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È LECITO PER UN OPERATORE SANITARIO AVER PAURA DEL VACCINO ANTI COVID?

Intervista a Raffaele Varvara, infermiere in un’azienda sanitaria della provincia di Milano e attivista politico.


Sui vaccini anti Covid, Raffaele Varvara testimonia che l’ordine provinciale ha richiesto una lista degli infermieri che non vogliono sottoporsi alla somministrazione, per convocarli ad uno ad uno e capire se sussistono motivazioni mediche (come, ad esempio, poli allergie) oppure se il rifiuto è solo di carattere ideologico o dovuto alla paura. In quest’ultimo caso gli infermieri possono rischiare provvedimenti disciplinari e addirittura la radiazione.
Con il dottor Varvara, allora, parliamo proprio di questo sentimento e ci chiediamo se non sia lecito provarlo dinanzi ad un vaccino creato con tempistiche accelerate rispetto a quelle ordinarie e che utilizza tecniche (l’mRna messaggero) mai utilizzate prima di oggi nei vaccini.
“Non è consentito per un operatore sanitario avere paura”, risponde Varvara, “eppure un infermiere, prima di essere tale, è un cittadino, libero di poter scegliere sulla propria pelle se sottoporsi oppure no a un trattamento sanitario senza per questo essere bollato come no-vax o come contrario ai progressi scientifici”. La verità, secondo Raffaele Varvara, è che “tanti operatori sanitari hanno paura, vedendo le reazioni avverse o gli effetti collaterali che si verificano sui colleghi vaccinati”. “Molti di loro sono infatti costretti a lunghi periodi di malattia; riscontriamo infatti, per lo più, febbre, diarrea, vomito e dolori articolari che insorgono dopo la prima o la seconda dose”. “Vedendo ciò, è lecito avere paura”, osserva Raffaele Varvara, “invece no, sull’infermiere aleggia un obbligo morale di sottoporsi al vaccino”.
L’articolo 32 della Costituzione tutela tutti i cittadini, stabilendo che “nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge” e aggiunge che “quest’ultima non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana”.

https://go.byoblu.com/infermiere
Molti medici segnalano grossi linfonodi ascellari dopo il vaccino Covid simili ai linfonodi dei malati di cancro al seno.

Il dott. Holly Marshall della University Hospitals Cleveland Medical Center afferma che i radiologi hanno riscontrato adenopatie ascellari e linfonodi ingrossati durante lo screening mammografico di pazienti vaccinate.
Questo effetto collaterale potrebbe essere scambiato per cancro al seno.

https://www.google.it/amp/s/www.wfla.com/community/health/coronavirus/side-effect-of-covid-19-vaccine-mirrors-breast-cancer-symptom-doctors-say/amp/
Cesena, “allergia” al vaccino anti Covid: 53enne in pronto soccorso.

https://www.corriereromagna.it/cesena-allergia-al-vaccino-anti-covid-53enne-in-pronto-soccorso/
Vaccini anti-Covid, la mappa delle inoculazioni. Martedì parte somministrazione a under 55.


È prevista martedì, salvo imprevisti, l'inizio della campagna di vaccinazione anti-Covid degli under 55 con le dosi di AstraZeneca. Il vaccino arriverà per la prima volta domani in Italia e lunedì prossimo dovrebbe essere completata la distribuzione nei 293 centri di somministrazione. Martedì - a quanto si apprende - le dosi dovrebbero già essere disponibili. Sulle liste dei luoghi per le somministrazioni consegnate dai governatori, composte dalle indicazioni dei vari territori, ci sono palazzetti, cinema, teatri, aeroporti e fiere. Strutture che saranno attivate almeno ogni 50mila abitanti. La "cavalleria pesante", invece, per ora resta al palo: sono 152 i drive through della Difesa schierati, gran parte dei quali già adibiti per i tamponi, in attesa di essere impiegati per le inoculazioni, quando scatterà la richiesta delle Asl o dello stesso ministero della Salute. Di questi, 27 sono in Lombardia, 20 nel Lazio e 16 in Campania, altrettanti nel Veneto e 15 in Emilia Romagna. A Milano, la struttura più ampia, che esegue il numero maggiore di operazioni con otto linee al lavoro.

