I cugini Neanderthal e Denisova
Non è molto famoso, eppure Homo heidelbergensis ha rappresentato una fase cruciale dell’evoluzione umana.
Sembra che fosse l’illustre antenato comune tra noi Homo sapiens e altre specie estinte: i Neanderthal e l’Homo di Denisova.
Eravamo cugini, e anche se non è stato ancora ritrovato il cranio di un Denisova dobbiamo sospettare che avessimo tutti un gran cervello, con un volume ben superiore a un litro!
Ma come facciamo a essere (abbastanza) sicuri del nostro grado di parentela? Bè, in alcune ossa si è conservato l’antico DNA di questi umani estinti, che ha permesso dei confronti con il nostro.
La scoperta più interessante è il segno che essi hanno lasciato nel nostro genoma.
Tra noi e queste comunità sono scaturiti dei contatti di natura sessuale, ed ecco perché tutti gli eurasiatici conservano una piccola percentuale di DNA neanderthaliano.
Tracce dei denisoviani sono rimaste invece nel genoma dei papuani.
🔗 @CICAP #PilloleCICAP
Non è molto famoso, eppure Homo heidelbergensis ha rappresentato una fase cruciale dell’evoluzione umana.
Sembra che fosse l’illustre antenato comune tra noi Homo sapiens e altre specie estinte: i Neanderthal e l’Homo di Denisova.
Eravamo cugini, e anche se non è stato ancora ritrovato il cranio di un Denisova dobbiamo sospettare che avessimo tutti un gran cervello, con un volume ben superiore a un litro!
Ma come facciamo a essere (abbastanza) sicuri del nostro grado di parentela? Bè, in alcune ossa si è conservato l’antico DNA di questi umani estinti, che ha permesso dei confronti con il nostro.
La scoperta più interessante è il segno che essi hanno lasciato nel nostro genoma.
Tra noi e queste comunità sono scaturiti dei contatti di natura sessuale, ed ecco perché tutti gli eurasiatici conservano una piccola percentuale di DNA neanderthaliano.
Tracce dei denisoviani sono rimaste invece nel genoma dei papuani.
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Finalmente decodificato il 📕Manoscritto Voynich.
O forse no❓
Nel 1912 l’antiquario polacco Wilfrid Michael Voynich si recò a Frascati presso Villa Mondragone, all’epoca di proprietà dei Gesuiti. La sua visita non era casuale poiché, grazie alle informazioni del gesuita Joseph Strickland, sapeva che questi avevano bisogno di fondi per effettuare opere di restauro. Durante la visita i Gesuiti sottoposero all’attenzione di Voynich una collezione di libri antichi, tra cui l’antiquario ne selezionò e acquistò trenta.
Uno dei trenta libri, in particolare, colpì l’attenzione dell’antiquario: era scritto con caratteri misteriosi, all’apparenza dunque un codice cifrato, e conteneva numerosissime illustrazioni a colori; in totale 102 fogli ripiegati, probabilmente 116 in origine perché 14 risultarono mancanti, a formare un libro di 22,5 cm per 16 cm.
👉 Leggi l'articolo sulla nostra rivista Query Online
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O forse no❓
Nel 1912 l’antiquario polacco Wilfrid Michael Voynich si recò a Frascati presso Villa Mondragone, all’epoca di proprietà dei Gesuiti. La sua visita non era casuale poiché, grazie alle informazioni del gesuita Joseph Strickland, sapeva che questi avevano bisogno di fondi per effettuare opere di restauro. Durante la visita i Gesuiti sottoposero all’attenzione di Voynich una collezione di libri antichi, tra cui l’antiquario ne selezionò e acquistò trenta.
Uno dei trenta libri, in particolare, colpì l’attenzione dell’antiquario: era scritto con caratteri misteriosi, all’apparenza dunque un codice cifrato, e conteneva numerosissime illustrazioni a colori; in totale 102 fogli ripiegati, probabilmente 116 in origine perché 14 risultarono mancanti, a formare un libro di 22,5 cm per 16 cm.
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Finalmente decodificato il Manoscritto Voynich. O forse no?
Il manoscritto più misterioso del mondo è stato davvero decifrato?
📆 Oggi, 22 luglio, si celebra la giornata mondiale del 🧠 cervello.
Nell'articolo pubblicato sul nostro sito web ripercorriamo le affermazioni più astruse in cui il CICAP si è imbattuto nel corso degli anni.
