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Fintech Factory MEF: al via il nuovo programma per sostenere startup, PMI e imprenditoria femminile nell’innovazione fintech e nella cybersicurezza
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in collaborazione con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e il Dipartimento del Tesoro, lancia “Fintech Factory MEF”, un’iniziativa strategica pensata per rafforzare l’ecosistema dell’innovazione italiana attraverso contributi a fondo perduto per startup, PMI e realtà a conduzione femminile. Grazie a una dotazione complessiva di oltre 2 milioni di euro,…
https://www.mauriziomaraglino.it/fintech-factory-mef-al-via-il-nuovo-programma-per-sostenere-startup-pmi-e-imprenditoria-femminile-nellinnovazione-fintech-e-nella-cybersicurezza/
Il Ministero dell’Economia e delle Finanze, in collaborazione con l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale e il Dipartimento del Tesoro, lancia “Fintech Factory MEF”, un’iniziativa strategica pensata per rafforzare l’ecosistema dell’innovazione italiana attraverso contributi a fondo perduto per startup, PMI e realtà a conduzione femminile. Grazie a una dotazione complessiva di oltre 2 milioni di euro,…
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Fintech Factory MEF: al via il nuovo programma per sostenere startup, PMI e imprenditoria femminile nell’innovazione fintech e…
Finanziamenti fino a 90.000€ per startup e PMI innovative nel fintech e cybersecurity con il nuovo bando Fintech Factory MEF.
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Contributi a fondo perduto per le imprese che investono a Taranto: al via il Mini PIA 2025 – scopri come accedere fino al 70% di agevolazioni
Dal 5 luglio 2025 è possibile presentare domanda per partecipare all’Avviso pubblico “Programmi Integrati di Agevolazione Taranto – PIA Taranto“, pubblicato dalla Regione Puglia a valere sul Programma Nazionale Just Transition Fund – Piano Territoriale della Provincia di Taranto. Lo strumento, denominato “Mini PIA Taranto“, si inserisce nell’ambito della strategia del Just Transition Fund (JTF)…
https://www.mauriziomaraglino.it/mini-pia-taranto-2025-contributi-fondo-perduto/
Dal 5 luglio 2025 è possibile presentare domanda per partecipare all’Avviso pubblico “Programmi Integrati di Agevolazione Taranto – PIA Taranto“, pubblicato dalla Regione Puglia a valere sul Programma Nazionale Just Transition Fund – Piano Territoriale della Provincia di Taranto. Lo strumento, denominato “Mini PIA Taranto“, si inserisce nell’ambito della strategia del Just Transition Fund (JTF)…
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Contributi a fondo perduto per le imprese che investono a Taranto: al via il Mini PIA 2025 – scopri come accedere fino al 70% di…
Contributi a fondo perduto fino al 70% per imprese che investono a Taranto. Domande aperte dal 5 luglio 2025.
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Resto al Sud 2.0: fino a 200.000 euro per la tua impresa nel Mezzogiorno – ecco come ottenerli subito
Il Decreto Direttoriale 8 ottobre 2025 rende operativa la misura Resto al Sud 2.0, introdotta dal Decreto Coesione (DL 60/2024), con l’obiettivo di sostenere nuove attività imprenditoriali e professionali nel Sud Italia. Lo strumento punta su contributi a fondo perduto e voucher per l’innovazione, semplificando procedure e tempi rispetto alla prima versione del programma. Chi…
https://www.mauriziomaraglino.it/resto-al-sud-2-0-fino-a-200-000-euro-per-la-tua-impresa-nel-mezzogiorno-ecco-come-ottenerli-subito/
Il Decreto Direttoriale 8 ottobre 2025 rende operativa la misura Resto al Sud 2.0, introdotta dal Decreto Coesione (DL 60/2024), con l’obiettivo di sostenere nuove attività imprenditoriali e professionali nel Sud Italia. Lo strumento punta su contributi a fondo perduto e voucher per l’innovazione, semplificando procedure e tempi rispetto alla prima versione del programma. Chi…
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Scopri Resto al Sud 2.0 - fino a 200.000 € di agevolazioni per giovani under 35 che avviano un’impresa o startup nel Mezzogiorno.
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Ho letto l’intervista di Salvatore Rossi, ex DG di Bankitalia, pubblicata su La Stampa. È una posizione che rispetto, ma che guarda alla realtà di oggi con gli occhi di ieri.
