Dal primo luglio entra in vigore la normativa sui fondi pensione. Per gli assunti, nel settore privato, da quella data scatta il silenzio assenso per cui, se entro 60 giorni non viene manifestata una chiara volontà in senso contrario, i contributi finiranno nel fondo pensione della categoria.
Se ci sono più fondi, andranno a quella che ha maggiori iscritti e se non ci sono fondi andranno al Fondo Cometa, che riguarda i lavoratori metalmeccanici.
A rendere l'adesione ai fondi privati ancora più incentivata concorre una riduzione del carico fiscale, che si manifesta in termini di deducibilità fino a 5300 euro e in termini di aliquota più bassa sulle plusvalenze, fissata al 20 invece che al 26%. Vale la pena ricordare che questo beneficio significa per lo Stato una minore entrata di circa 6 miliardi di euro l'anno, che vanno a beneficio di meno del 40% dei lavoratori e delle lavoratrici del settore privato.
Naturalmente il minor gettito lo pagano tutti gli altri.
Ma a colpire è un altro dato.
Chi gestisce i fondi, a cominciare dallo stesso Fondo Cometa dei lavoratori metalmeccanici?
Il fondo ha un suo Consiglio di amministrazione e un collegio sindacale che sono composti per il 50% da rappresentanti dei sindacati e per il 50% da rappresentanti dei datori di lavoro.
Tale Consiglio però, come è ovvio, non gestisce l'enorme disponibilità finanziaria - stiamo parlando di 13-14 miliardi di euro - che proviene dai contributi, ma la affida ai grandi gestori internazionali che decidono dove impiegare questi stessi contributi.
Il principale gestore è BlackRock che usa come "depositario" e garante State Street Bank in una filiera dove gran parte di quel risparmio finisce nelle società di cui BlackRock è azionista, naturalmente rigorosamente domiciliate in terra Usa e, spesso, con sede in Delaware.
Ma la finanziarizzazione non finisce qui perché dal 31 ottobre entrerà in vigore la piena "portabilità" dei fondi negoziali di categoria che potranno essere affidati dal singolo lavoratore ad una banca o a una assicurazione, mutandone la natura da fondi chiusi in veri fondi aperti dove il peso dei grandi gestori, come BlackRock, sarà ancora maggiore.
L'impatto finanziario di tale modifica sarà così forte che il 29 maggio i sindacati e le associazioni datoriali hanno firmato un "avviso comune" per limitare gli effetti di un simile
Se ci sono più fondi, andranno a quella che ha maggiori iscritti e se non ci sono fondi andranno al Fondo Cometa, che riguarda i lavoratori metalmeccanici.
A rendere l'adesione ai fondi privati ancora più incentivata concorre una riduzione del carico fiscale, che si manifesta in termini di deducibilità fino a 5300 euro e in termini di aliquota più bassa sulle plusvalenze, fissata al 20 invece che al 26%. Vale la pena ricordare che questo beneficio significa per lo Stato una minore entrata di circa 6 miliardi di euro l'anno, che vanno a beneficio di meno del 40% dei lavoratori e delle lavoratrici del settore privato.
Naturalmente il minor gettito lo pagano tutti gli altri.
Ma a colpire è un altro dato.
Chi gestisce i fondi, a cominciare dallo stesso Fondo Cometa dei lavoratori metalmeccanici?
Il fondo ha un suo Consiglio di amministrazione e un collegio sindacale che sono composti per il 50% da rappresentanti dei sindacati e per il 50% da rappresentanti dei datori di lavoro.
Tale Consiglio però, come è ovvio, non gestisce l'enorme disponibilità finanziaria - stiamo parlando di 13-14 miliardi di euro - che proviene dai contributi, ma la affida ai grandi gestori internazionali che decidono dove impiegare questi stessi contributi.
Il principale gestore è BlackRock che usa come "depositario" e garante State Street Bank in una filiera dove gran parte di quel risparmio finisce nelle società di cui BlackRock è azionista, naturalmente rigorosamente domiciliate in terra Usa e, spesso, con sede in Delaware.
Ma la finanziarizzazione non finisce qui perché dal 31 ottobre entrerà in vigore la piena "portabilità" dei fondi negoziali di categoria che potranno essere affidati dal singolo lavoratore ad una banca o a una assicurazione, mutandone la natura da fondi chiusi in veri fondi aperti dove il peso dei grandi gestori, come BlackRock, sarà ancora maggiore.
