europei, i cittadini dicono quasi sempre NO, e quando dicono sì è perché non sono stati debitamente informati della questione.
🎯 Che si tratti di adesione alla UE, all’euro o uscita dalla UE, nella stragrande maggioranza dei casi, l’esito è stato contro l’UE. Per questa ragione è difficile che i cittadini vengano direttamente consultati per questi “affari”. Ecco perché non esiste l’istituto del referendum a livello europeo.
🎯 Ma esistono i referendum e le consultazioni elettorali a livello statale e regionale, che molto spesso ci hanno dato e ci danno un’indicazione chiara di ciò che la gente pensa dell’UE e delle sue politiche barocche o dannose.
🎯 Queste consultazioni sono guardate sempre con timore, sfida e orrore dalle élite neoliberiste che muovono i fili della UE, perché è lì che sovente si sfoga il dissenso contro il mostro burocratico, contro le sue politiche, il cui scopo è arricchire i tanti a danno dei pochi.
🎯 L'obiettivo della UE è il ritorno al classismo ottocentesco, dove non esistono democrazia e reale rappresentazione delle istanze di tutti. Lo vediamo ogni giorno. Il prezzo del carburante sale, ma nessuno fa nulla per fermarlo. Tutti blaterano, ma nella sostanza fanno spallucce: arrangiatevi, soffrite e pagate.
🎯 Perciò, quando a livello “nazionale” o “locale” un partito o un profilo politico, fortemente critico contro l’UE e le sue politiche, rischia di vincere, scoppia l’isteria. Già molto prima iniziano le manovre di delegittimazione.
🎯 I media asserviti e le forze politiche eurofile tirano fuori tutto la retorica “antifascista” e le etichette dispregiative, il cui scopo non è descrivere, ma delegittimare e creare una realtà che offra al cittadino un quadro fosco e pericoloso di quella forza politica o di quel personaggio, qualora salisse al potere.
🎯 Usano la retorica e i fantasmi del passato (nazifascismo) per rafforzare la loro delegittimazione ed eventualmente le misure legali da adottare per fermarli. In fin dei conti, è risaputo: chi non riesce a vincere, sovente porta via il pallone.
🎯 Ebbene, oggi o domani, quasi di sicuro sarà il turno del partito tedesco definito di “estrema destra”, AfD, che giusto ieri ha vinto le elezioni in Sassonia-Anhalt, raggiungendo quasi il 44% dei consensi.
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VITTORIA DI AfD IN SASSONIA. COSA SI INVENTERANNO GLI EUROFILI?
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ LA FINE DEL WELFARE❗️
Roberto Seghetti
🔴 L’articolo analizza due recenti interventi del governo italiano (sanità e pensioni) come segnali di un più ampio smantellamento del welfare statale a favore di modelli privatistici. Nel settore sanitario, l’erogazione di una polizza integrativa da 320 milioni di euro al personale scolastico riduce la copertura universale, lasciando i non occupati o pensionati dipendenti solo dai residui del servizio pubblico. I dati dell’Upb confermano la tendenza: la spesa pubblica sanitaria è scesa al 73,1% (sotto la media UE), mentre la spesa diretta delle famiglie è salita al 23,6%. Sul fronte previdenziale, si discute l’introduzione di un fondo pensione dalla nascita, il terzo pilastro privato generalizzato, per far fronte all’invecchiamento della popolazione e alla diminuzione della generosità delle pensioni future. L’autore critica la logica liberista degli anni Novanta, sostenendo che la riduzione della spesa pubblica non ha portato benefici economici generali, ma ha aumentato il peso fiscale sui lavoratori riducendo al contempo la qualità dei servizi pubblici.
Sommario ⬆️
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⏹️ Due iniziative interessanti sono state prese nel mese di agosto, una sulla sanità, l’altra sulle pensioni. Ciascuna delle due, presa da sola, è un’azione di buon senso, e come tali sono state presentate sulla stampa.
🔸️ Se però lo sguardo si allarga, le due iniziative, in sé anche positive, diventano parti di un fenomeno più ampio.
🔸️ Andiamo per ordine. In agosto, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha confermato che un consorzio formato da Unisalute, Intesa e Poste si è aggiudicato un bando da 320 milioni di euro in quattro anni.
🔸️ Obiettivo: assicurare dal 2026 al 2029 tutto il personale della scuola. È una polizza sanitaria, di fatto un pezzo aggiuntivo delle retribuzioni per insegnanti e altro personale impiegato nei diversi gradi di istruzione.
🔸️ Non è certo la prima assicurazione sanitaria integrativa di categoria. Ne prevedono una anche diversi contratti di lavoro nel settore privato.
🔸️ Visto dalla parte dei singoli cittadini interessati, è chiaro che una protezione in più, per quanto limitata, fa comodo: serve oggettivamente a dare una mano nel caso in cui si debbano realizzare interventi piccoli o grandi che il servizio sanitario pubblico non riesce più a coprire.
🔸️ Iniziative pubbliche come questa, certificano il passaggio da un servizio (ti copro sempre, che tu sia ricco o povero, con o senza una polizza, in attività o in pensione e senza lavoro) a un servizio sempre più legato a particolari condizioni di copertura assicurativa.
🔸️ Tanto per dire, la polizza per gli insegnanti e il resto del personale scolastico cessa di funzionare nel momento in cui finisce il lavoro.
🔸️ Se dunque sei occupato hai una polizza di categoria che ti copre; se sei fuori, per esempio pensionato o disoccupato, hai solo ciò che resta del servizio pubblico.
🔸️ Tanto per dire, la polizza per gli insegnanti e il resto del personale scolastico cessa di funzionare nel momento in cui finisce il lavoro. Se dunque occupato hai una polizza di categoria che ti copre; se sei fuori, p.e. pensionato o disoccupato, hai solo ciò che resta del servizio pubblico.
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⏹️ Due iniziative interessanti sono state prese nel mese di agosto, una sulla sanità, l’altra sulle pensioni. Ciascuna delle due, presa da sola, è un’azione di buon senso, e come tali sono state presentate sulla stampa.
🔸️ Se però lo sguardo si allarga, le due iniziative, in sé anche positive, diventano parti di un fenomeno più ampio.
🔸️ Andiamo per ordine. In agosto, il ministero dell’Istruzione e del Merito ha confermato che un consorzio formato da Unisalute, Intesa e Poste si è aggiudicato un bando da 320 milioni di euro in quattro anni.
🔸️ Obiettivo: assicurare dal 2026 al 2029 tutto il personale della scuola. È una polizza sanitaria, di fatto un pezzo aggiuntivo delle retribuzioni per insegnanti e altro personale impiegato nei diversi gradi di istruzione.
🔸️ Non è certo la prima assicurazione sanitaria integrativa di categoria. Ne prevedono una anche diversi contratti di lavoro nel settore privato.
🔸️ Visto dalla parte dei singoli cittadini interessati, è chiaro che una protezione in più, per quanto limitata, fa comodo: serve oggettivamente a dare una mano nel caso in cui si debbano realizzare interventi piccoli o grandi che il servizio sanitario pubblico non riesce più a coprire.
🔸️ Iniziative pubbliche come questa, certificano il passaggio da un servizio (ti copro sempre, che tu sia ricco o povero, con o senza una polizza, in attività o in pensione e senza lavoro) a un servizio sempre più legato a particolari condizioni di copertura assicurativa.
🔸️ Tanto per dire, la polizza per gli insegnanti e il resto del personale scolastico cessa di funzionare nel momento in cui finisce il lavoro.
🔸️ Se dunque sei occupato hai una polizza di categoria che ti copre; se sei fuori, per esempio pensionato o disoccupato, hai solo ciò che resta del servizio pubblico.
🔸️ Tanto per dire, la polizza per gli insegnanti e il resto del personale scolastico cessa di funzionare nel momento in cui finisce il lavoro. Se dunque occupato hai una polizza di categoria che ti copre; se sei fuori, p.e. pensionato o disoccupato, hai solo ciò che resta del servizio pubblico.
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⚠️ IL MERCATO NON È LA NOSTRA PATRIA❗️
Apostolos Apostolou
🔴 L'articolo di Apostolos Apostolou critica l'ultraliberalismo, distinguendolo dal moderato neoliberismo, sostenendo che il mercato non debba essere il criterio supremo di ogni aspetto sociale, politico e culturale. L'autore evidenzia come l'assolutizzazione del mercato riduca lo Stato a ostacolo, ignorando le disuguaglianze strutturali che rendono la libertà economica diversa dalla libertà sociale reale, poiché chi possiede capitale assorbe meglio le crisi rispetto a chi dipende dallo stipendio o dai servizi pubblici.
La tesi centrale è che l'uomo è essenzialmente comunitario e non un individuo autosufficiente; trasformare i problemi sociali in responsabilità individuali mentre si indeboliscono le strutture di sostegno crea un paradosso dove le condizioni di partenza determinano le opportunità. La conclusione invita a scegliere un'economia che rimanga strumento del bene comune e non padrona della comunità, tutelando famiglia, lavoro e servizi essenziali, affermando che il mercato è un mezzo mentre la comunità e l'uomo sono il fine.
Sommario ⬆️
-------------------------------------
⏹️ Ci hanno raccontato per anni che il mercato avrebbe liberato l’uomo. Meno Stato. Meno regole. Meno vincoli. Più concorrenza. Più iniziativa privata. Più libertà.
🔸️ Una parte di questa promessa era fondata. Il mercato, quando funziona dentro regole chiare, può creare ricchezza, innovazione e opportunità. L’iniziativa individuale non è un problema da correggere: è una delle forze che fanno avanzare una società.
🔸️ Il problema nasce quando il mercato smette di essere uno strumento e pretende di diventare il criterio di ogni cosa. È questo il passaggio dal neoliberismo all’ultraliberalismo. E le conseguenze non sono soltanto economiche. Sono sociali. Sono politiche. Sono culturali.
🔸️ Sono, in ultima analisi, conseguenze che riguardano l’idea stessa di uomo e di comunità. Nel modello neoliberista lo Stato veniva ridimensionato, ma non cancellato.
🔸️ Doveva garantire le regole del gioco, intervenire nelle crisi, assicurare alcune forme di protezione sociale. Nella versione più radicale dell’ultraliberalismo, invece, lo Stato viene sempre più rappresentato come un ostacolo.
🔸️ Tasse troppo alte? Ridurle. Regole troppo severe Eliminarle. Servizi pubblici costosi? Privatizzarli. Protezione del lavoro? Flessibilizzarla. Spesa sociale? Tagliarla.
🔸️ Il principio diventa apparentemente semplice: ciò che può essere affidato al mercato deve essere affidato al mercato. Ma la domanda decisiva è un’altra: chi protegge il cittadino quando il mercato fallisce?
🔸️ Perché il mercato può fallire. E quando fallisce, non fallisce allo stesso modo per tutti. Chi possiede capitale può assorbire una crisi. Chi vive del proprio stipendio spesso no. Chi possiede una casa può affrontare un aumento dei costi.
🔸️ Chi vive in affitto può essere costretto a scegliere tra abitazione, consumi essenziali e risparmio. Chi può pagare una prestazione sanitaria privata può ridurre i tempi di attesa. Chi non può permettersela deve affidarsi interamente al sistema pubblico. La libertà economica, dunque, non produce automaticamente libertà sociale.
🔸️ Uno dei miti più potenti dell’ultraliberalismo è quello dell’individuo completamente autosufficiente. Ognuno è responsabile del proprio successo. Ognuno deve investire su se stesso. Ognuno deve essere competitivo. Ognuno deve adattarsi. Ognuno deve reinventarsi.
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🔴 L'articolo di Apostolos Apostolou critica l'ultraliberalismo, distinguendolo dal moderato neoliberismo, sostenendo che il mercato non debba essere il criterio supremo di ogni aspetto sociale, politico e culturale. L'autore evidenzia come l'assolutizzazione del mercato riduca lo Stato a ostacolo, ignorando le disuguaglianze strutturali che rendono la libertà economica diversa dalla libertà sociale reale, poiché chi possiede capitale assorbe meglio le crisi rispetto a chi dipende dallo stipendio o dai servizi pubblici.
La tesi centrale è che l'uomo è essenzialmente comunitario e non un individuo autosufficiente; trasformare i problemi sociali in responsabilità individuali mentre si indeboliscono le strutture di sostegno crea un paradosso dove le condizioni di partenza determinano le opportunità. La conclusione invita a scegliere un'economia che rimanga strumento del bene comune e non padrona della comunità, tutelando famiglia, lavoro e servizi essenziali, affermando che il mercato è un mezzo mentre la comunità e l'uomo sono il fine.
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⏹️ Ci hanno raccontato per anni che il mercato avrebbe liberato l’uomo. Meno Stato. Meno regole. Meno vincoli. Più concorrenza. Più iniziativa privata. Più libertà.
🔸️ Una parte di questa promessa era fondata. Il mercato, quando funziona dentro regole chiare, può creare ricchezza, innovazione e opportunità. L’iniziativa individuale non è un problema da correggere: è una delle forze che fanno avanzare una società.
🔸️ Il problema nasce quando il mercato smette di essere uno strumento e pretende di diventare il criterio di ogni cosa. È questo il passaggio dal neoliberismo all’ultraliberalismo. E le conseguenze non sono soltanto economiche. Sono sociali. Sono politiche. Sono culturali.
🔸️ Sono, in ultima analisi, conseguenze che riguardano l’idea stessa di uomo e di comunità. Nel modello neoliberista lo Stato veniva ridimensionato, ma non cancellato.
🔸️ Doveva garantire le regole del gioco, intervenire nelle crisi, assicurare alcune forme di protezione sociale. Nella versione più radicale dell’ultraliberalismo, invece, lo Stato viene sempre più rappresentato come un ostacolo.
🔸️ Tasse troppo alte? Ridurle. Regole troppo severe Eliminarle. Servizi pubblici costosi? Privatizzarli. Protezione del lavoro? Flessibilizzarla. Spesa sociale? Tagliarla.
🔸️ Il principio diventa apparentemente semplice: ciò che può essere affidato al mercato deve essere affidato al mercato. Ma la domanda decisiva è un’altra: chi protegge il cittadino quando il mercato fallisce?
🔸️ Perché il mercato può fallire. E quando fallisce, non fallisce allo stesso modo per tutti. Chi possiede capitale può assorbire una crisi. Chi vive del proprio stipendio spesso no. Chi possiede una casa può affrontare un aumento dei costi.
🔸️ Chi vive in affitto può essere costretto a scegliere tra abitazione, consumi essenziali e risparmio. Chi può pagare una prestazione sanitaria privata può ridurre i tempi di attesa. Chi non può permettersela deve affidarsi interamente al sistema pubblico. La libertà economica, dunque, non produce automaticamente libertà sociale.
🔸️ Uno dei miti più potenti dell’ultraliberalismo è quello dell’individuo completamente autosufficiente. Ognuno è responsabile del proprio successo. Ognuno deve investire su se stesso. Ognuno deve essere competitivo. Ognuno deve adattarsi. Ognuno deve reinventarsi.
