Colombia 🇨🇴 e Stati Uniti 🇺🇸 di nuovo amici.
Un articolo di Flavio Bacchetta su Il Fatto Quotidiano.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/24/accordi-barranquilla-colombia-usa-paramilitari-notizie/8515289/?fbclid=IwdGRzaAUh2lBjbGNrBSHaTGV4dG4DYWVtAjExAHBkb2YFc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEe-XfvPrnt_hshnwrIB_4tGIsud7Tpb5lR-4ZIqHdrkBOU8Dig63BcfYqeXLE_aem_b0sgr0o4TEmebkVSjQ-CRg&utm_id=97757_v0_s00_e0_tv2_a1demo0e5we0mx&sfnsn=scwspmo
Un articolo di Flavio Bacchetta su Il Fatto Quotidiano.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/09/24/accordi-barranquilla-colombia-usa-paramilitari-notizie/8515289/?fbclid=IwdGRzaAUh2lBjbGNrBSHaTGV4dG4DYWVtAjExAHBkb2YFc3J0YwZhcHBfaWQMMzUwNjg1NTMxNzI4AAEe-XfvPrnt_hshnwrIB_4tGIsud7Tpb5lR-4ZIqHdrkBOU8Dig63BcfYqeXLE_aem_b0sgr0o4TEmebkVSjQ-CRg&utm_id=97757_v0_s00_e0_tv2_a1demo0e5we0mx&sfnsn=scwspmo
Il Fatto Quotidiano
Colombia, a cena con Rubio il presidente suggella la strategia contro la guerriglia (e la sua messinscena)
Terre rare, litio e guerra ai paramilitari: cosa si nasconde dietro gli accordi di Barranquilla tra Colombia e USA?
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Zelensky e al-Sharaa: il presidente senza elezioni e il jihadista riciclato
Giuseppe Gagliano
Alle Nazioni Unite la lavanderia della politica internazionale lavora senza sosta
Basta una stretta di mano davanti alle bandiere, qualche sorriso per i fotografi e il miracolo è compiuto. Volodymyr Zelensky diventa il campione permanente della democrazia, anche se in Ucraina non si vota più. Ahmed al-Sharaa smette di essere l’uomo proveniente dalla militanza… Continua... 👇
https://www.lafionda.org/2026/09/24/zelensky-e-al-sharaa-il-presidente-senza-elezioni-e-il-jihadista-riciclato/
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Giuseppe Gagliano
Alle Nazioni Unite la lavanderia della politica internazionale lavora senza sosta
Basta una stretta di mano davanti alle bandiere, qualche sorriso per i fotografi e il miracolo è compiuto. Volodymyr Zelensky diventa il campione permanente della democrazia, anche se in Ucraina non si vota più. Ahmed al-Sharaa smette di essere l’uomo proveniente dalla militanza… Continua... 👇
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Perché la Federal Reserve alza i tassi d’interesse? La risposta più immediata — combattere l’inflazione — racconta soltanto una parte della storia.
Dietro le scelte della banca centrale americana si intrecciano debito pubblico, bolle speculative, fragilità del sistema finanziario, difesa del dollaro e progressivo ridimensionamento dell’egemonia statunitense. E sullo sfondo incombe la grande corsa all’intelligenza artificiale, alimentata da investimenti e debiti sempre più imponenti.
In questo suo articolato e approfondito contributo per La Fionda, Marcello Spanò entra nei meccanismi della finanza globale e ricostruisce i «cinque incubi» della Federal Reserve: cinque facce di un medesimo dilemma, tra la necessità di preservare l’ordine finanziario esistente e il rischio che proprio gli strumenti utilizzati per difenderlo finiscano per accrescerne l’instabilità.
https://www.lafionda.org/2026/09/25/il-rialzo-dei-tassi-dinteresse-e-i-cinque-incubi-della-federal-reserve/
@lafionda
Dietro le scelte della banca centrale americana si intrecciano debito pubblico, bolle speculative, fragilità del sistema finanziario, difesa del dollaro e progressivo ridimensionamento dell’egemonia statunitense. E sullo sfondo incombe la grande corsa all’intelligenza artificiale, alimentata da investimenti e debiti sempre più imponenti.
In questo suo articolato e approfondito contributo per La Fionda, Marcello Spanò entra nei meccanismi della finanza globale e ricostruisce i «cinque incubi» della Federal Reserve: cinque facce di un medesimo dilemma, tra la necessità di preservare l’ordine finanziario esistente e il rischio che proprio gli strumenti utilizzati per difenderlo finiscano per accrescerne l’instabilità.
