Europa corre al riarmo: droni, fabbriche, Baltico militarizzato, ombrello nucleare. Quattro segnali inquietanti di una rotta che avvicina Mosca e Bruxelles allo scontro diretto imminente sempre più pericoloso e cieco. [Giuseppe Masala]
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/04/24/le-4-ragioni-che-dimostrano-come-lue-si-stia-preparando-al-conflitto-con-la-russia/
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Globalist.it
Le 4 ragioni che dimostrano come l'Ue si stia preparando al conflitto con la Russia
Europa corre al riarmo: droni, fabbriche, Baltico militarizzato, ombrello nucleare. Quattro segnali inquietanti di una rotta che avvicina Mosca e Bruxelles allo scontro diretto imminente sempre più pericoloso e cieco.
𝗟𝗮 𝗿𝗶𝘀𝘀𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝘃𝗲𝗹𝗮 𝗶𝗹 𝗿𝗲𝗮𝗺𝗲: 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗵𝗲́ 𝗶𝗹 "𝗱𝗶𝘀𝘀𝗶𝗻𝗴" 𝘁𝗿𝗮 𝗕𝗿𝗮𝗻𝗰𝗮𝗰𝗰𝗶𝗼 𝗲 𝗭𝗵𝗼𝗸 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗻𝗼𝗶.
Mezzo milione di visualizzazioni per una polemica nata da una riga di commento e finita a colpi di invettive social. Ma dietro lo spettacolo del ring tra l'economista Emiliano Brancaccio e il filosofo Andrea Zhok c'è una faglia profonda, che spacca in due il modo stesso di pensare l'alternativa al sistema attuale.
Da un lato, l’arroccamento sulla competenza tecnica: l'idea che senza capire i flussi di capitali e i trattati europei ogni critica sia impotente (un limite che ha condannato all'impotenza esperienze come Tsipras o i Cinque Stelle).
Dall'altro, la difesa del campo culturale e dei legami sociali contro un capitalismo che colonizza l'immaginario e mercifica persino il corpo e la natura umana.
Nel mezzo, una parola contesa e logorata: "sovranismo". Ha senso abbandonarla del tutto alla destra di governo, o è proprio lì che si gioca la partita per ricostruire un controllo democratico contro i poteri tecnocratici?
Nel mio ultimo articolo provo a smontare questa "guerra del termine", cercando di salvare la densità del dibattito oltre la superficie del dissing.
👇 Leggi l'analisi completa qui: https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2026/05/27/la-guerra-del-termine-brancaccio-zhok-e-il-sovranismo-che-nessuno-vuole-ma-tutti-usano/
Mezzo milione di visualizzazioni per una polemica nata da una riga di commento e finita a colpi di invettive social. Ma dietro lo spettacolo del ring tra l'economista Emiliano Brancaccio e il filosofo Andrea Zhok c'è una faglia profonda, che spacca in due il modo stesso di pensare l'alternativa al sistema attuale.
Da un lato, l’arroccamento sulla competenza tecnica: l'idea che senza capire i flussi di capitali e i trattati europei ogni critica sia impotente (un limite che ha condannato all'impotenza esperienze come Tsipras o i Cinque Stelle).
Dall'altro, la difesa del campo culturale e dei legami sociali contro un capitalismo che colonizza l'immaginario e mercifica persino il corpo e la natura umana.
Nel mezzo, una parola contesa e logorata: "sovranismo". Ha senso abbandonarla del tutto alla destra di governo, o è proprio lì che si gioca la partita per ricostruire un controllo democratico contro i poteri tecnocratici?
Nel mio ultimo articolo provo a smontare questa "guerra del termine", cercando di salvare la densità del dibattito oltre la superficie del dissing.
👇 Leggi l'analisi completa qui: https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2026/05/27/la-guerra-del-termine-brancaccio-zhok-e-il-sovranismo-che-nessuno-vuole-ma-tutti-usano/
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La guerra del termine. Brancaccio, Zhok e il "sovranismo" che nessuno vuole ma tutti usano
La polemica tra Brancaccio e Zhok vale più del suo oggetto dichiarato: dietro la guerra del termine "sovranismo" si nasconde una domanda reale su come si costruisce oggi una critica efficace al capitalismo.