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IL MERCATO NON È LA NOSTRA PATRIA
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⚠️ SANITÀ PUBBLICA SEMPRE PIÙ IN AFFANNO: 5,8 MILIONI DI ITALIANI RINUNCIANO ALLE CURE MENTRE LA SPESA SCENDE
Silvano Freddo
🔴 Secondo un'analisi della Fondazione Gimbe, nel 2024 5,8 milioni di italiani hanno rinunciato alle cure sanitarie pubbliche, mentre la spesa pubblica si è fermata al 6,2% del Pil, nettamente inferiore alla media Ocse (7,1%). Il presidente Nino Cartabellotta attribuisce il fenomeno a un sottofinanziamento strutturale in crescita dal 2011, che ha creato un divario di circa 36,1 miliardi di euro rispetto ad altri Paesi europei (es. Germania: 11% del Pil; 3.952 $/abitante in Italia vs 4.861 $ media Ocse).
La questione ha scatenato uno scontro politico in vista della Legge di Bilancio 2027: l'opposizione accusa il Governo Meloni di aver ripreso il definanziamento, mentre il sottosegretario Marcello Gemmato rassicura annunciando un aumento del Fondo sanitario (18 miliardi negli ultimi tre anni, 6,3 miliardi per l'anno corrente). I sindacati medici chiedono non solo più risorse, ma anche una migliore gestione degli stessi fondi per migliorare l'accessibilità.
Sommario ⬆️
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⏹️ La sanità pubblica italiana perde terreno e cresce il numero delle persone costrette a rinunciare a visite ed esami.
🔸️ Nel 2024 sono stati 5,8 milioni gli italiani che hanno rinunciato a prestazioni sanitarie, mentre la spesa pubblica per la salute continua a rimanere sotto i livelli degli altri principali Paesi europei.
🔸️ A fotografare la situazione è un’analisi della Fondazione Gimbe, realizzata sulla base dei dati Ocse, in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027.
🔸️ Secondo il rapporto, lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica italiana si è fermata al 6,2% del Pil, in lieve calo rispetto al 6,3% dell’anno precedente.
🔸️ Un dato che colloca l’Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e dell’area europea, entrambe ferme al 7,1% del Pil.
🔸️ Secondo il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, il problema è legato a un progressivo indebolimento delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale.
🔸️ «Il sottofinanziamento pubblico è una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», ha dichiarato.
🔸️ Una situazione che, secondo Cartabellotta, ha conseguenze dirette sulle famiglie: «Il risultato è l’impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone».
🔸️ Il confronto internazionale evidenzia un divario sempre più ampio. Nella spesa sanitaria pubblica rapportata al Pil, l’Italia si trova dietro a 14 Paesi europei dell’area Ocse, con un distacco particolarmente significativo rispetto ad alcune grandi economie.
🔸️ La Germania, ad esempio, destina alla sanità pubblica circa l’11% del Pil, quasi cinque punti percentuali in più rispetto all’Italia. Il divario è di circa tre punti rispetto a Paesi come Francia, Svezia e Regno Unito.
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La questione ha scatenato uno scontro politico in vista della Legge di Bilancio 2027: l'opposizione accusa il Governo Meloni di aver ripreso il definanziamento, mentre il sottosegretario Marcello Gemmato rassicura annunciando un aumento del Fondo sanitario (18 miliardi negli ultimi tre anni, 6,3 miliardi per l'anno corrente). I sindacati medici chiedono non solo più risorse, ma anche una migliore gestione degli stessi fondi per migliorare l'accessibilità.
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⏹️ La sanità pubblica italiana perde terreno e cresce il numero delle persone costrette a rinunciare a visite ed esami.
🔸️ Nel 2024 sono stati 5,8 milioni gli italiani che hanno rinunciato a prestazioni sanitarie, mentre la spesa pubblica per la salute continua a rimanere sotto i livelli degli altri principali Paesi europei.
🔸️ A fotografare la situazione è un’analisi della Fondazione Gimbe, realizzata sulla base dei dati Ocse, in vista dell’avvio del confronto sulla Legge di Bilancio 2027.
🔸️ Secondo il rapporto, lo scorso anno la spesa sanitaria pubblica italiana si è fermata al 6,2% del Pil, in lieve calo rispetto al 6,3% dell’anno precedente.
🔸️ Un dato che colloca l’Italia nettamente al di sotto della media dei Paesi Ocse e dell’area europea, entrambe ferme al 7,1% del Pil.
🔸️ Secondo il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, il problema è legato a un progressivo indebolimento delle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale.
🔸️ «Il sottofinanziamento pubblico è una criticità strutturale che ha indebolito il servizio sanitario nazionale e compromesso l’esigibilità di un diritto fondamentale», ha dichiarato.
🔸️ Una situazione che, secondo Cartabellotta, ha conseguenze dirette sulle famiglie: «Il risultato è l’impoverimento e indebitamento delle famiglie, fino alla rinuncia a esami diagnostici e visite specialistiche: un fenomeno che nel 2024 ha riguardato 5,8 milioni di persone».
🔸️ Il confronto internazionale evidenzia un divario sempre più ampio. Nella spesa sanitaria pubblica rapportata al Pil, l’Italia si trova dietro a 14 Paesi europei dell’area Ocse, con un distacco particolarmente significativo rispetto ad alcune grandi economie.
🔸️ La Germania, ad esempio, destina alla sanità pubblica circa l’11% del Pil, quasi cinque punti percentuali in più rispetto all’Italia. Il divario è di circa tre punti rispetto a Paesi come Francia, Svezia e Regno Unito.
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⏹️ La sanità pubblica italiana perde terreno e cresce il numero delle persone costrette a rinunciare a visite ed esami. 🔸️ Nel 2024 sono stati 5,8 milioni gli italiani che hanno rinunciato a prestazioni sanitarie, mentre la spesa pubblica per la salute continua…
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⚠️ TRUMP, L’IRAN E IL RICHIAMO DELLA BOMBA❗️
Marco della Luna
🔴 Secondo l'analisi di Marco Della Luna, Israele ha spinto Trump in una guerra contro l'Iran che è diventata insostenibile per gli USA, con enormi costi economici e logistici e senza esito decisivo. L'autore sostiene che le opzioni tattiche, incluso l'uso di armi nucleari, comportano rischi catastrofici, rendendo necessaria una risoluzione diplomatica legata agli esiti delle elezioni Midterms.
• In caso di vittoria repubblicana, l'accordo con Teheran verrà presentato come una vittoria personale di Trump e una dimostrazione di forza.
• In caso di sconfitta, la responsabilità del disimpegno sarà addossata ai Democratici, accusati di indebolire la posizione negoziale USA.
• Netanyahu potrebbe assumere un ruolo chiave nello sradicare la minaccia atomica iraniana, offrendo a Washington maggiore libertà strategica.
• L'analisi si basa sulla logica della Realpolitik, focalizzata sul calcolo del potere e sull'equilibrio delle forze, per smascherare le dinamiche geopolitiche.
Sommario ⬆️
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⏹️ Israele ha spinto Trump a una guerra che non riesce a vincere contro l’Iran, nonostante spese enormi, e che produce danni immensi all’economia mondiale, compresa la nostra.
🔹️ Esaurisce gli arsenali USA e compromette la loro capacità di intervenire su altri scenari. Iniziata con una strage di bambine, chiaramente calcolata, assieme all’assassinio della Guida Suprema Khamenei, per dare subito un colpo destabilizzante al regime e al popolo.
🔹️ Ma il regime è rimasto saldo e quel colpo si è ritorto contro gli USA. Come uscire da questa situazione salvando il narcisismo di Trump e l’egemonia di Washington?
🔹️ L’opzione nucleare tattica è aperta e viene discussa al Pentagono, ma essa ha enormi inconvenienti: non si sa dove potrebbe portare, isolerebbe moralmente USraele, dividerebbe internamente gli USA, e l’Iran, oltre a bloccare lo Stretto, reagirebbe distruggendo i data centers della regione, precipitando il mondo in un caos funzionale disastroso.
🔹️ Per gli Stati Uniti l’opzione di continuare la guerra nel modo attuale a tempo indefinito per non ammettere l’insuccesso è insostenibile, dati i costi finanziari e il consumo delle scorte militari.
🔹️ Lo scenario in caso di affermazione elettorale del proprio partito nelle elezioni Midterms sarebbe un importante meccanismo psicologico. La vittoria verrebbe presentata come un plebiscito personale e un’approvazione della linea dura.
🔹️ L’accordo con Teheran non verrebbe descritto come un compromesso o una concessione, ma come la resa condizionata dell’avversario piegato dalla dimostrazione di forza e dall’unità del popolo americano.
🔹️ Per Trump sarebbe il massimo appagamento. Il leader rivendicherebbe di aver ottenuto ciò che i predecessori non hanno saputo cogliere, presentandosi come l’unico in grado di negoziare “da una posizione di assoluta dominanza”.
🔹️ In caso di esito sfavorevole nelle elezioni del Midterms sarebbe la perdita del controllo di uno dei rami del Congresso con l'esternalizzazione della responsabilità. I Dem diventano il capro espiatorio, il nemico interno per far scordare il nemico esterno, cioè l’Iran.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
🔵 Vi invitiamo a seguirci per mantenervi informati su importanti temi di geopolitica, o altro e su riflessioni ad ampio raggio❗️
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
👉 Canale Libertà e democrazia
Marco della Luna
🔴 Secondo l'analisi di Marco Della Luna, Israele ha spinto Trump in una guerra contro l'Iran che è diventata insostenibile per gli USA, con enormi costi economici e logistici e senza esito decisivo. L'autore sostiene che le opzioni tattiche, incluso l'uso di armi nucleari, comportano rischi catastrofici, rendendo necessaria una risoluzione diplomatica legata agli esiti delle elezioni Midterms.
• In caso di vittoria repubblicana, l'accordo con Teheran verrà presentato come una vittoria personale di Trump e una dimostrazione di forza.
• In caso di sconfitta, la responsabilità del disimpegno sarà addossata ai Democratici, accusati di indebolire la posizione negoziale USA.
• Netanyahu potrebbe assumere un ruolo chiave nello sradicare la minaccia atomica iraniana, offrendo a Washington maggiore libertà strategica.
• L'analisi si basa sulla logica della Realpolitik, focalizzata sul calcolo del potere e sull'equilibrio delle forze, per smascherare le dinamiche geopolitiche.
Sommario ⬆️
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⏹️ Israele ha spinto Trump a una guerra che non riesce a vincere contro l’Iran, nonostante spese enormi, e che produce danni immensi all’economia mondiale, compresa la nostra.
🔹️ Esaurisce gli arsenali USA e compromette la loro capacità di intervenire su altri scenari. Iniziata con una strage di bambine, chiaramente calcolata, assieme all’assassinio della Guida Suprema Khamenei, per dare subito un colpo destabilizzante al regime e al popolo.
🔹️ Ma il regime è rimasto saldo e quel colpo si è ritorto contro gli USA. Come uscire da questa situazione salvando il narcisismo di Trump e l’egemonia di Washington?
🔹️ L’opzione nucleare tattica è aperta e viene discussa al Pentagono, ma essa ha enormi inconvenienti: non si sa dove potrebbe portare, isolerebbe moralmente USraele, dividerebbe internamente gli USA, e l’Iran, oltre a bloccare lo Stretto, reagirebbe distruggendo i data centers della regione, precipitando il mondo in un caos funzionale disastroso.
🔹️ Per gli Stati Uniti l’opzione di continuare la guerra nel modo attuale a tempo indefinito per non ammettere l’insuccesso è insostenibile, dati i costi finanziari e il consumo delle scorte militari.
🔹️ Lo scenario in caso di affermazione elettorale del proprio partito nelle elezioni Midterms sarebbe un importante meccanismo psicologico. La vittoria verrebbe presentata come un plebiscito personale e un’approvazione della linea dura.
🔹️ L’accordo con Teheran non verrebbe descritto come un compromesso o una concessione, ma come la resa condizionata dell’avversario piegato dalla dimostrazione di forza e dall’unità del popolo americano.
🔹️ Per Trump sarebbe il massimo appagamento. Il leader rivendicherebbe di aver ottenuto ciò che i predecessori non hanno saputo cogliere, presentandosi come l’unico in grado di negoziare “da una posizione di assoluta dominanza”.
🔹️ In caso di esito sfavorevole nelle elezioni del Midterms sarebbe la perdita del controllo di uno dei rami del Congresso con l'esternalizzazione della responsabilità. I Dem diventano il capro espiatorio, il nemico interno per far scordare il nemico esterno, cioè l’Iran.
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ DIFESA E SALUTE SOTTO LO STESSO TETTO. LA NUOVA INTESA NIH-PENTAGONO SULLA BIODEFENSE❗️
⏹️ Un accordo decennale per mettere in comune capacità di procurement e sviluppo avanzato di contromisure mediche.
🔸️ Questo è il perimetro dell’intesa siglata tra i National institutes of health (Nih) e il Dipartimento della guerra (Dow), finita negli ultimi giorni al centro dell’attenzione a Washington.
🔸️ Firmato il 4 agosto da Robert Kadlec, assistant secretary of war for nuclear deterrence, chemical, and biological defense policy and programs, e il giorno successivo dal direttore dei Nih Jay Bhattacharya, l’interagency agreement resterà in vigore fino al 30 settembre 2036.
🔸️ L'obiettivo dell'accordo è di sostenere ricerca e sviluppo di terapie, diagnostica e dispositivi di protezione individuale contro influenza pandemica, malattie infettive emergenti e minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari (Cbrn).
🔸️ All’interno dell’intesa i Nih dovrebbero mettere a disposizione dati scientifici, pipeline di prodotti e competenze traslazionali, mentre l’ufficio guidato da Kadlec potrà utilizzare i propri strumenti di acquisizione per assegnare contratti e grant destinati allo sviluppo delle contromisure.
🔸️ I Nih potranno inoltre rendere disponibili al Pentagono dati e prodotti sviluppati per la sanità civile quando utili alle attività di biodifesa.
🔸️ L’agenda di ricerca dovrà essere concordata dalle due amministrazioni, ma il testo mantiene ai Nih l’ultima parola sui requisiti e sui profili dei prodotti destinati alla popolazione civile e alla preparedness sanitaria.
🔸️ Al Dow spetta invece quella sulle soluzioni pensate per la protezione dei militari e gli ambienti operativi .... ⤵️
Articolo integrale
❗️#NDR 》L'intesa siglata in agosto tra i National institutes of health (Nih) e il Dipartimento della guerra (Dow) è un'ulteriore prova degli stretti legami tra il settore sanitario e quello della difesa negli USA. Questo sinistro collegamento lo si era già visto durante il periodo pandemico 2020-22, quando sulla popolazione mondiale venne testato un nuovo tipo di vaccino che, in caso di risultato positivo, avrebbe dovuto velocizzare il trasferimento dei militari americani da un settore strategico all'altro del globo❗️
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🔸️ Questo è il perimetro dell’intesa siglata tra i National institutes of health (Nih) e il Dipartimento della guerra (Dow), finita negli ultimi giorni al centro dell’attenzione a Washington.
🔸️ Firmato il 4 agosto da Robert Kadlec, assistant secretary of war for nuclear deterrence, chemical, and biological defense policy and programs, e il giorno successivo dal direttore dei Nih Jay Bhattacharya, l’interagency agreement resterà in vigore fino al 30 settembre 2036.
🔸️ L'obiettivo dell'accordo è di sostenere ricerca e sviluppo di terapie, diagnostica e dispositivi di protezione individuale contro influenza pandemica, malattie infettive emergenti e minacce chimiche, biologiche, radiologiche e nucleari (Cbrn).
🔸️ All’interno dell’intesa i Nih dovrebbero mettere a disposizione dati scientifici, pipeline di prodotti e competenze traslazionali, mentre l’ufficio guidato da Kadlec potrà utilizzare i propri strumenti di acquisizione per assegnare contratti e grant destinati allo sviluppo delle contromisure.
