Forwarded from Marco Cosentino (Marco)
LA MORTE IN CULLA 🌺🌺🌺
Nell'UE culla della democrazia, un candidato alla presidenza nazionale con programmi sgraditi a una Commissione UE non eletta può essere escluso dalla competizione elettorale, mentre la presidente altrettanto non eletta di quella medesima Commissione vara un piano di riarmo asseritamente per entrare in guerra con alcune delle maggiori potenze atomiche mondiali, che non minacciano in alcun modo nessun paese UE, e lo fa aggirando il voto del Parlamento, per non dire dello spregio per le norme costituzionali statali. In questa UE Paese delle meraviglie, accade tra l'altro che un partito con programmi altrettanto sgraditi alla Commissione UE non superi lo sbarramento elettorale per uno zerovirgolazero, rendendo così possibile un governo "gradito" sostenuto da partiti che a loro volta sostengono il riarmo europeo e il ritorno alla coscrizione obbligatoria in preparazione alla guerra di cui sopra. Ora questo partito farà ricorso, chiedendo il riconteggio dei voti. Improbabile che possa aver successo, visti gli interessi in gioco, ma nel frattempo chiediamoci anche noi qualche cosa. Ad esempio se sia vero quanto ci spiegavano da piccoli, che viviamo nella parte libera e democratica del mondo e che "noi siamo i buoni, perciò abbiamo sempre ragione / e andiamo dritti verso la gloria!"
https://giubberossenews.it/2025/03/09/la-bsw-solleva-dubbi-sulla-regolarita-del-voto-e-chiede-un-riesame/
Nell'UE culla della democrazia, un candidato alla presidenza nazionale con programmi sgraditi a una Commissione UE non eletta può essere escluso dalla competizione elettorale, mentre la presidente altrettanto non eletta di quella medesima Commissione vara un piano di riarmo asseritamente per entrare in guerra con alcune delle maggiori potenze atomiche mondiali, che non minacciano in alcun modo nessun paese UE, e lo fa aggirando il voto del Parlamento, per non dire dello spregio per le norme costituzionali statali. In questa UE Paese delle meraviglie, accade tra l'altro che un partito con programmi altrettanto sgraditi alla Commissione UE non superi lo sbarramento elettorale per uno zerovirgolazero, rendendo così possibile un governo "gradito" sostenuto da partiti che a loro volta sostengono il riarmo europeo e il ritorno alla coscrizione obbligatoria in preparazione alla guerra di cui sopra. Ora questo partito farà ricorso, chiedendo il riconteggio dei voti. Improbabile che possa aver successo, visti gli interessi in gioco, ma nel frattempo chiediamoci anche noi qualche cosa. Ad esempio se sia vero quanto ci spiegavano da piccoli, che viviamo nella parte libera e democratica del mondo e che "noi siamo i buoni, perciò abbiamo sempre ragione / e andiamo dritti verso la gloria!"
https://giubberossenews.it/2025/03/09/la-bsw-solleva-dubbi-sulla-regolarita-del-voto-e-chiede-un-riesame/
Giubbe Rosse News
LA BSW SOLLEVA DUBBI SULLA REGOLARITÀ DEL VOTO E CHIEDE UN RIESAME - Giubbe Rosse News
La Bündnis Sahra Wagenknecht (BSW) non è riuscita a entrare al Parlamento tedesco per una manciata di voti. In un articolo sulla Berliner Zeitung, Fabio De Masi elenca una serie di vistose anomalie nella trasmissione e nella trascrizione dei dati che potrebbero…
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Forwarded from Fiore, canale pubblico.
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In 48 ore, Israele ha ammazzato 970 palestinesi, tra cui 170 bambini.