Se davvero il successo delle crypto dipendesse solo dalla possibilità di fare pagamenti digitali con lo smartphone, la partita sarebbe chiusa da anni. PayPal, Satispay, le neobank e perfino i circuiti delle carte l’hanno già vinta. Revolut, solo nell’ultimo anno, ha superato i 52 milioni di utenti attivi, con volumi di transazioni in crescita oltre il 50%. Non c’è nulla di più semplice e veloce del pagare tap & go. Eppure, il mercato delle criptovalute continua a crescere.
Perché il punto non è il pagamento. Il punto è il controllo. È la possibilità di possedere i propri asset senza intermediari, senza autorizzazioni né censure. Nei Paesi emergenti questa tecnologia rappresenta il primo vero accesso al sistema finanziario della storia. In quelli sviluppati è una risposta al malessere crescente verso istituzioni percepite come distanti e lente. È un linguaggio nuovo della finanza: decentralizzato, aperto, globale.
La DeFi vale ormai decine di miliardi di dollari e non serve a comprare un caffè con un token, ma a prestare, investire, risparmiare, con strumenti finanziari che operano 24 ore su 24. È finanza, non magia. E chi la liquida come un’illusione rischia di sottovalutare una trasformazione che ha già cambiato le aspettative delle nuove generazioni: accesso sempre, limiti mai.
Le crypto vanno spiegate nelle scuole, come parte della nuova alfabetizzazione economico-finanziaria. Perché ridurle a una “bolla per sognatori” significa ignorare la direzione in cui si sta muovendo la finanza globale.
Il mondo sta cambiando. Possiamo restare spettatori increduli o diventare protagonisti consapevoli. Il vero rischio, oggi, non è credere alla magia ma voltarsi dall’altra parte mentre la realtà si trasforma.
Se davvero il successo delle crypto dipendesse solo dalla possibilità di fare pagamenti digitali con lo smartphone, la partita sarebbe chiusa da anni. PayPal, Satispay, le neobank e perfino i circuiti delle carte l’hanno già vinta. Revolut, solo nell’ultimo anno, ha superato i 52 milioni di utenti attivi, con volumi di transazioni in crescita oltre il 50%. Non c’è nulla di più semplice e veloce del pagare tap & go. Eppure, il mercato delle criptovalute continua a crescere.
Perché il punto non è il pagamento. Il punto è il controllo. È la possibilità di possedere i propri asset senza intermediari, senza autorizzazioni né censure. Nei Paesi emergenti questa tecnologia rappresenta il primo vero accesso al sistema finanziario della storia. In quelli sviluppati è una risposta al malessere crescente verso istituzioni percepite come distanti e lente. È un linguaggio nuovo della finanza: decentralizzato, aperto, globale.
La DeFi vale ormai decine di miliardi di dollari e non serve a comprare un caffè con un token, ma a prestare, investire, risparmiare, con strumenti finanziari che operano 24 ore su 24. È finanza, non magia. E chi la liquida come un’illusione rischia di sottovalutare una trasformazione che ha già cambiato le aspettative delle nuove generazioni: accesso sempre, limiti mai.
Le crypto vanno spiegate nelle scuole, come parte della nuova alfabetizzazione economico-finanziaria. Perché ridurle a una “bolla per sognatori” significa ignorare la direzione in cui si sta muovendo la finanza globale.
Il mondo sta cambiando. Possiamo restare spettatori increduli o diventare protagonisti consapevoli. Il vero rischio, oggi, non è credere alla magia ma voltarsi dall’altra parte mentre la realtà si trasforma.
Un articolo pubblicato da The Economist dal titolo “Why are American women leaving the labour force?” e ripreso dalle principali testate italiane in questi giorni, sta attirando l’attenzione dell’opinione pubblica.
Negli USA, il tasso di partecipazione femminile al lavoro è sceso dal 57,7% dell’agosto 2024 a circa il 56,9%, con una perdita di oltre 600.000 donne nel mercato del lavoro. Dopo anni di crescita costante, un numero rilevante di donne, soprattutto madri, sembra abbandonare la forza lavoro o ridurne drasticamente la partecipazione.
Secondo lo studio, i diversi fattori che si combinano per spiegare il fenomeno sono la difficoltà nel reperire servizi di assistenza all’infanzia a costi sostenibili, le politiche di ritorno in ufficio (return-to-office) post pandemia, e il fenomeno culturale “tradwife”, accompagnato dall’hashtag virale #stayathomegirlfriend. E poi, naturalmente, c’è anche l’effetto Trump.
