Il principale beneficiario dell'aumento è lo StatoCon l'accisa temporaneamente fissata a 53,29 centesimi e l'IVA al 22 per cento, circa 91 centesimi finiscono allo Stato. Rimangono quindi circa 1,19 euro per tutta la filiera industriale e commerciale. È una quota enorme di fiscalità, pari a circa il 43 per cento del prezzo pagato dall'automobilista.
Il dato ufficiale del Ministero dell'Ambiente mostra come la componente fiscale rappresenti una parte strutturalmente molto rilevante del prezzo dei carburanti.
Questo dato rappresenta un primo elemento chiaramente negativo perché Iva e accise sono imposte indirette che dunque gravano a prescindere dal reddito contribuendo a rendere il sistema fiscale italiano decisamente regressivo.
Per fronteggiare questo danno, lo Stato ha destinato ormai quasi 500 milioni nel solo 2026 che sono stati distribuiti in maniera regressiva, beneficiando tutti, ancora senza distinzione di reddito.
La parte rimanente dei 2,10 euro finanzia il petrolio, il diesel raffinato e tutta la filiera. Ma all'interno del prezzo industriale esiste oggi una rendita straordinaria legata soprattutto alla scarsità del diesel e agli eccezionali margini di raffinazione.
Una parte di questa rendita può trasformarsi in profitti delle compagnie e, successivamente, in dividendi e riacquisti di azioni. È a quel punto che una parte del valore arriva agli azionisti e ai grandi fondi finanziari.
Per trasformare in cifre questo peso si può sostenere che 1,19 euro della "filiera industriale", oltre 30 centesimi siano destinati a remunerare gli speculatori finanziari e i grandi fondi finanziari, azionisti delle compagnie energetiche, a cominciare da Eni.
In estrema sintesi una parte enorme dell'aumento del gasolio va allo Stato attraverso pessime imposte come accise e Iva, decisamente inique, e un pezzetto alla grande finanza.
Il dato ufficiale del Ministero dell'Ambiente mostra come la componente fiscale rappresenti una parte strutturalmente molto rilevante del prezzo dei carburanti.
Questo dato rappresenta un primo elemento chiaramente negativo perché Iva e accise sono imposte indirette che dunque gravano a prescindere dal reddito contribuendo a rendere il sistema fiscale italiano decisamente regressivo.
Per fronteggiare questo danno, lo Stato ha destinato ormai quasi 500 milioni nel solo 2026 che sono stati distribuiti in maniera regressiva, beneficiando tutti, ancora senza distinzione di reddito.
La parte rimanente dei 2,10 euro finanzia il petrolio, il diesel raffinato e tutta la filiera. Ma all'interno del prezzo industriale esiste oggi una rendita straordinaria legata soprattutto alla scarsità del diesel e agli eccezionali margini di raffinazione.
Una parte di questa rendita può trasformarsi in profitti delle compagnie e, successivamente, in dividendi e riacquisti di azioni. È a quel punto che una parte del valore arriva agli azionisti e ai grandi fondi finanziari.
Per trasformare in cifre questo peso si può sostenere che 1,19 euro della "filiera industriale", oltre 30 centesimi siano destinati a remunerare gli speculatori finanziari e i grandi fondi finanziari, azionisti delle compagnie energetiche, a cominciare da Eni.
In estrema sintesi una parte enorme dell'aumento del gasolio va allo Stato attraverso pessime imposte come accise e Iva, decisamente inique, e un pezzetto alla grande finanza.
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Per capire come la finanza divora l'economia reale e crea dipendenza è sufficiente ricordare un paio di numeri.
Dall'inizio del 2026 il valore del patrimonio azionario posseduto da BlackRock attraverso i propri strumenti di gestione del risparmio è cresciuto, solo per effetto dell'aumento del prezzo del petrolio e del gas, di circa 25-20 miliardi di dollari.
Ciò è dipeso in buona parte dalla lievitazione del prezzo delle azioni delle principali società energetiche, da Exxonmobil a Eni.
