Eventi Avversi News
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Ammettono serenamente che per i giovani è più alto il rischio di trombosi che quello di covid.
Forwarded from Giubbe Rosse
I CASI GRAVI DOPO LA DOPPIA DOSE
Il dato è sotto osservazione e va spiegato bene, senza allarmismi, per capire che succede. Parliamo di persone contagiate dal Covid e con sintomi anche importanti, nonostante la doppia dose di vaccino. In una percentuale può essere fisiologico, ma è appunto un elemento illuminato dai riflettori del contrasto al Covid. Un’esperta come la professoressa Francesca Di Gaudio ha detto a LiveSicilia.it: “Si verificano delle infezioni gravi nonostante il vaccino. Stiamo seguendo la vicenda di una anziana gravissima, ricoverata all’ospedale ‘Cervello’, nonostante la doppia dose di Pfizer. Può succedere, certo, ma stiamo monitorando l’andamento. Più informazioni ci sono, più ne sappiamo e meglio è. Sappiamo, per esempio, che potrebbero svilupparsi forme resistenti al vaccino, ogni virus cambia per cercare di sopravvivere. Ecco perché mi pare opportuna la discussione in atto sulla terza dose”. Sappiamo pure che una percentuale dei vaccinati non sviluppa l’immunità. Ecco perché – aggiungiamo – è necessario tenere il fenomeno alla vista. “Sì, c’è questo caso di una persona anziana molto grave che ha sviluppato il Covid dopo il richiamo di Pfizer – dice la dottoressa Tiziana Maniscalchi (nella foto), direttore facente funzione del pronto soccorso del ‘Cervello -. Ci sono pure dei contagiati tra i nostri operatori, assolutamente paucisintomatici. Ma abbiamo ricoverato pazienti anziani, già richiamati e gravi, con polmoniti importanti. In questa settimana cinque o sei casi di questo tipo. Siamo nella percentuale normale, ma osserviamo gli sviluppi. Dobbiamo lavorare di statistica e per ora la statistica ci dice che non ci sono allarmi. E’ possibile che i più anziani e i più fragili siano in qualche misura più esposti”. (Fonte: Livesicilia.it)
Forwarded from Paolo Bellavite
Ecco la mia intervista a Byoblu di ieri.

Mi rendo conto di aver solo sfiorato alcuni punti critici, ma come quadro d’insieme sono soddisfatto.

https://www.byoblu.com/2021/06/08/reazioni-avverse-da-vaccino-se-ne-parli-ti-censurano-paolo-bellavite/
"Ma cosa accade a coloro che rifiutano di vaccinarsi? Il datore deve cercare una soluzione ragionevole, sia nel senso di adibizione a mansioni “inferiori” sia nel senso di adibizione a mansioni “anche diverse”. Il primo caso appare come una punizione per chi non si vaccini, con incidenza sulla retribuzione in caso di ricollocazione in mansioni inferiori, il secondo caso presenta la possibilità che i lavoratori possano essere lasciati nella stessa mansione, una volta fornite adeguate protezioni individuali. A tal fine dovrebbe essere coinvolto il medico competente, che, dialogando e collaborando con il datore, deve valutare la complessiva esposizione al rischio del lavoratore e dell’ambiente di lavoro. Sembra invece escluso il licenziamento disciplinare e per motivo economico, anche se potrebbero sorgere problemi laddove la sospensione duri a lungo e la prestazione risulti non più necessaria.
Filo conduttore del dl 44/2021 pare essere il contemperamento tra opposte sensibilità: da un lato la tutela del singolo restìo a vaccinarsi e dall’altro la necessità di contenere la diffusione del virus in un ambiente di lavoro ad alto rischio di contagio e quindi la salute pubblica, auspicando che tale mediazione contribuisca a portare tutti fuori dalla pandemia".
https://www.ilfattoquotidiano.it/2021/06/09/vaccino-covid-obbligatorio-agli-operatori-sanitari-ecco-cio-che-accade-a-chi-si-rifiuta/6224130/?utm_content=fattoquotidiano&utm_medium=social&utm_campaign=Echobox2021&utm_source=Facebook#Echobox=1623225046
Donna in codice rosso dopo vaccino, scatta lite tra due medici: intervengono i carabinieri

9 giugno 2021

PALERMO – Una lite tra due medici si sarebbe ieri consumata all’ospedale Villa Sofia della città di Palermo, dove sarebbe stato richiesto peraltro l’intervento dei carabinieri in serata.

