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EURO DIGITALE, TEST DAL 2027: ARRIVA IL CODICE DEAN

La BCE avvierà nella seconda metà del 2027 un progetto pilota di 12 mesi sull’euro digitale, con 36 prestatori di servizi di pagamento, commercianti selezionati e personale dell’Eurosistema.

Ogni conto beta avrà un identificativo univoco, il DEAN – Digital Euro Access Number, composto da 18 caratteri: “EU”, due cifre di controllo e 14 numeri denominati BEAN. Sarà il codice base per identificare il conto e ricevere pagamenti, con una logica simile a quella dell’IBAN. (European Central Bank)

La possibile emissione vera e propria dell’euro digitale resta prevista non prima del 2029, e solo se il quadro legislativo europeo sarà approvato.

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ABC News documenta danni gravissimi alle basi statunitensi in Medio Oriente: alcune installazioni sarebbero «irrimediabilmente danneggiate» e la loro ricostruzione richiederebbe anni, forse decenni.

Trump è il cavallo di Troia scelto per smantellare la NATO e, in Medio Oriente, ha già evacuato personale e mezzi dalle postazioni più esposte. La guerra all’Iran viene condotta con evidente contenimento strategico, senza puntare alla vittoria totale delle precedenti guerre americane.

Washington non sembra più interessata a preservare la vecchia architettura militare. Se le basi vengono distrutte, il segnale è chiaro: la presenza permanente USA potrebbe essere al tramonto.

Ogni potenza, prima o poi, deve riportare uomini, armi e interessi entro i propri confini.

Nulla è come appare.

Anche una sconfitta può essere una ritirata già decisa.

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TRUMP SFILA IL GRILLETTO A LONDRA

Il Pentagono valuta il più drastico ridimensionamento della presenza militare americana in Europa dalla fine della Guerra fredda: 25.000 uomini in meno, con uno scenario fino a 40.000, oltre al possibile ritiro di aerei, navi e armamenti. Germania, Italia e Spagna sarebbero tra i Paesi più esposti.

Ed è qui che il quadro si riallinea perfettamente con quanto scrivevamo poco fa.

ABC News documentava basi americane gravemente danneggiate in Medio Oriente, mentre Washington aveva già evacuato uomini e mezzi dalle postazioni più vulnerabili. Ora arriva la revisione della presenza militare anche in Europa.

Nella lettura metapolitica che proponiamo da tempo, i due movimenti sembrano appartenere alla stessa traiettoria: meno presenza militare americana permanente, meno automatismi atlantici, più pressione sulla NATO.

Se Londra e i governi europei interventisti vogliono continuare l’escalation con Mosca, dovranno farlo senza il dito americano sul grilletto. E senza gli Stati Uniti. la NATO è una tigre di carta.

Tre ore fa scrivevamo:
«Nulla è come appare. Anche una sconfitta può essere una ritirata già decisa»


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Pensione sociale per stranieri con soli 10 anni di soggiorno e 65 anni

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UCRAINA, TUSK RIVELA PERDITE «RECORD»: 27.000 MORTI E FERITI AL MESE

Il premier polacco Donald Tusk, uno dei principali sostenitori europei di Kyiv, ha dichiarato davanti al Parlamento che l’Ucraina starebbe perdendo circa 27.000 militari tra morti e feriti ogni mese: quasi 900 al giorno.

Il premier collega l’impennata alla nuova strategia russa e soprattutto all’impiego crescente di droni a reazione, più veloci e difficili da contrastare. (unian.ua)

Il dato è particolarmente rilevante perché arriva da un capo di governo NATO e direttamente da fonti ucraine.

Kyiv continua invece a fornire cifre ufficiali molto inferiori sul totale dei caduti: Zelensky ha parlato nel 2026 di circa 50-55.000 militari ucraini uccisi, oltre a centinaia di migliaia di feriti e numerosi dispersi. (Pravda)

Ventisettemila perdite in un solo mese

qualunque sia il totale reale dall’inizio della guerra, il logoramento umano dell’esercito ucraino ha raggiunto livelli che lo stesso Tusk definisce record.
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La mia faccia quando controllo le notizie la mattina....
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🌍 La carta dell’Europa appariva assai diversa prima della Prima guerra mondiale.

