Il 2 luglio 2026 la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha emesso una sentenza destinata a fare giurisprudenza. E a gelare il sangue di chiunque creda ancora nella libertà d’espressione in Europa.
La sentenza C-67/25, nota come “caso Traugott Ickeroth”, stabilisce che un privato cittadino che ripubblica contenuti di Russia Today (RT) su un sito web finanziato da donazioni volontarie può essere perseguito penalmente e rischiare la reclusione.
Non importa se il contenuto è vero, non importa se è di pubblico interesse, non importa se chi lo condivide non ha alcun legame professionale con il mezzo di comunicazione.
L’unico criterio è l’identità dell’emittente originario: se proviene da un organo di stampa russo incluso nella lista nera di Bruxelles, è reato.
Se RT pubblica un video in cui si afferma che il cielo è blu, e tu lo condividi, sei passibile di denuncia penale.
https://it.insideover.com/media-e-potere/corte-di-giustizia-ue-sentenza-choc-ripubblicare-materiali-di-russia-today-ora-e-reato.html
La sentenza C-67/25, nota come “caso Traugott Ickeroth”, stabilisce che un privato cittadino che ripubblica contenuti di Russia Today (RT) su un sito web finanziato da donazioni volontarie può essere perseguito penalmente e rischiare la reclusione.
Non importa se il contenuto è vero, non importa se è di pubblico interesse, non importa se chi lo condivide non ha alcun legame professionale con il mezzo di comunicazione.
L’unico criterio è l’identità dell’emittente originario: se proviene da un organo di stampa russo incluso nella lista nera di Bruxelles, è reato.
Se RT pubblica un video in cui si afferma che il cielo è blu, e tu lo condividi, sei passibile di denuncia penale.
https://it.insideover.com/media-e-potere/corte-di-giustizia-ue-sentenza-choc-ripubblicare-materiali-di-russia-today-ora-e-reato.html
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Il 2 luglio, senza grandi clamori, il Consiglio dei ministri guidato da Giorgia Meloni ha approvato il Rendiconto finanziario relativo al 2025: un documento contabile imposto dalla legge. In tale Rendiconto si legge che la spesa per il Ministero della Difesa è stata di 35,5 miliardi di euro con una crescita rispetto al bilancio di previsione di oltre 4 miliardi di euro. L'incremento complessivo nei programmi della funzione difesa è stato del 32,8% rispetto al 2024 e ha registrato un raddoppio secco rispetto al 2021. Se a questa cifra di circa di 35,5 miliardi aggiungiamo le altre voci conteggiate ai fini del contributo Nato si arriva, sempre secondo lo stesso Rendiconto, a 45 miliardi. Inoltre sono ancora in ballo la sottoscrizione di quasi 15 miliardi per il Fondo Safe e l'utilizzo della clausola dello 0,5% del Pil, fuori dai vincoli del Patto, per spese militari, che aggiungerebbe altri 11 miliardi di euro. Nonostante le difficoltà di tutte le voci di spesa vitali per il Paese, il riarmo continua ad essere al centro della spesa del gabinetto Meloni.
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Terremoto diplomatico nel cuore dell Europa. 🇸🇮
Il nuovo governo di centro-destra guidato da Janez Janša ha impresso una svolta senza precedenti alla politica estera della Slovenia.
Appena insediatosi, Janša ha ordinato la rimozione immediata della bandiera palestinese dagli edifici governativi, definendo il riconoscimento dello Stato di Palestina una decisione illegale che violava il diritto nazionale.
Ma la notizia che sta facendo tremare Bruxelles è un altra: la Slovenia sposterà la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme.
Si tratta del primo Paese dell Unione Europea a compiere un passo di tale portata, rompendo di fatto il consenso comunitario sulla questione mediorientale.
Questa decisione ribalta completamente la linea del precedente governo Golob, che era stato tra i più accesi sostenitori della causa palestinese in Europa.
