‼️ VIENI AL MERCATINO RESISTENTE ARCAPACIS - DOMENICA 25 AGOSTO ore 11.00-19.00 ‼️
Programma
⏰ 11.00 > Apertura stand artigiani, olistici, reti, food
🎤 12.00 > Ospite speciale Mimmo Micarelli > LA MACCHINA PERFETTA
🎤 15.00 > Viviana Taccione > COME FARE UN ORTO LOW COST
🎤 17.00 > Leonardo Di Paola > IDENTITA' SOTTO ATTACCO
🎁 18.30 > ESTRAZIONE PREMI
Novità
🚌 Prenotazione PULLMAN per andare insieme alla vera Marcia per la Pace (Assisi 29 Settembre)
🪴 Prenotazioni corso ORTO URBANO RIALZATO (5 Ottobre)
📻 Prenotazioni corso RETE RADIO DI EMERGENZA ARCAPACIS (12 Ottobre)
Durante la giornata
🧵 ARTIGIANI & VINTAGE selezionati
📚 LIBRI autori resistenti
👶🏻 MERCATINO BIMBI riciclo e baratto
🌼 OPERATORI OLISTICI per coccolarti
💪 RETI RESISTENTI per non dimenticare
🐧 LAB LINUX porta il tuo PC
🍝 PRANZO & SFIZI sani e golosi (non portarti cibo da fuori!)
🥬 SPESA BIO km0 per conoscere chi coltiva il tuo cibo
📌 INFO
www.arcapacis.it - t.me/arcapacis - sostienici 🎥
Aiutaci a passare parola! 🙏 ❤️ 🕊
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Forwarded from GNU/Linux Italia
Allerta in Russia: stop a sorveglianza domestica e App di incontri per rischio di spionaggio Ucraino
La Russia è preoccupata per gli impianti di video sorveglianza domestica. Sapete, le classiche IP camera che moltissimi di noi hanno in casa. Installate per motivi di sicurezza (quale non lo so visto che ormai i ladri sanno come comportarsi per neutralizzare i rischi), possono rivelarsi uno strumento utile a organismi statali per entrare…
https://www.laseroffice.it/blog/2024/08/22/allerta-in-russia-stop-a-sorveglianza-domestica-e-app-di-incontri-per-rischio-di-spionaggio-ucraino/
La Russia è preoccupata per gli impianti di video sorveglianza domestica. Sapete, le classiche IP camera che moltissimi di noi hanno in casa. Installate per motivi di sicurezza (quale non lo so visto che ormai i ladri sanno come comportarsi per neutralizzare i rischi), possono rivelarsi uno strumento utile a organismi statali per entrare…
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🇺🇸 USA2024 - Persistono le voci di un possibile ritiro del candidato indipendente Robert Francis Kennedy con contestuale dichiarazione di sostegno a Donald Trump. Secondo ABC e altre testate, RFK potrebbe annunciare la decisione in un discorso domani.
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ISRAELE, IL GENOCIDIO E I FORNITORI DI PETROLIO GREGGIO
Di Amarynth per Global South
Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha scritto un breve tweet in cui si congratulava con una giornalista specifica, Nina Lakhani, per aver indagato su questo argomento e per aver pubblicato un articolo importante sul The Guardian. Quindi, The Guardian? Non ho nemmeno voluto leggere finché non ho visto che la ricerca era basata sui numeri di Oil Change International.
Questi sono numeri validi.
