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Loro sono Giorgia Meloni e Marcello De Angelis. Carini, vero? Stavano insieme quando Meloni entrò in politica. Se andate a leggere chi è Marcello De Angelis capirete perché Giorgia Meloni ogni anno non dice praticamente nulla sulla strage di Bologna. ht…
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Chi è Marcello De Angelis e cosa ha detto sulla strage di Bologna
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La sovrastruttura culturale influenza la struttura economica, non solo viceversa.
E l’esempio più mirabile di ciò è il processo culturale che ha demolito l’Italia portandola da 5a potenza mondiale negli anni ’80 (Pil procapite come la Germania) a 28a per Pil procapite oggi.
Esiste un fiaba con cui i giornalisti a gettone hanno infarcito le nostre teste: la storia dell’Italia spendacciona, che avendo vissuto al di sopra delle sue possibilità ha prodotto perciò un mostruoso debito pubblico, condannando le generazioni successive alle catene debitorie.
È stata un’invenzione prodotta e pompata nell’atmosfera della rivoluzione neoliberale.
Come molti sanno, ma è bene ricordarlo, la catastrofe debitoria degli anni ’80 (debito dal 60% al 120% del PIL) fu dovuta a una precisa scelta politica, cioè al cosiddetto “divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia”: la rinuncia a contenere i tassi di interesse acquistando i titoli del Tesoro non collocati nelle aste pubbliche.
Questa scelta fu presa perché i responsabili economici del paese (Andreatta,Ciampi, ecc.) decisero di imporre al paese un “vincolo esterno”, subordinando lo stato frutto del patto costituzionale all’“equilibrio dei mercati internazionali”.
La verità è che la spesa pubblica, al netto degli interessi sul debito, aumenta un po’ all’inizio degli anni ’80 per poi rimanere stabile dal 1985 al 2001. Ad esplodere è la spesa per interessi sul debito, che si impenna proprio con il “divorzio” del 1981.
Ergo: economisti nutriti di teoria neoclassica, formati su manualistica anglosassone, sensibili alle nuove èlite neoliberali decisero di “dare una lezione” alla giovane democrazia italiana, togliendo potere alla politica e consegnandola al mercato dei capitali.
La china delle privatizzazioni dell’industria pubblica ne fu una conseguenza, con la scusa di usare i soldi per ridurre il debito pubblico (fallendo).
La tecnocrazia si è imposta sulla democrazia.
L’ideologia neoliberale si è imposta sullo stato sociale.
Il futuro di una nazione è stato dato in ostaggio, rovinando due generazioni (finora).
Traditori. Sovversivi. Golpisti in doppiopetto.
E l’esempio più mirabile di ciò è il processo culturale che ha demolito l’Italia portandola da 5a potenza mondiale negli anni ’80 (Pil procapite come la Germania) a 28a per Pil procapite oggi.
Esiste un fiaba con cui i giornalisti a gettone hanno infarcito le nostre teste: la storia dell’Italia spendacciona, che avendo vissuto al di sopra delle sue possibilità ha prodotto perciò un mostruoso debito pubblico, condannando le generazioni successive alle catene debitorie.
È stata un’invenzione prodotta e pompata nell’atmosfera della rivoluzione neoliberale.
Come molti sanno, ma è bene ricordarlo, la catastrofe debitoria degli anni ’80 (debito dal 60% al 120% del PIL) fu dovuta a una precisa scelta politica, cioè al cosiddetto “divorzio tra Tesoro e Banca d’Italia”: la rinuncia a contenere i tassi di interesse acquistando i titoli del Tesoro non collocati nelle aste pubbliche.
Questa scelta fu presa perché i responsabili economici del paese (Andreatta,Ciampi, ecc.) decisero di imporre al paese un “vincolo esterno”, subordinando lo stato frutto del patto costituzionale all’“equilibrio dei mercati internazionali”.
La verità è che la spesa pubblica, al netto degli interessi sul debito, aumenta un po’ all’inizio degli anni ’80 per poi rimanere stabile dal 1985 al 2001. Ad esplodere è la spesa per interessi sul debito, che si impenna proprio con il “divorzio” del 1981.
Ergo: economisti nutriti di teoria neoclassica, formati su manualistica anglosassone, sensibili alle nuove èlite neoliberali decisero di “dare una lezione” alla giovane democrazia italiana, togliendo potere alla politica e consegnandola al mercato dei capitali.
La china delle privatizzazioni dell’industria pubblica ne fu una conseguenza, con la scusa di usare i soldi per ridurre il debito pubblico (fallendo).
La tecnocrazia si è imposta sulla democrazia.