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Droni, escalation e riarmo: il modello sperimentato in Ucraina diventa paradigma continentale. Un viaggio dentro l'ucrainizzazione dell'Europa e il rischio crescente di uno scontro senza ritorno. https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/05/30/lucrainizzazione-delleuropa-e-gia-cominciata/
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L'ucrainizzazione dell'Europa è già cominciata
Droni, escalation e riarmo: il modello sperimentato in Ucraina diventa paradigma continentale. Un viaggio dentro l'ucrainizzazione dell'Europa e il rischio crescente di uno scontro senza ritorno.
Mentre Regno Unito e Ucraina spingono la Germania a preparare una guerra contro la Russia, assistiamo alla fine della Germania riunificata. Il Paese è profondamente diviso in due popolazioni distinte. La sua identità è ormai messa in questione. La dissoluzione della Germania federale è ineluttabile. Nel frattempo la pace conclusa tra Washington e Mosca porterà all’annessione di una parte dell’Ucraina e della Transnistria alla Russia. La fine dell’Unione Europea sarà invece provocata dalla rinuncia ai suoi valori fondanti.
[di Thierry Meyssan].
https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2026/06/04/verso-lo-smembramento-della-germania/
[di Thierry Meyssan].
https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2026/06/04/verso-lo-smembramento-della-germania/
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Verso lo smembramento della Germania
Il mondo raccolto da Barlino verso la frattura? Thierry Meyssan sostiene che la riunificazione sia al capolinea: divisioni interne, crisi identitaria, guerra con la Russia, ridefinizione dei confini orientali e declino dell'Unione Europea.
Con la nuova portabilità del contributo datoriale, il governo apre ai grandi gestori finanziari un mercato miliardario. In gioco non ci sono solo pensioni, ma il futuro del welfare contrattuale. [Alessandro Volpi]
https://megachip.globalist.it/kill-pil/2026/06/05/come-i-risparmi-dei-lavoratori-italiani-diventano-il-nuovo-bottino-della-finanza/
https://megachip.globalist.it/kill-pil/2026/06/05/come-i-risparmi-dei-lavoratori-italiani-diventano-il-nuovo-bottino-della-finanza/
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Come i risparmi dei lavoratori italiani diventano il nuovo bottino della finanza
Con la nuova portabilità del contributo datoriale, il governo apre ai grandi gestori finanziari un mercato miliardario. In gioco non ci sono solo pensioni, ma il futuro del welfare contrattuale.
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Investimenti, basi strategiche, cybersicurezza e controllo delle risorse energetiche: dal Mare Adriatico al Levante emerge il profilo di una penetrazione geopolitica tutt'altro che casuale.
https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2026/06/06/il-mediterraneo-diventa-israeliano/
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Il Mediterraneo diventa israeliano?
Investimenti, basi strategiche, cybersicurezza e controllo delle risorse energetiche: dal Mare Adriatico al Levante emerge il profilo di una penetrazione geopolitica tutt'altro che casuale.
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Debito record, dollaro in ritirata, industria stagnante e mercati in una fragile euforia. Sei numeri raccontano la fragilità crescente degli Stati Uniti e i rischi globali di una transizione imperiale. [Alessandro Volpi]
https://megachip.globalist.it/kill-pil/2026/06/22/debiti-dollaro-e-bolle-le-crepe-dellimpero-americano/
https://megachip.globalist.it/kill-pil/2026/06/22/debiti-dollaro-e-bolle-le-crepe-dellimpero-americano/
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Debiti, Dollaro e bolle: le crepe dell'impero americano
Debito record, dollaro in ritirata, industria stagnante e mercati in una fragile euforia. Sei numeri raccontano la fragilità crescente degli Stati Uniti e i rischi globali di una transizione imperiale.
Si dimette Starmer, avanti Burnham: il settimo in dieci anni. La premiership britannica brucia fusibili per proteggere i poteri a monte e nascondere, dietro i volti nuovi, una crisi democratica. [Pino Cabras]
https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2026/06/22/il-fusibile-di-downing-street/
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Globalist.it
Il fusibile di Downing Street
Si dimette Starmer, avanti Burnham: il settimo in dieci anni. La premiership britannica brucia fusibili per proteggere i poteri a monte e nascondere, dietro i volti nuovi, una crisi democratica.
