Forwarded from Pino Cabras
QUANDO TI CHIUDONO IL CONTO
Quando vidi Tre colori: Bianco di Kieślowski, trent’anni fa, provai una sensazione abissale nella scena in cui il protagonista vedeva la sua carta di credito inghiottita dal bancomat: un gesto banale che lo cancellava dal mondo. Senza conto, non era più nessuno. Oggi quella scena è diventata un metodo di governo: una forma di esclusione amministrativa che divora dall’interno diritti che dovrebbero essere garantiti da solide norme costituzionali. Denuncio qui un caso richiamato da Marcello Foa ed Enrica Perucchietti: quello di Frédéric Baldan, diplomatico belga che ha denunciato Ursula von der Leyen per i contratti segreti con Pfizer, e che pochi giorni fa si è visto chiudere i conti correnti. L’emittente Visione TV, sempre nel 2025, ha subito lo stesso destino per mano di Intesa Sanpaolo, ufficialmente senza motivazioni. Londra ha anticipato questa deriva: Nigel Farage si è visto chiudere il conto dalla banca Coutts per le sue opinioni politiche, e nel Regno Unito vengono chiusi circa mille conti al giorno, spesso per motivi ideologici. Giornalisti e attivisti come Simon Heffer e Stuart Campbell ne sono stati colpiti, così come in Germania è successo a Alina Lipp, punita per le sue corrispondenze dal Donbass.
Con la scomparsa del contante, le banche diventano strumenti di censura economica, capaci di punire chi pensa diversamente. E non è la prima volta: durante la pandemia, il governo canadese congelò i conti dei camionisti che protestavano contro le restrizioni, un’anticipazione inquietante di ciò che oggi chiamiamo de-banking.
Oggi persino Francesca Albanese, relatrice ONU sui Territori occupati, è colpita da sanzioni personali imposte dagli StatiUniti, che si ripercuotono su tutto il sistema bancario occidentale: non soloisolamento politico — con centinaia di negaSionisti a contratto scatenati contro di lei per delegittimarla — ma anche rischio concreto di blocco finanziario. Quando il denaro diventa solo digitale, chi ti chiude il conto ti cancella dalla cittadinanza.
Il de-banking è la nuova forma di censura: non ti mette a tacere, semplicemente ti spegne.
Quando vidi Tre colori: Bianco di Kieślowski, trent’anni fa, provai una sensazione abissale nella scena in cui il protagonista vedeva la sua carta di credito inghiottita dal bancomat: un gesto banale che lo cancellava dal mondo. Senza conto, non era più nessuno. Oggi quella scena è diventata un metodo di governo: una forma di esclusione amministrativa che divora dall’interno diritti che dovrebbero essere garantiti da solide norme costituzionali. Denuncio qui un caso richiamato da Marcello Foa ed Enrica Perucchietti: quello di Frédéric Baldan, diplomatico belga che ha denunciato Ursula von der Leyen per i contratti segreti con Pfizer, e che pochi giorni fa si è visto chiudere i conti correnti. L’emittente Visione TV, sempre nel 2025, ha subito lo stesso destino per mano di Intesa Sanpaolo, ufficialmente senza motivazioni. Londra ha anticipato questa deriva: Nigel Farage si è visto chiudere il conto dalla banca Coutts per le sue opinioni politiche, e nel Regno Unito vengono chiusi circa mille conti al giorno, spesso per motivi ideologici. Giornalisti e attivisti come Simon Heffer e Stuart Campbell ne sono stati colpiti, così come in Germania è successo a Alina Lipp, punita per le sue corrispondenze dal Donbass.
Con la scomparsa del contante, le banche diventano strumenti di censura economica, capaci di punire chi pensa diversamente. E non è la prima volta: durante la pandemia, il governo canadese congelò i conti dei camionisti che protestavano contro le restrizioni, un’anticipazione inquietante di ciò che oggi chiamiamo de-banking.