L’ideologia neoliberale si è imposta sullo stato sociale.
Il futuro di una nazione è stato dato in ostaggio, rovinando due generazioni (finora).
Traditori. Sovversivi. Golpisti in doppiopetto.
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In un'intervista del 2002 a Democracy Now, l'ex ministra israeliana dell'Istruzione Shulamit Aloni ha detto:
«Beh, è un trucco. Lo usiamo sempre. Quando qualcuno dall'Europa critica Israele, allora tiriamo in ballo l'Olocausto. Quando in questo paese le persone criticano Israele, allora sono antisemiti».
«Beh, è un trucco. Lo usiamo sempre. Quando qualcuno dall'Europa critica Israele, allora tiriamo in ballo l'Olocausto. Quando in questo paese le persone criticano Israele, allora sono antisemiti».
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Media is too big
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L'attore è il comico e attore statunitense Jim Breuer, noto per la sua partecipazione al Saturday Night Live e per il film Half Baked.
Nel video, tratto dal suo spettacolo di stand-up comedy Somebody Had to Say It (2021) 😂
Nel video, tratto dal suo spettacolo di stand-up comedy Somebody Had to Say It (2021) 😂
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2,5 anni fa, è stato trovato un materasso macchiato in un tunnel non autorizzato sotto la sede centrale di Chabad-Lubavitch a Brooklyn. Ad oggi, non ci sono state ZERO indagini e ZERO spiegazioni. Al contrario, Trump ha visitato la tomba del Rabbino Schneerson con @benshapiro
anche se Schneerson ha fatto le seguenti dichiarazioni disgustose sui non ebrei: «L'intera creazione [del mondo] è per il bene degli ebrei. Le nazioni del mondo esistono solo per servire i bisogni del popolo ebraico.» «Solo il popolo ebraico ha la capacità di trasformare il mondo materiale in santità. Le nazioni del mondo non hanno questo potere.» «Tutta la creazione è stata creata unicamente per servire gli ebrei.» «Esiste una differenza ancora maggiore per quanto riguarda l'anima. Esistono due tipi contrari di anima: un'anima non ebraica proviene da tre sfere sataniche, mentre l'anima ebraica deriva dalla santità.»
anche se Schneerson ha fatto le seguenti dichiarazioni disgustose sui non ebrei: «L'intera creazione [del mondo] è per il bene degli ebrei. Le nazioni del mondo esistono solo per servire i bisogni del popolo ebraico.» «Solo il popolo ebraico ha la capacità di trasformare il mondo materiale in santità. Le nazioni del mondo non hanno questo potere.» «Tutta la creazione è stata creata unicamente per servire gli ebrei.» «Esiste una differenza ancora maggiore per quanto riguarda l'anima. Esistono due tipi contrari di anima: un'anima non ebraica proviene da tre sfere sataniche, mentre l'anima ebraica deriva dalla santità.»
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Un miliardo di dollari per costruire reattori nucleari in serie e sfamare i data center dell'IA
La startup nucleare Valar Atomics ha chiuso un round Serie B da 1 miliardo di dollari guidato da Sequoia Capital, che ne triplica la valutazione a 6 miliardi a pochi mesi da un round da 450 milioni. L'azienda, che ha già usato una reazione di fissione per alimentare un chip Nvidia per l'IA, punta ora a produrre in serie piccoli reattori modulari da fabbrica, destinati ai data center IA sempre più affamati di energia. È uno dei round più grandi dell'anno: mostra quanto capitale confluisca nel nucleare per l'IA. https://techcrunch.com/2026/08/03/sequoias-shaun-maguire-leads-1b-round-for-nuclear-startup-valar-atomics/?fbclid=IwY2xjawThKqdwZG9mBWV4dG4DYWVtAjEwAGJyaWQRMXd1dWFDSlVMUjRENDB4blhzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeE5_w9dc7CEX9dDpSBy-_zMOGxpEc0hwp2IBmMLnoaqUhaO08c9JyXYFj-Og_aem_WpefyDmKIfLY8LBx74eSQg
La startup nucleare Valar Atomics ha chiuso un round Serie B da 1 miliardo di dollari guidato da Sequoia Capital, che ne triplica la valutazione a 6 miliardi a pochi mesi da un round da 450 milioni. L'azienda, che ha già usato una reazione di fissione per alimentare un chip Nvidia per l'IA, punta ora a produrre in serie piccoli reattori modulari da fabbrica, destinati ai data center IA sempre più affamati di energia. È uno dei round più grandi dell'anno: mostra quanto capitale confluisca nel nucleare per l'IA. https://techcrunch.com/2026/08/03/sequoias-shaun-maguire-leads-1b-round-for-nuclear-startup-valar-atomics/?fbclid=IwY2xjawThKqdwZG9mBWV4dG4DYWVtAjEwAGJyaWQRMXd1dWFDSlVMUjRENDB4blhzcnRjBmFwcF9pZBAyMjIwMzkxNzg4MjAwODkyAAEeE5_w9dc7CEX9dDpSBy-_zMOGxpEc0hwp2IBmMLnoaqUhaO08c9JyXYFj-Og_aem_WpefyDmKIfLY8LBx74eSQg
