350.000 nascite ogni anno in Italia fruttano in vaccini circa 700milioni, facendo un conto di circa 10 euro a dose per le 15/20 dosi che faranno.
9 anni di obblighi fanno 6.390.000.000 praticamente garantiti.
E questo solo per il costo dose, poi ci metti le strutture, i vaccinatori, ecc
Tranquilli, è per il nostro bene.
9 anni di obblighi fanno 6.390.000.000 praticamente garantiti.
E questo solo per il costo dose, poi ci metti le strutture, i vaccinatori, ecc
Tranquilli, è per il nostro bene.
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Intesa San Paolo ha lanciato un'offerta da 30 miliardi per acquisire Mps che ha incorporato Mediobanca. La regia dell'operazione che coinvolge anche Unipol e Bper è in larga misura legata a BlackRock che vuole creare giganti di risparmio europeo per trasferirlo negli Usa.
Mps replica e approva una linea difensiva attraverso una doppia mossa strategica: da un lato, un’offerta pubblica di scambio sulla totalità di Banco BPM, valutata circa 21 miliardi di euro, per raggiungere una massa critica tale da rendere MPS non più contendibile; dall'altro, un complesso scambio di partecipazioni con il Gruppo Generali. MPS intenderebbe infatti utilizzare la propria quota del 13,2% in Assicurazioni Generali, che vale circa 8,5 miliardi di euro, come moneta di scambio per acquisire il controllo di Banca Generali e procedere successivamente al suo delisting. Sebbene la proposta si basi prevalentemente su uno scambio di azioni ("carta contro carta") per limitare l'esborso monetario, il valore complessivo dell'entità nascente supererebbe i 50-60 miliardi di euro di capitalizzazione, trasformando radicalmente gli equilibri del settore creditizio e del risparmio gestito in Europa.
Per rendere l’offerta più appetibile ai propri soci e resistere all'avanzata di Intesa, Lovaglio starebbe inoltre valutando la distribuzione di un maxi-dividendo straordinario attinto dalle riserve di liquidità della banca.
Nonostante l'alto valore strategico, il piano deve però affrontare ostacoli significativi, tra cui i vincoli normativi della "passivity rule", che limita le manovre difensive durante un'OPA, e la possibile opposizione di grandi azionisti come Crédit Agricole, rendendo questa battaglia una delle più complesse e ambiziose nella storia recente della finanza italiana.
In pratica Mps si gioca, pericolosamente, il tutto per tutto.
Ma Giani fa i tuffi e Meloni si affida al mercato
Mps replica e approva una linea difensiva attraverso una doppia mossa strategica: da un lato, un’offerta pubblica di scambio sulla totalità di Banco BPM, valutata circa 21 miliardi di euro, per raggiungere una massa critica tale da rendere MPS non più contendibile; dall'altro, un complesso scambio di partecipazioni con il Gruppo Generali. MPS intenderebbe infatti utilizzare la propria quota del 13,2% in Assicurazioni Generali, che vale circa 8,5 miliardi di euro, come moneta di scambio per acquisire il controllo di Banca Generali e procedere successivamente al suo delisting. Sebbene la proposta si basi prevalentemente su uno scambio di azioni ("carta contro carta") per limitare l'esborso monetario, il valore complessivo dell'entità nascente supererebbe i 50-60 miliardi di euro di capitalizzazione, trasformando radicalmente gli equilibri del settore creditizio e del risparmio gestito in Europa.
Per rendere l’offerta più appetibile ai propri soci e resistere all'avanzata di Intesa, Lovaglio starebbe inoltre valutando la distribuzione di un maxi-dividendo straordinario attinto dalle riserve di liquidità della banca.
Nonostante l'alto valore strategico, il piano deve però affrontare ostacoli significativi, tra cui i vincoli normativi della "passivity rule", che limita le manovre difensive durante un'OPA, e la possibile opposizione di grandi azionisti come Crédit Agricole, rendendo questa battaglia una delle più complesse e ambiziose nella storia recente della finanza italiana.
In pratica Mps si gioca, pericolosamente, il tutto per tutto.
Ma Giani fa i tuffi e Meloni si affida al mercato
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All'incirca quanto denaro dei contribuenti viene destinato ogni anno alle scuole ebraiche private in tutti gli Stati Uniti?
Circa 700 milioni di dollari a oltre 1 miliardo di dollari.
