💡 Scoppiare le bolle dei social
Le piazze si sono riempite, i feed anche. Ma cosa resta quando un evento storico passa attraverso gli algoritmi dei social network? Tra bolle mediatiche, camere dell’eco e disinformazione, la nostra percezione della realtà può diventare… molto relativa.
🔖Nel nuovo articolo della rubrica Il Cannocchiale, Francesco Paolo Panei riflette su come i social modellano ciò che vediamo e su come possiamo riprendere in mano la narrazione della realtà. Perché capire come funzionano questi strumenti è il primo passo per usarli senza esserne usati.
https://www.lafionda.org/2025/12/01/scoppiare-le-bolle-mediatiche/
Le piazze si sono riempite, i feed anche. Ma cosa resta quando un evento storico passa attraverso gli algoritmi dei social network? Tra bolle mediatiche, camere dell’eco e disinformazione, la nostra percezione della realtà può diventare… molto relativa.
🔖Nel nuovo articolo della rubrica Il Cannocchiale, Francesco Paolo Panei riflette su come i social modellano ciò che vediamo e su come possiamo riprendere in mano la narrazione della realtà. Perché capire come funzionano questi strumenti è il primo passo per usarli senza esserne usati.
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La Fionda
Scoppiare le bolle mediatiche | La Fionda
Riflessioni e consigli sull’igiene informativa e come affrontare una necessità sociale
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Caldo Polare. Dove il ghiaccio si scioglie e anche la guerra si scongela
Paolo Cornetti
Recensione del libro “2050 la guerra dei ghiacci”.
Per secoli l’umanità non ha avuto più l’opportunità di trovarsi davanti a nuove terre da esplorare e, inevitabilmente, da contendere. Eppure, è ciò che sta accadendo oggi nell’Artico con lo scioglimento sempre più rapido dei ghiacci che sta aprendo frontiere che si credevano assai… Continua... 👇
https://www.lafionda.org/2025/12/07/caldo-polare-dove-il-ghiaccio-si-scioglie-e-anche-la-guerra-si-scongela/
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Paolo Cornetti
Recensione del libro “2050 la guerra dei ghiacci”.
Per secoli l’umanità non ha avuto più l’opportunità di trovarsi davanti a nuove terre da esplorare e, inevitabilmente, da contendere. Eppure, è ciò che sta accadendo oggi nell’Artico con lo scioglimento sempre più rapido dei ghiacci che sta aprendo frontiere che si credevano assai… Continua... 👇
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Forwarded from POLIVOX di Clara Statello
Carissimi amici vi ricordo che alle 10 andremo in diretta con Thomas Fazi autore del dossier: la macchina dei media di Bruxelles per parlare di come l'UE finanzia un apparato ideologico di stato, la stampa.
https://www.youtube.com/live/wV9BgRfAx70?si=rf3LsvgZdrh-1SLi&fbclid=IwZXh0bgNhZW0CMTEAc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEe7FkH5diFiDxSna9j2T-AlmlP3GLRf4po7_JHKnjd6lvpXOGzv-t0rIpboD4_aem_orV2icBSqR7FxTu1jZuWOw
Segui 👉🏻 @ClaraStatello
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Il MINISTERO DELLA VERITÀ UE: rapporto sulla LIBERTÀ DI STAMPA IN UE ft Thomas Fazi
Dossier di Thomas Fazi, giornalista e saggista, sulla macchina propagandistica dell'UE e sul suo funzionamento per creare e diffondere il pensiero unico euroepeista e per conformare ad esso la popolazione.
Diretta streaming su Polivox lunedì 8 dicembre…
Diretta streaming su Polivox lunedì 8 dicembre…
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Forwarded from InsideOver
Saggista, giornalista, traduttore e autore di documentari, Thomas Fazi ha pubblicato lo scorso giugno un’inchiesta che ha acceso i riflettori sull’impressionante volume di fondi che l’Unione europea ha erogato ai media del continente negli ultimi dieci anni.
Secondo il report “Brussels’s Media Machine: EU Media Funding and the Shaping of Public Discourse”, la Commissione Europea e il Parlamento erogano congiuntamente circa 80 milioni di euro all’anno per progetti mediatici. Il totale, negli ultimi dieci anni, potrebbe infatti superare il miliardo di euro.
Un finanziamento presentato come un sostegno alla “libertà dei media”, ma che – secondo Fazi – mira in realtà a promuovere narrazioni esplicitamente pro-UE e a marginalizzare le voci critiche.
‼️ Non perdete la diretta 👉https://www.instagram.com/insideover/
🗓 Mercoledì 10 dicembre
🕘 Ore 13:00
Secondo il report “Brussels’s Media Machine: EU Media Funding and the Shaping of Public Discourse”, la Commissione Europea e il Parlamento erogano congiuntamente circa 80 milioni di euro all’anno per progetti mediatici. Il totale, negli ultimi dieci anni, potrebbe infatti superare il miliardo di euro.