Oggi persino Francesca Albanese, relatrice ONU sui Territori occupati, è colpita da sanzioni personali imposte dagli StatiUniti, che si ripercuotono su tutto il sistema bancario occidentale: non soloisolamento politico — con centinaia di negaSionisti a contratto scatenati contro di lei per delegittimarla — ma anche rischio concreto di blocco finanziario. Quando il denaro diventa solo digitale, chi ti chiude il conto ti cancella dalla cittadinanza.
Il de-banking è la nuova forma di censura: non ti mette a tacere, semplicemente ti spegne.
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Marcello Foa denuncia l’idea di creare un’agenzia d’intelligence europea sotto il controllo di Ursula von der Leyen, definendola un passo verso un’oligarchia senza regole. Ricorda le sue violazioni di trasparenza nei contratti con Pfizer, i rapporti opachi con le lobby e il controllo sulla procura UE. L’Europa, sostiene, rischia di trasformarsi in un sistema autoritario. “Non più Ursula, ma mai più Ursula.” https://megachip.globalist.it/legalita/2025/11/11/non-piu-ursula-ma-mai-piu-ursula-lombra-di-uneuropa-sotto-sorveglianza/
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La nuova iniziativa della Commissione europea sullo “Scudo della Democrazia” promette di difendere le elezioni da interferenze e manipolazioni, ma crea un apparato di sorveglianza del pensiero che distingue l’informazione “affidabile” da quella sospetta, normalizzando il controllo del dissenso. Il finanziamento selettivo ai media rafforza un sistema di dipendenza politica che erode il pluralismo e collide con gli articoli 21 e 49 della Costituzione. In un’Europa sempre più militarizzata, questa architettura prepara un nuovo maccartismo russofobico, incarnato da figure come Picierno e Calenda. https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2025/11/13/piciernizzarsi-dallo-scudo-della-democrazia-al-ministero-della-verita/
Globalist.it
Piciernizzarsi: dallo “Scudo della Democrazia” al Ministero della Verità
La nuova iniziativa della Commissione europea sullo “Scudo della Democrazia” promette di difendere le elezioni da interferenze e manipolazioni, ma crea un apparato di sorveglianza del pensiero che distingue l’informazione “affidabile” da quella sospetta,…
Forwarded from Giulietto Chiesa Real
È ARRIVATO MATRIX GLOBALE - DI GIULIETTO CHIESA E PINO CABRAS
Cari Amici, sta per uscire MATRIX GLOBALE, il libro più potente, visionario e necessario di Giulietto Chiesa e Pino Cabras.
Per smettere di credere alle notizie e iniziare a vedere la matrice.
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(anziché € 22,30 – sconto del 15%)
⏳ L’offerta scade il 23 novembre a mezzanotte.
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Un libro che non si limita a raccontare la storia:
👉 ti mostra come il potere la costruisce
👉 ti svela i meccanismi nascosti dietro guerre, crisi, propaganda, emergenze
👉 ti arma contro la manipolazione cognitiva che guida l’Occidente
La versione originale del 2011, quella che anticipava tutto, unita alle nuove note 2025 di Pino Cabras che collegano quei capitoli alle guerre, ai crolli, alle follie geopolitiche di oggi.
Un libro doppio, una “doppia elica” che mostra come cambia il mondo… ma come resta la Matrice.
Preordinatelo ADESSO: https://giuliettochiesareal.com/products/matrix-globale-come-cambia-il-mondo-come-resta-la-matrice
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La versione originale del 2011, quella che anticipava tutto, unita alle nuove note 2025 di Pino Cabras che collegano quei capitoli alle guerre, ai crolli, alle follie geopolitiche di oggi.
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Forwarded from Pino Cabras
LA DIGNITÀ NON SI TOCCA
C’è qualcosa di profondamente rivelatore nel modo in cui Carlo Calenda ha scelto di attaccare Angelo d’Orsi: non certo usando argomenti, non con un confronto storico (figuriamoci, poveretto), non con un’idea migliore, ma con la scomunica morale, il marchio infamante: INDEGNO.