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La Fionda
Il rialzo dei tassi d’interesse e i cinque incubi della Federal Reserve | La Fionda
Quali cause, quali obiettivi e quali conflitti d’interesse sono coinvolti nel rialzo generalizzato dei tassi d’interesse a cui abbiamo assistito nel corso del
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Luciano Canfora, è in auge la tesi per cui in nome della Resistenza italiana non possiamo non sostenere militarmente l’Ucraina, che sta facendo un’analoga resistenza.
Di fronte a un concetto simile, la mia reazione mi costringe a citare il grande Leopardi: non so se il riso o la pietà prevale. È una tesi che gronda malafede, eppure viene riproposta di continuo.
Una delle argomentazioni è che gli Alleati sostennero la Resistenza con le loro armi.
Una volta ero con Mieli in televisione e mi disse la stessa cosa. Gli ricordai che a fine 1944, il comandante inglese Alexander diede un duro colpo alla Resistenza, non solo negando le armi, ma chiedendo di limitare le operazioni. Senza contare che anche quando le armi arrivavano, attraverso i famosi aviolanci, gli Alleati non volevano che finissero alle formazioni comuniste.
Dunque la Resistenza ebbe uno sviluppo separato dal supporto degli Alleati?
La Resistenza italiana fu mal sopportata non solo dal re, ma anche dagli anglo-americani, i quali avrebbero preferito conservare la monarchia e impedire che il faticoso ottenimento dello status di co-belligeranti diventasse una carta troppo buona da giocare al momento dei trattati di pace. Gli Alleati boicottarono il tentativo di trasformare il CLN nella base di un governo nazionale. La Resistenza era guardata con attenzione. Oggi invece abbiamo 27 Paesi europei e gli Usa (in modo intermittente a seconda di chi governa) che conducono una guerra alla Russia attraverso l’utilizzo dell’Ucraina, dopo che fallì il processo di smembramento della Federazione russa iniziato con Eltsin.
C’è una specificità ideologica della Resistenza italiana?
Certamente, perché esiste la specificità del contesto del nazifascismo. Tanto è vero che da decenni esiste una disputa ridicola intorno alla parola fascismo, al concetto di neofascismo e così via. Il fascismo è stato tante cose diverse nel corso di quei 20 anni, ma bisogna guardarsi da ogni analogia ingannevole, mentre invece oggi si tende a riproporre quei concetti a sproposito.
Non abbiamo, noi democrazie, un obbligo morale contro i regimi e le loro violazioni del diritto internazionale?
Ah, certamente: possiamo iniziare dal Sud Sudan, poi intervenire militarmente contro Israele e pure contro gli Stati Uniti. La malafede consiste nell’isolare un singolo caso, manipolarne le ragioni profonde e dire che si tratta di una questione morale. Non funziona così.
La sproporzione delle forze in campo però rimanda al concetto di Resistenza?
Ma i Paesi europei stanno mandando quattrini a non finire senza sapere neanche che fine facciano. Le stesse armi circolano poi in un commercio illegale. Gli oligarchi ucraini si stanno rimpannucciando a spese dei nostri stupidi governi che svenano i propri Paesi per “morire per Danzica”. Si stimano 10 milioni di ucraini scappati in Europa dall’inizio della guerra e ospitati nei vari Paesi: benissimo, ma perché quando arrivano 50 disgraziati su un barchino casca il mondo come se fosse un’invasione?
La scarsa fiducia nel governo ucraino è un elemento che pesa sul suo giudizio?
La corruzione regna sovrana. Si immagina Parri che rubacchia o si rivende le armi della Resistenza? La Resistenza italiana era fatta di piccole formazioni spontanee, clandestine, mentre da una parte c’era un regno amico degli Alleati e dall’altra una Repubblica sociale gestita dai fascisti. In Ucraina non stiamo dando armi a una resistenza, ma a un Paese che col suo esercito combatte una guerra con un altro. E con un esito molto diverso dalla fine della Seconda guerra mondiale.
In che senso?
Mi prenderò come sempre del putiniano, ma con questo prolungare il conflitto il pericolo è di andare verso il peggio, invece che mettere fine alla guerra.
Prima ha accennato alla spontaneità: fu un elemento caratterizzante della Liberazione?
Certo, perché rende la Resistenza una lotta di popolo. In Ucraina non è così.
L’articolo 11 della Costituzione si concilia con gli aiuti militari?