L’episodio avrebbe visto protagonisti un medico del Pronto Soccorso e una dottoressa del 118. Quest’ultima avrebbe raccontato di essere arrivata ieri pomeriggio alle ore 15,20 in ospedale con una donna in codice rosso, che avrebbe accusato convulsioni e crisi epilettiche in seguito al vaccino effettuato al Cto.

La donna avrebbe già ricevuto le prime cure nel presidio dove era stato effettuato il vaccino e, nonostante pare versasse in condizioni stabili, alle 19 di ieri non sarebbe ancora stata presa in carico dai medici del Pronto Soccorso. La malcapitata, dopo essere andata in bagno, avrebbe accusato un nuovo malore.

Per tale ragione la dottoressa sarebbe entrata al Pronto Soccorso per chiedere aiuto al medico con il quale sarebbe poi scattata la lite. Stando al racconto della dottoressa, sarebbero dovuti intervenire un infermiere e un metronotte per evitare che il medico si scagliasse contro di lei. Quest’ultimo le avrebbe dapprima lanciato due guanti e poi le avrebbe urlato che le avrebbe dato degli schiaffi.

Sarebbero dunque intervenuti sul posto i carabinieri e la dottoressa avrebbe palesato l’intenzione di voler denunciare il medico. L’ospedale Villa Sofia avrebbe dichiarato: “È nato un alterco tra il medico del Pronto Soccorso e il medico del 118. Il medico del Pronto Soccorso era impegnato in sala rossa già su un paziente. Ha chiesto di attendere al collega e da qui è nato un alterco tra i due”.

Mentre il 118 avrebbe affermato: “Siamo a conoscenza di quanto successo ieri all’ospedale Villa Sofia. Al momento stiamo cercando di acquisire le relazioni su quanto accaduto. Stiamo lavorando con i pronto soccorso cittadini per cercare di risolvere queste criticità d’intesa con l’assessorato regionale alla Salute”.

https://newsicilia.it/palermo/cronaca/donna-in-codice-rosso-dopo-vaccino-scatta-lite-tra-due-medici-intervengono-i-carabinieri/682248
Bussolengo (Verona)
9 giugno 2021

Vaccini, shock anafilattico dopo la prima dose di Pfizer. Salvato a Verona

Il cinquantenne è un muratore, nel 2001 aveva avuto uno shock anafilattico dopo la puntura di una vespa. A intervenire è stato un medico in pensione di turno all’hub

L’incidenza è di un caso su centomila, ma le reazioni avverse gravi al vaccino anti-Covid possono verificarsi. L’importante è che accada in un ambiente protetto sanitario. Quello che ti salva la vita. E’ l’esperienza vissuta il 2 giugno da Stefano Vanini, 50 anni, al centro vaccinazioni di Bussolengo, in provincia di Verona. L’unico caso emerso su 300mila somministrazioni eseguite nell’hub scaligero. L’uomo ha avuto uno shock anafilattico un quarto d’ora dopo aver assunto la prima dose di Pfizer Biontech. Immediato l’intervento dei sanitari presenti, in particolare del professor Italo Vantini, 78 anni, medico in pensione ma già primario di Gastroenterologia e specialista in Medicina interna dell’Università di Verona. Vanini ha una storia pregressa di shock anafilattico da puntura di imenotteri, quando nel 2001 fu aggredito dalle vespe. «Faccio il muratore, un lavoro duro, sono uno sportivo, non ho patologie e non assumo farmaci — racconta —. Adesso, a distanza di giorni, mi sento ancora come mi fosse venuto addosso un camion. Sono un miracolato, vivo solo grazie al dottor Vantini, che non finirò mai di ringraziare». «Bisogna capire — spiega il professore, raggiunto ieri al centro vaccinale — che chi subisce un evento così forte non ne risente solo fisicamente, subisce anche uno choc psicologico». E in effetti l’esperienza per l’uomo è stata choccante, è il caso di dirlo: la corsa in ambulanza a tutta velocità da Bussolengo al Pronto Soccorso dell’ospedale di Verona, il sentirsi più di là che di qua.

