Forwarded from Paolo Bellavite
Il documento sopra citato è autentico, ma parziale. Quello integrale è il seguente.
In pratica, sconsigliano accertamenti diagnostici preventivi o senza sintomi, si può farli solo DOPO che la trombosi si è manifestata.
Ecco. Un po’ come la “vigile attesa”.... 😰
In pratica, sconsigliano accertamenti diagnostici preventivi o senza sintomi, si può farli solo DOPO che la trombosi si è manifestata.
Ecco. Un po’ come la “vigile attesa”.... 😰
IL RITRATTO
Premiato il medico no-vax, che va a dirigere le emergenze
AMATO DE MONTE, FRIULI V-G
5 giugno 2021
Una brutta storia che contiene una storia ancor più brutta. È quella di Amato De Monte, medico anestesista di Udine, catapultato dal presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, e dal suo braccio destro per la sanità, Riccardo Riccardi, al vertice della Sores, la Struttura operativa regionale dell’emergenza sanitaria. Il fatto è che il nuovo capo delle emergenze in Friuli non solo è un gran tifoso dell’ozonoterapia, che considera – senza alcuna prova scientifica – la migliore delle cure per il Covid-19, ma è di fatto un no-vax. A chi gli era vicino, nei mesi scorsi lo diceva chiaramente: “Io non mi vaccino, non mi fido di questi prodotti che circolano”. Poi ha cominciato a dire che era in attesa di un nuovo, fantomatico vaccino cinese. Dopo che la sua situazione è diventata argomento di polemica pubblica, è corso ai ripari comunicando di avere prenotato la vaccinazione, per il prossimo 28 dicembre. Continua dunque a non essere vaccinato, dopo essere stato operativo in reparti Covid a Udine, dove è primario e direttore del dipartimento di anestesia e rianimazione. Il presidente nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, ha reagito chiedendo che chi non si vaccina sia sospeso dall’attività professionale. L’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin e la senatrice Pd Tatjana Rojc hanno depositato interrogazioni sul suo caso alla Camera e al Senato.
Ma se questa è la prima storia, la seconda è perfino più imbarazzante. Perché De Monte dal 1º giugno è capo delle emergenze regionali, l’ex 118. Nominato dopo che era stato congelato un regolare concorso a cui non aveva partecipato. “Comandato” d’autorità da Giuseppe Tonutti, direttore generale di Arcs, l’azienda regionale che controlla anche le emergenze. La promozione è stata il premio per il sostegno dato ai vertici politici di centrodestra della Regione – sostengono molti colleghi medici e i partiti d’opposizione – durante i mesi più neri della pandemia, che ha visto il Friuli Venezia Giulia tra le regioni più colpite d’Italia. Il presidente regionale del sindacato dei medici anestesisti (Aaroi Emac), Alberto Peratoner, spiega che i numeri della pandemia in Fvg sono stati “addolciti” con stratagemmi (per evitare di entrare in zona rossa): “Alcuni reparti ospedalieri sono stati classificati di Terapia semintensiva, mentre in realtà erano a tutti gli effetti delle vere Terapie intensive gestite da anestesisti rianimatori, con pazienti gravi, ventilati e rapidamente intubati”. È successo a Gorizia e prima ancora a Palmanova, in un reparto di cui era responsabile proprio il dottor De Monte. Ora premiato.
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/06/05/premiato-il-medico-no-vax-che-va-a-dirigere-le-emergenze/6220910/?utm_content=fattoquotidiano&utm_medium=social&utm_campaign=Echobox2021&utm_source=Facebook#Echobox=1622882941-1
Premiato il medico no-vax, che va a dirigere le emergenze
AMATO DE MONTE, FRIULI V-G
5 giugno 2021
Una brutta storia che contiene una storia ancor più brutta. È quella di Amato De Monte, medico anestesista di Udine, catapultato dal presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, e dal suo braccio destro per la sanità, Riccardo Riccardi, al vertice della Sores, la Struttura operativa regionale dell’emergenza sanitaria. Il fatto è che il nuovo capo delle emergenze in Friuli non solo è un gran tifoso dell’ozonoterapia, che considera – senza alcuna prova scientifica – la migliore delle cure per il Covid-19, ma è di fatto un no-vax. A chi gli era vicino, nei mesi scorsi lo diceva chiaramente: “Io non mi vaccino, non mi fido di questi prodotti che circolano”. Poi ha cominciato a dire che era in attesa di un nuovo, fantomatico vaccino cinese. Dopo che la sua situazione è diventata argomento di polemica pubblica, è corso ai ripari comunicando di avere prenotato la vaccinazione, per il prossimo 28 dicembre. Continua dunque a non essere vaccinato, dopo essere stato operativo in reparti Covid a Udine, dove è primario e direttore del dipartimento di anestesia e rianimazione. Il presidente nazionale degli Ordini dei medici, Filippo Anelli, ha reagito chiedendo che chi non si vaccina sia sospeso dall’attività professionale. L’ex ministro della Salute Beatrice Lorenzin e la senatrice Pd Tatjana Rojc hanno depositato interrogazioni sul suo caso alla Camera e al Senato.
Ma se questa è la prima storia, la seconda è perfino più imbarazzante. Perché De Monte dal 1º giugno è capo delle emergenze regionali, l’ex 118. Nominato dopo che era stato congelato un regolare concorso a cui non aveva partecipato. “Comandato” d’autorità da Giuseppe Tonutti, direttore generale di Arcs, l’azienda regionale che controlla anche le emergenze. La promozione è stata il premio per il sostegno dato ai vertici politici di centrodestra della Regione – sostengono molti colleghi medici e i partiti d’opposizione – durante i mesi più neri della pandemia, che ha visto il Friuli Venezia Giulia tra le regioni più colpite d’Italia. Il presidente regionale del sindacato dei medici anestesisti (Aaroi Emac), Alberto Peratoner, spiega che i numeri della pandemia in Fvg sono stati “addolciti” con stratagemmi (per evitare di entrare in zona rossa): “Alcuni reparti ospedalieri sono stati classificati di Terapia semintensiva, mentre in realtà erano a tutti gli effetti delle vere Terapie intensive gestite da anestesisti rianimatori, con pazienti gravi, ventilati e rapidamente intubati”. È successo a Gorizia e prima ancora a Palmanova, in un reparto di cui era responsabile proprio il dottor De Monte. Ora premiato.