Israele ha accolto con entusiasmo il cambio di rotta, annunciando l apertura di una sede diplomatica permanente a Lubiana. 🤮🤮🤮
Il nuovo governo di centro-destra guidato da Janez Janša ha impresso una svolta senza precedenti alla politica estera della Slovenia.
Appena insediatosi, Janša ha ordinato la rimozione immediata della bandiera palestinese dagli edifici governativi, definendo il riconoscimento dello Stato di Palestina una decisione illegale che violava il diritto nazionale.
Ma la notizia che sta facendo tremare Bruxelles è un altra: la Slovenia sposterà la propria ambasciata da Tel Aviv a Gerusalemme.
Si tratta del primo Paese dell Unione Europea a compiere un passo di tale portata, rompendo di fatto il consenso comunitario sulla questione mediorientale.
Questa decisione ribalta completamente la linea del precedente governo Golob, che era stato tra i più accesi sostenitori della causa palestinese in Europa.
Israele ha accolto con entusiasmo il cambio di rotta, annunciando l apertura di una sede diplomatica permanente a Lubiana. 🤮🤮🤮
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Phil Tourney, sopravvissuto al naufragio della USS Liberty, brucia la bandiera israeliana il 4 luglio e appoggia la candidatura di Thomas Massie alla presidenza nel 2028.
"Brucio questa bandiera malvagia il 4 luglio."
"Denuncio anche tutti i membri sionisti del Congresso e del Senato."
"Dovreste combattere per questo Paese, non per Israele."
"Brucio questa bandiera malvagia il 4 luglio."
"Denuncio anche tutti i membri sionisti del Congresso e del Senato."
"Dovreste combattere per questo Paese, non per Israele."
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General Motors licenzia 1.300 persone per sostituirle coi robot
General Motors ha licenziato 1.300 persone. Poi ha installato i robot. Nella stessa fabbrica.
Detroit, Factory Zero. Lo stabilimento che doveva essere il simbolo dell'auto elettrica americana, quello da cui escono gli Hummer e i Silverado a batteria. A marzo mandano a casa 1.300 operai. Temporaneo, dicono. Poco dopo sulla linea arrivano una cinquantina di robot a montare i pezzi sulle carrozzerie. E gli operai? Più di mille sono ancora a casa, non li hanno richiamati.
Non è che le macchine prendono il posto di chi va in pensione. Prima licenziano, poi installano. L'ordine conta.
La parola che usano è sempre efficienza. Efficienza per chi, di preciso. I robot non fanno turni, non si ammalano, non chiedono ferie e si pagano una volta sola. L'efficienza finisce nel bilancio, non nelle case di chi quel lavoro non ce l'ha più.
È un tema enorme, che tocca tutti in tutto il mondo, e ci obbliga a ripensare il patto sociale. Non è un angolo dimenticato dell'economia. L'auto elettrica è il cuore del piano industriale americano per i prossimi vent'anni, e quello che provano lì lo proveranno ovunque. Hyundai porta i robot umanoidi nella sua fabbrica in Georgia, Toyota li mette in Canada. Tutti nella stessa direzione.
Le chiamano dark factory. Fabbriche che girano ventiquattr'ore al buio, senza riscaldamento, senza mensa e senza bagni, perché dentro non serve nessuno. In Cina e in Giappone esistono già.
Qui da noi, per ora, i robot lavorano accanto alle persone.
Per ora. Speriamo il più a lungo possibile.
General Motors ha licenziato 1.300 persone. Poi ha installato i robot. Nella stessa fabbrica.
Detroit, Factory Zero. Lo stabilimento che doveva essere il simbolo dell'auto elettrica americana, quello da cui escono gli Hummer e i Silverado a batteria. A marzo mandano a casa 1.300 operai. Temporaneo, dicono. Poco dopo sulla linea arrivano una cinquantina di robot a montare i pezzi sulle carrozzerie. E gli operai? Più di mille sono ancora a casa, non li hanno richiamati.
Non è che le macchine prendono il posto di chi va in pensione. Prima licenziano, poi installano. L'ordine conta.