Un finanziamento presentato come un sostegno alla “libertà dei media”, ma che – secondo Fazi – mira in realtà a promuovere narrazioni esplicitamente pro-UE e a marginalizzare le voci critiche.
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Perché Lublino è stato l’Europeo più vero degli ultimi anni
Michele Agagliate
I campionati europei di nuoto in vasca corta 2025 di Lublino si sono appena conclusi e, come spesso accade, qualcuno si affretterà a ridimensionarli. “Europei di dicembre”, “vasca corta”, “non c’è mezza Europa”, “gli statunitensi non ci sono”, e tutta la solita litania di frasi fatte che ci portiamo dietro da vent’anni.
Il punto… Continua... 👇
https://www.lafionda.org/2025/12/08/perche-lublino-e-stato-leuropeo-piu-vero-degli-ultimi-anni/
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Michele Agagliate
I campionati europei di nuoto in vasca corta 2025 di Lublino si sono appena conclusi e, come spesso accade, qualcuno si affretterà a ridimensionarli. “Europei di dicembre”, “vasca corta”, “non c’è mezza Europa”, “gli statunitensi non ci sono”, e tutta la solita litania di frasi fatte che ci portiamo dietro da vent’anni.
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VOLONTÉ, L’ATTORE DEGLI ULTIMI
Matteo Parini
“S’alza il vento. Bisogna tentare di vivere”. Una citazione di Paul Valéry, considerato uno dei principali esponenti del simbolismo e della riflessione estetica del Novecento, campeggia su una piccola lapide di granito a forma di vela, ornata da una pietra che ricorda un cuore, nel cimitero di La Maddalena in Sardegna. Lì, dal 1994,… Continua... 👇
https://www.lafionda.org/2025/12/09/volonte-lattore-degli-ultimi/
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Matteo Parini
“S’alza il vento. Bisogna tentare di vivere”. Una citazione di Paul Valéry, considerato uno dei principali esponenti del simbolismo e della riflessione estetica del Novecento, campeggia su una piccola lapide di granito a forma di vela, ornata da una pietra che ricorda un cuore, nel cimitero di La Maddalena in Sardegna. Lì, dal 1994,… Continua... 👇
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Honduras: ingerenze, narcotraffico e il fallimento di un cambiamento politico
Nazareno Galiè
Era il 15 febbraio del 2022: l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández (d’ora innanzi JOH) era un uomo finito. Mi trovavo a Tegucigalpa, la capitale dell’Honduras; ricordo molto bene la luminosità di quella giornata, che definiva i contorni delle strade e degli edifici di quella metropoli serpentiforme. Una giornata relativamente tranquilla, in un Paese… Continua... 👇
https://www.lafionda.org/2025/12/09/honduras-ingerenze-narcotraffico-e-il-fallimento-di-un-cambiamento-politico/
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Nazareno Galiè
Era il 15 febbraio del 2022: l’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández (d’ora innanzi JOH) era un uomo finito. Mi trovavo a Tegucigalpa, la capitale dell’Honduras; ricordo molto bene la luminosità di quella giornata, che definiva i contorni delle strade e degli edifici di quella metropoli serpentiforme. Una giornata relativamente tranquilla, in un Paese… Continua... 👇
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Filosofie dell’anticonformismo
Marco Scognamillo
È noto che il motto “L’unica regola è che non ci sono regole” è il motto dell’anti conformismo. È possibile che, dietro a uno slogan così scialbo, si possano isolare le correnti filosofiche che conducono alla disgregazione del rapporto sociale, alla conflittualità con l’alterità e alla precarizzazione dell’identità?
Proviamo a isolare quattro correnti di… Continua... 👇
https://www.lafionda.org/2025/12/09/filosofie-dellanticonformismo/
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Marco Scognamillo
È noto che il motto “L’unica regola è che non ci sono regole” è il motto dell’anti conformismo. È possibile che, dietro a uno slogan così scialbo, si possano isolare le correnti filosofiche che conducono alla disgregazione del rapporto sociale, alla conflittualità con l’alterità e alla precarizzazione dell’identità?
Proviamo a isolare quattro correnti di… Continua... 👇
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Forwarded from la fionda📕
📣 Presentazione del nuovo numero de La Fionda: “La Terra Promiscua”, a breve in uscita.
Venerdì 12 dicembre, ore 18, Al Biondo Tevere, Via Ostiense 178 (Roma).
Il nuovo numero de La Fionda affronta uno dei nodi più drammatici e irrisolti del nostro tempo: il conflitto israelo-palestinese, restituendo il quadro di una realtà di guerra e miseria estreme, ancora oggi tragicamente infiammata.
La Terra Promiscua allarga poi lo sguardo agli scenari più ampi del Medio Oriente: alle dinamiche geopolitiche, geoeconomiche, culturali e religiose che ridisegnano equilibri e alleanze, e alle prospettive – mai così lontane – di una convivenza di pace solida e duratura.