Gaza, Marzo 2025
Gaza, Marzo 2025
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Forwarded from Marco Cosentino (Marco)
CRITICA DELLA RAGIONE PANDEMICA 🌺🌺🌺
Quasi due anni e mezzo già sono trascorsi dal convegno di Torino denominato Poli-COVID-19. Quel convegno rappresenta tutto quello che della pandemia poteva essere e non è stato. In primo luogo, il nome Poli-COVID-19: avrebbe dovuto essere ospitato nelle aule del prestigioso Politecnico di Torino, che già aveva concesso il patrocinio, salvo ritirarlo quando i componenti e relatori delle maggiori istituzioni sanitarie nazionali si dimisero dal comitato scientifico e rifiutarono di partecipare. E questo è il secondo aspetto: poteva e voleva essere una sede di confronto tra letture differenti dei temi della pandemia, ma chi avrebbe portato il punto di vista e le ragioni delle istituzioni si diede alla fuga quando si rese conto che ci sarebbe stato un confronto, per di più estremamente qualificato con alcuni dei maggiori esperti nazionali e internazionali che già allora si facevano portatori di interpretazioni e approcci molto differenti da quelli adottati dai governi. Ancora oggi quel confronto manca, mentre persiste il presidio quasi militare dei maggiori mezzi di informazione e comunicazione che tuttora negano gli errori anche enormi commessi da chi si arrogò autocraticamente la gestione della pandemia. E qui veniamo al terzo aspetto, di quel che poteva essere e non fu: un diverso approccio, medico e sanitario, politico, economico e sociale, finanche psicologico e comportamentale, fondato su evidenze solide e soprattutto sul mantenimento di un senso profondo di umanità e raziocinio, ovvero su tutto quanto quel che è mancato durante la pandemia e che ancora oggi si fatica a ritrovare. Tutto questo è documentato in oltre 700 pagine di interventi di coloro che a Torino furono presenti, parteciparono, discussero e si misero in discussione. Un libro, suo malgrado, oggi più che mai estremamente attuale e destinato a restare un riferimento fondamentale di anni che sono già storia per come hanno irreparabilmente cambiato il mondo. Un libro che, attraverso la lettura critica della pandemia, offre strumenti utili anche e soprattutto alla comprensione del "mondo nuovo" che si sta apparecchiando. Un libro che può piacere e anche non piacere, ma che comunque va letto.
Quasi due anni e mezzo già sono trascorsi dal convegno di Torino denominato Poli-COVID-19. Quel convegno rappresenta tutto quello che della pandemia poteva essere e non è stato. In primo luogo, il nome Poli-COVID-19: avrebbe dovuto essere ospitato nelle aule del prestigioso Politecnico di Torino, che già aveva concesso il patrocinio, salvo ritirarlo quando i componenti e relatori delle maggiori istituzioni sanitarie nazionali si dimisero dal comitato scientifico e rifiutarono di partecipare. E questo è il secondo aspetto: poteva e voleva essere una sede di confronto tra letture differenti dei temi della pandemia, ma chi avrebbe portato il punto di vista e le ragioni delle istituzioni si diede alla fuga quando si rese conto che ci sarebbe stato un confronto, per di più estremamente qualificato con alcuni dei maggiori esperti nazionali e internazionali che già allora si facevano portatori di interpretazioni e approcci molto differenti da quelli adottati dai governi. Ancora oggi quel confronto manca, mentre persiste il presidio quasi militare dei maggiori mezzi di informazione e comunicazione che tuttora negano gli errori anche enormi commessi da chi si arrogò autocraticamente la gestione della pandemia. E qui veniamo al terzo aspetto, di quel che poteva essere e non fu: un diverso approccio, medico e sanitario, politico, economico e sociale, finanche psicologico e comportamentale, fondato su evidenze solide e soprattutto sul mantenimento di un senso profondo di umanità e raziocinio, ovvero su tutto quanto quel che è mancato durante la pandemia e che ancora oggi si fatica a ritrovare. Tutto questo è documentato in oltre 700 pagine di interventi di coloro che a Torino furono presenti, parteciparono, discussero e si misero in discussione. Un libro, suo malgrado, oggi più che mai estremamente attuale e destinato a restare un riferimento fondamentale di anni che sono già storia per come hanno irreparabilmente cambiato il mondo. Un libro che, attraverso la lettura critica della pandemia, offre strumenti utili anche e soprattutto alla comprensione del "mondo nuovo" che si sta apparecchiando. Un libro che può piacere e anche non piacere, ma che comunque va letto.
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"Popolo italiano corri alle Armi!"