L’intervento
«Vanini — spiega il medico (il cui cognome differisce da quello del paziente solo per una «t» — ha avuto una reazione acuta al vaccino. Ma gli abbiamo subito somministrato idrocortisone e antistaminico e quando è collassato, perdendo conoscenza, gli ho iniettato nella gamba l’adrenalina. Poi, con l’ambulanza in servizio al centro vaccinale, lo abbiamo trasportato in ospedale. Ma già durante il trasferimento i parametri vitali stavano migliorando». Il professor Vantini sottolinea anche che non bisogna farsi prendere dal panico: sono rare le persone che avendo avuto uno shock da imenotteri sviluppano allergia al vaccino. «Noi medici vaccinatori siamo addestrati a riconoscere queste manifestazioni, distinguendo se sono reazioni allergiche ai farmaci, e quindi agli eccipienti del vaccino, o al vaccino stesso — precisa il camice bianco —. Lavoro all’hub di Bussolengo da febbraio e questo è il primo caso del genere che ci capita. Lo abbiamo subito segnalato all’Agenzia italiana del farmaco». Il professor Vantini, che dice di chiamarsi Italo perché la madre si chiamava Italia, ha scelto di fare il medico vaccinatore a 78 anni, sei giorni alla settimana, esponendosi anche a rischi personali e professionali. E spiega:
«Se il governo dice che nel Paese c’è una chiamata alle armi poiché c’è una guerra in corso, io non sto con le mani in mano. Vaccinarsi è importante, non solo per sé ma per l’intera comunità. Qui c’è un team di giovani medici bravissimi, affiancati da noi vecchietti, e che ora hanno una grande esperienza sul campo». Stefano Vanini conclude invece con un monito: «Racconto la mia storia perché vorrei che chi come me ha avuto eventi anafilattici fosse sottoposto ai test allergologici prima di venire vaccinato».

https://www.google.it/amp/s/corrieredelveneto.corriere.it/verona/cronaca/21_giugno_09/vaccini-shock-anafilattico-la-prima-dose-pfizer-salvato-verona-e7b24578-c8e7-11eb-b0b3-35aca8948ff4_amp.html
In coma qualche giorno dopo il vaccino, esami sul caso di una 46enne

La donna, originaria di Cerenzia e residente a Caccuri, è ora ricoverata a Cosenza: il quadro clinico resta molto grave

7 giugno 2021

CROTONE E’ originaria di Cerenzia la donna di 46 anni entrata in coma a qualche giorno dalla somministrazione del vaccino anti Covid. Originaria di Cerenzia, ma residente nella frazione Santa Rania di Caccuri. Il mese di dicembre scorso aveva fatto il tampone ed era risultata positiva al Covid-19. A distanza di tre mesi si è iscritta nella piattaforma per effettuare la dose di vaccino prevista per i soggetti già positivi. Il 27 maggio scorso, giorno fissato dalla piattaforma, si è recata a Mesoraca dove le è stato iniettato il siero AstraZeneca, lotto ABV2856. Secondo quanto si apprende, il medico di famiglia avrebbe espresso riserve rispetto all’utilizzo di Astrazeneca. Le è stata, dunque, somministrata una dose di AstraZeneca e la donna ha iniziato ad avvertire qualche malessere già il giorno stesso della somministrazione. A distanza di qualche giorno la donna è peggiorata ed ha anche iniziato ad avere difficoltà nel muovere un braccio. Su consiglio del medico curante è stata trasportata all’ospedale “San Giovanni di Dio” di Crotone, dove i sanitari del pronto soccorso hanno disposto una risonanza magnetica dalla quale è emerso che la donna avesse un trombo celebrale. I medici si sono subito resi conto della gravità del caso e la paziente è stata immediatamente trasportata all’Annunziata di Cosenza con l’elisoccorso. E’ stata ricoverata al reparto stroke di primo livello, diretto dal dottor Autieri. Venerdì 4 giugno è stata sottoposta ad intervento chirurgico, ma le sue condizioni sono rimaste gravi. Sabato 5 giugno, secondo quanto è stato possibile apprendere, la situazione si è ulteriormente aggravata per un interessamento anche venoso; al momento, la donna viene mantenuta in coma farmacologico e il quadro clinico resta molto grave. La donna è molto stimata nella piccola frazione di Caccuri e sono molti i compaesani che sperano di rivederla presto a casa. Ovviamente ancora non c’è nessuna prova che l’ictus possa essere stato provocato dalla somministrazione del vaccino. Il caso non è stato, infatti, segnalato all’Aifa. E’ in corso la valutazione della situazione di salute pregressa. Secondo i familiari la donna non era affetta da alcuna patologia.

