Una Russia ormai slacciata da ogni condominio euro-occidentale, autonoma e più competitiva per quanto riguarda le nuove tecnologie, sempre competitiva sul piano militare avanzato, un polo decisivo per gli equilibri multipolari. [Pierluigi Fagan] https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2024/05/15/sovietologi-e-shoigu/
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Sovietologi e Shoigu
Una Russia ormai slacciata da ogni condominio euro-occidentale, autonoma e più competitiva per quanto riguarda le nuove tecnologie, sempre competitiva sul piano militare avanzato, un polo decisivo per gli equilibri multipolari.
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Gli ultimi due anni hanno visto il ritorno sulle scene di un protagonista che sembrava sparito dal dibattito economico: l’inflazione. L’uscita dal periodo pandemico prima e lo scoppio del conflitto in Ucraina poi sono stati i due fattori detonanti. https://megachip.globalist.it/kill-pil/2024/07/16/profitti-facili-come-le-banche-si-sono-arricchite-sulle-nostre-spalle
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Profitti facili. Come le banche si sono arricchite sulle nostre spalle
Gli ultimi due anni hanno visto il ritorno sulle scene di un protagonista che sembrava sparito dal dibattito economico: l’inflazione. L’uscita dal periodo pandemico prima e lo scoppio del conflitto in Ucraina poi sono stati i due fattori detonanti
RFK ha effettivamente intenzione di porre fine alla sua campagna presidenziale indipendente e di appoggiare l'ex presidente Donald Trump. Intensi contatti in corso, con qualche sorpresa. https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2024/08/22/robert-kennedy-jr-pronto-ad-appoggiare-trump-venerdi/
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Robert Kennedy Jr pronto ad appoggiare Trump venerdì
RFK ha effettivamente intenzione di porre fine alla sua campagna presidenziale indipendente e di appoggiare l'ex presidente Donald Trump. Intensi contatti in corso, con qualche sorpresa.
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Il nuovo piano USA sulle armi nucleari aprirebbe una nuova stagione di ricerca, produzione e messa in campo di una serie di armamenti atomici che superano l’equilibrio della Mutual Assured Distruction. Il mondo multipolare è anche un mondo multiatomico. [Pierluigi Fagan] https://megachip.globalist.it/pensieri-lunghi/2024/08/22/andare-a-funghi-nel-mondo-multipolare/
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Andare a funghi nel mondo multipolare
Il nuovo piano USA sulle armi nucleari aprirebbe una nuova stagione di ricerca, produzione e messa in campo di una serie di armamenti atomici che superano l’equilibrio della Mutual Assured Distruction. Il mondo multipolare è un mondo multiatomico
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Raffrontiamo la narrazione sulle tempeste che affondarono l'Invincibile Armata spagnola e la flotta mongola di Kublai Khan con la narrazione della tempesta che ha affrontato il super-yacht al largo di Palermo. Occhio alle scorciatoie complottiste.
https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2024/08/22/linvincibile-complotto/
https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2024/08/22/linvincibile-complotto/
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L'Invincibile Complotto
Raffrontiamo la narrazione sulle tempeste che affondarono l'Invincibile Armata spagnola e la flotta mongola di Kublai Khan con la narrazione della tempesta che ha affrontato il super-yacht al largo di Palermo. Occhio alle scorciatoie complottiste.
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Sull’incredibile arresto in Francia di Pavel Durov, fondatore della piattaforma da 900 milioni di utenti Telegram, vi proponiamo due riflessioni a caldo di Andrea Zhok e di Tucker Carlson. Il tema cruciale della censura sta diventando talmente importante che persino nella dichiarazione di appoggio di Robert F. Kennedy jr. a Donald Trump è stato citato come una delle ragioni per una scelta così impegnativa. Da ora in poi l’assalto alla libertà di espressione diventerà ancora di più un feroce terreno di scontro.
Buona lettura! https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2024/08/25/caso-durov-telegram-leuropa-della-censura-inizia-ad-arrestare/
Buona lettura! https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2024/08/25/caso-durov-telegram-leuropa-della-censura-inizia-ad-arrestare/
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Caso Durov (Telegram): l’Europa della censura inizia ad arrestare
Sull’incredibile arresto in Francia del fondatore della piattaforma da 900 milioni di utenti, vi proponiamo due riflessioni a caldo di Zhok e Carlson. D'ora in poi l’assalto alla libertà di espressione diventerà ancora di più un feroce terreno di scontro.