L'impatto finanziario di tale modifica sarà così forte che il 29 maggio i sindacati e le associazioni datoriali hanno firmato un "avviso comune" per limitare gli effetti di un simile
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Accelerazione, ma si tratta di un avviso, appunto, che certo potrà poco contro la norma di legge dove è prevista la portabilità piena
La Finanza "de Sinistra"
La Finanza "de Sinistra"
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L’Europa è in procinto di sprofondare nella sua ora più buia (solo ieri Volkswagen ha annunciato il licenziamento di 100mila lavoratori e molto altri si annunciano a breve), ma l’unica preoccupazione della presidentA Ursula von der Pfizer è rallegrarsi per la marcia degli LGBTIQ+ nelle strade di Budapest.
Difficile immaginare un livello più basso e infame degli europarassiti e dei loro lacchè periferici, ma ogni giorno questi burocrati riescono a scavare sempre più in basso.
Difficile immaginare un livello più basso e infame degli europarassiti e dei loro lacchè periferici, ma ogni giorno questi burocrati riescono a scavare sempre più in basso.
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I bulldozer israeliani hanno iniziato a asfaltare una nuova strada di insediamento su terreni di proprietà palestinese vicino al villaggio di Battir, a ovest di Betlemme, nella Cisgiordania occupata, secondo fonti locali.
I residenti hanno detto che la costruzione è in corso nell'area di Al-Hanjaliya e fornirà accesso a un avamposto di insediamento stabilito su terreni appartenenti al villaggio.
Leggi: https://www.middleeastmonitor.com/20260629-israeli-forces-begin-paving-settlement-road-near-bethlehem-uproot-olive-trees-west-of-jenin/
I residenti hanno detto che la costruzione è in corso nell'area di Al-Hanjaliya e fornirà accesso a un avamposto di insediamento stabilito su terreni appartenenti al villaggio.
Leggi: https://www.middleeastmonitor.com/20260629-israeli-forces-begin-paving-settlement-road-near-bethlehem-uproot-olive-trees-west-of-jenin/
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La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato durante una lunga e incalzante intervista condotta dall'imparziale Nicola Porro, su un canale di altrettanto provata imparzialità, che è giunto il momento di un Presidente della Repubblica che non sia di Sinistra perché anche questo tabù deve essere superato.
Ci sarebbero molte cose da dire su questa affermazione, ma mi limito a brevi note storiche.
Dei 12 presidenti della Repubblica, il solo che può essere definito di Sinistra è stato Sandro Pertini.
Fra gli altri, c'erano 3 che erano filo monarchici, De Nicola, Einaudi e Segni, i primi due è certo che votarono per la monarchia al referendum del 2 giugno 1946; De Nicola, Gronchi e Einaudi avevano votato anche la fiducia al primo governo Mussolini.
Posizioni molto conservatrici caratterizzarono le presidenze di Antonio Segni e di Giovanni Leone, quest'ultimo eletto, all'ultima votazione, con il contributo dei parlamentari dell'MSI.
Certamente non di Sinistra furono le presidenze di Oscar Luigi Scalfaro e di un super tecnico come Carlo Azeglio Ciampi.
Un caso a parte, ma non direi qualificabile come di "Sinistra", fu la presidenza di Francesco Cossiga, mentre la presidenza del socialdemocratico Saragat si poneva nell'ottica della spaccatura dei riformisti rispetto alla politica estera del PCI.
Il secondo mandato di Napolitano fu votato da praticamente tutto il Parlamento, compreso il Pdl che non lo aveva votato al primo mandato, così come il secondo Mattarella non fu votato solo da Fratelli d'Italia.
Alla luce di ciò è davvero difficile sostenere che in Italia ci siano stato solo presidenti di Sinistra.
Ma in realtà il messaggio di Giorgia Meloni sembra essere un altro: il prossimo presidente della Repubblica non deve condividere i valori della Costituzione, anzi deve esplicitare, al di là dell'adesione formale, una chiara opposizione a quella cultura e a quell'impianto istituzionale, di cui Meloni, del resto, con il premierato, vuole modificare la sostanza.
In questo senso Meloni qualifica come di Sinistra chiunque si riconosca nella intangibilità dei valori costituzionali e della democrazia parlamentare; due tratti, questi sì, che hanno caratterizzato buona parte dei 12 presidenti della Repubblica Italiana.
Per Meloni, superare il "tabù" della Presidenza della Repubblica nelle mani di un esponente della Destra vuol dire azzerare la storia democratica di questo paese e riproporre il metodo delle "leggi del 1925"; svuotare la Costituzione senza farla decadere.
