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Sono BELLISSIMI e io sono felice come un bambino a Natale.
Peccato che debba spedirli ai legittimi proprietari che ringrazio infinitamente, altrimenti li terrei con me.
Catalogo 👇
https://wa.me/c/393514503099
t.me/nvacsaccessories
GRAZIE
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Se vuoi sostenere la mia lotta a questo sistema marcio e corrotto puoi acquistare uno dei miei accessori NoVax, un Brand che ho creato per poterci riconoscere anche senza parlare e per ricordare a tutti chi siamo, un simbolo di cui vado sempre più fiero ed orgoglioso.Trovi il catalogo qui:👇
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Forwarded from Davide Zedda (Giornalista libero e indipendente. Libero pensiero, libera informazione e controinformazione)
🚨Cecchini italiani a Sarajevo, la guerra come passatempo per ricchi: «100 milioni di lire per un bambino, poi i militari e le donne. Gratis gli anziani»🚨
✔️Bardati nelle loro tute mimetiche fresche di lavanderia, i turisti stranieri scivolano sulla collina di Grbavica, quartiere serbo di Sarajevo tagliato dal fiume Miljacka, guidati da paramilitari serbo-bosniaci. Si affacciano dalle postazioni dei cecchini sulla città, prendono la mira e sparano. Cacciatori di uomini, donne, bambini, anziani, per puro divertimento. Sarajevo sotto assedio nel ‘93 come un’immensa riserva di caccia per ricchi che hanno fame di emozioni e adrenalina, e che trasformano la guerra in Luna Park dell’orrore. È una scena di Sarajevo Safari, il documentario del regista sloveno Miran Zupanic che sembra uscito dalla mente di uno psicopatico e oggi invece prende corpo in un’indagine sulla scrivania della Procura di Milano avviata dal pm Alessandro Gobbis per omicidio plurimo volontario aggravato da crudeltà, che ha acquisito gli atti del Tribunale dell’Aia sui crimini di guerra e contro l’umanità durante commessi durante l’assedio di Sarajevo.
Le spedizioni
✔️L’inchiesta nasce dall’esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni: 17 pagine datate 28 gennaio riportano la soffiata di un ex agente dei servizi bosniaci, indicato con nome e cognome, e uno scambio di e-mail del 2024 in cui il testimone parla dell’interrogatorio di un volontario serbo catturato. In cinque avrebbero viaggiato con lui da Belgrado alla Bosnia Erzegovina, «almeno tre erano italiani». Le informazioni sarebbero state condivise con funzionari del Sismi, ora Aise, il servizio esterno italiano. Gruppi di turisti partivano da Trieste. Ci sarebbero stati «un uomo di Torino, uno di Milano e un triestino». Il milanese sarebbe stato proprietario di una clinica privata «specializzata in interventi di tipo estetico».
✔️Sarà il Ros dei carabinieri a compiere le verifiche. I cecchini del weekend si spacciavano, al confine e lungo il tragitto, per operatori umanitari. Ci sarebbe stato addirittura un tariffario: i bambini erano i più “cari”, poi gli uomini, meglio se in divisa, le donne, infine i vecchi che si potevano uccidere gratis. Per ora l’inchiesta è a carico di ignoti. Il film Sarajevo Safari è citato nell’esposto. «Alcune fonti parlano di americani, canadesi, russi e anche italiani disposti a pagare per giocare alla guerra», dice Gavazzeni. Per come tutto era organizzato, i servizi bosniaci ritenevano che dietro vi fosse il servizio statale serbo con le infrastrutture di una compagnia aerea charter. Il regista Zupanic dà la parola all’ex analista militare bosniaco Edin Subasic, che rivela la fonte della sua scoperta: un prigioniero serbo catturato a Paracin. «Disse che alcuni italiani gli avevano confidato di non essere pagati per combattere, ma di pagare loro stessi per sparare». Zupanic disse all’epoca che cacciare esseri umani gli sembrava «una leggenda urbana», prima di incontrare chi gli portò le prove.
Le stragi
✔️La guerra come passatempo per nababbi, 100 milioni di lire per un bambino. I civili uccisi nell’assedio furono 13.954, di cui 1.601 minori. Trent’anni dopo, quelle immagini tornano d’attualità. L’ex sindaca di Sarajevo, Benjamina Karic, ha inviato un report alla Procura milanese sui «ricchi stranieri amanti di imprese disumane». Ci sono ancora testimoni vivi ma sotto pressione, dicono le fonti bosniache. Gli inquirenti cercano conferme ai contatti tra i servizi segreti italiani e bosniaci, e a quei rapporti di fine ’93 rimasti sepolti negli archivi. Dalla fiction alla realtà, Sarajevo Safari non è più solo un film: ora è un indizio. L’ipotesi era rimbalzata anche in un libro, I bastardi di Sarajevo. I turisti della morte potrebbero non essere solo tre, ma secondo alcuni fino a 200, e non restare per sempre senza nome.