La tendenza mi ha molto incuriosito, perché qui in Italia la partecipazione femminile al lavoro continua ad aumentare, grazie anche a politiche di sostegno alla genitorialità, servizi di cura infantile più robusti e una normativa che tende a favorire l’ingresso e la permanenza delle donne nel lavoro.
Qualche giorno fa, #ASMel ha comunicato che al maxi avviso per lavorare negli enti locali sono arrivate 136 mila candidature, di cui il 65% da parte di donne. Un dato che parla da solo.
In Italia il tasso di occupazione femminile è ancora intorno al 52%, contro il 70% medio europeo, ma cresce la propensione alla ricerca di un impiego, soprattutto tra le under 40. È un segnale di vitalità in un mercato che resta spesso troppo rigido e maschile nella sua architettura.
La vera sfida oggi è spostare il dibattito dal “quante donne lavorano” al “che tipo di lavoro trovano”, perché se la qualità resta bassa, la flessibilità si traduce in precarietà.
Negli USA qualcuno la chiama “the great female exit”. In Italia potremmo parlare, con un sorriso amaro, di “the great waiting list”. Le donne ci sono ma il sistema che deve smettere di chiedere loro di scegliere tra famiglia e ambizione.
E se intanto sui social continueranno a moltiplicarsi le #stayathomegirlfriend perfette, ricordiamoci che dietro ogni feed patinato ci sono milioni di donne reali che non vogliono restare a casa… ma vogliono semplicemente un lavoro all’altezza.
#economia #lavoro #occupazionefemminile #gendergap #theeconomist #inclusione
Negli USA, il tasso di partecipazione femminile al lavoro è sceso dal 57,7% dell’agosto 2024 a circa il 56,9%, con una perdita di oltre 600.000 donne nel mercato del lavoro. Dopo anni di crescita costante, un numero rilevante di donne, soprattutto madri, sembra abbandonare la forza lavoro o ridurne drasticamente la partecipazione.
Secondo lo studio, i diversi fattori che si combinano per spiegare il fenomeno sono la difficoltà nel reperire servizi di assistenza all’infanzia a costi sostenibili, le politiche di ritorno in ufficio (return-to-office) post pandemia, e il fenomeno culturale “tradwife”, accompagnato dall’hashtag virale #stayathomegirlfriend. E poi, naturalmente, c’è anche l’effetto Trump.
La tendenza mi ha molto incuriosito, perché qui in Italia la partecipazione femminile al lavoro continua ad aumentare, grazie anche a politiche di sostegno alla genitorialità, servizi di cura infantile più robusti e una normativa che tende a favorire l’ingresso e la permanenza delle donne nel lavoro.
Qualche giorno fa, #ASMel ha comunicato che al maxi avviso per lavorare negli enti locali sono arrivate 136 mila candidature, di cui il 65% da parte di donne. Un dato che parla da solo.
In Italia il tasso di occupazione femminile è ancora intorno al 52%, contro il 70% medio europeo, ma cresce la propensione alla ricerca di un impiego, soprattutto tra le under 40. È un segnale di vitalità in un mercato che resta spesso troppo rigido e maschile nella sua architettura.
La vera sfida oggi è spostare il dibattito dal “quante donne lavorano” al “che tipo di lavoro trovano”, perché se la qualità resta bassa, la flessibilità si traduce in precarietà.
Negli USA qualcuno la chiama “the great female exit”. In Italia potremmo parlare, con un sorriso amaro, di “the great waiting list”. Le donne ci sono ma il sistema che deve smettere di chiedere loro di scegliere tra famiglia e ambizione.
E se intanto sui social continueranno a moltiplicarsi le #stayathomegirlfriend perfette, ricordiamoci che dietro ogni feed patinato ci sono milioni di donne reali che non vogliono restare a casa… ma vogliono semplicemente un lavoro all’altezza.
#economia #lavoro #occupazionefemminile #gendergap #theeconomist #inclusione
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Abemus percentuale ZES Unica ⚖️📉
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la percentuale del credito di imposta effettivamente fruibile, pari al 60,3811% di quello teorico maturato. Tradotto, ciò che fino a ieri era nei business plan come credito “pieno” oggi si trasforma in un beneficio ridimensionato, con effetti immediati su liquidità, sostenibilità finanziaria e programmazione degli investimenti 💸
Il meccanismo è noto ma oggi diventa finalmente concreto. Il credito ZES Unica nasce come credito teorico, calcolato sull’investimento agevolabile applicando le intensità previste dal DL 124/2023 e dal Regolamento UE 651/2014, nel rispetto della Carta degli aiuti a finalità regionale. Con il provvedimento di riparto, però, quel credito viene ridotto applicando il coefficiente del 60,3811% e diventa utilizzabile solo in compensazione F24, così come risulta dal cassetto fiscale. La circolare ribadisce anche i capisaldi già noti, dalla reale sussistenza di un investimento iniziale alla corretta distinzione tra componente immobiliare e non immobiliare, fino al limite del 50% sugli immobili richiamato anche dalla risposta a interpello 183 del 2025.