La parola che usano è sempre efficienza. Efficienza per chi, di preciso. I robot non fanno turni, non si ammalano, non chiedono ferie e si pagano una volta sola. L'efficienza finisce nel bilancio, non nelle case di chi quel lavoro non ce l'ha più.
È un tema enorme, che tocca tutti in tutto il mondo, e ci obbliga a ripensare il patto sociale. Non è un angolo dimenticato dell'economia. L'auto elettrica è il cuore del piano industriale americano per i prossimi vent'anni, e quello che provano lì lo proveranno ovunque. Hyundai porta i robot umanoidi nella sua fabbrica in Georgia, Toyota li mette in Canada. Tutti nella stessa direzione.
Le chiamano dark factory. Fabbriche che girano ventiquattr'ore al buio, senza riscaldamento, senza mensa e senza bagni, perché dentro non serve nessuno. In Cina e in Giappone esistono già.
Qui da noi, per ora, i robot lavorano accanto alle persone.
Per ora. Speriamo il più a lungo possibile.
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Accoltellatore Milano,
era in carcere GB------
13.50 Lamin Saidilly"non ricorda nulla,nemmeno di aver detto 'Mi sono divertito,una volta fuori lo rifaccio". Così la sua legale dopo l'udienza di convalida del fermo davanti al Gip,in cui ha taciuto. Il 22enne gambiano nato in Italia, che in un bar a Milano ha ucciso un uomo che non conosceva e senza apparente motivo, era rientrato qualche mese fa dal Regno Unito, dove era stato in carcere. Tornato in Italia ha lavorato qualche mese in Veneto, poi ha litigato con il padre che lo ha mandato fuori di casa. A Milano è arrivato il 23 giugno.
era in carcere GB------
13.50 Lamin Saidilly"non ricorda nulla,nemmeno di aver detto 'Mi sono divertito,una volta fuori lo rifaccio". Così la sua legale dopo l'udienza di convalida del fermo davanti al Gip,in cui ha taciuto. Il 22enne gambiano nato in Italia, che in un bar a Milano ha ucciso un uomo che non conosceva e senza apparente motivo, era rientrato qualche mese fa dal Regno Unito, dove era stato in carcere. Tornato in Italia ha lavorato qualche mese in Veneto, poi ha litigato con il padre che lo ha mandato fuori di casa. A Milano è arrivato il 23 giugno.
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ULTIM'ORA: L'Ukraine Pravda scrive che è stato ritrovato vicino a Kiev il corpo della donna ucraina sospettata dell'attentato nel Principato di Monaco contro l'oligarca Vadim Ermolaev. Secondo sue fonti, Anastasiia Berezovska è stata uccisa a colpi d'arma da fuoco ieri sera. Arrestati due sospetti: un ex agente delle forze dell'ordine e un ufficiale in servizio attivo nell'intelligence della difesa ucraina
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Bruxelles ci sta pensando sul serio: un sistema che non si limita ad avvisare chi corre troppo, ma spegne direttamente la festa tagliando la potenza del motore. Bella idea sulla carta, meno scontata quando entrano in gioco cartelli letti male e mappe non aggiornate.
https://www.autotecnica.org/ue-freno-automatico-velocita-auto/?fbclid=Iwb21leAS5rFljbGNrBLmsUmV4dG4DYWVtAjExAHNydGMGYXBwX2lkDDM1MDY4NTUzMTcyOAABHkNGaqlSMuEsGsg9T0ZyPbVMlfLFJxayMrq357UPOYdBqKUDrb4KZUDv8jSO_aem_XNhSlGND0HkJuZObW_jpQQ
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Il governo britannico sta varando una strategia che punta al cuore del web: l’algoritmo. Tra le stanze del Department for Culture, Media and Sport, è maturata l’idea di imporre un regime di prominence, una corsia preferenziale di Stato che spinga verso l’alto i contenuti dei media pubblici e di quegli editori considerati, secondo criteri ministeriali, voci affidabili. Ufficialmente si combatte la disinformazione, ma nei fatti Londra prepara un intervento autoritario dentro YouTube, TikTok e le piattaforme dove le nuove generazioni forgiano la propria visione del mondo.