Nel 1914, grandi imperi dominavano larga parte dell’Europa centrale e orientale. Alla fine della guerra e dei successivi accordi di pace, l’Impero austro-ungarico era scomparso, la Germania aveva perduto territori, e sulla carta erano comparsi Stati nuovi o restaurati, come la Polonia e la Cecoslovacchia.

Quella trasformazione non fu il risultato di un solo trattato: la mappa del dopoguerra prese forma attraverso diversi accordi internazionali stipulati tra il 1919 e il 1920.

Quanti Paesi riesci a riconoscere nella mappa del “DOPO”? 👇
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🇷🇺🇺🇦 MOSCA: «RESPINTO MASSICCIO ATTACCO UCRAINO, ABBATTUTI 1.951 DRONI E 8 MISSILI FLAMINGO»

Il Ministero della Difesa russo afferma che tra il 19 e il 20 settembre l’Ucraina avrebbe tentato un attacco su larga scala contro il territorio della Federazione Russa con droni e missili da crociera Flamingo, con l’obiettivo — secondo Mosca — di interferire con le elezioni per la Duma di Stato.

Secondo il bilancio diffuso dal ministero, in 24 ore le difese russe avrebbero abbattuto 1.951 droni d’attacco e otto missili da crociera a lungo raggio; un altro missile avrebbe deviato dalla rotta e sarebbe caduto in un’area disabitata. Mosca sostiene inoltre che tutti i Flamingo diretti verso la regione della capitale siano stati intercettati prima di raggiungere obiettivi civili.

Il Ministero della Difesa russo ha annunciato che, in risposta agli attacchi contro obiettivi civili sul territorio russo, intensificherà gli attacchi con armi di precisione contro obiettivi militari a Kiev.

Le cifre e la finalità attribuita all’operazione sono, al momento, rivendicazioni del Ministero della Difesa russo e non risultano verificate indipendentemente.

Fonti:

Interfax: https://www.interfax.ru/russia/1117249
Interfax: https://www.interfax.ru/russia/1117250
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‼️Unità tedesche e svedesi si stanno rapidamente schierando sull’isola svedese di Gotland, di rilevanza strategica, esercitandosi nel rapido rafforzamento dell’isola per consolidare la sicurezza nel Mar Baltico.

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Stanno alimentando la narrativa di guerra

Da una settimana politici europei e commentatori su X ripetono che Putin avrebbe deciso di alzare il livello dello scontro e starebbe per attaccare l’Europa.

Poi, all’improvviso, l’Ucraina scaglia 1.600 droni contro Mosca in una sola notte, colpendo una raffineria, una centrale elettrica, magazzini e abitazioni civili: 2 morti e 20 feriti, tra cui 2 bambini.

Per giorni una campagna mediatica concertata ha preparato l’opinione pubblica occidentale alla risposta russa a questo attacco senza precedenti, peraltro dai risultati limitati rispetto alla quantità di droni impiegati. Il che significa che l’operazione è stata orchestrata e coordinata dagli Stati Uniti e dai loro vassalli europei.

Mentre Kiev celebra il “giorno in cui Mosca brucia”, preparatevi agli strilli sulla rappresaglia russa «non provocata» e «brutale».

Perché, quando arriverà, si ometterà ancora una volta ciò che l’ha preceduta: un’altra provocazione della NATO.

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🔴 EUROPA, SI APRE IL FRONTE DEL JET FUEL

Tra ottobre e dicembre l’Europa rischia un deficit di 510.000 barili al giorno di carburante per aerei, circa 81 milioni di litri ogni 24 ore.