L'ultima volta che il popolo italiano era stato richiamato in una piazza romana per acclamare la corsa alle armi e alla guerra era il 10 giugno 1940 e il regista della piazza era Mussolini.
Diversi discorsi pronunciati nella piazza del 15 marzo potrebbero essere sovrapposti senza alcuno sforzo alle parole del Duce.
Chi nella piazza di sabato 15 marzo, ha tentato di convincere gli italiani quanto sia onorevole e giusto dichiarare tacitamente guerra a una delle più grandi superpotenze nucleari dovrebbe coerentemente essere già in prima fila sul fronte ucraino, senza nascondersi dietro la scusa dell'età o del sesso di appartenenza.
E così anche i partecipanti alla manifestazione accorsi per sentire il personaggio di turno, senza capire a cosa si stessero immolando, con la loro presenza.
La piazza di sabato può partire compatta, da ora.
I restanti milioni di italiani credono ancora nella pace, credono nel rifiuto della guerra e della violenza come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Ma se anche molti italiani non credessero a nulla, si può scommettere sul fatto che non imbracceranno fucili e mitra solo perché glielo chiede l'Europa.
A quelli che incitavano la piazza dunque auguriamo buon viaggio! Farete certamente meno danni sui territori di guerra di quanti non ne stiate facendo in patria.
🔥 Condividi questo contenuto nelle tue storie ed aiutaci a diffondere il messaggio
L'ultima volta che il popolo italiano era stato richiamato in una piazza romana per acclamare la corsa alle armi e alla guerra era il 10 giugno 1940 e il regista della piazza era Mussolini.
Diversi discorsi pronunciati nella piazza del 15 marzo potrebbero essere sovrapposti senza alcuno sforzo alle parole del Duce.
Chi nella piazza di sabato 15 marzo, ha tentato di convincere gli italiani quanto sia onorevole e giusto dichiarare tacitamente guerra a una delle più grandi superpotenze nucleari dovrebbe coerentemente essere già in prima fila sul fronte ucraino, senza nascondersi dietro la scusa dell'età o del sesso di appartenenza.
E così anche i partecipanti alla manifestazione accorsi per sentire il personaggio di turno, senza capire a cosa si stessero immolando, con la loro presenza.
La piazza di sabato può partire compatta, da ora.
I restanti milioni di italiani credono ancora nella pace, credono nel rifiuto della guerra e della violenza come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali.
Ma se anche molti italiani non credessero a nulla, si può scommettere sul fatto che non imbracceranno fucili e mitra solo perché glielo chiede l'Europa.
A quelli che incitavano la piazza dunque auguriamo buon viaggio! Farete certamente meno danni sui territori di guerra di quanti non ne stiate facendo in patria.
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Forwarded from Francesca Quibla
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Non esistono precedenti storici, non è mai accaduto che si esibissero crimini contro l’umanità con crudele sfrontatezza e vanto.
Siamo la prima generazione nella storia ad assistere ad un genocidio in mondo visione. E a reagire siamo in pochi.
Domandatevi cosa siete diventati se tutto questo non vi suscita alcuna reazione istintiva.
S. Fabbri
Siamo la prima generazione nella storia ad assistere ad un genocidio in mondo visione. E a reagire siamo in pochi.
Domandatevi cosa siete diventati se tutto questo non vi suscita alcuna reazione istintiva.
S. Fabbri
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TAVOLA ROTONDA ITALIA-SPAGNA
"I valori dell'UE nell'attualità"
È ancora possibile parlare di diritti fondamentali dell'uomo?
Nell'era pandemica abbiamo assistito ad una metamorfosi dei diritti umani, da diritti inalienabili e immanenti nell'uomo a concessioni governative.
Qual è il regime di tutela attuale nell'UE e cosa possiamo aspettarci?
Ne parleremo oggi in un dibattito critico con i docenti dell'Università Miguel Hernández di Elche e l'amico e collega Luis Maria Pardo di Iustitia Europa.
"I valori dell'UE nell'attualità"
È ancora possibile parlare di diritti fondamentali dell'uomo?