Forse ricorderete che la Corte internazionale di giustizia (ICJ) il 26 gennaio ha ordinato a Israele di impedire atti di genocidio a Gaza. Questa era la prima parte della sentenza e la seconda parte di quella sentenza ha ricordato agli stati e alle entità che hanno a che fare con Israele che, in base alla convenzione sul genocidio, hanno un “interesse comune a garantire la prevenzione, la repressione e la punizione del genocidio”. Queste parole significano che anche se Israele ignora le sentenze della corte, gli altri paesi che fanno parte della convenzione devono rispettarle e possono essere ritenuti responsabili se non lo fanno. Sappiamo che Israele ha ampiamente superato i severissimi test legali per la classificazione di un genocidio. Ciò che questo significa per i paesi che riforniscono Israele mentre stanno commettendo un genocidio è che il fornitore, il paese o le grandi imprese petrolifere possono essere accusati presso la Corte internazionale di giustizia per aver permesso il genocidio. Ai sensi della convenzione sul genocidio, o meglio conosciuta come Convenzioni di Ginevra, hanno un “interesse comune a garantire la prevenzione, la repressione e la punizione del genocidio”. Non importa se Israele ha firmato la convenzione. La responsabilità è stata attribuita dalla corte in egual misura anche all’entità che ha permesso il genocidio. Questo è il diritto internazionale. Immaginate una situazione in cui la Cina, ad esempio, effettui una…
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Francesca Albanese, la relatrice speciale delle Nazioni Unite sui territori palestinesi occupati, ha scritto un breve tweet in cui si congratulava con una giornalista specifica, Nina Lakhani, per aver indagato su questo argomento e per aver pubblicato un articolo importante sul The Guardian. Quindi, The Guardian? Non ho nemmeno voluto leggere finché non ho visto che la ricerca era basata sui numeri di Oil Change International.
Questi sono numeri validi.
Forse ricorderete che la Corte internazionale di giustizia (ICJ) il 26 gennaio ha ordinato a Israele di impedire atti di genocidio a Gaza. Questa era la prima parte della sentenza e la seconda parte di quella sentenza ha ricordato agli stati e alle entità che hanno a che fare con Israele che, in base alla convenzione sul genocidio, hanno un “interesse comune a garantire la prevenzione, la repressione e la punizione del genocidio”. Queste parole significano che anche se Israele ignora le sentenze della corte, gli altri paesi che fanno parte della convenzione devono rispettarle e possono essere ritenuti responsabili se non lo fanno. Sappiamo che Israele ha ampiamente superato i severissimi test legali per la classificazione di un genocidio. Ciò che questo significa per i paesi che riforniscono Israele mentre stanno commettendo un genocidio è che il fornitore, il paese o le grandi imprese petrolifere possono essere accusati presso la Corte internazionale di giustizia per aver permesso il genocidio. Ai sensi della convenzione sul genocidio, o meglio conosciuta come Convenzioni di Ginevra, hanno un “interesse comune a garantire la prevenzione, la repressione e la punizione del genocidio”. Non importa se Israele ha firmato la convenzione. La responsabilità è stata attribuita dalla corte in egual misura anche all’entità che ha permesso il genocidio. Questo è il diritto internazionale. Immaginate una situazione in cui la Cina, ad esempio, effettui una…
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I NETANYAHU - UNA DINASTIA DI POTERE E CONTROVERSIE - Parte 1
Nel complesso scacchiere del Medio Oriente, poche famiglie hanno avuto un impatto tanto profondo e controverso quanto i Netanyahu. Da Benzion a Benjamin, questa dinastia ha plasmato il destino di Israele per oltre sette decenni, lasciando dietro di sé una scia di polemiche, divisioni e un conflitto apparentemente senza fine.
Benzion Netanyahu: l'ideologo dell'intransigenza
La saga dei Netanyahu inizia con Benzion, nato nel 1910 a Varsavia. Trasferitosi in Palestina nel 1920, Benzion abbracciò la visione più radicale del sionismo, quella di Ze'ev Jabotinsky. Questa ideologia, che rifiutava categoricamente qualsiasi compromesso con la popolazione araba, gettò le basi per decenni di conflitto.
La Dottrina della Muraglia di Ferro
La "Dottrina della Muraglia di Ferro", derivata dal pensiero di Jabotinsky e abbracciata da Benzion, sosteneva che gli arabi avrebbero accettato uno stato ebraico solo di fronte a una forza schiacciante. Questa visione militarista e intransigente ha alimentato un ciclo di violenza che persiste fino ad oggi. Benzion argomentava che "gli arabi non rinunceranno mai alla Palestina... a meno che non si rendano conto che non hanno alcuna possibilità di vincere". Questa convinzione ha giustificato decenni di politiche aggressive e di espansione territoriale, ignorando le aspirazioni e i diritti dei palestinesi.