👉 Leggi l'articolo su CICAP.org
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Gastrofisica, i sensi del cibo
E se mangiare o bere fossero molto più complessi di quanto pensassimo? Se la nostra percezione dei cibi non fosse solo una questione di lingua o di naso ma dipendesse anche dai colori, dai suoni, dal profumo, dal peso e dal nostro umore? Sembra incredibile ma è solo l’inizio delle scoperte di Charles Spence, professore all’Università di Oxford. La gastrofisica è il campo di ricerca che studia il rapporto tra il cibo e i nostri sensi. Quindi se la percezione del cibo avviene nella mente e non solo nella bocca, la strategia per aumentare l’apprezzamento di un prodotto alimentare cambia sia che si tratti di uno snack di una grande multinazionale, sia che si tratti di un piatto di un ristorante e sia che si tratti di un locale dove il cibo viene distribuito o consumato. Un incontro imperdibile per tutti coloro che vogliono innovare all’interno del settore agroalimentare ed enogastronomico creando dei nuovi prodotti alimentari e dei nuovi format nel settore della ristorazione.
🍿dal canale youtube del CICAP
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E se mangiare o bere fossero molto più complessi di quanto pensassimo? Se la nostra percezione dei cibi non fosse solo una questione di lingua o di naso ma dipendesse anche dai colori, dai suoni, dal profumo, dal peso e dal nostro umore? Sembra incredibile ma è solo l’inizio delle scoperte di Charles Spence, professore all’Università di Oxford. La gastrofisica è il campo di ricerca che studia il rapporto tra il cibo e i nostri sensi. Quindi se la percezione del cibo avviene nella mente e non solo nella bocca, la strategia per aumentare l’apprezzamento di un prodotto alimentare cambia sia che si tratti di uno snack di una grande multinazionale, sia che si tratti di un piatto di un ristorante e sia che si tratti di un locale dove il cibo viene distribuito o consumato. Un incontro imperdibile per tutti coloro che vogliono innovare all’interno del settore agroalimentare ed enogastronomico creando dei nuovi prodotti alimentari e dei nuovi format nel settore della ristorazione.
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Gastrofisica, i sensi del cibo
E se mangiare o bere fossero molto più complessi di quanto pensassimo? Se la nostra percezione dei cibi non fosse solo una questione di lingua o di naso ma dipendesse anche dai colori, dai suoni, dal profumo, dal peso e dal nostro umore? Sembra incredibile…
Marco Ciardi professore ordinario di Storia della scienza e delle tecniche all'Università di Firenze e socio effettivo del CICAP, è il nuovo Direttore Scientifico del Museo Galileo di Firenze.
👉 Leggi la notizia sul sito web del Museo Galileo
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Un 🛸 UFO sul Tamigi nel 1860?
"Qualcosa di strano rimorchiato sul Tamigi a Londra"
Negli ultimi giorni una curiosa 📸 fotografia ha fatto il giro di diversi account social dedicati all’ufologia.
Come si "indaga" su una fotografia❓
Una tecnica indispensabile è rappresentata dalla Ricerca per immagini. Questo strumento ci consente di cercare sul 🌐 web fotografie simili a quella che stiamo analizzando, ma anche pagine web che la contengono e qualche tentativo "automatico" di identificazione del soggetto.
Nel nostro caso, la ricerca fornisce subito una fotografia molto più nitida della scena, risalente al 1958 e tutto punta verso un curioso progetto di 🏠 case trasportabili ideato dall’ingegnere tedesco Johann Wilhelm Ludowici.
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"Qualcosa di strano rimorchiato sul Tamigi a Londra"
Negli ultimi giorni una curiosa 📸 fotografia ha fatto il giro di diversi account social dedicati all’ufologia.
Come si "indaga" su una fotografia❓
Una tecnica indispensabile è rappresentata dalla Ricerca per immagini. Questo strumento ci consente di cercare sul 🌐 web fotografie simili a quella che stiamo analizzando, ma anche pagine web che la contengono e qualche tentativo "automatico" di identificazione del soggetto.
Nel nostro caso, la ricerca fornisce subito una fotografia molto più nitida della scena, risalente al 1958 e tutto punta verso un curioso progetto di 🏠 case trasportabili ideato dall’ingegnere tedesco Johann Wilhelm Ludowici.
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Un UFO sul Tamigi nel 1860?