https://www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/06/05/premiato-il-medico-no-vax-che-va-a-dirigere-le-emergenze/6220910/?utm_content=fattoquotidiano&utm_medium=social&utm_campaign=Echobox2021&utm_source=Facebook#Echobox=1622882941-1
Il Fatto Quotidiano
Premiato il medico no-vax, che va a dirigere le emergenze - Il Fatto Quotidiano
Una brutta storia che contiene una storia ancor più brutta. È quella di Amato De Monte, medico anestesista di Udine, catapultato dal presidente della Regione Friuli-Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, e dal suo braccio destro per la sanità, Riccardo Riccardi…
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Il numero di donne che perdono il nascituro dopo il vaccino contro il Covid aumenta del 2000% in sole quattordici settimane
https://dailyexpose.co.uk/2021/05/16/number-of-women-to-lose-their-unborn-child-after-having-the-covid-vaccine-increases-by-2000-in-just-fourteen-weeks/
https://dailyexpose.co.uk/2021/05/16/number-of-women-to-lose-their-unborn-child-after-having-the-covid-vaccine-increases-by-2000-in-just-fourteen-weeks/
The Expose - Home
Number of women to lose their unborn child after having the Covid Vaccine increases by 2000% in just fourteen weeks
Losing a new born is a heart breaking endeavour, as is the pain of losing an unborn child. Which is why we’re both saddened and shocked to bring you the latest update on the number of unborn and newborn children to lose their lives as a result of the mothers…
In gravi condizioni dopo il vaccino Astrazeneca: la drammatica storia di un 45enne del Catanzarese
5 giugno 2021
BOTRICELLO (CATANZARO) – Il 18 maggio gli è stato inoculato il vaccino Astrazeneca, una settimana dopo è finito in fin di vita in un letto dell’Unità di terapia intensiva cardiologica. È il dramma vissuto da un uomo di soli 45 anni, con una possibile leggerezza nell’anamnesi effettuata prima della somministrazione.
Lui è un agente della Polizia locale di Botricello, ha 45 anni e fino al 18 maggio scorso non aveva avuto problemi di salute di particolare gravità. Oggi, invece, è ricoverato nel reparto Utic dell’ospedale “Pugliese” di Catanzaro con la prognosi riservata per un infarto e diverse trombosi in tutto il corpo.
Nonostante le perplessità espresse da tempo, l’uomo ha effettuato la prenotazione e si è recato nel centro vaccinale di Catanzaro lido. Con sé aveva l’autocertificazione nella quale dichiarava di soffrire, tra l’altro, di colesterolo alto e di avere i valori dell’omocisteina elevati, come risultato dalle analisi del sangue effettuate appena quattro giorni prima.
Il medico che lo ha sottoposto all’anamnesi prima del vaccino ha ritenuto, però, di procedere comunque con la somministrazione di Astrazeneca, nonostante l’uomo avesse espresso le sue perplessità, come raccontato dalla moglie che lo aveva accompagnato.
Dal giorno dopo sono iniziati i classici sintomi post vaccino, con febbre alta e dolori vari, ma il 26 maggio, una settimana dopo, il quarantacinquenne è stato colto da infarto e, come appurato dai medici ospedaliere, anche da diversi trombi. Una condizione di particolare gravità, al punto che la sua vita è ancora appesa ad un filo.
Questo racconto drammatico è stato ricostruito, ieri, in una denuncia querela presentata dalla moglie e dalla sorella dell’uomo alla Questura di Catanzaro. Al personale dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico le due donne hanno raccontato le incongruenze evidenziate nella storia del loro congiunto. Partendo dalla inopportunità di inoculare un vaccino come quello di Astrazeneca che, tra i possibili effetti collaterali, evidenzia proprio quelli di infarto e trombosi.
Il racconto delle due donne racchiude tutto il senso di impotenza davanti ad una situazione che è precipitata in pochi giorni.
«I medici dell’ospedale – hanno raccontato le due donne – hanno riferito che la sua vita è appesa a un filo a causa della presenza di numerose trombosi in tutto il corpo. Presumiamo che l’infarto che lo ha colpito sia dovuto alla somministrazione del vaccino Astrazeneca che, a causa delle sue patologie, non gli doveva essere somministrato».
Per questo, i familiari del quarantacinquenne hanno deciso di presentare una formale denuncia contro ignoti, con l’obiettivo di verificare se quel vaccino doveva essere somministrato nonostante i riscontri evidenziati nelle analisi fornite al medico. I familiari dell’uomo si sono affidati all’avvocato Salvatore Iannone per seguire passo dopo passo la vicenda, chiedendo che possa essere fatta chiarezza su quanto accaduto.
«Dobbiamo ringraziare il personale sanitario del Reparto di cardiologia Utic per il grande lavoro che stanno facendo dal 26 maggio, giorno del ricovero, nel tentativo di salvargli la vita. Chiediamo che sia fatta chiarezza e che sia ricostruito l’iter di vaccinazione perché riteniamo – hanno aggiunto – che i parametri evidenziati nell’autocertificazione avrebbero dovuto sconsigliare l’utilizzo di quel tipo di vaccino».
Intanto, l’intera comunità di Botricello è sotto shock. L’uomo è molto conosciuto vista anche la sua attività lavorativa, è stimato e ben voluto da tutti, e l’accaduto ha gettato una intera popolazione nello sconforto, considerato che il virus ha già portato nove vittime nella cittadina, alcune delle quali giovanissime.
https://www.quotidianodelsud.it/calabria/catanzaro/cronache/salute-e-assistenza/2021/06/05/in-gravi-condizioni-dopo-il-vaccino-astrazeneca-la-drammatica-storia-di-un-45enne-del-catanzarese/
5 giugno 2021
BOTRICELLO (CATANZARO) – Il 18 maggio gli è stato inoculato il vaccino Astrazeneca, una settimana dopo è finito in fin di vita in un letto dell’Unità di terapia intensiva cardiologica. È il dramma vissuto da un uomo di soli 45 anni, con una possibile leggerezza nell’anamnesi effettuata prima della somministrazione.
Lui è un agente della Polizia locale di Botricello, ha 45 anni e fino al 18 maggio scorso non aveva avuto problemi di salute di particolare gravità. Oggi, invece, è ricoverato nel reparto Utic dell’ospedale “Pugliese” di Catanzaro con la prognosi riservata per un infarto e diverse trombosi in tutto il corpo.
Nonostante le perplessità espresse da tempo, l’uomo ha effettuato la prenotazione e si è recato nel centro vaccinale di Catanzaro lido. Con sé aveva l’autocertificazione nella quale dichiarava di soffrire, tra l’altro, di colesterolo alto e di avere i valori dell’omocisteina elevati, come risultato dalle analisi del sangue effettuate appena quattro giorni prima.
Il medico che lo ha sottoposto all’anamnesi prima del vaccino ha ritenuto, però, di procedere comunque con la somministrazione di Astrazeneca, nonostante l’uomo avesse espresso le sue perplessità, come raccontato dalla moglie che lo aveva accompagnato.