Una parola che non dice nulla sul pensiero del Professore, ma dice moltissimo su chi la pronuncia.
Dare dell’«indegno» a un intellettuale che ha dedicato una vita allo studio, alla ricerca, alla critica dei poteri, beh, questo sì che è un atto indegno. È un tentativo di togliere dignità, cioè di colpire la persona prima ancora della sua idea. È un vecchio trucco della politica più rancorosa: quando non puoi confutare, delegittimi. Banale, anche, come trucco. Ma se c’è gente che ti pompa su tutti i media, sebbene tu abbia da offrire solo il sottovuoto spinto di ‘Slava Pariolini’, finisci per saturare il dibattito e infangare comunque le persone libere.
Calenda prende una frase decontestualizzata di d’Orsi, la strappa dal suo significato reale (una critica al paragone grossolano fatto dall’inquilino del Quirinale tra Russia odierna e Germania nazista) e costruisce intorno un teatrino moralistico: i morti, i cimiteri, la memoria profanata… Tutto pur di non dire la verità: che la storia non si piega agli espedienti da social dei No Pax, e che un Presidente della Repubblica può anche sbagliare un paragone senza che i cortigiani debbano lanciarsi nella caccia all’eretico.
La dignità non è un gingillo per influencer politici, per quanto effondano sfiga da ogni poro.
La dignità non la definisce Calenda, non la distribuisce Calenda, non la toglie Calenda.
È la stessa logica dello “Scudo per la Democrazia” che l’UE propone come protezione, ma che in realtà è un apparato di normalizzazione del dissenso. Un sistema che divide le opinioni in “resilienti” e “inquinanti”, che finanzia solo i media che ripetono la linea ufficiale, che trasforma la libertà di pensiero in una pratica a rischio.
In questo clima Calenda, anziché discutere, emana bolle tatuate.
Lungi dall’argomentare, espelle i nemici dal consesso dei “degni”.
Anziché confutare con argomenti equilibrati, marchia. Certi neofiti dei tatuaggi vorrebbero marchiare tutti, e chi li ferma più?
La bolla mediatica pompata dalla peggiore stampa dell’Occidente, quella nostrana, lo fa con un linguaggio sempre più vicino a quello dei controllori della verità: “cattivi maestri”, “indegni”, “pericolosi”, “da isolare”.
È esattamente così che inizia ogni stagione di censura: più ancora che con una legge, con un intervento cocciuto e antidemocratico sul vocabolario.
Quindi va ribadito: la dignità appartiene a chi pensa, a chi studia, a chi argomenta, a chi non rinuncia alla complessità per inseguire un applauso facile.
E se c’è qualcosa che davvero profana la memoria – proprio quella delle guerre, dei morti, delle tragedie europee – è ridurla a manganello retorico per zittire uno storico.
Angelo d’Orsi non è “indegno”.
Indegno è usare la storia come propaganda e il dibattito pubblico come gogna.
La dignità, quella vera, sta da un’altra parte.
E chi la riconosce, non ha bisogno di scriverla in giallo a caratteri cubitali.
C’è qualcosa di profondamente rivelatore nel modo in cui Carlo Calenda ha scelto di attaccare Angelo d’Orsi: non certo usando argomenti, non con un confronto storico (figuriamoci, poveretto), non con un’idea migliore, ma con la scomunica morale, il marchio infamante: INDEGNO.
Una parola che non dice nulla sul pensiero del Professore, ma dice moltissimo su chi la pronuncia.
Dare dell’«indegno» a un intellettuale che ha dedicato una vita allo studio, alla ricerca, alla critica dei poteri, beh, questo sì che è un atto indegno. È un tentativo di togliere dignità, cioè di colpire la persona prima ancora della sua idea. È un vecchio trucco della politica più rancorosa: quando non puoi confutare, delegittimi. Banale, anche, come trucco. Ma se c’è gente che ti pompa su tutti i media, sebbene tu abbia da offrire solo il sottovuoto spinto di ‘Slava Pariolini’, finisci per saturare il dibattito e infangare comunque le persone libere.
