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#Mercosur: la verità contro la propaganda

Il #ParlamentoEuropeo non ha bloccato l’accordo, la Corte non tutela gli agricoltori e le responsabilità politiche stanno a monte, nei governi che lo hanno firmato, #ITALIA COMPRESA

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💥Ue-Usa: l’accordo per i dati privati di tutti gli europei💥

(di Stefania Maurizi)

Verso l’ok. Ursula Vdl negozia il patto con Donald

Non solo la Groenlandia e il Venezuela. Donald Trump vuole mettere le mani sui dati più sensibili dei cittadini italiani ed europei. Database di polizia con impronte digitali, dati biometrici e altri dati finirebbero nelle mani del Department of Homeland Security sotto cui operano gli agenti dell’Ice, la controversa polizia di frontiera Usa, finita sui media internazionali per la sua brutalità dopo aver ucciso Renee Good, una cittadina americana innocente di 37 anni.

Con l’eccezione dei circoli dei difensori della privacy, nessuno sembra conoscere queste negoziazioni tra l’Ue e gli Usa per lo scambio dei database di polizia e che sono definite da una sigla burocratica che non dice molto: Enhanced Border Security Partnership (Ebsp), ovvero “Alleanza per la sicurezza rafforzata alle frontiere”. Le stesse autorità europee ammettono che la decisione di aprire queste trattative è stata presa “senza discussione”, come ha scritto Statewatch, ong inglese per la difesa dei diritti civili. E nessuno sa quali dati esattamente finiranno al Department of Homeland Security. Eppure il conto alla rovescia è scattato e gli Stati Uniti puntano a chiudere tutto entro il 31 dicembre 2026.

La richiesta di accedere ai database di polizia è stata presentata per la prima volta nel febbraio 2022, durante la presidenza Biden, e almeno all’inizio si parlava dell’accesso ai dati biometrici “per il controllo dell’immigrazione e per le procedure di sicurezza”, come rivelano due documenti del Consiglio dell’Ue. Fin dal 2022 la richiesta di accedere a questi dati non è stata fatta solo ai cittadini europei, ma a tutti i 42 Paesi del mondo che sono parte del cosiddetto Visa Waiver Programme (Vwp), il programma – di cui sono parte molti Paesi dell’Unione europea e anche extra Ue, come il Regno Unito – che consente ai cittadini di viaggiare, per un massimo di 90 giorni, negli Usa per turismo o per affari, senza bisogno di visto di ingresso.

La pretesa dell’amministrazione Biden era già molto problematica, considerando che gli Usa non hanno il Regolamento sulla protezione dei dati, di cui godono i cittadini europei. Con l’arrivo di Trump alla presidenza degli Stati Uniti, però, l’Ue non sembra aver riconsiderato l’opportunità di consegnare i dati sensibili dei suoi cittadini al Department of Homeland Security, la cui polizia di frontiera ha dimostrato di non avere problemi a uccidere nemmeno i suoi cittadini. In un documento del novembre 2025, ottenuto da Statewatch, non si parla più soltanto di uno scambio di dati biometrici, ma di “informazioni”, senza chiarire quali. Per stabilire quali informazioni verranno scambiate tra Ue e Usa e secondo quali regole, la Commissione europea negozierà un accordo quadro con gli Stati Uniti.

Da sempre i database di polizia sono estremamente sensibili. Come ha fatto notare il giornalista tedesco Matthias Monroy, che nel dicembre scorso ha tenuto una conferenza sul tema al Chaos Computer Club di Berlino – punto di riferimento per la galassia di esperti e attivisti che difendono la privacy –, neppure tra i Paesi europei esiste un accesso sistematico e totale ai database di polizia che ciascuna nazione possiede: gli Stati europei hanno alcuni database comuni e si scambiano informazioni per ragioni di sicurezza, ma secondo parametri ben definiti e ristretti. Ora, invece, si rischia di estendere l’accesso agli Stati Uniti con una ampiezza senza precedenti. E questa negoziazione cade in una fase a dir poco problematica: mentre in Italia l’Autorità garante per la protezione dei dati è travolta da un’inchiesta giudiziaria e negli Stati Uniti la polizia di frontiera è oggetto di fortissime critiche per il modo in cui opera, tanto da aver spinto il professore americano e commentatore per il quotidiano inglese The Guardian, Robert Reich, a definirla come la “Gestapo dell’America”.