Per effetto dello stesso aumento del prezzo del petrolio e del gas, il costo subito dall'economia italiana sarà pari ad una cifra non lontana dai 30 miliardi di dollari.
In sintesi più soldi alla finanza e meno alla produzione.
Ma questa finanza non genera occupazione e lavoro, a differenza della produzione.
Determina piuttosto dipendenza perché il lavoratore che guadagna meno dovrà sperare che i titoli finanziari contenuti nella sua polizza pensionistica o in quella sanitaria crescano a tal punto da compensare la caduta del suo reddito; una speranza che alimenta la sua dipendenza dalla finanza.
Dall'inizio del 2026 il valore del patrimonio azionario posseduto da BlackRock attraverso i propri strumenti di gestione del risparmio è cresciuto, solo per effetto dell'aumento del prezzo del petrolio e del gas, di circa 25-20 miliardi di dollari.
Ciò è dipeso in buona parte dalla lievitazione del prezzo delle azioni delle principali società energetiche, da Exxonmobil a Eni.
Per effetto dello stesso aumento del prezzo del petrolio e del gas, il costo subito dall'economia italiana sarà pari ad una cifra non lontana dai 30 miliardi di dollari.
In sintesi più soldi alla finanza e meno alla produzione.
Ma questa finanza non genera occupazione e lavoro, a differenza della produzione.
Determina piuttosto dipendenza perché il lavoratore che guadagna meno dovrà sperare che i titoli finanziari contenuti nella sua polizza pensionistica o in quella sanitaria crescano a tal punto da compensare la caduta del suo reddito; una speranza che alimenta la sua dipendenza dalla finanza.
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Bollo auto e moto, Meloni annuncia l’abolizione dal 2027: esenzione per 14,5 milioni di veicoli
Il Governo ha annunciato l’abolizione del bollo per le auto di piccola e media potenza e per tutti i motocicli a partire dal 2027.
La misura, annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dovrebbe interessare oltre il 70% delle automobili attualmente in circolazione e complessivamente circa 14,5 milioni di veicoli.
L’esenzione sarà limitata a un solo veicolo per persona. Per le automobili, il limite indicato è quello degli 80 kW. Anche i motocicli rientreranno nell’agevolazione, secondo le condizioni previste dal provvedimento. 😂
Il Governo ha annunciato l’abolizione del bollo per le auto di piccola e media potenza e per tutti i motocicli a partire dal 2027.
La misura, annunciata dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, dovrebbe interessare oltre il 70% delle automobili attualmente in circolazione e complessivamente circa 14,5 milioni di veicoli.
L’esenzione sarà limitata a un solo veicolo per persona. Per le automobili, il limite indicato è quello degli 80 kW. Anche i motocicli rientreranno nell’agevolazione, secondo le condizioni previste dal provvedimento. 😂
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Per non Dimenticare MAI di cosa sono capaci queste Bestie
https://youtube.com/watch?v=Q1f1VeKmHSk&is=3tBI_Sil2PttvqL7
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Milano, rabbino aggredito a fermata bus---------------------------
21.40 Un rabbino di 60 anni è stato picchiato e insultato, a Milano, da tre uomini mentre aspettava il bus nella zona di Bande Nere. A denunciare l'episodio è il presidente della Comunità ebraica milanese, Walker Meghnagi che ha riferito: "Una cosa così violenta non l'abbiamo mai vista. Lo hanno preso a calci e pugni, gli hanno tolto il cappello, lo hanno calpestato e gli hanno sputato addosso". I tre presunti autori sono stati individuati dalla Polizia. Sull'aggressione numerosi i messaggi di solidarietà. 😂
21.40 Un rabbino di 60 anni è stato picchiato e insultato, a Milano, da tre uomini mentre aspettava il bus nella zona di Bande Nere. A denunciare l'episodio è il presidente della Comunità ebraica milanese, Walker Meghnagi che ha riferito: "Una cosa così violenta non l'abbiamo mai vista. Lo hanno preso a calci e pugni, gli hanno tolto il cappello, lo hanno calpestato e gli hanno sputato addosso". I tre presunti autori sono stati individuati dalla Polizia. Sull'aggressione numerosi i messaggi di solidarietà. 😂
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È quello di Thrift Shop, Can’t Hold Us, Same Love. Quello che insieme a Ryan Lewis ha scalato le classifiche mondiali, vinto Grammy e riempito arene. Insomma, uno che quando sale su un palco davanti a decine di migliaia di persone qualche voce riesce ancora a spostarla.