Una navicella aliena trasportata su una chiatta: la vera storia dietro alla fotografia
In gran parte d'Italia sono i gruppi locali a portare avanti il lavoro del CICAP. I gruppi locali realizzano conferenze, incontri nelle scuole, indagini, convegni e collaborano attivamente alle iniziative nazionali del CICAP e a quelle dei gruppi tematici.
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Il nostro cinquantaduesimo🍷 Bicerin di Scienza è dedicato a Scipione Riva Rocci La fama di Scipione Riva Rocci, medico, è legata a uno strumento rivoluzionario: lo sfigmomanometro, ovvero l'apparecchio che permette di misurare la pressione arteriosa. Sebbene…
Il nostro cinquantatreesimo🍷 Bicerin di Scienza è dedicato a Edoardo Perroncito
Perroncito, figlio di un calzolaio e di una sarta, riuscì comunque a frequentare l'Università di Torino e a laurearsi in medicina veterinaria.
A soli 27 anni divenne professore di Anatomia Patologica a Pisa, e più tardi di Parassitologia a Torino.
Collaborò con Louis Pasteur alla profilassi e al vaccino contro il carbonchio ematico dei bovini, ma studiò anche la zoologia dei parassiti.
Divenne celebre per aver scoperto l'origine dell'anemia del Gottardo: i minatori che scavavano la galleria erano spesso colpiti da una misteriosa malattia, che comportava dolori addominali, carenze di ferro, a volte la morte. Perroncito scoprì che era colpa di un nematode, l'Ancylostoma duodenalis, che prosperava in quegli ambienti umidi. Fu così possibile curare i minatori, stabilire nuovi standard igienici per i cantieri, e nacque anche il concetto di malattia professionale.
🤓 Curiosità: Il figlio di Edoardo, Aldo Perroncito, fu assistente di Camillo Golgi e compì importanti studi sulla rigenerazione dei nervi e sulla pellagra.
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A soli 27 anni divenne professore di Anatomia Patologica a Pisa, e più tardi di Parassitologia a Torino.
Collaborò con Louis Pasteur alla profilassi e al vaccino contro il carbonchio ematico dei bovini, ma studiò anche la zoologia dei parassiti.
Divenne celebre per aver scoperto l'origine dell'anemia del Gottardo: i minatori che scavavano la galleria erano spesso colpiti da una misteriosa malattia, che comportava dolori addominali, carenze di ferro, a volte la morte. Perroncito scoprì che era colpa di un nematode, l'Ancylostoma duodenalis, che prosperava in quegli ambienti umidi. Fu così possibile curare i minatori, stabilire nuovi standard igienici per i cantieri, e nacque anche il concetto di malattia professionale.
🤓 Curiosità: Il figlio di Edoardo, Aldo Perroncito, fu assistente di Camillo Golgi e compì importanti studi sulla rigenerazione dei nervi e sulla pellagra.
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Pillole di Superquark - Alberi in città (01/09/2020)
Rinfrescano l'aria, la ripuliscono, fermano la pioggia... gli alberi in città.
Oggi è possibile misurare questi effetti, camminando per una grande città, Paolo Magliocco con Francesca Marcelli, esplorano scientificamente quello che succede.
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Rinfrescano l'aria, la ripuliscono, fermano la pioggia... gli alberi in città.
Oggi è possibile misurare questi effetti, camminando per una grande città, Paolo Magliocco con Francesca Marcelli, esplorano scientificamente quello che succede.
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Superquark 2020 - Alberi in città - 01/09/2020 - Video - RaiPlay
Rinfrescano l'aria, la ripuliscono, fermano la pioggia...gli alberi in città. Oggi è possibile misurare questi effetti, camminando per una grande città, Paolo Magliocco con Francesca Marcelli, esplorano scientificamente quello che succede.
Cinque 🎵 canzoni sulle leggende metropolitane
Il 5 maggio il folklorista olandese Theo Meder ha pubblicato sul sito dell’ISCLR un elenco di canzoni che, in modo più o meno diretto, hanno a che fare con le leggende contemporanee e il folklore.
Il risultato è stato un piccolo campionario di canzoni a tema.
I testi sono spesso interessanti, e oggi vi segnaliamo alcuni fra quelli che ci sono parsi più significativi e originali.
👉 Leggi l'articolo su CeRaVoLC
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Il 5 maggio il folklorista olandese Theo Meder ha pubblicato sul sito dell’ISCLR un elenco di canzoni che, in modo più o meno diretto, hanno a che fare con le leggende contemporanee e il folklore.