Calenda prende una frase decontestualizzata di d’Orsi, la strappa dal suo significato reale (una critica al paragone grossolano fatto dall’inquilino del Quirinale tra Russia odierna e Germania nazista) e costruisce intorno un teatrino moralistico: i morti, i cimiteri, la memoria profanata… Tutto pur di non dire la verità: che la storia non si piega agli espedienti da social dei No Pax, e che un Presidente della Repubblica può anche sbagliare un paragone senza che i cortigiani debbano lanciarsi nella caccia all’eretico.
La dignità non è un gingillo per influencer politici, per quanto effondano sfiga da ogni poro.
La dignità non la definisce Calenda, non la distribuisce Calenda, non la toglie Calenda.
È la stessa logica dello “Scudo per la Democrazia” che l’UE propone come protezione, ma che in realtà è un apparato di normalizzazione del dissenso. Un sistema che divide le opinioni in “resilienti” e “inquinanti”, che finanzia solo i media che ripetono la linea ufficiale, che trasforma la libertà di pensiero in una pratica a rischio.
In questo clima Calenda, anziché discutere, emana bolle tatuate.
Lungi dall’argomentare, espelle i nemici dal consesso dei “degni”.
Anziché confutare con argomenti equilibrati, marchia. Certi neofiti dei tatuaggi vorrebbero marchiare tutti, e chi li ferma più?
La bolla mediatica pompata dalla peggiore stampa dell’Occidente, quella nostrana, lo fa con un linguaggio sempre più vicino a quello dei controllori della verità: “cattivi maestri”, “indegni”, “pericolosi”, “da isolare”.
È esattamente così che inizia ogni stagione di censura: più ancora che con una legge, con un intervento cocciuto e antidemocratico sul vocabolario.
Quindi va ribadito: la dignità appartiene a chi pensa, a chi studia, a chi argomenta, a chi non rinuncia alla complessità per inseguire un applauso facile.
E se c’è qualcosa che davvero profana la memoria – proprio quella delle guerre, dei morti, delle tragedie europee – è ridurla a manganello retorico per zittire uno storico.
Angelo d’Orsi non è “indegno”.
Indegno è usare la storia come propaganda e il dibattito pubblico come gogna.
La dignità, quella vera, sta da un’altra parte.
E chi la riconosce, non ha bisogno di scriverla in giallo a caratteri cubitali.
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Il blitz che travolge alcuni eurocrati di spicco conferma un punto a proposito delle inchieste che iniziano a decapitare la cosca di Kiev: quando un sistema entra in crisi, la corruzione diventa uno strumento politico che qualcuno molto abile sa manovrare. https://megachip.globalist.it/legalita/2025/12/02/il-giocattolo-si-rompe-corruzione-ucraina-e-declino-ue/
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La Casa Bianca ha appena pubblicato il documento sulla Strategia di Sicurezza Nazionale degli USA che descrive una strategia destinata a passare alla storia. Disimpegno dall'Europa ed elaborazione di un Corollario Trump alla Dottrina Monroe sull'Emisfero Occidentale: gli USA rivendicano il completo dominio sul loro continente dopo decenni di abbandono. https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2025/12/06/nuova-strategia-di-sicurezza-nazionale-usa-goodbye-europe/
Globalist.it
Nuova Strategia di Sicurezza Nazionale USA: Goodbye Europe!
