Carlo Arnese official channel
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Un'altra parte dell'annunciata implosione di FdP.
Spiace per chi gli ha dedicato tempo e risorse ma, come vi ho detto in precedenza, in quel partito c'è qualcosa che non va e che nuoce a tutti, perché volendo rappresentare così il dissenso nuoce a TUTTO il dissenso.
Spiace per chi gli ha dedicato tempo e risorse ma, come vi ho detto in precedenza, in quel partito c'è qualcosa che non va e che nuoce a tutti, perché volendo rappresentare così il dissenso nuoce a TUTTO il dissenso.
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Un plauso al grande politico e statista Lillo Musso che in una giornata così dolente per gli elettori ed attivisti Campani, invece che tentare di toglierli dall'imbarazzo dedica del tempo ai suoi nemici immaginari, uno dei quali secondo lui sarei io.
Tra l'altro, ora in Campania si ritroveranno ad essere sulla scheda elettorale con un candidato Presidente, Carlo Arnese, praticamente sfiduciato da Musso.
Se l'intenzione era quella di parare per tempo la pallonata di un altro zero virgola attribuendola ad attacchi esterni, il risultato sarà doppiamente drammatico per FdP, perché oltre che di un fallimento elettorale oggi possiamo parlare di un fallimento interno al partito anche sotto l'aspetto dei rapporti umani intercorsi fra i dirigenti.
Complimenti Lillo 👏
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Tra l'altro, ora in Campania si ritroveranno ad essere sulla scheda elettorale con un candidato Presidente, Carlo Arnese, praticamente sfiduciato da Musso.
Se l'intenzione era quella di parare per tempo la pallonata di un altro zero virgola attribuendola ad attacchi esterni, il risultato sarà doppiamente drammatico per FdP, perché oltre che di un fallimento elettorale oggi possiamo parlare di un fallimento interno al partito anche sotto l'aspetto dei rapporti umani intercorsi fra i dirigenti.
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Forwarded from Davide Zedda (Giornalista libero e indipendente. Libero pensiero, libera informazione e controinformazione)
🟰🟰🟰SUDAN, IL GENOCIDIO IGNORATO: DUE ANNI DI MASSACRI NEL SILENZIO MENTRE IL MONDO GUARDA A GAZA🟰🟰🟰
Da due anni, nel cuore dell’Africa, il Sudan è teatro di una delle crisi umanitarie più devastanti e ignorate del nostro tempo.
Secondo le stime delle Nazioni Unite, oltre 14 milioni di persone sono state costrette a fuggire, mentre centinaia di migliaia di civili sono rimasti intrappolati tra fame, violenze e carestie.
Le immagini satellitari mostrano intere città rase al suolo, villaggi incendiati, fosse comuni.
Eppure, per i media internazionali, il Sudan resta un titolo secondario, una nota di margine, un “conflitto complicato”.
La guerra che nessuno guarda
Il conflitto è iniziato nell’aprile 2023, quando le tensioni tra le Forze Armate Sudanesi (SAF), guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan, e le milizie paramilitari Rapid Support Forces (RSF), comandate da Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti, sono esplose in aperta guerra civile.
I due uomini, ex alleati durante la transizione successiva alla caduta del dittatore Omar al-Bashir, si contendono il controllo di un Paese già devastato da trent’anni di autoritarismo e instabilità.
La lotta di potere tra Burhan e Hemetti ha trasformato il Sudan in un campo di battaglia senza regole.
A farne le spese sono stati, come sempre, i civili: stupri di massa, esecuzioni sommarie, assedi contro ospedali e quartieri residenziali.
Il Darfur, già teatro di un genocidio nei primi anni 2000, è tornato al centro dell’incubo.
Gaza occupa tutto. Il Sudan scompare
Nel frattempo, l’attenzione globale è interamente assorbita dal conflitto tra Israele e Hamas.
Ogni settimana nuove immagini, nuove manifestazioni, nuove prese di posizione politiche.
Gaza è diventata una vetrina permanente: un luogo dove si costruiscono carriere, si misurano schieramenti, si alimentano dibattiti.
Il Sudan, invece, non ha un pubblico.
Non ha portavoce, non ha accesso, non ha immagini in diretta.
È una tragedia che non produce consenso né polarizzazione, quindi non interessa.
Non è questione di importanza geopolitica, ma di rendimento mediatico.
In termini di copertura, il 90% delle campagne e delle dichiarazioni ONU degli ultimi due anni si sono concentrate su Gaza, lasciando appena un 10% al Sudan: un divario che definire sproporzionato è un eufemismo.
Le risoluzioni ONU e l’anomalia del silenzio
Nei tavoli delle Nazioni Unite si ripete da anni lo stesso schema: Israele è il bersaglio costante delle risoluzioni e delle condanne internazionali.
I numeri lo confermano: il Consiglio per i Diritti Umani e l’Assemblea Generale dedicano una quantità di votazioni a Israele nettamente superiore rispetto a qualsiasi altro Paese al mondo.
