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Compilation di reazioni avverse ai vaccini
Forwarded from Paolo Bellavite
Alla fine l’autopsia

Questo è il link alla conferenza stampa degli anatomopatologi che hanno presentato i risultati delle autopsie a persone morte dopo l’inoculazione di vaccini anti-COVID-19. C’è la traduzione simultanea. Dura due ore ed è molto istruttiva per medici e operatori sanitari.

Inutile dire che come patologo generale sono stato impressionato e che questi medici mi sono sembrati sinceri e competenti. Certo non sono pre-giudizi, sono post-giudizi, come è il compito dell’anatomia patologica. Documenta infiltrati linfocitari in molti organi e la presenza di macrofagi in forme che ricordano le cellule giganti multinucleate tipo Langhans. Si vede anche del materiale brunastro in frammenti che verosimilmente è proprio quello inoculato.

Dico solo una cosa di interesse generale: si chiedono “come possa essere finito lì quel materiale?” E secondo loro l’ipotesi più probabile è che il materiale iniettato sia finito in un vaso sanguigno perché chi inietta non fa la prova di aspirazione prima di spingere lo stantuffo. Secondo me è probabile (lo avevo già segnalato nel video show della vicepresidente USA) e se così fosse il generale alpino dovrebbe farsi qualche domanda. E pure la OMS che dice che per i vaccini la manovra di Lesser non servirebbe.

Comunque si tratta di scoperte impressionanti che pur presentate in modo così preliminare dovrebbero indurre le autorità sanitarie ad una pausa riflessione e approfondimenti ampliando la casistica.

Nell’immediatezza serve comunque a demolire la frequente “narrazione” giornalistica della “nessuna correlazione”


https://pathologie-konferenz.de/it/
Forwarded from Paolo Bellavite
Qui un altro link, il video è un po’ più sintetico
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Tutto quello che devi fare è vaccinare 70 ragazzini per il governo.

https://www.hcpassociation.com.au/vaccine-registration
🔶️Venerdì 15 🔶️ entra in vigore il "Super Green Pass", ovvero quello che obbliga i lavoratori a possedere il Pass per potere frequentare i posti di lavoro. Nella stessa data è stato indetto dalla totalità dei movimenti di lavoratori No Green Pass (dalle maestre e i professori, ai tranvieri e i postini) uno sciopero generale di 5 giorni lavorativi, numero limite per evitare il licenziamento. Noi parteciperemo allo sciopero a supporto dei lavoratori. L'appuntamento per iniziare le nostre giornate di sciopero è il 15 alle ore 10 davanti all'università Statale di Milano (Via Festa del Perdono 7) per un presidio politico. Fate girare e partecipiamo numerosi !
👉Vi giriamo nel frattempo il video completo del dibattito con Ugo Mattei e Andrea Zhok per chi non ha potuto esserci:
https://youtu.be/uBhmpzGaWOY
👉E la considerazione su quanto avvenuto a Roma:
https://www.facebook.com/107841138292871/posts/121589403584711/
👉Ricordiamo inoltre che è attivo da poco il nostro sito, forma in cui abbiamo scelto di comunicare oltre ai social Instagram e Facebook:
https://pensierocritico.org/dibattito-con-ugo-mattei-e-andrea-zohk/
Forwarded from Giubbe Rosse
IL MINISTERO DELL’INTERNO: “LE IMPRESE PAGHINO I TAMPONI AI LAVORATORI PORTUALI”
Le imprese che operano nei porti, in considerazione della delicatezza e dell’essenzialità del settore dello shipping, potranno chiedere ai propri lavoratori la certificazione necessaria a operare (il cosiddetto Green Pass) senza timore di incorrere in violazione della privacy. Ma, al contempo, dovranno essere “invitate” a mettere a mettere a disposizione del personale sprovvisto di Pass tamponi antigenici o molecolari gratuiti. Lo si legge in una circolare firmata dal Capo di Gabinetto del Ministero dell’Interno inviata ai prefetti. (Fonte: Shipmag)

eheheheh... ancora convinti che la manifestazioni non servano? 💪

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Welcome nell' "Australian Medical Apartheid System"...
( Quella baracca fuori è per visitare i non vaccinati)
Ieri sera alle 20:00 circa in risposta agli eventi romani dopo la stretta decisa dal governo sono stati revocati da varie prefetture i prossimi permessi a manifestare.
https://www.tgcom24.mediaset.it/politica/cortei-no-green-pass-stretta-del-governo-per-impedire-nuove-violenze_39268450-202102k.shtml

Contemporaneamente la settimana si apre invece con questa "delizia":
L'abrogazione da parte del governo dell'articolo 2 del codice della privacy.

L'articolo 2 quinquiesdecies del Codice della Privacy, che Mario Draghi e il suo governo hanno appena abrogato riguarda tutti da molto vicino. Chiedo a tutti perciò di leggere con attenzione l'intero "decreto Capienze" approvato giovedì sera, all'unanimità, dal consiglio dei ministri, che "grazie" al Green pass aumenta le presenze nei cinema, negli stadi e altrove, questa la parte apparentemente "bella".

Ma, mentre da una parte si gioiva, dall'altra passata praticamente in sordina una bella polpetta avvelenata.
Sì perché di fatto con l'ultimo decreto si procede all'abrogazione dell'articolo 2 del codice di privacy. L'ultimo ostacolo al rischio di una schedatura di massa da parte dei pubblici uffici in materia sanitaria, giudiziaria, fiscale e biometrica delle persone.