Il risultato è stato un piccolo campionario di canzoni a tema.
I testi sono spesso interessanti, e oggi vi segnaliamo alcuni fra quelli che ci sono parsi più significativi e originali.
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Ceravolc
Cinque canzoni sulle leggende metropolitane
Articolo di Sofia Lincos e di Giuseppe Stilo Il 5 maggio il folklorista olandese Theo Meder ha pubblicato sul sito dell’ISCLR (International Society for Contemporary Legend Research) un elenco di canzoni che, in modo più o meno diretto, hanno a che fare con…
Esiste la vita su altri pianeti? Siamo soli nell'universo? Ma soprattutto: perchè Baby Yoda ha fattezze antropomorfe? A queste e altre domande ha risposto la Dott.ssa Silvia Casu, ricercatrice dell'INAF (Istituto Nazionale di Astrofisica), durante l'incontro organizzato il 12 luglio a Cagliari da un gruppo di soci del CICAP e dal locale circolo dell'UAAR (Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti), con il patrocinio del CICAP e dello stesso INAF.
La conferenza dal titolo “Oltre la Terra. Viaggio alla ricerca della vita nell’Universo” si è svolta al Chiosco "Il Fico d'India", sul lungomare Poetto, con l'obiettivo di rispondere a domande di fronte alle quali si trova spesso anche il CICAP: Cos’è l’astrobiologia? Cosa rende un pianeta abitabile? A che punto siamo con le ricerche sulla formazione della vita nell’Universo?
Abiti in Sardegna e vuoi entrare in contatto con il gruppo locale?
✉️ Scrivi a gruppilocali@cicap.org
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La conferenza dal titolo “Oltre la Terra. Viaggio alla ricerca della vita nell’Universo” si è svolta al Chiosco "Il Fico d'India", sul lungomare Poetto, con l'obiettivo di rispondere a domande di fronte alle quali si trova spesso anche il CICAP: Cos’è l’astrobiologia? Cosa rende un pianeta abitabile? A che punto siamo con le ricerche sulla formazione della vita nell’Universo?
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Cosa ha provocato la "grande attenuazione" di Betelgeuse?
Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 gli astronomi hanno osservato una insolita diminuzione di luminosità della stella Betelgeuse. La diminuzione è stata molto forte e rapida, tanto che in quei mesi Betelgeuse è passata dall’essere una delle dieci stelle più luminose del cielo a non essere neanche tra le prime venti. Il cambiamento è stato evidente persino a occhio nudo e se ne è parlato parecchio, anche perché in rete è cominciata a circolare la voce che la cosa fosse il segnale che Betelgeuse stesse per esplodere. A suo tempo vi ho già parlato di questa cosa in un video, e vi ho spiegato che in realtà non era così: la diminuzione di luminosità di Betelgeuse non ha direttamente a che fare con una prossima esplosione. Però quando ho fatto il video non si sapeva ancora di preciso che cosa avesse causato quella variazione. Adesso però lo sappiamo. Sono state fatte nuove osservazioni e il mistero è risolto. Vediamo quindi che cosa è successo.
🍿 dal canale YouTube di Amedeo Balbi.
🔗 @CICAP
Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 gli astronomi hanno osservato una insolita diminuzione di luminosità della stella Betelgeuse. La diminuzione è stata molto forte e rapida, tanto che in quei mesi Betelgeuse è passata dall’essere una delle dieci stelle più luminose del cielo a non essere neanche tra le prime venti. Il cambiamento è stato evidente persino a occhio nudo e se ne è parlato parecchio, anche perché in rete è cominciata a circolare la voce che la cosa fosse il segnale che Betelgeuse stesse per esplodere. A suo tempo vi ho già parlato di questa cosa in un video, e vi ho spiegato che in realtà non era così: la diminuzione di luminosità di Betelgeuse non ha direttamente a che fare con una prossima esplosione. Però quando ho fatto il video non si sapeva ancora di preciso che cosa avesse causato quella variazione. Adesso però lo sappiamo. Sono state fatte nuove osservazioni e il mistero è risolto. Vediamo quindi che cosa è successo.
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Cosa ha provocato la "grande attenuazione" di Betelgeuse?