Dal giorno dopo sono iniziati i classici sintomi post vaccino, con febbre alta e dolori vari, ma il 26 maggio, una settimana dopo, il quarantacinquenne è stato colto da infarto e, come appurato dai medici ospedaliere, anche da diversi trombi. Una condizione di particolare gravità, al punto che la sua vita è ancora appesa ad un filo.
Questo racconto drammatico è stato ricostruito, ieri, in una denuncia querela presentata dalla moglie e dalla sorella dell’uomo alla Questura di Catanzaro. Al personale dell’Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico le due donne hanno raccontato le incongruenze evidenziate nella storia del loro congiunto. Partendo dalla inopportunità di inoculare un vaccino come quello di Astrazeneca che, tra i possibili effetti collaterali, evidenzia proprio quelli di infarto e trombosi.
Il racconto delle due donne racchiude tutto il senso di impotenza davanti ad una situazione che è precipitata in pochi giorni.
«I medici dell’ospedale – hanno raccontato le due donne – hanno riferito che la sua vita è appesa a un filo a causa della presenza di numerose trombosi in tutto il corpo. Presumiamo che l’infarto che lo ha colpito sia dovuto alla somministrazione del vaccino Astrazeneca che, a causa delle sue patologie, non gli doveva essere somministrato».
Per questo, i familiari del quarantacinquenne hanno deciso di presentare una formale denuncia contro ignoti, con l’obiettivo di verificare se quel vaccino doveva essere somministrato nonostante i riscontri evidenziati nelle analisi fornite al medico. I familiari dell’uomo si sono affidati all’avvocato Salvatore Iannone per seguire passo dopo passo la vicenda, chiedendo che possa essere fatta chiarezza su quanto accaduto.
«Dobbiamo ringraziare il personale sanitario del Reparto di cardiologia Utic per il grande lavoro che stanno facendo dal 26 maggio, giorno del ricovero, nel tentativo di salvargli la vita. Chiediamo che sia fatta chiarezza e che sia ricostruito l’iter di vaccinazione perché riteniamo – hanno aggiunto – che i parametri evidenziati nell’autocertificazione avrebbero dovuto sconsigliare l’utilizzo di quel tipo di vaccino».
Intanto, l’intera comunità di Botricello è sotto shock. L’uomo è molto conosciuto vista anche la sua attività lavorativa, è stimato e ben voluto da tutti, e l’accaduto ha gettato una intera popolazione nello sconforto, considerato che il virus ha già portato nove vittime nella cittadina, alcune delle quali giovanissime.
https://www.quotidianodelsud.it/calabria/catanzaro/cronache/salute-e-assistenza/2021/06/05/in-gravi-condizioni-dopo-il-vaccino-astrazeneca-la-drammatica-storia-di-un-45enne-del-catanzarese/
Il Quotidiano del Sud
In gravi condizioni dopo il vaccino Astrazeneca: la drammatica storia di un 45enne del Catanzarese - Il Quotidiano del Sud
In gravi condizioni dopo il vaccino Astrazeneca: la drammatica storia di un 45enne del Catanzarese. L'uomo aveva evidenziato al medico alcuni problemi di salute, ora rischia la vita
Orbassano (Torino). Anziano di 80 anni ricoverato per Covid nonostante la doppia dose di vaccino
5 giugno 2021
Un anziano di 80 anni malato di Covid si trova ricoverato all’ospedale San Luigi di Orbassano in terapia sub-intensiva con una polmonite interstiziale da coronavirus. A riportate la notizia l’edizione Torino del quotidiano Repubblica. L’anziano, come riporta l’articolo, aveva ricevuto due dosi di vaccino ma “al pronto soccorso la diagnosi non ha lasciato dubbi: l’uomo, più di 80 anni, pluripatologico, è risultato positivo al tampone”.
https://www.google.it/amp/s/www.quotidianopiemontese.it/2021/06/05/anziano-di-80-anni-ricoverato-per-covid-nonostante-la-doppia-dose-di-vaccino/amp/
5 giugno 2021
Un anziano di 80 anni malato di Covid si trova ricoverato all’ospedale San Luigi di Orbassano in terapia sub-intensiva con una polmonite interstiziale da coronavirus. A riportate la notizia l’edizione Torino del quotidiano Repubblica. L’anziano, come riporta l’articolo, aveva ricevuto due dosi di vaccino ma “al pronto soccorso la diagnosi non ha lasciato dubbi: l’uomo, più di 80 anni, pluripatologico, è risultato positivo al tampone”.
https://www.google.it/amp/s/www.quotidianopiemontese.it/2021/06/05/anziano-di-80-anni-ricoverato-per-covid-nonostante-la-doppia-dose-di-vaccino/amp/
Ictus sette giorni dopo il vaccino: esposto della famiglia di una quarantenne
Lucca, Irene Cervelli si è sentita male giovedì mattina e il 26 maggio aveva ricevuto AstraZeneca. Due interventi a Cisanello
Lucca, 6 giugno 2021 - Una giovane donna di Lucca, Irene Cervelli, 42 anni, versa in gravissime condizioni all’ospedale Cisanello di Pisa dove è ricoverata in terapia intensiva dopo un ictus che l’ha colpita nella mattinata di giovedì.
Secondo la famiglia il malore potrebbe essere correlato alla somministrazione del vaccino Astra Zeneca che la donna ha ricevuto in occasione dell’open day del 26 maggio scorso; quando proprio a La Nazione Irene aveva raccontato la sua soddisfazione per l’essere riuscita a ottenere una dose, pur costretta a svegliarsi all’alba.
Ragione per cui la famiglia ha deciso di chiedere copia della cartella clinica all’ospedale Cisanello e di presentare un esposto ai carabinieri per far luce sull’accaduto.
Irene, che viene descritta come una donna senza patologie né problemi di salute, sempre in forma e molto attiva, si è sentita male di improvviso. Subito soccorso è stata portata a Cisanello dove ha subito un intervento di oltre cinque ore per limitare le conseguenze dell’ictus, al quale, però, è seguita una successiva emorragia, un nuovo intervento e l’aggravarsi della situazione.
https://www.google.it/amp/s/www.lanazione.it/lucca/cronaca/ictus-vaccino-1.6448857/amp
Lucca, Irene Cervelli si è sentita male giovedì mattina e il 26 maggio aveva ricevuto AstraZeneca. Due interventi a Cisanello
Lucca, 6 giugno 2021 - Una giovane donna di Lucca, Irene Cervelli, 42 anni, versa in gravissime condizioni all’ospedale Cisanello di Pisa dove è ricoverata in terapia intensiva dopo un ictus che l’ha colpita nella mattinata di giovedì.