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Dal discorso di Rutte ad Ankara emerge senza troppi veli la nuova dottrina transatlantica: meno welfare, più warfare; meno Europa politica, più industria bellica integrata nella piramide strategica di Washington. [Pierluigi Fagan] ------------- https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/07/08/il-ronzio-delle-macchine-deve-farsi-ruggito/
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Il ronzio delle macchine deve farsi ruggito?
Dal discorso di Rutte ad Ankara emerge senza troppi veli la nuova dottrina transatlantica: meno welfare, più warfare; meno Europa politica, più industria bellica integrata nella piramide strategica di Washington.
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L’escalation contro l’Iran mostra un potere sempre meno strategico e sempre più impulsivo. Dietro la retorica della democrazia, il sistema occidentale incorona élite irresponsabili, aggressive e incapaci di leggere le conseguenze delle proprie mosse.
[Andrea Zhok]
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/07/08/loccidente-in-mano-ai-peggiori/
[Andrea Zhok]
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/07/08/loccidente-in-mano-ai-peggiori/
Globalist.it
L'Occidente in mano ai peggiori
L’escalation contro l’Iran mostra un potere sempre meno strategico e sempre più impulsivo. Dietro la retorica della democrazia, il sistema occidentale incorona élite irresponsabili, aggressive e incapaci di leggere le conseguenze delle proprie mosse.
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Forwarded from Pino Cabras
CASO AHMADINEJAD. LA FABBRICA DEL SOGNO E DELLA MENZOGNA SERVE UN ALTRO PIATTO AVVELENATO
Alcune fra le testate più importanti dei due paesi che hanno aggredito l'Iran stanno diffondendo una voce clamorosa e finora priva di riscontri, proveniente dalle strutture spionistiche di entrambi gli apparati. Secondo questa voce, arricchita di dettagli romanzeschi, l'ex presidente iraniano Ahmadinejad sarebbe agli arresti: l'accusa è di essere in combutta con il Mossad, pronto a subentrare in un eventuale cambio di regime.
Due piccioni con una fava. Da un lato si accredita l'idea che la pretesa folle di forzare il crollo dello Stato iraniano avesse davvero appigli interni tali da giustificarne il costosissimo azzardo; dall'altro si semina discordia e sospetto tra le classi dirigenti iraniane, che sanno bene come i danni subiti abbiano goduto di complicità, ora rilanciate con grande impatto simbolico.
E poiché parliamo di redazioni imbeccate dalle stesse strutture d'intelligence che hanno gestito questa guerra fin dall'inizio - cioè fin dalle sue fasi preparatorie, durate decenni, e poi nei giorni dei bombardamenti - a colpi di operazioni sporche e operazioni psicologiche fondate su violente manipolazioni dell'opinione pubblica, non vedo perché avrebbero dovuto venir meno al mestiere proprio ora. Ingannano e mentono per la gola, confezionano pacchetti di polpette giornalistiche avvelenate, e la Fabbrica del Sogno e della Menzogna si presenta in mondovisione con lo stesso menu di sempre. Pensate a quante fesserie hanno detto sul comandante delle Forze Quds, Esmail Qaani: dato per morto, poi resuscitato, poi arrestato, poi rifugiato in Israele. L'altro giorno era in prima fila ai funerali di Ali Khamenei.
Capite perché mi sento di rifiutare questo menu ancora una volta, come tante altre volte in cui non mi sono fidato di loro. Facendo bene a non fidarmi.
Alcune fra le testate più importanti dei due paesi che hanno aggredito l'Iran stanno diffondendo una voce clamorosa e finora priva di riscontri, proveniente dalle strutture spionistiche di entrambi gli apparati. Secondo questa voce, arricchita di dettagli romanzeschi, l'ex presidente iraniano Ahmadinejad sarebbe agli arresti: l'accusa è di essere in combutta con il Mossad, pronto a subentrare in un eventuale cambio di regime.
Due piccioni con una fava. Da un lato si accredita l'idea che la pretesa folle di forzare il crollo dello Stato iraniano avesse davvero appigli interni tali da giustificarne il costosissimo azzardo; dall'altro si semina discordia e sospetto tra le classi dirigenti iraniane, che sanno bene come i danni subiti abbiano goduto di complicità, ora rilanciate con grande impatto simbolico.