Una concentrazione quasi ossessiva, che negli ultimi due anni ha avuto il suo epicentro a Gaza.
In parallelo, il Sudan sprofonda.
Mentre a New York si discute di “violazioni nei Territori palestinesi”, in Africa i civili muoiono di fame, le infrastrutture collassano e il sistema sanitario è inesistente.
L’ONU registra, monitora, aggiorna i report.
Ma non interviene.
E così la differenza di attenzione si trasforma in una differenza di vita o di morte.
La geopolitica nascosta: Russia ed Egitto sul campo
Il silenzio internazionale non significa assenza di interessi.
Dietro la crisi sudanese si muovono attori regionali e potenze globali.
La Russia, attraverso reti mercenarie legate al gruppo Wagner e ad altre formazioni paramilitari, ha mantenuto una presenza nel Paese, puntando a una base navale a Port Sudan, sul Mar Rosso.
Una posizione strategica che consentirebbe a Mosca di consolidare la propria influenza sulle rotte commerciali e militari africane.
Parallelamente, l’Egitto ha scelto di appoggiare il generale Burhan, per ragioni di sicurezza e per proteggere il controllo del Nilo.
Una mossa che trasforma il conflitto interno sudanese in un teatro di competizione regionale.
Ma di questo, nei talk show occidentali, non si parla.
(SEGUE QUI)
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Da due anni, nel cuore dell’Africa, il Sudan è teatro di una delle crisi umanitarie più devastanti e ignorate del nostro tempo.
Secondo le stime delle Nazioni Unite, oltre 14 milioni di persone sono state costrette a fuggire, mentre centinaia di migliaia di civili sono rimasti intrappolati tra fame, violenze e carestie.
Le immagini satellitari mostrano intere città rase al suolo, villaggi incendiati, fosse comuni.
Eppure, per i media internazionali, il Sudan resta un titolo secondario, una nota di margine, un “conflitto complicato”.
La guerra che nessuno guarda
Il conflitto è iniziato nell’aprile 2023, quando le tensioni tra le Forze Armate Sudanesi (SAF), guidate dal generale Abdel Fattah al-Burhan, e le milizie paramilitari Rapid Support Forces (RSF), comandate da Mohamed Hamdan Dagalo, detto Hemetti, sono esplose in aperta guerra civile.
I due uomini, ex alleati durante la transizione successiva alla caduta del dittatore Omar al-Bashir, si contendono il controllo di un Paese già devastato da trent’anni di autoritarismo e instabilità.
La lotta di potere tra Burhan e Hemetti ha trasformato il Sudan in un campo di battaglia senza regole.
A farne le spese sono stati, come sempre, i civili: stupri di massa, esecuzioni sommarie, assedi contro ospedali e quartieri residenziali.
Il Darfur, già teatro di un genocidio nei primi anni 2000, è tornato al centro dell’incubo.
Gaza occupa tutto. Il Sudan scompare
Nel frattempo, l’attenzione globale è interamente assorbita dal conflitto tra Israele e Hamas.
Ogni settimana nuove immagini, nuove manifestazioni, nuove prese di posizione politiche.
Gaza è diventata una vetrina permanente: un luogo dove si costruiscono carriere, si misurano schieramenti, si alimentano dibattiti.
Il Sudan, invece, non ha un pubblico.
Non ha portavoce, non ha accesso, non ha immagini in diretta.
È una tragedia che non produce consenso né polarizzazione, quindi non interessa.
Non è questione di importanza geopolitica, ma di rendimento mediatico.
In termini di copertura, il 90% delle campagne e delle dichiarazioni ONU degli ultimi due anni si sono concentrate su Gaza, lasciando appena un 10% al Sudan: un divario che definire sproporzionato è un eufemismo.
Le risoluzioni ONU e l’anomalia del silenzio
Nei tavoli delle Nazioni Unite si ripete da anni lo stesso schema: Israele è il bersaglio costante delle risoluzioni e delle condanne internazionali.
I numeri lo confermano: il Consiglio per i Diritti Umani e l’Assemblea Generale dedicano una quantità di votazioni a Israele nettamente superiore rispetto a qualsiasi altro Paese al mondo.
Una concentrazione quasi ossessiva, che negli ultimi due anni ha avuto il suo epicentro a Gaza.
In parallelo, il Sudan sprofonda.
Mentre a New York si discute di “violazioni nei Territori palestinesi”, in Africa i civili muoiono di fame, le infrastrutture collassano e il sistema sanitario è inesistente.
L’ONU registra, monitora, aggiorna i report.
Ma non interviene.
E così la differenza di attenzione si trasforma in una differenza di vita o di morte.
La geopolitica nascosta: Russia ed Egitto sul campo
Il silenzio internazionale non significa assenza di interessi.
Dietro la crisi sudanese si muovono attori regionali e potenze globali.
La Russia, attraverso reti mercenarie legate al gruppo Wagner e ad altre formazioni paramilitari, ha mantenuto una presenza nel Paese, puntando a una base navale a Port Sudan, sul Mar Rosso.