In questo quadro, uno spazio particolare è riservato all’Italia: quale rapporto ricostruire con il Medio Oriente? È possibile recuperare il meglio della tradizione di politica estera segnata da apertura e dialogo con il mondo arabo? Sono interrogativi che toccano il ruolo dell’Italia e dell’Europa nel segno dell’alternativa mediterranea e del multipolarismo.
Un numero che unisce la ricchezza dell’analisi al coraggio della denuncia, rilanciando una riflessione critica su ciò che accade oggi e sulle sue conseguenze nel lungo periodo.
📍 La presentazione sarà un momento di confronto con alcuni dei protagonisti di questo numero, per riguardare insieme i tragici eventi degli ultimi mesi all’interno di una prospettiva più ampia, tra passato, presente e futuro.
Intervengono:
Giulia Bertotto • Thomas Fazi • Paolo Cornetti • Gabriele Germani
Vi aspettiamo!
@lafionda
Venerdì 12 dicembre, ore 18, Al Biondo Tevere, Via Ostiense 178 (Roma).
Il nuovo numero de La Fionda affronta uno dei nodi più drammatici e irrisolti del nostro tempo: il conflitto israelo-palestinese, restituendo il quadro di una realtà di guerra e miseria estreme, ancora oggi tragicamente infiammata.
La Terra Promiscua allarga poi lo sguardo agli scenari più ampi del Medio Oriente: alle dinamiche geopolitiche, geoeconomiche, culturali e religiose che ridisegnano equilibri e alleanze, e alle prospettive – mai così lontane – di una convivenza di pace solida e duratura.
In questo quadro, uno spazio particolare è riservato all’Italia: quale rapporto ricostruire con il Medio Oriente? È possibile recuperare il meglio della tradizione di politica estera segnata da apertura e dialogo con il mondo arabo? Sono interrogativi che toccano il ruolo dell’Italia e dell’Europa nel segno dell’alternativa mediterranea e del multipolarismo.
Un numero che unisce la ricchezza dell’analisi al coraggio della denuncia, rilanciando una riflessione critica su ciò che accade oggi e sulle sue conseguenze nel lungo periodo.
📍 La presentazione sarà un momento di confronto con alcuni dei protagonisti di questo numero, per riguardare insieme i tragici eventi degli ultimi mesi all’interno di una prospettiva più ampia, tra passato, presente e futuro.
Intervengono:
Giulia Bertotto • Thomas Fazi • Paolo Cornetti • Gabriele Germani
Vi aspettiamo!
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Forwarded from Davide Sabatino - Gesti Diversi (Davide Sabatino)
Dopo questo scambio “amichevole” credo proprio che Travaglio non sia più così ben voluto dalla Gruber 😅
I prossimi saranno Cacciari e Caracciolo? Si accettano scommesse!
Davide Sabatino
https://youtu.be/bp18CUpg1rg?si=k3ZUtu1RY0BBdfv
I prossimi saranno Cacciari e Caracciolo? Si accettano scommesse!
Davide Sabatino
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Trump VS Europa e Travaglio VS Gruber
Dopo questo scambio “amichevole” credo proprio che Travaglio non sia più così ben voluto dalla Gruber 😅
I prossimi saranno Cacciari e Caracciolo? Si accettano scommesse!
Davide Sabatino
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https://www.yout…
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Davide Sabatino
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Media is too big
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La Verità Rivelata del Mainstream
In quel fulmineo scambio, c'è il riassunto perfetto del panorama mediatico italiano.
Marco Travaglio parla di "opinioni".
Lilli Gruber corregge: "Le mie non sono opinioni".
Questo non è solo l'atteggiamento di un conduttore, ma il modus operandi dell'intera narrazione dominante: trasformare la linea editoriale in un dogma, e il proprio punto di vista nell'unica "Verità" ammissibile.
Chi si discosta non ha solo un'opinione diversa: è semplicemente in errore o direttamente un nemico. È così che i principali media confezionano il pensiero unico e neutralizzano il dibattito. La Gruber ne è l'icona perfetta.
🤕 Basta giornalai asserviti al potere! Entra nel canale telegram http://t.me/lafionda
In quel fulmineo scambio, c'è il riassunto perfetto del panorama mediatico italiano.
Marco Travaglio parla di "opinioni".
Lilli Gruber corregge: "Le mie non sono opinioni".
Questo non è solo l'atteggiamento di un conduttore, ma il modus operandi dell'intera narrazione dominante: trasformare la linea editoriale in un dogma, e il proprio punto di vista nell'unica "Verità" ammissibile.
Chi si discosta non ha solo un'opinione diversa: è semplicemente in errore o direttamente un nemico. È così che i principali media confezionano il pensiero unico e neutralizzano il dibattito. La Gruber ne è l'icona perfetta.