Leggi l’articolo completo su Global South Calling
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Nel complesso scacchiere del Medio Oriente, poche famiglie hanno avuto un impatto tanto profondo e controverso quanto i Netanyahu. Da Benzion a Benjamin, questa dinastia ha plasmato il destino di Israele per oltre sette decenni, lasciando dietro di sé una scia di polemiche, divisioni e un conflitto apparentemente senza fine.
Benzion Netanyahu: l'ideologo dell'intransigenza
La saga dei Netanyahu inizia con Benzion, nato nel 1910 a Varsavia. Trasferitosi in Palestina nel 1920, Benzion abbracciò la visione più radicale del sionismo, quella di Ze'ev Jabotinsky. Questa ideologia, che rifiutava categoricamente qualsiasi compromesso con la popolazione araba, gettò le basi per decenni di conflitto.
La Dottrina della Muraglia di Ferro
La "Dottrina della Muraglia di Ferro", derivata dal pensiero di Jabotinsky e abbracciata da Benzion, sosteneva che gli arabi avrebbero accettato uno stato ebraico solo di fronte a una forza schiacciante. Questa visione militarista e intransigente ha alimentato un ciclo di violenza che persiste fino ad oggi. Benzion argomentava che "gli arabi non rinunceranno mai alla Palestina... a meno che non si rendano conto che non hanno alcuna possibilità di vincere". Questa convinzione ha giustificato decenni di politiche aggressive e di espansione territoriale, ignorando le aspirazioni e i diritti dei palestinesi.
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I GRANDI DEL FUMETTO
SILVER
Guido Silvestri, noto con lo pseudonimo di Silver, è uno dei più celebri fumettisti italiani, nato a Modena nel 1952. La sua fama è principalmente legata alla creazione del personaggio di Lupo Alberto, protagonista di una serie di fumetti che ha saputo catturare l'attenzione di diverse generazioni. Silver inizia la sua carriera come collaboratore del famoso fumettista Franco Bonvicini, conosciuto come Bonvi, e presto sviluppa uno stile proprio, caratterizzato da un umorismo sottile e brillante. Nel 1974, nasce Lupo Alberto, un lupo azzurro che abita la Fattoria McKenzie, un luogo immaginario popolato da vari personaggi animali. Lupo Alberto rappresenta una figura ribelle e indipendente, che vive una tormentata storia d’amore con Marta, una gallina. Questo contrasto, tra un lupo "predatore" e una gallina "preda", diventa uno dei temi comici ricorrenti della serie. Il fumetto si distingue per l’ironia e le situazioni surreali, ma allo stesso tempo Silver utilizza i personaggi per riflettere su temi sociali e culturali contemporanei, come il rapporto con l'autorità e il conformismo. Negli anni, Lupo Alberto è diventato un’icona della cultura pop italiana, grazie anche a trasposizioni televisive e campagne sociali. Il successo del fumetto risiede nella sua capacità di combinare leggerezza e riflessione, rendendo il personaggio di Silver un simbolo di libertà e anticonformismo.
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SILVER
Guido Silvestri, noto con lo pseudonimo di Silver, è uno dei più celebri fumettisti italiani, nato a Modena nel 1952. La sua fama è principalmente legata alla creazione del personaggio di Lupo Alberto, protagonista di una serie di fumetti che ha saputo catturare l'attenzione di diverse generazioni. Silver inizia la sua carriera come collaboratore del famoso fumettista Franco Bonvicini, conosciuto come Bonvi, e presto sviluppa uno stile proprio, caratterizzato da un umorismo sottile e brillante. Nel 1974, nasce Lupo Alberto, un lupo azzurro che abita la Fattoria McKenzie, un luogo immaginario popolato da vari personaggi animali. Lupo Alberto rappresenta una figura ribelle e indipendente, che vive una tormentata storia d’amore con Marta, una gallina. Questo contrasto, tra un lupo "predatore" e una gallina "preda", diventa uno dei temi comici ricorrenti della serie. Il fumetto si distingue per l’ironia e le situazioni surreali, ma allo stesso tempo Silver utilizza i personaggi per riflettere su temi sociali e culturali contemporanei, come il rapporto con l'autorità e il conformismo. Negli anni, Lupo Alberto è diventato un’icona della cultura pop italiana, grazie anche a trasposizioni televisive e campagne sociali. Il successo del fumetto risiede nella sua capacità di combinare leggerezza e riflessione, rendendo il personaggio di Silver un simbolo di libertà e anticonformismo.