https://www.corrieredellacalabria.it/2021/06/07/in-coma-qualche-giorno-dopo-il-vaccino-esami-sul-caso-di-una-46enne/
Astrazeneca, non solo trombosi: il vaccino potrebbe aumentare il rischio di una malattia del sangue

9 giugno 2021

Il vaccino Astrazeneca sembra essere associato ad un lieve aumento del rischio di sviluppare la porpora trombocitopenica immune. A dirlo è una ricerca pubblicata sulla rivista Nature dall'Università di Edimburgo, secondo cui si tratta di un rischio importante ma raro e confrontabile a quella di altri vaccini. L'Agenzia europea del farmaco (Ema) ad aprile aveva detto che i casi non rivelavano un quadro capace di confermare una relazione causale con i vaccini di Pfizer e AstraZeneca, ma che avrebbe indagato.

Il gruppo guidato da Aziz Sheikh ha analizzato i casi di disturbi tra più di 2 milioni di adulti in Scozia vaccinati tra dicembre e aprile con Pfizer e AstraZeneca. E' emerso che con AstraZeneca c'era un leggero aumento del rischio di porpora trombocitopenica immune fino a 27 giorni dopo l'inoculazione: mancano però dati sufficienti per concludere che vi sia un nesso tra il vaccino di AstraZeneca e la trombosi dei seni venosi cerebrali, stando ai ricercatori questi dati vanno considerati.

https://www.ilmessaggero.it/salute/prevenzione/astrazeneca_trombosi_vaccino_aumenta_rischio_malattia_sangue_studio-6012360.html
IN CILE TERAPIE INTENSIVE AL COLLASSO. IN UK FORSE NON ALLENTANO LE MISURE RESTRITTIVE. SONO TRA I PAESI CON PIÙ VACCINATI

https://www.byoblu.com/2021/06/09/in-cile-terapie-intensive-al-collasso-in-uk-forse-non-allentano-le-misure-restrittive-sono-tra-i-paesi-con-piu-vaccinati/
Isole Seychelles, 0 morti per COVID fino a quando non hanno iniziato a vaccinare.
L'uso di AstraZeneca fra i giovani sarà probabilmente ridiscusso. Il rischio di trombosi è già all'esame degli esperti del comitato tecnico scientifico ed è possibile che le indicazioni attuali - il vaccino è consigliato solo al di sopra dei 60 anni - verranno rese più rigide.

@covid19
Verzino (Crotone), vaccinata con AstraZeneca finisce in Rianimazione

10 giugno 2021

Le hanno somministrato il vaccino di “AstraZeneca” domenica 30 maggio. Si sta verificando se sarebbe collegato al siero anti-Covid anglo-svedese il violento malore che l’ha portata in Rianimazione. Una donna di 49 anni residente nel piccolo centro collinare di Verzino nell’Alto Crotonese sta lottando per la vita nel reparto di Rianimazione dell’ospedale civile di Crotone dove è ricoverata da 48 ore a causa di coaguli nel sangue che le avrebbero tra le altre cose procurato un infarto intestinale.

https://catanzaro.gazzettadelsud.it/articoli/cronaca/2021/06/10/verzino-vaccinata-con-astrazeneca-finisce-in-rianimazione-b311e376-9383-4d3a-a5c4-8257bd312d8e/
AZ ai giovani, arriva lo stop “Nuove indicazioni sull’età”

10 giugno 2021

Si corre ai ripari. L’uso dei vaccini a vettore virale per i giovani, in particolare AstraZeneca ma anche J&J, sarà limitato. In quali termini dovrebbero definirlo oggi, dopo le valutazioni del Comitato tecnico scientifico. “C’è un’attenzione che definirei suprema su eventuali effetti collaterali”, spiegava ieri mattina Franco Locatelli, coordinatore Cts.