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Non capita tutti i giorni che il numero uno di una delle più grandi società al mondo faccia mea culpa, ammettendo di aver ingannato. Secondo le regole del giornalismo, questa è una notizia sensazionale, tanto più se a pronunciarla è Mark Zuckerberg, il quale, in una lettera ufficiale inviata al presidente della Commissione Giustizia della Camera dei deputati statunitense, Jim Jordan, ammette di aver censurato i social media di META, tra cui Facebook e Instagram, ai tempi del Covid, su pressante richiesta dell’Amministrazione Biden-Harris. E invece, trascorse dodici ore dall’annuncio, nulla o quasi: a parte qualche rara testata, in Italia il Fattoquotidiano.it, sulla vicenda è calato il silenzio mediatico.
[Marcello Foa] https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2024/08/29/zuckerberg-ho-censurato-facebook-e-instagram-me-lha-chiesto-biden/
[Marcello Foa] https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2024/08/29/zuckerberg-ho-censurato-facebook-e-instagram-me-lha-chiesto-biden/
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Zuckerberg: ho censurato Facebook e Instagram, me l’ha chiesto Biden
Non capita tutti i giorni che il N. 1 di una delle più grandi società faccia mea culpa, ammettendo d'aver ingannato. Nelle regole del giornalismo, è una notizia sensazionale, tanto più perché è Zuckerberg. Invece, silenzio mediatico
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Le dimissioni del ministro degli esteri della Svezia hanno a che fare con la morte in Ucraina di tanti militari svedesi? - Do the strange resignations of Sweden's foreign minister have anything to do with the deaths of many Swedish soldiers in Ukraine? https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2024/09/05/sino-a-ieri-until-yesterday/
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Sino a ieri – Until Yesterday
Le dimissioni del ministro degli esteri della Svezia hanno a che fare con la morte in Ucraina di tanti militari svedesi? - Do the strange resignations of Sweden's foreign minister have anything to do with the deaths of many Swedish soldiers in Ukraine?
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Zokh smaschera l’ossessione sterile per simboli passati, puntando il dito sul vero pericolo: oligarchie economiche che dominano politica, media e democrazie morenti. https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2025/01/22/musk-e-le-braccia-tese-distrazioni-dal-vero-potere/
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Musk e le braccia tese: distrazioni dal Vero Potere
Zokh smaschera l’ossessione sterile per simboli passati, puntando il dito sul vero pericolo: oligarchie economiche che dominano politica, media e democrazie morenti.
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Aleksandr Dugin analizza la "rivoluzione" di Donald Trump, evidenziando la sua lotta contro l'ideologia "woke", l'uscita dall'OMS e l'impatto sulle politiche globali. Un'ideologia che cambierà il mondo intero https://megachip.globalist.it/pensieri-lunghi/2025/01/22/la-rivoluzione-di-trump/
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La rivoluzione di Trump
Aleksandr Dugin analizza la "rivoluzione" di Donald Trump, evidenziando la sua lotta contro l'ideologia "woke", l'uscita dall'OMS e l'impatto sulle politiche globali. Un'ideologia che cambierà il mondo intero
Una critica alla narrazione dominante su Trump in un talk-show italiano, tra ipocrisie mediatiche, superficialità analitica e le implicazioni del ritorno di Trump per l'Europa. [Pino Cabras] https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2025/01/22/tecno-potere-e-tele-ipocrisia-la-setta-a-la7/
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Tecno-potere e tele-ipocrisia: la setta a La7
Una critica alla narrazione dominante su Trump in un talk-show italiano, tra ipocrisie mediatiche, superficialità analitica e le implicazioni del ritorno di Trump per l'Europa.