E poiché parliamo di redazioni imbeccate dalle stesse strutture d'intelligence che hanno gestito questa guerra fin dall'inizio - cioè fin dalle sue fasi preparatorie, durate decenni, e poi nei giorni dei bombardamenti - a colpi di operazioni sporche e operazioni psicologiche fondate su violente manipolazioni dell'opinione pubblica, non vedo perché avrebbero dovuto venir meno al mestiere proprio ora. Ingannano e mentono per la gola, confezionano pacchetti di polpette giornalistiche avvelenate, e la Fabbrica del Sogno e della Menzogna si presenta in mondovisione con lo stesso menu di sempre. Pensate a quante fesserie hanno detto sul comandante delle Forze Quds, Esmail Qaani: dato per morto, poi resuscitato, poi arrestato, poi rifugiato in Israele. L'altro giorno era in prima fila ai funerali di Ali Khamenei.
Capite perché mi sento di rifiutare questo menu ancora una volta, come tante altre volte in cui non mi sono fidato di loro. Facendo bene a non fidarmi.
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Washington tenta di rinviare la propria crisi colpendo l’Iran e controllando Hormuz. Ma il conto arriverà soprattutto in Europa: inflazione, tassi più alti, nuova austerità, riarmo crescente e ulteriore impoverimento di famiglie e imprese già fragili.
[Alessandro Volpi]
https://megachip.globalist.it/kill-pil/2026/07/14/il-capitalismo-di-guerra-usa-e-la-nuova-poverta-europea/
[Alessandro Volpi]
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Il capitalismo di guerra USA e la nuova povertà europea
Washington tenta di rinviare la propria crisi colpendo l’Iran e controllando Hormuz. Ma il conto arriverà soprattutto in Europa: inflazione, tassi più alti, nuova austerità, riarmo crescente e ulteriore impoverimento di famiglie e imprese già fragili.
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Non è colpa dei singoli leader: una civiltà declina tutta insieme. L'Occidente, tra élite in conflitto d'interessi e un popolo rassegnato, sceglie il riarmo e l'IA quando servirebbero pazienza e intelligenza umana diffusa. [Pierluigi Fagan]
https://megachip.globalist.it/pensieri-lunghi/2026/07/14/sul-declino-della-civilta-occidentale/
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Sul declino della civiltà occidentale
Non è colpa dei singoli leader: una civiltà declina tutta insieme. L'Occidente, tra élite in conflitto d'interessi e un popolo rassegnato, sceglie il riarmo e l'IA quando servirebbero pazienza e intelligenza umana diffusa.
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Come la paura è diventata una materia prima finanziaria, perché i vostri risparmi la stanno alimentando senza che ve ne siate accorti, e perché il riarmo "permanente" durerà esattamente finché dura la bolla. [Pino Cabras]
https://megachip.globalist.it/kill-pil/2026/07/16/trenta-volte-gli-utili-anatomia-della-bolla-del-riarmo/
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Trenta volte gli utili: anatomia della bolla del riarmo
Come la paura è diventata una materia prima finanziaria, perché i vostri risparmi la stanno alimentando senza che ve ne siate accorti, e perché il riarmo "permanente" durerà esattamente finché dura la bolla.
Maccartismo-piciernismo: dal bando di Russia Today alla costruzione del nemico interno: il progetto di legge importa in Italia la grammatica ucraina della guerra, trasformando dissenso, negoziato e pace in sospetto politico permanente e schedatura civile.
[Pino Cabras]
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/07/20/da-kiev-a-roma-istruzioni-per-fabbricare-un-nemico-interno/
[Pino Cabras]
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/07/20/da-kiev-a-roma-istruzioni-per-fabbricare-un-nemico-interno/
Globalist.it
Da Kiev a Roma, istruzioni per fabbricare un nemico interno
Maccartismo-piciernismo: dal bando di Russia Today alla costruzione del nemico interno: il progetto di legge importa in Italia la grammatica ucraina della guerra, trasformando dissenso, negoziato e pace in sospetto politico permanente e schedatura civile.