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🇾🇪 YEMEN - Gli Houthi hanno annunciato una conferenza stampa per oggi dopo aver abbattuto un altro drone americano MQ-9 Reaper a Marib, nello Yemen. Si tratta del sesto di questi velivoli abbattuti dalle forze di Andar Allah negli ultimi mesi.
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Il 22 agosto 1864 viene adottata la prima delle Convenzioni di Ginevra: la Convenzione per il miglioramento delle condizioni dei militari feriti in guerra.
L'impulso venne dall'attività di Jean Henry Dunant, motivato dagli orrori di guerra da lui osservati durante la battaglia di Solferino e descritte nell'opera Un ricordo di Solferino, destinata ai sovrani di tutta Europa.
Le Convenzioni proteggono le associazioni umanitarie, come la Croce Rossa, che si trovino a prestare servizio in territorio di guerra, e assicurano il rispetto del personale civile e di quello medico non coinvolto negli scontri: Dunant fu infatti anche fondatore proprio della Croce Rossa. Questa prima convenzione fu firmata dai rappresentanti di 12 governi (Svizzera, Baden, Belgio, Danimarca, Spagna, Portogallo, Francia, Assia, Italia, Paesi Bassi, Prussia e Württemberg). Gli Stati Uniti la ratificarono il 1º marzo 1882.
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L'impulso venne dall'attività di Jean Henry Dunant, motivato dagli orrori di guerra da lui osservati durante la battaglia di Solferino e descritte nell'opera Un ricordo di Solferino, destinata ai sovrani di tutta Europa.
Le Convenzioni proteggono le associazioni umanitarie, come la Croce Rossa, che si trovino a prestare servizio in territorio di guerra, e assicurano il rispetto del personale civile e di quello medico non coinvolto negli scontri: Dunant fu infatti anche fondatore proprio della Croce Rossa. Questa prima convenzione fu firmata dai rappresentanti di 12 governi (Svizzera, Baden, Belgio, Danimarca, Spagna, Portogallo, Francia, Assia, Italia, Paesi Bassi, Prussia e Württemberg). Gli Stati Uniti la ratificarono il 1º marzo 1882.
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Forwarded from Lettera da Mosca
RUSSIA - Il traghetto russo Conroe Trader nel porto di Kavkaz è stato colpito da un attacco missilistico delle forze armate ucraine. Il traghetto era carico di cisterne ferroviarie contenenti carburante.
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🇷🇺 PUTIN: "L'UCRAINA HA TENTATO DI COLPIRE LA CENTRALE NUCLEARE DU KURSK"
Fonte: East Calling
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Nella notte di giovedì 22 agosto, le Forze armate dell'Ucraina (AFU) hanno tentato di colpire la centrale nucleare di Kursk (NPP). L'annuncio è stato dato dal presidente Vladimir Putin durante un incontro sulla situazione nella zona di confine russa. La trasmissione è stata condotta dal canale Telegram del Cremlino.
Il nemico ha tentato di colpire la centrale nucleare questa notte. L'Agenzia Internazionale per l'Energia Atomica è stata informata e promette di venire a inviare specialisti per valutare la situazione
— ha detto il capo dello Stato. Ha espresso la speranza che l'AIEA mantenga la sua promessa.
Fonte: East Calling
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L’AUSTRALIA È RIMASTA AGGANCIATA AGLI STATI UNITI
di Redazione
Il Paese ha istituito un Cyber Command e sta rafforzando la cooperazione con Washington.