Il 4 settembre era al MetLife Stadium del New Jersey come artista di supporto del Loop Tour di Ed Sheeran.
A un certo punto prende il microfono e parla di Gaza e della Cisgiordania. Poi pronuncia due parole:
“Free Palestine”.
Da lì parte il finimondo.
Alcuni proprietari degli stadi che avrebbero dovuto ospitare le successive date americane di Ed Sheeran fanno sapere che Macklemore sul loro palco non lo vogliono. Il promoter del tour sostiene che mantenendolo in scaletta avrebbe messo a rischio le altre date e decide di estrometterlo.
Ed Sheeran dice di aver provato a mediare e attribuisce la decisione finale ai promoter e alle venue.
Macklemore potrebbe abbassare la testa, salvare rapporti, contratti e carriera. Fa l’opposto.
Ribadisce tutto. E ricorda che, in questa storia, quello da compatire non è certo lui: sono i civili e i bambini uccisi.
A quel punto succede qualcosa che probabilmente chi pensava di risolvere la faccenda eliminando un nome dalla locandina aveva calcolato malissimo.
Dal tour di Ed Sheeran, cominciano ad andarsene tutti gli altri artisti di supporto.
Prima Aaron Rowe, cantautore irlandese che avrebbe dovuto aprire diverse date americane.
Poi i Beoga, il gruppo folk irlandese che accompagna Sheeran dal vivo e collabora con lui da anni. Lasciano il tour denunciando quello che definiscono il “silenziamento di Macklemore da parte delle lobby sioniste”.
Poi i Lukas Graham, la band danese diventata famosa in tutto il mondo con 7 Years.
E adesso Finneas O’Connell: cantautore, produttore pluripremiato, fratello e storico collaboratore di Billie Eilish, che avrebbe dovuto aprire sei concerti sudamericani di Sheeran tra novembre e dicembre. Anche lui si tira fuori.
Uno, poi un altro, poi un altro ancora.
Fino a lasciare il Loop Tour senza gli artisti di supporto annunciati per le prossime tappe e senza una parte della stessa formazione che accompagnava Sheeran dal vivo.
Stiamo parlando di artisti che stanno rinunciando volontariamente a stadi pieni, esposizione mondiale, contratti e soldi per solidarietà con un collega estromesso dopo aver pronunciato “Free Palestine”.
Nell’industria musicale, dove normalmente davanti a un contratto milionario si diventa improvvisamente tutti muti, è un precedente enorme.
Pensavano di risolvere il problema togliendo Macklemore dal palco.
Hanno ottenuto Macklemore fuori dal palco, gli altri dietro di lui e il caso sulle prime pagine di mezzo mondo.
Il 4 settembre era al MetLife Stadium del New Jersey come artista di supporto del Loop Tour di Ed Sheeran.
A un certo punto prende il microfono e parla di Gaza e della Cisgiordania. Poi pronuncia due parole:
“Free Palestine”.
Da lì parte il finimondo.
Alcuni proprietari degli stadi che avrebbero dovuto ospitare le successive date americane di Ed Sheeran fanno sapere che Macklemore sul loro palco non lo vogliono. Il promoter del tour sostiene che mantenendolo in scaletta avrebbe messo a rischio le altre date e decide di estrometterlo.
Ed Sheeran dice di aver provato a mediare e attribuisce la decisione finale ai promoter e alle venue.
Macklemore potrebbe abbassare la testa, salvare rapporti, contratti e carriera. Fa l’opposto.
Ribadisce tutto. E ricorda che, in questa storia, quello da compatire non è certo lui: sono i civili e i bambini uccisi.
A quel punto succede qualcosa che probabilmente chi pensava di risolvere la faccenda eliminando un nome dalla locandina aveva calcolato malissimo.