🔸️ I Nih potranno inoltre rendere disponibili al Pentagono dati e prodotti sviluppati per la sanità civile quando utili alle attività di biodifesa.
🔸️ L’agenda di ricerca dovrà essere concordata dalle due amministrazioni, ma il testo mantiene ai Nih l’ultima parola sui requisiti e sui profili dei prodotti destinati alla popolazione civile e alla preparedness sanitaria.
🔸️ Al Dow spetta invece quella sulle soluzioni pensate per la protezione dei militari e gli ambienti operativi .... ⤵️
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❗️#NDR 》L'intesa siglata in agosto tra i National institutes of health (Nih) e il Dipartimento della guerra (Dow) è un'ulteriore prova degli stretti legami tra il settore sanitario e quello della difesa negli USA. Questo sinistro collegamento lo si era già visto durante il periodo pandemico 2020-22, quando sulla popolazione mondiale venne testato un nuovo tipo di vaccino che, in caso di risultato positivo, avrebbe dovuto velocizzare il trasferimento dei militari americani da un settore strategico all'altro del globo❗️
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Formiche.net
Difesa e salute sotto lo stesso tetto. La nuova intesa Nih-Pentagono sulla biodefense
Un accordo fino al 2036 mette in comune le capacità scientifiche dei Nih e gli strumenti di procurement del Pentagono per accelerare lo sviluppo delle contromisure mediche. Una nuova cornice per collegare ricerca sanitaria e biodifesa, mentre a Washington…
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⚠️ NUOVE GENERAZIONI. QUELLA CARESTIA DI FUTURO CHE LA POLITICA IGNORA❗️
Maurizio Bianconi
🔴 L'articolo critica l'inerzia della politica italiana, accusandola di trascurare una grave "carestia di futuro" che affligge le nuove generazioni. L'autore, Maurizio Bianconi, sostiene che il presente sia stato sottratto ai giovani attraverso un globalismo che blocca l'ascensore sociale, costringendo molti a emigrazione o precarietà, mentre aziende come Intesa Sanpaolo e Enel accumulano miliardi di profitti. Si denuncia l'assenza di ricambio generazionale nelle piccole imprese italiane (60% di titolari over 50) e l'incapacità della classe dirigente, accusata di seguire l'"agenda Draghi", di offrire prospettive concrete, portando a una società statica e priva di speranza.
Sommario ⬆️
--------------------------------------
⏹️ Non meraviglia per nulla che maggioranza e opposizione si accapiglino su argomenti da gossip o poco più, gonfiando a dismisura un fatto di cronaca nera senza vittime e farne una questione da prima pagina come il caso Lavitola - Ranucci.
🔸️ Questo fatto si incrocia con altre mirabilia che il presidentissimo mondiale squaderna in un delirio ragionato per sfuggire a schemi e regole, ma che dovrebbe indurre a cambiare marciapiede anche lui.
🔸️E qui tornerebbe a bomba il cinismo consapevole del tedesco dentro e fuori, Henry Kissinger, segretario di stato americano: ‘Essere nemici degli americani può essere pericoloso, essergli amici è sicuramente mortale’.
🔸️ Siamo in un teatrino, un odeon dove tutto rimbomba e lo spettacolo va avanti con i suoi pupi e i suoi pupari mentre fuori nell’agorà e nella polis si incarna una realtà che pochi hanno inquadrato, ma che si potrebbe definire come una società che si muove a vuoto su se stessa e, oltre le apparenze, è in piena carestia.
🔸️ Carestia di futuro. È vero le persone sono preoccupate per la miseria crescente, per la cecità delle classi dirigente, per la contrazione del welfare, per l’insicurezza che aleggia ovunque. Ma pochi, almeno mi pare, mettono il dito nel più sensibile puntum dolens.
🔸️ Oggi c’è carestia di futuro perchè è stato sottratto anche il presente, luogo del tempo dove si possa immaginare il futuro. Lo schema del progetto era la devitalizzazione della società identitaria per un globalismo uniforme e spersonalizzato. Il risultato a oggi è sotto gli occhi di tutti.
🔸️ Ma non soltanto quello economico, con giovani che vagano da uno stage gratis, a lavoretti malpagati, a impieghi sottoretribuiti, con la consapevolezza che l’ascensore sociale è deliberatamente bloccato.
🔸️I giovani si trovano davanti soltanto due itinerari: le scale verso gli scantinati o le scalate superiori al sesto grado per tentare qualche piccolo progresso. C’è nella società la consapevolezza della vita senza futuro, il domani è una dimensione fuori dalla realtà.
Continua ⤵️
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🔴 L'articolo critica l'inerzia della politica italiana, accusandola di trascurare una grave "carestia di futuro" che affligge le nuove generazioni. L'autore, Maurizio Bianconi, sostiene che il presente sia stato sottratto ai giovani attraverso un globalismo che blocca l'ascensore sociale, costringendo molti a emigrazione o precarietà, mentre aziende come Intesa Sanpaolo e Enel accumulano miliardi di profitti. Si denuncia l'assenza di ricambio generazionale nelle piccole imprese italiane (60% di titolari over 50) e l'incapacità della classe dirigente, accusata di seguire l'"agenda Draghi", di offrire prospettive concrete, portando a una società statica e priva di speranza.
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⏹️ Non meraviglia per nulla che maggioranza e opposizione si accapiglino su argomenti da gossip o poco più, gonfiando a dismisura un fatto di cronaca nera senza vittime e farne una questione da prima pagina come il caso Lavitola - Ranucci.
🔸️ Questo fatto si incrocia con altre mirabilia che il presidentissimo mondiale squaderna in un delirio ragionato per sfuggire a schemi e regole, ma che dovrebbe indurre a cambiare marciapiede anche lui.
🔸️E qui tornerebbe a bomba il cinismo consapevole del tedesco dentro e fuori, Henry Kissinger, segretario di stato americano: ‘Essere nemici degli americani può essere pericoloso, essergli amici è sicuramente mortale’.
🔸️ Siamo in un teatrino, un odeon dove tutto rimbomba e lo spettacolo va avanti con i suoi pupi e i suoi pupari mentre fuori nell’agorà e nella polis si incarna una realtà che pochi hanno inquadrato, ma che si potrebbe definire come una società che si muove a vuoto su se stessa e, oltre le apparenze, è in piena carestia.
🔸️ Carestia di futuro. È vero le persone sono preoccupate per la miseria crescente, per la cecità delle classi dirigente, per la contrazione del welfare, per l’insicurezza che aleggia ovunque. Ma pochi, almeno mi pare, mettono il dito nel più sensibile puntum dolens.
🔸️ Oggi c’è carestia di futuro perchè è stato sottratto anche il presente, luogo del tempo dove si possa immaginare il futuro. Lo schema del progetto era la devitalizzazione della società identitaria per un globalismo uniforme e spersonalizzato. Il risultato a oggi è sotto gli occhi di tutti.
🔸️ Ma non soltanto quello economico, con giovani che vagano da uno stage gratis, a lavoretti malpagati, a impieghi sottoretribuiti, con la consapevolezza che l’ascensore sociale è deliberatamente bloccato.
🔸️I giovani si trovano davanti soltanto due itinerari: le scale verso gli scantinati o le scalate superiori al sesto grado per tentare qualche piccolo progresso. C’è nella società la consapevolezza della vita senza futuro, il domani è una dimensione fuori dalla realtà.
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Telegraph
NUOVE GENERAZIONI. QUELLA CARESTIA DI FUTURO CHE LA POLITICA IGNORA
⏹️ Non meraviglia per nulla che maggioranza e opposizione si accapiglino su argomenti da gossip o poco più, gonfiando a dismisura un fatto di cronaca nera senza vittime e farne una questione da prima pagina come il caso Lavitola - Ranucci. 🔸️ Questo fatto…
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⚠️ LA GUERRA IN UCRAINA HA DISTRUTTO LA SASSONIA-ANHALT❗️
Alessandro Volpi
🔴 Alessandro Volpi sostiene che la guerra in Ucraina ha provocato una "frattura strutturale" nell'economia della Sassonia-Anhalt, a causa dei forti legami storici con l'Europa orientale. L'indipendenza del "Triangolo della Chimica" (Leuna, Bitterfeld-Wolfen) dal gas russo ha portato al collasso di aziende come SKW Piesteritz e alla perdita di mercati per le PMI meccaniche della zona. L'inflazione, più incisiva a causa dei salari bassi, ha ridotto i consumi privati, mentre la transizione forzata verso energie rinnovabili genera costi sociali elevati e scetticismo verso la politica estera di Berlino, minando il sostegno della classe lavoratrice al modello militarizzato tedesco.
Sommario ⬆️
--------------------------------------
❗️#NDR 》Tutti i parlamentari europei del PPE e PSE sono uniti contro i pericolosi, nazisti del partito Afd, la cui grande colpa è di difendere l'economia della loro regione gravemente colpita dalle sanzioni alla Russia che sta creando disoccupazione e povertà. Quando capiremo che PPE e PSE difendono l'élite finanziaria e i loro personali interessi e contro i propri cittadini❓️
-------------------------------------
⏹️ Sull’esito delle elezioni in Sassonia-Anhalt si stanno facendo molte analisi e molte verranno fatte nei prossimi giorni. Io mi limito ad una lettura molto “strutturalista”. E’ un mio limite…
🔸️ L’impatto del conflitto russo-ucraino sull’economia della Sassonia-Anhalt ha assunto i connotati di una vera e propria frattura strutturale, agendo con una forza d’urto superiore rispetto ad altre aree della Germania a causa dei profondi legami storici, industriali ed energetici che legavano questo Land all’Europa orientale.
🔸️ Il cuore del problema risiede nel sistema produttivo regionale, imperniato sul cosiddetto Triangolo della Chimica, dove poli industriali come Leuna e Bitterfeld - Wolfen hanno prosperato per decenni grazie a forniture stabili e a basso costo di gas e petrolio provenienti dalla Russia.
🔸️ La chiusura dei rubinetti energetici e l’imposizione delle sanzioni hanno trasformato il vantaggio competitivo in una vulnerabilità critica, costringendo giganti della raffinazione a sostituire il greggio che un tempo scorreva ininterrotto attraverso l’oleodotto Druzhba.
🔸️ Parallelamente, la società
SKW Piesteritz produttore di fertilizzanti e prodotti chimici di base, si è trovata sull’orlo del collasso quando il prezzo del gas naturale ha reso la produzione economicamente insostenibile.
🔸️ Questo ha innescato fermi macchina, minacciato non solo l’occupazione locale ma anche le catene di approvvigionamento di settori chiave come l’agricoltura e l’autotrasporto.
🔸️ Ma la crisi non si è limitata ai grandi complessi industriali, colpendo duramente anche il fitto tessuto di piccole e medie imprese metalmeccaniche e ingegneristiche della zona di Magdeburgo e Halle.
🔸️ Per queste imprese la Russia era un mercato di sbocco privilegiato e consolidato e che, dall’oggi al domani, hanno visto svanire commesse miliardarie a causa del regime sanzionatorio e dell’instabilità geopolitica.
🔸️ Questa perdita di mercati è stata aggravata da un’inflazione che ha eroso il potere d’acquisto dei cittadini più che i Land occidentali, poiché in Sassonia-Anhalt i salari medi sono più bassi e la quota di reddito per coprire i costi di riscaldamento ed elettricità è proporzionalmente più alta.
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❗️#NDR 》Tutti i parlamentari europei del PPE e PSE sono uniti contro i pericolosi, nazisti del partito Afd, la cui grande colpa è di difendere l'economia della loro regione gravemente colpita dalle sanzioni alla Russia che sta creando disoccupazione e povertà. Quando capiremo che PPE e PSE difendono l'élite finanziaria e i loro personali interessi e contro i propri cittadini❓️
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⏹️ Sull’esito delle elezioni in Sassonia-Anhalt si stanno facendo molte analisi e molte verranno fatte nei prossimi giorni. Io mi limito ad una lettura molto “strutturalista”. E’ un mio limite…
🔸️ L’impatto del conflitto russo-ucraino sull’economia della Sassonia-Anhalt ha assunto i connotati di una vera e propria frattura strutturale, agendo con una forza d’urto superiore rispetto ad altre aree della Germania a causa dei profondi legami storici, industriali ed energetici che legavano questo Land all’Europa orientale.
🔸️ Il cuore del problema risiede nel sistema produttivo regionale, imperniato sul cosiddetto Triangolo della Chimica, dove poli industriali come Leuna e Bitterfeld - Wolfen hanno prosperato per decenni grazie a forniture stabili e a basso costo di gas e petrolio provenienti dalla Russia.
🔸️ La chiusura dei rubinetti energetici e l’imposizione delle sanzioni hanno trasformato il vantaggio competitivo in una vulnerabilità critica, costringendo giganti della raffinazione a sostituire il greggio che un tempo scorreva ininterrotto attraverso l’oleodotto Druzhba.
🔸️ Parallelamente, la società
SKW Piesteritz produttore di fertilizzanti e prodotti chimici di base, si è trovata sull’orlo del collasso quando il prezzo del gas naturale ha reso la produzione economicamente insostenibile.
🔸️ Questo ha innescato fermi macchina, minacciato non solo l’occupazione locale ma anche le catene di approvvigionamento di settori chiave come l’agricoltura e l’autotrasporto.
🔸️ Ma la crisi non si è limitata ai grandi complessi industriali, colpendo duramente anche il fitto tessuto di piccole e medie imprese metalmeccaniche e ingegneristiche della zona di Magdeburgo e Halle.
🔸️ Per queste imprese la Russia era un mercato di sbocco privilegiato e consolidato e che, dall’oggi al domani, hanno visto svanire commesse miliardarie a causa del regime sanzionatorio e dell’instabilità geopolitica.
🔸️ Questa perdita di mercati è stata aggravata da un’inflazione che ha eroso il potere d’acquisto dei cittadini più che i Land occidentali, poiché in Sassonia-Anhalt i salari medi sono più bassi e la quota di reddito per coprire i costi di riscaldamento ed elettricità è proporzionalmente più alta.
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LA GUERRA IN UCRAINA HA DISTRUTTO LA SASSONIA-ANHALT
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⚠️ VENEZUELA, L’ITALIA PARTECIPA AL SACCHEGGIO MA LO CHIAMA “OPERATORSHIP”❗️
Sira Beker
🔴 Dopo il rapimento di Nicolás Maduro da parte degli USA (gennaio 2026), il governo italiano ha legittimato l'intervento, mentre Eni ha firmato con PDVSA un contratto ventennale per l'operatorship esclusiva del giacimento Junín-5 in Venezuela. L'accordo prevede investimenti annuali di 1,5 miliardi di dollari, un aumento della produzione a 400.000 barili giornalieri entro il 2030 e il recupero di 2,3 miliardi di dollari di crediti. L'autrice critica la complicità italiana, definendo l'operazione una forma di neocolonialismo economico che trasforma il Venezuela in una risorsa per investitori internazionali sotto tutela statunitense.
Sommario ⬆️
---------------------------------
❗️#NDR 》Distruggere l'economia di un paese tramite un embargo totale che doveva essere obbligatoriamente condiviso dai paesi europei, ma non solo, e dopodiché grazie alla forza militare impossessarsi del paese e di tutte le sue ricchezze, è una azione democratica, è il nuovo colonialismo americano? ⤵️
-----------------------------
⏹️ La storia venezuelana ha una costante: riesce a cambiare governo, assetti internazionali e padrini politici senza mai cambiare davvero il bene intorno al quale ruota tutto. Il petrolio.