L’ Australia occupa un posto speciale nella geopolitica globale. Nonostante le dimensioni del paese, non ha maipartecipato attivamente alla definizione dei processi politici globali, agendo come appendice del Regno Unito e poi degli Stati Uniti. Ora, nel contesto del mutevole equilibrio globale del potere e del crescente confronto tra Stati Uniti e Cina, l’Australia sta diventando un lontano cortile di Washington, che sarà utilizzato dal Pentagono come roccaforte strategica nella regione del Pacifico.Il 9 agosto è stato annunciato che il Paese aveva istituito un Cyber Command. Joint Cyber Unit, Fleet Cyber Unit, 138 Signal Squadron, 462 Squadron e 1st Joint Public Affairs Unit sono ora tutti confluiti nel Cyber Forces Group. È prevista per il futuro la creazione di una Joint Data Network Unit dal suo precedente ruolo di task di supporto operativo. Il Cyber Command è affiancato dalla Cyberspace Operations Division, dalla Joint Capabilities Division, dalla Strategic Military Effects Branch e dal personale ADF impiegato nell’Australian Signals Directorate. Il dominio cyber comprende il cyberspazio e lo spettro elettromagnetico. La guerra cognitiva e dell’informazione, correlata al lavoro del nuovo Cyber Command, riguarda avere capacità e produrre effetti all’interno dell’ambiente informativo, che comprende tutti e cinque i domini: nell’applicazione del potere militare, oltre al dominio cyber, è anche marittimo, terrestre, aereo e spaziale.
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di Redazione
Il Paese ha istituito un Cyber Command e sta rafforzando la cooperazione con Washington.
L’ Australia occupa un posto speciale nella geopolitica globale. Nonostante le dimensioni del paese, non ha maipartecipato attivamente alla definizione dei processi politici globali, agendo come appendice del Regno Unito e poi degli Stati Uniti. Ora, nel contesto del mutevole equilibrio globale del potere e del crescente confronto tra Stati Uniti e Cina, l’Australia sta diventando un lontano cortile di Washington, che sarà utilizzato dal Pentagono come roccaforte strategica nella regione del Pacifico.Il 9 agosto è stato annunciato che il Paese aveva istituito un Cyber Command. Joint Cyber Unit, Fleet Cyber Unit, 138 Signal Squadron, 462 Squadron e 1st Joint Public Affairs Unit sono ora tutti confluiti nel Cyber Forces Group. È prevista per il futuro la creazione di una Joint Data Network Unit dal suo precedente ruolo di task di supporto operativo. Il Cyber Command è affiancato dalla Cyberspace Operations Division, dalla Joint Capabilities Division, dalla Strategic Military Effects Branch e dal personale ADF impiegato nell’Australian Signals Directorate. Il dominio cyber comprende il cyberspazio e lo spettro elettromagnetico. La guerra cognitiva e dell’informazione, correlata al lavoro del nuovo Cyber Command, riguarda avere capacità e produrre effetti all’interno dell’ambiente informativo, che comprende tutti e cinque i domini: nell’applicazione del potere militare, oltre al dominio cyber, è anche marittimo, terrestre, aereo e spaziale.
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🔴 KURSK E DONBASS: COSA STA SUCCEDENDO
Mentre l'attenzione mediatica occidentale è tutta concentrata sull'incursione ucraina nella regione russa di Kursk, le cose non vanno affatto bene per Kiev nel Donbass.
Per quanto, ovviamente, non ci sia niente di strano nel fatto che l'esercito ucraino abbia deciso - nel quadro di un conflitto diretto - di entrare nel territorio del paese nemico, questa iniziativa militare presenta non pochi aspetti inconsueti. Il primo dei quali risulta ben visibile sui media occidentali, assai più che sul campo di battaglia. Contrariamente a quanto è sempre avvenuto, infatti, soprattutto la stampa statunitense ha sin dal primo momento criticato l'operazione, mettendone in dubbio l'opportunità operativa. Il che è singolare, non solo perché invece il sostegno a Kiev è sempre stato totale ed acritico, ma perché con ogni evidenza questa operazione è stata concordata, preparata, coordinata - e fors'anche diretta - dai comandi NATO. Questa ambiguità, pertanto, lascia perplessi.