Tra la fine del 2019 e l’inizio del 2020 gli astronomi hanno osservato una insolita diminuzione di luminosità della stella Betelgeuse. La diminuzione è stata molto forte e rapida, tanto che in quei mesi Betelgeuse è passata dall’essere una delle dieci stelle…
Query è la 📰 rivista ufficiale del CICAP, che esce ogni tre mesi e ha una versione digitale, Queryonline, dedicata all'attualità.
È un banco di prova per chi vuole misurarsi col giornalismo scientifico: come funziona?
👉Scoprilo sul nostro canale YouTube.
🔗 @CICAP
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#CICAPnews, la newsletter del CICAP: questa settimana parliamo di...
Novità nel consiglio direttivo CICAP!
⚡️ Leggi nel browser: clicca qui!
📧 Iscriviti a CICAP News per ricevere via email i nostri aggiornamenti settimanali: le novità più importanti su di noi, l'elenco degli appuntamenti in programma per le settimane a venire, la rassegna stampa, le pubblicazioni del CICAP e molto altro.
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Da parecchi anni il CICAP Scuola organizza incontri, seminari, conferenze e laboratori presso scuole di ogni ordine e grado, coinvolgendo studenti e insegnanti.
ℹ️ Le scuole interessate a questo tipo di attività possono scrivere all'indirizzo scuola@cicap.org.
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ℹ️ Le scuole interessate a questo tipo di attività possono scrivere all'indirizzo scuola@cicap.org.
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CICAP
🃏 Pietro Oletti, maree e tarocchi Nella 2° metà del Settecento il Piemonte fu letteralmente invaso da Tarocchi di produzione francese. Fu quella l’età dell’oro dei Tarocchi piemontesi, e fu una vera e propria moda, tanto che scrittori come Giordano Berti…
Tullio Regge, gli UWO e il CICAP
Cosa c’entrano Torino, il CICAP, un fisico nativo del vercellese? Lo capiremo al termine della nostra passeggiata torinese di oggi.
9 gennaio 1988, da quasi tredici anni La Stampa, allora ai massimi del successo editoriale, pubblica il suo supplemento Tuttolibri: un vero pioniere nel mondo del giornalismo.
Quel giorno del 1988, i lettori di Tuttolibri trovano un pezzo strano, ma dal tono apparentemente serio. Si intitola “Quei fantasmi chiamati Uwo” e ne è autore un fisico famosissimo, Tullio Regge. Nativo di Borgo d’Ale, nel vercellese, Regge in quel periodo lavora alla Facoltà di Fisica dell’Università di Torino, ed è uno scienziato titolatissimo. Nel 1988 ha già pubblicato alcuni dei lavori che lo renderanno celebre: quello sulle soluzioni delle equazioni di Einstein e quello sulle proprietà matematiche delle interazioni forti.
Preoccupato per la diffusione delle credenze sul paranormale, Regge è tra i ventidue scienziati che firmano la dichiarazione del 1978; una presa di posizione netta contro le pseudoscienze, che auspica la formazione di un “comitato” che si occupi di verificare in maniera rigorosa le dichiarazioni di medium, maghi e affini. Era l’embrione da cui si formerà il CICAP, nato a Torino nell’ottobre del 1988.
👉 Sofia Lincos e Giuseppe Stilo ce ne parlano nel 🍫 #Giandujotto scettico n° 93: Tullio Regge, gli UWO e il CICAP
🔗 @CICAP
Cosa c’entrano Torino, il CICAP, un fisico nativo del vercellese? Lo capiremo al termine della nostra passeggiata torinese di oggi.
9 gennaio 1988, da quasi tredici anni La Stampa, allora ai massimi del successo editoriale, pubblica il suo supplemento Tuttolibri: un vero pioniere nel mondo del giornalismo.
Quel giorno del 1988, i lettori di Tuttolibri trovano un pezzo strano, ma dal tono apparentemente serio. Si intitola “Quei fantasmi chiamati Uwo” e ne è autore un fisico famosissimo, Tullio Regge. Nativo di Borgo d’Ale, nel vercellese, Regge in quel periodo lavora alla Facoltà di Fisica dell’Università di Torino, ed è uno scienziato titolatissimo. Nel 1988 ha già pubblicato alcuni dei lavori che lo renderanno celebre: quello sulle soluzioni delle equazioni di Einstein e quello sulle proprietà matematiche delle interazioni forti.
