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Megachip, Democrazia nella Comunicazione. https://megachip.globalist.it/
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🔥 UNA CIVILTÀ PUÒ MORIRE… E NOI RESTIAMO A GUARDARE?

Trump scrive: “Un’intera civiltà morirà stanotte”. Non suona più come uno slogan. È semmai una soglia. Quando una cosa del genere viene detta pubblicamente, significa che qualcuno ha già iniziato a considerarla possibile.

Ho provato a leggere quel messaggio in modo diverso. Non con i commentatori di giornata, ma chiamando — uno per uno — quelli che avevano già visto tutto questo prendere forma.

.📞 Hannah Arendt: quando la distruzione diventa “inevitabile”, la responsabilità scompare
.📞 George Orwell: “regime change” serve a non dire guerra
.📞 Sigmund Freud: aggressività travestita da necessità
.📞 Carl Jung: il male proiettato tutto sull’altro
.📞 Erich Fromm: la distruzione che diventa soluzione
.📞 Carl Schmitt: il nemico reso eliminabile
.📞 J. Robert Oppenheimer: prima si rende pensabile l’annientamento, poi si costruiscono gli strumenti
.📞 Giulietto Chiesa: non è Trump, è la sceneggiatura che parla

.📌 Il punto non è se accadrà davvero stanotte
.Il punto è che qualcuno ha già reso accettabile l’idea

.E quando una civiltà diventa “sacrificabile” nel linguaggio, il resto arriva da sé

.👉 Leggi qui
:https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/04/07/telefonate-dalloltretomba-cosa-dicono-del-post-di-trump-sulliran/
Indeciso se attaccare o meno la Persia, Creso chiese un responso all'oracolo di Delfi. La Pizia gli rispose così: "Se Creso attraverserà il fiume Halys, cadrà un grande impero" e Creso, ovviamente, pensò si riferisse all'impero persiano. Invece la Pizia, che mai non mente, si riferiva al suo, che cessò di esistere dopo la battaglia che ne seguì. Per cui bisogna fare attenzione a promettere, in stile oracolare, che "un'intera civiltà verrà distrutta stanotte", perché le divinità hanno uno strano senso dell'umorismo.
Trump punge Meloni, ma il vero potere si muove altrove: BlackRock ridisegna gli equilibri bancari italiani, Mps cambia asse e il governo lascia campo libero alla finanza Usa.
[Alessandro Volpi]
https://megachip.globalist.it/kill-pil/2026/04/16/chi-comanda/
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Scott Ritter firma un’analisi durissima: la campagna militare di Stati Uniti e Israele non avrebbe piegato Teheran, ma avrebbe invece rafforzato il governo iraniano, mostrato i limiti della potenza occidentale e aperto una crisi energetica globale.

Secondo Ritter, Trump ora tenta di vendere come vittoria ciò che sarebbe in realtà una sconfitta strategica. Ma se decidesse di rilanciare con nuovi bombardamenti, il secondo round potrebbe trasformarsi in un boomerang devastante: Hormuz chiuso, petrolio alle stelle, caos nei mercati, infrastrutture del Golfo e Israele sotto attacco.

Una lettura provocatoria ma ricca di spunti, che rovescia la narrazione dominante e descrive il rischio di un errore storico fondato su superbia, propaganda e incompetenza.