Che l'incursione avesse l'intenzione di distrarre truppe russe dal Donbass, non solo si è rivelato un calcolo errato, ma soprattutto significa che l'intera operazione è stata mal concepita. Perché concentrare lì un gruppo considerevole di forze (uomini, corazzati, MBT, artiglieria, sistemi anti-aerei e anti-missile...), scegliendo tra i reparti migliori e più preparati, non sembra affatto una operazione diversiva. Che comunque non ha funzionato. Il fronte si sta stabilizzando, e le unità russe schierate sugli altri settori del fronte non sono state spostate qui.
Mentre infatti Syrsky raggruppava il meglio del suo esercito, senza poi nemmeno lanciarlo in un vero tentativo di sfondamento e penetrazione in profondità, il ritmo di avanzata russo nel Donbass ha preso ad accelerare significativamente, soprattutto nell'oblast di Donetsk - quello in cui il territorio ancora sotto controllo ucraino è il più ampio. Nel giro di alcuni giorni, sono caduti in mano russa tutta una serie di villaggi: Sveredonovka, Novozhelannoye, Zavetnoye, New York, Zavizne, Viemka, Dzerzhinsk, Scukne, Mezhevoye, Skuchnoye, Zhuravka, Novgorodskoye, Zhelannoye, Komyshivka, Ptichye, Mezhevoy...
Particolarmente significativa l'avanzata su Pokrovsk e Toretsk, due punti nodali della difesa ucraina sul fronte del Donbass. Senza le forze dislocate a nord-est, nella regione di Sumy, l'intero settore rischia di essere travolto, con potenziali conseguenze disastrose per le forze armate ucraine nel loro complesso. Nonostante l'iniezione di fiducia che - tra l'altro - l'incursione verso Kursk si sperava apportasse al morale delle truppe, il risultato sembra essere opposto: molti comandanti delle unità schierate in Donbass, infatti, stanno criticando aspramente l'operazione, proprio a causa delle conseguenze sul fronte sud-est, e si segnalano nuovi casi di insubordinazione di interi reparti.
Insomma, sembra che l'AFU (o meglio, la NATO...) abbia una strategia alquanto vaga, e seppure - come in questo caso - riesca talvolta a fare scelte tattiche di una qualche efficacia (almeno temporanea), quando poi si passa sul piano operativo si rivela assolutamente estemporanea, mettendo in campo azioni completamente avulse da un disegno più generale.
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Mentre l'attenzione mediatica occidentale è tutta concentrata sull'incursione ucraina nella regione russa di Kursk, le cose non vanno affatto bene per Kiev nel Donbass.
Per quanto, ovviamente, non ci sia niente di strano nel fatto che l'esercito ucraino abbia deciso - nel quadro di un conflitto diretto - di entrare nel territorio del paese nemico, questa iniziativa militare presenta non pochi aspetti inconsueti. Il primo dei quali risulta ben visibile sui media occidentali, assai più che sul campo di battaglia. Contrariamente a quanto è sempre avvenuto, infatti, soprattutto la stampa statunitense ha sin dal primo momento criticato l'operazione, mettendone in dubbio l'opportunità operativa. Il che è singolare, non solo perché invece il sostegno a Kiev è sempre stato totale ed acritico, ma perché con ogni evidenza questa operazione è stata concordata, preparata, coordinata - e fors'anche diretta - dai comandi NATO. Questa ambiguità, pertanto, lascia perplessi.
Che l'incursione avesse l'intenzione di distrarre truppe russe dal Donbass, non solo si è rivelato un calcolo errato, ma soprattutto significa che l'intera operazione è stata mal concepita. Perché concentrare lì un gruppo considerevole di forze (uomini, corazzati, MBT, artiglieria, sistemi anti-aerei e anti-missile...), scegliendo tra i reparti migliori e più preparati, non sembra affatto una operazione diversiva. Che comunque non ha funzionato. Il fronte si sta stabilizzando, e le unità russe schierate sugli altri settori del fronte non sono state spostate qui.