🔸️ Nelle ultime settimane il Venezuela è stato trasformato da teatro di scontro geopolitico in laboratorio della nuova amministrazione energetica americana.
🔸️ Tutto parte con il rapimento di Nicolás Maduro il 3 gennaio 2026 da forze statunitensi durante un’operazione militare a Caracas e trasferito negli Stati Uniti, dove deve affrontare un nebuloso processo per accuse di narcotraffico.
🔸️ Un’operazione chiaramente fuori da qualsiasi canone del presunto “diritto internazionale” ma il governo italiano, però, ha scelto una lettura assai meno problematica.
🔸️ Giorgia Meloni definì l’intervento americano «legittimo» come un’azione difensiva contro una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti, mentre Tajani sostenne l’intervento come legittimo e auspicò una transizione democratica a Caracas.
🔸️ Nel frattempo, la macchina economica ha cominciato a muoversi con una rapidità che la diplomazia potrebbe soltanto invidiare.
🔸️ Il 2 settembre Eni e la compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA hanno firmato il nuovo Contrato de Participación Productiva de Hidrocarburos per il gigantesco giacimento Junín-5, nella Faja dell’Orinoco.
🔸️ Il contratto durerà 25 anni, con possibilità di estensione, e assegna a Eni l’operatorship esclusiva del progetto, compresa la gestione tecnica, finanziaria e commerciale.
🔸️ Junín-5 dispone, secondo i dati comunicati dalla stessa Eni, di 35 miliardi di barili di petrolio in posto certificati e oggi produce circa 12 mila barili al giorno.
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🔴 Dopo il rapimento di Nicolás Maduro da parte degli USA (gennaio 2026), il governo italiano ha legittimato l'intervento, mentre Eni ha firmato con PDVSA un contratto ventennale per l'operatorship esclusiva del giacimento Junín-5 in Venezuela. L'accordo prevede investimenti annuali di 1,5 miliardi di dollari, un aumento della produzione a 400.000 barili giornalieri entro il 2030 e il recupero di 2,3 miliardi di dollari di crediti. L'autrice critica la complicità italiana, definendo l'operazione una forma di neocolonialismo economico che trasforma il Venezuela in una risorsa per investitori internazionali sotto tutela statunitense.
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❗️#NDR 》Distruggere l'economia di un paese tramite un embargo totale che doveva essere obbligatoriamente condiviso dai paesi europei, ma non solo, e dopodiché grazie alla forza militare impossessarsi del paese e di tutte le sue ricchezze, è una azione democratica, è il nuovo colonialismo americano? ⤵️
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⏹️ La storia venezuelana ha una costante: riesce a cambiare governo, assetti internazionali e padrini politici senza mai cambiare davvero il bene intorno al quale ruota tutto. Il petrolio.
🔸️ Nelle ultime settimane il Venezuela è stato trasformato da teatro di scontro geopolitico in laboratorio della nuova amministrazione energetica americana.
🔸️ Tutto parte con il rapimento di Nicolás Maduro il 3 gennaio 2026 da forze statunitensi durante un’operazione militare a Caracas e trasferito negli Stati Uniti, dove deve affrontare un nebuloso processo per accuse di narcotraffico.
🔸️ Un’operazione chiaramente fuori da qualsiasi canone del presunto “diritto internazionale” ma il governo italiano, però, ha scelto una lettura assai meno problematica.
🔸️ Giorgia Meloni definì l’intervento americano «legittimo» come un’azione difensiva contro una minaccia alla sicurezza degli Stati Uniti, mentre Tajani sostenne l’intervento come legittimo e auspicò una transizione democratica a Caracas.
🔸️ Nel frattempo, la macchina economica ha cominciato a muoversi con una rapidità che la diplomazia potrebbe soltanto invidiare.
🔸️ Il 2 settembre Eni e la compagnia petrolifera statale venezuelana PDVSA hanno firmato il nuovo Contrato de Participación Productiva de Hidrocarburos per il gigantesco giacimento Junín-5, nella Faja dell’Orinoco.
🔸️ Il contratto durerà 25 anni, con possibilità di estensione, e assegna a Eni l’operatorship esclusiva del progetto, compresa la gestione tecnica, finanziaria e commerciale.
🔸️ Junín-5 dispone, secondo i dati comunicati dalla stessa Eni, di 35 miliardi di barili di petrolio in posto certificati e oggi produce circa 12 mila barili al giorno.
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VENEZUELA, L’ITALIA PARTECIPA AL SACCHEGGIO MA LO CHIAMA “OPERATORSHIP”
⏹️ La storia venezuelana ha una costante: riesce a cambiare governo, assetti internazionali e padrini politici senza mai cambiare davvero il bene intorno al quale ruota tutto. Il petrolio. 🔸️ Nelle ultime settimane il Venezuela è stato trasformato da teatro…
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⚠️ SOCIALISMO CINESE❓️
Francesco Centineo
◾️ Nel 1978 Den Xiao Ping abbandona il modello marxista ed introduce la dottrina neo confuciana: secondo tale dottrina la proprietà privata è sacra ed intoccabile; il benessere economico e la capacità di generare ricchezza sono valori sacri e la meritocrazia non può essere discussa: coloro i quali s’impegnano nello studio e nel lavoro debbono poter godere dei furti del loro lavoro.
◾️ Den Xiao Ping non considera il libero mercato essere uno strumento da deporre, anzi, il mercato deve servire alla Cina per poter concorrere con le grandi potenze occidentali; tant’è che Den sostenne la necessità di «liberare gli spiriti animali del capitalismo».
◾️Dal 1978 ad oggi sono passati quasi 50 anni e la Cina, ad oggi, risulta essere la maggiore potenza economica del mondo dopo gli States; la Cina ha imparato ad aggredire i meriti e si è sostituta agli americani alla FMI; ad oggi la Cina utilizza il capitalismo finanziario per espandere il suo dominio economico ed imperiale;
◾️ la Cina non si preoccupa assolutamente di instaurare un nuovo ordine mondiale basato sulla mutualità nel nome dell’interesse comune dell’internazionale proletaria ed anzi utilizza tutti gli strumenti messi a disposizione dal modello capitalista giudico-protesatante per diventare la potenza principale nell’era della globalizzazione:
◾️ La Cina utilizza un approccio più morbido rispetto q quello dei paesi occidentali riuscendo ad imporsi senza l’uso della forza; tra i vari strumenti di accaparramento e dominio vi è quello della "diplomazia della trappola del debito" (debt-trap diplomacy).
◾️La Cina offre prestiti enormi apaesi in difficoltà economica; questi fondi vengono vincolati alla costruzione di grandi opere pubbliche e spesso i contratti prevedono che i lavori vengano affidati direttamente a delle ditte cinesi; ovviamente le ditte cinesi espandono il loro dominio economico e non creano posti di lavoro stabili nei paesi in cui esportano se non quelli basso valore aggiunto; le loro competenze non vengono condivise e d i paesi che fruiscono dei soldi di Pechino si trovano essere regatai amni e piedi alla Cina;
◾️ Il know how tecnologico non viene condiviso poiché i cinesi rimangono saldamente al comando nei ruoli manageriali, ingegneristici o di alta specializzazione tecnica. In molti casi il passaggio di competenze (know-how) ai lavoratori del posto è inferiore rispetto ai progetti finanziati da partner occidentali o internazionali.
◾️ Inoltre la Cina spesso si appropria delle infrastrutture delle nazioni che non riescono a saldare i debiti. Emblematico è il recente caso della nazione dello Sri Lanka che indebitata fino al collo con Pechino s’è trovata nella condizione di dover cedere per 99 anni il porto strategico di Hambatonia ad un’azienda cinese;
◾️ La Cina, inoltre, spesso sottopaga le materie prime delle nazioni avverse all’occidente e colpite dalle sanzioni americane o europee; emblematico il caso della Russia che essendo stata impedita nel commerciare gas come l’Europa si trova ricattata da Pechino che sottopaga il gas russo;
◾️ Putin è stato costretto a vendere le sue risorse alla Cina ad un terzo del prezzo rispetto a quello fatto ai paesi europei; in Africa la Cina, controlla le materie prime di molte nazioni; tra tutte spicca la repubblica Democratica del Congo; le due nazioni sono amiche e collaborono strettamente; le miniere di cobalto sono tutte sotto il controllo di Pechino; spesso in queste miniere viene utilizzata manodopera infantile e non si rispetta nessuno standard di sicurezza; i bambini scavano a mano per estrarre il cobalto.
◾️ La Cina così facendo abbatte il costo dell’estrazione di materie prime e fa incetta di risorse. Inoltre la Cina ad oggi possiede i 4 maggiori istituti finanziari del pianeta: Le banche cinesi dominano la classifica mondiale delle dimensioni finanziarie: ICBC (Industrial prosegue su SFERO
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🔵 Vi invitiamo a seguirci per mantenervi informati su importanti temi di geopolitica, o altro e su riflessioni ad ampio raggio❗️
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Francesco Centineo
◾️ Nel 1978 Den Xiao Ping abbandona il modello marxista ed introduce la dottrina neo confuciana: secondo tale dottrina la proprietà privata è sacra ed intoccabile; il benessere economico e la capacità di generare ricchezza sono valori sacri e la meritocrazia non può essere discussa: coloro i quali s’impegnano nello studio e nel lavoro debbono poter godere dei furti del loro lavoro.
◾️ Den Xiao Ping non considera il libero mercato essere uno strumento da deporre, anzi, il mercato deve servire alla Cina per poter concorrere con le grandi potenze occidentali; tant’è che Den sostenne la necessità di «liberare gli spiriti animali del capitalismo».
◾️Dal 1978 ad oggi sono passati quasi 50 anni e la Cina, ad oggi, risulta essere la maggiore potenza economica del mondo dopo gli States; la Cina ha imparato ad aggredire i meriti e si è sostituta agli americani alla FMI; ad oggi la Cina utilizza il capitalismo finanziario per espandere il suo dominio economico ed imperiale;
◾️ la Cina non si preoccupa assolutamente di instaurare un nuovo ordine mondiale basato sulla mutualità nel nome dell’interesse comune dell’internazionale proletaria ed anzi utilizza tutti gli strumenti messi a disposizione dal modello capitalista giudico-protesatante per diventare la potenza principale nell’era della globalizzazione:
◾️ La Cina utilizza un approccio più morbido rispetto q quello dei paesi occidentali riuscendo ad imporsi senza l’uso della forza; tra i vari strumenti di accaparramento e dominio vi è quello della "diplomazia della trappola del debito" (debt-trap diplomacy).
◾️La Cina offre prestiti enormi apaesi in difficoltà economica; questi fondi vengono vincolati alla costruzione di grandi opere pubbliche e spesso i contratti prevedono che i lavori vengano affidati direttamente a delle ditte cinesi; ovviamente le ditte cinesi espandono il loro dominio economico e non creano posti di lavoro stabili nei paesi in cui esportano se non quelli basso valore aggiunto; le loro competenze non vengono condivise e d i paesi che fruiscono dei soldi di Pechino si trovano essere regatai amni e piedi alla Cina;
◾️ Il know how tecnologico non viene condiviso poiché i cinesi rimangono saldamente al comando nei ruoli manageriali, ingegneristici o di alta specializzazione tecnica. In molti casi il passaggio di competenze (know-how) ai lavoratori del posto è inferiore rispetto ai progetti finanziati da partner occidentali o internazionali.
◾️ Inoltre la Cina spesso si appropria delle infrastrutture delle nazioni che non riescono a saldare i debiti. Emblematico è il recente caso della nazione dello Sri Lanka che indebitata fino al collo con Pechino s’è trovata nella condizione di dover cedere per 99 anni il porto strategico di Hambatonia ad un’azienda cinese;
◾️ La Cina, inoltre, spesso sottopaga le materie prime delle nazioni avverse all’occidente e colpite dalle sanzioni americane o europee; emblematico il caso della Russia che essendo stata impedita nel commerciare gas come l’Europa si trova ricattata da Pechino che sottopaga il gas russo;
◾️ Putin è stato costretto a vendere le sue risorse alla Cina ad un terzo del prezzo rispetto a quello fatto ai paesi europei; in Africa la Cina, controlla le materie prime di molte nazioni; tra tutte spicca la repubblica Democratica del Congo; le due nazioni sono amiche e collaborono strettamente; le miniere di cobalto sono tutte sotto il controllo di Pechino; spesso in queste miniere viene utilizzata manodopera infantile e non si rispetta nessuno standard di sicurezza; i bambini scavano a mano per estrarre il cobalto.
◾️ La Cina così facendo abbatte il costo dell’estrazione di materie prime e fa incetta di risorse. Inoltre la Cina ad oggi possiede i 4 maggiori istituti finanziari del pianeta: Le banche cinesi dominano la classifica mondiale delle dimensioni finanziarie: ICBC (Industrial prosegue su SFERO
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Sfero
SOCIALISMO CINESE? · Sfero
Secondo l’ortodossia marxista lo Stato naziona è per sua stessa natura «capitalista»; secondo Carlo Marx il mercato è lo strumento tramite il quale la borghesia sottomette e subordina l’interesse comunitario all’egoismo dei privati; secondo Marx gli Stati…
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ L’”ESECUTIVIZZAZIONE” DEGLI STATI DA TRUMP A MERZ
Marco Sferini
🔴 L'articolo analizza la fine del liberalismo classico in Occidente, caratterizzata da una "esecutivizzazione" dello Stato e da un forte accento bellicista. L'autore paragona l'arroganza geopolitica di Trump, volto a contrastare la Cina, alla linea aggressiva di Angela Merkel verso la Russia, definendo entrambe le strategie come distaccate dalla diplomazia tradizionale e radicate in un'ideologia nazional-capitalista. Questa dinamica ignora la crescente multipolarità mondiale e alimenta un'ultradestra che trae vantaggio dal malcontento per la "economia di guerra" e il riarmo. Il testo conclude osservando che l'Europa rischia di ricadere nelle stesse trappole imperialiste e autoritarie che il trumpismo ha reso emblematiche, peggiorando le tensioni con la Russia.
Sommario ⬆️
-------------------------------------
⏹️ Che fine ha fatto il liberalismo di un tempo? La ricerca di questo fantasma è più evanescente di quello del comunismo d’un tempo.
🔸️ Infatti sembra un’andare incontro ad una serie di mutamenti storici che hanno dato all’impero americano (campione delle vecchie teorizzazioni e pratiche in tal senso) il vestito nuovo dell’imperatore: una nudità che è tanto più manifesta ed evidente quanto lo è la svolta che Trump ha impresso al Grande Paese a stelle e strisce.
🔸️ Si può affermare che nel trumpismo c’è una (quasi) totale assenza di liberalismo? Probabilmente è più corretto scrivere e dire che siamo in presenza di un rifiuta categorico dell’impronta ideologica dello stesso
🔸️ Inoltre tutto questo si rivolge allo stabilimento di un nuovo assetto globale a trazione statunitense, ignorando la trasformazione multipolare dell’economia e della grande finanza mondiale.
🔸️ La concitazione con cui le guerre attuali si autoalimentano come un rogo in un bosco dalla vegetazione fitta, consumando tutto ciò che incontra, non consente di arrivare fino in fondo alla questione dello smarrimento delle fondamenta liberali delle democrazie occidentali. Il bellicismo offusca un po’ tutto, impedisce di vedere chiaramente le intenzioni dei governi.