[Pino Cabras] - Cinquantamila persone attraversano il confine e quarantottomila rientrano in ventiquattr'ore: non è un'invasione, è una manopola che Rabat apre e chiude per contrattare Sahara ed enclavi. In Italia qualcuno ci costruisce sopra una carriera.
https://megachip.globalist.it/cronache-internazionali/2026/08/01/il-rubinetto-di-rabat/
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Globalist.it
Il rubinetto di Rabat
Cinquantamila persone attraversano il confine e quarantottomila rientrano in ventiquattr'ore: non è un'invasione, è una manopola che Rabat apre e chiude per contrattare Sahara ed enclavi. In Italia qualcuno ci costruisce sopra una carriera.
Forwarded from Pino Cabras
DEMOCRAZIA SOVRANA E POPOLARE
Dipartimento Esteri
COMUNICATO STAMPA · 2 agosto 2026
Pantelleria: l'Italia si arruola nella guerra mondiale a pezzi
Un abbordaggio senza mandato ONU, mentre 700 militari italiani presidiano il Golfo per conto di chi bombarda l'Iran
All'alba di domenica 2 agosto una squadra di militari italiani si è calata da un elicottero sulla petroliera Toa Payoh, in acque internazionali a ovest di Pantelleria. Il ministro Crosetto si è complimentato per la «fermezza dimostrata». Democrazia Sovrana e Popolare esprime invece grave preoccupazione per un atto che espone il Paese a un attrito diretto con la Federazione Russa, su una base giuridica fragile e con un mandato che nessun Parlamento ha mai conferito.
I fatti che il comunicato della Difesa non racconta. Nave Thaon di Revel è l'ammiraglia di EUNAVFOR MED IRINI, missione europea il cui compito è l'attuazione dell'embargo ONU sulle armi da e per la Libia. La Toa Payoh era partita da Cotonou, in Benin, con rotta su Istanbul: nessun rapporto con la Libia, nessun sospetto di traffico d'armi. Soprattutto: la risoluzione 2292 del Consiglio di Sicurezza, che autorizzava IRINI alle ispezioni coercitive in alto mare, è scaduta il 25 maggio scorso e non è stata rinnovata. Uno strumento nato per un teatro e sotto una copertura ONU viene oggi riorientato verso un teatro completamente diverso — il contenimento della Russia — proprio dopo che quella copertura è venuta meno.
Il problema di legalità internazionale. Il governo si copre con l'articolo 110 della Convenzione di Montego Bay, che consente alla nave militare la verifica della bandiera. Ma i casi previsti da quell'articolo sono tassativi: pirateria, tratta di schiavi, trasmissioni non autorizzate, assenza di nazionalità, falsa bandiera. Le sanzioni autonome dell'Unione Europea non compaiono in quell'elenco e non vincolano né il Camerun né alcuno Stato terzo: non sono diritto internazionale, sono una misura regionale. Usare la verifica di bandiera come grimaldello per far rispettare in alto mare un regime sanzionatorio unilaterale significa piegare l'articolo 110 a una funzione che non gli appartiene. È esattamente il metodo che l'Occidente denuncia quando lo praticano altri.
Il rischio che ci assumiamo. Un abbordaggio coercitivo — il comandante, dice la Difesa, non ha inizialmente collaborato — su un carico riconducibile a una potenza nucleare, condotto da militari italiani per conto dell'Unione Europea, senza mandato ONU e senza dibattito parlamentare, è un atto di forza. Non è «sicurezza del Mediterraneo»: è l'ingresso dell'Italia in una linea di frizione navale con Mosca, nella quale il rischio di incidente non è ipotetico e nella quale la prima nave a trovarsi esposta batte bandiera italiana. Chi ha deciso tutto questo? Non le Camere.
Il doppio standard. Questa solerzia nell'applicare «il diritto internazionale» contro la Russia convive con un silenzio totale altrove. Da fine luglio sappiamo che dalla seconda metà di marzo l'Italia ha schierato la Task Force Air-Arabia in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein: circa 400 militari dell'Aeronautica confermati dalla Difesa, cui fonti specializzate aggiungono un contingente dell'Esercito con batterie SAMP-T. L'Arabia Saudita non rientra tra i Paesi previsti dalla scheda 4 della delibera missioni 2026 — lo hanno rilevato anche i gruppi parlamentari del Partito Democratico. Un dispiegamento durato mesi, in un Paese coinvolto nel conflitto con l'Iran, reso noto soltanto dopo la rivelazione di un giornalista. Là dove sono in gioco l'aggressione all'Iran, la guerra nello Yemen, il genocidio a Gaza, il diritto internazionale diventa improvvisamente un tema delicato. Contro Mosca torna a essere una bandiera. Il diritto è invocato a intermittenza e quindi non è più diritto, ma mera propaganda.