New York rappresenta la quota maggiore—circa 672 milioni di dollari nel 2022-23 (dati Teach Coalition)—principalmente per servizi obbligatori, trasporti, istruzione speciale, libri di testo, STEM e sovvenzioni per la sicurezza che beneficiano di ~180.000 studenti nelle scuole ebraiche non pubbliche.
Finanziamenti aggiuntivi provengono da programmi federali (Title I, IDEA) e voucher statali/borse di studio con crediti d'imposta in luoghi come Florida, Ohio e Arizona. Non esiste un totale nazionale completo; le cifre escludono le pure rette private/donazioni.
Circa 700 milioni di dollari a oltre 1 miliardo di dollari.
New York rappresenta la quota maggiore—circa 672 milioni di dollari nel 2022-23 (dati Teach Coalition)—principalmente per servizi obbligatori, trasporti, istruzione speciale, libri di testo, STEM e sovvenzioni per la sicurezza che beneficiano di ~180.000 studenti nelle scuole ebraiche non pubbliche.
Finanziamenti aggiuntivi provengono da programmi federali (Title I, IDEA) e voucher statali/borse di studio con crediti d'imposta in luoghi come Florida, Ohio e Arizona. Non esiste un totale nazionale completo; le cifre escludono le pure rette private/donazioni.
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In mezzo c’è anche lo stallo delle trattative sui salari e l’innalzamento dell’età pensionabile ma l’aspetto principale e assolutamente inedito è quello dell’automazione, la paura fondata che gran parte della forza lavoro possa essere sostituita da sistemi governati dall’intelligenza artificiale con i robot al posto degli operai. Situazione che Stella Li, vicepresidente del colosso cinese Byd, ha ipotizzato possa diventare realtà nell’arco temporale di tre-cinque anni.
Uno scenario inquietante che ha preso forma negli ultimi due anni e che fino a quel momento sembrava soltanto una storia da film di fantascienza. Invece, basta guardare progetti e investimenti di alcuni dei principali gruppi automobilistici, a cominciare da Tesla, Hyundai, Bmw e Mercedes, per capire che l’obiettivo è proprio quello della totale automazione. O meglio dell’introduzione sempre più intensa dei robot umanoidi, versatili e adattabili, in grado di muoversi da soli all’interno dei vari settori della fabbrica e soprattutto nelle postazioni pensati per i lavoratori. Dunque, adattamento completo e nessuna necessità di cambiare o aggiornare le attuali linee di produzione. La tempesta perfetta.
Da L'Espresso
Uno scenario inquietante che ha preso forma negli ultimi due anni e che fino a quel momento sembrava soltanto una storia da film di fantascienza. Invece, basta guardare progetti e investimenti di alcuni dei principali gruppi automobilistici, a cominciare da Tesla, Hyundai, Bmw e Mercedes, per capire che l’obiettivo è proprio quello della totale automazione. O meglio dell’introduzione sempre più intensa dei robot umanoidi, versatili e adattabili, in grado di muoversi da soli all’interno dei vari settori della fabbrica e soprattutto nelle postazioni pensati per i lavoratori. Dunque, adattamento completo e nessuna necessità di cambiare o aggiornare le attuali linee di produzione. La tempesta perfetta.
Da L'Espresso
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La società ha come azionisti di riferimento Delfin, la finanziaria della famiglia Del Vecchio, con sede in Lussemburgo per una quota del 32,3% e con diritti di voto pari al 38%, e i grandi fondi americani a partire da BlackRock, che complessivamente controllano il resto.
In questo momento all'interno di Delfin, che possiede anche un patrimonio azionario di 44 miliardi di euro ed è fondamentale, oltre che in EssilorLuxottica, nel sistema bancario e assicurativo del nostro paese, è in atto un duro scontro fra Leonardo Maria Del Vecchio e gli altri eredi.
Il giovane Del Vecchio voleva la copertura del Cda di Delfin per poter ottenere un colossale prestito bancario con l'obiettivo di comprare le partecipazioni degli altri membri della famiglia.
Ma il Cda, guidato da Francesco Milleri, designato in tale ruolo dal capostipite Leonardo Del Vecchio, si è rifiutato e quindi Leonardo è andato su tutte le furie dimettendosi da ogni incarico in EssilorLuxottica e rendendo noto coram populo tutto il suo dissenso.
Ora cosa potrebbe fare il mercato in tale circostanza?