Nel caso dello Statuto Albertino era decisamente più semplice per la sua natura flessibile, e per la complicità della monarchia, nel caso della Costituzione del 1948 servono dure spallate fatte a colpi di riforme strutturali.
Il primo presidente della Repubblica, proveniente dalla Destra che intende Meloni, sarebbe un uomo o una donna d'ordine, secondo lo schema più trito del Potere personale forte: una posizione che presenta un duplice paradosso.
Il primo. Meloni immagina un potere forte quando orami l'Italia è in mano ai poteri forti della grande finanza. Il secondo. Meloni ha paura che l'uomo forte sia un ex generale che le si è ribellato in una sorta di ammutinamento da film boccaccesco degli anni Settanta.
Siamo tra il Mussolini del 3 gennaio del 1925 e il generale Buttiglione.
Ci sarebbero molte cose da dire su questa affermazione, ma mi limito a brevi note storiche.
Dei 12 presidenti della Repubblica, il solo che può essere definito di Sinistra è stato Sandro Pertini.
Fra gli altri, c'erano 3 che erano filo monarchici, De Nicola, Einaudi e Segni, i primi due è certo che votarono per la monarchia al referendum del 2 giugno 1946; De Nicola, Gronchi e Einaudi avevano votato anche la fiducia al primo governo Mussolini.
Posizioni molto conservatrici caratterizzarono le presidenze di Antonio Segni e di Giovanni Leone, quest'ultimo eletto, all'ultima votazione, con il contributo dei parlamentari dell'MSI.
Certamente non di Sinistra furono le presidenze di Oscar Luigi Scalfaro e di un super tecnico come Carlo Azeglio Ciampi.
Un caso a parte, ma non direi qualificabile come di "Sinistra", fu la presidenza di Francesco Cossiga, mentre la presidenza del socialdemocratico Saragat si poneva nell'ottica della spaccatura dei riformisti rispetto alla politica estera del PCI.
Il secondo mandato di Napolitano fu votato da praticamente tutto il Parlamento, compreso il Pdl che non lo aveva votato al primo mandato, così come il secondo Mattarella non fu votato solo da Fratelli d'Italia.
Alla luce di ciò è davvero difficile sostenere che in Italia ci siano stato solo presidenti di Sinistra.
Ma in realtà il messaggio di Giorgia Meloni sembra essere un altro: il prossimo presidente della Repubblica non deve condividere i valori della Costituzione, anzi deve esplicitare, al di là dell'adesione formale, una chiara opposizione a quella cultura e a quell'impianto istituzionale, di cui Meloni, del resto, con il premierato, vuole modificare la sostanza.
In questo senso Meloni qualifica come di Sinistra chiunque si riconosca nella intangibilità dei valori costituzionali e della democrazia parlamentare; due tratti, questi sì, che hanno caratterizzato buona parte dei 12 presidenti della Repubblica Italiana.
Per Meloni, superare il "tabù" della Presidenza della Repubblica nelle mani di un esponente della Destra vuol dire azzerare la storia democratica di questo paese e riproporre il metodo delle "leggi del 1925"; svuotare la Costituzione senza farla decadere.
Nel caso dello Statuto Albertino era decisamente più semplice per la sua natura flessibile, e per la complicità della monarchia, nel caso della Costituzione del 1948 servono dure spallate fatte a colpi di riforme strutturali.
Il primo presidente della Repubblica, proveniente dalla Destra che intende Meloni, sarebbe un uomo o una donna d'ordine, secondo lo schema più trito del Potere personale forte: una posizione che presenta un duplice paradosso.
Il primo. Meloni immagina un potere forte quando orami l'Italia è in mano ai poteri forti della grande finanza. Il secondo. Meloni ha paura che l'uomo forte sia un ex generale che le si è ribellato in una sorta di ammutinamento da film boccaccesco degli anni Settanta.
Siamo tra il Mussolini del 3 gennaio del 1925 e il generale Buttiglione.
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Dei circa 200 miliardi di PNRR che alcuni sostenevano l'Italia avesse ottenuto "graduidamente", la quota effettivamente a fondo perduto è di 20 miliardi di euro. In 5 anni. Vale a dire 4 miliardi di euro l'anno (meno del contributo netto annuale dell'Italia al bilancio UE). Somme spese per cose che non ci servono in cambio di riforme che ci danneggiano. Un capolavoro.