Questa percentuale mette in evidenza una criticità strutturale del sistema degli incentivi fiscali. Il legislatore definisce un quadro di agevolazione teorico, mentre l’amministrazione finanziaria, solo a valle, quantifica l’effettiva capacità di spesa pubblica. Il risultato è che l’impresa conosce il beneficio reale solo dopo aver sostenuto gli investimenti, quando le decisioni strategiche sono ormai irreversibili. Dal punto di vista tecnico non si tratta di un errore applicativo, ma di un meccanismo che trasferisce una parte rilevante del rischio finanziario sull’impresa beneficiaria.
In questo contesto la ZES Unica mostra con chiarezza il suo limite più evidente. Il credito di imposta non può essere considerato un elemento certo di copertura degli investimenti, ma una variabile aleatoria, dipendente da fattori esogeni come il numero delle domande ammesse e le risorse disponibili. Per questo diventa sempre più necessario progettare gli interventi in modo che restino economicamente sostenibili anche in presenza di una riduzione significativa dell’agevolazione, evitando che il credito fiscale diventi l’asse portante del piano finanziario.
La percentuale del 60,3811% non è solo un dato numerico. È un segnale tecnico preciso che impone un cambio di approccio. Gli incentivi vanno trattati come un fattore di miglioramento della redditività, non come una garanzia. Quando la distanza tra credito teorico e credito effettivo diventa così marcata, la vera selezione dei progetti non la fa la norma agevolativa, ma la loro capacità di stare in equilibrio anche senza l’agevolazione promessa.
#ZESUnica #CreditoImposta #FiscalitàAgevolata #IncentiviFiscali #PoliticaIndustriale #Mezzogiorno #FinanzaPubblica #Regolamentazione #BusinessPlanning #RiskManagement
L’Agenzia delle Entrate ha pubblicato la percentuale del credito di imposta effettivamente fruibile, pari al 60,3811% di quello teorico maturato. Tradotto, ciò che fino a ieri era nei business plan come credito “pieno” oggi si trasforma in un beneficio ridimensionato, con effetti immediati su liquidità, sostenibilità finanziaria e programmazione degli investimenti 💸
Il meccanismo è noto ma oggi diventa finalmente concreto. Il credito ZES Unica nasce come credito teorico, calcolato sull’investimento agevolabile applicando le intensità previste dal DL 124/2023 e dal Regolamento UE 651/2014, nel rispetto della Carta degli aiuti a finalità regionale. Con il provvedimento di riparto, però, quel credito viene ridotto applicando il coefficiente del 60,3811% e diventa utilizzabile solo in compensazione F24, così come risulta dal cassetto fiscale. La circolare ribadisce anche i capisaldi già noti, dalla reale sussistenza di un investimento iniziale alla corretta distinzione tra componente immobiliare e non immobiliare, fino al limite del 50% sugli immobili richiamato anche dalla risposta a interpello 183 del 2025.
Questa percentuale mette in evidenza una criticità strutturale del sistema degli incentivi fiscali. Il legislatore definisce un quadro di agevolazione teorico, mentre l’amministrazione finanziaria, solo a valle, quantifica l’effettiva capacità di spesa pubblica. Il risultato è che l’impresa conosce il beneficio reale solo dopo aver sostenuto gli investimenti, quando le decisioni strategiche sono ormai irreversibili. Dal punto di vista tecnico non si tratta di un errore applicativo, ma di un meccanismo che trasferisce una parte rilevante del rischio finanziario sull’impresa beneficiaria.
In questo contesto la ZES Unica mostra con chiarezza il suo limite più evidente. Il credito di imposta non può essere considerato un elemento certo di copertura degli investimenti, ma una variabile aleatoria, dipendente da fattori esogeni come il numero delle domande ammesse e le risorse disponibili. Per questo diventa sempre più necessario progettare gli interventi in modo che restino economicamente sostenibili anche in presenza di una riduzione significativa dell’agevolazione, evitando che il credito fiscale diventi l’asse portante del piano finanziario.