La cornice. Papa Francesco l'aveva chiamata guerra mondiale a pezzi. I pezzi si stanno saldando. Golfo Persico, Mar Nero, Mediterraneo centrale, Baltico: teatri diversi che una sola catena di comando politico sta ricucendo in un unico fronte. L'Italia vi entra per addizioni successive, ciascuna presentata come tecnica, nessuna mai votata. Nessuna singola decisione sembra mai la decisione decisiva. È così che i Paesi entrano in guerra.
Chiediamo:
1. che il governo riferisca immediatamente alle Camere sulla base giuridica dell'operazione del 2 agosto e sull'esistenza o meno di un'autorizzazione dello Stato di bandiera;
2. che si chiarisca in quale atto parlamentare sia stata deliberata l'estensione dei compiti di IRINI dall'embargo libico all'applicazione delle sanzioni contro la Russia, e con quali regole d'ingaggio;
3. che sia sospesa la partecipazione italiana a operazioni di interdizione navale prive di copertura del Consiglio di Sicurezza;
4. che il governo riferisca con completezza su consistenza, dislocazione, catena di comando e base autorizzativa dei contingenti schierati nel Golfo;
5. che il Parlamento riprenda la titolarità che l'articolo 78 della Costituzione gli assegna, prima che sia un incidente a decidere al posto nostro.
Pino Cabras
Responsabile Esteri — Democrazia Sovrana e Popolare
Dipartimento Esteri
COMUNICATO STAMPA · 2 agosto 2026
Pantelleria: l'Italia si arruola nella guerra mondiale a pezzi
Un abbordaggio senza mandato ONU, mentre 700 militari italiani presidiano il Golfo per conto di chi bombarda l'Iran
All'alba di domenica 2 agosto una squadra di militari italiani si è calata da un elicottero sulla petroliera Toa Payoh, in acque internazionali a ovest di Pantelleria. Il ministro Crosetto si è complimentato per la «fermezza dimostrata». Democrazia Sovrana e Popolare esprime invece grave preoccupazione per un atto che espone il Paese a un attrito diretto con la Federazione Russa, su una base giuridica fragile e con un mandato che nessun Parlamento ha mai conferito.
I fatti che il comunicato della Difesa non racconta. Nave Thaon di Revel è l'ammiraglia di EUNAVFOR MED IRINI, missione europea il cui compito è l'attuazione dell'embargo ONU sulle armi da e per la Libia. La Toa Payoh era partita da Cotonou, in Benin, con rotta su Istanbul: nessun rapporto con la Libia, nessun sospetto di traffico d'armi. Soprattutto: la risoluzione 2292 del Consiglio di Sicurezza, che autorizzava IRINI alle ispezioni coercitive in alto mare, è scaduta il 25 maggio scorso e non è stata rinnovata. Uno strumento nato per un teatro e sotto una copertura ONU viene oggi riorientato verso un teatro completamente diverso — il contenimento della Russia — proprio dopo che quella copertura è venuta meno.
Il problema di legalità internazionale. Il governo si copre con l'articolo 110 della Convenzione di Montego Bay, che consente alla nave militare la verifica della bandiera. Ma i casi previsti da quell'articolo sono tassativi: pirateria, tratta di schiavi, trasmissioni non autorizzate, assenza di nazionalità, falsa bandiera. Le sanzioni autonome dell'Unione Europea non compaiono in quell'elenco e non vincolano né il Camerun né alcuno Stato terzo: non sono diritto internazionale, sono una misura regionale. Usare la verifica di bandiera come grimaldello per far rispettare in alto mare un regime sanzionatorio unilaterale significa piegare l'articolo 110 a una funzione che non gli appartiene. È esattamente il metodo che l'Occidente denuncia quando lo praticano altri.