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Il Regolamento (UE) 2025/40 è stato approvato e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell'Unione Europea il 22 gennaio 2025, ed è entrato in vigore lo scorso 11 febbraio. La sua applicazione inizierà a partire dal 12 agosto 2026, al termine di un periodo transitorio di 18 mesi. Le disposizioni previste, tra cui il divieto di determinati imballaggi monouso e l'introduzione di obiettivi vincolanti di riutilizzo, avranno un impatto significativo sulle strategie produttive e distributive, in particolare nei settori alimentare e della ristorazione.
I deputati europei hanno stabilito obiettivi ambiziosi, mirando a ridurre l'uso della plastica del 10% entro il 2030, del 15% entro il 2035 e del 20% entro il 2040. Anche la vendita di borse di plastica leggera (con uno spessore inferiore a 15 micron) sarà proibita,
Il nuovo regolamento (denominato PPWR) impone anche standard minimi per l'uso di materiali riciclati nella plastica degli imballaggi, con obiettivi specifici entro il 2030 e il 2040. Rimanendo nell'ambito del riciclo, gli Stati membri dell'UE dovranno garantire che almeno il 90% dei materiali contenuti negli imballaggi, inclusi plastica, legno, metalli ferrosi, alluminio, vetro, carta e cartone, venga raccolto separatamente entro il 2029.
[ intanto abdul continuerà a cagare per strada, lavarsi nelle fontane, e chi non è regolare il pattume lo lascia in giro mica nel sacchetto col chip e ciop]
Anche il divieto degli imballaggi monouso è uno degli aspetti più discussi del nuovo regolamento. Questa misura avrà un impatto diretto sulla nostra vita quotidiana,bandendo di fatto gli imballaggi quali reti, sacchetti, vassoi e contenitori vari nella vendita di frutta e verdura.
Il nuovo regolamento europeo mira a promuovere il riutilizzo di imballaggi e contenitori. A partire dal 1° gennaio 2030, il 20% delle bevande confezionate in bottiglia o lattina dovranno essere vendute in contenitori riutilizzabili.
Entro il 31 dicembre 2027, le bevande sfuse consumate nei locali dovranno essere servite in bicchieri riutilizzabili, mentre entro 2 anni i consumatori avranno l'opportunità di riempire i propri contenitori o borracce con bevande sfuse.
I deputati europei hanno stabilito obiettivi ambiziosi, mirando a ridurre l'uso della plastica del 10% entro il 2030, del 15% entro il 2035 e del 20% entro il 2040. Anche la vendita di borse di plastica leggera (con uno spessore inferiore a 15 micron) sarà proibita,
Il nuovo regolamento (denominato PPWR) impone anche standard minimi per l'uso di materiali riciclati nella plastica degli imballaggi, con obiettivi specifici entro il 2030 e il 2040. Rimanendo nell'ambito del riciclo, gli Stati membri dell'UE dovranno garantire che almeno il 90% dei materiali contenuti negli imballaggi, inclusi plastica, legno, metalli ferrosi, alluminio, vetro, carta e cartone, venga raccolto separatamente entro il 2029.
[ intanto abdul continuerà a cagare per strada, lavarsi nelle fontane, e chi non è regolare il pattume lo lascia in giro mica nel sacchetto col chip e ciop]
Anche il divieto degli imballaggi monouso è uno degli aspetti più discussi del nuovo regolamento. Questa misura avrà un impatto diretto sulla nostra vita quotidiana,bandendo di fatto gli imballaggi quali reti, sacchetti, vassoi e contenitori vari nella vendita di frutta e verdura.
Il nuovo regolamento europeo mira a promuovere il riutilizzo di imballaggi e contenitori. A partire dal 1° gennaio 2030, il 20% delle bevande confezionate in bottiglia o lattina dovranno essere vendute in contenitori riutilizzabili.
Entro il 31 dicembre 2027, le bevande sfuse consumate nei locali dovranno essere servite in bicchieri riutilizzabili, mentre entro 2 anni i consumatori avranno l'opportunità di riempire i propri contenitori o borracce con bevande sfuse.
“Scuola ebraica e poi Idf”. Il filantropo re dell’azzardo imbarazza il Campidoglio
Il regalo del comune e i piani del finanziere israeliano
La concessione del monumentale ex Convento di Sant’Ambrogio alla Comunità ebraica, che vuole farne la nuova sede del liceo scientifico parificato Renzo Levi, mette in crescente imbarazzo il Campidoglio.