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Forwarded from Savino Balzano
https://x.com/SavinoBalzano/status/1998690568013025572?s=20
Ieri un momento sublime, letteralmente sublime. Una vera e propria liberazione.
De Angelis: «al documento di #Trump l’#Europa dovrebbe rispondere col Piano Draghi».
Segue una risata straordinaria di Marco Travaglio.
Quella risata ha rappresentato, davvero ne sono sicuro, tantissima gente per bene che è stufa di sentire sciocchezze.
Penso però che il momento più esilarante sia arrivato con la risposta del ferito #DeAngelis: «non capisco cosa ci sia da ridere». Non lo capisci? Dici sul serio?
Solo in Italia uno come #Draghi potrebbe essere assunto a modello. Solo da noi uno come lui può ancora essere indicato come punto di riferimento. È davvero emblematico della decadenza politica e culturale del nostro Paese, ma soprattutto di quella del nostro “giornalismo” (le virgolette immaginatele così marcate da bucare il foglio).
Al di là del giudizio morale che si può nutrire del figuro — dal Britannia alla macelleria sociale imposta alla Grecia, fino alla lettera della BCE del 2011 con cui condannava il suo stesso Paese al declino — il problema è un altro: riguarda l’affidabilità tecnica del personaggio. Sì, perché a te potrebbe anche stare antipatico sul piano etico, morale o politico, ma se fosse un genio te lo potresti pure far andare bene. Insomma, se le azzeccasse tutte, per quanto ideatore del “pilota automatico” (evoluzione del vincolo esterno: quanto di più lontano possa esserci dalla democrazia), uno potrebbe persino dire: "oh, non mi piace per nulla, ma nelle sue mani siamo al sicuro".
Il problema è che non ne azzecca una. Stiamo parlando di quello che diceva che chi non si vaccinava faceva fuori se stesso e gli altri. Di quello che sosteneva che il green pass ci metteva tutti al sicuro. È quello che ci chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina. È lo stesso che, all’Onu, raccontava che i nostri pacchetti di sanzioni stessero mettendo in ginocchio l’economia russa. È uno che, in un Paese serio, non lo starebbe a sentire più nessuno: lo triterebbero. Invece qui gli facciamo gli applausi.
Ed è pure un pentito di professione: dalla sua tesi di laurea, in cui spiegava come l’euro (riporto liberamente) fosse una cacchiata; alle posizioni sull’auto elettrica in Europa, prima sostenuta e poi definita insostenibile. È quello che in audizione al Senato ha spiegato che l’avvizzimento dei salari fosse dovuto alle strategie europee di compressione della domanda interna (da lui sempre suggerite). Ultimamente propone politiche espansive, sì, ma gli investimenti mica nello stato sociale: negli armamenti.
Ripeto: Draghi non viene presentato come un politico, ma come il migliore degli italiani, come un tecnico straordinario e visionario. Se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — che cosa gli resta, di preciso?
Continuano a presentarcelo come il Messia, uno che viene automaticamente candidato a qualsiasi ruolo: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, Quirinale. Ecco, forse quest’ultimo incarico gli calzerebbe a pennello, visti i tempi. Ma ne parliamo solo noi, soprattutto alcuni di noi. Magari qualche giornale finanziato anche con i soldi dell'UE.
All’estero — eccezion fatta per il circoletto tecnocratico eurounitario — non se lo fila nessuno. Ed ecco perché quella risata di #Travaglio rappresenta tanta gente per bene: rappresenta tutti coloro che sono stanchi, esausti, di ascoltare bugie e ricostruzioni semplicemente grottesche, farsesche, ridicole oltre ogni immaginazione. Tocca ridergli in faccia, infatti: questo meritano.
Ecco, De Angelis, presumo che il motivo della risata fosse questo. Ma potrei anche sbagliarmi.
Ieri un momento sublime, letteralmente sublime. Una vera e propria liberazione.
De Angelis: «al documento di #Trump l’#Europa dovrebbe rispondere col Piano Draghi».
Segue una risata straordinaria di Marco Travaglio.
Quella risata ha rappresentato, davvero ne sono sicuro, tantissima gente per bene che è stufa di sentire sciocchezze.
Penso però che il momento più esilarante sia arrivato con la risposta del ferito #DeAngelis: «non capisco cosa ci sia da ridere». Non lo capisci? Dici sul serio?
Solo in Italia uno come #Draghi potrebbe essere assunto a modello. Solo da noi uno come lui può ancora essere indicato come punto di riferimento. È davvero emblematico della decadenza politica e culturale del nostro Paese, ma soprattutto di quella del nostro “giornalismo” (le virgolette immaginatele così marcate da bucare il foglio).