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Se avessero letto (e capito) la pubblicazione da cui sono tratti i dati, saprebbero che gli autori hanno usato un indicatore messo a punto (cioè inventato) da loro che differisce da quello usato normalmente negli studi redistributivi: tasse e contributi pagati vs trasferimenti monetari da parte dello Stato. Loro hanno conteggiato i servizi pubblici (sanità, istruzione, ecc) come fossero un trasferimento monetario pubblico. Un indicatore fortemente criticabile perché attribuisce arbitrariamente un valore monetario ai servizi pubblici teoricamente utilizzati. Inoltre questo nuovo indicatore riduce sensibilmente il numero di contribuenti netti proprio in quei Paesi con una forte presenza di servizi pubblici (che è una cosa positiva, non negativa). Infine c'è anche un errore concettuale di fondo: essere beneficiario di un servizio universale come scuola pubblica e sanità pubblica non equivale necessariamente ad essere a "carico dello Stato" come lasciano invece intedere gli autori della pubblicazione.
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#Colombia 🇨🇴 #Israele 🇮🇱
Il nuovo Presidente della Colombia, Abelardo de la #Espriella, ha tenuto il suo primo incontro ufficiale con il Ministro degli Esteri israeliano, Gideon #Saar.
L'incontro si è svolto nella città di Barranquilla, un giorno prima della cerimonia di insediamento di Espriella. Il Ministro Sa'ar ha ringraziato il Presidente per la sua decisione di trasferire l'ambasciata colombiana nella Capitale #Gerusalemme.🤮
Il nuovo Presidente della Colombia, Abelardo de la #Espriella, ha tenuto il suo primo incontro ufficiale con il Ministro degli Esteri israeliano, Gideon #Saar.
L'incontro si è svolto nella città di Barranquilla, un giorno prima della cerimonia di insediamento di Espriella. Il Ministro Sa'ar ha ringraziato il Presidente per la sua decisione di trasferire l'ambasciata colombiana nella Capitale #Gerusalemme.🤮
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Secondo una fonte citata da The Guardian, il progetto consiste in un avamposto militare per alloggiare truppe marocchine. Il contratto, non ancora finalizzato, è stato assegnato ad Arkel International, un’azienda della Louisiana che in passato ha già lavorato con il governo statunitense in paesi come l’Iraq. È significativo che il primo progetto del Board a Gaza non sia per un ospedale o una scuola destinati ai palestinesi sfollati, bensì una base militare per forze di occupazione marocchine. Il sito si trova a circa un miglio dal confine israeliano e presenta “vie di evacuazione rapida” appositamente progettate. La cosiddetta “ricostruzione di pace” è, fin dall’inizio, un teatro di occupazione militare. Il ruolo del Marocco in questa grottesca messa in scena è particolarmente odioso: volenteroso Servo di due padroni, Washington e Tel Aviv. Nelle intenzioni, questa unità di 150 uomini sarà dispiegata a rotazione da basi situate all’interno di Israele, rendendola una componente organica dell’apparato di occupazione israeliano. In cambio, la monarchia marocchina ottiene sostegno politico per la sua occupazione illegale del Sahara Occidentale, nonché potenziali rivendicazioni sulle enclave spagnole di Ceuta e Melilla.
https://www.theguardian.com/world/2026/aug/06/trump-gaza-board-of-peace-first-building-contract-military-base
https://www.theguardian.com/world/2026/aug/06/trump-gaza-board-of-peace-first-building-contract-military-base
the Guardian
Trump’s Gaza Board of Peace issues first building contract – for a military base
Exclusive: Louisiana firm awarded tender to build rudimentary outpost to house Moroccan troops
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▪️La clausola chiave è contenuta nella dichiarazione ufficiale del Ministero degli Affari Esteri pakistano:
«Un attacco armato contro uno qualsiasi dei tre Stati sarà considerato un attacco contro tutti loro».