Punire EssilorLuxottica per la spaccatura interna alla sua governance, con conseguenze per i lavoratori e le lavoratrici tutt'altro che banali, mettendo in crisi uno dei distretti produttivi che funziona bene.
Oppure potrebbero intervenire i grandi fondi, che approfittando della lite familiare, destinata a trascinarsi in sede legale, acquistano quote rilevanti delle banche e di Generali, rendendo ancora più forte il loro monopolio del risparmio italiano.
Il famoso mercato fa vincere sempre i lupi soprattutto se le galline starnazzano.
Il mercato, il mercato......
In questo momento all'interno di Delfin, che possiede anche un patrimonio azionario di 44 miliardi di euro ed è fondamentale, oltre che in EssilorLuxottica, nel sistema bancario e assicurativo del nostro paese, è in atto un duro scontro fra Leonardo Maria Del Vecchio e gli altri eredi.
Il giovane Del Vecchio voleva la copertura del Cda di Delfin per poter ottenere un colossale prestito bancario con l'obiettivo di comprare le partecipazioni degli altri membri della famiglia.
Ma il Cda, guidato da Francesco Milleri, designato in tale ruolo dal capostipite Leonardo Del Vecchio, si è rifiutato e quindi Leonardo è andato su tutte le furie dimettendosi da ogni incarico in EssilorLuxottica e rendendo noto coram populo tutto il suo dissenso.
Ora cosa potrebbe fare il mercato in tale circostanza?
Punire EssilorLuxottica per la spaccatura interna alla sua governance, con conseguenze per i lavoratori e le lavoratrici tutt'altro che banali, mettendo in crisi uno dei distretti produttivi che funziona bene.
Oppure potrebbero intervenire i grandi fondi, che approfittando della lite familiare, destinata a trascinarsi in sede legale, acquistano quote rilevanti delle banche e di Generali, rendendo ancora più forte il loro monopolio del risparmio italiano.
Il famoso mercato fa vincere sempre i lupi soprattutto se le galline starnazzano.
Il mercato, il mercato......
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Hanno letteralmente bonificato la zona da ogni possibile protesta, fischio o contestazione.
Decine e decine di agenti e forze dell’ordine, a partire dall’alba, hanno blindato il centro negando alla popolazione, quella vera, anche solo la possibilità di avvicinarsi, non fosse mai che qualcuno avesse qualcosa da dirle o esercitasse democraticamente la propria libertà di critica e di pensiero.
Nell’area hanno avuto accesso solo autorità, agenti in borghese e non, volontari e un ristretto numero di persone comuni accuratamente selezionati dai meloniani locali.
Una claque, insomma.
Lo ha ammesso anche apertamente il sindaco di Amatrice, vicino a Fratelli d’Italia.
“Ho detto alle forze dell’ordine di fermare i contestatori perché sarebbe stata una mancanza di rispetto nei confronti delle vittime”.
Per rispetto nei confronti delle vittime, certo, come no…
Risultato? Zero fischi, molti applausi e quell’immagine, stucchevolmente commovente, di un uomo che le piange addosso chiamandola “stella” e ringraziandola per “la gioia più grande della sua vita”, con tanto di abbraccio e occhi lucidi di Meloni in favore di telecamere e rilancio a siti governativi, social e tg unificati.
La verità l’abbiamo vista - e soprattutto sentita - a Taranto.
È talmente amata e popolare, donna Giorgia, che per impedire una seconda Taranto hanno avuto bisogno di bloccare mezzo paese.
Alla faccia della donna del popolo.
Decine e decine di agenti e forze dell’ordine, a partire dall’alba, hanno blindato il centro negando alla popolazione, quella vera, anche solo la possibilità di avvicinarsi, non fosse mai che qualcuno avesse qualcosa da dirle o esercitasse democraticamente la propria libertà di critica e di pensiero.
Nell’area hanno avuto accesso solo autorità, agenti in borghese e non, volontari e un ristretto numero di persone comuni accuratamente selezionati dai meloniani locali.
Una claque, insomma.
Lo ha ammesso anche apertamente il sindaco di Amatrice, vicino a Fratelli d’Italia.
“Ho detto alle forze dell’ordine di fermare i contestatori perché sarebbe stata una mancanza di rispetto nei confronti delle vittime”.