Purtroppo l’articolo 11 è bellissimo, ma da decenni è messo da parte. Da quando siamo entrati nella Nato, nel 1949, siamo vincolati a un’Alleanza che consente di aggirare la Costituzione, perché ogni conflitto viene presentato come difensivo, ogni intervento giustificato con qualche minaccia del nemico. Perciò quando si discute di queste cose è complicato, perché le carte sono truccate. Devo dire però che metterla in termini storiografici è un’operazione da palati fini, nel senso che il momento propagandistico, anche nel giornalismo, impone una censura di guerra e non esita a ricorrere alla malafede.
Intervista di Lorenzo Giarelli, Il Fatto quotidiano, 25/10/2026
👉 http://t.me/lafionda
Di fronte a un concetto simile, la mia reazione mi costringe a citare il grande Leopardi: non so se il riso o la pietà prevale. È una tesi che gronda malafede, eppure viene riproposta di continuo.
Una delle argomentazioni è che gli Alleati sostennero la Resistenza con le loro armi.
Una volta ero con Mieli in televisione e mi disse la stessa cosa. Gli ricordai che a fine 1944, il comandante inglese Alexander diede un duro colpo alla Resistenza, non solo negando le armi, ma chiedendo di limitare le operazioni. Senza contare che anche quando le armi arrivavano, attraverso i famosi aviolanci, gli Alleati non volevano che finissero alle formazioni comuniste.
Dunque la Resistenza ebbe uno sviluppo separato dal supporto degli Alleati?
La Resistenza italiana fu mal sopportata non solo dal re, ma anche dagli anglo-americani, i quali avrebbero preferito conservare la monarchia e impedire che il faticoso ottenimento dello status di co-belligeranti diventasse una carta troppo buona da giocare al momento dei trattati di pace. Gli Alleati boicottarono il tentativo di trasformare il CLN nella base di un governo nazionale. La Resistenza era guardata con attenzione. Oggi invece abbiamo 27 Paesi europei e gli Usa (in modo intermittente a seconda di chi governa) che conducono una guerra alla Russia attraverso l’utilizzo dell’Ucraina, dopo che fallì il processo di smembramento della Federazione russa iniziato con Eltsin.
C’è una specificità ideologica della Resistenza italiana?
Certamente, perché esiste la specificità del contesto del nazifascismo. Tanto è vero che da decenni esiste una disputa ridicola intorno alla parola fascismo, al concetto di neofascismo e così via. Il fascismo è stato tante cose diverse nel corso di quei 20 anni, ma bisogna guardarsi da ogni analogia ingannevole, mentre invece oggi si tende a riproporre quei concetti a sproposito.
Non abbiamo, noi democrazie, un obbligo morale contro i regimi e le loro violazioni del diritto internazionale?
Ah, certamente: possiamo iniziare dal Sud Sudan, poi intervenire militarmente contro Israele e pure contro gli Stati Uniti. La malafede consiste nell’isolare un singolo caso, manipolarne le ragioni profonde e dire che si tratta di una questione morale. Non funziona così.
La sproporzione delle forze in campo però rimanda al concetto di Resistenza?
Ma i Paesi europei stanno mandando quattrini a non finire senza sapere neanche che fine facciano. Le stesse armi circolano poi in un commercio illegale. Gli oligarchi ucraini si stanno rimpannucciando a spese dei nostri stupidi governi che svenano i propri Paesi per “morire per Danzica”. Si stimano 10 milioni di ucraini scappati in Europa dall’inizio della guerra e ospitati nei vari Paesi: benissimo, ma perché quando arrivano 50 disgraziati su un barchino casca il mondo come se fosse un’invasione?
La scarsa fiducia nel governo ucraino è un elemento che pesa sul suo giudizio?
La corruzione regna sovrana. Si immagina Parri che rubacchia o si rivende le armi della Resistenza? La Resistenza italiana era fatta di piccole formazioni spontanee, clandestine, mentre da una parte c’era un regno amico degli Alleati e dall’altra una Repubblica sociale gestita dai fascisti. In Ucraina non stiamo dando armi a una resistenza, ma a un Paese che col suo esercito combatte una guerra con un altro. E con un esito molto diverso dalla fine della Seconda guerra mondiale.
In che senso?
Mi prenderò come sempre del putiniano, ma con questo prolungare il conflitto il pericolo è di andare verso il peggio, invece che mettere fine alla guerra.
Prima ha accennato alla spontaneità: fu un elemento caratterizzante della Liberazione?