Questa formulazione ricorda molto da vicino l'Articolo 5 della NATO. La divisione dei ruoli è chiara. L'Arabia Saudita fornisce denaro, infrastrutture, profondità strategica nel Golfo e la capacità di finanziare programmi di armamento su larga scala. La Turchia contribuisce con uno dei più grandi potenziali militari della NATO, esperienza di combattimento, un'industria della difesa matura, droni, cantieristica navale, missili e sistemi elettronici. Il Pakistan fornisce un esercito numeroso, una comprovata disponibilità a schierare truppe all'estero e, a livello strategico, un arsenale nucleare. L'Iran subisce le ripercussioni più immediate. L'accordo non è stato concluso nel vuoto: Riad prevede il rischio di attacchi coordinati da formazioni filo-iraniane in Iraq a nord e dagli Houthi a sud. La logica di deterrenza di Teheran — «Se gli Stati Uniti attaccano l'Iran, i sauditi ne pagheranno il prezzo» — è appena diventata notevolmente più complessa. Anche le implicazioni per Israele sono degne di nota. Il patto unisce paesi le cui relazioni con Tel Aviv sono state cronicamente difficili o si sono deteriorate nel periodo più recente. Anche l'India deve ricalcolare. Il Pakistan può ora contare su due partner che dispongono di risorse sostanziali. Anche senza che venga formalmente invocata la clausola di difesa collettiva, l'accordo è destinato ad accelerare la modernizzazione delle difese aeree, dei droni, dei missili, dell'aviazione, dei sistemi di guerra elettronica e della marina pakistana.
▪️Per la Russia, il quadro è ambiguo. Mosca mantiene rapporti con tutti e tre i firmatari. Allo stesso tempo, la Turchia acquisisce la capacità di espandere la propria industria della difesa con capitali sauditi e il mercato pakistano, e potrebbe impiegare questa capacità nelle regioni in cui Ankara e Mosca già competono. Il peso militare-politico della Turchia aumenta in Asia Centrale, e l'alleanza di fatto tra Ankara e Baku passa a un nuovo livello. Per la prima volta, si sta formando un blocco militare-politico musulmano potenzialmente autosufficiente, in cui le risorse dei tre partner si completano efficacemente a vicenda. Sviluppi di questa portata non avvengono senza conseguenze.
«Un attacco armato contro uno qualsiasi dei tre Stati sarà considerato un attacco contro tutti loro».
Questa formulazione ricorda molto da vicino l'Articolo 5 della NATO. La divisione dei ruoli è chiara. L'Arabia Saudita fornisce denaro, infrastrutture, profondità strategica nel Golfo e la capacità di finanziare programmi di armamento su larga scala. La Turchia contribuisce con uno dei più grandi potenziali militari della NATO, esperienza di combattimento, un'industria della difesa matura, droni, cantieristica navale, missili e sistemi elettronici. Il Pakistan fornisce un esercito numeroso, una comprovata disponibilità a schierare truppe all'estero e, a livello strategico, un arsenale nucleare. L'Iran subisce le ripercussioni più immediate. L'accordo non è stato concluso nel vuoto: Riad prevede il rischio di attacchi coordinati da formazioni filo-iraniane in Iraq a nord e dagli Houthi a sud. La logica di deterrenza di Teheran — «Se gli Stati Uniti attaccano l'Iran, i sauditi ne pagheranno il prezzo» — è appena diventata notevolmente più complessa. Anche le implicazioni per Israele sono degne di nota. Il patto unisce paesi le cui relazioni con Tel Aviv sono state cronicamente difficili o si sono deteriorate nel periodo più recente. Anche l'India deve ricalcolare. Il Pakistan può ora contare su due partner che dispongono di risorse sostanziali. Anche senza che venga formalmente invocata la clausola di difesa collettiva, l'accordo è destinato ad accelerare la modernizzazione delle difese aeree, dei droni, dei missili, dell'aviazione, dei sistemi di guerra elettronica e della marina pakistana.
▪️Per la Russia, il quadro è ambiguo. Mosca mantiene rapporti con tutti e tre i firmatari. Allo stesso tempo, la Turchia acquisisce la capacità di espandere la propria industria della difesa con capitali sauditi e il mercato pakistano, e potrebbe impiegare questa capacità nelle regioni in cui Ankara e Mosca già competono. Il peso militare-politico della Turchia aumenta in Asia Centrale, e l'alleanza di fatto tra Ankara e Baku passa a un nuovo livello. Per la prima volta, si sta formando un blocco militare-politico musulmano potenzialmente autosufficiente, in cui le risorse dei tre partner si completano efficacemente a vicenda. Sviluppi di questa portata non avvengono senza conseguenze.