Dal tour di Ed Sheeran, cominciano ad andarsene tutti gli altri artisti di supporto.
Prima Aaron Rowe, cantautore irlandese che avrebbe dovuto aprire diverse date americane.
Poi i Beoga, il gruppo folk irlandese che accompagna Sheeran dal vivo e collabora con lui da anni. Lasciano il tour denunciando quello che definiscono il “silenziamento di Macklemore da parte delle lobby sioniste”.
Poi i Lukas Graham, la band danese diventata famosa in tutto il mondo con 7 Years.
E adesso Finneas O’Connell: cantautore, produttore pluripremiato, fratello e storico collaboratore di Billie Eilish, che avrebbe dovuto aprire sei concerti sudamericani di Sheeran tra novembre e dicembre. Anche lui si tira fuori.
Uno, poi un altro, poi un altro ancora.
Fino a lasciare il Loop Tour senza gli artisti di supporto annunciati per le prossime tappe e senza una parte della stessa formazione che accompagnava Sheeran dal vivo.
Stiamo parlando di artisti che stanno rinunciando volontariamente a stadi pieni, esposizione mondiale, contratti e soldi per solidarietà con un collega estromesso dopo aver pronunciato “Free Palestine”.
Nell’industria musicale, dove normalmente davanti a un contratto milionario si diventa improvvisamente tutti muti, è un precedente enorme.
Pensavano di risolvere il problema togliendo Macklemore dal palco.
Hanno ottenuto Macklemore fuori dal palco, gli altri dietro di lui e il caso sulle prime pagine di mezzo mondo.
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La Federal Reserve, la banca centrale degli Stati Uniti, è tornata ad alzare i tassi di interesse dal luglio del 2023, con una decisione all'unanimità, e ha annunciato nuovi aumenti in vista.
Nonostante il presidente Trump abbia a più riprese sostenuto la necessità di abbassarli, il nuovo presidente della Fed, da lui stesso nominato, li sta alzando.
Perché?
La risposta a mio parere è semplice: il debito federale degli Stati Uniti è enorme, non ha più alle spalle la più grande economia del mondo e il dollaro non può più essere prodotto senza limiti.
Dunque per convincere ad acquistarlo occorre alzare i tassi e remunerare di più i compratori. Ma questo significa che gli Stati Uniti pagheranno 1300 miliardi di dollari di interessi.
Quanto può durare?
Intanto una gran parte degli operatori finanziari continuano a indirizzare i risparmi a comprare titoli in dollari, che, in maniera paradossale, nonostante il rialzo dei tassi si sono svalutati rispetto all'euro.
Nonostante il presidente Trump abbia a più riprese sostenuto la necessità di abbassarli, il nuovo presidente della Fed, da lui stesso nominato, li sta alzando.
Perché?
La risposta a mio parere è semplice: il debito federale degli Stati Uniti è enorme, non ha più alle spalle la più grande economia del mondo e il dollaro non può più essere prodotto senza limiti.
Dunque per convincere ad acquistarlo occorre alzare i tassi e remunerare di più i compratori. Ma questo significa che gli Stati Uniti pagheranno 1300 miliardi di dollari di interessi.
Quanto può durare?
Intanto una gran parte degli operatori finanziari continuano a indirizzare i risparmi a comprare titoli in dollari, che, in maniera paradossale, nonostante il rialzo dei tassi si sono svalutati rispetto all'euro.
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l’esplosivo Documentario, vietato in Israele, diretto da Alexis Bloom e prodotto dal premio Oscar Alex Gibney.
Al centro del film ci sono immagini straordinarie e mai viste prima: le registrazioni degli interrogatori della polizia israeliana a Benjamin Netanyahu, alla moglie Sara, al figlio Yair, ai suoi collaboratori e ad alcuni dei più potenti uomini d’affari del Paese, realizzate nell’ambito delle indagini per corruzione che hanno portato all’incriminazione del Primo Ministro israeliano.
Parliamo di un documentario del 2024, ripubblicato anche da Tucker Carlson. Si basa su oltre mille ore di interrogatori segreti della polizia israeliana.