Anche il sottosegretario Sileri preme: “Lo dico da un mese, sono opportune nuove indicazioni ora che l’incidenza del virus è scesa”. Bisogna stabilire se eliminare del tutto quei vaccini per gli under 60, rendendo cioè stringente quella che fin qui è stata solo una raccomandazione, oppure fissare un limite d’età più basso come hanno fatto in altri Paesi, mentre altri ancora hanno eliminato del tutto Az e gli Usa non l’hanno mai autorizzato. “Secondo me – prevede Sileri – si valuteranno dei limiti di non fattibilità sotto i 30 o sotto i 40 anni. Comunque le valutazioni le lascerei agli scienziati”. Si è discusso anche dell’ipotesi di fare i richiami con i vaccini a mRna a chi ha avuto la prima dose di AstraZeneca, per quanto gli eventi avversi più preoccupanti si siano quasi sempre verificati dopo la prima iniezione e non dopo la seconda.
Sono, come ormai sappiamo, trombosi rare per lo più cerebrali, spesso associate a una carenza di piastrine (trombocitopenia), più frequenti nelle donne sotto i 50 anni. Il nesso con i vaccini è affermato da diversi studi, per quanto il meccanismo della loro insorgenza non sia ancora pienamente definito. Ieri un’altra donna, 34 anni, è stata ricoverata al San Martino di Genova con sintomi compatibili. Fortunatamente è stata assistita prima della 18enne che versa ancora in condizioni definite “gravi ma stabili” nello stesso ospedale dopo due interventi chirurgici alla testa. C’è un altro caso in Toscana, uno in Calabria. È atteso anche il Quinto rapporto dell’agenzia del farmaco Aifa con i dati fino al 26 maggio: un mese fa eravamo a 0,45 casi ogni 100 mila vaccinati, ma in Gran Bretagna dove hanno più vaccinati sono a 1,8 nella fascia d’età 18/49, mentre si scende a 1 sopra i 50. La stessa Ema, l’agenzia europea che ha autorizzato Az e J&J senza limiti di età, rileva che per i più giovani i rischi superano quelli del Covid-19, specie ora che i contagi sono calati.
La pressione del mondo scientifico per limitarne l’uso è cresciuta. Agli appelli dei medici vaccinatori di Genova e di un nutrito gruppo di scienziati che ha scritto all’associazione Luca Coscioni, di cui il Fatto ha dato notizia nei giorni scorsi, si sono aggiunti altri autorevoli professori, sia pure con toni diversi: dai microbiologi Andrea Crisanti di Padova e Andrea Clementi del San Raffaele di Milano all’immunologa Antonella Viola sempre di Padova.
È chiaro a tutti che gli Open day dai 18 anni su con il vaccino anglosvedese hanno creato qualche rischio di troppo, per quanto gli under 60 siano stati vaccinati solo perché “volontari” e informati – almeno in teoria – dei rischi e delle raccomandazioni. L’hanno fatto molte Regioni, dal Lazio all’Alto Adige e alla Liguria, ma ora alcune fanno marcia indietro: così ha annunciato ieri la Campania, che userà vaccini a Rna messaggero. Lazio, Calabria e Sicilia invece vanno avanti. La Val d’Aosta attende indicazioni da Roma.
Del resto lo stock di Az accumulato nei frigoriferi ammonta, secondo stime attendibili, a ben 1,4 milioni di dosi, contro un totale di 1,7 milioni ripartite però su tre produttori: 0,7 Pfizer, 0,5 Moderna e 0,5 J&J. Ovviamente una parte di questi quantitativi dipende solo dal flusso delle consegne e delle somministrazioni, che prosegue a ritmo sostenuto. AstraZeneca e Johnson sarebbero destinati “preferenzialmente” agli over 60, tra cui ci sono almeno due milioni di non vaccinati, ma evidentemente è stato somministrato anche a migliaia di giovani, decisi a vaccinarsi al più presto.

https://www.google.it/amp/s/www.ilfattoquotidiano.it/in-edicola/articoli/2021/06/10/az-ai-giovani-arriva-lo-stop-nuove-indicazioni-sulleta/6225470/amp/