La guerra con l’Iran ha già tagliato circa metà delle importazioni europee di jet fuel. Per colmare il vuoto, l’Europa sta cercando carburante sempre più lontano: Nigeria, Stati Uniti, Canada e ora Corea del Sud, che a settembre ha spedito 129.000 barili al giorno, massimo da quattro anni. (Reuters)

Intanto le scorte nel gigantesco hub Amsterdam-Rotterdam-Anversa sono scese al minimo degli ultimi sette anni. E il problema non riguarda solo gli aerei: il diesel europeo ha già raggiunto prezzi record. (Reuters)

L’attacco alla East-West Pipeline saudita ha aggiunto un’altra strozzatura, costringendo Aramco a cancellare alcune forniture europee. Oggi arrivano segnali di riavvio dell’oleodotto e di una possibile riapertura di Hormuz, ma la normalizzazione dei flussi non è ancora acquisita. (Reuters)

La lettura geoeconomica è brutale: l’Europa deve inseguire il carburante dall’altra parte del pianeta, competendo con altri mercati e pagando trasporti e premi sempre più elevati. Non è più soltanto una crisi del petrolio: è una crisi della raffinazione e delle rotte.

E le conseguenze stanno già arrivando all’aviazione: TUI segnala costi del jet fuel in forte aumento e ha limitato in alcuni casi la capacità dei voli. (Reuters)

Basta seguire i flussi: se saltano energia, raffinazione e rotte marittime, il conto arriva subito a imprese e cittadini.

E c’è un dettaglio ancora più inquietante: Bruxelles aveva già predisposto le procedure per gestire una possibile carenza. Ne parleremo nel prossimo aggiornamento.

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🔴 EUROPA, SI APRE IL FRONTE DEL JET FUEL Tra ottobre e dicembre l’Europa rischia un deficit di 510.000 barili al giorno di carburante per aerei, circa 81 milioni di litri ogni 24 ore. La guerra con l’Iran ha già tagliato circa metà delle importazioni europee…
🔴 EUROPA, JET FUEL: IL COLLO DI BOTTIGLIA È GIÀ QUI

Non è più solo un problema di prezzi. Energy Aspects stima per l’Europa un deficit di 510.000 barili al giorno di carburante aereo tra ottobre e dicembre. Le scorte dell’hub Amsterdam-Rotterdam-Anversa sono ai minimi di sette anni e l’Europa importa ormai jet fuel perfino dalla Corea del Sud: 129.000 barili al giorno a settembre, massimo dal 2022. (Sina Finance)

Il dettaglio più inquietante è un altro: Bruxelles si era già preparata mesi fa. A maggio la Commissione aveva predisposto procedure per gestire una possibile scarsità di carburante, comprese cancellazioni, deroghe agli slot, modifiche al rifornimento e uso di carburanti alternativi. (Commissione europea)

La Commissione aveva inoltre previsto un Fuel Observatory per mappare disponibilità, importazioni, esportazioni, capacità di raffinazione e, dove accessibili, perfino le scorte militari di carburante. (Commissione europea – AccelerateEU)

Intanto si sommano Iran, Hormuz, Mar Rosso e infrastrutture saudite colpite. La East-West Pipeline, nata proprio per aggirare Hormuz, è stata danneggiata; Aramco ha dovuto riorganizzare i flussi e alcune forniture europee sono finite sotto pressione. (Al-Araby Al-Jadeed)

Questo non significa aeroporti chiusi domani. Significa che carenze locali, cancellazioni, riduzione dei voli e rincari sono già entrati nella pianificazione operativa europea. (Commissione europea)

Ed è qui che la sequenza diventa politicamente interessante: prima si scrivono le procedure d’emergenza, poi le scorte crollano, infine l’Europa deve attraversare mezzo pianeta per trovare carburante.

Coincidenze? Può darsi. Ma quando le istituzioni preparano in anticipo proprio gli scenari che pochi mesi dopo iniziano a materializzarsi, il giornalismo dovrebbe smettere di ridicolizzare le domande e cominciare a farle.