Al di là del giudizio morale che si può nutrire del figuro — dal Britannia alla macelleria sociale imposta alla Grecia, fino alla lettera della BCE del 2011 con cui condannava il suo stesso Paese al declino — il problema è un altro: riguarda l’affidabilità tecnica del personaggio. Sì, perché a te potrebbe anche stare antipatico sul piano etico, morale o politico, ma se fosse un genio te lo potresti pure far andare bene. Insomma, se le azzeccasse tutte, per quanto ideatore del “pilota automatico” (evoluzione del vincolo esterno: quanto di più lontano possa esserci dalla democrazia), uno potrebbe persino dire: "oh, non mi piace per nulla, ma nelle sue mani siamo al sicuro".
Il problema è che non ne azzecca una. Stiamo parlando di quello che diceva che chi non si vaccinava faceva fuori se stesso e gli altri. Di quello che sosteneva che il green pass ci metteva tutti al sicuro. È quello che ci chiedeva di scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina. È lo stesso che, all’Onu, raccontava che i nostri pacchetti di sanzioni stessero mettendo in ginocchio l’economia russa. È uno che, in un Paese serio, non lo starebbe a sentire più nessuno: lo triterebbero. Invece qui gli facciamo gli applausi.
Ed è pure un pentito di professione: dalla sua tesi di laurea, in cui spiegava come l’euro (riporto liberamente) fosse una cacchiata; alle posizioni sull’auto elettrica in Europa, prima sostenuta e poi definita insostenibile. È quello che in audizione al Senato ha spiegato che l’avvizzimento dei salari fosse dovuto alle strategie europee di compressione della domanda interna (da lui sempre suggerite). Ultimamente propone politiche espansive, sì, ma gli investimenti mica nello stato sociale: negli armamenti.
Ripeto: Draghi non viene presentato come un politico, ma come il migliore degli italiani, come un tecnico straordinario e visionario. Se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — che cosa gli resta, di preciso?
Continuano a presentarcelo come il Messia, uno che viene automaticamente candidato a qualsiasi ruolo: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, Quirinale. Ecco, forse quest’ultimo incarico gli calzerebbe a pennello, visti i tempi. Ma ne parliamo solo noi, soprattutto alcuni di noi. Magari qualche giornale finanziato anche con i soldi dell'UE.
All’estero — eccezion fatta per il circoletto tecnocratico eurounitario — non se lo fila nessuno. Ed ecco perché quella risata di #Travaglio rappresenta tanta gente per bene: rappresenta tutti coloro che sono stanchi, esausti, di ascoltare bugie e ricostruzioni semplicemente grottesche, farsesche, ridicole oltre ogni immaginazione. Tocca ridergli in faccia, infatti: questo meritano.
Ecco, De Angelis, presumo che il motivo della risata fosse questo. Ma potrei anche sbagliarmi.
X (formerly Twitter)
Savino Balzano (@SavinoBalzano) on X
Ieri un momento sublime, letteralmente sublime. Una vera e propria liberazione.
De Angelis: «al documento di #Trump l’#Europa dovrebbe rispondere col Piano Draghi».
Segue una risata straordinaria di @marcotravaglio.
Quella risata ha rappresentato, davvero…
De Angelis: «al documento di #Trump l’#Europa dovrebbe rispondere col Piano Draghi».
Segue una risata straordinaria di @marcotravaglio.
Quella risata ha rappresentato, davvero…
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"Da un’interessante intervista del Corriere con l’amministratrice delegata di Euroclear, la società finanziaria belga che detiene in custodia i titoli russi congelati, viene fuori che una soluzione auspicata al problema è la seguente. Facciamo attenzione perché una questione di tecnica finanziaria ha conseguenze fondamentali per la gente comune.
La UE si prende la liquidità dei titoli russi (ovvero il loro corrispondente liquido) e cede in cambio a Euroclear un pagherò, che Euroclear cede a sua volta alla BCE come collaterale per ottenere un prestito di entità equivalente. Alla fine del giro di valzer, i titoli russi—a forte rischio di dover essere rimborsati—finiscono nel bilancio della BCE, che assorbe il rischio corrispondente. Se l’evento avverso—il rimborso dei titoli alla Russia—si verifica, è la BCE a dover subire la perdita in conto capitale, non la UE, né Euroclear, né gli Stati membri.
Di fatto, l’operazione sarebbe in tutto e per tutto un finanziamento monetario da parte della BCE delle spese militari ucraine.
Molti di noi ritengono che questa forma di finanziamento da parte della BCE sarebbe auspicabile per finanziare programmi di investimento europeo, per es. per decarbonizzazione o rinnovo delle infrastrutture tradizionali e digitali. Tuttavia, ci è sempre stato risposto che una tale operazione è vietata dai Trattati e considerata summa ignominia per lo meno da 40 anni, in Italia dal “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia, perché mette a rischio la stabilità dei prezzi e l’indipendenza della Banca Centrale.