🔸️ Come definire la reazione di Berlino nei confronti della Russia riguardo il concetto della “guerra ibrida” come neomodello di aggressione tra lo spionistico e il boicottaggio violento di infrastrutture tanto civili quanto militari dei paesi appartenenti alla NATO?
🔸️ Il cancelliere Merz e i suoi ministri attaccano Mosca. Von der Leyen e Kallas attaccano il Cremlino accusandolo di voler alzare il tiro contro l’Europa per entrare in una nuova fase della guerra. Un governo liberale un tempo avrebbe cercato diplomaticamente di risolvere la questione.
🔸️ Oggi, invece, si passa immediatamente alla contrapposizione netta, alle vie di fatto e si mette in scena un patetico e tragico teatro dell’assurdo in cui la distopia potrebbe salvarci dalla realtà che, invece, siamo costretti a subire.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
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Sommario ⬆️
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⏹️ Che fine ha fatto il liberalismo di un tempo? La ricerca di questo fantasma è più evanescente di quello del comunismo d’un tempo.
🔸️ Infatti sembra un’andare incontro ad una serie di mutamenti storici che hanno dato all’impero americano (campione delle vecchie teorizzazioni e pratiche in tal senso) il vestito nuovo dell’imperatore: una nudità che è tanto più manifesta ed evidente quanto lo è la svolta che Trump ha impresso al Grande Paese a stelle e strisce.
🔸️ Si può affermare che nel trumpismo c’è una (quasi) totale assenza di liberalismo? Probabilmente è più corretto scrivere e dire che siamo in presenza di un rifiuta categorico dell’impronta ideologica dello stesso
🔸️ Inoltre tutto questo si rivolge allo stabilimento di un nuovo assetto globale a trazione statunitense, ignorando la trasformazione multipolare dell’economia e della grande finanza mondiale.
🔸️ La concitazione con cui le guerre attuali si autoalimentano come un rogo in un bosco dalla vegetazione fitta, consumando tutto ciò che incontra, non consente di arrivare fino in fondo alla questione dello smarrimento delle fondamenta liberali delle democrazie occidentali. Il bellicismo offusca un po’ tutto, impedisce di vedere chiaramente le intenzioni dei governi.
🔸️ Come definire la reazione di Berlino nei confronti della Russia riguardo il concetto della “guerra ibrida” come neomodello di aggressione tra lo spionistico e il boicottaggio violento di infrastrutture tanto civili quanto militari dei paesi appartenenti alla NATO?
🔸️ Il cancelliere Merz e i suoi ministri attaccano Mosca. Von der Leyen e Kallas attaccano il Cremlino accusandolo di voler alzare il tiro contro l’Europa per entrare in una nuova fase della guerra. Un governo liberale un tempo avrebbe cercato diplomaticamente di risolvere la questione.
🔸️ Oggi, invece, si passa immediatamente alla contrapposizione netta, alle vie di fatto e si mette in scena un patetico e tragico teatro dell’assurdo in cui la distopia potrebbe salvarci dalla realtà che, invece, siamo costretti a subire.
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L’”ESECUTIVIZZAZIONE” DEGLI STATI DA TRUMP A MERZ
⏹️ Che fine ha fatto il liberalismo di un tempo? La ricerca di questo fantasma è più evanescente di quello del comunismo d’un tempo. 🔸️ Infatti sembra un’andare incontro ad una serie di mutamenti storici che hanno dato all’impero americano (campione delle…
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⚠️ UNA COLONIA ISRAELIANA NEL SALENTO? C’È GIÀ CHI LO TEME … ❗️
Marco Pizzuti
🔴 Crescono le polemiche attorno al progetto immobiliare Coral 37 nel Salento, promosso da investitori israeliani, che per i critici rappresenterebbe un modello di insediamento organizzato simile a quello delle colonie in Palestina, con il rischio di erodere la sovranità territoriale italiana. Le preoccupazioni sono alimentate dalle dichiarazioni dell'imprenditrice Orit Lev Marom, ma altri osservatori definiscono le accuse esagerate, sottolineando l'assenza di prove di una vera "colonia" politica e trattando l'iniziativa come una normale attività economica privata. Nel dibattito emerge la richiesta di un'interrogazione parlamentare per chiarire gli scopi dell'insediamento, mentre i sostenitori delle critiche evidenziano il contesto geopolitico di Israele e la differenza con le tradizionali comunità internazionali integrate in Italia.
Sommario ⬆️
--------------------------------
⏹️ Chiesta una interrogazione parlamentare sul caso Rappresentazione grafica del temuto epilogo del progetto immobiliare israeliano Coral 37 nell’immaginario dei critici.
🔸️ Attorno al progetto immobiliare Coral 37 nel Salento, promosso da investitori israeliani, nasce il timore che non si tratti solo di un’iniziativa economica, ma di un modello di insediamento organizzato che secondo i critici potrebbe rapidamente trasformarsi in una vera e propria colonia di Tel Aviv sul suolo italiano.
🔸️ La loro tesi infatti è che anche in Puglia possa venire applicato lo stesso modello di occupazione applicato dai coloni israeliani nei territori palestinesi fino alla progressiva perdita di sovranità italiana.
🔸️ Altri, invece, considerano queste accuse esagerate o ideologiche, sottolineando che non esistono prove di una vera “colonia” politica.
🔸️ Nel Salento, terra già profondamente trasformata dal turismo internazionale e dalla speculazione immobiliare, il progetto promosso dalla società Coral 37 continua a suscitare forti polemiche.
🔸️ Se per alcuni si tratta soltanto di un’iniziativa economica privata destinata ad attrarre investitori stranieri, per altri il fenomeno rappresenta qualcosa di molto più profondo: l’inizio di una progressiva erosione della sovranità territoriale e culturale italiana.
🔸️ Le preoccupazioni nascono
dalle dichiarazioni attribuite all’imprenditrice israeliana Orit Lev Marom, nelle quali il Salento veniva descritto come possibile “nuova terra promessa” per famiglie israeliane intenzionate a trasferirsi stabilmente in Puglia.
🔸️ Un messaggio che, inevitabilmente, ha evocato il tema delle colonie israeliane nei territori palestinesi occupati, uno dei nodi geopolitici più controversi degli ultimi decenni.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
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Marco Pizzuti
🔴 Crescono le polemiche attorno al progetto immobiliare Coral 37 nel Salento, promosso da investitori israeliani, che per i critici rappresenterebbe un modello di insediamento organizzato simile a quello delle colonie in Palestina, con il rischio di erodere la sovranità territoriale italiana. Le preoccupazioni sono alimentate dalle dichiarazioni dell'imprenditrice Orit Lev Marom, ma altri osservatori definiscono le accuse esagerate, sottolineando l'assenza di prove di una vera "colonia" politica e trattando l'iniziativa come una normale attività economica privata. Nel dibattito emerge la richiesta di un'interrogazione parlamentare per chiarire gli scopi dell'insediamento, mentre i sostenitori delle critiche evidenziano il contesto geopolitico di Israele e la differenza con le tradizionali comunità internazionali integrate in Italia.
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⏹️ Chiesta una interrogazione parlamentare sul caso Rappresentazione grafica del temuto epilogo del progetto immobiliare israeliano Coral 37 nell’immaginario dei critici.
🔸️ Attorno al progetto immobiliare Coral 37 nel Salento, promosso da investitori israeliani, nasce il timore che non si tratti solo di un’iniziativa economica, ma di un modello di insediamento organizzato che secondo i critici potrebbe rapidamente trasformarsi in una vera e propria colonia di Tel Aviv sul suolo italiano.
🔸️ La loro tesi infatti è che anche in Puglia possa venire applicato lo stesso modello di occupazione applicato dai coloni israeliani nei territori palestinesi fino alla progressiva perdita di sovranità italiana.
🔸️ Altri, invece, considerano queste accuse esagerate o ideologiche, sottolineando che non esistono prove di una vera “colonia” politica.
🔸️ Nel Salento, terra già profondamente trasformata dal turismo internazionale e dalla speculazione immobiliare, il progetto promosso dalla società Coral 37 continua a suscitare forti polemiche.
🔸️ Se per alcuni si tratta soltanto di un’iniziativa economica privata destinata ad attrarre investitori stranieri, per altri il fenomeno rappresenta qualcosa di molto più profondo: l’inizio di una progressiva erosione della sovranità territoriale e culturale italiana.
🔸️ Le preoccupazioni nascono
dalle dichiarazioni attribuite all’imprenditrice israeliana Orit Lev Marom, nelle quali il Salento veniva descritto come possibile “nuova terra promessa” per famiglie israeliane intenzionate a trasferirsi stabilmente in Puglia.
🔸️ Un messaggio che, inevitabilmente, ha evocato il tema delle colonie israeliane nei territori palestinesi occupati, uno dei nodi geopolitici più controversi degli ultimi decenni.
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UNA COLONIA ISRAELIANA NEL SALENTO? C’È GIÀ CHI LO TEME …
⏹️ Chiesta una interrogazione parlamentare sul caso Rappresentazione grafica del temuto epilogo del progetto immobiliare israeliano Coral 37 nell’immaginario dei critici. 🔸️ Attorno al progetto immobiliare Coral 37 nel Salento, promosso da investitori israeliani…
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⚠️ LA FRAGILE FORTEZZA AMERICANA❗️
Giacomo Gabellini
🔴 La Strategic Petroleum Reserve degli Stati Uniti è scesa sotto i 300 milioni di barili, il livello più basso dal 1983, con sole 41 giorni di riserve rimanenti a causa delle tensioni nello Stretto di Hormuz e del conflitto con l'Iran. Questa vulnerabilità energetica si accompagna a una profonda crisi interna: la quota di reddito nazionale destinata ai lavoratori ha toccato il minimo storico (52,9%) nel 2026, mentre la concentrazione della ricchezza è senza precedenti, con l'1% più ricco che detiene il 50% delle azioni. L'elevato indebitamento delle famiglie (18,8 trilioni di dollari) e la crescente inflazione globale espongono la fragilità economica degli USA, minata anche dalla riduzione delle capacità di raffinazione russe e dalle restrizioni energetiche imposte da Pechino.
Sommario ⬆️
------------------------------------
⏹️ Quarantuno giorni: è il margine che separa gli Stati Uniti dall’esaurimento delle loro riserve di greggio, al ritmo attuale dei prelievi. È il livello più basso degli ultimi 50 anni.
🔹️ Le caverne saline in cui gli Stati Uniti stipano da decenni le proprie riserve strategiche di greggio si stanno svuotando a ritmi che non si vedevano dai primi anni Ottanta.
🔹️ Con la Strategic Petroleum Reserve scesa sotto la soglia dei 300 milioni di barili per la prima volta dal 1983, la prima potenza globale rischia di ritrovarsi senza paracadute energetico.
🔹️ L’interruzione prolungata dei flussi nello Stretto di Hormuz e le fiammate inflazionistiche globali stanno mettendo a nudo una vulnerabilità che per decenni era rimasta nascosta dietro la potenza finanziaria, militare ed energetica USA.
🔹️ Per capire come quella che era la più grande economia del pianeta sia giunta a questo punto, occorre ricomporre un mosaico geopolitico e finanziario in cui ogni tessera, da Washington a Tokyo, passando per i mercati del credito privato, rischia di far crollare l’intera costruzione.
🔹️ Il rapporto sui risparmi emergenziali negli Stati Uniti pubblicato da Bankrate all’inizio di febbraio sulla base delle rilevazioni del dicembre 2025 attesta che soltanto il 47% statunitensi disponeva di liquidità sufficiente per coprire una spesa imprevista di 1.000 dollari.
🔹️ Un dato allarmante, che scaturisce dal declino costante, spalmato su un periodo ormai pluridecennale, della quota di reddito nazionale destinata ai lavoratori, crollata al minimo storico (52,9%) nel secondo trimestre del 2026.
🔹️ Al declino tendenziale dei salari corrisponde un processo di concentrazione della ricchezza letteralmente senza precedenti nella storia degli Stati Uniti.
🔹️ Stando alle stime formulate dagli economisti Gabriel Zucman ed Emmanuel Saez, all’apice della Gilded Age, negli ultimi decenni del XIX secolo, il patrimonio netto riconducibile allo 0,00001% più ricco della popolazione ammontava al 3% circa del Pil statunitense.
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Riassunto punti salienti
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⏹️ Quarantuno giorni: è il margine che separa gli Stati Uniti dall’esaurimento delle loro riserve di greggio, al ritmo attuale dei prelievi. È il livello più basso degli ultimi 50 anni.
🔹️ Le caverne saline in cui gli Stati Uniti stipano da decenni le proprie riserve strategiche di greggio si stanno svuotando a ritmi che non si vedevano dai primi anni Ottanta.
🔹️ Con la Strategic Petroleum Reserve scesa sotto la soglia dei 300 milioni di barili per la prima volta dal 1983, la prima potenza globale rischia di ritrovarsi senza paracadute energetico.
🔹️ L’interruzione prolungata dei flussi nello Stretto di Hormuz e le fiammate inflazionistiche globali stanno mettendo a nudo una vulnerabilità che per decenni era rimasta nascosta dietro la potenza finanziaria, militare ed energetica USA.
🔹️ Per capire come quella che era la più grande economia del pianeta sia giunta a questo punto, occorre ricomporre un mosaico geopolitico e finanziario in cui ogni tessera, da Washington a Tokyo, passando per i mercati del credito privato, rischia di far crollare l’intera costruzione.
🔹️ Il rapporto sui risparmi emergenziali negli Stati Uniti pubblicato da Bankrate all’inizio di febbraio sulla base delle rilevazioni del dicembre 2025 attesta che soltanto il 47% statunitensi disponeva di liquidità sufficiente per coprire una spesa imprevista di 1.000 dollari.
🔹️ Un dato allarmante, che scaturisce dal declino costante, spalmato su un periodo ormai pluridecennale, della quota di reddito nazionale destinata ai lavoratori, crollata al minimo storico (52,9%) nel secondo trimestre del 2026.
🔹️ Al declino tendenziale dei salari corrisponde un processo di concentrazione della ricchezza letteralmente senza precedenti nella storia degli Stati Uniti.
🔹️ Stando alle stime formulate dagli economisti Gabriel Zucman ed Emmanuel Saez, all’apice della Gilded Age, negli ultimi decenni del XIX secolo, il patrimonio netto riconducibile allo 0,00001% più ricco della popolazione ammontava al 3% circa del Pil statunitense.
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⚠️ PICCOLI APPUNTI PER SINISTROSI INCOLTI E FAZIOSI (A PROPOSITO DI BONACCINI E COMPAGNI)❗️
Mario Bozzi Sentieri
🔴 L'articolo critica la narrazione di sinistra, esemplificata da Stefano Bonaccini e Massimo Giannini, che associa la destra politica all'ignoranza e a una presunta assenza di cultura. L'autore, Mario Bozzi Sentieri, smonta questa tesi citando l'amore di Giorgia Meloni per Francesco Guccini e facendo riferimento a un articolo di Giovanni Raboni (Corriere della Sera, 2002) che elencava numerosi grandi scrittori del Novecento di orientamento politico di destra, da Céline a Pound. La conclusione è che la destra possiede una tradizione culturale solida e che la sinistra dovrebbe documentarsi prima di attribuire giudizi faziosi basati su pregiudizi ripetitivi.