Secondo la famiglia il malore potrebbe essere correlato alla somministrazione del vaccino Astra Zeneca che la donna ha ricevuto in occasione dell’open day del 26 maggio scorso; quando proprio a La Nazione Irene aveva raccontato la sua soddisfazione per l’essere riuscita a ottenere una dose, pur costretta a svegliarsi all’alba.
Ragione per cui la famiglia ha deciso di chiedere copia della cartella clinica all’ospedale Cisanello e di presentare un esposto ai carabinieri per far luce sull’accaduto.
Irene, che viene descritta come una donna senza patologie né problemi di salute, sempre in forma e molto attiva, si è sentita male di improvviso. Subito soccorso è stata portata a Cisanello dove ha subito un intervento di oltre cinque ore per limitare le conseguenze dell’ictus, al quale, però, è seguita una successiva emorragia, un nuovo intervento e l’aggravarsi della situazione.
https://www.google.it/amp/s/www.lanazione.it/lucca/cronaca/ictus-vaccino-1.6448857/amp
La Nazione
Ictus sette giorni dopo il vaccino: esposto della famiglia di una quarantenne - La Nazione
Lucca, Irene Cervelli si è sentita male giovedì mattina e il 26 maggio aveva ricevuto AstraZeneca. Due interventi a Cisanello
"Il famoso microbiologo João Paulo Gomes afferma che il governo britannico sta "mentendo" sul numero di casi della mutazione nepalese della variante indiana.
Lavorando all'INSA – l'istituto di sanità pubblica Dr Ricardo Jorge, come uno degli “esperti” chiave che alimentano la risposta del governo portoghese alla pandemia – Gomes ha detto ieri sera al telegiornale SIC che solo 12 casi della mutazione sono stati identificati attraverso test di massa a livello nazionale – non 68 come annunciato dal ministro dei trasporti britannico Grant Shapps.
E indipendentemente dai numeri, non c'è nulla che suggerisca che la mutazione sia più virulenta della variante stessa. Ergo, non ci sono dati a sostegno della supposizione – o “estrema cautela” come ha cercato di esprimere il governo britannico – che la mutazione potrebbe eludere l'immunità conferita dai vaccini.
Questo è molto più un caso della Gran Bretagna che cerca di fare una "montagna da una talpa" - o nelle parole dello stesso signor Gomes "creare una tempesta in un bicchiere d'acqua". [...]
https://www.portugalresident.com/portuguese-microbiologist-accuses-british-authorities-of-lying-about-cases-of-nepal-mutation-of-indian-variant/
Lavorando all'INSA – l'istituto di sanità pubblica Dr Ricardo Jorge, come uno degli “esperti” chiave che alimentano la risposta del governo portoghese alla pandemia – Gomes ha detto ieri sera al telegiornale SIC che solo 12 casi della mutazione sono stati identificati attraverso test di massa a livello nazionale – non 68 come annunciato dal ministro dei trasporti britannico Grant Shapps.
E indipendentemente dai numeri, non c'è nulla che suggerisca che la mutazione sia più virulenta della variante stessa. Ergo, non ci sono dati a sostegno della supposizione – o “estrema cautela” come ha cercato di esprimere il governo britannico – che la mutazione potrebbe eludere l'immunità conferita dai vaccini.
Questo è molto più un caso della Gran Bretagna che cerca di fare una "montagna da una talpa" - o nelle parole dello stesso signor Gomes "creare una tempesta in un bicchiere d'acqua". [...]
https://www.portugalresident.com/portuguese-microbiologist-accuses-british-authorities-of-lying-about-cases-of-nepal-mutation-of-indian-variant/
Portugal Resident
Portuguese microbiologist accuses British authorities of lying about cases of ‘Nepal mutation’ of Indian variant
Microbiologist João Paulo Gomes says British government is ‘lying’ about number of cases of Nepal mutation of the Indian variant
Interruzione immediata dell'iniezione Pfizer per i bambini poiché i documenti dello studio di prova mostrano che 4 bambini su 5 hanno sofferto di effetti collaterali da lievi a gravi (e gli effetti a lungo termine non sono noti). Numerosi adolescenti hanno sviluppato preoccupanti condizioni di infiammazione cardiaca (miocardite) e alcuni sono morti dopo averlo assunto. I bambini hanno un tasso di recupero del 99,997% da C o v I d.
Le e-mail rilasciate mercoledì dimostrano che Anthony Fauci sapeva che il virus e la pandemia sarebbero svaniti senza un vaccino, che le mascherine non funzionano e che coloro che si sono ripresi dall'infezione hanno un'immunità sostanziale.
TUTTO QUESTO DEVE ESSERE FERMATO!!
https://childrenshealthdefense.org/defender/chd-immediate-suspension-covid-vaccines-children/?utm_source=salsa&eType=EmailBlastContent&eId=d7469d69-4a7b-4b6b-9134-963532bbd874
Le e-mail rilasciate mercoledì dimostrano che Anthony Fauci sapeva che il virus e la pandemia sarebbero svaniti senza un vaccino, che le mascherine non funzionano e che coloro che si sono ripresi dall'infezione hanno un'immunità sostanziale.
TUTTO QUESTO DEVE ESSERE FERMATO!!
https://childrenshealthdefense.org/defender/chd-immediate-suspension-covid-vaccines-children/?utm_source=salsa&eType=EmailBlastContent&eId=d7469d69-4a7b-4b6b-9134-963532bbd874
Children's Health Defense
Children’s Health Defense Demands Immediate Suspension of Plans to Give COVID Vaccines to Children
The FDA will meet on June 10 to discuss the possible licensure of the Pfizer COVID vaccine for children, despite the fact that COVID poses a statistically insignificant risk to children while the vaccines could cause injury and death.
Vaccino anticovid, l’odissea di un ballerino diciannovenne a Caserta: il racconto della madre
5 giugno 2021
Diciannove anni e la seconda dose del vaccino. Il racconto di una madre che ha temuto di perdere il figlio dopo averlo visto entrare in pronto soccorso.
“Vorrei raccontarle cosa è successo a mio figlio dopo la seconda dose di vaccino”, comincia così il racconto di una mamma che ha temuto di perdere il figlio di soli 19 anni dopo la somministrazione del vaccino antiCovid. Il ragazzo che fino a maggio era a Princeton nel New Jersey perché vincitore di una prestigiosa borsa di studio di danza all’american Ballet come ballerino classico, aveva fatto lì la prima dose. “Il 19 Maggio – racconta la donna- gli scadeva il passaporto e per quattro mesi abbiamo chiamato, inviato messaggi diverse volte l’Ambasciata italiana ma senza fortuna, così mio figlio è stato costretto a rientrate. La seconda dose di vaccino, avrebbe dovuto farla lì il 22 maggio e perciò quando è tornato a casa siamo andati ad Aversa al centro vaccini, pensando ovviamente di fare il nostro compito. A quel punto è però cominciata la nostra odissea di mail e solleciti. Alla fine riusciamo ad avere il vaccino, una settimana fa, a Caserta”.