Una posizione strategica che consentirebbe a Mosca di consolidare la propria influenza sulle rotte commerciali e militari africane.
Parallelamente, l’Egitto ha scelto di appoggiare il generale Burhan, per ragioni di sicurezza e per proteggere il controllo del Nilo.
Una mossa che trasforma il conflitto interno sudanese in un teatro di competizione regionale.
Ma di questo, nei talk show occidentali, non si parla.
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Forwarded from NOVAX (Nicola Franzoni)
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In ricordo della grandissima Ornella Mariani Forni, parafrasando le sue parole per ricordarle al Candidato Presidente della Campania Dottor Carlo Arnese, che non fu proprio gentile con lei nei giorni immediatamente successivi al suo decesso. Insomma penso che l'Ornella l'avesse avvisato e come si dice...uomo avvisato mezzo salvato.
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In ricordo della grandissima Ornella Mariani Forni, parafrasando le sue parole per ricordarle al Candidato Presidente della Campania Dottor Carlo Arnese, che non fu proprio gentile con lei nei giorni immediatamente successivi al suo decesso. Insomma penso che l'Ornella l'avesse avvisato e come si dice...uomo avvisato mezzo salvato.
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Forwarded from Tutti i fatti
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📢 Mobilitazione “senza regole” in Ucraina
📹Il militare ucraino Volodymyr “Shamil” Sheredeha, che oggi presta servizio in un centro di reclutamento, ha rivelato in un'intervista alla tv locale che i commissari militari possono mobilitare chiunque, anche chi ha diritto all'esenzione dal servizio o è dichiarato non idoneo.
@tutti_i_fatti
📹Il militare ucraino Volodymyr “Shamil” Sheredeha, che oggi presta servizio in un centro di reclutamento, ha rivelato in un'intervista alla tv locale che i commissari militari possono mobilitare chiunque, anche chi ha diritto all'esenzione dal servizio o è dichiarato non idoneo.
In mezza giornata possono far passare una persona per tutte le commissioni, firmare i documenti e spedirla al fronte o in un centro d’addestramento.
@tutti_i_fatti
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È morto l'operaio rimasto 11 ore tra le macerie della Torre dei Conti. Sequestrata l'area
https://www.rainews.it/maratona/2025/11/crollo-torre-dei-conti-roma-morto-operaio-estratto-da-macerie-sequestrata-area-347f5a74-7358-4d2a-9317-eea198803c5c.html
https://www.rainews.it/maratona/2025/11/crollo-torre-dei-conti-roma-morto-operaio-estratto-da-macerie-sequestrata-area-347f5a74-7358-4d2a-9317-eea198803c5c.html
RaiNews
Crollo Torre dei Conti, la prossima settimana i funerali dell'operaio morto
Octay Stroici, 66 anni, era l'ultimo dei 4 operai coinvolti. Si indaga per omicidio e disastro colposo dopo i due crolli, alle 11:30 e poi alle 12:50 di ieri. L'edificio medievale su Via dei Fori Imperiali era in ristrutturazione con i fondi del PNRR
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Forwarded from Progetto Aletheia ©
📱La trappola del Bipolarismo - con Luca Teodori - conduce Gabriele Accornero
https://youtube.com/shorts/ijui4GZhKy8?si=qfUfBfcBZrm0FajJ
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YouTube
LA TRAPPOLA DEL BIPOLARISMO
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Forwarded from NOVAX (Nicola Franzoni)
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SIC TRANSIT GLORIA MUNDI
Nel partitino del finto dissenso proTrump e procentrodestra volano gli stracci. Il dottor Arnese, candidato alla Presidenza della Campania e indiscutibilmente l'uomo piu' vicino alla linea politica della straordinaria Ornella Mariani, viene sfiduciato nonostante sia riuscito da solo a raccogliere le firme necessarie. Gia' la nostra Ornella aveva abbandonato il progetto. Ora anche il Dottor Arnese. Probabilmente i vip del partitino temevano l'effetto Liguria, Umbria e Marche ovvero un simbolo (e non i candidati) che non supera lo 0,2 di media.
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SIC TRANSIT GLORIA MUNDI
Nel partitino del finto dissenso proTrump e procentrodestra volano gli stracci. Il dottor Arnese, candidato alla Presidenza della Campania e indiscutibilmente l'uomo piu' vicino alla linea politica della straordinaria Ornella Mariani, viene sfiduciato nonostante sia riuscito da solo a raccogliere le firme necessarie. Gia' la nostra Ornella aveva abbandonato il progetto. Ora anche il Dottor Arnese. Probabilmente i vip del partitino temevano l'effetto Liguria, Umbria e Marche ovvero un simbolo (e non i candidati) che non supera lo 0,2 di media.
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Forwarded from Davide Zedda (Giornalista libero e indipendente. Libero pensiero, libera informazione e controinformazione)
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SPAZIO PALESTINA | I sionisti sono lo sterco del demonio, ora i coloni scortati dai soldati Idf fanno irruzione così nelle proprietà agricole dei cittadini della Cisgiordania.
Davide Zedda
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Davide Zedda
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