Certo, perché rende la Resistenza una lotta di popolo. In Ucraina non è così.
L’articolo 11 della Costituzione si concilia con gli aiuti militari?
Purtroppo l’articolo 11 è bellissimo, ma da decenni è messo da parte. Da quando siamo entrati nella Nato, nel 1949, siamo vincolati a un’Alleanza che consente di aggirare la Costituzione, perché ogni conflitto viene presentato come difensivo, ogni intervento giustificato con qualche minaccia del nemico. Perciò quando si discute di queste cose è complicato, perché le carte sono truccate. Devo dire però che metterla in termini storiografici è un’operazione da palati fini, nel senso che il momento propagandistico, anche nel giornalismo, impone una censura di guerra e non esita a ricorrere alla malafede.
Intervista di Lorenzo Giarelli, Il Fatto quotidiano, 25/10/2026
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Forwarded from InsideOver
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La sala dell'Onu si svuota appena Netanyahu sale alla tribuna. In un video della tv brasiliana g1 si vede un diplomatico con la kippah passare tra i banchi vuoti dei Paesi usciti, con un foglio in mano, prendendo appunti banco per banco.
Netanyahu ha risposto: "Se ci sono altri codardi morali che non hanno ancora lasciato quest'aula, lo facciano ora".
Una lista ufficiale non c'è. Di certo sono usciti Arabia Saudita, Iran e Palestina. Sono rimasti Stati Uniti, Italia, Francia, Regno Unito ed Emirati.
Dal podio Netanyahu ha definito l'accusa di genocidio "la più grande menzogna del secolo". A Gaza, dal cosiddetto "cessate il fuoco", l'esercito israeliano ha ucciso almeno 1.408 persone, secondo il ministero della Salute della Striscia.
Netanyahu ha risposto: "Se ci sono altri codardi morali che non hanno ancora lasciato quest'aula, lo facciano ora".
Una lista ufficiale non c'è. Di certo sono usciti Arabia Saudita, Iran e Palestina. Sono rimasti Stati Uniti, Italia, Francia, Regno Unito ed Emirati.
Dal podio Netanyahu ha definito l'accusa di genocidio "la più grande menzogna del secolo". A Gaza, dal cosiddetto "cessate il fuoco", l'esercito israeliano ha ucciso almeno 1.408 persone, secondo il ministero della Salute della Striscia.
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Forwarded from Davide Sabatino - Gesti Diversi (Davide Sabatino)
La FORZA di AMARE
(nonostante l'odio dei nemici)
Un dialogo sulla storia di Martin Luther King con Paolo Naso a cura di Davide Sabatino
L'inattualità (attualissima!) del pensiero rivoluzionario di Martin Luther King è qualcosa di sconvolgente. A leggere la sua storia e il suo intimo convincimento umano e politico, che si fondava integralmente su una fede incrollabile, si rimane abbagliati ed emozionati. Quando ci si confronta con figure uniche come quella di M.L. King si resta sbalorditi di fronte al fatto che possano essere davvero esistite persone come lui. Uomini e donne capaci di rimarcare la forza dell'amore nonostante tutto e a costo della loro vita.
Con l'aiuto del Prof. Paolo Naso, politologo e attento studioso delle opere di M.L. King, abbiamo tentato di tratteggiare la biografia del famoso pastore americano facendo più che altro attenzione a sottolineare gli aspetti politico-spirituali del suo Sogno ("I have a dream") e della sua lotta nonviolenta per l'affermazione dei diritti civili degli afroamericani (e non solo).
Vi invito perciò ad ascoltare questo video perché, oggi più che mai, conoscere e approfondire storie radicali e complesse come quella che abbiamo tentato qui di sintetizzare, è un esercizio fondamentale, che ci aiuta a ritrovare quotidianamente la forza interiore per continuare a credere in una pace autentica, gloriosa e sempre realizzabile.
Buona visione!
Davide Sabatino
#MartinLutherKing #Pace #rivoluzione
https://youtu.be/ST4_ysrM-nI?is=8fk0m_Dzray7D_e
(nonostante l'odio dei nemici)
Un dialogo sulla storia di Martin Luther King con Paolo Naso a cura di Davide Sabatino
L'inattualità (attualissima!) del pensiero rivoluzionario di Martin Luther King è qualcosa di sconvolgente. A leggere la sua storia e il suo intimo convincimento umano e politico, che si fondava integralmente su una fede incrollabile, si rimane abbagliati ed emozionati. Quando ci si confronta con figure uniche come quella di M.L. King si resta sbalorditi di fronte al fatto che possano essere davvero esistite persone come lui. Uomini e donne capaci di rimarcare la forza dell'amore nonostante tutto e a costo della loro vita.