Per rispetto nei confronti delle vittime, certo, come no…
Risultato? Zero fischi, molti applausi e quell’immagine, stucchevolmente commovente, di un uomo che le piange addosso chiamandola “stella” e ringraziandola per “la gioia più grande della sua vita”, con tanto di abbraccio e occhi lucidi di Meloni in favore di telecamere e rilancio a siti governativi, social e tg unificati.
La verità l’abbiamo vista - e soprattutto sentita - a Taranto.
È talmente amata e popolare, donna Giorgia, che per impedire una seconda Taranto hanno avuto bisogno di bloccare mezzo paese.
Alla faccia della donna del popolo.
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Quelli che fanno la lezione.
Nella vicenda Lavitola-Ranucci c'è un giornale particolarmente attivo. Si tratta de il Tempo diretto dal simpaticissimo Daniele Capezzone, già delfino di Marco Pannella, con cui litigò ferocemente, passato a Silvio Berlusconi, tra un seggio parlamentare e l'altro, per dedicarsi poi "a tempo pieno" al giornalismo di qualità. 👇
Nella vicenda Lavitola-Ranucci c'è un giornale particolarmente attivo. Si tratta de il Tempo diretto dal simpaticissimo Daniele Capezzone, già delfino di Marco Pannella, con cui litigò ferocemente, passato a Silvio Berlusconi, tra un seggio parlamentare e l'altro, per dedicarsi poi "a tempo pieno" al giornalismo di qualità. 👇
Il Tempo appartiene ad una delle figure del panorama politico e imprenditoriale italiano che certamente hanno ricevuto dalle casse pubbliche giganteschi finanziamenti pubblici.
L'impero economico di Antonio Angelucci rappresenta infatti un caso emblematico di "osmosi" tra finanza privata, potere politico e massiccio impiego di risorse erariali, con un baricentro economico che ruota attorno a un imponente circuito di rimborsi pubblici che alimentano costantemente le sue attività.
Al centro del sistema si posiziona il Gruppo San Raffaele, una galassia di ventiquattro strutture sanitarie dislocate tra Lazio, Puglia e Abruzzo che, pur essendo formalmente private, operano quasi esclusivamente per conto dello Stato: si stima infatti che circa il 90% del fatturato totale del comparto sanitario di Angelucci derivi da convenzioni con il Servizio Sanitario Nazionale, traducendosi in un flusso di cassa che, solo nella Regione Lazio, ammonta a circa 250 milioni di euro l'anno tra rimborsi per prestazioni riabilitative e rette delle RSA.
Parallelamente a questo flusso sanitario, il braccio editoriale della famiglia attinge in modo altrettanto significativo dalle casse statali attraverso i contributi diretti all'editoria, con il quotidiano Libero che da solo ha incassato circa 3,4 milioni di euro nell'ultimo anno e oltre 110 milioni di euro complessivi dal 2003 a oggi, consolidando una posizione di preminenza tra le testate più sussidiate d'Italia.
Questa immensa liquidità generata da convenzioni e sussidi nazionali non rimane tuttavia entro i confini italiani, ma ha una complessa catena di controllo che trova il suo vertice in Lussemburgo, dove hanno sede le casseforti finanziarie della famiglia.
La struttura societaria si dirama attraverso la holding italiana Tosinvest per approdare alla lussemburghese Three S.A., a sua volta controllata dalla Spa di Lantigos, entità offshore che agiscono come veri e propri forzieri esteri dove sono custoditi asset per centinaia di milioni di euro.
Recenti analisi dei bilanci lussemburghesi e inchieste giornalistiche hanno rivelato come in queste società siano parcheggiati circa 190 milioni di euro investiti in polizze assicurative e prodotti finanziari ad alto rendimento, oltre a un patrimonio artistico di pregio stimato in circa 41 milioni di euro, il tutto schermato da una rete che garantisce una gestione dei profitti al riparo dalla pressione fiscale ordinaria italiana.
In questo circuito, il denaro che parte dalle tasse dei cittadini sotto forma di rimborsi sanitari e contributi per i giornali compie un ciclo completo che, passando per il sistema delle cliniche e delle testate di area, si trasforma in capitale finanziario accumulato nel Granducato, rendendo Angelucci non solo uno dei parlamentari più ricchi per reddito dichiarato, ma il dominus di un sistema dove il confine tra imprenditoria privata e finanza pubblica appare quasi del tutto annullato.