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L’articolo di Gabriele Repaci decostruisce gli stereotipi sull’Iran, rivelando un paese complesso e contraddittorio. Non solo repressione e tradizione, ma anche modernizzazione, partecipazione femminile, pluralismo religioso e dinamismo culturale. Un’analisi lucida che invita a superare le semplificazioni ideologiche e a riconoscere l’Iran per ciò che è: una realtà sfaccettata, non riducibile a cliché. https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2025/06/18/iran-laltra-faccia-della-repubblica-islamica-oltre-i-miti-nella-realta/
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Iran, l’altra faccia della Repubblica islamica: oltre i miti, nella realtà
Smontiamo i cliché sull’Iran, una realtà complessa: non solo repressione, ma partecipazione femminile, pluralismo religioso e dinamismo culturale. Modernità e tradizione convivono in un sistema unico. Superare le semplificazioni e capire davvero
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FERMARE ISRAELE. LE FIRME DEL MONDO SULLA VIA DI TEHERAN
Non solo Gaza. Proprio nel pieno dell’aggressione israeliana all’Iran (la guerra dei 12 giorni che rischiava di innescare una guerra molto più vasta), avevo firmato questo appello partito dall’Iran e rivolto al segretario generale dell’ONU e alla direttrice generale dell’UNESCO. Mi sono ritrovato in una compagnia di firmatari che abbraccia tutto il mondo, assieme a personalità davvero illustri e coraggiose, inclusi tanti occidentali e molti esponenti del mondo ebraico che rifiutano l’eresia genocida della classe dirigente israeliana e dei suoi complici. L’ho tradotto in italiano e ve lo ripropongo, per la forza precisa con cui riafferma i diritti violati dall’aggressione israeliana. Il tema rimane più che mai caldo, perché quella che fin qui si è vista è solo una tregua, mentre i propositi bellicosi rimangono in campo, pronti a nuovi pericolosi e criminali avventurismi.
Buona lettura!
Pino Cabras
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2025/07/08/fermare-israele-le-firme-del-mondo-sulla-via-di-teheran/
Non solo Gaza. Proprio nel pieno dell’aggressione israeliana all’Iran (la guerra dei 12 giorni che rischiava di innescare una guerra molto più vasta), avevo firmato questo appello partito dall’Iran e rivolto al segretario generale dell’ONU e alla direttrice generale dell’UNESCO. Mi sono ritrovato in una compagnia di firmatari che abbraccia tutto il mondo, assieme a personalità davvero illustri e coraggiose, inclusi tanti occidentali e molti esponenti del mondo ebraico che rifiutano l’eresia genocida della classe dirigente israeliana e dei suoi complici. L’ho tradotto in italiano e ve lo ripropongo, per la forza precisa con cui riafferma i diritti violati dall’aggressione israeliana. Il tema rimane più che mai caldo, perché quella che fin qui si è vista è solo una tregua, mentre i propositi bellicosi rimangono in campo, pronti a nuovi pericolosi e criminali avventurismi.
Buona lettura!
Pino Cabras
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2025/07/08/fermare-israele-le-firme-del-mondo-sulla-via-di-teheran/
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Fermare Israele. Le firme del mondo sulla via di Teheran
Un appello urgente denuncia le gravi violazioni del diritto internazionale da parte del regime israeliano contro l’Iran, chiedendo l’intervento immediato delle Nazioni Unite per fermare l’aggressione, proteggere i civili e salvaguardare la legalità globale.
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Trump minaccia militarmente l’UE e punta alla Groenlandia, spingendo i leader europei a sottomettersi agli USA aumentando le spese militari. Sempre più senza sconti il dominio americano e l’asservimento europeo. C'è spazio per una federazione euroasiatica alternativa?
https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2025/07/08/trump-schiaffi-alla-ue-e-mire-sulla-groenlandia/
https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2025/07/08/trump-schiaffi-alla-ue-e-mire-sulla-groenlandia/
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Trump, schiaffi alla UE e mire sulla Groenlandia
Trump minaccia militarmente l’UE e punta alla Groenlandia, spingendo i leader europei a sottomettersi agli USA aumentando le spese militari. Sempre più senza sconti il dominio americano e l’asservimento europeo. C'è spazio per una federazione euroasiatica…
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🎯 "SO RICONOSCERE UN GENOCIDIO QUANDO LO VEDO" – Parola di Omer Bartov, uno dei massimi studiosi mondiali della Shoah e dei genocidi.
🇮🇱🇵🇸 In un durissimo editoriale sul New York Times, Bartov — professore a Brown University, israeliano di nascita, ex ufficiale dell’IDF e figlio di una famiglia sionista — accusa Israele di stare compiendo un genocidio a Gaza.
📚 Dopo mesi di analisi, Bartov rompe il silenzio di gran parte dell’accademia e denuncia un modello sistematico di distruzione, deportazione forzata e annientamento del popolo palestinese, coerente con l’intento genocida espresso pubblicamente dai leader israeliani.