Nell'era pandemica abbiamo assistito ad una metamorfosi dei diritti umani, da diritti inalienabili e immanenti nell'uomo a concessioni governative.
Qual è il regime di tutela attuale nell'UE e cosa possiamo aspettarci?
Ne parleremo oggi in un dibattito critico con i docenti dell'Università Miguel Hernández di Elche e l'amico e collega Luis Maria Pardo di Iustitia Europa.
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LA METAMORFOSI DEI DIRITTI UMANI NELL'UE
Convegno Italia-Spagna - Elche (Spagna) - 4 aprile 2025
Convegno Italia-Spagna - Elche (Spagna) - 4 aprile 2025
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LA METAMORFOSI DEI DIRITTI UMANI NELL’UE
(estratto dal volume “La transizione totalitaria” ed. La Vela)
Il compito delle Corti nazionali ed internazionali è principalmente quello di assicurare il rispetto dei diritti sanciti dalle norme fondamentali degli Stati, dai Trattati e dalle Convenzioni internazionali.
Una funzione di controllo che, a seconda della funzione attribuita alla Corte/Tribunale, si esplica non solo nei confronti dei cittadini, ma anche delle Istituzioni e, in particolare, del potere legislativo e del potere esecutivo, rispetto ai quali il potere giudiziario, nella sua funzione di contrappeso, assume il delicato compito di ristabilire i limiti profanati, riconducendo le norme violative dei diritti fondamentali nell’alveo della legalità ed assicurandosi che la loro applicazione non comporti la violazione delle tutele sancite dalle Carte Costituzionali e dai Trattati, al cui rispetto il legislatore, prima di ogni altro, è tenuto.
Forse il dato più sconvolgente della progressiva demolizione del complesso dei diritti fondamentali, come tratto caratterizzante della gestione pandemica comune a quasi tutti gli Stati occidentali, è l’altrettanto comune avallo della profanazione di quei diritti da parte delle Corti che avevano il sacro compito di tutelarli.
Lo strumento utilizzato in quasi tutte le democrazie occidentali per giustificare la sostanziale negazione dei diritti primari dell’essere umano è una tecnica argomentativa di derivazione giurisprudenziale, creata con la pretesa necessità di risolvere ipotetici conflitti tra istanze giuridiche confliggenti: il bilanciamento.
Le affermazioni perentorie ed inequivocabili contenute nelle Carte Costituzionali sui diritti fondamentali dell’uomo sono state sin da subito vittima di una lenta, ma progressiva e certosina opera di reinterpretazione, che ha inevitabilmente portato alla sostanziale negazione dei valori espressi nei precetti costituzionali, privandoli di qualsiasi dignità.
La fuorviante idea che i diritti umani possano entrare in conflitto tra loro e che debbano, quindi, essere “ponderati” dallo Stato ha costituito il presupposto indefettibile grazie al quale è stato possibile attuare un radicale svuotamento delle libertà e dei principi di cui le Costituzioni dovevano essere portatrici.
L’emergenza ha solo fornito il pretesto per dare il colpo finale ad una struttura già profondamente minata nelle sue fondamenta, un colpo che ha determinato il crollo delle Costituzioni, a dispetto della loro “rigidità”.
Lo svuotamento semantico dei precetti costituzionali ed il preteso bilanciamento tra diritti che mai, per la loro natura, potrebbero entrare in conflitto tra loro hanno consentito l’abdicazione dello Stato di diritto verso una forma di totalitarismo fuori controllo.
Non è un caso che nella Carta fondamentale italiana non esista una norma che contempli la necessità di un contemperamento tra diritti o tra diritti e doveri inderogabili e che la disciplini.
Nei dibattiti dell’Assemblea costituente è spiegato, in modo non travisabile, la scelta delle parole “riconosce e garantisce” in riferimento ai diritti inviolabili dell’uomo; essa riflette la precisa volontà di affermare solennemente che quei diritti, che costituiscono le comuni fondamenta delle più risalenti Costituzioni delle democrazie occidentali, appartengono all’essere umano per nascita e non perché concessi (o negati) da una norma.
Appartiene, oggi più che mai ai cittadini, il sacro compito di pretendere e rivendicare l’inviolabilità di quei diritti e di quelle libertà.