Il film mostra come il premier usi i conflitti a Gaza, Libano e Iran per restare al potere e sfuggire ai processi. Tra le rivelazioni più pesanti: Netanyahu avrebbe fatto arrivare fino a 35 milioni di dollari al mese dal Qatar ad Hamas per tenere Gaza divisa.
In Israele il documentario è stato bloccato in tribunale da Netanyahu per motivi di privacy.
MERCOLEDÌ 30 SETTEMBRE 2026
EVENTO NAZIONALE
PROIEZIONI SIMULTANEE IN PIÙ SALE ITALIANE
Al centro del film ci sono immagini straordinarie e mai viste prima: le registrazioni degli interrogatori della polizia israeliana a Benjamin Netanyahu, alla moglie Sara, al figlio Yair, ai suoi collaboratori e ad alcuni dei più potenti uomini d’affari del Paese, realizzate nell’ambito delle indagini per corruzione che hanno portato all’incriminazione del Primo Ministro israeliano.
Parliamo di un documentario del 2024, ripubblicato anche da Tucker Carlson. Si basa su oltre mille ore di interrogatori segreti della polizia israeliana.
Il film mostra come il premier usi i conflitti a Gaza, Libano e Iran per restare al potere e sfuggire ai processi. Tra le rivelazioni più pesanti: Netanyahu avrebbe fatto arrivare fino a 35 milioni di dollari al mese dal Qatar ad Hamas per tenere Gaza divisa.
In Israele il documentario è stato bloccato in tribunale da Netanyahu per motivi di privacy.
MERCOLEDÌ 30 SETTEMBRE 2026
EVENTO NAZIONALE
PROIEZIONI SIMULTANEE IN PIÙ SALE ITALIANE
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Le stime diffuse nelle sue ultime interviste evidenziano la vulnerabilità dell'Italia lungo l'asse marittimo Suez-Bab el-Mandeb, un collo di bottiglia strategico da cui dipende una fetta consistente dell'economia nazionale.
Tradotte in cifre concrete, le sue dichiarazioni indicano che il 40% del commercio marittimo complessivo dell'Italia. - quello che passa per il Mar Rosso - è a rischio e ciò equivale a un danno di circa 140-150 miliardi di euro all'anno tra merci importate ed esportate, mentre quel 60% dell'export diretto verso l'Asia, citato ancora da Tajani come a rischio, rappresenta tra i 35 e i 40 miliardi di euro di prodotti Made in Italy.
A causa degli attacchi dei ribelli Houthi e del conseguente dirottamento delle grandi navi portacontainer lungo la rotta che circumnaviga l'Africa passando per il Capo di Buona Speranza, i transiti a Suez hanno subito un crollo superiore al 50%, imponendo ai mercantili dai 10 ai 14 giorni di navigazione aggiuntivi e provocando un'impennata dei costi di nolo e dei premi assicurativi.
L'impatto economico diretto per l'Italia si è tradotto in miliardi di euro di mancato o ritardato interscambio commerciale, con una pesante penalizzazione per i porti del Mediterraneo come Genova, Trieste e Gioia Tauro, i quali vedono scavalcare la propria centralità geografica a vantaggio dei grandi scali del Nord Europa.
Volendo quantificare l'effetto di questa crisi sul Prodotto Interno Lordo italiano, i modelli elaborati dai principali centri studi economici e dalle istituzioni finanziarie stimano che un'interruzione prolungata delle rotte del Mar Rosso, combinata con il rialzo dei prezzi dell'energia e delle materie prime importate, possa sottrarre tra lo 0,2% e lo 0,4% di crescita del PIL su base annua.
In pratica una simile condizione, in un contesto economico in cui l'Italia viaggia a ritmi di espansione limitatissimi, rappresenta un freno decisivo.