Mentre infatti Syrsky raggruppava il meglio del suo esercito, senza poi nemmeno lanciarlo in un vero tentativo di sfondamento e penetrazione in profondità, il ritmo di avanzata russo nel Donbass ha preso ad accelerare significativamente, soprattutto nell'oblast di Donetsk - quello in cui il territorio ancora sotto controllo ucraino è il più ampio. Nel giro di alcuni giorni, sono caduti in mano russa tutta una serie di villaggi: Sveredonovka, Novozhelannoye, Zavetnoye, New York, Zavizne, Viemka, Dzerzhinsk, Scukne, Mezhevoye, Skuchnoye, Zhuravka, Novgorodskoye, Zhelannoye, Komyshivka, Ptichye, Mezhevoy...
Particolarmente significativa l'avanzata su Pokrovsk e Toretsk, due punti nodali della difesa ucraina sul fronte del Donbass. Senza le forze dislocate a nord-est, nella regione di Sumy, l'intero settore rischia di essere travolto, con potenziali conseguenze disastrose per le forze armate ucraine nel loro complesso. Nonostante l'iniezione di fiducia che - tra l'altro - l'incursione verso Kursk si sperava apportasse al morale delle truppe, il risultato sembra essere opposto: molti comandanti delle unità schierate in Donbass, infatti, stanno criticando aspramente l'operazione, proprio a causa delle conseguenze sul fronte sud-est, e si segnalano nuovi casi di insubordinazione di interi reparti.
Insomma, sembra che l'AFU (o meglio, la NATO...) abbia una strategia alquanto vaga, e seppure - come in questo caso - riesca talvolta a fare scelte tattiche di una qualche efficacia (almeno temporanea), quando poi si passa sul piano operativo si rivela assolutamente estemporanea, mettendo in campo azioni completamente avulse da un disegno più generale.
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Giubbe Rosse
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Per contattare la redazione: redazione.gr@proton.me
Resistere è un buon investimento.
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INVIATA ONU: LA LIBIA SI STA DETERIORANDO “RAPIDAMENTE”
Le Nazioni Unite hanno avvertito che la situazione economica e di sicurezza in Libia sta raggiungendo un punto di crisi, con il timore di una nuova esplosione di violenza.
Martedì le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per il rapido deterioramento della situazione economica e di sicurezza in Libia, denunciando le mosse “unilaterali” degli attori libici che hanno “aumentato la tensione”. Il Paese, che conta 6,8 milioni di abitanti, ha faticato a riprendersi da anni di conflitto dopo la rivoluzione libica del 2011 che ha rovesciato il dittatore di lunga data Muammar Gheddafi, e rimane diviso tra un governo riconosciuto dall’ONU con sede nella capitale Tripoli e un’amministrazione rivale nell’est, sostenuta dall’uomo forte militare Khalifa Haftar. Ora, il riemergere di spargimenti di sangue e lotte di potere nella vasta nazione nordafricana ha sollevato il timore di un’escalation più ampia, minacciando di infliggere un colpo fatale alla transizione politica promossa dalle Nazioni Unite e di spingere il Paese dilaniato dalla guerra ancora più in profondità. “Negli ultimi due mesi, la situazione in Libia si è deteriorata rapidamente in termini di stabilità politica, economica e di sicurezza”, ha dichiarato al Consiglio di sicurezza Stephanie Koury, capo facente funzioni della missione politica delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL).
“Gli atti unilaterali degli attori politici, militari e di sicurezza libici hanno aumentato la tensione, rafforzato ulteriormente le divisioni istituzionali e politiche e complicato gli sforzi per una soluzione politica negoziata”,
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Le Nazioni Unite hanno avvertito che la situazione economica e di sicurezza in Libia sta raggiungendo un punto di crisi, con il timore di una nuova esplosione di violenza.