La percentuale del 60,3811% non è solo un dato numerico. È un segnale tecnico preciso che impone un cambio di approccio. Gli incentivi vanno trattati come un fattore di miglioramento della redditività, non come una garanzia. Quando la distanza tra credito teorico e credito effettivo diventa così marcata, la vera selezione dei progetti non la fa la norma agevolativa, ma la loro capacità di stare in equilibrio anche senza l’agevolazione promessa.
#ZESUnica #CreditoImposta #FiscalitàAgevolata #IncentiviFiscali #PoliticaIndustriale #Mezzogiorno #FinanzaPubblica #Regolamentazione #BusinessPlanning #RiskManagement
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Auguri di Buon Natale e di un 2026 normativamente stabile (o almeno annunciato)
Anche quest’anno lo Studio Maraglino arriva al Natale con una certezza. Il lavoro non è mancato, le scadenze nemmeno, e l’idea di una fiscalità semplice, stabile e prevedibile continua a essere un obiettivo nobile, ma decisamente lontano dalla pratica quotidiana. C’è ancora chi si chiede se un commercialista creda davvero al Natale. La risposta è…
https://www.mauriziomaraglino.it/auguri-di-buon-natale-e-di-un-2026-normativamente-stabile-o-almeno-annunciato/
Anche quest’anno lo Studio Maraglino arriva al Natale con una certezza. Il lavoro non è mancato, le scadenze nemmeno, e l’idea di una fiscalità semplice, stabile e prevedibile continua a essere un obiettivo nobile, ma decisamente lontano dalla pratica quotidiana. C’è ancora chi si chiede se un commercialista creda davvero al Natale. La risposta è…
https://www.mauriziomaraglino.it/auguri-di-buon-natale-e-di-un-2026-normativamente-stabile-o-almeno-annunciato/
#StudioMaraglino
Auguri di Buon Natale e di un 2026 normativamente stabile (o almeno annunciato) - #StudioMaraglino
Lo Studio Maraglino racconta il 2025 tra norme che cambiano, imprese che nascono e chiudono, scadenze e fiducia costruita nel tempo.
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Tassazione criptovalute 2026: aliquota al 33%, eccezione 26% per stablecoin euro MiCAR e nuove regole ISEE
Dal 1° gennaio 2026 la fiscalità italiana sulle cripto-attività entra in una fase più netta e, per molti contribuenti, più onerosa: l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri proventi qualificati come redditi diversi ex articolo 67, comma 1, lettera c-sexies del TUIR si applica, in via generale, con aliquota del 33 per cento. La Legge…
https://www.mauriziomaraglino.it/tassazione-criptovalute-2026-aliquota-al-33-eccezione-26-per-stablecoin-euro-micar-e-nuove-regole-isee/
Dal 1° gennaio 2026 la fiscalità italiana sulle cripto-attività entra in una fase più netta e, per molti contribuenti, più onerosa: l’imposta sostitutiva sulle plusvalenze e sugli altri proventi qualificati come redditi diversi ex articolo 67, comma 1, lettera c-sexies del TUIR si applica, in via generale, con aliquota del 33 per cento. La Legge…
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#StudioMaraglino
Tassazione criptovalute 2026: aliquota al 33%, eccezione 26% per stablecoin euro MiCAR e nuove regole ISEE - #StudioMaraglino
Tassazione criptovalute 2026: aliquota 33%, eccezione 26% per stablecoin euro MiCAR, regole su plusvalenze, ISEE e casi pratici.
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TecnoNidi JTF Taranto come intercettare fino a 500.000 euro per avviare o sviluppare una startup innovativa
Un avviso dedicato alla provincia di Taranto con investimenti ammissibili nel range 25.000 500.000 euro e un impianto agevolativo che, se impostato correttamente, può coprire integralmente gli investimenti e sostenere i costi di avvio. Lo Studio Commercialista Maraglino ti supporta nella lettura tecnica del bando, nella costruzione del progetto e nella gestione della pratica fino…
https://www.mauriziomaraglino.it/tecnonidi-jtf-taranto-come-intercettare-fino-a-500-000-euro-per-avviare-o-sviluppare-una-startup-innovativa/
Un avviso dedicato alla provincia di Taranto con investimenti ammissibili nel range 25.000 500.000 euro e un impianto agevolativo che, se impostato correttamente, può coprire integralmente gli investimenti e sostenere i costi di avvio. Lo Studio Commercialista Maraglino ti supporta nella lettura tecnica del bando, nella costruzione del progetto e nella gestione della pratica fino…
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#StudioMaraglino
TecnoNidi JTF Taranto come intercettare fino a 500.000 euro per avviare o sviluppare una startup innovativa - #StudioMaraglino
Scopri TecnoNidi JTF Taranto e come ottenere fino a 500.000 euro per avviare o sviluppare una startup innovativa in provincia di Taranto.