Il progetto, contenuto nel Green Paper Watch this Space (23 giugno 2026), rivela ambizioni di controllo vaste. L’intento è garantire a colossi come BBC, ITV e Channel 4 una visibilità garantita, trasformando il servizio pubblico in una scelta obbligata o, quantomeno, nella prima opzione imposta dai motori di scoperta. Non si tratta di censura classica, ma di una manipolazione raffinata: spingendo alcuni verso la luce e condannando altri all’oscurità dei risultati secondari, lo Stato altera le fondamenta della rete. In un mercato dove la visibilità coincide con la sopravvivenza, questa è una mossa brutale contro la libertà d'impresa.
YouTube ha già lanciato l’allarme: le nuove regole minacciano il patto fondativo dell’economia creativa, ovvero la libertà dello spettatore di scegliere cosa guardare. David Wheeldon, senior director di YouTube Europe, ha denunciato come imporre una gerarchia politica significhi subordinare il pubblico alle direttive di una burocrazia centrale. Sostituire l’algoritmo commerciale con una gerarchia sancita dallo Stato non risolve l’opacità del sistema; la sposta in un luogo più pericoloso, imprigionando l’utente in una morsa tra il profitto delle Big Tech e l’ideologia del potere politico.
Il contesto è chiaro: la televisione lineare tramonta e Londra, nel panico di perdere centralità, prova a mettere le mani sulla leva della distribuzione. I dati del Reuters Institute confermano che i social network sono ormai la porta d'accesso primaria all'informazione, ma la risposta governativa è una cura letale. Invece di pretendere trasparenza, si crea una gerarchia protetta da un potere politico che non dovrebbe mai avere il diritto di scegliere cosa vediamo.
Il progetto, contenuto nel Green Paper Watch this Space (23 giugno 2026), rivela ambizioni di controllo vaste. L’intento è garantire a colossi come BBC, ITV e Channel 4 una visibilità garantita, trasformando il servizio pubblico in una scelta obbligata o, quantomeno, nella prima opzione imposta dai motori di scoperta. Non si tratta di censura classica, ma di una manipolazione raffinata: spingendo alcuni verso la luce e condannando altri all’oscurità dei risultati secondari, lo Stato altera le fondamenta della rete. In un mercato dove la visibilità coincide con la sopravvivenza, questa è una mossa brutale contro la libertà d'impresa.
YouTube ha già lanciato l’allarme: le nuove regole minacciano il patto fondativo dell’economia creativa, ovvero la libertà dello spettatore di scegliere cosa guardare. David Wheeldon, senior director di YouTube Europe, ha denunciato come imporre una gerarchia politica significhi subordinare il pubblico alle direttive di una burocrazia centrale. Sostituire l’algoritmo commerciale con una gerarchia sancita dallo Stato non risolve l’opacità del sistema; la sposta in un luogo più pericoloso, imprigionando l’utente in una morsa tra il profitto delle Big Tech e l’ideologia del potere politico.
Il contesto è chiaro: la televisione lineare tramonta e Londra, nel panico di perdere centralità, prova a mettere le mani sulla leva della distribuzione. I dati del Reuters Institute confermano che i social network sono ormai la porta d'accesso primaria all'informazione, ma la risposta governativa è una cura letale. Invece di pretendere trasparenza, si crea una gerarchia protetta da un potere politico che non dovrebbe mai avere il diritto di scegliere cosa vediamo.
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Il rabbino Avrohom Mondrowitz non ha mai affrontato il processo a Brooklyn (NY) per i crimini commessi negli anni '80 perché un procuratore aveva ragioni politiche per non perseguirlo e gli ha permesso di fuggire ed evitare il processo. Il procuratore distrettuale Charles Hynes ha smesso di perseguire Mondrowitz, che poi è fuggito in Israele, a causa delle pressioni degli elettori ultraortodossi. La mafia kosher è intervenuta per permettere a un pedofilo kosher di fuggire in Israele.