Dopo la somministrazione, di sera iniziarono dolori di testa e febbre. “Allora il dottore ci consigliò una compressa di tachidol ogni quattro ore. Ne prese una di sera, una seconda alle dieci del mattino e un’altra alle tre del pomeriggio”. Qualcosa è però andato storto. Il ragazzo sviene e batte la testa in maniera violenta. I genitori lo portano al Pronto soccorso di una clinica vicina. “Non ricordava perché fosse a casa e al pronto soccorso lo fecero entrare da solo per via delle norme covid. A nulla servirono le mie preghiere sperando di poterlo assistere visto che mio figlio non era in grado di rispondere alle domande”. Nel frattempo, anche la mamma che aspetta disperata si sente male.
“Mio figlio– dice la donna- continuava a stare male e secondo i medici, era in overdose da eroina. Cosa impossibile perché come atleta è sempre sotto antidoping, poi è un ragazzo che vive per la danza con ore ed ore in sala, quindi non poteva proprio essere. Mio figlio nella sua vita non prende neppure i medicinali per semplici mal di testa. Lo diciamo e i medici cambiano idea, secondo una dottoressa mio figlio era pieno di morfina. Non sapendo a chi votarmi contattai il medico curante e alla fine si capisce che gli enzimi nel vaccino con la tachidol avevano aumentato la morfina del fegato. Cosa che viene segnalata anche su internet. L’amnesia era stata invece causata da un trauma cranico dovuto alla caduta per via dello svenimento”. Il ragazzo trasferito poi a Caserta, viene curato e ora sta bene. “Mio figlio – confessa la mamma- rischiato di morire ed è per questa ragione che spero che il nostro racconta possa mettere tutti sull’avviso. I medici non possono arroccarsi dietro il Covid ed i malati non possono essere lasciati soli”.
https://www.ireporters.it/vaccino-anticovid-lodissea-di-un-ballerino-diciannovenne-il-racconto/
5 giugno 2021
Diciannove anni e la seconda dose del vaccino. Il racconto di una madre che ha temuto di perdere il figlio dopo averlo visto entrare in pronto soccorso.
“Vorrei raccontarle cosa è successo a mio figlio dopo la seconda dose di vaccino”, comincia così il racconto di una mamma che ha temuto di perdere il figlio di soli 19 anni dopo la somministrazione del vaccino antiCovid. Il ragazzo che fino a maggio era a Princeton nel New Jersey perché vincitore di una prestigiosa borsa di studio di danza all’american Ballet come ballerino classico, aveva fatto lì la prima dose. “Il 19 Maggio – racconta la donna- gli scadeva il passaporto e per quattro mesi abbiamo chiamato, inviato messaggi diverse volte l’Ambasciata italiana ma senza fortuna, così mio figlio è stato costretto a rientrate. La seconda dose di vaccino, avrebbe dovuto farla lì il 22 maggio e perciò quando è tornato a casa siamo andati ad Aversa al centro vaccini, pensando ovviamente di fare il nostro compito. A quel punto è però cominciata la nostra odissea di mail e solleciti. Alla fine riusciamo ad avere il vaccino, una settimana fa, a Caserta”.
Dopo la somministrazione, di sera iniziarono dolori di testa e febbre. “Allora il dottore ci consigliò una compressa di tachidol ogni quattro ore. Ne prese una di sera, una seconda alle dieci del mattino e un’altra alle tre del pomeriggio”. Qualcosa è però andato storto. Il ragazzo sviene e batte la testa in maniera violenta. I genitori lo portano al Pronto soccorso di una clinica vicina. “Non ricordava perché fosse a casa e al pronto soccorso lo fecero entrare da solo per via delle norme covid. A nulla servirono le mie preghiere sperando di poterlo assistere visto che mio figlio non era in grado di rispondere alle domande”. Nel frattempo, anche la mamma che aspetta disperata si sente male.
“Mio figlio– dice la donna- continuava a stare male e secondo i medici, era in overdose da eroina. Cosa impossibile perché come atleta è sempre sotto antidoping, poi è un ragazzo che vive per la danza con ore ed ore in sala, quindi non poteva proprio essere. Mio figlio nella sua vita non prende neppure i medicinali per semplici mal di testa. Lo diciamo e i medici cambiano idea, secondo una dottoressa mio figlio era pieno di morfina. Non sapendo a chi votarmi contattai il medico curante e alla fine si capisce che gli enzimi nel vaccino con la tachidol avevano aumentato la morfina del fegato. Cosa che viene segnalata anche su internet. L’amnesia era stata invece causata da un trauma cranico dovuto alla caduta per via dello svenimento”. Il ragazzo trasferito poi a Caserta, viene curato e ora sta bene. “Mio figlio – confessa la mamma- rischiato di morire ed è per questa ragione che spero che il nostro racconta possa mettere tutti sull’avviso. I medici non possono arroccarsi dietro il Covid ed i malati non possono essere lasciati soli”.
https://www.ireporters.it/vaccino-anticovid-lodissea-di-un-ballerino-diciannovenne-il-racconto/
ireporters.it
Vaccino anticovid, l'odissea di un ballerino diciannovenne: il racconto
Diciannove anni e la seconda dose del vaccino. Il racconto di una madre che ha temuto di perdere il figlio dopo averlo visto entrare in pronto soccorso.
Boom di vaccinazioni, ma arriva l’appello dei medici: “Sbagliato somministrare AstraZeneca ai giovani”
Documento pubblicato dal consigliere regionale Ferruccio Sansa che ha annunciato un'interrogazione. Replica del gruppo Cambiamo!
5 giugno 2021
Genova. Nel day after al record di somministrazioni giornaliere, 600 mila in Italia, si apre una nuova polemica sulla campagna vaccinale: un gruppo di medici vaccinatori volontari ha pubblicato una lettera sottolineando i rischi della somministrazione del vaccino AstraZeneca agli under 55. La lettera è stata pubblicata dal consigliere regionale Ferruccio Sansa che ha annunciato un’interrogazione in Consiglio sul tema.
Ecco il testo della lettera:
“La campagna vaccinale prosegue a pieno ritmo ma, al contrario di quanto previsto, il vaccino AstraZeneca su cui l’Europa aveva puntato non è decollato, e molte dosi giacciono inutilizzate nei frigoriferi. Le ragioni sono molteplici, ma sicuramente la “cattiva comunicazione” ha giocato un ruolo importante.