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In riunioni registrate segretamente, la società israeliana Hanan and Associates ha affermato di essere stata coinvolta in 33 campagne elettorali di livello presidenziale in tutto il mondo, dichiarando che 27 avevano avuto successo.

I suoi rappresentanti hanno descritto servizi quali l’hacking di account email e di messaggistica, sabotaggio e disinformazione su larga scala sui social media, mediante un software capace di controllare decine di migliaia di profili falsi.

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A distanza di quattro anni, riproponiamo una parte di un video del 2022 che YouTube ci ha cancellato e bloccato il canale per un po'.

Il rabbino Alon Anava riassume brevemente, in due minuti, l’agenda dell’élite sionista dei FALSI ebrei aschenaziti.
Ogni governo del mondo ha dietro di sé un governo segreto che gestisce tutto. Dalla morte di JFK alle torri gemelle: “siamo stati ingannati”.

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MORTE CEREBRALE, TRAPIANTI ED EUTANASIA: QUALE IDEA DI UOMO?

Alfredo De Matteo presenta il volume L’inganno della morte cerebrale. Trapianti, eutanasia e una nuova antropologia in dialogo con Massimo Viglione.

L’incontro si è svolto il 12 settembre 2026 presso il Santuario della Madonna di Lourdes di Verona, nell’ambito della giornata dedicata ai temi dell’aborto e dell’eutanasia promossa dalla Confederazione dei Triarii.

Un confronto sui presupposti medici, bioetici e antropologici legati alla definizione di morte cerebrale e sulle implicazioni che essa comporta nel campo dei trapianti e del fine vita.

https://www.youtube.com/watch?v=_bIhJbaa190

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TA’IF: PRIMA LA VOCE GROSSA, POI GLI AEREI AL RIPARO 🇮🇹

La sequenza è quasi da manuale.

Il 17 settembre Guido Crosetto annuncia che l’Italia non intende più aspettare la «burocrazia europea» e prepara un piano per garantire il passaggio dei mercantili italiani nel Bab el-Mandeb. Presenza, deterrenza, fermezza. (ANSA)

Poche ore dopo, la realtà presenta il conto.

La base saudita di Ta’if, dove operano uomini e mezzi italiani, viene colpita. Un Eurofighter F-2000 italiano subisce danni. Nessun militare italiano resta ferito. (Difesa)

Poi arriva il messaggio degli Houthi:
«Non siamo in guerra con l’Italia»

ma chiedono apertamente che cosa facciano gli aerei italiani in Arabia Saudita a sostegno di Riad. (ANSA)

Ed ecco il capolavoro.

Dopo i proclami sulla fermezza, Eurofighter, CAEW e altri assetti vengono spostati dalle aree più esposte. Palazzo Chigi valuta inoltre di trasferire anche parte del personale verso zone più sicure. (ANSA)

Non esiste prova che l’attacco sia stato provocato dalle parole di Crosetto. Ma l’effetto politico è irresistibile: prima si mostrano i muscoli, poi si mettono gli aerei al riparo.

E qui la faccenda smette di far sorridere.

Perché gli aerei si spostano.
E gli uomini?

La Difesa dice che la priorità è la sicurezza dei contingenti. Bene. Ma allora sorgono ineviyabilmente delle domande:
1️⃣ Per quale missione concreta centinaia di militari italiani, caccia, radar e sistemi di difesa sono dispiegati in Arabia Saudita?
2️⃣ Con quale mandato preciso?
3️⃣ E per difendere quali interessi nazionali?

La questione è tutt’altro che accademica: un’interrogazione al Senato ha già chiesto al governo di chiarire quale specifica autorizzazione parlamentare copra un dispositivo di questa entità e capacità operativa.

La retorica della deterrenza funziona bene finché il pericolo resta teorico. Quando arriva il primo colpo, cominciano le ridislocazioni.

Prima la voce grossa. Poi gli aerei al riparo.

Che figura di...

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