Il rabbino gestiva uno studio di psicologia dal suo seminterrato di New York, oltre a una scuola per giovani problematici. Di lui si dice che sia stato uno dei peggiori predatori sessuali nella storia di Brooklyn. Nel 1984, Mondrowitz è stato accusato di aver abusato sessualmente di 4 ragazzi italiani. Da allora, il numero delle sue presunte vittime è stato stimato a 300.
Il rabbino Perlow e il rabbino Elya Svei hanno dichiarato che Mondrowitz aveva “abusato e danneggiato bambini e adolescenti per anni”. Il rabbino Roshei e la Yeshivah hanno ascoltato testimonianze dirette dalle sue vittime e sono rimasti inorriditi nell'udire di terribili crimini, tali da far rizzare i capelli. Nel 1985, Mondrowitz è stato incriminato per 8 capi d'accusa di abuso su minori e 5 capi d'accusa di sodomia, ma 12 ore prima che i detective arrivassero a casa sua è fuggito a Chicago, poi in Canada e infine in Israele. Gli investigatori credono che sia stato avvisato.
Nel 1985, l'allora procuratore distrettuale di Brooklyn Elizabeth Holtzman avviò le procedure di estradizione ma c'era un problema: lo stupro in Israele è definito come sesso tra un uomo e una donna e il caso di Mondrowitz, stupro omosessuale, non era un reato estradabile. Così la richiesta è stata negata.
Nel 2007, con la modifica del trattato di estradizione tra Stati Uniti e Israele, Mondrowitz è stato arrestato a novembre. Un tribunale distrettuale di Gerusalemme si è espresso a favore dell'estradizione, ma la difesa ha contestato con successo il verdetto. Il caso è finito davanti alla Corte Suprema, che nel 2010 si è espressa contro, affermando che sarebbe stato impossibile per Mondrowitz avere un processo equo dopo che tanto tempo era passato.
E' solo un caso, ce ne sono a decine che spesso non sono pubblicati e sui quali cala regolarmente il silenzio. I giudei lo hanno difeso ad oltranza in base al principio che alcuni ragazzi erano ebrei e che gli altri erano goyim, quindi di proprietà degli ebrei secondo le leggi talmudiche. In un caso e nell'altro, nessun crimine.
Per evitare il ripetersi di simili nefandezze, ogni singolo giudeo, senza alcuna eccezione, dovrebbe risiedere permanentemente in Israele ed avere visti di viaggio limitati e sorveglianza discreta come l'intelligence sorveglia noi quando andiamo in USA o in Israele. La maggior parte di questi casi verrebbe impedita. Invece sentiamo proposte di piani alternativi, l'Uganda o la Patagonia o qualche provincia in India. Chissà Fink, Brin, Page, Ellison, Zuckerberg, Karp, Altman, Adelson, Netanyahu e Soros quanto entusiasmo abbiano per il Piano Madagascar. Ciò che sappiamo è che sono a Cipro, stanno sbarcando in Albania e cominciano a vedersi qui in Puglia. Certo, l'obiettivo geopolitico dichiarato è la Turchia, quello recondito possiamo immaginarlo.
Il rabbino gestiva uno studio di psicologia dal suo seminterrato di New York, oltre a una scuola per giovani problematici. Di lui si dice che sia stato uno dei peggiori predatori sessuali nella storia di Brooklyn. Nel 1984, Mondrowitz è stato accusato di aver abusato sessualmente di 4 ragazzi italiani. Da allora, il numero delle sue presunte vittime è stato stimato a 300.