(FONTE)

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💥NEW GAZA💥

Il genero di Trump, Jared Jushner, ha mostrato alcune slide al meeting di Davos che mostrerebbero “New Gaza” e “New Khan Younis” con grattacieli e rimandi al turismo costiero e allo sviluppo di infrastrutture.

A questo siamo. A Davo Stanno vendendo Gaza. Volgari piazzisti sulla pelle di 70.000 morti.

Se non tutti uccisi, i sopravvissuti verranno deportati in Egitto.

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📣 Il Gioco delle parti
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Ve lo dico chiaramente, a me CHIUNQUE fosse per l'obbligo vaccinale, dovete tenermelo lontano chilometri, qualunque pensiero abbia oggi e qualunque argomento intenda trattare.
Graaaassie.
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Forwarded from Teodori Luca
LA VERITÀ È ALL'INIZIO.
Video settembre 2023 su VANNACCI.

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Come AZZURRI l'Alternativa Nazionale anche Futuro Nazionale è un ottimo messaggio.

Il blu marino è colore dei partiti conservatori-capitalisti quindi molto meglio l'azzurro italico.

Il nome nel simbolo porta a valutare l'operato politico della persona.
📍UNA MEZZ'ORA DI TEMPO PUÒ ESSERE UN BUON INVESTIMENTO.
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💥💥💥UNA VERGOGNA TUTTA ITALIANA

Ieri è morto Franco Amoroso, 60 anni, malato oncologico (tumore al colon aggressivo, ripresentatosi dopo operazione).
Pochi giorni fa, al Pronto Soccorso di Senigallia: arrivato con la moglie Cecilia per dolori insopportabili, codice arancione, ha atteso 8 ore senza barella disponibile. Sdraiato a terra su una coperta stesa dalla moglie, con flebo, catetere e cappotto come cuscino. La foto choc ha fatto indignare l’Italia, simbolo di un sistema al collasso: organico insufficiente, barelle finite.

È deceduto ieri pomeriggio a casa, assistito da Cecilia e volontari dell’Associazione Oncologica Senigalliese.

✔️È venuto a mancare Franco Amoroso, il malato oncologico che era stato immortalato mentre era sdraiato a terra nella sala d’aspetto del pronto soccorso dell’ospedale di Senigallia, nelle Marche. Aveva 60 anni e combatteva contro la recidiva di un tumore al colon.
L’uomo si era dovuto sdraiare per terra dopo aver atteso una barella per otto ore, a causa del forte dolore che gli impediva di stare seduto a lungo. “C’è poco personale e chi lavora lo fa correndo. I dirigenti dovrebbero fare qualcosa per evitare tutto ciò”, aveva detto la moglie a Il Resto del Carlino.
Le scuse dell’Ast di Ancona
Dopo la vicenda, erano state “immediatamente disposte verifiche interne al Pronto Soccorso di Senigallia al fine di approfondire quanto realmente accaduto” dalla direzione strategica aziendale della Azienda sanitaria territoriale (Ast) di Ancona. “Sarà cura di questa Direzione – fece sapere l’Ast – analizzare tutte le circostanze che hanno indotto il paziente a dover optare per questa soluzione, cosa che appare di straordinaria gravità dal momento che analoga situazione non si è mai verificata presso l’Ospedale Principe di Piemonte di Senigallia”.

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Nel 1973, otto persone perfettamente sane varcarono le porte di diversi ospedali psichiatrici negli Stati Uniti. Non erano malate. Ma nessuno, all’interno di quelle mura, riuscì a vederlo.

Era un esperimento. Uno degli esperimenti più sconvolgenti della storia della psichiatria. Ideato dallo psicologo David Rosenhan, iniziava con una domanda tanto semplice quanto destabilizzante: è davvero possibile distinguere in modo affidabile la sanità mentale dalla malattia mentale?