Martedì le Nazioni Unite hanno espresso preoccupazione per il rapido deterioramento della situazione economica e di sicurezza in Libia, denunciando le mosse “unilaterali” degli attori libici che hanno “aumentato la tensione”. Il Paese, che conta 6,8 milioni di abitanti, ha faticato a riprendersi da anni di conflitto dopo la rivoluzione libica del 2011 che ha rovesciato il dittatore di lunga data Muammar Gheddafi, e rimane diviso tra un governo riconosciuto dall’ONU con sede nella capitale Tripoli e un’amministrazione rivale nell’est, sostenuta dall’uomo forte militare Khalifa Haftar. Ora, il riemergere di spargimenti di sangue e lotte di potere nella vasta nazione nordafricana ha sollevato il timore di un’escalation più ampia, minacciando di infliggere un colpo fatale alla transizione politica promossa dalle Nazioni Unite e di spingere il Paese dilaniato dalla guerra ancora più in profondità. “Negli ultimi due mesi, la situazione in Libia si è deteriorata rapidamente in termini di stabilità politica, economica e di sicurezza”, ha dichiarato al Consiglio di sicurezza Stephanie Koury, capo facente funzioni della missione politica delle Nazioni Unite in Libia (UNSMIL).
“Gli atti unilaterali degli attori politici, militari e di sicurezza libici hanno aumentato la tensione, rafforzato ulteriormente le divisioni istituzionali e politiche e complicato gli sforzi per una soluzione politica negoziata”,
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Lettera da Mosca
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🇷🇺🇺🇦 Il traghetto Conroe Trader attaccato dagli ucraini nel porto di Kavkaz nel Kuban aveva a bordo 30 serbatoi di carburante. A causa dei danni subiti, il traghetto è affondato nelle acque del porto di Kavkaz.
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🇨🇦 CANADA. RETE FERROVIARIA PER IL TRASPORTO MERCI VIENE CHIUSA DOPO IL FALLIMENTO DELLA TRATTATIVA TRA SOCIETÀ DI TRASPORTI E SINDACATI
Fonte: AFP/Barron's
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La rete ferroviaria per il trasporto merci in Canada ha chiuso l’attività oggi, bloccando quasi 10.000 lavoratori dopo che i due operatori del paese non sono riusciti a raggiungere accordi di lavoro, ha detto il sindacato.
"Nonostante mesi di negoziati in buona fede... le parti rimangono distanti e sia CN che CPKC hanno iniziato la loro serrata", ha detto il sindacato Teamsters Canada Rail Conference in una dichiarazione riferendosi alla Canadian National Railway (CN) e alla Canadian Pacific Kansas City (CPKC). Il sindacato che rappresenta quasi 10.000 lavoratori aveva dato una scadenza di mezzanotte (0500 GMT) per raggiungere un accordo.
È la prima volta che il paese si trova di fronte a interruzioni simultanee del lavoro nelle due società, che in passato hanno negoziato accordi di lavoro ad anni alterni.
CN e CPKC, con rotte dall'Atlantico alle coste del Pacifico e a sud negli Stati Uniti, trasportano merci per un valore stimato di 1 miliardo di dollari canadesi (730 milioni di dollari USA) al giorno, tra cui cereali e potassio, automobili e prodotti petroliferi e legname.
Le compagnie ferroviarie statunitensi e gli spedizionieri esteri avevano già smesso di accettare alcune merci destinate al Canada in previsione di un'interruzione.
Le controversie hanno riguardato le preoccupazioni dei lavoratori per le lunghe ore di lavoro e la stanchezza che porta a condizioni di lavoro pericolose. CN aveva cercato di forzare il trasferimento temporaneo dei lavoratori per colmare la carenza di personale in alcune parti del Canada, opzione che il sindacato ha respinto. La controversia con la CPKC è incentrata su questioni di sicurezza relative ai periodi di riposo per il personale dei treni.
I due operatori ferroviari "si sono dimostrati disposti a compromettere la sicurezza ferroviaria e a dividere le famiglie per guadagnare un dollaro in più", ha detto il presidente di Teamsters Paul Boucher.
Fonte: AFP/Barron's
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Barron's
Canada's Freight Rail Network Shut Down As Labour Deals Fail
Canada's freight rail network shut down operations on Thursday, locking out close to 10,000 workers after the country's two operators failed to reach labor agreements, the union said.
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