Il rabbino Perlow e il rabbino Elya Svei hanno dichiarato che Mondrowitz aveva “abusato e danneggiato bambini e adolescenti per anni”. Il rabbino Roshei e la Yeshivah hanno ascoltato testimonianze dirette dalle sue vittime e sono rimasti inorriditi nell'udire di terribili crimini, tali da far rizzare i capelli. Nel 1985, Mondrowitz è stato incriminato per 8 capi d'accusa di abuso su minori e 5 capi d'accusa di sodomia, ma 12 ore prima che i detective arrivassero a casa sua è fuggito a Chicago, poi in Canada e infine in Israele. Gli investigatori credono che sia stato avvisato.
Nel 1985, l'allora procuratore distrettuale di Brooklyn Elizabeth Holtzman avviò le procedure di estradizione ma c'era un problema: lo stupro in Israele è definito come sesso tra un uomo e una donna e il caso di Mondrowitz, stupro omosessuale, non era un reato estradabile. Così la richiesta è stata negata.
Nel 2007, con la modifica del trattato di estradizione tra Stati Uniti e Israele, Mondrowitz è stato arrestato a novembre. Un tribunale distrettuale di Gerusalemme si è espresso a favore dell'estradizione, ma la difesa ha contestato con successo il verdetto. Il caso è finito davanti alla Corte Suprema, che nel 2010 si è espressa contro, affermando che sarebbe stato impossibile per Mondrowitz avere un processo equo dopo che tanto tempo era passato.
E' solo un caso, ce ne sono a decine che spesso non sono pubblicati e sui quali cala regolarmente il silenzio. I giudei lo hanno difeso ad oltranza in base al principio che alcuni ragazzi erano ebrei e che gli altri erano goyim, quindi di proprietà degli ebrei secondo le leggi talmudiche. In un caso e nell'altro, nessun crimine.
Per evitare il ripetersi di simili nefandezze, ogni singolo giudeo, senza alcuna eccezione, dovrebbe risiedere permanentemente in Israele ed avere visti di viaggio limitati e sorveglianza discreta come l'intelligence sorveglia noi quando andiamo in USA o in Israele. La maggior parte di questi casi verrebbe impedita. Invece sentiamo proposte di piani alternativi, l'Uganda o la Patagonia o qualche provincia in India. Chissà Fink, Brin, Page, Ellison, Zuckerberg, Karp, Altman, Adelson, Netanyahu e Soros quanto entusiasmo abbiano per il Piano Madagascar. Ciò che sappiamo è che sono a Cipro, stanno sbarcando in Albania e cominciano a vedersi qui in Puglia. Certo, l'obiettivo geopolitico dichiarato è la Turchia, quello recondito possiamo immaginarlo.
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Per oltre un anno il dibattito pubblico italiano ha discusso di tutto: sanzioni, mandati di arresto internazionali, diritto internazionale, crimini di guerra, responsabilità individuali. Ma su un dato si è parlato pochissimo.
Secondo un’inchiesta di Declassified UK, realizzata dai giornalisti John McEvoy e Alex Morris sulla base di documenti ufficiali ottenuti attraverso una richiesta di accesso agli atti (FOIA) presentata dall’avvocato israeliano Elad Man per conto dell’ONG Hatzlacha, 928 cittadini italiani hanno prestato servizio nelle Forze di Difesa Israeliane (IDF) tra il 7 ottobre 2023 e il marzo 2025.
Di questi:
• 828 possiedono la doppia cittadinanza italiana e israeliana;
• 100 hanno anche una diversa seconda cittadinanza.
Non si tratta di indiscrezioni, ma di dati ufficiali forniti in forma aggregata dal Ministero della Difesa israeliano e riportati dall’inchiesta, successivamente ripresa in Italia anche da Stefania Maurizi su Il Fatto Quotidiano.
La questione, naturalmente, non è la doppia cittadinanza, né il fatto che Israele consenta ai propri cittadini di prestare servizio militare.
La domanda è un’altra.
Se una parte di questi militari ha operato durante una campagna militare che è oggi oggetto di accuse di gravissime violazioni del diritto internazionale e di un procedimento davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, quale posizione intende assumere lo Stato italiano?