(FONTE)
UNISCITI AL CANALE TELEGRAM T.ME/DAVIDE_ZEDDA
✔️Bardati nelle loro tute mimetiche fresche di lavanderia, i turisti stranieri scivolano sulla collina di Grbavica, quartiere serbo di Sarajevo tagliato dal fiume Miljacka, guidati da paramilitari serbo-bosniaci. Si affacciano dalle postazioni dei cecchini sulla città, prendono la mira e sparano. Cacciatori di uomini, donne, bambini, anziani, per puro divertimento. Sarajevo sotto assedio nel ‘93 come un’immensa riserva di caccia per ricchi che hanno fame di emozioni e adrenalina, e che trasformano la guerra in Luna Park dell’orrore. È una scena di Sarajevo Safari, il documentario del regista sloveno Miran Zupanic che sembra uscito dalla mente di uno psicopatico e oggi invece prende corpo in un’indagine sulla scrivania della Procura di Milano avviata dal pm Alessandro Gobbis per omicidio plurimo volontario aggravato da crudeltà, che ha acquisito gli atti del Tribunale dell’Aia sui crimini di guerra e contro l’umanità durante commessi durante l’assedio di Sarajevo.
Le spedizioni
✔️L’inchiesta nasce dall’esposto dello scrittore Ezio Gavazzeni: 17 pagine datate 28 gennaio riportano la soffiata di un ex agente dei servizi bosniaci, indicato con nome e cognome, e uno scambio di e-mail del 2024 in cui il testimone parla dell’interrogatorio di un volontario serbo catturato. In cinque avrebbero viaggiato con lui da Belgrado alla Bosnia Erzegovina, «almeno tre erano italiani». Le informazioni sarebbero state condivise con funzionari del Sismi, ora Aise, il servizio esterno italiano. Gruppi di turisti partivano da Trieste. Ci sarebbero stati «un uomo di Torino, uno di Milano e un triestino». Il milanese sarebbe stato proprietario di una clinica privata «specializzata in interventi di tipo estetico».
✔️Sarà il Ros dei carabinieri a compiere le verifiche. I cecchini del weekend si spacciavano, al confine e lungo il tragitto, per operatori umanitari. Ci sarebbe stato addirittura un tariffario: i bambini erano i più “cari”, poi gli uomini, meglio se in divisa, le donne, infine i vecchi che si potevano uccidere gratis. Per ora l’inchiesta è a carico di ignoti. Il film Sarajevo Safari è citato nell’esposto. «Alcune fonti parlano di americani, canadesi, russi e anche italiani disposti a pagare per giocare alla guerra», dice Gavazzeni. Per come tutto era organizzato, i servizi bosniaci ritenevano che dietro vi fosse il servizio statale serbo con le infrastrutture di una compagnia aerea charter. Il regista Zupanic dà la parola all’ex analista militare bosniaco Edin Subasic, che rivela la fonte della sua scoperta: un prigioniero serbo catturato a Paracin. «Disse che alcuni italiani gli avevano confidato di non essere pagati per combattere, ma di pagare loro stessi per sparare». Zupanic disse all’epoca che cacciare esseri umani gli sembrava «una leggenda urbana», prima di incontrare chi gli portò le prove.
Le stragi
✔️La guerra come passatempo per nababbi, 100 milioni di lire per un bambino. I civili uccisi nell’assedio furono 13.954, di cui 1.601 minori. Trent’anni dopo, quelle immagini tornano d’attualità. L’ex sindaca di Sarajevo, Benjamina Karic, ha inviato un report alla Procura milanese sui «ricchi stranieri amanti di imprese disumane». Ci sono ancora testimoni vivi ma sotto pressione, dicono le fonti bosniache. Gli inquirenti cercano conferme ai contatti tra i servizi segreti italiani e bosniaci, e a quei rapporti di fine ’93 rimasti sepolti negli archivi. Dalla fiction alla realtà, Sarajevo Safari non è più solo un film: ora è un indizio. L’ipotesi era rimbalzata anche in un libro, I bastardi di Sarajevo. I turisti della morte potrebbero non essere solo tre, ma secondo alcuni fino a 200, e non restare per sempre senza nome.
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