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Megachip, Democrazia nella Comunicazione. https://megachip.globalist.it/
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Forwarded from Laura Ru (Laura Ru)
Il debutto di due attori generati dall’intelligenza artificiale — Qin Lingyue e Lin Xiyan, presentato dalla casa di produzione cinese Youhug Media — ha scatenato un’immediata reazione negativa sul web. Annunciati su Weibo con profili social completi, video introduttivi e ruoli da protagonisti in una prossima serie drammatica, i due performer digitali hanno fatto esplodere, nel giro di poche ore, l’hashtag “boicottare gli attori AI” in cima alle tendenze della piattaforma. La protesta rivela il profondo disagio ontologico che gli spettatori provano di fronte a ciò che Jean Baudrillard chiamava la «precessione dei simulacri»: pura simulazione, copie prive di referente originale, segni che occultano l’assenza stessa di un reale. Il vuoto viene percepito all’istante. Chi commenta sul web parla di «perfezione inquietante», «occhi privi di anima» ed esprime un rifiuto istintivo verso entità che imitano le emozioni senza averle mai vissute. I tratti somatici dei due attori artificiali — un mix di quelli di celebrità quali Zhai Zilu, Zhao Jinmai, Zhang Zifeng e Liang Jie — accentuano ulteriormente il senso di disorientamento e alienazione. Gli avatar digitali generano una vertigine esistenziale: più duttili, performanti e obbedienti di qualsiasi attore in carne e ossa, alimentano il timore che ciò che ci rende umani, e la nostra imperfezione ne è parte integrante, possa diventare un handicap nella competizione con l’AI. Il boicottaggio dimostra resistenza al progressivo svuotamento del reale: gli spettatori preferiscono una persona il cui ruolo consiste nel simulare emozioni sullo schermo e affrontare l'attrito del reale nella sua vita privata, alla levigatezza anodina di un’intelligenza artificiale.
@LauraRuHK ➡️ https://www.globaltimes.cn/page/202603/1357314.shtml
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Forwarded from Giulietto Chiesa Real
Media is too big
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“NON È UNA SECONDA GUERRA FREDDA…”

Il decennio 2014-2024 è stato preparatorio a una grande guerra, una terza guerra mondiale, le cui colpe l’Occidente vorrebbe addossare a Putin e alla Russia.

PUTINFOBIA parla proprio di questo. A 10 anni esatti dalla sua prima pubblicazione, torna in una nuova edizione e con una nuova prefazione di NICOLAI LILIN.

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Doppio standard europeo: sanzioni inflessibili contro Iran e Russia, silenzio su Israele e USA. Morale proclamata, realismo assente. Intanto l’Europa paga il prezzo: energia cara, deindustrializzazione, cittadini sacrificati. certo, la ghigliottina...
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/04/07/ricapitolando-2/
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🔥 UNA CIVILTÀ PUÒ MORIRE… E NOI RESTIAMO A GUARDARE?

Trump scrive: “Un’intera civiltà morirà stanotte”. Non suona più come uno slogan. È semmai una soglia. Quando una cosa del genere viene detta pubblicamente, significa che qualcuno ha già iniziato a considerarla possibile.

Ho provato a leggere quel messaggio in modo diverso. Non con i commentatori di giornata, ma chiamando — uno per uno — quelli che avevano già visto tutto questo prendere forma.

.📞 Hannah Arendt: quando la distruzione diventa “inevitabile”, la responsabilità scompare
.📞 George Orwell: “regime change” serve a non dire guerra
.📞 Sigmund Freud: aggressività travestita da necessità
.📞 Carl Jung: il male proiettato tutto sull’altro
.📞 Erich Fromm: la distruzione che diventa soluzione
.📞 Carl Schmitt: il nemico reso eliminabile
.📞 J. Robert Oppenheimer: prima si rende pensabile l’annientamento, poi si costruiscono gli strumenti
.📞 Giulietto Chiesa: non è Trump, è la sceneggiatura che parla