📌 Da leggere per capire perché la partita con l’Iran potrebbe essere molto più seria di quanto raccontano i media occidentali.
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/04/19/le-conseguenze-dellincompetenza/
𝗟𝗮 𝗿𝗶𝘀𝘀𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘃𝗲𝗹𝗮 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝗮𝗺𝗲: 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗶𝗹 "𝗱𝗶𝘀𝘀𝗶𝗻𝗴" 𝘁𝗿𝗮 𝗕𝗿𝗮𝗻𝗰𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼 𝗲 𝗭𝗵𝗼𝗸 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗻𝗼𝗶.
Mezzo milione di visualizzazioni per una polemica nata da una riga di commento e finita a colpi di invettive social. Ma dietro lo spettacolo del ring tra l'economista Emiliano Brancaccio e il filosofo Andrea Zhok c'è una faglia profonda, che spacca in due il modo stesso di pensare l'alternativa al sistema attuale.
Da un lato, l’arroccamento sulla competenza tecnica: l'idea che senza capire i flussi di capitali e i trattati europei ogni critica sia impotente (un limite che ha condannato all'impotenza esperienze come Tsipras o i Cinque Stelle).
Dall'altro, la difesa del campo culturale e dei legami sociali contro un capitalismo che colonizza l'immaginario e mercifica persino il corpo e la natura umana.
Nel mezzo, una parola contesa e logorata: "sovranismo". Ha senso abbandonarla del tutto alla destra di governo, o è proprio lì che si gioca la partita per ricostruire un controllo democratico contro i poteri tecnocratici?
Nel mio ultimo articolo provo a smontare questa "guerra del termine", cercando di salvare la densità del dibattito oltre la superficie del dissing.
👇 Leggi l'analisi completa qui: https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2026/05/27/la-guerra-del-termine-brancaccio-zhok-e-il-sovranismo-che-nessuno-vuole-ma-tutti-usano/
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Mentre Regno Unito e Ucraina spingono la Germania a preparare una guerra contro la Russia, assistiamo alla fine della Germania riunificata. Il Paese è profondamente diviso in due popolazioni distinte. La sua identità è ormai messa in questione. La dissoluzione della Germania federale è ineluttabile. Nel frattempo la pace conclusa tra Washington e Mosca porterà all’annessione di una parte dell’Ucraina e della Transnistria alla Russia. La fine dell’Unione Europea sarà invece provocata dalla rinuncia ai suoi valori fondanti.

[di Thierry Meyssan].
https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2026/06/04/verso-lo-smembramento-della-germania/
Dal discorso di Rutte ad Ankara emerge senza troppi veli la nuova dottrina transatlantica: meno welfare, più warfare; meno Europa politica, più industria bellica integrata nella piramide strategica di Washington. [Pierluigi Fagan] ------------- https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/07/08/il-ronzio-delle-macchine-deve-farsi-ruggito/
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L’escalation contro l’Iran mostra un potere sempre meno strategico e sempre più impulsivo. Dietro la retorica della democrazia, il sistema occidentale incorona élite irresponsabili, aggressive e incapaci di leggere le conseguenze delle proprie mosse.
[Andrea Zhok]
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/07/08/loccidente-in-mano-ai-peggiori/
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Forwarded from Pino Cabras
CASO AHMADINEJAD. LA FABBRICA DEL SOGNO E DELLA MENZOGNA SERVE UN ALTRO PIATTO AVVELENATO
Alcune fra le testate più importanti dei due paesi che hanno aggredito l'Iran stanno diffondendo una voce clamorosa e finora priva di riscontri, proveniente dalle strutture spionistiche di entrambi gli apparati. Secondo questa voce, arricchita di dettagli romanzeschi, l'ex presidente iraniano Ahmadinejad sarebbe agli arresti: l'accusa è di essere in combutta con il Mossad, pronto a subentrare in un eventuale cambio di regime.
Due piccioni con una fava. Da un lato si accredita l'idea che la pretesa folle di forzare il crollo dello Stato iraniano avesse davvero appigli interni tali da giustificarne il costosissimo azzardo; dall'altro si semina discordia e sospetto tra le classi dirigenti iraniane, che sanno bene come i danni subiti abbiano goduto di complicità, ora rilanciate con grande impatto simbolico.
E poiché parliamo di redazioni imbeccate dalle stesse strutture d'intelligence che hanno gestito questa guerra fin dall'inizio - cioè fin dalle sue fasi preparatorie, durate decenni, e poi nei giorni dei bombardamenti - a colpi di operazioni sporche e operazioni psicologiche fondate su violente manipolazioni dell'opinione pubblica, non vedo perché avrebbero dovuto venir meno al mestiere proprio ora. Ingannano e mentono per la gola, confezionano pacchetti di polpette giornalistiche avvelenate, e la Fabbrica del Sogno e della Menzogna si presenta in mondovisione con lo stesso menu di sempre. Pensate a quante fesserie hanno detto sul comandante delle Forze Quds, Esmail Qaani: dato per morto, poi resuscitato, poi arrestato, poi rifugiato in Israele. L'altro giorno era in prima fila ai funerali di Ali Khamenei.
Capite perché mi sento di rifiutare questo menu ancora una volta, come tante altre volte in cui non mi sono fidato di loro. Facendo bene a non fidarmi.
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