(estratto dal volume “La transizione totalitaria” ed. La Vela)
Il compito delle Corti nazionali ed internazionali è principalmente quello di assicurare il rispetto dei diritti sanciti dalle norme fondamentali degli Stati, dai Trattati e dalle Convenzioni internazionali.
Una funzione di controllo che, a seconda della funzione attribuita alla Corte/Tribunale, si esplica non solo nei confronti dei cittadini, ma anche delle Istituzioni e, in particolare, del potere legislativo e del potere esecutivo, rispetto ai quali il potere giudiziario, nella sua funzione di contrappeso, assume il delicato compito di ristabilire i limiti profanati, riconducendo le norme violative dei diritti fondamentali nell’alveo della legalità ed assicurandosi che la loro applicazione non comporti la violazione delle tutele sancite dalle Carte Costituzionali e dai Trattati, al cui rispetto il legislatore, prima di ogni altro, è tenuto.
Forse il dato più sconvolgente della progressiva demolizione del complesso dei diritti fondamentali, come tratto caratterizzante della gestione pandemica comune a quasi tutti gli Stati occidentali, è l’altrettanto comune avallo della profanazione di quei diritti da parte delle Corti che avevano il sacro compito di tutelarli.
Lo strumento utilizzato in quasi tutte le democrazie occidentali per giustificare la sostanziale negazione dei diritti primari dell’essere umano è una tecnica argomentativa di derivazione giurisprudenziale, creata con la pretesa necessità di risolvere ipotetici conflitti tra istanze giuridiche confliggenti: il bilanciamento.
Le affermazioni perentorie ed inequivocabili contenute nelle Carte Costituzionali sui diritti fondamentali dell’uomo sono state sin da subito vittima di una lenta, ma progressiva e certosina opera di reinterpretazione, che ha inevitabilmente portato alla sostanziale negazione dei valori espressi nei precetti costituzionali, privandoli di qualsiasi dignità.
La fuorviante idea che i diritti umani possano entrare in conflitto tra loro e che debbano, quindi, essere “ponderati” dallo Stato ha costituito il presupposto indefettibile grazie al quale è stato possibile attuare un radicale svuotamento delle libertà e dei principi di cui le Costituzioni dovevano essere portatrici.
L’emergenza ha solo fornito il pretesto per dare il colpo finale ad una struttura già profondamente minata nelle sue fondamenta, un colpo che ha determinato il crollo delle Costituzioni, a dispetto della loro “rigidità”.
Lo svuotamento semantico dei precetti costituzionali ed il preteso bilanciamento tra diritti che mai, per la loro natura, potrebbero entrare in conflitto tra loro hanno consentito l’abdicazione dello Stato di diritto verso una forma di totalitarismo fuori controllo.
Non è un caso che nella Carta fondamentale italiana non esista una norma che contempli la necessità di un contemperamento tra diritti o tra diritti e doveri inderogabili e che la disciplini.
Nei dibattiti dell’Assemblea costituente è spiegato, in modo non travisabile, la scelta delle parole “riconosce e garantisce” in riferimento ai diritti inviolabili dell’uomo; essa riflette la precisa volontà di affermare solennemente che quei diritti, che costituiscono le comuni fondamenta delle più risalenti Costituzioni delle democrazie occidentali, appartengono all’essere umano per nascita e non perché concessi (o negati) da una norma.
Appartiene, oggi più che mai ai cittadini, il sacro compito di pretendere e rivendicare l’inviolabilità di quei diritti e di quelle libertà.
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GEOPOLITICA, GUERRE E DAZI: PARLA L'ANALISTA DEMOSTENES FLOROS.
Gli eventi degli ultimi anni stanno stravolgendo gli scenari della geopolitica mondiale.
Nell'ultimo pezzo di Francesco Servadio viene intervistato l'analista geopolitico ed economico Demostenes Floros
https://www.buongiornosuedtirol.it/2025/04/23/esclusivo-come-la-geopolitica-stravolge-gli-equilibri-del-mondo-parla-lanalista-demostenes-floros/ (link sito);
https://www.facebook.com/share/p/191r1aojAt/ (link Facebook)
Gli eventi degli ultimi anni stanno stravolgendo gli scenari della geopolitica mondiale.