Aggiungerei che Antonio Angelucci è parlamentare dal 2008, sempre rigorosamente a Destra, ma ha mancato il 96% delle sedute.
Ora che il giornale di proprietà di questo personaggio, guidato da un formidabile esempio di coerenza come Daniele Capezzone, possa dare lezioni di moralità è davvero fantastico. Del resto i giornali d'opinione della Destra italiana hanno come direttori Tommaso Cerno, Mario Sechi e Maurizio Del Pietro.
C'è poco da dire.
L'impero economico di Antonio Angelucci rappresenta infatti un caso emblematico di "osmosi" tra finanza privata, potere politico e massiccio impiego di risorse erariali, con un baricentro economico che ruota attorno a un imponente circuito di rimborsi pubblici che alimentano costantemente le sue attività.
Al centro del sistema si posiziona il Gruppo San Raffaele, una galassia di ventiquattro strutture sanitarie dislocate tra Lazio, Puglia e Abruzzo che, pur essendo formalmente private, operano quasi esclusivamente per conto dello Stato: si stima infatti che circa il 90% del fatturato totale del comparto sanitario di Angelucci derivi da convenzioni con il Servizio Sanitario Nazionale, traducendosi in un flusso di cassa che, solo nella Regione Lazio, ammonta a circa 250 milioni di euro l'anno tra rimborsi per prestazioni riabilitative e rette delle RSA.
Parallelamente a questo flusso sanitario, il braccio editoriale della famiglia attinge in modo altrettanto significativo dalle casse statali attraverso i contributi diretti all'editoria, con il quotidiano Libero che da solo ha incassato circa 3,4 milioni di euro nell'ultimo anno e oltre 110 milioni di euro complessivi dal 2003 a oggi, consolidando una posizione di preminenza tra le testate più sussidiate d'Italia.
Questa immensa liquidità generata da convenzioni e sussidi nazionali non rimane tuttavia entro i confini italiani, ma ha una complessa catena di controllo che trova il suo vertice in Lussemburgo, dove hanno sede le casseforti finanziarie della famiglia.
La struttura societaria si dirama attraverso la holding italiana Tosinvest per approdare alla lussemburghese Three S.A., a sua volta controllata dalla Spa di Lantigos, entità offshore che agiscono come veri e propri forzieri esteri dove sono custoditi asset per centinaia di milioni di euro.
Recenti analisi dei bilanci lussemburghesi e inchieste giornalistiche hanno rivelato come in queste società siano parcheggiati circa 190 milioni di euro investiti in polizze assicurative e prodotti finanziari ad alto rendimento, oltre a un patrimonio artistico di pregio stimato in circa 41 milioni di euro, il tutto schermato da una rete che garantisce una gestione dei profitti al riparo dalla pressione fiscale ordinaria italiana.
In questo circuito, il denaro che parte dalle tasse dei cittadini sotto forma di rimborsi sanitari e contributi per i giornali compie un ciclo completo che, passando per il sistema delle cliniche e delle testate di area, si trasforma in capitale finanziario accumulato nel Granducato, rendendo Angelucci non solo uno dei parlamentari più ricchi per reddito dichiarato, ma il dominus di un sistema dove il confine tra imprenditoria privata e finanza pubblica appare quasi del tutto annullato.
Aggiungerei che Antonio Angelucci è parlamentare dal 2008, sempre rigorosamente a Destra, ma ha mancato il 96% delle sedute.
Ora che il giornale di proprietà di questo personaggio, guidato da un formidabile esempio di coerenza come Daniele Capezzone, possa dare lezioni di moralità è davvero fantastico. Del resto i giornali d'opinione della Destra italiana hanno come direttori Tommaso Cerno, Mario Sechi e Maurizio Del Pietro.
C'è poco da dire.
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Una devastante alluvione lampo ha colpito il fiume Bhote Koshi a Rasuwa, in Nepal 🇳🇵 (26.08.2026)
Almeno 22 persone sono morte e oltre 380 risultano disperse.
Almeno 22 persone sono morte e oltre 380 risultano disperse.
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Ad aprile del 2022 un'altra diga, in seguito una scossa sismica, si era spaccata con una grossa crepa
https://qz.com/404310/nepals-devastating-earthquake-underlines-the-risks-of-chinas-tibet-dam-building-binge
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È acqua pulita
Non è fango
Guardate bene...
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Quella non è una frana
Quella è la diga che ha ceduto, come non è dato sapere...
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