Ci saranno verifiche? Il Parlamento affronterà la questione? Il Governo ritiene che il tema non riguardi l’Italia?
Per mesi ci è stato ripetuto che il diritto internazionale costituisce il fondamento dell’ordine mondiale. Se è davvero un principio universale, dovrebbe valere indipendentemente dall’alleato coinvolto.
Non si tratta di attribuire responsabilità penali collettive né di mettere automaticamente sotto accusa centinaia di persone.
Si tratta di pretendere trasparenza, coerenza e rispetto delle stesse regole che l’Occidente invoca quando giudica i conflitti degli altri.
Perché il diritto internazionale o vale per tutti, oppure smette di essere diritto e diventa soltanto uno strumento politico.
📚 Fonti: Declassified UK; documentazione FOIA ottenuta tramite l’avvocato Elad Man (Hatzlacha); inchiesta di Stefania Maurizi su Il Fatto Quotidiano.
Secondo un’inchiesta di Declassified UK, realizzata dai giornalisti John McEvoy e Alex Morris sulla base di documenti ufficiali ottenuti attraverso una richiesta di accesso agli atti (FOIA) presentata dall’avvocato israeliano Elad Man per conto dell’ONG Hatzlacha, 928 cittadini italiani hanno prestato servizio nelle Forze di Difesa Israeliane (IDF) tra il 7 ottobre 2023 e il marzo 2025.
Di questi:
• 828 possiedono la doppia cittadinanza italiana e israeliana;
• 100 hanno anche una diversa seconda cittadinanza.
Non si tratta di indiscrezioni, ma di dati ufficiali forniti in forma aggregata dal Ministero della Difesa israeliano e riportati dall’inchiesta, successivamente ripresa in Italia anche da Stefania Maurizi su Il Fatto Quotidiano.
La questione, naturalmente, non è la doppia cittadinanza, né il fatto che Israele consenta ai propri cittadini di prestare servizio militare.
La domanda è un’altra.
Se una parte di questi militari ha operato durante una campagna militare che è oggi oggetto di accuse di gravissime violazioni del diritto internazionale e di un procedimento davanti alla Corte Internazionale di Giustizia, quale posizione intende assumere lo Stato italiano?
Ci saranno verifiche? Il Parlamento affronterà la questione? Il Governo ritiene che il tema non riguardi l’Italia?
Per mesi ci è stato ripetuto che il diritto internazionale costituisce il fondamento dell’ordine mondiale. Se è davvero un principio universale, dovrebbe valere indipendentemente dall’alleato coinvolto.
Non si tratta di attribuire responsabilità penali collettive né di mettere automaticamente sotto accusa centinaia di persone.
Si tratta di pretendere trasparenza, coerenza e rispetto delle stesse regole che l’Occidente invoca quando giudica i conflitti degli altri.
Perché il diritto internazionale o vale per tutti, oppure smette di essere diritto e diventa soltanto uno strumento politico.
📚 Fonti: Declassified UK; documentazione FOIA ottenuta tramite l’avvocato Elad Man (Hatzlacha); inchiesta di Stefania Maurizi su Il Fatto Quotidiano.
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CALDO KILLER. I GIORNALI, FONTE DELL'ORGANIZZAZIONE MONDIALE DELLA SANITÀ
➡️ Il 30 giugno l'OMS lancia l'allarme sul caldo killer: "In Italia 5 decessi in 24 ore".
➡️ Il Ministero della Salute italiano comunica che il dato non risulta.
➡️ Il Corriere della Sera chiede spiegazioni e un portavoce di OMS precisa che la fonte della notizia erano i giornali.
➡️ Il 30 giugno l'OMS lancia l'allarme sul caldo killer: "In Italia 5 decessi in 24 ore".
➡️ Il Ministero della Salute italiano comunica che il dato non risulta.
➡️ Il Corriere della Sera chiede spiegazioni e un portavoce di OMS precisa che la fonte della notizia erano i giornali.
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