💣 Le cifre sono agghiaccianti: decine di migliaia di morti (tra cui oltre 17.000 bambini), amputazioni di massa, fame usata come arma, distruzione deliberata di scuole, ospedali, moschee, parchi, condotte idriche.
🔇 Il suo atto d’accusa colpisce anche il silenzio delle istituzioni dedicate alla memoria dell’Olocausto, che oggi rischia di trasformarsi in copertura ideologica per altri crimini disumani. “Mai più è diventato uno slogan vuoto”, scrive Bartov, “una carta bianca per distruggere altri invocando la propria condizione di vittima”.
📎 Leggi l’intero articolo in italiano (traduzione a cura di Pino Cabras):
👉 https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2025/07/17/sono-uno-studioso-di-genocidi-so-riconoscerne-uno-quando-lo-vedo/
🇮🇱🇵🇸 In un durissimo editoriale sul New York Times, Bartov — professore a Brown University, israeliano di nascita, ex ufficiale dell’IDF e figlio di una famiglia sionista — accusa Israele di stare compiendo un genocidio a Gaza.
📚 Dopo mesi di analisi, Bartov rompe il silenzio di gran parte dell’accademia e denuncia un modello sistematico di distruzione, deportazione forzata e annientamento del popolo palestinese, coerente con l’intento genocida espresso pubblicamente dai leader israeliani.
💣 Le cifre sono agghiaccianti: decine di migliaia di morti (tra cui oltre 17.000 bambini), amputazioni di massa, fame usata come arma, distruzione deliberata di scuole, ospedali, moschee, parchi, condotte idriche.
🔇 Il suo atto d’accusa colpisce anche il silenzio delle istituzioni dedicate alla memoria dell’Olocausto, che oggi rischia di trasformarsi in copertura ideologica per altri crimini disumani. “Mai più è diventato uno slogan vuoto”, scrive Bartov, “una carta bianca per distruggere altri invocando la propria condizione di vittima”.
📎 Leggi l’intero articolo in italiano (traduzione a cura di Pino Cabras):
👉 https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2025/07/17/sono-uno-studioso-di-genocidi-so-riconoscerne-uno-quando-lo-vedo/
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"Sono uno studioso di genocidi. So riconoscerne uno quando lo vedo"
Omer Bartov, massimo studioso dell’Olocausto e dei genocidi, accusa Israele di attuare un genocidio contro i palestinesi a Gaza. In un articolo sul New York Times, denuncia la distruzione sistematica della Striscia, l’intento esplicito dei leader israeliani…
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Le aziende tecnologiche americane sono da tempo ossessionate da idee molto specifiche di riorganizzazione sociale. https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2025/07/24/palantir-lobbisti-dellapocalisse-tecnotronica-o-architetti-di-un-campo-di-concentramento-globale
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Palantir: lobbisti dell’apocalisse tecnotronica o architetti di un campo di concentramento globale?
Le aziende tecnologiche americane sono da tempo ossessionate da idee molto specifiche di riorganizzazione sociale.
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Forwarded from Pino Cabras
LA FINE DEL CARISMA ARTIFICIALE DI ZELENSKY
Quando il 22 marzo 2022 - assieme a tutti i parlamentari di Alternativa - mi rifiutai di assistere in Parlamento al monologo di Zelensky, fui bersagliato da un coro di giornali e politici tutti coinvolti in quella gigantesca operazione promozionale a sua volta organizzata da un gigantesco apparato internazionale di pubbliche relazioni legato alla NATO.
In quel tempo, sottolineavo che le forze parlamentari dovevano poter interloquire e nel caso criticare. Quindi era irricevibile la pretesa di ridurre le Camere a una claque passiva. Insistevo sul fatto che non si doveva accettare di fare da tappezzeria, da sfondo muto di un personaggio controverso (appena pochi giorni prima, in collegamento con il Parlamento greco, aveva dato la parola a un lugubre miliziano nazista del battaglione Azov).
Ribadivo che quello era solo marketing di guerra e ricordavo quanto fosse corrotta oltre ogni immaginazione la rete di potere che aveva creato dal nulla il presidente ucraino, al punto da far prevedere il peggio nell'enorme traffico incontrollabile, opaco e pericoloso delle forniture d'armi.