Con l'aiuto del Prof. Paolo Naso, politologo e attento studioso delle opere di M.L. King, abbiamo tentato di tratteggiare la biografia del famoso pastore americano facendo più che altro attenzione a sottolineare gli aspetti politico-spirituali del suo Sogno ("I have a dream") e della sua lotta nonviolenta per l'affermazione dei diritti civili degli afroamericani (e non solo).
Vi invito perciò ad ascoltare questo video perché, oggi più che mai, conoscere e approfondire storie radicali e complesse come quella che abbiamo tentato qui di sintetizzare, è un esercizio fondamentale, che ci aiuta a ritrovare quotidianamente la forza interiore per continuare a credere in una pace autentica, gloriosa e sempre realizzabile.
Buona visione!
Davide Sabatino
#MartinLutherKing #Pace #rivoluzione
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La FORZA di AMARE un dialogo su Martin Luther King
#martinlutherking #guerra #amare
La FORZA di AMARE (nonostante l'odio dei nemici)
Un dialogo sulla storia di Martin Luther King con Paolo Naso a cura di Davide Sabatino
L'inattualità (attualissima!) del pensiero rivoluzionario di Martin Luther King è qualcosa…
La FORZA di AMARE (nonostante l'odio dei nemici)
Un dialogo sulla storia di Martin Luther King con Paolo Naso a cura di Davide Sabatino
L'inattualità (attualissima!) del pensiero rivoluzionario di Martin Luther King è qualcosa…
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Segnaliamo questa importante iniziativa di confronto e discussione che vedrà il contributo di numerosi amici e compagni frombolieri: partecipate numerosi!
@lafionda
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Forwarded from Savino Balzano
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Sono parole difficili da ascoltare, e penso anche da pronunciare, ma le sottoscrivo totalmente.
Ottima Elena Basile, che sottolinea come non vi sia alternativa, per porre fine al conflitto tra #Russia e #Ucraina, all'accettazione delle condizioni di Mosca e di #Putin.
E sia chiaro: saranno condizioni dure, molto più dure di quanto lo sarebbero state qualora non avessimo illuso #Zelensky di poter vincere questa guerra. Il disastro che, inevitabilmente, Kiev dovrà accettare e che, in gran parte, i Paesi europei dovranno pagare, più di quanto già abbiano fatto, è da attribuire ai fanatici guerrafondai che infestano Bruxelles, l'intera Europa e anche l'Italia.
Siamo stati ostaggio dei loro deliri per anni e anni e il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi oggi. Direi che i veri putiniani sono quelli che hanno reso di fatto possibile questo scenario, a tutto vantaggio di Mosca, e dunque gli stessi sono i veri traditori.
Ottima Elena Basile, che sottolinea come non vi sia alternativa, per porre fine al conflitto tra #Russia e #Ucraina, all'accettazione delle condizioni di Mosca e di #Putin.
E sia chiaro: saranno condizioni dure, molto più dure di quanto lo sarebbero state qualora non avessimo illuso #Zelensky di poter vincere questa guerra. Il disastro che, inevitabilmente, Kiev dovrà accettare e che, in gran parte, i Paesi europei dovranno pagare, più di quanto già abbiano fatto, è da attribuire ai fanatici guerrafondai che infestano Bruxelles, l'intera Europa e anche l'Italia.
Siamo stati ostaggio dei loro deliri per anni e anni e il risultato è quello che abbiamo sotto gli occhi oggi. Direi che i veri putiniani sono quelli che hanno reso di fatto possibile questo scenario, a tutto vantaggio di Mosca, e dunque gli stessi sono i veri traditori.
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La benzina e il mantra europeo della concorrenza
Dario Raffone
L’ENI ha deciso che per 30 giorni, forse prorogabili, applicherà il cosiddetto price cap alla pompa. In sintesi, venderà il carburante a prezzi inferiori a quelli attualmente praticati sul mercato finale.
Non è chiaro se questa iniziativa indurrà le altre compagnie petrolifere e i rivenditori privati ad adeguarsi. Forse potrebbero farlo, considerato il… Continua... 👇
https://www.lafionda.org/2026/09/28/la-benzina-e-il-mantra-europeo-della-concorrenza/
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Dario Raffone
L’ENI ha deciso che per 30 giorni, forse prorogabili, applicherà il cosiddetto price cap alla pompa. In sintesi, venderà il carburante a prezzi inferiori a quelli attualmente praticati sul mercato finale.