AZ ha però un punto debole, assente nei vaccini a RNA: può causare una trombosi venosa associata a diminuzione delle piastrine, che si presenta a distanza di 5-15 giorni dalla vaccinazione e può avere esito fatale. Questa complicanza è stata descritta in soggetti dai 20 ai 55 anni, ma le persone di gran lunga più colpite sono le giovani donne. La trombosi piastrinopenica da vaccino, che non è provocata dai vaccini a RNA, è molto rara. Ovviamente però in una vaccinazione di massa anche una complicanza molto rara ma potenzialmente letale può causare un numero significativo di morti, anche in soggetti che, per sesso ed età, come le giovani donne, hanno un rischio praticamente nullo di morire di Covid.
A fronte di questo quadro generale, il vaccino AstraZeneca non è mai stato approvato dall’agenzia del farmaco statunitense (FDA) ed è stato eliminato dal programma di vaccinazioni di vari paesi europei, come Austria, Norvegia e Danimarca. Altri hanno messo delle limitazioni all’uso di AZ: Per esempio, in Italia è stato raccomandato l’uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni, in Francia negli over 55. Anche in Inghilterra a marzo AstraZeneca è stato limitato agli over 30, e la limitazione è stata ora estesa agli over 40. Inoltre, a chi ha già avuto AstraZeneca come prima dose, la seconda viene fatta con un vaccino a RNA. In Germania, i cittadini possono scegliere il loro vaccino. Chi ha fatto come prima dose AZ, può scegliere un vaccino a RNA per la seconda.
Recentemente però il governo italiano ha deciso di permettere alle regioni di organizzare Open days di vaccinazione con AstraZeneca aperta a tutti. Hanno già aderito numerose regioni, dall’Alto Adige, che dal 20 maggio ha aperto le vaccinazioni con AstraZeneca a tutte le fasce d’età dai 18 anni in su, alla Sardegna, dove dopo il successo dell’open day per gli over 40 sono stati organizzati altri open days, di cui uno riservato agli over 18. E da mercoledì 26 la Sicilia attiverà la vaccinazione con AstraZeneca o Johnson & Johnson per 35 mila studenti che a giugno sosterranno l’esame di maturità. Anche in Liguria, dal 24 maggio, i cittadini over 18 hanno potuto prenotarsi per Astrazeneca o Johnson&Johnson. I posti si sono rapidamente esauriti suscitando entusiastici commenti sulla stampa e la promessa che l’esperienza sarà ripetuta.
In realtà questa iniziativa è ben poco condivisibile se, come sempre si deve fare nel caso di farmaci e vaccini, i rischi sono paragonati con i benefici. Nei soggetti sotto i 40 anni che non hanno comorbidità, il rischio di trombosi venosa con piastrinopenia è sufficiente per sconsigliare fortemente la vaccinazione di AstraZeneca. Infatti, in questa fascia di età la letalità per Covid-19 in Italia è vicina allo zero, e rarissima è l’ospedalizzazione. Quindi la possibilità di avere la trombosi piastrinopenica a seguito di vaccinazione con AstraZeneca, seppur rarissima, rappresenta nei giovani sani un rischio più alto del Covid-19.
Documento pubblicato dal consigliere regionale Ferruccio Sansa che ha annunciato un'interrogazione. Replica del gruppo Cambiamo!
5 giugno 2021
Genova. Nel day after al record di somministrazioni giornaliere, 600 mila in Italia, si apre una nuova polemica sulla campagna vaccinale: un gruppo di medici vaccinatori volontari ha pubblicato una lettera sottolineando i rischi della somministrazione del vaccino AstraZeneca agli under 55. La lettera è stata pubblicata dal consigliere regionale Ferruccio Sansa che ha annunciato un’interrogazione in Consiglio sul tema.
Ecco il testo della lettera:
“La campagna vaccinale prosegue a pieno ritmo ma, al contrario di quanto previsto, il vaccino AstraZeneca su cui l’Europa aveva puntato non è decollato, e molte dosi giacciono inutilizzate nei frigoriferi. Le ragioni sono molteplici, ma sicuramente la “cattiva comunicazione” ha giocato un ruolo importante.
AZ ha però un punto debole, assente nei vaccini a RNA: può causare una trombosi venosa associata a diminuzione delle piastrine, che si presenta a distanza di 5-15 giorni dalla vaccinazione e può avere esito fatale. Questa complicanza è stata descritta in soggetti dai 20 ai 55 anni, ma le persone di gran lunga più colpite sono le giovani donne. La trombosi piastrinopenica da vaccino, che non è provocata dai vaccini a RNA, è molto rara. Ovviamente però in una vaccinazione di massa anche una complicanza molto rara ma potenzialmente letale può causare un numero significativo di morti, anche in soggetti che, per sesso ed età, come le giovani donne, hanno un rischio praticamente nullo di morire di Covid.
A fronte di questo quadro generale, il vaccino AstraZeneca non è mai stato approvato dall’agenzia del farmaco statunitense (FDA) ed è stato eliminato dal programma di vaccinazioni di vari paesi europei, come Austria, Norvegia e Danimarca. Altri hanno messo delle limitazioni all’uso di AZ: Per esempio, in Italia è stato raccomandato l’uso preferenziale nelle persone di età superiore ai 60 anni, in Francia negli over 55. Anche in Inghilterra a marzo AstraZeneca è stato limitato agli over 30, e la limitazione è stata ora estesa agli over 40. Inoltre, a chi ha già avuto AstraZeneca come prima dose, la seconda viene fatta con un vaccino a RNA. In Germania, i cittadini possono scegliere il loro vaccino. Chi ha fatto come prima dose AZ, può scegliere un vaccino a RNA per la seconda.
Recentemente però il governo italiano ha deciso di permettere alle regioni di organizzare Open days di vaccinazione con AstraZeneca aperta a tutti. Hanno già aderito numerose regioni, dall’Alto Adige, che dal 20 maggio ha aperto le vaccinazioni con AstraZeneca a tutte le fasce d’età dai 18 anni in su, alla Sardegna, dove dopo il successo dell’open day per gli over 40 sono stati organizzati altri open days, di cui uno riservato agli over 18. E da mercoledì 26 la Sicilia attiverà la vaccinazione con AstraZeneca o Johnson & Johnson per 35 mila studenti che a giugno sosterranno l’esame di maturità. Anche in Liguria, dal 24 maggio, i cittadini over 18 hanno potuto prenotarsi per Astrazeneca o Johnson&Johnson. I posti si sono rapidamente esauriti suscitando entusiastici commenti sulla stampa e la promessa che l’esperienza sarà ripetuta.