.📌 Il punto non è se accadrà davvero stanotte
.Il punto è che qualcuno ha già reso accettabile l’idea

.E quando una civiltà diventa “sacrificabile” nel linguaggio, il resto arriva da sé

.👉 Leggi qui
:https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/04/07/telefonate-dalloltretomba-cosa-dicono-del-post-di-trump-sulliran/
Indeciso se attaccare o meno la Persia, Creso chiese un responso all'oracolo di Delfi. La Pizia gli rispose così: "Se Creso attraverserà il fiume Halys, cadrà un grande impero" e Creso, ovviamente, pensò si riferisse all'impero persiano. Invece la Pizia, che mai non mente, si riferiva al suo, che cessò di esistere dopo la battaglia che ne seguì. Per cui bisogna fare attenzione a promettere, in stile oracolare, che "un'intera civiltà verrà distrutta stanotte", perché le divinità hanno uno strano senso dell'umorismo.
Trump punge Meloni, ma il vero potere si muove altrove: BlackRock ridisegna gli equilibri bancari italiani, Mps cambia asse e il governo lascia campo libero alla finanza Usa.
[Alessandro Volpi]
https://megachip.globalist.it/kill-pil/2026/04/16/chi-comanda/
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Scott Ritter firma un’analisi durissima: la campagna militare di Stati Uniti e Israele non avrebbe piegato Teheran, ma avrebbe invece rafforzato il governo iraniano, mostrato i limiti della potenza occidentale e aperto una crisi energetica globale.

Secondo Ritter, Trump ora tenta di vendere come vittoria ciò che sarebbe in realtà una sconfitta strategica. Ma se decidesse di rilanciare con nuovi bombardamenti, il secondo round potrebbe trasformarsi in un boomerang devastante: Hormuz chiuso, petrolio alle stelle, caos nei mercati, infrastrutture del Golfo e Israele sotto attacco.

Una lettura provocatoria ma ricca di spunti, che rovescia la narrazione dominante e descrive il rischio di un errore storico fondato su superbia, propaganda e incompetenza.

📌 Da leggere per capire perché la partita con l’Iran potrebbe essere molto più seria di quanto raccontano i media occidentali.
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/04/19/le-conseguenze-dellincompetenza/
𝗟𝗮 𝗿𝗶𝘀𝘀𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘃𝗲𝗹𝗮 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝗮𝗺𝗲: 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗶𝗹 "𝗱𝗶𝘀𝘀𝗶𝗻𝗴" 𝘁𝗿𝗮 𝗕𝗿𝗮𝗻𝗰𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼 𝗲 𝗭𝗵𝗼𝗸 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗻𝗼𝗶.
Mezzo milione di visualizzazioni per una polemica nata da una riga di commento e finita a colpi di invettive social. Ma dietro lo spettacolo del ring tra l'economista Emiliano Brancaccio e il filosofo Andrea Zhok c'è una faglia profonda, che spacca in due il modo stesso di pensare l'alternativa al sistema attuale.
Da un lato, l’arroccamento sulla competenza tecnica: l'idea che senza capire i flussi di capitali e i trattati europei ogni critica sia impotente (un limite che ha condannato all'impotenza esperienze come Tsipras o i Cinque Stelle).
Dall'altro, la difesa del campo culturale e dei legami sociali contro un capitalismo che colonizza l'immaginario e mercifica persino il corpo e la natura umana.
Nel mezzo, una parola contesa e logorata: "sovranismo". Ha senso abbandonarla del tutto alla destra di governo, o è proprio lì che si gioca la partita per ricostruire un controllo democratico contro i poteri tecnocratici?
Nel mio ultimo articolo provo a smontare questa "guerra del termine", cercando di salvare la densità del dibattito oltre la superficie del dissing.
👇 Leggi l'analisi completa qui: https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2026/05/27/la-guerra-del-termine-brancaccio-zhok-e-il-sovranismo-che-nessuno-vuole-ma-tutti-usano/
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