Il recente comunicato di palazzo Chigi dà una versione pronta e confezionata appositamente per il popolo bove: Cit. «Sono state introdotte, in coerenza con il quadro europeo, alcune semplificazioni alla disciplina prevista dal decreto legislativo 196/2003 del trattamento dei dati con finalità di interesse pubblico»
Le chiamano "semplificazioni" però ad una attenta lettura del testo, ne esce una storia ben diversa.
Il decreto rimuove infatti i vincoli alla raccolta e ai trattamenti dei dati, inclusi quelli più rischiosi per la riservatezza degli italiani, che fino ad oggi le amministrazioni dello Stato erano tenute a rispettare.

In nome del superiore «pubblico interesse», almeno teoricamente potranno fare di tutto, incluso il riconoscimento facciale e biometrico a tappeto. Cina Docet.
Tutto è racchiuso in poche righe, comprensibili a chi mastica la materia, lancia oggi l'allarme anche Paolo Sceusa presidente emerito della Cassazione, promotore del comitato referendario e aderente a generazioni future.

La maggioranza dei parlamentari, ormai schiaccia i bottoni delle votazioni seguendo ciecamente le indicazioni del capogruppo senza nemmeno più sapere non solo i contenuti ma neanche il tema della materia votata. Più o meno quel che accadeva nel parlamento italiano agli inizi degli anni 20' con l'affermarsi del ventennio.

Ebbene, il decreto 196 del 2003, ovvero il Codice della Privacy, ne esce stravolto.

Tanto per iniziare, il decreto inserisce al suo interno una nuova norma, secondo la quale, cit. «il trattamento dei dati personali da parte di un'amministrazione pubblica [...] nonché da parte di una società a controllo pubblico [...] o di un organismo di diritto pubblico, è sempre consentito se necessario per l'adempimento di un compito svolto nel pubblico interesse».

Ovvero nel nome del "pubblico interesse" stabilito secondo criteri non definiti e quindi a piacere di chi lo impugni, il trattamento dei dati personali e regolati finora dalla legge sulla privacy sono a disposizione di ogni funzionario pubblico.

Tutto diventa lecito, dunque, se fatto in nome della "giusta causa".
Ovviamente senza stabilire nessun criterio di come decidere se l'operazione è funzionale al «pubblico interesse».

Sempre quel decreto, dispone che, cit. «la finalità del trattamento, se non espressamente prevista da una norma di legge o, nei casi previsti dalla legge, di regolamento, è indicata dall'amministrazione, dalla società a controllo pubblico o dall'organismo di diritto pubblico in coerenza al compito svolto o al potere esercitato».
Mani libere perciò.
L'unico "contropotere" esistente ad oggi al potere governativo di disporre dei dati di una persona per finalità non ben precisate sotto il nome di "interesse pubblico" era quello dell'autorità per la protezione dei dati personali, guidata dal giurista Pasquale Stanzione, che adesso con l'abrogazione dell'articolo 2 viene ridotto ai minimi termini.

L'articolo 2 quinquesdecies, del codice di Privacy era ciò che sinora ha consentito al garante di imporre «misure e accorgimenti a garanzia dell'interessato e a tutela della persona», ciò qualora il trattamento dei dati presenti «rischi elevati per la tutela della stessa», anche se svolto «per l'esecuzione di un compito di interesse pubblico».

Con l'abrogazione dell'art.2
Si tolgono di fatto tutte le misure che finora ponevano l'obbligo di consultare il garante stesso prima di fare qualcosa che potrebbe essere pericoloso per la riservatezza dei cittadini e per la salvaguardia degli individui in quanto persone.

Saltando questa tutela vengono anche cancellate le sanzioni amministrative e gli illeciti penali a carico dei dirigenti pubblici che non chiedono il permesso preventivo dell'authority.

Un po' come era in uso ai tempi del ventennio quando i pubblici gerarchi avevano pieno mandato di poter accedere ai dati di ogni persona, motivando il tutto come questione di forza maggiore e ordine superiore.

Sanzioni e illeciti potranno scattare eventualmente soltanto dopo, a violazione commessa e accertata, ovviamente sempre che qualcuno se ne accorga.


Agli uffici dello Stato e ai loro dirigenti, inoltre, basterà sostenere che la raccolta e l'uso dei dati sono fatti per adempiere a «riforme, misure e progetti del Piano nazionale di ripresa e resilienza», in nome dell'interesse pubblico.

Per di più il tempo del garante viene ridotto a trenta giorni di tempo (anziché i quarantacinque attuali, comunque pochi) per comunicare se vengono violate le leggi sulla privacy; trascorso questo periodo, potrà, cit. «procedersi indipendentemente dall'acquisizione del parere».

Non ci vuole chissà quale immaginazione che l'authority con una cronica carenza di personale, in "virtù" degli obiettivi del Pnrr "di interesse pubblico" copriranno ogni aspetto della nostra esistenza, dal controllo per motivi "sanitari" alla verifica per motivi ideologici oppure la consultazione dei dati sensibili di una persona motivato dalla prevenzione, una fantastica scorciatoia che in barba alla legge sulla privacy e anche a vari articoli della Costituzione si avvia a diventare la regola.
Una lettera di appello è stata scritta ieri da "generazioni future" al garante della privacy. Da leggere per avere un quadro completo di cosa comporterà questa abrogazione dell'Art. 2 della privacy.

https://generazionifuture.org/appello-al-garante-della-privacy/
Stima.