Adesso invece viene ipotizzato il finanziamento monetario per finanziare la spesa militare, per altro altrui, ma forse presto anche quella della UE. È la fine della scusa suprema: “non ci sono i soldi per fare questo o quest’altro”. I soldi ci sono sempre se la volontà politica retrostante è sufficientemente forte.
La BCE si oppone a questa soluzione, che quindi non è scontata. In ogni caso la vicenda mostra ancora una volta che i vincoli europei, legislativi ed economici, sono vincoli immaginari, aperti alle più ampie reinterpretazioni. Quel che era dichiarato impossibile fino a ieri—per es. concedere prestiti statali agli Stati membri perché possano utilizzarli per ripagare le banche estere (il caso greco)—diviene improvvisamente possibile se gli interessi coinvolti sono sufficientemente forti e influenti.
Accertato che le regole europee possono essere piegate e reinterpretate in caso di necessità, il problema che si pone è quello di piegarle alle esigenze del popolo invece dei soliti noti."
(Lucio Baccaro, direttore del Max Planck Institute for the Study of Societies)
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La UE si prende la liquidità dei titoli russi (ovvero il loro corrispondente liquido) e cede in cambio a Euroclear un pagherò, che Euroclear cede a sua volta alla BCE come collaterale per ottenere un prestito di entità equivalente. Alla fine del giro di valzer, i titoli russi—a forte rischio di dover essere rimborsati—finiscono nel bilancio della BCE, che assorbe il rischio corrispondente. Se l’evento avverso—il rimborso dei titoli alla Russia—si verifica, è la BCE a dover subire la perdita in conto capitale, non la UE, né Euroclear, né gli Stati membri.
Di fatto, l’operazione sarebbe in tutto e per tutto un finanziamento monetario da parte della BCE delle spese militari ucraine.
Molti di noi ritengono che questa forma di finanziamento da parte della BCE sarebbe auspicabile per finanziare programmi di investimento europeo, per es. per decarbonizzazione o rinnovo delle infrastrutture tradizionali e digitali. Tuttavia, ci è sempre stato risposto che una tale operazione è vietata dai Trattati e considerata summa ignominia per lo meno da 40 anni, in Italia dal “divorzio” tra Tesoro e Banca d’Italia, perché mette a rischio la stabilità dei prezzi e l’indipendenza della Banca Centrale.
Adesso invece viene ipotizzato il finanziamento monetario per finanziare la spesa militare, per altro altrui, ma forse presto anche quella della UE. È la fine della scusa suprema: “non ci sono i soldi per fare questo o quest’altro”. I soldi ci sono sempre se la volontà politica retrostante è sufficientemente forte.
La BCE si oppone a questa soluzione, che quindi non è scontata. In ogni caso la vicenda mostra ancora una volta che i vincoli europei, legislativi ed economici, sono vincoli immaginari, aperti alle più ampie reinterpretazioni. Quel che era dichiarato impossibile fino a ieri—per es. concedere prestiti statali agli Stati membri perché possano utilizzarli per ripagare le banche estere (il caso greco)—diviene improvvisamente possibile se gli interessi coinvolti sono sufficientemente forti e influenti.
Accertato che le regole europee possono essere piegate e reinterpretate in caso di necessità, il problema che si pone è quello di piegarle alle esigenze del popolo invece dei soliti noti."
(Lucio Baccaro, direttore del Max Planck Institute for the Study of Societies)
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Forwarded from Savino Balzano
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Solo in Italia uno come #Draghi può essere ancora preso a modello. Solo qui può essere indicato come punto di riferimento, quasi un faro. È l’ennesimo segnale della decadenza politica e culturale del Paese, e soprattutto del nostro “giornalismo”: le virgolette immaginatele così marcate da lasciare il segno sul foglio.
E il punto non è neppure il giudizio morale sul personaggio: dal Britannia alla macelleria sociale inflitta alla Grecia, fino alla famosa lettera della #BCE del 2011 con cui contribuì a spingere il suo stesso Paese verso il declino. Il vero problema è un altro: la sua presunta affidabilità tecnica.
Perché uno può anche stargli antipatico sul piano etico, politico o umano, ma se fosse un genio potresti pure fartelo andare bene. Se le azzeccasse tutte, uno direbbe: “Oh, non mi piace affatto, ma almeno nelle sue mani siamo al sicuro”.
Il problema è che non ne azzecca una.
Parliamo di quello che sosteneva che i non vaccinati si sarebbero tolti di mezzo da soli e avrebbero fatto fuori gli altri. Di quello che ripeteva che il green pass ci avrebbe messi tutti al riparo. È lo stesso che ci invitava a scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina; lo stesso che all’#ONU assicurava che le sanzioni avrebbero piegato l’economia russa. In un Paese serio uno così non lo starebbe ad ascoltare più nessuno: lo travolgerebbero di critiche. Qui, invece, gli tributiamo pure gli applausi.