Sommario ⬆️
------------------------------------
⏹️ Non c’è solo Stefano Bonaccini ad attribuire patenti di ignoranza per chi ha votato Trump, la Le Pen, ovviamente Meloni, Salvini, tutti espressioni, in maniera maggioritaria, “di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle città, di chi sta peggio economicamente”.
🔘 La “destra ignorante” è il mantra di una sinistra intelligentemente “incolta” (quella sì “senza cultura”) che pontifica, in cerca di nuove certezze, dopo avere visto tramontare le sue vecchie appartenenze ideologiche.
🔘 Forse è proprio per coprire i suoi storici fallimenti che, da sinistra, non si sa fare altro che accusare la destra di “ignoranza”. Massimo Giannini dalla “dotta” tribuna de “il Venerdì” di Repubblica fa parte di questa schiera.
🔘 Peccato per le parole di stima di Giorgia Meloni verso Francesco Guccini (“ho amato profondamente la sua musica”), la quale ha citato “Cirano” e “Cristoforo Colombo” come capolavori che hanno segnato la sua formazione ideale.
🔘 Rispondendo ad una lettrice Giannini non si è trattenuto da fare l’immancabile morale: “La destra incolta cerca sempre qualche santo da inserire abusivamente nel suo pantheon culturale, che però rimane mestamente vuoto”.
🔘 Lo schema è sempre lo stesso. “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”: è una nota affermazione attribuita erroneamente a Joseph Goebbels, il Ministro della Propaganda del Terzo Reich dal 1933 al 1945.
🔘 Si tratta di una frase ad effetto, che ha fatto scuola, usata ripetutamente anche per ingabbiare il rapporto tra destra e cultura. È “un orrore questa destra che si impossessa della cultura” aveva dichiarato qualche tempo fa Francesco Guccini, intervistato da “la Repubblica”.
🔘 Una “visione” non proprio nuova, impegnata a semplificare, da sinistra, il rapporto tra destra e cultura, un rapporto rispetto a quello “che non è mai stato il loro settore”, puntualizzava il compianto cantautore.
🔘 Da Giannini ci saremmo aspettati qualcosa di più e di meglio di una battuta con cui “risolvere” un rapporto complesso ed articolato, qual è quello tra destra e cultura.
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🔘 La “destra ignorante” è il mantra di una sinistra intelligentemente “incolta” (quella sì “senza cultura”) che pontifica, in cerca di nuove certezze, dopo avere visto tramontare le sue vecchie appartenenze ideologiche.
🔘 Forse è proprio per coprire i suoi storici fallimenti che, da sinistra, non si sa fare altro che accusare la destra di “ignoranza”. Massimo Giannini dalla “dotta” tribuna de “il Venerdì” di Repubblica fa parte di questa schiera.
🔘 Peccato per le parole di stima di Giorgia Meloni verso Francesco Guccini (“ho amato profondamente la sua musica”), la quale ha citato “Cirano” e “Cristoforo Colombo” come capolavori che hanno segnato la sua formazione ideale.
🔘 Rispondendo ad una lettrice Giannini non si è trattenuto da fare l’immancabile morale: “La destra incolta cerca sempre qualche santo da inserire abusivamente nel suo pantheon culturale, che però rimane mestamente vuoto”.
🔘 Lo schema è sempre lo stesso. “Ripetete una bugia cento, mille, un milione di volte e diventerà una verità”: è una nota affermazione attribuita erroneamente a Joseph Goebbels, il Ministro della Propaganda del Terzo Reich dal 1933 al 1945.
🔘 Si tratta di una frase ad effetto, che ha fatto scuola, usata ripetutamente anche per ingabbiare il rapporto tra destra e cultura. È “un orrore questa destra che si impossessa della cultura” aveva dichiarato qualche tempo fa Francesco Guccini, intervistato da “la Repubblica”.
🔘 Una “visione” non proprio nuova, impegnata a semplificare, da sinistra, il rapporto tra destra e cultura, un rapporto rispetto a quello “che non è mai stato il loro settore”, puntualizzava il compianto cantautore.
🔘 Da Giannini ci saremmo aspettati qualcosa di più e di meglio di una battuta con cui “risolvere” un rapporto complesso ed articolato, qual è quello tra destra e cultura.
Continua ⤵️
Riassunto punti salienti
🔵 Vi invitiamo a seguirci per mantenervi informati su importanti temi di geopolitica, o altro e su riflessioni ad ampio raggio❗️
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
👉 Canale Libertà e democrazia
Telegraph
PICCOLI APPUNTI PER SINISTROSI INCOLTI E FAZIOSI (A PROPOSITO DI BONACCINI E COMPAGNI)
⏹️ Non c’è solo Stefano Bonaccini ad attribuire patenti di ignoranza per chi ha votato Trump, la Le Pen, ovviamente Meloni, Salvini, tutti espressioni, in maniera maggioritaria, “di chi ha poco studiato, di chi vive nelle aree interne o nelle periferie delle…
🤡3❤1
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⚠️ LA GUERRA INVISIBILE❗️
Daniel A. Casari
🔴 L'autore critica la narrazione che associa il rischio vitale esclusivamente al servizio militare, sostenendo che la mortalità sul lavoro civile in Italia sia significativamente più alta. I dati indicano un tasso di circa 1-1,7 morti per 100.000 militari, mentre nei settori come l'edilizia, i trasporti e l'agricoltura i tassi oscillano tra 9 e 24 morti per 100.000 lavoratori, con un rischio fino a 20 volte superiore a quello militare. Si evidenzia come l'economia sommersa e il caporalato sottostimino la realtà ufficiale, causando un'evusione fiscale stimata tra i 25 e 30 miliardi di euro annui. L'articolo chiede uno spostamento delle priorità politiche e di spesa dalla difesa militare alla sicurezza sul lavoro e alla lotta al lavoro nero, in linea con l'articolo 1 della Costituzione.
Sommario ⬆️
-------------------------------------
⏹️ La narrazione fasciobellicista dominante tende a mitizzare il rischio vitale associandolo esclusivamente alla divisa e alle armi.
🔸️ Ma le tabelle storiche del Ministero della Difesa, analizzate freddamente in tempo di pace, dicono l’esatto contrario.
🔸️ Nelle Forze Armate italiane (Esercito, Marina, Aeronautica), la media annuale dei decessi legati a incidenti addestrativi, logistici o di servizio si attesta stabilmente su circa 2-3 vittime all’anno.
🔸️ Rapportando questo dato a una platea di circa 170.000 militari in servizio attivo, il calcolo matematico del tasso di mortalità specifica oscilla tra 1,1 e 1,7 morti ogni 100.000 arruolati.
🔸️ Quando però si passa al mondo civile, i dati consolidati dall’INAIL si trasformano in un permanente bollettino di guerra: circa 1.100 denunce di infortunio mortale all’anno complessive in Italia.
🔸️ L’incidenza pro-capite calcolata sul numero di decessi per 100.000 occupati svela l’ipocrisia del sistema:
> Edilizia: Tra i 150 e i 210 decessi all’anno, con un tasso di circa 9-12 morti ogni 100.000 lavoratori. Un operaior edile rischia la vita fino a 10 volte in più rispetto a un militare in caserma.
🔸️ > Logistica e Trasporti: Tra i 100 e i 130 morti all’anno, schiacciati da turni massacranti sull’asfalto, per un tasso di 13-14 morti ogni 100.000 addetti. Il rischio è 12 volte superiore a quello militare.
🔸️ > Agricoltura: circa 100-110 decessi annui. Qui, a causa della contrazione dei contratti regolari, l’indice di mortalità pro-capite esplode letteralmente, oscillando tra i 18 e i 24 morti ogni 100.000 lavoratori. Nei campi la probabilità di morire, quasi sempre per il ribaltamento di trattori obsoleti privi di roll-bar, è fino a 20 volte superiore alla vita sotto le armi.
🔸️ Questi drammatici numeri, rappresentano solo la punta dell’iceberg. Le stime dei sindacati e degli osservatori indipendenti sul mondo del lavoro indicano che le morti reali nei settori civili sono superiori di circa il 15-20% rispetto ai dati ufficiali comunicati dall’INAIL.
🔸️ Il motivo è una piaga che si chiama economia sommersa e caporalato, due dinamiche criminali che distorcono la realtà in modo strutturale.
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🔴 L'autore critica la narrazione che associa il rischio vitale esclusivamente al servizio militare, sostenendo che la mortalità sul lavoro civile in Italia sia significativamente più alta. I dati indicano un tasso di circa 1-1,7 morti per 100.000 militari, mentre nei settori come l'edilizia, i trasporti e l'agricoltura i tassi oscillano tra 9 e 24 morti per 100.000 lavoratori, con un rischio fino a 20 volte superiore a quello militare. Si evidenzia come l'economia sommersa e il caporalato sottostimino la realtà ufficiale, causando un'evusione fiscale stimata tra i 25 e 30 miliardi di euro annui. L'articolo chiede uno spostamento delle priorità politiche e di spesa dalla difesa militare alla sicurezza sul lavoro e alla lotta al lavoro nero, in linea con l'articolo 1 della Costituzione.
Sommario ⬆️
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⏹️ La narrazione fasciobellicista dominante tende a mitizzare il rischio vitale associandolo esclusivamente alla divisa e alle armi.
🔸️ Ma le tabelle storiche del Ministero della Difesa, analizzate freddamente in tempo di pace, dicono l’esatto contrario.
🔸️ Nelle Forze Armate italiane (Esercito, Marina, Aeronautica), la media annuale dei decessi legati a incidenti addestrativi, logistici o di servizio si attesta stabilmente su circa 2-3 vittime all’anno.
🔸️ Rapportando questo dato a una platea di circa 170.000 militari in servizio attivo, il calcolo matematico del tasso di mortalità specifica oscilla tra 1,1 e 1,7 morti ogni 100.000 arruolati.
🔸️ Quando però si passa al mondo civile, i dati consolidati dall’INAIL si trasformano in un permanente bollettino di guerra: circa 1.100 denunce di infortunio mortale all’anno complessive in Italia.
🔸️ L’incidenza pro-capite calcolata sul numero di decessi per 100.000 occupati svela l’ipocrisia del sistema:
> Edilizia: Tra i 150 e i 210 decessi all’anno, con un tasso di circa 9-12 morti ogni 100.000 lavoratori. Un operaior edile rischia la vita fino a 10 volte in più rispetto a un militare in caserma.
🔸️ > Logistica e Trasporti: Tra i 100 e i 130 morti all’anno, schiacciati da turni massacranti sull’asfalto, per un tasso di 13-14 morti ogni 100.000 addetti. Il rischio è 12 volte superiore a quello militare.
🔸️ > Agricoltura: circa 100-110 decessi annui. Qui, a causa della contrazione dei contratti regolari, l’indice di mortalità pro-capite esplode letteralmente, oscillando tra i 18 e i 24 morti ogni 100.000 lavoratori. Nei campi la probabilità di morire, quasi sempre per il ribaltamento di trattori obsoleti privi di roll-bar, è fino a 20 volte superiore alla vita sotto le armi.
🔸️ Questi drammatici numeri, rappresentano solo la punta dell’iceberg. Le stime dei sindacati e degli osservatori indipendenti sul mondo del lavoro indicano che le morti reali nei settori civili sono superiori di circa il 15-20% rispetto ai dati ufficiali comunicati dall’INAIL.
🔸️ Il motivo è una piaga che si chiama economia sommersa e caporalato, due dinamiche criminali che distorcono la realtà in modo strutturale.
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⚠️ IL PIANO MATTEI DIVENTA L’ENNESIMO “PIANO MANODOPERA”: IL GOVERNO APRE AL CORRIDOIO EGIZIANO❗️
Sergio Filacchioni
🔴 L’articolo critica la politica migratoria italiana, affermando che il Piano Mattei sia stato convertito in uno strumento di importazione sistematica di manodopera. Il governo, tramite la missione egiziana e il progetto DEMO, sta creando infrastrutture permanenti per formare lavoratori nei Paesi d’origine e facilitarne l’ingresso in Italia al di fuori delle quote del decreto flussi. L’autore sostengono che, mentre si blocca l’immigrazione irregolare, si apre un canale legale strutturale (con 497.550 ingressi previsti nel triennio 2026-2028) che trasforma l’immigrazione dalla soluzione eccezionale a risposta permanente, impedendo la crescita della produttività e del valore del lavoro già presente in Italia.
Sommario ⬆️
-----------------------------------------
⏹️ Prima quasi mezzo milione di ingressi programmati con il decreto flussi. Adesso una struttura permanente per formare lavoratori direttamente nei Paesi d’origine e portarli nelle aziende italiane.
🔸️ Dal Cairo, Antonio Tajani ha reso ancora più esplicita la politica migratoria del governo: meno immigrazione irregolare, certo, ma contemporaneamente «un crescente numero di migranti regolari» da impiegare nelle imprese italiane dopo un percorso di formazione.
🔸️ Il governo rivendica la coerenza dell’operazione: contrastare trafficanti e clandestinità sostituendoli con canali ordinati, selezionati e legali, capaci nello stesso tempo di soddisfare la domanda delle imprese.
🔸️ È precisamente questo, però, il punto politico. Dopo quattro anni diventa difficile continuare a raccontare il centrodestra come il governo della riduzione dell’immigrazione.
🔸️ Chi aveva confuso lo slogan sugli sbarchi con una politica diretta a ridurre la dipendenza dell’economia italiana dall’importazione di manodopera prenda nota che il confine viene chiuso al trafficante ma aperto dal datore di lavoro.
🔸️ Il precedente è già enorme. Il decreto flussi 2026-2028 programma 497.550 ingressi di cittadini extracomunitari per lavoro, 164.850 soltanto quest’anno: 267 mila posti sono destinati al lavoro stagionale in agricoltura e turismo e altri 230.550 al lavoro subordinato non stagionale e autonomo.
🔸️ Lo stesso Ministero del Lavoro spiega che le quote sono state calibrate sui fabbisogni espressi dalle parti sociali e sulle richieste delle imprese. Ma fermarsi a quella cifra rischia persino di sottostimare la portata del modello costruito negli ultimi anni.
🔸️ Il mezzo milione del decreto flussi non rappresenta necessariamente il limite complessivo degli ingressi per lavoro.
🔸️ Dal 2023, infatti, i cittadini stranieri che completano programmi di formazione professionale e civico-linguistica all’estero approvati dal Ministero possono entrare e venire assunti al di fuori delle quote del decreto flussi, in qualunque momento dell’anno.
🔸️ Non è un dettaglio burocratico: è un secondo canale, espressamente costruito per rispondere al fabbisogno delle imprese. Nel giugno scorso il governo ne ha ulteriormente digitalizzato la procedura e ad agosto ha disciplinato l’iscrizione dei lavoratori formati all’estero al SIISL, facilitando l’incontro con i datori di lavoro italiani.
🔸️ Dentro questa architettura va letta la missione egiziana. La Farnesina parla apertamente di «percorsi di mobilità legale e qualificata», formazione tecnica e professionale e sviluppo delle competenze per rispondere alla domanda di lavoratori del sistema produttivo italiano.
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Sergio Filacchioni
🔴 L’articolo critica la politica migratoria italiana, affermando che il Piano Mattei sia stato convertito in uno strumento di importazione sistematica di manodopera. Il governo, tramite la missione egiziana e il progetto DEMO, sta creando infrastrutture permanenti per formare lavoratori nei Paesi d’origine e facilitarne l’ingresso in Italia al di fuori delle quote del decreto flussi. L’autore sostengono che, mentre si blocca l’immigrazione irregolare, si apre un canale legale strutturale (con 497.550 ingressi previsti nel triennio 2026-2028) che trasforma l’immigrazione dalla soluzione eccezionale a risposta permanente, impedendo la crescita della produttività e del valore del lavoro già presente in Italia.