L’assessore al Patrimonio Tobia Zevi, regista dell’operazione con il sindaco Roberto Gualtieri, si nasconde dietro l’ufficio stampa.
L’ufficio stampa tace.
Viene fuori infatti che l’imprenditore israeliano Uri Poliavich, principale finanziatore del progetto attraverso la Yael Foundation intitolata a sua moglie, concepisce l’istruzione come un ponte per portare i giovani nelle forze armate di Tel Aviv:
“Se vogliamo cambiare dobbiamo partire dai vostri figli: bisogna iniziare dall’asilo e accompagnarli fino al punto in cui, alla fine delle scuole superiori, scelgano di andare in Israele, scelgano di far parte di Tsahal (acronimo che sta per Forze di Difesa di Israele in ebraico, ndr) e diventino parte integrante della comunità israeliana”, diceva il magnate del gioco d’azzardo in un video promozionale, diffuso da un’emittente vicina al governo israeliano come i24News, per celebrare l’incontro mondiale della Fondazione – Yael Award and Excellence – tenuto ai primi di febbraio a Vienna.
Si attende a giorni la pronuncia del Tar del Lazio sulla corsia preferenziale assicurata dal Campidoglio alla Comunità ebraica con la delibera del 29 gennaio 2025: le associazioni ricorrenti lamentano la scarsa istruttoria che non documentava neppure l’esigenza di un liceo scientifico nel quartiere ebraico, né la congruità dei lavori di ristrutturazione per 8,5 milioni di euro promessi dal presidente della Comunità Victor Fadlun sulla base di finanziamenti delle Fondazioni Lauder e appunto Yael, in cambio di una concessione per 30 anni, più altri 20 senza bando pubblico e senza canone, per un immobile che fino al 2017 ospitava lo spazio autogestito ex Rialto e produzioni artistiche e musicali di qualità. Il Fatto, sulla base di un’inchiesta del consorzio giornalistico Investigate Europe, ha già rivelato la discutibile provenienza delle fortune di Poliavich: con la Soft2Bet e altre società, benché assicuri di operare secondo le regole, controlla direttamente o indirettamente decine di siti di giochi e scommesse, molti dei quali privi di licenza in Italia e in altri Paesi Ue e anzi inseriti nelle varie “liste nere”.
Ora viene fuori questo discorso programmatico, per quanto grossolano. Se identità e cultura ebraica sono materia complessa, discussa da secoli e non riconducibile al sionismo nelle sue varie declinazioni, Poliavich non va per il sottile.
Proprio mentre Israele è accusato di genocidio a Gaza, colonizza la Cisgiordania, mette le tende in Libano e si prepara a chissà quali altri conflitti.
Poi, certo, Poliavich ci mette i soldi, come li mette in decine di scuole ebraiche in mezza Europa, per le quali ha raddoppiato gli sforzi, ma non sarà lui a gestire il liceo romano.
E ovviamente solo qualcuno si arruolerà nell’Idf, specie da Roma.
Ma già migliaia di militari israeliani hanno la doppia nazionalità perché i giovani non bastano: come ha scritto il Fatto, oltre 900 hanno anche quella italiana e di questi più di 800 hanno partecipato all’offensiva che insanguina la Striscia di Gaza a partire dai feroci attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.
Tra i partecipanti all’evento Yael di Vienna, ripresi nel video, ci sono educatori e rappresentanti di istituzioni ebraiche di mezza Europa tra cui anche Fadlun.
Mancava invece, a Vienna, l’assessore Zevi, premiato nel 2025 al precedente incontro mondiale della Yael Foundation poco dopo la delibera di concessione.
Dal Campidoglio silenzio assoluto, come dalla Comunità.
Aspettano il Tar, come se il problema fosse tutto lì. Come se i rapporti tra Roma Capitale e Israele non avessero scavato un solco nella sinistra e nella città.
Il Fatto Quotidiano, 30 giugno 2026
Il regalo del comune e i piani del finanziere israeliano
La concessione del monumentale ex Convento di Sant’Ambrogio alla Comunità ebraica, che vuole farne la nuova sede del liceo scientifico parificato Renzo Levi, mette in crescente imbarazzo il Campidoglio.
L’assessore al Patrimonio Tobia Zevi, regista dell’operazione con il sindaco Roberto Gualtieri, si nasconde dietro l’ufficio stampa.
L’ufficio stampa tace.