Non seguivo insomma la moda imposta, non mi fidavo, sapevo da molti anni dei retroscena (peraltro alla portata di tutti) sul personaggio. Avevo anche abbastanza esperienza per riconoscere la maniacale univocità con cui la Grande Fabbrica del Sogno e della Menzogna sa costruire di volta in volta, in base a convenienze del momento, una narrazione: una visione da "pensiero unico" che fa vedere e replica all'infinito solo una dimensione, fino a nascondere in malafede le enormi ombre dei personaggi posti su un piedistallo di carisma artificiale, come appunto Zelensky. Sapevo anche il prezzo da pagare per osare un giudizio libero: essere assimilato a un megafono di Putin.
Oggi, guarda un po', presso le stesse testate che cercavano di ritagliare sul presidente ucraino la postura e la statura dell'eroe, si cominciano a contare le copertine che sono invece a un passo dal "de profundis" di Zelensky: egli ormai viene demolito, è trattato da dittatore, corrotto, incapace, definitivamente in disgrazia e impresentabile.
Vi dirò: non sono minimamente sorpreso. Questo è da tempo un sistema orwelliano senza rimorsi che porta facilmente dalle stelle alle stalle i personaggi di cartone della sua industria dell'eroismo. Montagne russe. Anzi, ucraine. Anzi, londinesi.
Poi, quando le guerre vanno male, prima o poi le teste cadono.
Per parte mia, credo sia una questione di salute: dobbiamo essere fuori moda se la moda è la guerra totale. Capiterà che si adeguino loro - seppure a malincuore - a chi si è tenuto il buon senso e la memoria.
Quando il 22 marzo 2022 - assieme a tutti i parlamentari di Alternativa - mi rifiutai di assistere in Parlamento al monologo di Zelensky, fui bersagliato da un coro di giornali e politici tutti coinvolti in quella gigantesca operazione promozionale a sua volta organizzata da un gigantesco apparato internazionale di pubbliche relazioni legato alla NATO.
In quel tempo, sottolineavo che le forze parlamentari dovevano poter interloquire e nel caso criticare. Quindi era irricevibile la pretesa di ridurre le Camere a una claque passiva. Insistevo sul fatto che non si doveva accettare di fare da tappezzeria, da sfondo muto di un personaggio controverso (appena pochi giorni prima, in collegamento con il Parlamento greco, aveva dato la parola a un lugubre miliziano nazista del battaglione Azov).
Ribadivo che quello era solo marketing di guerra e ricordavo quanto fosse corrotta oltre ogni immaginazione la rete di potere che aveva creato dal nulla il presidente ucraino, al punto da far prevedere il peggio nell'enorme traffico incontrollabile, opaco e pericoloso delle forniture d'armi.
Non seguivo insomma la moda imposta, non mi fidavo, sapevo da molti anni dei retroscena (peraltro alla portata di tutti) sul personaggio. Avevo anche abbastanza esperienza per riconoscere la maniacale univocità con cui la Grande Fabbrica del Sogno e della Menzogna sa costruire di volta in volta, in base a convenienze del momento, una narrazione: una visione da "pensiero unico" che fa vedere e replica all'infinito solo una dimensione, fino a nascondere in malafede le enormi ombre dei personaggi posti su un piedistallo di carisma artificiale, come appunto Zelensky. Sapevo anche il prezzo da pagare per osare un giudizio libero: essere assimilato a un megafono di Putin.
Oggi, guarda un po', presso le stesse testate che cercavano di ritagliare sul presidente ucraino la postura e la statura dell'eroe, si cominciano a contare le copertine che sono invece a un passo dal "de profundis" di Zelensky: egli ormai viene demolito, è trattato da dittatore, corrotto, incapace, definitivamente in disgrazia e impresentabile.
Vi dirò: non sono minimamente sorpreso. Questo è da tempo un sistema orwelliano senza rimorsi che porta facilmente dalle stelle alle stalle i personaggi di cartone della sua industria dell'eroismo. Montagne russe. Anzi, ucraine. Anzi, londinesi.
Poi, quando le guerre vanno male, prima o poi le teste cadono.
Per parte mia, credo sia una questione di salute: dobbiamo essere fuori moda se la moda è la guerra totale. Capiterà che si adeguino loro - seppure a malincuore - a chi si è tenuto il buon senso e la memoria.