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TecnoNidi JTF Taranto come intercettare fino a 500.000 euro per avviare o sviluppare una startup innovativa
Un avviso dedicato alla provincia di Taranto con investimenti ammissibili nel range 25.000 500.000 euro e un impianto agevolativo che, se impostato correttamente, può coprire integralmente gli investimenti e sostenere i costi di avvio. Lo Studio Commercialista Maraglino ti supporta nella lettura tecnica del bando, nella costruzione del progetto e nella gestione della pratica fino…
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Un avviso dedicato alla provincia di Taranto con investimenti ammissibili nel range 25.000 500.000 euro e un impianto agevolativo che, se impostato correttamente, può coprire integralmente gli investimenti e sostenere i costi di avvio. Lo Studio Commercialista Maraglino ti supporta nella lettura tecnica del bando, nella costruzione del progetto e nella gestione della pratica fino…
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Per anni l’incentivo del 30 per cento è stato una specie di cintura di sicurezza per chi decideva di investire in #startup. Non faceva vincere la gara, ma aiutava a non farsi troppo male quando il rischio era alto. Dal 1° gennaio 2026 quella cintura non c’è più, e il punto non è solo fiscale. Quando le regole cambiano all’improvviso, chi deve mettere capitale tende a rallentare, aspettare, guardare altrove.
Lavorando da sempre con startup e investitori vedo una dinamica molto semplice. Le idee non si fermano, si fermano le decisioni. I round slittano, le firme restano in sospeso, e il tempo perso raramente torna indietro. Ed è un paradosso, perché proprio mentre l’ecosistema stava diventando più maturo, la fiducia è tornata fragile.
Ho provato a raccontare tutto questo in un articolo pubblicato su Il Sole 24 ORE, senza slogan e senza lamentele, ma spiegando il mio punto di vista di chi questo tema lo studia e lo vive da anni. Perché togliere una leva senza costruire un ponte non rallenta solo gli investimenti, ma rischia di rallentare un pezzo di futuro.
Qui però il punto è politico. Un Paese che dice di credere nell’innovazione non può permettersi regole a interruttore. O rendiamo questi strumenti stabili, leggibili e difendibili, oppure continueremo a parlare di startup solo quando c’è un problema, lasciando che capitale, competenze e ambizione si spostino dove la traiettoria è più chiara.
https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2026/02/09/cosa-provoca-davvero-la-sospensione-degli-incentivi-alle-startup-innovative/
Mi farebbe davvero piacere leggere un vostro parere, sia sull’articolo sia sul tema in generale. Se vi va, un commento sotto al post aiuterebbe ad aprire un confronto che considero importante.
Ci tengo molto al vostro punto di vista.
Grazie davvero.
https://www.facebook.com/share/1AVK8oucKr/
Lavorando da sempre con startup e investitori vedo una dinamica molto semplice. Le idee non si fermano, si fermano le decisioni. I round slittano, le firme restano in sospeso, e il tempo perso raramente torna indietro. Ed è un paradosso, perché proprio mentre l’ecosistema stava diventando più maturo, la fiducia è tornata fragile.
Ho provato a raccontare tutto questo in un articolo pubblicato su Il Sole 24 ORE, senza slogan e senza lamentele, ma spiegando il mio punto di vista di chi questo tema lo studia e lo vive da anni. Perché togliere una leva senza costruire un ponte non rallenta solo gli investimenti, ma rischia di rallentare un pezzo di futuro.
Qui però il punto è politico. Un Paese che dice di credere nell’innovazione non può permettersi regole a interruttore. O rendiamo questi strumenti stabili, leggibili e difendibili, oppure continueremo a parlare di startup solo quando c’è un problema, lasciando che capitale, competenze e ambizione si spostino dove la traiettoria è più chiara.
https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2026/02/09/cosa-provoca-davvero-la-sospensione-degli-incentivi-alle-startup-innovative/
Mi farebbe davvero piacere leggere un vostro parere, sia sull’articolo sia sul tema in generale. Se vi va, un commento sotto al post aiuterebbe ad aprire un confronto che considero importante.
Ci tengo molto al vostro punto di vista.
Grazie davvero.
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