Preoccupato per la diffusione delle credenze sul paranormale, Regge è tra i ventidue scienziati che firmano la dichiarazione del 1978; una presa di posizione netta contro le pseudoscienze, che auspica la formazione di un “comitato” che si occupi di verificare in maniera rigorosa le dichiarazioni di medium, maghi e affini. Era l’embrione da cui si formerà il CICAP, nato a Torino nell’ottobre del 1988.
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L’Eurasia dei ghiacci e l’umanità di mezzo
L’epoca in cui nasce e si sviluppa il genere Homo si chiama Pleistocene, un tempo caratterizzato da ripetute glaciazioni le quali rendevano le terre dell’Eurasia aspre e inospitali.
Gli studi sembrano indicare un popolamento discontinuo dell’Europa, da parte di piccoli gruppi, già 1 milione di anni fa circa.
La difficoltà a sopravvivere a causa di un clima estremamente rigido potrebbe aver causato più crisi demografiche, fino all’estinzione delle specie.
Verso i 600 mila anni fa, compaiono nel Continente segni di una società più progredita, capace di sfruttare qualsiasi appiglio offerto dal territorio, e perciò capace di diffondersi in più continenti.
Gli individui in questione, Homo heidelbergensis, ci hanno lasciato amigdale in pietra molto belle, con una simmetria tridimensionale; abbiamo trovato anche resti di accampamenti, e forse avevano cominciato a usare i pigmenti per dipingersi il corpo.
🔗 @CICAP #PilloleCICAP
L’epoca in cui nasce e si sviluppa il genere Homo si chiama Pleistocene, un tempo caratterizzato da ripetute glaciazioni le quali rendevano le terre dell’Eurasia aspre e inospitali.
Gli studi sembrano indicare un popolamento discontinuo dell’Europa, da parte di piccoli gruppi, già 1 milione di anni fa circa.
La difficoltà a sopravvivere a causa di un clima estremamente rigido potrebbe aver causato più crisi demografiche, fino all’estinzione delle specie.
Verso i 600 mila anni fa, compaiono nel Continente segni di una società più progredita, capace di sfruttare qualsiasi appiglio offerto dal territorio, e perciò capace di diffondersi in più continenti.
Gli individui in questione, Homo heidelbergensis, ci hanno lasciato amigdale in pietra molto belle, con una simmetria tridimensionale; abbiamo trovato anche resti di accampamenti, e forse avevano cominciato a usare i pigmenti per dipingersi il corpo.
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Il nostro cinquantatreesimo🍷 Bicerin di Scienza è dedicato a Edoardo Perroncito
Il nostro cinquantaquattresimo🍷 Bicerin di Scienza è dedicato a Giovanni Antonio Giobert
Molti sono i meriti di Giovanni Antonio Giobert nello studio della chimica, soprattutto applicata! A lui si deve lo sviluppo degli studi chimici slegati da altre materie, come la medicina per esempio.
Contribuì a diffondere la teoria di Lavoisier in Italia, dopo essere stato un sostenitore della chimica del flogisto.
In chimica agraria, si dedicò all'ingrasso dei terreni.
Nell'ambito della chimica legata alle manifatture, si occupò delle tinture per tessuti e dei filati.
In chimica mineraria, scoprì l'importanza di un minerale, presente a Baldissero Canavese, utilizzabile per la produzione di porcellana: in suo onore questo minerale fu chiamato giobertite.
🧪 Curiosità: fu l'educazione impartita da un abate ad appassionare Giobert alla chimica. Nonostante le condizioni disagiate della famiglia, il lavoro presso alcune farmacie gli permise di continuare gli studi sul campo.
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Molti sono i meriti di Giovanni Antonio Giobert nello studio della chimica, soprattutto applicata! A lui si deve lo sviluppo degli studi chimici slegati da altre materie, come la medicina per esempio.
Contribuì a diffondere la teoria di Lavoisier in Italia, dopo essere stato un sostenitore della chimica del flogisto.
In chimica agraria, si dedicò all'ingrasso dei terreni.
Nell'ambito della chimica legata alle manifatture, si occupò delle tinture per tessuti e dei filati.
In chimica mineraria, scoprì l'importanza di un minerale, presente a Baldissero Canavese, utilizzabile per la produzione di porcellana: in suo onore questo minerale fu chiamato giobertite.
🧪 Curiosità: fu l'educazione impartita da un abate ad appassionare Giobert alla chimica. Nonostante le condizioni disagiate della famiglia, il lavoro presso alcune farmacie gli permise di continuare gli studi sul campo.
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