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Forwarded from Pino Cabras
CHI SEMINA GUERRA RACCOGLIE VASSALLAGGIO. TRE SCHIAFFI IN TRE GIORNI: CINA, QATAR E USA RIDICOLIZZANO L’UE DI VON DER LEYEN & CO.
[PRIMA PARTE ]
Tre giorni, tre schiaffi. Un’Unione Europea inginocchiata davanti al mondo, incapace di alzare la testa, buona solo a servire gli interessi americani e a vessare i propri cittadini.
Cosa resta del “Sogno Europeo”? Nulla. Se non una gigantesca macchina tecnocratica che disfa l’economia, umilia le nazioni e impone una cappa di censura, tasse e ora guerra permanente.
1. CINA: VERTICE-LAMPO, UMILIAZIONE PIENA
Von der Leyen, Costa e Kallas volano a Pechino come tre scolarette convinte di dettare legge. Si scomoda Xi Jinping con una maschera sfingea e impenetrabile. Tornano a casa con un pugno di mosche. La Cina li liquida in poche ore: zero accordi, massima irritazione. Pretendevano di impartire lezioni sui diritti umani, con l’economia europea in recessione e le industrie in fuga. Negli ultimi 25 anni, la Cina ha visto crescere la sua quota di PIL mondiale dal 3% a circa il 18%, affermandosi come colosso economico globale. Nello stesso periodo, l’Unione Europea è scesa da oltre il 20% a poco più del 13%, segnando un declino costante, che ora sembra avvitarsi. Mentre Pechino accumulava forza produttiva e influenza, Bruxelles si incaprettava in austerità, vincoli autolesionisti e subordinazione geopolitica. Una dinamica che ha ribaltato i rapporti di forza a livello planetario. La trinità europoide va lì con il sussiego di uno squadrone invincibile da Champions League ma con le gambe di una squadretta di pulcini. Un boomerang diplomatico, un’ennesima prova di irrilevanza.
2. QATAR: “O MI PAGHI O NIENTE GAS”
Il Qatar, terzo fornitore di GNL per l’Europa, avvisa: con le vostre direttive green demenziali e le minacce di multe miliardarie, il gas ve lo potete sognare. I contratti si onoreranno (per ora), ma niente di più. I barili vanno in Asia, dove non governano fanatici climatici con manie coloniali. L’UE, già orfana della Russia, si prepara a restare al freddo. Ah, ma ci sono i cari amici di Oltreoceano, no?
3. USA: TRUMP INCASSA TUTTO, L’UE FIRMA COME UNO ZERBINO
Il “vertice” in Scozia tra von der Leyen e Trump è la scena madre. Dazi del 15% dagli USA sui prodotti UE, 50% su acciaio e alluminio. In cambio, l’UE spalanca i mercati, si inchina al GNL americano, promette 750 miliardi di dollari in energia USA, altri 600 miliardi in investimenti… e compra enormi quantità di armi americane. Non è un accordo: è una resa incondizionata. È l’equivalente di una capitolazione di un paese che sia stato raso al suolo dopo una guerra mondiale.
Trump ride in faccia ai giornalisti europei. E ha ragione. L’UE si è autodistrutta per “affrancarsi” dalla Russia e si è legata mani e piedi a un impero che la considera un bancomat bellico e un commerciante fiaccato dall’usura su cui infierire con il pizzo.
[…] [FINE PRIMA PARTE]
[segue…]
[PRIMA PARTE ]
Tre giorni, tre schiaffi. Un’Unione Europea inginocchiata davanti al mondo, incapace di alzare la testa, buona solo a servire gli interessi americani e a vessare i propri cittadini.
Cosa resta del “Sogno Europeo”? Nulla. Se non una gigantesca macchina tecnocratica che disfa l’economia, umilia le nazioni e impone una cappa di censura, tasse e ora guerra permanente.