E poi è pure un pentito seriale: nella tesi di laurea spiegava — in sostanza — che l’euro fosse una pessima idea; sull’auto elettrica è passato dal sostenerla al definirla insostenibile; in audizione al Senato ha ammesso che l’avvizzimento dei salari è stato causato dalle politiche europee di compressione della domanda interna… politiche che lui stesso ha sempre suggerito. Ora propone politiche espansive, sì, ma indirizzate non allo stato sociale: agli armamenti.
Eppure #MarioDraghi continua a essere presentato non come un politico, ma come il migliore degli italiani, un tecnico straordinario e visionario. Ma se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — cosa gli resta, esattamente?
Nonostante tutto, ce lo propinano come una sorta di Messia, uno da candidare automaticamente a qualsiasi incarico: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, perfino il Quirinale. E forse quest’ultimo ruolo, considerati i tempi, gli calzerebbe anche a pennello.
Ma a parlarne, alla fine, siamo sempre noi. O meglio: alcuni di noi. Magari su giornali finanziati anche con soldi dell’Unione Europea.
Solo in Italia uno come #Draghi può essere ancora preso a modello. Solo qui può essere indicato come punto di riferimento, quasi un faro. È l’ennesimo segnale della decadenza politica e culturale del Paese, e soprattutto del nostro “giornalismo”: le virgolette immaginatele così marcate da lasciare il segno sul foglio.
E il punto non è neppure il giudizio morale sul personaggio: dal Britannia alla macelleria sociale inflitta alla Grecia, fino alla famosa lettera della #BCE del 2011 con cui contribuì a spingere il suo stesso Paese verso il declino. Il vero problema è un altro: la sua presunta affidabilità tecnica.
Perché uno può anche stargli antipatico sul piano etico, politico o umano, ma se fosse un genio potresti pure fartelo andare bene. Se le azzeccasse tutte, uno direbbe: “Oh, non mi piace affatto, ma almeno nelle sue mani siamo al sicuro”.
Il problema è che non ne azzecca una.
Parliamo di quello che sosteneva che i non vaccinati si sarebbero tolti di mezzo da soli e avrebbero fatto fuori gli altri. Di quello che ripeteva che il green pass ci avrebbe messi tutti al riparo. È lo stesso che ci invitava a scegliere tra i climatizzatori e la pace in #Ucraina; lo stesso che all’#ONU assicurava che le sanzioni avrebbero piegato l’economia russa. In un Paese serio uno così non lo starebbe ad ascoltare più nessuno: lo travolgerebbero di critiche. Qui, invece, gli tributiamo pure gli applausi.
E poi è pure un pentito seriale: nella tesi di laurea spiegava — in sostanza — che l’euro fosse una pessima idea; sull’auto elettrica è passato dal sostenerla al definirla insostenibile; in audizione al Senato ha ammesso che l’avvizzimento dei salari è stato causato dalle politiche europee di compressione della domanda interna… politiche che lui stesso ha sempre suggerito. Ora propone politiche espansive, sì, ma indirizzate non allo stato sociale: agli armamenti.
Eppure #MarioDraghi continua a essere presentato non come un politico, ma come il migliore degli italiani, un tecnico straordinario e visionario. Ma se gli togli l’affidabilità — e io non gli affiderei nemmeno un condominio — cosa gli resta, esattamente?
Nonostante tutto, ce lo propinano come una sorta di Messia, uno da candidare automaticamente a qualsiasi incarico: Presidente della Commissione Europea, Segretario Generale della NATO, perfino il Quirinale. E forse quest’ultimo ruolo, considerati i tempi, gli calzerebbe anche a pennello.
Ma a parlarne, alla fine, siamo sempre noi. O meglio: alcuni di noi. Magari su giornali finanziati anche con soldi dell’Unione Europea.
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Solo in Italia uno come #Draghi può essere ancora preso a modello. Solo qui può essere indicato come punto di riferimento, quasi un faro. È l’ennesimo segnale della decadenza politica e culturale del Paese, e soprattutto del nostro “giornalismo”: le virgolette…
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"Come sempre, le scelte politiche si ammantano di ideologia e nobili parole. [...] Oggi l’ideologia si chiama «democrazia», una parola vuota, ripetuta alla nausea, ridotta solo a coprire la feroce determinazione dell’Occidente ricco a difendere il proprio privilegio storico. [...] l’Occidente è a un bivio storico: scatenare l’inferno per cercare di preservare ancora per un po’ il dominio militare e politico sul mondo. Oppure accettare il multilateralismo, le legittime aspirazioni di vastissime aree del pianeta a seguire la loro strada, culturale e politica, senza piegarsi al volere occidentale. [...] Con tutto quanto in esso non mi piace, il «National Security Strategy» degli Stati Uniti mi fa pensare che forse non tutto è perduto. Forse qualcuno capace di guardare un po’ più in là del suo naso, nelle stanze dei bottoni, c’è. [...] Il nostro continente, [...] sta reagendo alla svolta politica americana con sgomento, e in maniera scomposta. [...] Invece di trincerarsi dietro l’ipocrisia delle alate dichiarazioni sulla «democrazia» [...] cominciamo piuttosto a guardare un po’ più in là del nostro naso, e articoliamo proposte. [...]