Per scoprirlo, Rosenhan reclutò otto pseudopazienti. Erano persone comuni: un pittore, una casalinga, un pediatra, uno studente laureato. Mentivano su una sola cosa: dicevano di sentire voci. Solo questo. Nessun comportamento bizzarro, nessuna crisi, solo tre parole udite nella mente: “vuoto”, “cavo”, “tonfo”.

Tutti vennero ricoverati. E subito dopo smisero di fingere. Si comportarono normalmente. Collaborarono. Chiesero di uscire. Non fu possibile.

Il personale non vedeva più persone, ma diagnosi. I loro gesti venivano reinterpretati attraverso la lente della malattia: scrivere appunti? Disturbo ossessivo. Stare in corridoio? Ricerca patologica di attenzione. Essere cortesi? Comportamento controllato e conforme alla patologia.

Sette di loro furono etichettati come schizofrenici. Uno come maniaco depressivo. Nessuno venne riconosciuto come sano. Nessuno.

Ma i pazienti veri se ne accorsero. Alcuni si avvicinavano e sussurravano: “Tu non sei come gli altri. Tu non dovresti stare qui”. Loro vedevano ciò che gli esperti non riuscivano a riconoscere.

Il tempo medio di degenza fu di 19 giorni. Uno rimase ricoverato per 52 giorni. Ogni giorno trascorso, una conferma: l’etichetta era più potente della realtà.

Quando Rosenhan pubblicò il suo studio — On Being Sane in Insane Places — fu un terremoto. La comunità psichiatrica esplose di rabbia. Un ospedale sfidò Rosenhan a inviare nuovi pseudopazienti: li avrebbero smascherati. Lui accettò. Nei mesi seguenti, l’ospedale identificò 41 presunti impostori. Ma Rosenhan non aveva mandato nessuno. Nessuno.

La verità era ormai chiara: le diagnosi non erano sempre basate su fatti, ma su contesto. Una volta etichettata, una persona diventava prigioniera di quella narrazione. Anche se era sana. Anche se gridava la verità.

Questo esperimento scardinò la fiducia cieca nelle etichette cliniche. Avviò riforme profonde nella diagnosi e nel trattamento delle malattie mentali. Ma soprattutto, lasciò una lezione inquietante e attualissima:

La percezione può distorcere la realtà più della follia stessa.

E spesso, l’illusione più pericolosa non è quella di chi è considerato folle, ma di chi è convinto di avere sempre ragione.

Otto persone sane entrarono in ospedali psichiatrici nel 1973. Ne uscirono con una verità che il mondo non poté più ignorare.

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#Djokovic

Io, che Ve lo dico a fare...
Sono stra super felice di questa Vittoria

Grazie #Nole
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Se Internet cade, cerchiamo un modo per non restare isolati e continuare a comunicare.

Meshtastic è un sistema di comunicazione decentralizzata che funziona senza Internet, senza SIM e senza reti cellulari.
Utilizza piccoli dispositivi LoRa (radio a lungo raggio) che comunicano tra loro creando una rete mesh: ogni dispositivo diventa un nodo ripetitore, e i messaggi “saltano” da un nodo all’altro fino a raggiungere il destinatario.

Questa tecnologia funziona anche:

senza elettricità (con power bank o pannelli solari)
in caso di blackout
in zone isolate
sotto censura o blocchi delle comunicazioni
Nessun controllo centrale.
Nessuna dipendenza da infrastrutture


Video di Marco Camisani Calzolari



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💥💥💥SCONTRI TORINO E NON SOLO: LA TESTIMONIANZA SHOCK DI UN POLIZIOTTO: “ECCO COME IL GOVERNO CERCA E TROVA GLI SCONTRI DI PIAZZA”

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CERIMONIA INAUGURAZIONE GIOCHI OLIMPICI INVERNALI MILANO CORTINA | In mondovisione un riferimento totale ad una stella con un fuoco dentro, un chiaro riferimento al sacrificio di Crans-Montana. Satanisti che si genuflettano a Satana: si mostrano per ciò che sono, sempre! Stella rovesciata con fuoco dentro. Simboli satanici in mondovisione che tanto la gente non si accorge si nulla.

Davide Zedda

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