1. CINA: VERTICE-LAMPO, UMILIAZIONE PIENA
Von der Leyen, Costa e Kallas volano a Pechino come tre scolarette convinte di dettare legge. Si scomoda Xi Jinping con una maschera sfingea e impenetrabile. Tornano a casa con un pugno di mosche. La Cina li liquida in poche ore: zero accordi, massima irritazione. Pretendevano di impartire lezioni sui diritti umani, con l’economia europea in recessione e le industrie in fuga. Negli ultimi 25 anni, la Cina ha visto crescere la sua quota di PIL mondiale dal 3% a circa il 18%, affermandosi come colosso economico globale. Nello stesso periodo, l’Unione Europea è scesa da oltre il 20% a poco più del 13%, segnando un declino costante, che ora sembra avvitarsi. Mentre Pechino accumulava forza produttiva e influenza, Bruxelles si incaprettava in austerità, vincoli autolesionisti e subordinazione geopolitica. Una dinamica che ha ribaltato i rapporti di forza a livello planetario. La trinità europoide va lì con il sussiego di uno squadrone invincibile da Champions League ma con le gambe di una squadretta di pulcini. Un boomerang diplomatico, un’ennesima prova di irrilevanza.
2. QATAR: “O MI PAGHI O NIENTE GAS”
Il Qatar, terzo fornitore di GNL per l’Europa, avvisa: con le vostre direttive green demenziali e le minacce di multe miliardarie, il gas ve lo potete sognare. I contratti si onoreranno (per ora), ma niente di più. I barili vanno in Asia, dove non governano fanatici climatici con manie coloniali. L’UE, già orfana della Russia, si prepara a restare al freddo. Ah, ma ci sono i cari amici di Oltreoceano, no?
3. USA: TRUMP INCASSA TUTTO, L’UE FIRMA COME UNO ZERBINO
Il “vertice” in Scozia tra von der Leyen e Trump è la scena madre. Dazi del 15% dagli USA sui prodotti UE, 50% su acciaio e alluminio. In cambio, l’UE spalanca i mercati, si inchina al GNL americano, promette 750 miliardi di dollari in energia USA, altri 600 miliardi in investimenti… e compra enormi quantità di armi americane. Non è un accordo: è una resa incondizionata. È l’equivalente di una capitolazione di un paese che sia stato raso al suolo dopo una guerra mondiale.
Trump ride in faccia ai giornalisti europei. E ha ragione. L’UE si è autodistrutta per “affrancarsi” dalla Russia e si è legata mani e piedi a un impero che la considera un bancomat bellico e un commerciante fiaccato dall’usura su cui infierire con il pizzo.
[…] [FINE PRIMA PARTE]
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Forwarded from Pino Cabras
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CHI SEMINA GUERRA RACCOGLIE VASSALLAGGIO. TRE SCHIAFFI IN TRE GIORNI: CINA, QATAR E USA RIDICOLIZZANO L’UE DI VON DER LEYEN & CO.
[SECONDA PARTE]
4. UE: BELLICOSA CON I CITTADINI, SERVILE CON I PADRONI
Questa Unione serve a una sola cosa: schiacciare i popoli europei. Censura con il Digital Services Act. Impone tassazioni speciali per “salvare l’Ucraina”. Costringe imprese e famiglie a pagare energia a prezzi folli. Distrugge il tessuto industriale con regolamenti green che piacciono solo a BlackRock, intanto che punta tutto sul diesel dei carri armati. Ma davanti a USA, Cina e Qatar… si inginocchia nel modo più degradante.
Il progetto UE è ormai una caricatura distopica della democrazia, come un GPS impazzito che ti guida dritto contro un muro, ma pretende pure di multarti se non segui il percorso.
5. VON DER LEYEN, COSTA, KALLAS: I CURATORI FALLIMENTARI DELL’EUROPA
Tre nomi, una disfatta. Von der Leyen, la pasionaria del complesso militare-industriale USA. Costa, il mediatore opaco di una tecnocrazia senz’anima. Kallas, il ventilatore automatico di russofobia baltica. Tre personaggi che incarnano non il futuro dell’Europa, ma la sua agonia geopolitica.
6. L’IPOCRISIA BELLICISTA DEL FRONTE ATLANTISTA ITALIANO
Carlo Calenda e persino il PD oggi si stracciano le vesti per l’accordo capestro firmato da Ursula von der Leyen con Trump. Ben svegliati. Voi eravate alla piazza dei “serrapiattisti”, il 15 marzo scorso, per glorificare esattamente questa Europa, mentre noi lo stesso giorno eravamo in un’altra piazza a combattere questa Europa e a prevedere razionalmente come sarebbe andata a finire. Voi avete puntato su Ursula Guerrafonderleyen. Voi siete gli stessi che invocano l’escalation militare contro la Russia e chiedono più armi, più sanzioni, più sottomissione alla NATO. Fingete di ignorare che questa strategia ha un prezzo altissimo: deindustrializzazione, dipendenza energetica e sudditanza commerciale verso gli USA. In realtà, non si può avere tutto: chi semina guerra raccoglie vassallaggio. Volete la botte piena e l’Europa a stelle e strisce. Non si può, e le vostre bolle di contraddizioni scoppiano.