L’Europa non ha ragione di avere paura della Russia, che da sempre non cerca altro, talvolta in maniera troppo brusca e scomposta, certo, che un modo di essere invitata a tavola e non essere schiacciata. La Russia è stata ripetutamente attaccata e invasa dall’Europa nella storia (dalla Francia, dalla Germania, persino dagli italiani nella guerra di Crimea) e non ha mai attaccato l’Europa. Tantomeno si è mai sognata di attaccare un paese Nato: ha attaccato l’Ucraina proprio perché non era nella Nato e per evitare che lo diventasse. L’Europa non ha necessità di «punire» la Russia e sentirsi l’arbitro del mondo. [...]
Usciamo dal delirio «democrazia verso autocrazia», in un mondo in cui cosiddette autocrazie crescono economicamente molto più di noi, raccolgono più consenso interno di noi, e migliorano la vita dei loro cittadini a livelli mai visti nella storia, e pensiamo al mondo come una comunità di popoli che ciascuno cerca la sua strada come vuole, che talvolta litigano fra loro, ma che devono imparare a farlo in maniera più civile, senza trucidarsi in continuazione. È una straordinaria opportunità, che il mondo chiede, e che ci aprono i cugini d’oltreoceano."
(Carlo Rovelli - Corriere della sera)
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L’Europa non ha ragione di avere paura della Russia, che da sempre non cerca altro, talvolta in maniera troppo brusca e scomposta, certo, che un modo di essere invitata a tavola e non essere schiacciata. La Russia è stata ripetutamente attaccata e invasa dall’Europa nella storia (dalla Francia, dalla Germania, persino dagli italiani nella guerra di Crimea) e non ha mai attaccato l’Europa. Tantomeno si è mai sognata di attaccare un paese Nato: ha attaccato l’Ucraina proprio perché non era nella Nato e per evitare che lo diventasse. L’Europa non ha necessità di «punire» la Russia e sentirsi l’arbitro del mondo. [...]
Usciamo dal delirio «democrazia verso autocrazia», in un mondo in cui cosiddette autocrazie crescono economicamente molto più di noi, raccolgono più consenso interno di noi, e migliorano la vita dei loro cittadini a livelli mai visti nella storia, e pensiamo al mondo come una comunità di popoli che ciascuno cerca la sua strada come vuole, che talvolta litigano fra loro, ma che devono imparare a farlo in maniera più civile, senza trucidarsi in continuazione. È una straordinaria opportunità, che il mondo chiede, e che ci aprono i cugini d’oltreoceano."
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📣 Domani presentiamo il nuovo numero de La Fionda: “La Terra Promiscua”.
Un viaggio dentro le fratture del Medio Oriente e le sfide del presente, tra analisi, testimonianze e uno sguardo critico sul ruolo dell’Italia nello scenario globale.
📍 Venerdì 12 dicembre, ore 18
Al Biondo Tevere – Via Ostiense 178, Roma
Un incontro per rimettere in prospettiva i tragici eventi degli ultimi mesi, insieme ad alcuni degli autori del numero:
Giulia Bertotto • Thomas Fazi • Paolo Cornetti • Gabriele Germani
Vi aspettiamo ✨
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Gli ultimi sviluppi sulle tecniche di modificazione del genoma delle piante per l'agricoltura devono farci preoccupare.
Ne parliamo alle 19 con:
Francesco Paniè (Crocevia)
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https://www.youtube.com/live/jQMzf2QU20A?si=W7tzYzbsFBTAwCVs
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La battaglia del DNA: nuovi OGM e brevetti dei semi
Gli ultimi sviluppi sulle tecniche di modificazione del genoma delle piante per l'agricoltura devono farci preoccupare.
Ne parliamo con:
Francesco Paniè (Crocevia)
🎙️ Nuovo allo streaming o vuoi migliorare? Dai un'occhiata a StreamYard e ottieni uno sconto…
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Le parole deliranti di Mark Rutte, segretario generale della NATO:"Dobbiamo essere pronti per una grande guerra della portata di quelle che i nostri nonni e bisnonni hanno vissuto"
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Il Piano di Pace che sa di Guerra
Giuseppe Gagliano
A Bruxelles la chiamano “pace giusta”, e già questo dovrebbe insospettire. Ogni volta che i politici europei tirano fuori un aggettivo nobile, il risultato finale è esattamente il contrario. È accaduto con la stabilità, con la solidarietà, con la crescita. Adesso tocca alla pace, che in realtà assomiglia sempre di più a un piano… Continua... 👇
https://www.lafionda.org/2025/12/12/il-piano-di-pace-che-sa-di-guerra/
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