Non è chiaro se questa iniziativa indurrà le altre compagnie petrolifere e i rivenditori privati ad adeguarsi. Forse potrebbero farlo, considerato il… Continua... 👇
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Scuola, integrazione e governo dei territori
Lorenzo Palaia
Non si tratta certo di applaudire alle misure del governo. Il decreto scuola ha un’evidente impronta propagandistica e rischia, per il modo stesso in cui è stato presentato, di avvelenare ulteriormente i pozzi su temi già molto divisivi. Prima di esprimere un giudizio compiuto sulle singole misure, tuttavia, sarebbe opportuno verificarne con attenzione il… Continua... 👇
https://www.lafionda.org/2026/09/28/scuola-integrazione-e-governo-dei-territori/
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Lorenzo Palaia
Non si tratta certo di applaudire alle misure del governo. Il decreto scuola ha un’evidente impronta propagandistica e rischia, per il modo stesso in cui è stato presentato, di avvelenare ulteriormente i pozzi su temi già molto divisivi. Prima di esprimere un giudizio compiuto sulle singole misure, tuttavia, sarebbe opportuno verificarne con attenzione il… Continua... 👇
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Il debito italiano nella trappola dell’euro
Enrico Grazzini
Il grande nodo che manca nel programma dei 5 Stelle
Il programma in 20 punti dei 5 Stelle sembra, sulla carta, pieno di buoni e condivisibili propositi ma, a un’analisi più approfondita, è carente sul piano politico e strategico. Nei 20 punti ci sono tante cose molto importanti e giuste, come la proposta di… Continua... 👇
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Enrico Grazzini
Il grande nodo che manca nel programma dei 5 Stelle
Il programma in 20 punti dei 5 Stelle sembra, sulla carta, pieno di buoni e condivisibili propositi ma, a un’analisi più approfondita, è carente sul piano politico e strategico. Nei 20 punti ci sono tante cose molto importanti e giuste, come la proposta di… Continua... 👇
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Magnifica humanitas: la dignità dell’essere umano nell’epoca della disumanizzazione
Lorenzo Palaia
L’enciclica Magnifica humanitas, la prima del papa regnante, si apre con un’affermazione netta e cogente: l’umanità si trova di fronte a un bivio tra la disumanizzazione e la sua realizzazione, tra un mondo più ingiusto e uno di giustizia e fraternità, «tra innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città… Continua... 👇
https://www.lafionda.org/2026/09/29/magnifica-humanitas-la-dignita-dellessere-umano-nellepoca-della-disumanizzazione/
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Lorenzo Palaia
L’enciclica Magnifica humanitas, la prima del papa regnante, si apre con un’affermazione netta e cogente: l’umanità si trova di fronte a un bivio tra la disumanizzazione e la sua realizzazione, tra un mondo più ingiusto e uno di giustizia e fraternità, «tra innalzare una nuova torre di Babele o edificare la città… Continua... 👇
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Quanto costa la campagna elettorale di Gualtieri?
Giuseppe Libutti
Le politiche neoliberiste si nutrono della menzogna
Quanto costa una campagna elettorale quando non si paga in manifesti? Costa ciò che un’amministrazione decide di vendere e di comprare, di annunciare e di rimandare, e a saldare il conto è sempre la città. Vale la pena partire da qui, perché la domanda sembra contabile e… Continua... 👇
https://www.lafionda.org/2026/09/30/quanto-costa-la-campagna-elettorale-di-gualtieri/
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Giuseppe Libutti
Le politiche neoliberiste si nutrono della menzogna
Quanto costa una campagna elettorale quando non si paga in manifesti? Costa ciò che un’amministrazione decide di vendere e di comprare, di annunciare e di rimandare, e a saldare il conto è sempre la città. Vale la pena partire da qui, perché la domanda sembra contabile e… Continua... 👇
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Il ricatto finanziario USA contro Banca Etica
Flavio Bacchetta
Il 28 agosto 2026, il governo statunitense decide di inserire il collettivo digitale italiano Autistici Inventati nelle liste OFAC (Office of Foreign Assets Control), organismo del Dipartimento del Tesoro che prende di mira le organizzazioni accusate di terrorismo, narcotraffico e tutto ciò che può arrecare danno al territorio… Continua... 👇
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Flavio Bacchetta
Il 28 agosto 2026, il governo statunitense decide di inserire il collettivo digitale italiano Autistici Inventati nelle liste OFAC (Office of Foreign Assets Control), organismo del Dipartimento del Tesoro che prende di mira le organizzazioni accusate di terrorismo, narcotraffico e tutto ciò che può arrecare danno al territorio… Continua... 👇