7. UNA VIA D’USCITA ESISTE: FUORI DA QUESTA UE, DENTRO IL MONDO MULTIPOLARE
Altro che rilancio. L’UE è il Titanic che affonda trascinando giù tutti. Serve un’uscita intelligente, ordinata e strategica, che restituisca alle nazioni europee sovranità popolare, libertà economica, monetaria, energetica.
La direzione? Non è Washington. È il mondo dei BRICS+, che cresce, commercia, costruisce alternative e non ti impone di rinnegare la tua sovranità. Il futuro è multipolare. Ma per entrare, dobbiamo uscire.
Uscire da questa UE. Prima che ci affondi del tutto.
[FINE]
CHI SEMINA GUERRA RACCOGLIE VASSALLAGGIO. TRE SCHIAFFI IN TRE GIORNI: CINA, QATAR E USA RIDICOLIZZANO L’UE DI VON DER LEYEN & CO.
[SECONDA PARTE]
4. UE: BELLICOSA CON I CITTADINI, SERVILE CON I PADRONI
Questa Unione serve a una sola cosa: schiacciare i popoli europei. Censura con il Digital Services Act. Impone tassazioni speciali per “salvare l’Ucraina”. Costringe imprese e famiglie a pagare energia a prezzi folli. Distrugge il tessuto industriale con regolamenti green che piacciono solo a BlackRock, intanto che punta tutto sul diesel dei carri armati. Ma davanti a USA, Cina e Qatar… si inginocchia nel modo più degradante.
Il progetto UE è ormai una caricatura distopica della democrazia, come un GPS impazzito che ti guida dritto contro un muro, ma pretende pure di multarti se non segui il percorso.
5. VON DER LEYEN, COSTA, KALLAS: I CURATORI FALLIMENTARI DELL’EUROPA
Tre nomi, una disfatta. Von der Leyen, la pasionaria del complesso militare-industriale USA. Costa, il mediatore opaco di una tecnocrazia senz’anima. Kallas, il ventilatore automatico di russofobia baltica. Tre personaggi che incarnano non il futuro dell’Europa, ma la sua agonia geopolitica.
6. L’IPOCRISIA BELLICISTA DEL FRONTE ATLANTISTA ITALIANO
Carlo Calenda e persino il PD oggi si stracciano le vesti per l’accordo capestro firmato da Ursula von der Leyen con Trump. Ben svegliati. Voi eravate alla piazza dei “serrapiattisti”, il 15 marzo scorso, per glorificare esattamente questa Europa, mentre noi lo stesso giorno eravamo in un’altra piazza a combattere questa Europa e a prevedere razionalmente come sarebbe andata a finire. Voi avete puntato su Ursula Guerrafonderleyen. Voi siete gli stessi che invocano l’escalation militare contro la Russia e chiedono più armi, più sanzioni, più sottomissione alla NATO. Fingete di ignorare che questa strategia ha un prezzo altissimo: deindustrializzazione, dipendenza energetica e sudditanza commerciale verso gli USA. In realtà, non si può avere tutto: chi semina guerra raccoglie vassallaggio. Volete la botte piena e l’Europa a stelle e strisce. Non si può, e le vostre bolle di contraddizioni scoppiano.
7. UNA VIA D’USCITA ESISTE: FUORI DA QUESTA UE, DENTRO IL MONDO MULTIPOLARE
Altro che rilancio. L’UE è il Titanic che affonda trascinando giù tutti. Serve un’uscita intelligente, ordinata e strategica, che restituisca alle nazioni europee sovranità popolare, libertà economica, monetaria, energetica.
La direzione? Non è Washington. È il mondo dei BRICS+, che cresce, commercia, costruisce alternative e non ti impone di rinnegare la tua sovranità. Il futuro è multipolare. Ma per entrare, dobbiamo uscire.
Uscire da questa UE. Prima che ci affondi del tutto.
[FINE]
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