Viene fuori infatti che l’imprenditore israeliano Uri Poliavich, principale finanziatore del progetto attraverso la Yael Foundation intitolata a sua moglie, concepisce l’istruzione come un ponte per portare i giovani nelle forze armate di Tel Aviv:
“Se vogliamo cambiare dobbiamo partire dai vostri figli: bisogna iniziare dall’asilo e accompagnarli fino al punto in cui, alla fine delle scuole superiori, scelgano di andare in Israele, scelgano di far parte di Tsahal (acronimo che sta per Forze di Difesa di Israele in ebraico, ndr) e diventino parte integrante della comunità israeliana”, diceva il magnate del gioco d’azzardo in un video promozionale, diffuso da un’emittente vicina al governo israeliano come i24News, per celebrare l’incontro mondiale della Fondazione – Yael Award and Excellence – tenuto ai primi di febbraio a Vienna.
Si attende a giorni la pronuncia del Tar del Lazio sulla corsia preferenziale assicurata dal Campidoglio alla Comunità ebraica con la delibera del 29 gennaio 2025: le associazioni ricorrenti lamentano la scarsa istruttoria che non documentava neppure l’esigenza di un liceo scientifico nel quartiere ebraico, né la congruità dei lavori di ristrutturazione per 8,5 milioni di euro promessi dal presidente della Comunità Victor Fadlun sulla base di finanziamenti delle Fondazioni Lauder e appunto Yael, in cambio di una concessione per 30 anni, più altri 20 senza bando pubblico e senza canone, per un immobile che fino al 2017 ospitava lo spazio autogestito ex Rialto e produzioni artistiche e musicali di qualità. Il Fatto, sulla base di un’inchiesta del consorzio giornalistico Investigate Europe, ha già rivelato la discutibile provenienza delle fortune di Poliavich: con la Soft2Bet e altre società, benché assicuri di operare secondo le regole, controlla direttamente o indirettamente decine di siti di giochi e scommesse, molti dei quali privi di licenza in Italia e in altri Paesi Ue e anzi inseriti nelle varie “liste nere”.
Ora viene fuori questo discorso programmatico, per quanto grossolano. Se identità e cultura ebraica sono materia complessa, discussa da secoli e non riconducibile al sionismo nelle sue varie declinazioni, Poliavich non va per il sottile.
Proprio mentre Israele è accusato di genocidio a Gaza, colonizza la Cisgiordania, mette le tende in Libano e si prepara a chissà quali altri conflitti.
Poi, certo, Poliavich ci mette i soldi, come li mette in decine di scuole ebraiche in mezza Europa, per le quali ha raddoppiato gli sforzi, ma non sarà lui a gestire il liceo romano.
E ovviamente solo qualcuno si arruolerà nell’Idf, specie da Roma.
Ma già migliaia di militari israeliani hanno la doppia nazionalità perché i giovani non bastano: come ha scritto il Fatto, oltre 900 hanno anche quella italiana e di questi più di 800 hanno partecipato all’offensiva che insanguina la Striscia di Gaza a partire dai feroci attacchi di Hamas del 7 ottobre 2023.
Tra i partecipanti all’evento Yael di Vienna, ripresi nel video, ci sono educatori e rappresentanti di istituzioni ebraiche di mezza Europa tra cui anche Fadlun.
Mancava invece, a Vienna, l’assessore Zevi, premiato nel 2025 al precedente incontro mondiale della Yael Foundation poco dopo la delibera di concessione.
Dal Campidoglio silenzio assoluto, come dalla Comunità.
Aspettano il Tar, come se il problema fosse tutto lì. Come se i rapporti tra Roma Capitale e Israele non avessero scavato un solco nella sinistra e nella città.
Il Fatto Quotidiano, 30 giugno 2026
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Monaco - Esplosione nel Principato: cos'è il "Battaglione Monaco", questa lista di oligarchi profughi ucraini dove si trova la vittima Vadim Ermaloev? https://www.nicematin.com/faits-divers/explosion-a-monaco/explosion-a-monaco-c-est-quoi-le-bataillon-monaco-cette-liste-d-oligarques-ukrainiens-refugies-ou-figure-la-victime-vadim-ermaloev-10687279
Gaza è un cumulo di macerie e fogne a cielo aperto, manca qualsiasi servizio essenziale, i topi sono una piaga, Un responsabile, tanti complici.
a Gaza "Le città sono rase al suolo, livellate, azzerate. Rafah non esiste più. Ciò che a me colpisce di più è il fatto di viaggiare su strade fortuite, in mezzo alle tende, alle fognature. Qui vive la gente di Gaza. Un aspetto che le immagini non rendono sono gli odori. E una delle piaghe più presenti in questo momento sono i topi, che mordono. Mordono soprattutto i bambini e Gaza è piena di bimbi".