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Forwarded from Giorgio Bianchi Photojournalist
Chi attacca chi
Di Marco Travaglio
In mancanza di droni freschi per foraggiare la “guerra ibrida” di Putin, il Giornale Unico titola che la Russia minaccia la Nato con le atomiche. In realtà il Cremlino ha sì scritto di esser pronta a usare “l’intero arsenale di armi a sua disposizione”, ma per “difendere” ciò che è suo in base agli accordi di Potsdam del 1945: la regione di Kaliningrad, l’exclave russa staccata dal resto della Federazione, pinzata fra Lituania, Polonia e mar Baltico. Kaliningrad è la Könisberg fondata nel 1255 dai Cavalieri teutonici, poi capitale della Prussia orientale, città natale di Kant (il filosofo della pace perpetua), devastata nel 1944 dalle bombe inglesi, strappata dall’Armata rossa ai nazisti nel 1945, ribattezzata in onore del bolscevico Kalinin e quartier generale della Flotta del Baltico sovietica (è l’unico porto che in quel mare non ghiaccia tutto l’anno). Nel 1991, col crollo dell’Urss e l’indipendenza delle Repubbliche baltiche, Kaliningrad si ritrova isolata dal resto della Russia e la situazione si aggrava quando la Nato ingloba Estonia, Lettonia e Lituania che – aspramente russofobi per ragioni storiche – iniziano a discriminare le minoranze russe (oltre un quarto del popolo lettone, il 24% di quello estone e l’8% di quello lituano): limiti all’uso della lingua e caccia ai simboli della vittoria sul nazismo. L’escalation si acuisce con la guerra in Ucraina. Basta sentir parlare l’estone Kaja Kallas, rappresentante della politica estera Ue, che sogna “una Russia più piccola e divisa in tanti Stati”.
Nel 2026 parte l’offensiva su Kaliningrad. Il 19 maggio il ministro degli Esteri lituano, Budrys, dichiara: “Dobbiamo dimostrare ai russi che possiamo penetrare la piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La Nato ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave”. Il 18 agosto la Nato avvia un’esercitazione militare di quattro giorni intorno a Kaliningrad simulando un assedio: manovre terrestri e navali, cieli sbarrati da decine di caccia intercettori e sistemi di disturbo elettronici. Il 15 settembre il ministro degli Esteri estone Tsahkna butta lì: “Potremmo semplicemente occupare Kaliningrad”. “Potremmo” nel senso di “armiamoci e partite”: l’esercito estone non potrebbe occupare neppure un pollaio e la guerra alla Russia agognata dai Baltici dovremmo farla noi. Infatti la Lituania, per trascinarci in guerra, passa a El Mundo un falso report della Cia su inesistenti piani russi per attaccare Italia, Spagna e Francia. E il 22 settembre il Parlamento lituano modifica la Costituzione per rimuovere il divieto di installare sul territorio basi militari straniere e armi di distruzione di massa: cioè testate nucleari americane puntate su Kaliningrad. Ossia contro la Russia. Secondo voi, chi sta minacciando chi?
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In mancanza di droni freschi per foraggiare la “guerra ibrida” di Putin, il Giornale Unico titola che la Russia minaccia la Nato con le atomiche. In realtà il Cremlino ha sì scritto di esser pronta a usare “l’intero arsenale di armi a sua disposizione”, ma per “difendere” ciò che è suo in base agli accordi di Potsdam del 1945: la regione di Kaliningrad, l’exclave russa staccata dal resto della Federazione, pinzata fra Lituania, Polonia e mar Baltico. Kaliningrad è la Könisberg fondata nel 1255 dai Cavalieri teutonici, poi capitale della Prussia orientale, città natale di Kant (il filosofo della pace perpetua), devastata nel 1944 dalle bombe inglesi, strappata dall’Armata rossa ai nazisti nel 1945, ribattezzata in onore del bolscevico Kalinin e quartier generale della Flotta del Baltico sovietica (è l’unico porto che in quel mare non ghiaccia tutto l’anno). Nel 1991, col crollo dell’Urss e l’indipendenza delle Repubbliche baltiche, Kaliningrad si ritrova isolata dal resto della Russia e la situazione si aggrava quando la Nato ingloba Estonia, Lettonia e Lituania che – aspramente russofobi per ragioni storiche – iniziano a discriminare le minoranze russe (oltre un quarto del popolo lettone, il 24% di quello estone e l’8% di quello lituano): limiti all’uso della lingua e caccia ai simboli della vittoria sul nazismo. L’escalation si acuisce con la guerra in Ucraina. Basta sentir parlare l’estone Kaja Kallas, rappresentante della politica estera Ue, che sogna “una Russia più piccola e divisa in tanti Stati”.