La Casa Bianca ha appena pubblicato il documento sulla Strategia di Sicurezza Nazionale degli USA che descrive una strategia destinata a passare alla storia. Disimpegno dall'Europa ed elaborazione di un Corollario Trump alla Dottrina Monroe sull'Emisfero…
La giornata del 5 dicembre 2025 è da ricordare. Oltre a scorrere nella routine di oltre otto miliardi di esseri umani, ha attraversato tre luoghi del potere che insieme sembrano annunciare un’epoca nuova. Non sono io a esagerare: se ne sono accorti in vari modi persino i trombettieri dei principali media. [Pino Cabras] https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2025/12/06/potenze-in-ascesa-europa-in-dissolvenza-il-suicidio-di-un-continente/
Globalist.it
Potenze in ascesa, Europa in dissolvenza: il suicidio di un continente
La giornata del 5 dicembre 2025 è da ricordare. Oltre a scorrere nella routine di oltre otto miliardi di esseri umani, ha attraversato tre luoghi del potere che insieme sembrano annunciare un’epoca nuova. Non sono io a esagerare: se ne sono accorti in vari…
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Secondo indiscrezioni, a Washington circolerebbe l’idea di un nuovo assetto globale fondato su un “Core 5” composto da USA, Russia, Cina, India e Giappone. Preso atto del declino del G7 e dell’idealismo liberale, il progetto rifletterebbe un mondo ormai multipolare. L’Europa, marginalizzata, reagirebbe rifugiandosi in narrazioni belliciste e idealistiche, incapace di adattarsi al nuovo contesto storico. [Pierluigi Fagan] https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2025/12/15/il-mondo-in-mano/
Globalist.it
Il mondo in mano
A Washington circolerebbe l’idea di un nuovo assetto globale fondato su un “Core 5” composto da USA, Russia, Cina, India e Giappone. Con il declino del G7 e dell’idealismo liberale, il progetto rifletterebbe un mondo ormai multipolare. L’Europa, marginalizzata…
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L’articolo di Gabriele Guzzi denuncia un clima europeo di censura e conformismo bellico: dimissioni pilotate colpiscono Limes per delegittimare il dissenso. La geopolitica critica viene equiparata a tradimento, mentre propaganda e riarmo avanzano. Caracciolo rivendica pluralismo e analisi aperta, oggi marginalizzati in nome dell’“unità” verso il precipizio. Sanzioni, media allineati e paura soffocano il dibattito pubblico europeo contemporaneo.
https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2025/12/17/lattacco-a-limes-e-al-libero-pensiero/
https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2025/12/17/lattacco-a-limes-e-al-libero-pensiero/
Globalist.it
L'attacco a Limes e al libero pensiero
Un clima europeo di censura e conformismo bellico: dimissioni pilotate colpiscono Limes per delegittimare il dissenso. La geopolitica critica viene equiparata a tradimento, mentre propaganda e riarmo avanzano. Caracciolo rivendica pluralismo e analisi aperta.
Una denuncia delle nuove regole sul riscatto della laurea come un vero colpo di grazia al valore sociale degli studi universitari. Laurearsi, già penalizzante per chi entra tardi e precario nel mercato del lavoro, diventa un lusso sostenibile solo per ricchi o “ben inseriti”. A questo si aggiunge il rischio di uno “scivolo” per il personale militare verso la Pubblica Amministrazione: migliaia di ex caporali, spesso con titoli di studio inferiori, occuperebbero posti e risorse, chiudendo l’accesso ai giovani laureati. L’esercito professionale appare così come un costo sociale che drena fondi e opportunità, mentre la crisi economica, la deindustrializzazione e il ritardo tecnologico lasciano ai giovani solo l’emigrazione o, paradossalmente, la guerra. https://megachip.globalist.it/cervelli-in-fuga/2025/12/17/anche-loperaio-vuole-il-figlio-dottore-no-grazie-dottore-sara-lei/
Globalist.it
Anche l'operaio vuole il figlio dottore... no, grazie, dottore sarà lei!
La laurea diventa un peso: pensioni penalizzate, lavoro precario e accesso alla PA chiuso. Le nuove generazioni sono schiacciate tra privilegi militari, emigrazione forzata e guerra, in un Paese che tradisce studio e futuro.