Altrettanto drammatica è la situazione in Cisgiordania nello Stato di Palestina, dove, ha spiegato ancora il Patriarca, "non vige la legge e, se c'è, non è fatta per i palestinesi. Ai coloni israeliani viene permesso tutto. Fanno check-point ovunque, tagliano gli alberi, non ti fanno coltivare la terra, aggressioni, furti, insulti sono diventate scene quotidiane". E che si ripetono anche per il fatto di essere totalmente impunite: "Spesso chiamiamo l'esercito israeliano (Idf) affinchè intervenga per placare i coloni, ma quando arrivano sono già andati via, come se qualcuno li avesse avvisati per tempo, e cosi' l'Idf finisce per prendersela con noi".
Queste le parole del Cardinale Pizzaballa, dopo la sua visita a Gaza.
L'Italia è membro di questa oscenità nel 'Board of Peace', praticamente l'ente che amministra il genocidio. Israele viene ancora definito il presidio dei valori occidentali in Medio Oriente da buona parte dei giornalisti e opinionisti italiani. Complici e collaborazionisti, a 90 e sotto scacco.
a Gaza "Le città sono rase al suolo, livellate, azzerate. Rafah non esiste più. Ciò che a me colpisce di più è il fatto di viaggiare su strade fortuite, in mezzo alle tende, alle fognature. Qui vive la gente di Gaza. Un aspetto che le immagini non rendono sono gli odori. E una delle piaghe più presenti in questo momento sono i topi, che mordono. Mordono soprattutto i bambini e Gaza è piena di bimbi".
Altrettanto drammatica è la situazione in Cisgiordania nello Stato di Palestina, dove, ha spiegato ancora il Patriarca, "non vige la legge e, se c'è, non è fatta per i palestinesi. Ai coloni israeliani viene permesso tutto. Fanno check-point ovunque, tagliano gli alberi, non ti fanno coltivare la terra, aggressioni, furti, insulti sono diventate scene quotidiane". E che si ripetono anche per il fatto di essere totalmente impunite: "Spesso chiamiamo l'esercito israeliano (Idf) affinchè intervenga per placare i coloni, ma quando arrivano sono già andati via, come se qualcuno li avesse avvisati per tempo, e cosi' l'Idf finisce per prendersela con noi".
Queste le parole del Cardinale Pizzaballa, dopo la sua visita a Gaza.
L'Italia è membro di questa oscenità nel 'Board of Peace', praticamente l'ente che amministra il genocidio. Israele viene ancora definito il presidio dei valori occidentali in Medio Oriente da buona parte dei giornalisti e opinionisti italiani. Complici e collaborazionisti, a 90 e sotto scacco.
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Libano, Medico International: "Bayer ha fornito il fosforo bianco e il glifosato con cui Israele ha attaccato Beirut"
L'associazione Medico International ha pubblicato un report riguardo alle violenze israeliane in Libano, accusando l'azienda tedesca Bayer di aver fornito a Tel Aviv il fosforo bianco e il glifosato con cui ha attaccato il Paese dei Cedri.
Libano, Medico International: "Bayer ha fornito il fosforo bianco e il glifosato con cui Israele ha attaccato Beirut"
Un rapporto pubblicato da Medico International insieme alla rete tedesca Coordination gegen Bayer-Gefahren (CBG) ha acceso nuove polemiche sugli attacchi israeliani in Libano, sostenendo che il glifosato e parte del fosforo bianco impiegati dall'Idf potrebbero essere riconducibili a filiere produttive collegate al gruppo tedesco Bayer.
L’indagine, intitolata “Cartographies of Destruction: Israel’s War Against Lebanon”, non sostiene che Bayer abbia fornito direttamente materiali all’esercito israeliano, ma ricostruisce una possibile catena industriale che partirebbe da impianti produttivi legati alla multinazionale tedesca attraverso la controllata Monsanto, acquisita nel 2018.
Secondo Jan Pehrke, rappresentante di CBG, esisterebbero “forti indizi” che il fosforo utilizzato nel conflitto in Medio Oriente provenga dalla produzione di glifosato nello stabilimento di Soda Springs, negli Stati Uniti. Le organizzazioni coinvolte chiedono maggiore trasparenza sulle filiere industriali e una verifica indipendente sull’origine delle sostanze impiegate.