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⏹️ Prima quasi mezzo milione di ingressi programmati con il decreto flussi. Adesso una struttura permanente per formare lavoratori direttamente nei Paesi d’origine e portarli nelle aziende italiane.
🔸️ Dal Cairo, Antonio Tajani ha reso ancora più esplicita la politica migratoria del governo: meno immigrazione irregolare, certo, ma contemporaneamente «un crescente numero di migranti regolari» da impiegare nelle imprese italiane dopo un percorso di formazione.
🔸️ Il governo rivendica la coerenza dell’operazione: contrastare trafficanti e clandestinità sostituendoli con canali ordinati, selezionati e legali, capaci nello stesso tempo di soddisfare la domanda delle imprese.
🔸️ È precisamente questo, però, il punto politico. Dopo quattro anni diventa difficile continuare a raccontare il centrodestra come il governo della riduzione dell’immigrazione.
🔸️ Chi aveva confuso lo slogan sugli sbarchi con una politica diretta a ridurre la dipendenza dell’economia italiana dall’importazione di manodopera prenda nota che il confine viene chiuso al trafficante ma aperto dal datore di lavoro.
🔸️ Il precedente è già enorme. Il decreto flussi 2026-2028 programma 497.550 ingressi di cittadini extracomunitari per lavoro, 164.850 soltanto quest’anno: 267 mila posti sono destinati al lavoro stagionale in agricoltura e turismo e altri 230.550 al lavoro subordinato non stagionale e autonomo.
🔸️ Lo stesso Ministero del Lavoro spiega che le quote sono state calibrate sui fabbisogni espressi dalle parti sociali e sulle richieste delle imprese. Ma fermarsi a quella cifra rischia persino di sottostimare la portata del modello costruito negli ultimi anni.
🔸️ Il mezzo milione del decreto flussi non rappresenta necessariamente il limite complessivo degli ingressi per lavoro.
🔸️ Dal 2023, infatti, i cittadini stranieri che completano programmi di formazione professionale e civico-linguistica all’estero approvati dal Ministero possono entrare e venire assunti al di fuori delle quote del decreto flussi, in qualunque momento dell’anno.
🔸️ Non è un dettaglio burocratico: è un secondo canale, espressamente costruito per rispondere al fabbisogno delle imprese. Nel giugno scorso il governo ne ha ulteriormente digitalizzato la procedura e ad agosto ha disciplinato l’iscrizione dei lavoratori formati all’estero al SIISL, facilitando l’incontro con i datori di lavoro italiani.
🔸️ Dentro questa architettura va letta la missione egiziana. La Farnesina parla apertamente di «percorsi di mobilità legale e qualificata», formazione tecnica e professionale e sviluppo delle competenze per rispondere alla domanda di lavoratori del sistema produttivo italiano.
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IL PIANO MATTEI DIVENTA L’ENNESIMO “PIANO MANODOPERA”: IL GOVERNO APRE AL CORRIDOIO EGIZIANO
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⚠️ GERMANIA. ISRAELE, IL LASCIAPASSARE DELL’AfD PER DIVENTARE “RISPETTABILE”❗️
Samuele Lucia
🔴 L'articolo analizza il paradosso dell'AfD, partito di destra radicale tedesco accusato di antisemitismo interno, che utilizza la difesa di Israele come strumento di legittimazione per apparire rispettabile. Israele viene inquadrato non come nazione, ma come avamposto dell'Occidente sotto attacco dell'islamismo, permettendo al partito di agganciare temi come immigrazione, sicurezza e identità culturale. Sebbene i leader dell'AfD (Weidel e Chrupalla) mantengano toni cauti verso le tensioni in Medio Oriente, la fazione al Bundestag evidenzia l'odio antisemita legato alle proteste pro-Palestina e ai migranti. Secondo l'autore, sostenere Israele funge da "lasciapassare" per distanziarsi dal passato nazista e presentarsi come difensori dell'Occidente, nonostante le accuse persistenti di nutrire stereotipi antisemiti e la percezione di minaccia da parte della comunità ebraica.
Sommario ⬆️
-----------------------------------------
❗️#NDR 》Nonostante alcune sfumature diverse, l'AfD vede Israele come un baluardo contro l'Islam. Quindi si tratta di un partito in buona parte schierato a favore del sionismo, a ulteriore conferma del suo ruolo di collettore dei voti di protesta da portare in un secondo momento al servizio degli USA e della UE, come accaduto in Italia con la Lega e il M5S❗️
⏹️ C’è un paradosso che dice tutto sull’AfD. Il partito della destra radicale tedesca, il più estremo presente in Germania, quello che da anni viene accusato di tenere in casa posizioni antisemite e revisionate, ha deciso di fare della difesa di Israele e della lotta all’antisemitismo uno dei suoi cavalli di battaglia.
🔸️ Solo che, guardando da vicino il rapporto con Israele, ti accorgi subito che ridurlo a “partito filo-israeliano” è una semplificazione da talk-show.
Israele nella narrazione afdiana non è solo Israele. È l’avamposto dell’Occidente sotto assedio dell’islamismo.
🔸️ La guerra in Medio Oriente diventa il pretesto perfetto per parlare d’altro: immigrazione, sicurezza, fallimento del multiculturalismo. Insomma, si parte da Gerusalemme e si arriva dritti a Berlino. Dalla sicurezza degli israeliani a quella dei tedeschi.
🔸️ Operazione di marketing politico riuscita alla perfezione. Peccato che l’AfD non parli mai con una voce sola. Sul conflitto a Gaza e soprattutto sul braccio di ferro con l’Iran le differenze sono emerse chiare. Alice Weidel e Tino Chrupalla, i due leader riconfermati, non sempre battono lo stesso tempo.
🔸️ Dopo gli attacchi di Israele e Stati Uniti contro Teheran, i due hanno espresso “grande preoccupazione”, chiesto di smetterla di destabilizzare il Medio Oriente e ricordato il rispetto del diritto internazionale e la protezione dei civili. Tono più cauto, quasi istituzionale.
🔸️ Nello stesso tempo al Bundestag la frazione AfD non sta ferma. Ha presentato interrogazioni per sapere quanti episodi antisemiti collegati alle manifestazioni pro-Palestina si siano registrati negli ultimi anni e quanto pesi, sul totale, l’odio anti-israeliano.
🔸️ Messaggio chiaro: il vero pericolo è l’antisemitismo importato, quello che arriva con i migranti e con le piazze. Ed è qui che scatta il cortocircuito. L’AfD si presenta come scudo degli ebrei e di Israele contro l’islamismo.
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Samuele Lucia
🔴 L'articolo analizza il paradosso dell'AfD, partito di destra radicale tedesco accusato di antisemitismo interno, che utilizza la difesa di Israele come strumento di legittimazione per apparire rispettabile. Israele viene inquadrato non come nazione, ma come avamposto dell'Occidente sotto attacco dell'islamismo, permettendo al partito di agganciare temi come immigrazione, sicurezza e identità culturale. Sebbene i leader dell'AfD (Weidel e Chrupalla) mantengano toni cauti verso le tensioni in Medio Oriente, la fazione al Bundestag evidenzia l'odio antisemita legato alle proteste pro-Palestina e ai migranti. Secondo l'autore, sostenere Israele funge da "lasciapassare" per distanziarsi dal passato nazista e presentarsi come difensori dell'Occidente, nonostante le accuse persistenti di nutrire stereotipi antisemiti e la percezione di minaccia da parte della comunità ebraica.
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❗️#NDR 》Nonostante alcune sfumature diverse, l'AfD vede Israele come un baluardo contro l'Islam. Quindi si tratta di un partito in buona parte schierato a favore del sionismo, a ulteriore conferma del suo ruolo di collettore dei voti di protesta da portare in un secondo momento al servizio degli USA e della UE, come accaduto in Italia con la Lega e il M5S❗️
⏹️ C’è un paradosso che dice tutto sull’AfD. Il partito della destra radicale tedesca, il più estremo presente in Germania, quello che da anni viene accusato di tenere in casa posizioni antisemite e revisionate, ha deciso di fare della difesa di Israele e della lotta all’antisemitismo uno dei suoi cavalli di battaglia.
🔸️ Solo che, guardando da vicino il rapporto con Israele, ti accorgi subito che ridurlo a “partito filo-israeliano” è una semplificazione da talk-show.
Israele nella narrazione afdiana non è solo Israele. È l’avamposto dell’Occidente sotto assedio dell’islamismo.
🔸️ La guerra in Medio Oriente diventa il pretesto perfetto per parlare d’altro: immigrazione, sicurezza, fallimento del multiculturalismo. Insomma, si parte da Gerusalemme e si arriva dritti a Berlino. Dalla sicurezza degli israeliani a quella dei tedeschi.
🔸️ Operazione di marketing politico riuscita alla perfezione. Peccato che l’AfD non parli mai con una voce sola. Sul conflitto a Gaza e soprattutto sul braccio di ferro con l’Iran le differenze sono emerse chiare. Alice Weidel e Tino Chrupalla, i due leader riconfermati, non sempre battono lo stesso tempo.
🔸️ Dopo gli attacchi di Israele e Stati Uniti contro Teheran, i due hanno espresso “grande preoccupazione”, chiesto di smetterla di destabilizzare il Medio Oriente e ricordato il rispetto del diritto internazionale e la protezione dei civili. Tono più cauto, quasi istituzionale.
🔸️ Nello stesso tempo al Bundestag la frazione AfD non sta ferma. Ha presentato interrogazioni per sapere quanti episodi antisemiti collegati alle manifestazioni pro-Palestina si siano registrati negli ultimi anni e quanto pesi, sul totale, l’odio anti-israeliano.
🔸️ Messaggio chiaro: il vero pericolo è l’antisemitismo importato, quello che arriva con i migranti e con le piazze. Ed è qui che scatta il cortocircuito. L’AfD si presenta come scudo degli ebrei e di Israele contro l’islamismo.
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GERMANIA. ISRAELE, IL LASCIAPASSARE DELL’AfD PER DIVENTARE “RISPETTABILE”
⏹️ C’è un paradosso che dice tutto sull’AfD. Il partito della destra radicale tedesca, il più estremo presente in Germania, quello che da anni viene accusato di tenere in casa posizioni antisemite e revisionate, ha deciso di fare della difesa di Israele e…
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⚠️ ALLA SINISTRA NON FAR SAPERE QUANT'È ORRENDO DELLE ARMI IL POTERE❗️
Francesco Coniglione
⏹️ L'autore critica la sinistra italiana, in seguito all'articolo di Giuseppe Conte contro la "woke" come ossatura ideologica, accusandola di occuparsi di identità e microconflitti a scapito della questione sociale. Il testo sostiene che, di fronte a impegni di difesa come il piano europeo ReArm Europe (fino a 800 miliardi) e l'impegno NATO del 5% del PIL, la sinistra evita di affrontare la priorità politica di sottrarre risorse al riarmo per finanziare welfare e salari. L'autore afferma che il vero ostacolo non è la cultura woke, ma il potere delle armi e degli apparati militari, che la sinistra teme di criticare apertamente per non mettersi in conflitto con le élite e i partiti (come il Pd, che resta diviso sulle priorità).
Sommario ⬆️
-----------------------------------
❗️#NDR 》La coerenza del PD : essere dalla parte dei poveri lavoratori, della pace, che lottano per il benessere sociale e poi, sul Riarmo a Bruxelles 10 parlamentari votano a favore e 11 si astengono (quindi a favore). Tirate voi la conclusione
--------------------------------
⏹️ È bastato che Giuseppe Conte scrivesse il 21 agosto su "Repubblica" che il woke non può essere «l’ossatura ideologica» di una forza progressista perché si levasse, dal campo largo, il consueto coro di sopracciglia aggrottate.
🔹️ Conte denuncia il momento in cui questa sensibilità si trasforma in religione morale autosufficiente, capace di distinguere i buoni dai cattivi regolando parole, simboli e microconflitti.
🔹️.... Nel suo articolo riconosce alla cultura woke di avere affinato l’attenzione verso razzismo, sessismo, discriminazioni e gerarchie simboliche.
🔹️ Denuncia semmai il momento in cui questa sensibilità si trasforma in religione morale autosufficiente, capace di distinguere i buoni dai cattivi regolando parole, simboli e microconflitti....
🔹️... Singolare destino della sinistra italiana. Per anni le è stato rimproverato di occuparsi delle vocali finali mentre sparivano i salari; di conoscere ogni sfumatura dell’identità e molto meno la busta paga; di presidiare i diritti nelle università, nei giornali e nelle Ztl lasciando i lavoratori alle destre.
🔹️ Quando qualcuno riprende quella critica e propone di riportare al centro diseguaglianze, costo della vita e potere economico, ecco che diventa sospetto di diserzione civile.
🔹️ Pare che la questione sociale debba essere invocata di continuo, purché nessuno pretenda di farne davvero il criterio ordinatore della politica.
🔹️ L’innesco scelto da Conte è americano: la battuta «Woke 1 was crazy», rilanciata da Alexandria Ocasio-Cortez citando il consigliere newyorkese Chi Ossé, e la lunga guerra sulla cancel culture.
🔹️ Si può discutere se l’importazione sia necessaria, visto che l’Italia non ha conosciuto gli stessi eccessi statunitensi. E non senza ragione: siamo un Paese dalla sorprendente rapidità nel ricevere dall’America le peggiori mode culturali, le più discutibili tecniche politiche e persino le nevrosi, quasi sempre quando lì cominciano già a risultare fuori stagione.
🔹️.... Non parliamo, del resto, di un’allucinazione pacifista. Il piano europeo ReArm Europe/Readiness 2030 mira a mobilitare fino a 800 miliardi di euro; la Nato ha assunto l’impegno destinare entro il 2035 il 5% del Pil alla difesa e alla sicurezza. Ma allora bisogna dirlo e assumersene il costo politico.
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Francesco Coniglione
⏹️ L'autore critica la sinistra italiana, in seguito all'articolo di Giuseppe Conte contro la "woke" come ossatura ideologica, accusandola di occuparsi di identità e microconflitti a scapito della questione sociale. Il testo sostiene che, di fronte a impegni di difesa come il piano europeo ReArm Europe (fino a 800 miliardi) e l'impegno NATO del 5% del PIL, la sinistra evita di affrontare la priorità politica di sottrarre risorse al riarmo per finanziare welfare e salari. L'autore afferma che il vero ostacolo non è la cultura woke, ma il potere delle armi e degli apparati militari, che la sinistra teme di criticare apertamente per non mettersi in conflitto con le élite e i partiti (come il Pd, che resta diviso sulle priorità).
Sommario ⬆️
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❗️#NDR 》La coerenza del PD : essere dalla parte dei poveri lavoratori, della pace, che lottano per il benessere sociale e poi, sul Riarmo a Bruxelles 10 parlamentari votano a favore e 11 si astengono (quindi a favore). Tirate voi la conclusione
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⏹️ È bastato che Giuseppe Conte scrivesse il 21 agosto su "Repubblica" che il woke non può essere «l’ossatura ideologica» di una forza progressista perché si levasse, dal campo largo, il consueto coro di sopracciglia aggrottate.
🔹️ Conte denuncia il momento in cui questa sensibilità si trasforma in religione morale autosufficiente, capace di distinguere i buoni dai cattivi regolando parole, simboli e microconflitti.