Il rischio che ci assumiamo. Un abbordaggio coercitivo — il comandante, dice la Difesa, non ha inizialmente collaborato — su un carico riconducibile a una potenza nucleare, condotto da militari italiani per conto dell'Unione Europea, senza mandato ONU e senza dibattito parlamentare, è un atto di forza. Non è «sicurezza del Mediterraneo»: è l'ingresso dell'Italia in una linea di frizione navale con Mosca, nella quale il rischio di incidente non è ipotetico e nella quale la prima nave a trovarsi esposta batte bandiera italiana. Chi ha deciso tutto questo? Non le Camere.
Il doppio standard. Questa solerzia nell'applicare «il diritto internazionale» contro la Russia convive con un silenzio totale altrove. Da fine luglio sappiamo che dalla seconda metà di marzo l'Italia ha schierato la Task Force Air-Arabia in Arabia Saudita, Kuwait e Bahrein: circa 400 militari dell'Aeronautica confermati dalla Difesa, cui fonti specializzate aggiungono un contingente dell'Esercito con batterie SAMP-T. L'Arabia Saudita non rientra tra i Paesi previsti dalla scheda 4 della delibera missioni 2026 — lo hanno rilevato anche i gruppi parlamentari del Partito Democratico. Un dispiegamento durato mesi, in un Paese coinvolto nel conflitto con l'Iran, reso noto soltanto dopo la rivelazione di un giornalista. Là dove sono in gioco l'aggressione all'Iran, la guerra nello Yemen, il genocidio a Gaza, il diritto internazionale diventa improvvisamente un tema delicato. Contro Mosca torna a essere una bandiera. Il diritto è invocato a intermittenza e quindi non è più diritto, ma mera propaganda.
La cornice. Papa Francesco l'aveva chiamata guerra mondiale a pezzi. I pezzi si stanno saldando. Golfo Persico, Mar Nero, Mediterraneo centrale, Baltico: teatri diversi che una sola catena di comando politico sta ricucendo in un unico fronte. L'Italia vi entra per addizioni successive, ciascuna presentata come tecnica, nessuna mai votata. Nessuna singola decisione sembra mai la decisione decisiva. È così che i Paesi entrano in guerra.
Chiediamo:
1. che il governo riferisca immediatamente alle Camere sulla base giuridica dell'operazione del 2 agosto e sull'esistenza o meno di un'autorizzazione dello Stato di bandiera;
2. che si chiarisca in quale atto parlamentare sia stata deliberata l'estensione dei compiti di IRINI dall'embargo libico all'applicazione delle sanzioni contro la Russia, e con quali regole d'ingaggio;
3. che sia sospesa la partecipazione italiana a operazioni di interdizione navale prive di copertura del Consiglio di Sicurezza;
4. che il governo riferisca con completezza su consistenza, dislocazione, catena di comando e base autorizzativa dei contingenti schierati nel Golfo;
5. che il Parlamento riprenda la titolarità che l'articolo 78 della Costituzione gli assegna, prima che sia un incidente a decidere al posto nostro.
Pino Cabras
Responsabile Esteri — Democrazia Sovrana e Popolare
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La Russia intensifica la guerra, mentre l’Europa, stretta tra crisi energetica e declino politico, rifiuta ancora il negoziato: riaprire il dialogo con Mosca è ormai una necessità strategica per salvare il continente. [Gianandrea Gaiani]
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/08/05/se-alleuropa-rimanessero-tre-neuroni-correrebbe-a-far-pace-con-la-russia/
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/08/05/se-alleuropa-rimanessero-tre-neuroni-correrebbe-a-far-pace-con-la-russia/
Globalist.it
Se all'Europa rimanessero tre neuroni correrebbe a far pace con la Russia
La Russia intensifica la guerra, mentre l’Europa, stretta tra crisi energetica e declino politico, rifiuta ancora il negoziato: riaprire il dialogo con Mosca è ormai una necessità strategica per salvare il continente.
Esauriti gli intercettori, l’Ucraina perde la difesa delle città e del fronte. La Russia intensifica bombardamenti e pressione economica, mentre Stati Uniti ed Europa scoprono di non poter sostenere a lungo la guerra d’attrito.