Uno degli aspetti più contestati riguarda l'utilizzo del glifosato in aree agricole del Libano meridionale. Secondo il Ministero dell’Agricoltura libanese, campioni di terreno raccolti dopo alcuni episodi di irrorazione avrebbero mostrato concentrazioni del composto comprese tra 20 e 30 volte superiori ai livelli normalmente registrati. Beirut ha definito l’episodio un possibile crimine ambientale e ha presentato segnalazioni alle Nazioni Unite.
Parallelamente continua il dibattito sull’impiego del fosforo bianco. Human Rights Watch ha dichiarato di aver verificato l’utilizzo di munizioni al fosforo bianco da parte dell’esercito israeliano in aree residenziali del Libano meridionale, definendolo incompatibile con gli obblighi di protezione dei civili previsti dal diritto internazionale umanitario.
Bayer, durante la propria assemblea degli azionisti nell’aprile 2026, ha respinto l’ipotesi di aver fornito direttamente glifosato alle forze armate israeliane o statunitensi. Tuttavia, secondo le Ong che hanno promosso il rapporto, restano aperte domande sulla provenienza delle materie prime utilizzate nella produzione di alcune sostanze impiegate nei teatri di guerra.
Fonte: https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/797758/libano-israele-bayer-fosforo-bianco-glifosato.html
L'associazione Medico International ha pubblicato un report riguardo alle violenze israeliane in Libano, accusando l'azienda tedesca Bayer di aver fornito a Tel Aviv il fosforo bianco e il glifosato con cui ha attaccato il Paese dei Cedri.
Libano, Medico International: "Bayer ha fornito il fosforo bianco e il glifosato con cui Israele ha attaccato Beirut"
Un rapporto pubblicato da Medico International insieme alla rete tedesca Coordination gegen Bayer-Gefahren (CBG) ha acceso nuove polemiche sugli attacchi israeliani in Libano, sostenendo che il glifosato e parte del fosforo bianco impiegati dall'Idf potrebbero essere riconducibili a filiere produttive collegate al gruppo tedesco Bayer.
L’indagine, intitolata “Cartographies of Destruction: Israel’s War Against Lebanon”, non sostiene che Bayer abbia fornito direttamente materiali all’esercito israeliano, ma ricostruisce una possibile catena industriale che partirebbe da impianti produttivi legati alla multinazionale tedesca attraverso la controllata Monsanto, acquisita nel 2018.
Secondo Jan Pehrke, rappresentante di CBG, esisterebbero “forti indizi” che il fosforo utilizzato nel conflitto in Medio Oriente provenga dalla produzione di glifosato nello stabilimento di Soda Springs, negli Stati Uniti. Le organizzazioni coinvolte chiedono maggiore trasparenza sulle filiere industriali e una verifica indipendente sull’origine delle sostanze impiegate.
Uno degli aspetti più contestati riguarda l'utilizzo del glifosato in aree agricole del Libano meridionale. Secondo il Ministero dell’Agricoltura libanese, campioni di terreno raccolti dopo alcuni episodi di irrorazione avrebbero mostrato concentrazioni del composto comprese tra 20 e 30 volte superiori ai livelli normalmente registrati. Beirut ha definito l’episodio un possibile crimine ambientale e ha presentato segnalazioni alle Nazioni Unite.
Parallelamente continua il dibattito sull’impiego del fosforo bianco. Human Rights Watch ha dichiarato di aver verificato l’utilizzo di munizioni al fosforo bianco da parte dell’esercito israeliano in aree residenziali del Libano meridionale, definendolo incompatibile con gli obblighi di protezione dei civili previsti dal diritto internazionale umanitario.
Bayer, durante la propria assemblea degli azionisti nell’aprile 2026, ha respinto l’ipotesi di aver fornito direttamente glifosato alle forze armate israeliane o statunitensi. Tuttavia, secondo le Ong che hanno promosso il rapporto, restano aperte domande sulla provenienza delle materie prime utilizzate nella produzione di alcune sostanze impiegate nei teatri di guerra.
Fonte: https://www.ilgiornaleditalia.it/news/esteri/797758/libano-israele-bayer-fosforo-bianco-glifosato.html
Il Giornale d'Italia
Libano, Medico International: "Bayer ha fornito il fosforo bianco e il glifosato con cui Israele ha attaccato Beirut"
Un rapporto di Medico International e CBG chiede verifiche sulle filiere industriali di glifosato e fosforo bianco impiegati nel conflitto in Libano
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