Lo scenario rischia peraltro di peggiorare ulteriormente qualora la circumnavigazione dell'Africa da emergenza temporanea si trasformasse in una riorganizzazione strutturale delle catene di fornitura globali: un simile cambio di rotta permanente consoliderebbe la marginalizzazione dei porti italiani, innescherebbe nuove spinte inflazionistiche sui beni di consumo a causa dell'aumento permanente dei costi di trasporto e finirebbe per depotenziare l'efficacia della missione navale europea Aspides, il cui mandato puramente difensivo e di scorta potrebbe rivelarsi insufficiente a rassicurare i mercati assicurativi e gli armatori internazionali di fronte a un'eventuale ulteriore escalation delle tensioni geopolitiche nella regione.
Di fronte a tutto ciò il fantasioso Tajani rivendica con forza l'alleanza di ferro dell'Italia con gli Stati Uniti, trascurando che questo posizionamento non favorirà certo il rasserenamento delle relazioni con Iran e Houthi.
Siamo nelle mani dei pazzi.
Tradotte in cifre concrete, le sue dichiarazioni indicano che il 40% del commercio marittimo complessivo dell'Italia. - quello che passa per il Mar Rosso - è a rischio e ciò equivale a un danno di circa 140-150 miliardi di euro all'anno tra merci importate ed esportate, mentre quel 60% dell'export diretto verso l'Asia, citato ancora da Tajani come a rischio, rappresenta tra i 35 e i 40 miliardi di euro di prodotti Made in Italy.
A causa degli attacchi dei ribelli Houthi e del conseguente dirottamento delle grandi navi portacontainer lungo la rotta che circumnaviga l'Africa passando per il Capo di Buona Speranza, i transiti a Suez hanno subito un crollo superiore al 50%, imponendo ai mercantili dai 10 ai 14 giorni di navigazione aggiuntivi e provocando un'impennata dei costi di nolo e dei premi assicurativi.
L'impatto economico diretto per l'Italia si è tradotto in miliardi di euro di mancato o ritardato interscambio commerciale, con una pesante penalizzazione per i porti del Mediterraneo come Genova, Trieste e Gioia Tauro, i quali vedono scavalcare la propria centralità geografica a vantaggio dei grandi scali del Nord Europa.
Volendo quantificare l'effetto di questa crisi sul Prodotto Interno Lordo italiano, i modelli elaborati dai principali centri studi economici e dalle istituzioni finanziarie stimano che un'interruzione prolungata delle rotte del Mar Rosso, combinata con il rialzo dei prezzi dell'energia e delle materie prime importate, possa sottrarre tra lo 0,2% e lo 0,4% di crescita del PIL su base annua.
In pratica una simile condizione, in un contesto economico in cui l'Italia viaggia a ritmi di espansione limitatissimi, rappresenta un freno decisivo.
Lo scenario rischia peraltro di peggiorare ulteriormente qualora la circumnavigazione dell'Africa da emergenza temporanea si trasformasse in una riorganizzazione strutturale delle catene di fornitura globali: un simile cambio di rotta permanente consoliderebbe la marginalizzazione dei porti italiani, innescherebbe nuove spinte inflazionistiche sui beni di consumo a causa dell'aumento permanente dei costi di trasporto e finirebbe per depotenziare l'efficacia della missione navale europea Aspides, il cui mandato puramente difensivo e di scorta potrebbe rivelarsi insufficiente a rassicurare i mercati assicurativi e gli armatori internazionali di fronte a un'eventuale ulteriore escalation delle tensioni geopolitiche nella regione.
Di fronte a tutto ciò il fantasioso Tajani rivendica con forza l'alleanza di ferro dell'Italia con gli Stati Uniti, trascurando che questo posizionamento non favorirà certo il rasserenamento delle relazioni con Iran e Houthi.
Siamo nelle mani dei pazzi.
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L'Italia ha già dato 17,3 miliardi di euro all'Ucraina tra finanziamenti diretti e indiretti. È il terzo Paese UE per finanziamenti dopo Germania e Francia.
[Kiel Institut, Ukraine support tracker
https://www.kielinstitut.de/publications/ukraine-support-tracker-data-6453/]
[Kiel Institut, Ukraine support tracker
https://www.kielinstitut.de/publications/ukraine-support-tracker-data-6453/]
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