🔹️.... Nel suo articolo riconosce alla cultura woke di avere affinato l’attenzione verso razzismo, sessismo, discriminazioni e gerarchie simboliche.
🔹️ Denuncia semmai il momento in cui questa sensibilità si trasforma in religione morale autosufficiente, capace di distinguere i buoni dai cattivi regolando parole, simboli e microconflitti....
🔹️... Singolare destino della sinistra italiana. Per anni le è stato rimproverato di occuparsi delle vocali finali mentre sparivano i salari; di conoscere ogni sfumatura dell’identità e molto meno la busta paga; di presidiare i diritti nelle università, nei giornali e nelle Ztl lasciando i lavoratori alle destre.
🔹️ Quando qualcuno riprende quella critica e propone di riportare al centro diseguaglianze, costo della vita e potere economico, ecco che diventa sospetto di diserzione civile.
🔹️ Pare che la questione sociale debba essere invocata di continuo, purché nessuno pretenda di farne davvero il criterio ordinatore della politica.
🔹️ L’innesco scelto da Conte è americano: la battuta «Woke 1 was crazy», rilanciata da Alexandria Ocasio-Cortez citando il consigliere newyorkese Chi Ossé, e la lunga guerra sulla cancel culture.
🔹️ Si può discutere se l’importazione sia necessaria, visto che l’Italia non ha conosciuto gli stessi eccessi statunitensi. E non senza ragione: siamo un Paese dalla sorprendente rapidità nel ricevere dall’America le peggiori mode culturali, le più discutibili tecniche politiche e persino le nevrosi, quasi sempre quando lì cominciano già a risultare fuori stagione.
🔹️.... Non parliamo, del resto, di un’allucinazione pacifista. Il piano europeo ReArm Europe/Readiness 2030 mira a mobilitare fino a 800 miliardi di euro; la Nato ha assunto l’impegno destinare entro il 2035 il 5% del Pil alla difesa e alla sicurezza. Ma allora bisogna dirlo e assumersene il costo politico.
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Riassunto punti salienti
🔵 Vi invitiamo a seguirci per mantenervi informati su importanti temi di geopolitica, o altro e su riflessioni ad ampio raggio
🔴 LIBERTÀ E DEMOCRAZIA
👉 Canale Libertà e democrazia
Telegraph
ALLA SINISTRA NON FAR SAPERE QUANT'È ORRENDO DELLE ARMI IL POTERE
⏹️ È bastato che Giuseppe Conte scrivesse il 21 agosto su "Repubblica" che il woke non può essere «l’ossatura ideologica» di una forza progressista perché si levasse, dal campo largo, il consueto coro di sopracciglia aggrottate. 🔹️ Conte denuncia il momento…
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Forwarded from Libertà e democrazia
⚠️ IL POTERE PRIMA DEL POTERE: L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E LA NUOVA SOVRANITÀ COMPUTAZIONALE
Lisander
🔵 Consigliamo vivamente la lettura di questo articolo, presentato in modo semplice, coinciso. L’IA ci costringe a guardare verso chi possiede gli strumenti che costruiscono la realtà sulla quale quelle decisioni verranno prese. Ed è forse su questo confine, ancora quasi invisibile, che si giocherà una parte decisiva della nostra libertà.
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🔴 L'articolo analizza lo spostamento del potere dalla sovranità pubblica alle grandi corporation tecnologiche attraverso l'Intelligenza Artificiale, paragonando il consumo di "token" di IA al vecchio gettone telefonico, ma con prezzi definiti da privati. L'autore cita Peter Thiel e il concetto di "potere computazionale" di Paolo Benanti per argomentare che l'IA non è solo uno strumento, ma ridisegna l'ambiente decisionale creando un'aristocrazia computazionale che concentra dati e capacità di calcolo. Il rischio principale non è la robotica totale, ma la perdita di sovranità tecnologica da parte delle democrazie, poiché il potere reale sta passando a chi controlla le infrastrutture che determinano le opzioni raziomali disponibili per i decisori umani.
Sommario ⬆️
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⏹️ C’è stato un tempo in cui, per comunicare a distanza, bisognava comprare un gettone telefonico. Quel piccolo oggetto di metallo consentiva l’accesso a una rete pubblica e il suo valore seguiva le decisioni sulla tariffa telefonica.
🔸️ Oggi, per accedere alla più importante infrastruttura cognitiva che stiamo costruendo, utilizziamo ancora gettoni, solo che li chiamiamo “token”. I token sono le unità attraverso cui viene misurato l’utilizzo dei grandi modelli di intelligenza artificiale.
🔸️ Li consumiamo quando chiediamo a una macchina di riassumere un documento, scrivere un programma, analizzare un’immagine o elaborare milioni di dati.
🔸️ La differenza rispetto al vecchio gettone è sostanziale. Il suo valore si formava all’interno di un’infrastruttura sottoposta alla sovranità pubblica, mentre il prezzo dei token viene stabilito dalle imprese private che controllano i modelli e le infrastrutture necessarie al loro funzionamento.
🔸️ Il passaggio dal gettone al token racconta così qualcosa di più profondo dell’evoluzione tecnologica, racconta uno spostamento del potere. In questo passaggio, la controversa figura di Peter Thiel diventa particolarmente interessante.
🔸️ Interessante non tanto per l’eccentricità delle sue letture filosofiche o per le provocazioni sulla democrazia, quanto perché rappresenta meglio di molti altri l’incontro fra capitale, tecnologia e politica che caratterizza la Silicon Valley contemporanea.
🔸️ Nel 2009 Thiel scrisse di non credere più che libertà e democrazia fossero compatibili. Sarebbe facile liquidare questa affermazione come l’iperbole di un miliardario libertario, ma oggi merita di essere riletta alla luce dell’intelligenza artificiale.
🔸️ Il problema non è immaginare macchine che un giorno diventeranno abbastanza intelligenti da governarci, ma comprendere quanto potere stia già passando nelle mani di chi possiede le macchine e le infrastrutture che le rendono possibili.
🔸️ L’IA, infatti, non consente solo di fare più velocemente ciò che facevamo prima. Permette di individuare correlazioni invisibili all’uomo, anticipare comportamenti, selezionare alternative e orientare le decisioni. Chi dispone di questa capacità non possiede soltanto una tecnologia, ma una nuova forma di potere.
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🔴 L'articolo analizza lo spostamento del potere dalla sovranità pubblica alle grandi corporation tecnologiche attraverso l'Intelligenza Artificiale, paragonando il consumo di "token" di IA al vecchio gettone telefonico, ma con prezzi definiti da privati. L'autore cita Peter Thiel e il concetto di "potere computazionale" di Paolo Benanti per argomentare che l'IA non è solo uno strumento, ma ridisegna l'ambiente decisionale creando un'aristocrazia computazionale che concentra dati e capacità di calcolo. Il rischio principale non è la robotica totale, ma la perdita di sovranità tecnologica da parte delle democrazie, poiché il potere reale sta passando a chi controlla le infrastrutture che determinano le opzioni raziomali disponibili per i decisori umani.
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⏹️ C’è stato un tempo in cui, per comunicare a distanza, bisognava comprare un gettone telefonico. Quel piccolo oggetto di metallo consentiva l’accesso a una rete pubblica e il suo valore seguiva le decisioni sulla tariffa telefonica.
🔸️ Oggi, per accedere alla più importante infrastruttura cognitiva che stiamo costruendo, utilizziamo ancora gettoni, solo che li chiamiamo “token”. I token sono le unità attraverso cui viene misurato l’utilizzo dei grandi modelli di intelligenza artificiale.
🔸️ Li consumiamo quando chiediamo a una macchina di riassumere un documento, scrivere un programma, analizzare un’immagine o elaborare milioni di dati.
🔸️ La differenza rispetto al vecchio gettone è sostanziale. Il suo valore si formava all’interno di un’infrastruttura sottoposta alla sovranità pubblica, mentre il prezzo dei token viene stabilito dalle imprese private che controllano i modelli e le infrastrutture necessarie al loro funzionamento.
🔸️ Il passaggio dal gettone al token racconta così qualcosa di più profondo dell’evoluzione tecnologica, racconta uno spostamento del potere. In questo passaggio, la controversa figura di Peter Thiel diventa particolarmente interessante.
🔸️ Interessante non tanto per l’eccentricità delle sue letture filosofiche o per le provocazioni sulla democrazia, quanto perché rappresenta meglio di molti altri l’incontro fra capitale, tecnologia e politica che caratterizza la Silicon Valley contemporanea.
🔸️ Nel 2009 Thiel scrisse di non credere più che libertà e democrazia fossero compatibili. Sarebbe facile liquidare questa affermazione come l’iperbole di un miliardario libertario, ma oggi merita di essere riletta alla luce dell’intelligenza artificiale.
🔸️ Il problema non è immaginare macchine che un giorno diventeranno abbastanza intelligenti da governarci, ma comprendere quanto potere stia già passando nelle mani di chi possiede le macchine e le infrastrutture che le rendono possibili.
🔸️ L’IA, infatti, non consente solo di fare più velocemente ciò che facevamo prima. Permette di individuare correlazioni invisibili all’uomo, anticipare comportamenti, selezionare alternative e orientare le decisioni. Chi dispone di questa capacità non possiede soltanto una tecnologia, ma una nuova forma di potere.
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IL POTERE PRIMA DEL POTERE: L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE E LA NUOVA SOVRANITÀ COMPUTAZIONALE
⏹️ C’è stato un tempo in cui, per comunicare a distanza, bisognava comprare un gettone telefonico. Quel piccolo oggetto di metallo consentiva l’accesso a una rete pubblica e il suo valore seguiva le decisioni sulla tariffa telefonica. 🔸️ Oggi, per accedere…
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⚠️ DISFATTA SAUDITA: GLI HOUTHI PRENDONO MOKHA, E IL PETROLIO RESTA SENZA PORTE SUL MARE❗️
Zela Santi
🔴 Gli Houthi hanno conquistato la città portuale strategica di Mokha e l'isola di Zuqar, lanciando un massiccio attacco con missili e droni contro impianti petroliferi e infrastrutture nell'Arabia Saudita meridionale, provocando 73 feriti e la fine della tregua del 2022. La presa di Mokha, situata vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, minaccia la principale rotta alternativa per l'export saudita verso il Mar Rosso, scelta per aggirare lo Stretto di Hormuz: sebbene i ribelli garantiscano la sicurezza della navigazione, la posizione geografica permette loro di condizionare il traffico marittimo, portando il prezzo del Brent sopra i 100 dollari/barile e aumentando il rischio di un'espansione del conflitto.
Sommario ⬆️
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⏹️ Le milizie di Ansarullah, i cosiddetti “Houthi“, hanno lanciato un attacco massiccio contro il sud-ovest dell’Arabia Saudita.
🔸️ Decine di missili balistici e droni hanno colpito impianti petroliferi e infrastrutture economiche ad Abha, Khamis Mushait, Jazan e Najran, oltre alla base aerea Re Khalid, a Khamis Mushait.
🔸️ L’attacco ha provocato 73 feriti e incendi in diversi impianti energetici, costringendo le autorità a sospendere temporaneamente alcune attività. Il portavoce della coalizione saudita, Turki al-Malki, ha parlato di una «pericolosa escalation» e promesso una risposta.
🔸️ Gli Houthi hanno presentato l’operazione come una ritorsione per i raid della coalizione a guida saudita su Baida, Hodeidah, Jawf, Marib e Taiz, segnando di fatto la fine della tregua che reggeva dal 2022.
🔸️ Ieri, il 10 settembre, i ribelli hanno conquistato la città portuale strategica di Mokha, sottoposta ad attacchi continui dall’inizio di agosto, con oltre venticinque missili lanciati in pochi giorni.
🔸️ Nella stessa operazione è caduta anche l’isola di Zuqar, nel Mar Rosso meridionale. L’assalto è stato condotto con piccole imbarcazioni, approfittando del collasso delle forze governative sostenute da Riad.
🔸️ Mokha si trova a circa settanta chilometri dallo stretto di Bab el-Mandeb, uno dei corridoi marittimi più trafficati al mondo per il trasporto di petrolio e merci.
🔸️ Il Brent ha chiuso il 9 settembre a 101,21 dollari al barile, superando quota cento per la prima volta da luglio. L’inviato Onu per lo Yemen, Hans Grundberg, ha avvertito che gli attacchi rischiano di allargare il conflitto e compromettere ogni prospettiva di soluzione politica.
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🔴 Gli Houthi hanno conquistato la città portuale strategica di Mokha e l'isola di Zuqar, lanciando un massiccio attacco con missili e droni contro impianti petroliferi e infrastrutture nell'Arabia Saudita meridionale, provocando 73 feriti e la fine della tregua del 2022. La presa di Mokha, situata vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, minaccia la principale rotta alternativa per l'export saudita verso il Mar Rosso, scelta per aggirare lo Stretto di Hormuz: sebbene i ribelli garantiscano la sicurezza della navigazione, la posizione geografica permette loro di condizionare il traffico marittimo, portando il prezzo del Brent sopra i 100 dollari/barile e aumentando il rischio di un'espansione del conflitto.
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⏹️ Le milizie di Ansarullah, i cosiddetti “Houthi“, hanno lanciato un attacco massiccio contro il sud-ovest dell’Arabia Saudita.
🔸️ Decine di missili balistici e droni hanno colpito impianti petroliferi e infrastrutture economiche ad Abha, Khamis Mushait, Jazan e Najran, oltre alla base aerea Re Khalid, a Khamis Mushait.
🔸️ L’attacco ha provocato 73 feriti e incendi in diversi impianti energetici, costringendo le autorità a sospendere temporaneamente alcune attività. Il portavoce della coalizione saudita, Turki al-Malki, ha parlato di una «pericolosa escalation» e promesso una risposta.
🔸️ Gli Houthi hanno presentato l’operazione come una ritorsione per i raid della coalizione a guida saudita su Baida, Hodeidah, Jawf, Marib e Taiz, segnando di fatto la fine della tregua che reggeva dal 2022.
🔸️ Ieri, il 10 settembre, i ribelli hanno conquistato la città portuale strategica di Mokha, sottoposta ad attacchi continui dall’inizio di agosto, con oltre venticinque missili lanciati in pochi giorni.
🔸️ Nella stessa operazione è caduta anche l’isola di Zuqar, nel Mar Rosso meridionale. L’assalto è stato condotto con piccole imbarcazioni, approfittando del collasso delle forze governative sostenute da Riad.
🔸️ Mokha si trova a circa settanta chilometri dallo stretto di Bab el-Mandeb, uno dei corridoi marittimi più trafficati al mondo per il trasporto di petrolio e merci.
🔸️ Il Brent ha chiuso il 9 settembre a 101,21 dollari al barile, superando quota cento per la prima volta da luglio. L’inviato Onu per lo Yemen, Hans Grundberg, ha avvertito che gli attacchi rischiano di allargare il conflitto e compromettere ogni prospettiva di soluzione politica.
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DISFATTA SAUDITA: GLI HOUTHI PRENDONO MOKHA, E IL PETROLIO RESTA SENZA PORTE SUL MARE
⏹️ Le milizie di Ansarullah, i cosiddetti “Houthi“, hanno lanciato un attacco massiccio contro il sud-ovest dell’Arabia Saudita. 🔸️ Decine di missili balistici e droni hanno colpito impianti petroliferi e infrastrutture economiche ad Abha, Khamis Mushait…
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