[Francesco Dall'Aglio]
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/08/05/lucraina-ha-finito-lo-scudo/
[Francesco Dall'Aglio]
https://megachip.globalist.it/guerra-e-verita/2026/08/05/lucraina-ha-finito-lo-scudo/
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L'Ucraina ha finito lo scudo
Esauriti gli intercettori, l’Ucraina perde la difesa delle città e del fronte. La Russia intensifica bombardamenti e pressione economica, mentre Stati Uniti ed Europa scoprono di non poter sostenere a lungo la guerra d’attrito.
Duecentoventidue persone dovevano vedersi in una tenuta irlandese proprio in questi giorni di Ferragosto. Miliardari della tecnologia, generali della NATO, ministri, un paio di principi sauditi. Telefono consegnato all'ingresso, accordo di riservatezza firmato prima di sedersi a tavola.
Sappiamo cosa avevano in programma soltanto perché qualcuno ha configurato male un database.
E il programma è questo, non lo stiamo inventando. Come orientarsi nella Terza guerra mondiale. Come far entrare l'intelligenza artificiale nei sistemi d'arma. Come rilanciare il nucleare per alimentare i data center. Poi un seminario intitolato "È divertente comandare", dedicato a come si esercita il potere senza la scocciatura di un'opposizione parlamentare. E un altro su come si fabbrica un culto religioso partendo da zero, moderato dai fondatori di app per la preghiera.
Nei videogiochi esiste un trucco che si chiama God Mode. Lo attivi e diventi invulnerabile: i colpi ti passano attraverso, le munizioni non finiscono mai, puoi fare qualunque cosa agli altri personaggi e a te non succede niente. Il mondo del gioco continua a funzionare regolarmente per tutti quanti, tranne che per te.
Leggendo quelle carte si capisce che c'è gente che il God Mode se l'è attivato sul mondo vero. Le leggi degli Stati, i tribunali, le religioni, le buone maniere, la vergogna: roba per i personaggi del gioco, non per il giocatore.
A rovinargli la festa, alla fine, non sono state le istituzioni. È stato un errore informatico e un paese piccolo che si ricorda ancora di essere neutrale.
Lo scoop di Glauco Benigni, su Megachip: https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2026/08/15/bilderberg-e-vecchia-davos-e-noiosa-benvenuti-a-dialog/
Sappiamo cosa avevano in programma soltanto perché qualcuno ha configurato male un database.
E il programma è questo, non lo stiamo inventando. Come orientarsi nella Terza guerra mondiale. Come far entrare l'intelligenza artificiale nei sistemi d'arma. Come rilanciare il nucleare per alimentare i data center. Poi un seminario intitolato "È divertente comandare", dedicato a come si esercita il potere senza la scocciatura di un'opposizione parlamentare. E un altro su come si fabbrica un culto religioso partendo da zero, moderato dai fondatori di app per la preghiera.
Nei videogiochi esiste un trucco che si chiama God Mode. Lo attivi e diventi invulnerabile: i colpi ti passano attraverso, le munizioni non finiscono mai, puoi fare qualunque cosa agli altri personaggi e a te non succede niente. Il mondo del gioco continua a funzionare regolarmente per tutti quanti, tranne che per te.
Leggendo quelle carte si capisce che c'è gente che il God Mode se l'è attivato sul mondo vero. Le leggi degli Stati, i tribunali, le religioni, le buone maniere, la vergogna: roba per i personaggi del gioco, non per il giocatore.
A rovinargli la festa, alla fine, non sono state le istituzioni. È stato un errore informatico e un paese piccolo che si ricorda ancora di essere neutrale.
Lo scoop di Glauco Benigni, su Megachip: https://megachip.globalist.it/democrazia-nella-comunicazione/2026/08/15/bilderberg-e-vecchia-davos-e-noiosa-benvenuti-a-dialog/
Globalist.it
Bilderberg? È vecchia. Davos? È noiosa. Benvenuti a "Dialog"
l forum dove il Complesso Militare Tecnocratico decide guerra, energia e algoritmi doveva riunirsi a Ferragosto in Irlanda. Un data-leak ne ha svelato invitati e agenda: la mobilitazione irlandese ha costretto i padroni dell'algoritmo a sparire.