Sfiducia verso autorità e propaganda bellicista: dal trauma pandemico emerge la rottura civica. Serve ricostruire pensiero critico, fiducia reciproca e movimenti, opponendosi al tecno-capitalismo di guerra e al riarmo europeo odierno dominante. https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2025/12/17/nessun-sacrificio/
Globalist.it
Nessun sacrificio
Sfiducia verso autorità e propaganda bellicista: dal trauma pandemico emerge la rottura civica. Serve ricostruire pensiero critico, fiducia reciproca e movimenti, opponendosi al tecno-capitalismo di guerra e al riarmo europeo odierno dominante.
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Sino agli anni ’90 la sovranità sulle risorse segnava il confine invalicabile imposto al Sud del mondo. Chávez lo oltrepassò, rendendo visibile un conflitto già esistente. Cuba, Venezuela, Iran mostrano che l’autonomia ha un prezzo altissimo, ma la sua eliminazione produce solo più dominio, meno alternative e un ordine globale più autoritario.
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/01/04/stati-imperfetti-dominio-perfetto-cosa-succede-quando-le-alternative-sono-eliminate/
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/01/04/stati-imperfetti-dominio-perfetto-cosa-succede-quando-le-alternative-sono-eliminate/
Globalist.it
Stati imperfetti, dominio perfetto: cosa succede quando le alternative sono eliminate
Negli anni ’90 la sovranità sulle risorse segnava il confine invalicabile imposto al Sud del mondo. Chávez lo oltrepassò, rendendo visibile un conflitto già esistente. Cuba, Venezuela, Iran mostrano che l’autonomia ha un prezzo altissimo, ma la sua eliminazione…
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Forwarded from Pino Cabras
Media is too big
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𝗗𝗜𝗣𝗘𝗡𝗗𝗘𝗡𝗭𝗔 𝗘𝗡𝗘𝗥𝗚𝗘𝗧𝗜𝗖𝗔: 𝗟𝗢 𝗗𝗜𝗖𝗘𝗩𝗔𝗠𝗢. 𝗢𝗥𝗔 𝗦𝗖𝗔𝗣𝗣𝗔𝗡𝗢.
Oggi Federico Fubini sul Corriere della Sera scopre che l’Europa è caduta in una dipendenza energetica più costosa, più effettiva e più pericolosa dell’ipotetica dipendenza di prima.
È scritto nero su bianco, con tre anni di ritardo.
Nel 2022 queste cose le dicevo in televisione. Non come profezia, ma come analisi.
Venivo interrotto, deriso, accusato di cinismo, anche da Fubini.
Questo video mette in fila i fatti:
le scelte, il silenzio, le conseguenze.
E la fuga dalle responsabilità quando il conto arriva.
Vedete e sentite voi stessi!
Oggi Federico Fubini sul Corriere della Sera scopre che l’Europa è caduta in una dipendenza energetica più costosa, più effettiva e più pericolosa dell’ipotetica dipendenza di prima.
È scritto nero su bianco, con tre anni di ritardo.
Nel 2022 queste cose le dicevo in televisione. Non come profezia, ma come analisi.
Venivo interrotto, deriso, accusato di cinismo, anche da Fubini.
Questo video mette in fila i fatti:
le scelte, il silenzio, le conseguenze.
E la fuga dalle responsabilità quando il conto arriva.
Vedete e sentite voi stessi!
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L'ascesa rapida e la crisi degli imperi territoriali. Oggi gli Stati Uniti affrontano una sovraestensione imperiale simile a quella che distrusse altri imperi. Russia e Cina sopravvivono perché hanno imparato a ridimensionarsi, negoziare e condividere potere. https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2026/01/11/complessi-infantili-dellex-egemone/
Globalist.it
Complessi infantili dell'ex egemone
L'ascesa rapida e la crisi degli imperi territoriali. Oggi gli Stati Uniti affrontano una sovraestensione imperiale simile a quella che distrusse altri imperi. Russia e Cina sopravvivono perché hanno imparato a ridimensionarsi, negoziare e condividere potere.