In campo nelle prossime settimane scenderanno anche i medici di base e su questo aspetto è attesa la firma del Protocollo d'Intesa già trasmesso ai sindacati dei medici di famiglia. Serve ora essere sicuri che le fiale arriveranno e non ci saranno altri ritardi. Per questo la Commissione europea prova a blindarsi sugli approvvigionamenti con una «task force per incrementare la capacità dell'attuale produzione dei vaccini». La task force si concentrerà su tre filoni principali: «rimuovere ostacoli e colli di bottiglia, adeguare la produzione di vaccini alle varianti del virus e lavorare ad un piano strutturale per una risposta veloce a rischi biologici a livello europeo». C'è ora l'ipotesi, alla base di una ricerca avviata nel Regno Unito, ma che già suscita perplessità nel mondo scientifico di poter utilizzare due vaccini anti-Covid diversi per la prima e la seconda dose di richiamo. Lo studio britannico vuole appunto verificare l'efficacia dell'immunizzazione anti-Covid con due vaccini differenti anziché' uno solo come avviene attualmente per la prima dose e il richiamo.
Secondo quanto riporta la Bbc, lo studio - denominato "Com-Cov" - è gestito dal National Immunisation Schedule Evaluation Consortium e coinvolge oltre 800 volontari in Inghilterra di età superiore ai 50 anni. L'idea è quella di avere una maggiore flessibilità nella campagna di immunizzazione e di affrontare potenziali interruzioni delle forniture con maggiore tranquillità. È anche possibile, secondo alcuni scienziati, che questo approccio fornisca una protezione maggiore contro Covid-19. Alcuni dei volontari riceveranno quindi una prima dose del vaccino Oxford-AstraZeneca seguita - dopo 4 o 12 settimane - da una dose del vaccino Pfizer-Biontech o viceversa. Lo studio durerà 13 mesi, ma i primi risultati potrebbero essere resi noti già entro il prossimo giugno.

L'ipotesi di impiego di vaccini diversi non convince però il presidente del Consiglio superiore di sanità Franco Locatelli: «Utilizzare in combinazione due diversi vaccini anti-Covid mi sembra significativamente aleatorio. Dobbiamo restare all'evidenza dei dati disponibili. I dati - spiega - si riferiscono a un uso costante, tra la prima e la seconda vaccinazione, dello stesso tipo di vaccino. Andare ad esplorare situazioni alternative mi sembra significativamente aleatorio». Ed ancora: «Non dico che non possa funzionare, però starei su una strada solida e consolidata», avverte Locatelli.


http://www.doctor33.it/politica-e-sanita/vaccini-anticovid-la-mappa-delle-inoculazioni-martedi-parte-somministrazione-a-under-/
"Il 16 gennaio la genetista Alexandra Henrion-Caude ha avanzato un'ipotesi che è stata subito definita priva di fondamento scientifico e poi bollata come ‘complottista’. Ma può una semplice ipotesi essere definita ‘eretica’? Quella moderna è ancora scienza, o siamo tornati ai tempi delle verità assolute e delle condanne all’abiura"?

https://it.sputniknews.com/opinioni/2021012110029764-oops-e-se-lesplosione-delle-varianti-covid-19-fosse-causata-proprio-dal-vaccino-pfizer/
Vaccinata alla 14ª settimana, dopo 15 giorni perde il bambino
In Germania dal 27 gennaio ad oggi sono state inoculate 1,7 milioni di dosi di vaccini pfizer e moderna e sono decedute 69 persone.

"Secondo il presidente del PEI Klaus Cichutek, i 69 decessi segnalati da un'ora a 18 giorni dopo la vaccinazione con i preparati Corona di Biontech/Pfizer o Moderna non sono stati causati dalla vaccinazione. Nell'intervista all'RND, ha detto: "Non c'è motivo di credere che siano stati causati dalla vaccinazione", aggiungendo: "Queste sono spesso persone con malattie sottostanti. È plausibile che queste malattie sottostanti abbiano portato alla morte. I deceduti avevano tra i 56 e i 100 anni"

https://www.merkur.de/leben/gesundheit/corona-impfung-todesfaelle-todesursache-grunderkrankung-einfluss-impfstoff-immunisierung-zr-90187283.html