Nel 2026 parte l’offensiva su Kaliningrad. Il 19 maggio il ministro degli Esteri lituano, Budrys, dichiara: “Dobbiamo dimostrare ai russi che possiamo penetrare la piccola fortezza che hanno costruito a Kaliningrad. La Nato ha i mezzi necessari per distruggere le basi russe nell’exclave”. Il 18 agosto la Nato avvia un’esercitazione militare di quattro giorni intorno a Kaliningrad simulando un assedio: manovre terrestri e navali, cieli sbarrati da decine di caccia intercettori e sistemi di disturbo elettronici. Il 15 settembre il ministro degli Esteri estone Tsahkna butta lì: “Potremmo semplicemente occupare Kaliningrad”. “Potremmo” nel senso di “armiamoci e partite”: l’esercito estone non potrebbe occupare neppure un pollaio e la guerra alla Russia agognata dai Baltici dovremmo farla noi. Infatti la Lituania, per trascinarci in guerra, passa a El Mundo un falso report della Cia su inesistenti piani russi per attaccare Italia, Spagna e Francia. E il 22 settembre il Parlamento lituano modifica la Costituzione per rimuovere il divieto di installare sul territorio basi militari straniere e armi di distruzione di massa: cioè testate nucleari americane puntate su Kaliningrad. Ossia contro la Russia. Secondo voi, chi sta minacciando chi?
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Il PD e il nodo del ddl antisemitismo
Fabrizio Venafro
Sul terreno della politica estera — dalla guerra in Ucraina all’adesione al vincolo esterno europeo e atlantista — le differenze tra la linea tuttora maggioritaria del PD e il governo Meloni sono minime. È in questo scenario che si inserisce l’avallo della destra del partito al ddl sull’antisemitismo, un passo che approfondisce la spaccatura… Continua... 👇
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Morire di abbondanza
Onofrio Romano
Ci sono libri con i quali si discute e libri nei quali, con un certo sconcerto, ci si ritrova. Il libro di Massimiliano Civino (Max, per me), Quel pane che non sazia. Scarsità, bisogni e crisi dell’uomo nell’età dell’abbondanza(Independently published, 2026) appartiene decisamente alla seconda categoria. Il saggio s’installa dentro una domanda… Continua... 👇
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Dibattito sul nuovo numero della rivista cartacea.
Ne parlano:
Diego Melegari (curatore della rivista)
Emanuele Puglisi (curatore della rivista)
Claudia Candeloro (avvocata e giurista)
📆 #savethedate
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Il conto alla rovescia della guerra tra popolo ed élite
Salvatore Bianco
Se la furia bellicista non è soltanto una vuota retorica – e purtroppo sembra non esserlo – c’è da attendersi, in un futuro non troppo lontano, un’ulteriore stretta autoritaria nel governo delle nostre società europee. Come attestano di recente i risultati elettorali nei Länder tedeschi, queste ultime si stanno dimostrando largamente refrattarie alla… Continua... 👇
https://www.lafionda.org/2026/10/03/il-conto-alla-rovescia-della-guerra-tra-popolo-ed-elite/
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Forwarded from Savino Balzano
La mia intervista di ieri a Moni Ovadia, ripresa dal Fatto Quotidiano, che ringrazio.
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/01/moni-ovadia-sul-ddl-antisemitismo-pagliacciata-assoluta-e-oscena-se-passa-me-ne-fotto-e-continuero-a-dire-la-mia/8524296/
https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/10/01/moni-ovadia-sul-ddl-antisemitismo-pagliacciata-assoluta-e-oscena-se-passa-me-ne-fotto-e-continuero-a-dire-la-mia/8524296/
Il Fatto Quotidiano
Moni Ovadia sul ddl antisemitismo: "Pagliacciata assoluta e oscena. Se passa, me ne fotto e continuerò a dire la mia" - Il Fatto…
Moni Ovadia: "L'odio per l'ebreo in quanto tale è una cosa seria, basta con questa paranoia ridicola e comica"
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