In realtà questa iniziativa è ben poco condivisibile se, come sempre si deve fare nel caso di farmaci e vaccini, i rischi sono paragonati con i benefici. Nei soggetti sotto i 40 anni che non hanno comorbidità, il rischio di trombosi venosa con piastrinopenia è sufficiente per sconsigliare fortemente la vaccinazione di AstraZeneca. Infatti, in questa fascia di età la letalità per Covid-19 in Italia è vicina allo zero, e rarissima è l’ospedalizzazione. Quindi la possibilità di avere la trombosi piastrinopenica a seguito di vaccinazione con AstraZeneca, seppur rarissima, rappresenta nei giovani sani un rischio più alto del Covid-19.
Invece nei soggetti over 40 il rischio di malattia grave, ospedalizzazione e morte per covid-19 supera chiaramente il rischio di trombosi piastrinopenica. Va inoltre considerato che, se nei primi studi la frequenza di tale complicanza era stimata 1:100.000, l’analisi dei dati forniti dall’Agenzia del Farmaco e dal Servizio Sanitario inglesi suggerisce una maggiore incidenza della complicanza e dei decessi da questa provocati.
Come medici vaccinatori volontari siamo contrari gli Open days AstraZeneca, perché la somministrazione di questo vaccino ai soggetti minori di 40 anni, in particolare di sesso femminile potrebbe comportare più rischi che benefici, causando anche se raramente complicanze potenzialmente mortali. Ci sembra che la scelta del governo e delle agenzie regolatorie di sconsigliare AstraZeneca sotto i sessant’anni e poi di lasciarlo somministrare ai 18enni sia sconcertante. Se la scelta di vaccinare gli over 60 con AstraZeneca era giustamente basata sui dati che dimostrano un rischio trascurabile di trombosi trombocitopenica in questa fascia d’età, su cosa si basa la scelta di vaccinare con AstraZeneca i giovani che invece sono più suscettibili a questa complicanza? Inoltre, disapproviamo con forza il tipo di campagna intrapresa dagli organi governativi delle regioni, perché non mette correttamente in guardia i giovani dai rischi, per bassi che siano, e approfitta del loro lecito desiderio di riprendere una vita “normale”, e avere un pass che permetta loro di muoversi per lavoro o per studio, o di andare in vacanza evitando la spesa dei tamponi molecolari in entrata e in uscita dai vari paesi forse per utilizzare le dosi di AZ conservate nei frigoriferi perché rifiutate dagli ultrasessantenni, che correrebbero rischi trascurabili. Infine, siamo sconcertati perché, nella nostra esperienza, i medici vaccinatori non hanno ricevuto indicazioni di spiegare correttamente ai giovani
vaccinandi il possibile rischio.
È notizia di questi giorni che il generale Figliuolo intende “liberalizzare” le vaccinazioni facendo cadere il vincolo dell’età. Decisione tardiva (gli Open days hanno fatto il pieno di prenotazioni) ma validissima: si tratterebbe di aspettare ancora poco tempo e i giovani potrebbero avere accesso ad altri vaccini. Il governo centrale dovrebbe però bloccare i prossimi Open days che rischiano di attirare altri giovani.
La lotta al virus non può prescindere dalla trasparenza: gli enti regolatori e i medici devono fornire informazioni complete, comprensibili e veritiere se vogliamo superare la pandemia in breve tempo, rafforzare la fiducia nelle Istituzioni ed evitare rischi inutili tra i nostri giovani”.
Questo l’elenco dei medici che hanno firmato l’appello:
Anna Rubartelli, Nicola Acquarone, Gabriela Arrigoni, Marcello Bagnasco, Daniela Bertagna, Gabriella Bruzzone, Chicco Bonalumi, Leo Chessa, Maria Antonietta Damerio; Enrico Haupt, Antonio Manti, Paola Minale; Federico Oggiano; Orietta Ortino, Renzo Poggio, Mariateresa Re, Vittoria Repetto, Guido Rodriguez, Adele Rossi, Angela Parodi, Daniela Salmeri, Carlo Venzano, Anna Vignoli, Susanna Voltolini.
https://www.google.it/amp/s/www.ivg.it/2021/06/boom-di-vaccinazioni-ma-arriva-lappello-dei-medici-sbagliato-somministrare-astrazeneca-ai-giovani/%3famp
Come medici vaccinatori volontari siamo contrari gli Open days AstraZeneca, perché la somministrazione di questo vaccino ai soggetti minori di 40 anni, in particolare di sesso femminile potrebbe comportare più rischi che benefici, causando anche se raramente complicanze potenzialmente mortali. Ci sembra che la scelta del governo e delle agenzie regolatorie di sconsigliare AstraZeneca sotto i sessant’anni e poi di lasciarlo somministrare ai 18enni sia sconcertante. Se la scelta di vaccinare gli over 60 con AstraZeneca era giustamente basata sui dati che dimostrano un rischio trascurabile di trombosi trombocitopenica in questa fascia d’età, su cosa si basa la scelta di vaccinare con AstraZeneca i giovani che invece sono più suscettibili a questa complicanza? Inoltre, disapproviamo con forza il tipo di campagna intrapresa dagli organi governativi delle regioni, perché non mette correttamente in guardia i giovani dai rischi, per bassi che siano, e approfitta del loro lecito desiderio di riprendere una vita “normale”, e avere un pass che permetta loro di muoversi per lavoro o per studio, o di andare in vacanza evitando la spesa dei tamponi molecolari in entrata e in uscita dai vari paesi forse per utilizzare le dosi di AZ conservate nei frigoriferi perché rifiutate dagli ultrasessantenni, che correrebbero rischi trascurabili. Infine, siamo sconcertati perché, nella nostra esperienza, i medici vaccinatori non hanno ricevuto indicazioni di spiegare correttamente ai giovani
vaccinandi il possibile rischio.
È notizia di questi giorni che il generale Figliuolo intende “liberalizzare” le vaccinazioni facendo cadere il vincolo dell’età. Decisione tardiva (gli Open days hanno fatto il pieno di prenotazioni) ma validissima: si tratterebbe di aspettare ancora poco tempo e i giovani potrebbero avere accesso ad altri vaccini. Il governo centrale dovrebbe però bloccare i prossimi Open days che rischiano di attirare altri giovani.
La lotta al virus non può prescindere dalla trasparenza: gli enti regolatori e i medici devono fornire informazioni complete, comprensibili e veritiere se vogliamo superare la pandemia in breve tempo, rafforzare la fiducia nelle Istituzioni ed evitare rischi inutili tra i nostri giovani”.