Nell'ultimo pezzo di Francesco Servadio viene intervistato l'analista geopolitico ed economico Demostenes Floros
https://www.buongiornosuedtirol.it/2025/04/23/esclusivo-come-la-geopolitica-stravolge-gli-equilibri-del-mondo-parla-lanalista-demostenes-floros/ (link sito);
https://www.facebook.com/share/p/191r1aojAt/ (link Facebook)
COSA NON TORNA NEL DECRETO SICUREZZA: L'ANALISI DEL'AVVOCATO OLGA MILANESE
1 Maggio alle ore 20,30 clicca qui 👉
https://www.youtube.com/live/kH_mNsBRf70?si=AUPyl8OfZBmkCe-6
Il Decreto Sicurezza ha suscitato forti dibattiti sin dalla sua approvazione, dividendo l’opinione pubblica e il mondo giuridico. Tra promesse di maggiore ordine pubblico e accuse di compressione dei diritti fondamentali, il provvedimento continua a sollevare interrogativi. In questa intervista, l’avvocato Olga Milanese offre un’analisi approfondita sui punti critici della norma, i suoi effetti reali sulla sicurezza, e propone modifiche per renderla più equilibrata. Un’occasione per riflettere su quanto sia delicato il confine tra legalità e diritti, tra emergenza e democrazia.
1 Maggio alle ore 20,30 clicca qui 👉
https://www.youtube.com/live/kH_mNsBRf70?si=AUPyl8OfZBmkCe-6
Il Decreto Sicurezza ha suscitato forti dibattiti sin dalla sua approvazione, dividendo l’opinione pubblica e il mondo giuridico. Tra promesse di maggiore ordine pubblico e accuse di compressione dei diritti fondamentali, il provvedimento continua a sollevare interrogativi. In questa intervista, l’avvocato Olga Milanese offre un’analisi approfondita sui punti critici della norma, i suoi effetti reali sulla sicurezza, e propone modifiche per renderla più equilibrata. Un’occasione per riflettere su quanto sia delicato il confine tra legalità e diritti, tra emergenza e democrazia.
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Romania al voto: il trionfo di Simion e le sfide per la democrazia europea
8 Maggio alle 20,30 clicca qui
https://www.youtube.com/live/ApbH2Egw1Ag?si=_2Bat2dm2DKb1bae
In Romania, le ultime elezioni hanno segnato una svolta inattesa: il trionfo di George Simion, leader del partito ultranazionalista AUR, noto per le sue posizioni anti-UE e anti-NATO, ha acceso il dibattito dentro e fuori i confini del Paese. Mentre Simion parla di una "vittoria della gente" e si dichiara fedele agli ideali del passato, in Europa cresce la preoccupazione per l’avanzata delle forze definite "estremiste". Alcune voci, come quella di Matteo Salvini, mettono in guardia contro eventuali interferenze esterne nei processi democratici. Ma cosa significa oggi davvero "democrazia" in Europa? E perché si parla di elezioni annullate? In questo video proviamo a fare chiarezza su ciò che sta accadendo in Romania e sul suo impatto a livello europeo.
8 Maggio alle 20,30 clicca qui
https://www.youtube.com/live/ApbH2Egw1Ag?si=_2Bat2dm2DKb1bae
In Romania, le ultime elezioni hanno segnato una svolta inattesa: il trionfo di George Simion, leader del partito ultranazionalista AUR, noto per le sue posizioni anti-UE e anti-NATO, ha acceso il dibattito dentro e fuori i confini del Paese. Mentre Simion parla di una "vittoria della gente" e si dichiara fedele agli ideali del passato, in Europa cresce la preoccupazione per l’avanzata delle forze definite "estremiste". Alcune voci, come quella di Matteo Salvini, mettono in guardia contro eventuali interferenze esterne nei processi democratici. Ma cosa significa oggi davvero "democrazia" in Europa? E perché si parla di elezioni annullate? In questo video proviamo a fare chiarezza su ciò che sta accadendo in Romania e sul suo impatto a livello europeo.