Da mezzo secolo l’Iran vive sotto guerre, sanzioni, terrorismo e aggressioni continue. L’Occidente oggi si scandalizza dell’autocrazia iraniana, dimenticando di averne distrutto ogni possibile evoluzione autonoma. Le vittime “inermi” non diventano simboli mediatici: alcune vite valgono, altre no.
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/01/12/dopo-lassedio-la-lezione-dei-sepolcri-imbiancati-alliran/
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/01/12/dopo-lassedio-la-lezione-dei-sepolcri-imbiancati-alliran/
Globalist.it
Dopo l'assedio, la lezione dei sepolcri imbiancati all'Iran
Da mezzo secolo l’Iran vive sotto guerre, sanzioni, terrorismo e aggressioni continue. L’Occidente oggi si scandalizza dell’autocrazia iraniana, dimenticando di averne distrutto ogni possibile evoluzione autonoma. Le vittime “inermi” non diventano simboli…
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Forwarded from Pino Cabras
𝗜𝗟𝗣𝗨𝗣𝗔𝗭𝗭𝗜𝗙𝗜𝗖𝗜𝗢 𝗗𝗘𝗟 𝗪𝗘𝗕: 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗦𝗜 𝗖𝗢𝗦𝗧𝗥𝗨𝗜𝗦𝗖𝗘 𝗨𝗡 𝗥𝗘 𝗢𝗡𝗟𝗜𝗡𝗘
--- C’è un modo moderno di “fare politica” senza vincere elezioni e senza muovere eserciti: infiltrare le menti. Abbiamo pubblicato su Megachip la traduzione integrale di una lunga inchiesta – nata in Israele - di Haaretz/The Marker su una campagna digitale in lingua persiana: account falsi, IA, deepfake, reti coordinate, messaggi e hashtag pro-monarchia (#KingRezaPahlavi) spinti mentre sul terreno succedono cose pesanti, che alcune manine spingono verso la sedizione armata per innescare cicli di azione-repressione che portano alla guerra civile.
È il manuale della guerra cognitiva in tempo reale: creare narrazioni, simulare opinione pubblica, spingere destabilizzazione.
📌 Qui l’articolo: https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2026/01/12/loperazione-di-influenza-israeliana-mirata-a-insediare-reza-pahlavi-come-scia-delliran/
---- La cosa interessante è che questo “pupazzificio” (i famosi sock puppets) lo avevo messo a fuoco anni fa assieme a Giulietto Chiesa in un capitolo di Matrix Globale, il libro che scrivemmo insieme, appena ripubblicato con aggiornamenti. Il capitolo era intitolato “Infiltrazione cognitiva”.
Oggi, con l’IA, quelle tecniche sono diventate un ecosistema permanente.
La vecchia censura non basta più: semmai ti orientano, ti segmentano, ti diluiscono, ti portano a credere che ciò che vedi “sia spontaneo”. E se sei un politico medio italiano, o un utente passivo della pappa pronta delle principali testate, ci caschi con tutte le scarpe dentro.
Se vi interessa capire come funziona davvero la fabbrica del consenso, leggete questa inchiesta (caso concreto) e poi, se vi va,anche Matrix Globale (cornice generale): ---https://giuliettochiesareal.com/products/matrix-globale-come-cambia-il-mondo-come-resta-la-matrice
--- C’è un modo moderno di “fare politica” senza vincere elezioni e senza muovere eserciti: infiltrare le menti. Abbiamo pubblicato su Megachip la traduzione integrale di una lunga inchiesta – nata in Israele - di Haaretz/The Marker su una campagna digitale in lingua persiana: account falsi, IA, deepfake, reti coordinate, messaggi e hashtag pro-monarchia (#KingRezaPahlavi) spinti mentre sul terreno succedono cose pesanti, che alcune manine spingono verso la sedizione armata per innescare cicli di azione-repressione che portano alla guerra civile.