Questo l’elenco dei medici che hanno firmato l’appello:
Anna Rubartelli, Nicola Acquarone, Gabriela Arrigoni, Marcello Bagnasco, Daniela Bertagna, Gabriella Bruzzone, Chicco Bonalumi, Leo Chessa, Maria Antonietta Damerio; Enrico Haupt, Antonio Manti, Paola Minale; Federico Oggiano; Orietta Ortino, Renzo Poggio, Mariateresa Re, Vittoria Repetto, Guido Rodriguez, Adele Rossi, Angela Parodi, Daniela Salmeri, Carlo Venzano, Anna Vignoli, Susanna Voltolini.
https://www.google.it/amp/s/www.ivg.it/2021/06/boom-di-vaccinazioni-ma-arriva-lappello-dei-medici-sbagliato-somministrare-astrazeneca-ai-giovani/%3famp
Il Vostro Giornale
Boom di vaccinazioni, ma arriva l'appello dei medici: "Sbagliato somministrare AstraZeneca ai giovani" - IVG.it
Documento pubblicato dal consigliere regionale Ferruccio Sansa che ha annunciato un'interrogazione. Replica del gruppo Cambiamo!
Non è ancora V-day svolta in autunno
5 giugno 2021
di Maria Rita Gismondo
Direttore microbiologia clinica e virologia del “Sacco” di Milano
Tra le tante dichiarazioni sull’andamento della pandemia e affini, mi viene sempre voglia di dare voce ai numeri. Comincerei dai dati più eloquenti e che ci riguardano più di ogni altro: numero positivi, numero decessi e numero ricoverati in terapia intensiva. Come impone un metodo scientifico, prima di dedurre considerazioni, confrontiamo la situazione del 31 maggio di quest’anno e quella dello stesso giorno del 2020. Positivi: 1,2% dei tamponi effettuati nel giorno indicato dello scorso anno, il 2,1% di quelli effettuati dodici mesi più tardi. Decessi: rispettivamente 75 e 85. Ricoverati in terapia intensiva: erano 435 il 31 maggio del 2020 e sono 1061 nel 2021. Per una corretta interpretazione, dovrebbero essere inseriti altri elementi, ma semplifico.
Altro dato importante, la vaccinazione. Nella classifica europea, da pochi giorni ci siamo piazzati al 2° posto come numero di vaccinati, dopo la Spagna, ma se si guarda agli individui che hanno ricevuto la prima dose, siamo preceduti da Germania, Belgio e Spagna.
Malgrado molti trionfalmente enuncino i successi nella sconfitta del virus, dobbiamo far notare che i dati numerici del 31 maggio di quest’anno, non solo non sono migliori, ma addirittura sono modestamente peggiori rispetto alla stessa data dello scorso anno. In entrambe le situazioni, si evidenzia un sensibile miglioramento rispetto ai mesi precedenti. Nel 2020, era stato attribuito alla bella stagione, nemica dei virus respiratori, quest’anno si fa riferimento alla vaccinazione, il cui andamento, a mio parere, merita particolare attenzione. C’è discrepanza tra l’incremento dei vaccinati (con le due dosi) e l’accesso alle prime dosi, come se si assistesse a un rallentamento dello slancio iniziale. Decisamente preoccupante la percentuale dei fragili ancora scoperti. Mancano all’appello tra i 2 e i 3 milioni di over 60. A oggi, pertanto, non ci sono ancora elementi sufficienti per valutare l’incidenza di questi fenomeni e l’andamento della pandemia. Credo che, pur rimanendo sempre ottimisti e “vaccinisti”, sia saggio attendere l’autunno.
https://www.google.it/amp/s/www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/06/05/non-e-ancora-v-day-svolta-in-autunno/6220940/amp/
5 giugno 2021
di Maria Rita Gismondo
Direttore microbiologia clinica e virologia del “Sacco” di Milano
Tra le tante dichiarazioni sull’andamento della pandemia e affini, mi viene sempre voglia di dare voce ai numeri. Comincerei dai dati più eloquenti e che ci riguardano più di ogni altro: numero positivi, numero decessi e numero ricoverati in terapia intensiva. Come impone un metodo scientifico, prima di dedurre considerazioni, confrontiamo la situazione del 31 maggio di quest’anno e quella dello stesso giorno del 2020. Positivi: 1,2% dei tamponi effettuati nel giorno indicato dello scorso anno, il 2,1% di quelli effettuati dodici mesi più tardi. Decessi: rispettivamente 75 e 85. Ricoverati in terapia intensiva: erano 435 il 31 maggio del 2020 e sono 1061 nel 2021. Per una corretta interpretazione, dovrebbero essere inseriti altri elementi, ma semplifico.
Altro dato importante, la vaccinazione. Nella classifica europea, da pochi giorni ci siamo piazzati al 2° posto come numero di vaccinati, dopo la Spagna, ma se si guarda agli individui che hanno ricevuto la prima dose, siamo preceduti da Germania, Belgio e Spagna.
Malgrado molti trionfalmente enuncino i successi nella sconfitta del virus, dobbiamo far notare che i dati numerici del 31 maggio di quest’anno, non solo non sono migliori, ma addirittura sono modestamente peggiori rispetto alla stessa data dello scorso anno. In entrambe le situazioni, si evidenzia un sensibile miglioramento rispetto ai mesi precedenti. Nel 2020, era stato attribuito alla bella stagione, nemica dei virus respiratori, quest’anno si fa riferimento alla vaccinazione, il cui andamento, a mio parere, merita particolare attenzione. C’è discrepanza tra l’incremento dei vaccinati (con le due dosi) e l’accesso alle prime dosi, come se si assistesse a un rallentamento dello slancio iniziale. Decisamente preoccupante la percentuale dei fragili ancora scoperti. Mancano all’appello tra i 2 e i 3 milioni di over 60. A oggi, pertanto, non ci sono ancora elementi sufficienti per valutare l’incidenza di questi fenomeni e l’andamento della pandemia. Credo che, pur rimanendo sempre ottimisti e “vaccinisti”, sia saggio attendere l’autunno.
https://www.google.it/amp/s/www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/06/05/non-e-ancora-v-day-svolta-in-autunno/6220940/amp/
Il Fatto Quotidiano
Non è ancora V-day svolta in autunno - Il Fatto Quotidiano
Tra le tante dichiarazioni sull’andamento della pandemia e affini, mi viene sempre voglia di dare voce ai numeri. Comincerei dai dati più eloquenti e che ci riguardano più di ogni altro: numero positivi, numero decessi e numero ricoverati in terapia intensiva.…
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In tutti i paesi ipervaccinati del Sud America con la fine della stagione calda stanno aumentando i casi