È il manuale della guerra cognitiva in tempo reale: creare narrazioni, simulare opinione pubblica, spingere destabilizzazione.
📌 Qui l’articolo: https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2026/01/12/loperazione-di-influenza-israeliana-mirata-a-insediare-reza-pahlavi-come-scia-delliran/
---- La cosa interessante è che questo “pupazzificio” (i famosi sock puppets) lo avevo messo a fuoco anni fa assieme a Giulietto Chiesa in un capitolo di Matrix Globale, il libro che scrivemmo insieme, appena ripubblicato con aggiornamenti. Il capitolo era intitolato “Infiltrazione cognitiva”.
Oggi, con l’IA, quelle tecniche sono diventate un ecosistema permanente.
La vecchia censura non basta più: semmai ti orientano, ti segmentano, ti diluiscono, ti portano a credere che ciò che vedi “sia spontaneo”. E se sei un politico medio italiano, o un utente passivo della pappa pronta delle principali testate, ci caschi con tutte le scarpe dentro.
Se vi interessa capire come funziona davvero la fabbrica del consenso, leggete questa inchiesta (caso concreto) e poi, se vi va,anche Matrix Globale (cornice generale): ---https://giuliettochiesareal.com/products/matrix-globale-come-cambia-il-mondo-come-resta-la-matrice
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Articolo di Pierluigi Fagan.
Spiegare la guerra con una sola causa è un alibi intellettuale. I conflitti nascono da intrecci di potenza, storia, geografia, politica ed economia. Ridurli al capitalismo non chiarisce il mondo: lo semplifica fino a renderlo falso.
https://megachip.globalist.it/pensieri-lunghi/2026/01/12/il-riduzionismo-e-lalibi-di-chi-non-vuole-capire-la-guerra/
Spiegare la guerra con una sola causa è un alibi intellettuale. I conflitti nascono da intrecci di potenza, storia, geografia, politica ed economia. Ridurli al capitalismo non chiarisce il mondo: lo semplifica fino a renderlo falso.
https://megachip.globalist.it/pensieri-lunghi/2026/01/12/il-riduzionismo-e-lalibi-di-chi-non-vuole-capire-la-guerra/
Globalist.it
Il riduzionismo è l'alibi di chi non vuole capire la guerra
Spiegare la guerra con una sola causa è un alibi intellettuale. I conflitti nascono da intrecci di potenza, storia, geografia, politica ed economia. Ridurli al capitalismo non chiarisce il mondo: lo semplifica fino a renderlo falso.
Zhok smonta l’immaginario occidentale della rivoluzione come avventura creativa: il caos non genera automaticamente ordine. Le rivoluzioni, eventi rari e sanguinosi, hanno senso solo vicino al collasso; altrimenti producono autoritarismo, frustrazione proiettata e illusioni mediatiche persistenti collettive.
https://megachip.globalist.it/pensieri-lunghi/2026/01/12/sullidea-di-rivoluzione-e-sulle-rivoluzioni-degli-altri/
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Sull'idea di rivoluzione e sulle rivoluzioni (degli altri)
Zhok smonta l’immaginario occidentale della rivoluzione come avventura creativa: il caos non genera automaticamente ordine. Le rivoluzioni, eventi rari e sanguinosi, hanno senso solo vicino al collasso; altrimenti producono autoritarismo, frustrazione proiettata…
Il progetto Pax Silica ridisegna la globalizzazione: un polo tecnologico guidato dagli USA separa amici e rivali, subordinando economia e lavoro alla geopolitica, con effetti sociali e democratici globali profondi. [Pierluigi Fagan] https://megachip.globalist.it/kill-pil/2026/01/14/pax-silica-geoeconomia-o-geopolitica-economica/
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Pax Silica: geoeconomia o geopolitica economica
Il progetto Pax Silica ridisegna la globalizzazione: un polo tecnologico guidato dagli USA separa amici e rivali, subordinando economia e lavoro alla geopolitica, con effetti sociali e democratici globali profondi.